Antico Regno, C'era una volta l'Egitto, Piramidi

LE PIRAMIDI MINORI

Di Piero Cargnino

La III dinastia sta finendo, finora noi l’abbiamo esaminata secondo lo schema maggiormente accettato che corrisponde all’ipotesi avanzata dal Contrammiraglio ed egittologo egiziano Nabil Muhamed Abdel Swelim nel 1977.

Non è certa la successione dei faraoni all’interno della dinastia in quanto scarseggia ogni tipo di documentazione ed i dubbi sono molti addirittura sulla reale esistenza di alcuni di essi.

Io seguirò la linea di Swelim secondo la quale a succedere a Khaba sarebbe stato Huni. Nonostante ciò non intendo trascurare diverse sepolture che altri egittologi hanno, più o meno arbitrariamente, classificato come piramidi.

Sono note altre otto piramidi, o presunte tali, che vengono comunemente dette piramidi minori. Si tratta di otto costruzioni di piccole dimensioni, oggi ridotte a cumuli di macerie, risalenti al periodo di passaggio dalla III alla IV dinastia. Queste rappresentano uno dei maggiori enigmi della storia delle piramidi, di loro e dei loro proprietari si sa poco o nulla, tranne che sono esistiti.

I cumuli di macerie tutt’ora esistenti ci premettono solo di formulare ipotesi, esse presentano la disposizione della muratura del nucleo a “letti inclinati”, ovvero parallelamente alle facce del rivestimento esterno. Essendo di dimensioni ridotte ed in assenza di esplorazioni archeologiche approfondite, si pensa possa  trattarsi di cenotafi o di piccole piramidi di principi o regine.

Secondo alcuni potrebbe trattarsi di luoghi sacri a Horus e Seth o simboli del tumulo primordiale da cui scaturì la vita.

Procedendo secondo l’ordine adottato dall’egittologo Miroslav Verner queste piramidi sono:

  1. la cosiddetta piramide Lepsius n. 1,
  2. la piramide di Seila,
  3. la piramide di Zwaijet el-Meijtin,
  4. la piramide di Seinki,
  5. la piramide di Naqada,
  6. la piramide di Kula,
  7. la piramide di Edfu,
  8. la piramide di Elefantina.

Per quanto mi sarà possibile nelle mie ricerche, che in questo caso si fanno assai complesse,  farò il possibile per darvi un’idea di queste costruzioni poco conosciute ma che rappresentano comunque un momento importante per conoscere più a fondo la storia delle “Due Terre”.

LA PIRAMIDE LEPSIUS N. 1

La prima “piramide” la troviamo nella necropoli di Abu Rawash, alcuni chilometri a nord di Giza, qui si trovano le rovine del tutto misteriose identificate come piramide Lepsius n, 1.

Vyse e Perring visitarono il sito ma visto lo stato miserevole in cui si trovava il monumento non si interessarono più di tanto, così fecero anche altri egittologi tra cui il francese Fernand Bisson de la Roque.

La costruzione si presentava come una massa informe di mattoni alta circa 20 metri. Rovine che quando le visitò l’archeologo Nabil Swelim, alla metà degli anni 80, del novecento, erano già quasi del tutto demolite. Di questa costruzione, mai esplorata a fondo non rimane che l’ipotesi dell’egittologo Sweling il quale afferma che si sarebbe trattato di una gigantesca piramide a gradoni costruita inglobando al suo interno una grande altura rocciosa, cosa che avrebbe agevolato la costruzione dandole maggiore stabilità e solidità con costi decisamente inferiori.

Sempre Swelim afferma che la piramide risale alla III dinastia e che fu fatta costruire da Huni, Inutile dire che tale affermazione ha sollevato una marea di obiezioni da parte di altri egittologi lasciandoci di fronte ad uno dei tanti enigmi irrisolti di cui è ricca la storia egizia.

Esiste però un fatto che contrasterebbe la teoria di Swelim, l’altura rocciosa che costituirebbe il nucleo della presunta piramide contiene più di tredici tombe ipogee risalenti alla V e VI dinastia. Ora, per giustificare questo fatto, bisognerebbe supporre che la piramide sia stata abbattuta almeno durante la IV dinastia in modo da permettere di essere trasformata in una necropoli di tombe rupestri.

A questo punto dobbiamo prendere atto che la costruzione in mattoni, che Lepsius ha classificato come piramide n. 1 nella sua lista, rimanga uno dei tanti misteri irrisolti dell’archeologia egizia.

LA PIRAMIDE DI SEILA

Passiamo ora alla seconda piramide, quella di Seila nel Fayyum.

La piramide si trova 10 km a Ovest rispetto a quella di Meidum e, secondo gli aggiornamenti forniti dall’egittologo Kerry Muhlestein durante un simposio sull’Egitto tenutosi a Toronto, la piramide venne commissionata  da Snefru, padre di Cheope. Muhlestein affermò:

“Effettivamente abbiamo trovato pietre collocate regolarmente e buone prove che fosse una vera piramide con un rivestimento regolare che vediamo sulle altre piramidi di Snefru”.

La piramide di Seila è l’unica che conservi parte del rivestimento in calcare, doveva avere una base di 22,50 m per un’altezza di 17 m ripartita su tre gradoni. Il centro della piramide è mancante, si presume che sia stato portato via dai saccheggiatori che cercavano la camera funebre, della quale non sappiamo ancora se ci fosse o no, o più semplicemente perché ne fecero una cava di pietra.

La cosa più sorprendente infatti è la totale mancanza di camere né in superficie né ipogee. Possiede un portico con un pavimento in pietra e mattoni senza muri, sembra che fosse un’area aperta. Nonostante siano stati rinvenuti un altare per la libagione, una statua e due stele: su di una compare un cartiglio con il nome di Snefru, nei pressi della costruzione non è stato rinvenuto alcun luogo di culto.

A questo proposito Muhlestein afferma:

“Snefru fu il primo faraone a scrivere il suo nome in un cartiglio e la stele di Seila dimostra il modo in cui i nomi sarebbero stati scritti da allora in poi, ponendo uno standard”.  

LA PIRAMIDE DI ZAWIJET EL-MEIJTIN

A circa 7 chilometri dal moderno centro amministrativo di Minya, città di quasi 200 000 abitanti, a circa 250 km a sud del Cairo, nel Medio Egitto, nei pressi del moderno villaggio di Zawyet Sultan sulla sponda orientale del Nilo, si trova il sito archeologico conosciuto con il nome di Zawijet el-Meijtin (Angolo dei morti) che corrisponde all’incirca all’antica città di Hebenu, la capitale del XVI distretto dell’Alto Egitto.

Il nucleo principale dell’area archeologica comprende una piramide dell’Antico Regno, situata all’entrata del sito, e alcune tombe dell’Antico, Medio e Nuovo Regno scavate nella falesia rocciosa. Il luogo era probabilmente già destinato alle sepolture fin dall’antichità in quanto nei pressi sono state rinvenute numerose tombe a pozzo ed alcuni resti di mastabe risalenti all’Antico Regno.

Le rovine della piramide (o mastaba) si presentano con un’altezza di soli 5 metri, sul sito non risulta siano mai state eseguite ricerche approfondite. Alcune indagini venero eseguite dall’egittologo francese Raymond Weill nel 1911 senza però approdare a risultati significativi. Anche Lauer lavorò per breve tempo alle rovine ma dai risultati ottenuti non emergono significative indicazioni.

Di questa presunta piramide non si conosce nulla, non è possibile avanzare ipotesi sul suo proprietario, e non è neppure chiara la ragione per cui questa è l’unica piramide egizia ad essere situata sulla riva orientale del Nilo. Circa la sua ubicazione venne ipotizzato che la si debba mettere in relazione con la città di Hebenu le cui rovine a tutt’oggi non sono ancora state esplorate.

La piramide è una delle sette note in Alto Egitto, datata alla III dinastia. Come le altre piramidi minori anche questa fu costruita con pietra calcarea usando come materiale di fissaggio una specie di malta composta di fango del Nilo misto a sabbia e calcare, tuttavia, a differenza delle altre, questa presenta i resti di un rivestimento esterno in blocchi politi di calcare. Il suo orientamento si presenta parallelo al corso che aveva il Nilo in quell’epoca.

LA PIRAMIDE DI SEINKI

Un’altra piramide minore a gradoni è quella di Seinki, località nei pressi dell’attuale villaggio di Naga el-Khalifa che si trova a circa 8 chilometri a sud di Abydos.

A scoprirla nel 1883 furono gli egittologi Charles Wilbour e Gaston Maspero i quali però effettuarono solo una breve ispezione, dopo di che la piramide cadde nell’oblio per quasi un secolo finché, nel 1977, la missione tedesca guidata da Gunther Dreyer e Nabil Swelim la riscoprì ed a partire dal 1981 si procedette ad effettuare indagini più approfondite.

Le ormai scarse rovine alte circa 4 metri rivelano che il metodo di costruzione ricalca quello della piramide di Zawaijet el-Meijtin, pietre di calcare cementate con malta di argilla e sabbia. Interessante notare che a metà di ciascun lato sono ancora presenti resti di rampe che arrivano ad un’altezza di 1,30 metri fatte con mattoni crudi, sabbia, fango e detriti vari. Si presume che le rampe arrivassero fino al bordo superiore del secondo gradone e che la rimozione del materiale sia avvenuta già durante l’Antico Regno. Alcuni reperti lasciano intuire che fin da allora pastori nomadi si siano insediati vicino alla piramide. Intorno alla piramide sono state scoperte 14 tombe che vanno dall’Antico Regno fino al Nuovo Regno.

LA PIRAMIDE DI NAQADA (OMBOS)

La quinta piramide minore, quella di Naqada, detta anche Piramide di Ombos, la troviamo a circa 300 metri a nord delle rovine dell’antico sito di Ombos, vicino alla moderna città di Naqada nell’Alto Egitto. Il sito è poco conosciuto, l’unico scavo effettuato a tutt’oggi fu quello di Flinders Petrie e James Edward Quibell nel 1895. La piramide è composta da un nucleo di circa 5,75 metri di lato attorno al quale vennero collocati tre strati di pietra portando i lati a 18,39 metri. Non è orientata a nord, ma 12° a nord-est, parallelamente al corso del Nilo. La struttura è alta oggi 4,5 metri, originariamente si pensa che potesse essere costituita da tre gradoni. Per la sua costruzione è stato utilizzato calcare di provenienza locale. Sotto l’angolo sud-ovest, Petrie ha scoperto una tomba di 1,25 x 2,00 metri, che molto probabilmente non ha nulla a che vedere con la piramide, è probabile che si tratti di una sepoltura secondaria. Non sono noti ne il costruttore ne lo scopo della sua costruzione, Günter Dreyer e Werner Kaiser ipotizzano che questa e le altre piramidi minori facessero parte di un più ampio progetto di costruzione concepito dal faraone Huni, l’ultimo sovrano della Terza dinastia. L’egittologo Andrzej Ćwiek è sostanzialmente d’accordo ma attribuisce il progetto non a Uni bensì al suo successore, il faraone Snefru. Per quanto riguarda lo scopo della costruzione di queste piramidi le ipotesi sono diverse, si pensa che si sia voluto realizzare un sito di rappresentanza regale oppure che l’intenzione fosse quella di rappresentare la pietra primordiale, il Benben, un simbolo dell’unità politica e religiosa delle Due Terre o a monumenti per le mogli dei faraoni

LA PIRAMIDE DI KULA

La prossima piramide minore la troviamo nei pressi del villaggio di Naga el-Mamarria, 6 chilometri a nord di Hierakompolis, circa 85 chilometri a sud di Luxor.

Di tutte le piramidi minori è quella che si è conservata meglio. Si tratta della piccola piramide a gradini di Kula attribuita ad un faraone non meglio identificato appartenente alla terza o quarta dinastia. Come le altre di cui abbiamo già parlato la piramide è costruita con blocchi di calcare cementati con malta ottenuta mescolando argilla, fango del Nilo, sabbia e detriti di calcare. Al contrario di quello che riscontreremo in altre piramidi successive (es. Cheope) l’orientamento della piramide verso i punti cardinali è parzialmente rispettato ma dagli angoli e non dai lati, cosa dovuta forse al fatto che il lato orientale della piramide segue il decorso parallelo al Nilo. Nel 1837 si interessarono al sito gli egittologi Perring e Vyse che per primi la descrissero, in quel tempo la parte fuori terra era ancora alta circa 12 metri.

Sul finire del XIX secolo Henri Naville sondò il lato nord-ovest ma non lasciò nessuna testimonianza interessante. Jean Capart, che effettuò ricerche come capo di un team belga, avanzò un’ipotesi interessante ed al contempo sorprendente. Capart evidenziò il fatto che l’orientamento della piramide ricalcava quello delle ziqqurat mesopotamiche. E’ stata quindi avanzata una teoria secondo la quale sia la piramide di Kula che la vicina fortificazione predinastica di Hierakompolis risentirono all’epoca l’influsso delle costruzioni mesopotamiche. Ovviamente a questa teoria sono state avanzate numerose opposizioni, Hierakompolis fu capitale dell’Alto Egitto e principale centro di culto del dio-falco Horo, contatti con l’Asia Minore si trovano documentati  in epoca arcaica, ma da ciò a vedere un nesso tra la piramide di Kula e le ziqqurat, secondo alcuni, è ritenuto poco probabile. Si pensa piuttosto che l’orientamento della piramide derivi molto più semplicemente dalla volontà di seguire il percorso del Nilo.

LA PIRAMIDE DI EDFU

Andiamo alla ricerca della settima piramide minore. La troviamo sepolta sotto ad uno spesso strato di sabbia, spazzatura e parte delle sue stesse macerie.

E’ stata scoperta nel sito archeologico di Edfu, quasi 800 chilometri a sud del Cairo dove 4.600 anni fa si stagliava, magnifica con i suoi gradoni. la piramide di Edfu che un attento lavoro di scavi ha finalmente riportata alla luce. Gli egittologi erano a conoscenza dell’esistenza di questa costruzione ma nessun archeologo aveva mai scavato nel sito. Nessuno però pensava ad uba piramide, gli abitanti del luogo credevano si trattasse della tomba di uno sceicco musulmano locale.

Gli scavi iniziarono nel 2010 grazie alla missione dell’Oriental Institute di Chicago, sotto la guida dei ricercatori Gregory Marouard Nadine Moeller. In origine la piramide doveva avere un’altezza di circa 17 metri, costruita con blocchi di arenaria di colore rossastro, cementati con malta d’argilla, i saccheggi e l’inclemenza del tempo ci hanno lasciato oggi solo una collinetta alta poco più di 5 metri che presenta una base quadrata di 18 metri per lato. Marouard, che scavò il sito dove si trovava una discarica di rifiuti moderni, inizialmente non pensava che si trattasse di una piramide, essendo locata nei pressi di un cimitero musulmano, la gente del posto pensava che si trattasse della tomba di un santo islamico.

Che non si tratti di un luogo di sepoltura, come anche le altri piramidi minori, lo si deduce facilmente dal fatto che anch’essa è priva di camere interne o ipogei. Le facciate esterne della piramide presentano graffiti in forma di geroglifici che porterebbero a pensare che vi siano stati sepolti donne e bambini, gli archeologi lo escludono in quanto le iscrizioni risalirebbero ed epoche di molto successive. Il rinvenimento sul lato est di un impianto con tracce di offerte di cibo confermerebbero l’ipotesi che si tratti di un’area cultuale.

LA PIRAMIDE DI ELEFANTINA

Passiamo ora all’ottava piramide minore, la piramide più meridionale fra tutte, che si trova sull’isola di Elefantina.

Nel 1909, una squadra francese guidata dall’egittologo francese Henri Gauthier scoprì la piramide che venne attribuita al faraone Huni, tale attribuzione si basava sul fatto che, nei pressi della costruzione era stato rinvenuto un grande masso di granito di forma conica recante un’iscrizione che conteneva il nome del faraone Huni. In origine la piramide doveva presentarsi con con una base di 18,46 metri e tre gradini costituiti da blocchi di granito rosa di provenienza locale cementati con la solita miscela di fango e sabbia. Anche questa piramide non ha una camera sepolcrale, il che conferma che non si tratta di una tomba.

Gli scavi condotti  dall’egittologo tedesco Gunter Dreyer nel 1978-79 sembrano confermare il fatto che si tratti di un cenotafio. Abbiamo così concluso questo ciclo relativo alle piramidi minori che hanno visto la luce nel periodo di transizione dalla III alla IV dinastia egizia, piramidi a gradoni che forse intendevano imitare la più importante piramide di Djoser (o forse no!).

Da notare che tutte queste piramidi minori hanno un denominatore comune, la tipologia è quella che si può collocare nella seconda metà della III dinastia, da Sekhemkhet a Snefru. In nessuna sono presenti ipogei o camere in superficie e nessuna possiede fabbricati di pertinenza. Escludendo quella di Zawijet el-Meijtin, sono dislocate tutte sulla sponda occidentale del Nilo e nessuna è rivolta verso i punti cardinali.

Gli egittologi pensano che queste potrebbero non essere le sole ma che ne esistano altre non ancora scoperte. Una di queste era ancora visibile nel XIX secolo nei pressi di Benha, l’antica Athribis. Le nostre conoscenze della città di  Athribis sono decisamente scarse. Ci si può solo basare su un documento per lo studio urbanistico dell’antica città ed all’utilizzo di una pianta rilevata nel 1798-1799 e pubblicata nella “Description de l’Egypte”. A quell’epoca era ancora visibile una piccola piramide di mattoni, ed altre costruzioni, il tutto fu smantellato nel 1852. Sul loro significato e su cosa volessero rappresentare le opinioni degli studiosi divergono enormemente. Si pensa a luoghi di culto sacri, a cenotafi delle regine eretti nelle provincie di origine, alla volontà di rappresentare il colle primigenio, a simboli del palazzo reale per rammentare in ogni luogo la potenza del re.

Non mi dilungo oltre su tutte le teorie avanzate, voglio solo mettere in evidenza, poiché lo ritengo molto interessante, il parere espresso dall’egittologa Amelia Edwards, essa fece osservare che in tutte le piramidi minori citate non esistono indizi certi circa la loro datazione, solo supposizioni tratte da reperti tipo la stele di Snefru a Seila che potrebbe non avere nulla a che vedere con la piramide omonima. Non potendo fissare una datazione precisa e, date le condizioni di quasi completa rovina in cui si trovano, non possiamo neppure essere certi che si trattasse effettivamente di piramidi, forse erano centri cultuali che risentivano ancora l’influsso delle ziqqurat mesopotamiche.

 Fonti e bibliografia:

  • Miroslav Verner, “Il mistero delle Piramidi”, Newton & Compton Ed., 2002
  • Cimmino, Franco, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani, Milano 2003
  • Nabil Swelim, “The brick pyramid at Abu Rawash Number I by Lepsius”, Archeological Society of Alexandrie, 1987
  • Margaret Bunson, “Enciclopedia dell’antico Egitto”, Melita Editori, 1995
  • Enrica Leospo, “Saqqara e Giza”, Istituto Geografico De Agostini, Novara
  • Edda Bresciani, “Grande enciclopedia illustrata dell’antico Egitto”, De Agostini, 2005
  • Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Oxford University Press 1961 (Einaudi, Torino 1997)

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