Cose meravigliose, Tanis

I BRACCIALI IN ORO E LAPISLAZZULI DI PSUSENNES I

Di Andrea Petta

Museo Egizio del Cairo, JE 85779 e 85780. Oro e pietre dure. Lunghezza aperto 23.5 cm, altezza 4.5 cm

Pierre Montet scrisse nei suoi resoconti degli scavi a Tanis che

La mummia, tutta vestita d’oro, riposava nella sua bara d’argento con le sue sei collane, ventidue braccialetti da polso, quattro braccialetti al ginocchio e alla caviglia, pettorali, scarabei e amuleti, copridita e sandali d’oro, più di trenta anelli, e tutto di splendido gusto

Alcuni oggetti sono straordinariamente moderni nel loro stile, come questa coppia di bracciali in oro e lapislazzuli. Furono ritrovati aperti, all’altezza delle ginocchia del Faraone (uno addirittura completamente a pezzi), e non è stato possibile determinarne la posizione originale, anche se è possibile che fossero indossati sotto al ginocchio.

Sono suddivisi in quattro sezioni dalla chiusura e da tre cerniere, costituite da piastre verticali di 35 mm di altezza; ogni sezione è formata da cinque elementi a mezzaluna, alternativamente in oro e lapislazzuli incastonati in oro. Ogni elemento è indipendente, agganciato alle piastre verticali con piccole cerniere in oro, un lavoro incredibilmente raffinato.

Il bracciale aperto e chiuso

Le piastre riportano i cartigli del Faraone (Psusennes Miamon) alternati al titolo di primo Profeta di Amon all’esterno, dove sono incisi su un fondo blu lapislazzulo. All’interno troviamo invece ripetuto per quattro volte “Nato dal Sommo Sacerdote di Amon, Nesbanebdjed (Smendes I)”, che in realtà fu suo nonno.

La discendenza da Smendes I ribadita all’interno dei bracciali

La chiusura era con uno spillone che attraversava i piccoli tubuli delle cerniere principali, perfettamente mimetizzata con le altre piastre.

I bordi superiore e inferiore del bracciale sono costituiti da perline tubolari, infilate orizzontalmente, sempre alternate tra oro e lapislazzuli. Nel simbolismo egizio sappiamo che l’oro costituiva la carne degli dèi, mentre il blu dei lapislazzuli evocava sia il cielo stellato che l’oceano primordiale.

I bracciali nelle foto di Montet; da notare quello ritrovato completamente “smontato”

FONTI:

Pierre Montet, La nécropole royale de Tanis (Parigi, 1951):

Pierre Montet, Les constructions et le tombeau de Psousennes à Tanis (1951)

Tanis: tesori dei faraoni, Henri Stierlin e Christiane Ziegler , Seuil, 1987

Tesori d’Egitto – Le meraviglie del Museo Egizio del Cairo, Francesco Tiradritti

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