Iconografia

APEP O APOPHIS

A cura di Luisa Bovitutti

Terminati gli animali fantastici, passiamo ad illustrare il ruolo dei serpenti nella mitologia egizia; alcuni di essi rappresentavano una minaccia per l’ordine universale, altri, invece, aiutavano i defunti nel loro viaggio nell’Aldilà.

Il primo di essi è Apep o Apophis, l’enorme serpente primordiale che con le sue spire circonda il mondo lungo la linea dell’orizzonte; esso è l’incarnazione del Nemico Divino, rappresenta il potere del caos e le forze del male e dell’oscurità e non può essere ucciso, in quanto è presente nelle acque del Nun fin dalla creazione e non appartiene al mondo esistente.

Viene menzionato per la prima volta nel Medio Regno, anche se testi più risalenti già citano divinità serpente o demoni simboli del male o del caos; i miti che lo vedono protagonista, tuttavia, si sviluppano ampiamente nei testi funerari del Nuovo Regno.

E’ definito “lucertola malvagia”, “accerchiatore del mondo”, “nemico”, “serpente della rinascita”, “tartaruga”; si apposta nelle regioni dell’oltretomba e, durante il viaggio che il sole (il dio Ra) compie attraverso gli inferi nelle ore notturne aggredisce la sua barca e cerca di bloccarla per impedirgli di sorgere di nuovo e per riportare il caos primordiale.

La lotta tra Apophis e Ra è furibonda, e il sangue versato dai contendenti tinge di rosso il cielo all’alba ed al tramonto: se il serpente riesce a ingoiare l’imbarcazione del dio si ha un’eclissi, se invece viene sconfitto, ucciso, fatto a pezzi e bruciato il sole sorge nuovamente.

La vittoria di uno o dell’altro non è mai definitiva, così come è eterno il conflitto tra il bene rappresentato da Ra ed il male rappresentato da Apophis, per cui ogni notte si combatte una nuova battaglia.

Vari miti raccontano che Ra viene aiutato da altri dei: secondo uno di essi è Seth (in origine divinità benefica) che stando ritto sulla prua della barca uccide il rettile colpendolo con una lancia, ed è proprio da questa raffigurazione che trae origine l’iconografia di San Giorgio e del drago.

L’incantesimo XVII del Libro dei morti cita invece come uccisore del serpente il “Grande Gatto”, di cui parlerò in un post successivo.

Per garantire il continuo successo di Ra nella contesa contro il serpente, i sacerdoti ed il Faraone celebravano ogni giorno riti particolari e recitavano incantesimi riportati nel “Libro del rovesciamento di Apophis”: con la cera veniva creata una figurina del serpente, che veniva successivamente fatta a pezzi e bruciata, oppure lo si disegnava su di un papiro che veniva poi incendiato.

Tomba di Ramses I – il rettile si avvolge su se stesso per dodici volte, per simboleggiare le dodici ore della notte e combatte contro Atum.

Foto in basso a sinistra: immagine tratta da un papiro funerario non meglio identificato.

Foto in basso al centro: Tomba di Ramses VI.

Foto in basso a destra: Rilievo del tempio di Edfu che raffigura Apophis trafitto da una serie di coltelli

FONTI:

http://dragopedia.it/mitologia/mitologia-egiziahttps://www.storiamito.it/serpente/http://www.egyptianmyths.net/apep.htmhttps://www.britannica.com/topic/Apopis-Egyptian-god

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