Tutankhamon

IL SACRARIO DEI VASI CANOPI

Museo Egizio del Cairo

A cura di Ivo Prezioso

l’esterno

Tra gli innumerevoli splendidi manufatti che costituiscono il tesoro di Tutankhamon, il sacrario dei vasi canopi è da annoverare senz’altro tra i più commoventi. Gli artisti vi hanno saputo infondere oltre, alla indiscutibile maestria tecnica, una tenerezza espressiva ed una partecipazione emotiva davvero straordinarie.

Lo scopo di questo capolavoro era quello di proteggere gli organi interni imbalsamati del re. E’ sistemato sotto un baldacchino aperto è poggia su una slitta. Tutti i componenti sono in legno e ricoperti di foglia d’oro. I sostegni angolari che sorreggono la parte superiore recano iscrizioni contenenti la completa titolatura del re. I pilastri sostengono una pesante cornice sormontata da uno scenografico fregio di “urei” con disco solare, intarsiati con vetro blu rosso e verde, dall’effetto visivo spettacolare. Tra i pilastri, ogni facciata, è vegliata da una delle dee incaricate di proteggere i contenitori dei visceri: Iside è identificata da un seggio posto sulla sua testa; Neftis da un cesto su un recinto; Selkit da uno scorpione e Neith da due archi. Queste rappresentazioni sono tra le più attraenti dell’arte figurativa egizia. Ciascuna dea è raffigurata con un corpo snello, leggermente allungato, secondo le proporzioni fissate dai canoni artistici dell’età Amarniana. Indossano un’aderente tunica finemente plissettata ed un copricapo, dal quale pende, raccolto all’altezza del collo, una ciocca di cappelli che corre lungo la schiena. La testa di ciascuna dea è rivolta verso sinistra in maniera molto affascinante, anche se del tutto insolita per l’iconografia egizia. Occhi e sopracciglia sono drammaticamente sottolineati in nero.

Il sacrario stesso è sormontato da una cornice che ripete il fregio composto da urei intarsiati. Ciascuna parete mostra scene di un dio o di una dea che stendono una mano verso le divinità che si identificano con i vari organi: Iside verso Amsety, Geb verso Duamutef, Ptah-Sokar verso Qebhsenuef e Neftis verso Hapy. Anche tra queste figure divine si osservano gli effetti dei canoni dello stile Amarniano: le loro teste sono infatti, di dimensioni piuttosto dilatate.

Rappresentazione delle parti costituenti il sacrario. La disposizione dei sacrari e dei sarcofagi, prevista per la protezione la mummia di Tutankhamon, è stata paragonata all’idea delle scatole cinesi o delle matrioske russe. Una simile composizione, anche se meno elaborata, fu realizzata anche per la protezione dei vasi contenenti gli organi interni del faraone. L’illustrazione mostra la sequenza degli elementi che costituiscono il sacrario dei canopi. Un padiglione aperto sormonta il sacrario stesso che è custodito dalle quattro dee disposte in una posa affascinante e commovente. All’interno del sacrario era disposta la cassa canopica composta da due pezzi di alabastro finemente lavorato e suddiviso in scomparti. Rimuovendo il coperchio diventavano visibili quattro teste reali. Costituivano la chiusura di quattro depressioni cilindriche modellate nella calcite della cassa. Ciascuna di queste depressioni conteneva un sarcofago in miniatura d’oro massiccio decorato con la tecnica cloisonné. Al loro interno, infine, erano conservati gli organi interni, imbalsamati, del re

l’A CASSA CANOPICA D’ALABASTRO

Veduta della cassa canopica

Museo egizio del Cairo, calcite. Altezza totale cm. 85,5. Larghezza di ciascun lato alla base cm. 54

Smontata la struttura esterna del sacrario ci troviamo al cospetto della splendida cassa canopica.

Il più antico scrigno canopico noto fu realizzato per la regina Hetepheres, madre di Khufu (Cheope) che visse oltre un millennio prima di Tutankhamon. Anch’esso era di alabastro egizio (calcite) ed aveva una forma estremamente semplice. Qui ci troviamo di fronte ad un manufatto estremamente più elaborato e raffinato. Posto all’interno del sacrario era ricoperto da un telo di lino. Durante la XVIII Dinastia la maggior parte di questi contenitori aveva dei compartimenti in cui trovavano posto i vasi che contenevano gli organi interni imbalsamati. Questo di Tutankhamon ha quattro depressioni cilindriche, ricavate direttamente dalla massa di calcite per accogliere quattro piccoli sarcofagi canopici, ciascuno dei quali sormontato da un coperchio a forma di testa regale, finemente scolpita con alcuni dettagli evidenziati da vernice nera, per gli occhi e le sopracciglia, e dal rosso per le labbra. Le figure sembrano essere dei veri e propri ritratti. Ma di chi? Ci sono buone ragioni per credere che non rappresentino Tutankhamon, ma, forse, il suo predecessore. La questione sarà meglio illustrata quando ci occuperemo dei sarcofagi contenenti gli organi interni.

La cassa canopica è mirabilmente scolpita, in forma di tabernacolo, a partire da un blocco di calcite finemente venata; presenta la consueta trabeazione tipica di questo disegno. Il massiccio coperchio inclinato (che costituisce la trabeazione) era saldamente fissato al recipiente mediante una corda legata ad anelli esterni d’oro, con un sigillo recante la figura dello sciacallo Anubi che sovrasta le nove razze umane in forma di prigionieri: in pratica si trattava del sigillo della necropoli reale. Poggia su una slitta di legno dorato. Lo zoccolo inferiore è decorato da incisioni dorate costituite dagli amuleti Djed e Tyet, correlati ad Osiride ed Iside. I fianchi sono in leggera pendenza e sugli spigoli sono scolpite in altorilievo, le figure delle quattro dee protettrici: Iside sull’angolo sud-occidentale, Nephtys su quello nord-occidentale, Neith su quello sud-orientale e infine Selkit su quello nord-orientale. Le iscrizioni incise sulla cassa sono riempite con pigmento blu che crea un netto e suggestivo contrasto con il colore giallo ceroso della calcite. I testi invocano la protezione delle quattro divinità.

Vista frontale. Le due colonne di geroglifici recitano la protezione di Neith (a sinistra) e di Selkit (a destra)

La parte posteriore. Le due colonne di geroglifico recitano la formula di protezione per il re: a sinistra da parte di Neith per l’Osiride Tutankhamon heqa Iunnu sheema e, a destra, da parte di Selkit per l’Osiride, il re Nebkheperura, giustificato

Veduta laterale. In primo piano vi sono le invocazioni di protezione di Iside ad Amsety (colonna a sinistra) e di Neith a Qebehsenuef (colonna a destra). In secondo piano, il coperchio inclinato che costituisce la trabeazione del sacrario.

I SARCOFAGI CANOPICI

Oro e intarsi colorati. Ciascuno altezza cm. 39, larghezza cm. 11, profondità cm. 12. Museo Egizio del Cairo

Sollevati i coperchi d’alabastro a testa umana della cassa canopica, si raggiunge il cuore e la parte più sacra del santuario, che serba un’ulteriore straordinaria sorpresa.

Il termine vaso Canopico, in questo caso, deve ritenersi fondamentalmente errato o, comunque, estremamente limitativo.

E qui apro una piccola parentesi sul perché si utilizza questo termine. I primi studiosi videro in questi contenitori dalla testa umana la conferma della storia di Canopo, il timoniere di Menelao che, secondo i miti omerici, sarebbe morto per il morso di un serpente nel Delta del Nilo. Qui Menelao gli avrebbe fatto erigere un mausoleo ed attorno ad esso sarebbe sorta la città omonima.

Per Tutankhamon, non furono utilizzate giare per contenere i suoi organi. I vasi d’alabastro, con coperchio a forma di testa umana, che ho illustrato nel paragrafo precedente, contenevano ciascuno una splendida bara d’oro in miniatura, avvolta nel lino ed ornata da un complicato intarsio: al loro interno erano contenuti i sacri visceri, imbalsamati, del re.

Ognuna di esse è un meraviglioso esempio delle straordinarie abilità degli antichi orafi egizi. Realizzate in oro massiccio, la maggior parte del corpo è ricoperto dal motivo decorativo piumato “rishieseguito con tecnica “cloisonné”, con i castoni intarsiati con pezzi di vetro colorato tagliati singolarmente. Sono, praticamente la copia, in miniatura, del sarcofago mediano del faraone, ma ornate da un ancor più complicato disegno delle piume, che le ricopre interamente, ad eccezione dei volti in oro brunito. Ciascuna reca anteriormente, in basso, la formula relativa alla dea e al genio cui appartiene e le superfici interne appaiono splendidamente incise con testi rituali.

La parte superiore del corpo è avvolto dalle ali di due avvoltoi che rappresentano le dee tutelari Nekhbet (con testa di vulture) e Uadjyt (con testa di cobra). L’interno ha una figura della divinità appropriata in atteggiamento protettivo ed un lungo testo magico in favore del re.

Un attento esame dei reperti ha svelato che i cartigli posti all’interno dei sarcofagi, sono stati corretti! Le tracce di questi cambiamenti mostrano chiaramente che il nome era, in origine, Ankhkheperura, vale a dire il praenomen di quel misterioso personaggio noto come Neferneferuaton (Meritaton, la figlia di Akhenaton e Nefertiti che avrebbe potuto, per breve periodo, regnare da sola dopo la morte di Smenkhare?). In ogni caso, appare chiaro che sia le teste d’alabastro della cassa canopica che i sarcofagi in miniatura furono realizzati per il suo predecessore: o non sono mai stati utilizzati oppure sono stati riciclati per il giovane faraone. La fisionomia delle teste in calcite e quella delle piccole bare d’oro, così diversa da quella di Tutankhamon, cui sono riferibili il sarcofago interno e quello esterno, è un indizio molto forte di questo riutilizzo.

Sopra: il sarcofago canopico posto sotto la protezione di Neftis contenente i polmoni del re identificati con Hapy. Sotto: il sarcofago canopico posto sotto la protezione di Neith contenente lo stomaco del re identificato con Duamutef.

Fonte: Tutankamun, T.G.H. James

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