Iconografia

LE BACCHETTE APOTROPAICHE

A cura di Luisa Bovitutti

Le bacchette apotropaiche in avorio di ippopotamo, dette anche “coltelli magici” divennero popolari nel Medio Regno (2055–1650 a.C. circa) e sebbene il loro uso esatto sia sconosciuto, si pensa che siano state usate nei rituali legati alla gravidanza e alla nascita e per essere deposte nelle tombe per offrire protezione al defunto e propiziare la sua rinascita.

Esse erano decorate con processioni di divinità spesso armate di coltello per allontanare le forze del male e probabilmente venivano utilizzate per tracciare motivi protettivi sulla sabbia o un cerchio magico attorno alla madre ed al bambino, come si deduce dal fatto che esse presentano segni di usura sulle punte.

Lo scopo delle bacchette è rivelato da un’iscrizione scolpita sul retro di una di esse:

“Recita da parte di molti protettori: siamo venuti per estendere la nostra protezione intorno al bambino sano Minhotep, vivo, sano e sano, nato dalla nobildonna Sitsobek, vivo, sano e sano.”

Tueris è presente su quasi tutte le bacchette conosciute, ed anche Bes era spesso rappresentato come divinità protettiva.

Durante il Nuovo Regno si trova ancora rappresentato solo il grifone alato, e durante la dominazione romana le immagini degli animali fantastici rimasero in uso come geroglifici, esempi dei quali si possono trovare nelle iscrizioni sul tempio di Esna, risalente al II secolo d.C.

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