Antico Regno, C'era una volta l'Egitto, IV Dinastia

IL COMPLESSO FUNERARIO DEL FARAONE CHEOPE

Di Piero Cargnino

IL TEMPIO A MONTE, LA RAMPA PROCESSIONALE ED IL TEMPIO A VALLE

Che la Grande Piramide l’abbiano costruita gli egizi o gli alieni o una civiltà preesistente e che il faraone Cheope l’abbia solo restaurata impossessandosene è un argomento sul quale ogni discussione sarebbe fondata solo su supposizioni ed ipotesi alle quali chi le espone ci crede; beato lui. Non intendo dilungarmi oltre e, poiché mi sono riproposto di scrivere un po di storia antico-egizia, quello che vi propongo corrisponde a ciò che mi è possibile reperire dalle numerose fonti a disposizione. Dove è seppellito Cheope non lo sappiamo ma sta di fatto che intorno alla piramide si fece costruire un grande Complesso funerario del quale oggi purtroppo ne è rimasto ben poco.

Il complesso funerario di Cheope in origine comprendeva due templi funerari in suo onore (uno in prossimità della piramide e uno vicino al Nilo), tre piramidi più piccole, dette secondarie per le regine di Cheope (delle quali parleremo in un prossimo articolo), una più piccola piramide satellite (oggi non più esistente), una strada rialzata (detta rampa processionale, per collegare i due templi, quello a Monte con quello a Valle) e piccole mastabe, per i nobili.

Erodoto di Alicarnasso fu il primo studioso, di cui si abbia notizia, a raccogliere informazioni dai sacerdoti egizi suoi contemporanei, per integrarli nelle sue Storie e tramandarle fino a noi attraverso altri storici dell’antichità.

Partiamo dal particolare più importante in ogni complesso funerario, il Tempio a Monte. Il Tempio era il luogo sacro dedicato al culto del sovrano defunto, questo non va confuso con la piramide satellite (o cultuale). Una piccola piramide con funzione simbolica facente parte del complesso funerario e ubicata nel peribolo situato generalmente a sud di quella principale. Del Tempio a monte di Cheope non rimangono che le fondamenta per mezzo delle quali è stato possibile ricostruirlo idealmente. Ubicato sul lato est della piramide, come tutti i templi funerari risalenti alla IV dinastia non comunicava con questa.

Dal suo centro verso est, con una leggera deviazione a nord, partiva la Rampa Processionale. Il Tempio misurava 52 metri per 40,30 circa ed i muri che lo circondavano erano spessi 3 metri. Un portale con due battenti permetteva l’ingresso al tempio dalla Rampa, qui si presentava un grande cortile a peristilio il cui porticato era formato da colonne quadrate in granito, il pavimento era costituito da grosse lastre di basalto, attorno erano stati ricavati canali per lo smaltimento delle acque. La parte ad ovest del Tempio è completamente inesistente perché abbattuta il epoca saitica per l’edificazione di una tomba a pozzo che non venne mai completata. Tra la parete est della piramide e quella del Tempio è presente un elevato terrazzamento; sono state avanzate numerose ipotesi sulla ricostruzione della zona di culto, i rilievi architettonici fanno pensare all’esistenza di due alte stele con al centro una tavola per le offerte.

Come abbiamo detto, dal lato orientale partiva la Rampa Processionale le cui notevoli dimensioni e maestosità ci sono state riportate da Erodoto. Oggi compare solo più per piccoli tratti dallo studio dei quali, effettuati nel 1990, si è potuto stabilire che doveva essere lunga circa 800 metri e larga 10 con decorazioni sui muri laterali che sono state riscontrate su alcuni frammenti rinvenuti nella parte  iniziale nei pressi del Tempio a Valle. Recentemente è stata pubblicata sui media egiziani una notizia, corredata di immagini, secondo cui sarebbe stata scoperta: una parte della rampa processionale alla base della Grande Piramide.

Per quanto riguarda il Tempio a Valle sono ormai poche le tracce rimaste a testimoniare la sua presenza, si sa che venne utilizzato come cava per i blocchi che vennero utilizzati per la costruzione del complesso piramidale di Amenemhat I sui quali compaiono i cartigli di Cheope. Alcuni di questi massi sono stati ritrovati anche nel vicino villaggio di Nazlet el-Samman, poco sopra il tempio, qui sono state trovate anche alcune lastre di basalto che formavano la pavimentazione del Tempio di Cheope.

Oggi in luogo del Tempio a Valle e di parte della Rampa troviamo le abitazioni dei circa 70.000 abitanti del villaggio di Nazlet el-Samman. La scoperta della pavimentazione in basalto è stata fatta in modo del tutto occasionale in seguito ad uno scavo praticato abusivamente da un abitante per scavare un pozzo, le lastre si trovavano ad una profondità di circa 10 metri. Kamal Wahid, direttore generale delle Antichità di Giza, sarebbe corso sul posto a controllare. Una scoperta analoga in occasione del tutto fortuita avvenne già negli anni 80, durante i lavori per la costruzione di una fogna, vennero rinvenuti blocchi di calcare, mattoni crudi e parte di pavimentazione in basalto. Secondo Zahi Hawass si trattava di parte del tempio a valle e della rampa. A tutt’oggi però non sono stati eseguiti altri scavi e non se ne è più saputo nulla.

Un breve accenno al peribolo del Complesso funerario di Cheope, premesso che già a partire dalla IV dinastia, venne estremamente ridotto. Il peribolo era il recinto sacro posto attorno al tempio, e delimitava, con il muro perimetrale di cinta l’area sacra, detta cortile, da quella profana; in esso si trovavano edicole, altari, statue, alberi, doni votivi che non potevano esser conservati all’interno del tempio. Ciò che rimane del muro perimetrale si trova ad una decina di metri dalla piramide, si presenta largo circa 3,50 metri e le pareti erano inclinate ed intonacate e presentavano la sommità arrotondata, detta a dorso d’asino, non è possibile stimarne l’altezza poiché rimangono solo pochi resti. Il cortile era pavimentato con lastre di calcare bianco.

Fonti e bibliografia:

  • Armando Mei e Nico Moretto, “Giza: le piramidi satellite ed il codice segreto”, lulu.com , 2010
  • Nicolas Grimal, “Storia dell’antico Egitto”, Editori Laterza, 2007
  • Guy Rachet, “Dizionario Larousse della civiltà egizia”, Gremese Editore, 2002
  • Enrica Leospo, “Saqqara e Giza”, Istituto Geografico De Agostini, Novara 1982
  • Sir William Matthew Flinders Petrie, “The Pyramids and Temples of Gizeh”, Field & Tuer, 1883
  • Mario Tosi, “Dizionario enciclopedico delle divinità dell’antico Egitto”,  Ed. Ananke, 2004
  • Peter Jànosi, “Le piramidi”, Ed. Il Mulino, 2006
  • Riccardo Manzini, “Complessi piramidali egizi – Necropoli di Giza”, Ananke, 2008
  • Salima Ikram, “Antico Egitto” Ananke, 2013
  • Sergio Donadoni, “Le grandi scoperte dell’archeologia”, De Agostini, Novara 1993

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