E' un male contro cui lotterò

IMHOTEP

Di Andrea Petta e Franca Napoli

Statua in elettro e argento di Imhotep, Età Tolemaica, Sir Henry Wellcome’s Museum Collection

“Colui che viene in pace” fu probabilmente il primo personaggio di rilievo scientifico della storia umana, tanto da essere noto anche come “il Leonardo da Vinci egizio”.

Visse durante il regno di Djoser (III Dinastia, circa 2800 BCE), a cui sopravvisse spegnendosi sotto il regno di Huni, ma la sua città natale è incerta: la maggior parte degli studiosi credono sia nato ad Ankhtow, un sobborgo di Menfi, che all’epoca era la capitale. Altri collocano le sue origini nel villaggio di Gabelein, a sud dell’antica Tebe, anche se la diffusione del suo culto rende più probabile la prima ipotesi.

La piramide di Djoser con il cortile Heb-Sed

Era sicuramente di estrazione non nobile, a dimostrazione di quanto la società egizia premiasse anche il merito, oltre alla stirpe. Era figlio probabilmente di un modesto architetto di nome Kanofer, ma divenne il primo genio multidisciplinare ricordato.

Fu Visir del Faraone e ricordato come l’architetto della sua piramide a gradoni (all’epoca la più grande struttura umana e tuttora il più antico edificio in pietra sopravvissuto) e dei primi colonnati della storia nel cortile della piramide stessa, ma anche Primo Sacerdote di Ptah (“Figlio di Ptah”), poeta, scrittore, astronomo (risale a lui il calendario di 365 giorni con l’aggiunta di 5 giorni epagomeni), mago ed ovviamente medico. Il papiro Edwin Smith lo ricorda come “il fondatore della medicina”.

Il corridoio d’ingresso al complesso funerario di Djoser, con colonne di sei metri, ed uno dei colonnati interni, con tetto in travi di pietra (foto Amy Calvert). Inizialmente erano probabilmente dipinte in verde, a simboleggiare fasci di canne che emergono dalle paludi della Creazione. Questo elemento architettonico, così caro alla civiltà egizia, fu introdotto proprio da Imhotep.

In campo medico, sempre secondo il Papiro Smith fu autore di 90 testi di medicina dove descrisse ogni genere di malattia e ben 48 diverse ferite da trattare chirurgicamente.

Fu progressivamente mitizzato ed infine divinizzato come figlio di Ptah (Canone di Torino) ed inserito nella triade di Menfi insieme appunto a Ptah e Sekhmet, un onore straordinario considerate le sue umili origini. Durante il periodo tolemaico venne identificato come il dio della medicina Esculapio. Nonostante questo, la sua figura storica come medico non è stata accertata: la sua tomba non è stata (ancora) ritrovata (anche se alcuni studiosi la identificano nella mastaba 3518 a Saqqara, purtroppo priva di iscrizioni) e non sappiamo se tra i suoi titoli ci fosse ufficialmente quello di “swnw”. Un testo ermetico parla di un tempio vicino a Menfi “dove riposa il suo corpo, mentre il suo spirito ancora aiuta i bisognosi con la sua conoscenza della medicina”.

Quel che rimane della mastaba 3518. È stata associata ad Imhotep in quanto nei suoi pressi è stato ritrovato un sigillo di Djoser ed alcune offerte votive ad un “dio della medicina”. Probabilmente la sepoltura di Imhotep è ancora da scoprire

Viene normalmente raffigurato seduto, con un rotolo di papiro svolto sulle sue ginocchia ad indicarne il sapere, ma a partire dal Nuovo Regno venne anche rappresentato come un semidio, spesso recante la croce “ankh” simbolo di vita.

Imhotep deificato, Tempio di Hathor a Deir-el-Medina. Nella mano destra impugna la croce “ankh”, simbolo di vita, e nella sinistra lo scettro “uas”

A suo nome vennero edificati templi – il più importante a Philae – che avevano una sezione dedicata come ospedale e numerosi sanatori in tutto il Paese. Venne scritta una sua biografia, “La vita di Imhotep”, forse la prima della storia e di cui ci sono pervenuti solo dei frammenti – in uno dei quali Imhotep sfida a colpi di incantesimi una maga assira nell’impresa di recuperare il corpo di Osiride (se vi è venuto in mente Mago Merlino contro Maga Magò ne “La spada nella roccia” di Disney, ci ho pensato anch’io).

Statuetta in rame di Imhotep, Periodo Tolemaico. Met Museum di New York.  Imhotep è quasi sempre raffigurato seduto, con indosso una cuffia aderente e con in grembo un papiro srotolato.  In senso simbolico, il papiro (oltre ad avere inciso il suo nome) serve anche a sottolineare la sua saggezza ed erudizione ed il suo ruolo di patrono degli scribi.

La sua fama arrivò temporalmente all’Impero Romano, quando Adriano gli volle dedicare un monumento a Roma.

La storia di Imhotep è assolutamente straordinaria. Il figlio di un architetto che ha gettato le basi per la professione medica oltre 4500 anni fa e oltre 2000 anni prima della nascita di Ippocrate. La sua eredità ha enormemente influenzato la civiltà egizia (e non solo); senza di lui, la medicina antica non sarebbe stata la stessa – e forse anche quella moderna…

Un’altra raffigurazione di Imhotep, Brooklyn Museum

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