Kemet Djedu

IL DONO DI THOT

(esemplificazione di un pannello didattico)

A cura del Docente Livio Secco

Presso il Museo Egizio di Torino è in corso la mostra IL DONO DI THOT dedicata alla scrittura geroglifica.

Due miei ex allievi sono andati a visitarla e, appena usciti, mi hanno inviato l’immagine di un pannello didattico. Memori dei corsi filologici svolti insieme hanno notato un imprecisione che hanno voluto sottolineare.

Tra le mie conferenze non poteva mancarne una dedicata alla celeberrima stele di Rosetta. La conferenza è diventata il Quaderno di Egittologia QdE31 LA CHIAVE DELL’EGITTO – La stele di Rosetta. Chi avesse intenzione di approfondire l’argomento trova il testo qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/la-chiave-dellegitto/

In questa sede vi mostro una delle diapositive / illustrazione della conferenza / libro. In essa si dettaglia precisamente come la stele è composta nelle diverse scritture e lingue.

Pur essendo un reperto egizio altrettanto famoso come la maschera d’oro di Tutankhamon, la stele di Rosetta purtroppo veicola anche delle bufale.

Innanzi tutto è stata compilata in:
– geroglifico (scrittura della lingua egizia)
– demotico (scrittura della lingua egizia)
– greco antico (scrittura della lingua greca antica)
Va da sé, quindi, che la stele è un documento BILINGUE TRIGRAFICO e non TRILINGUE come spesso è scritto dappertutto in modo direi piuttosto banale.


Il demotico e il geroglifico non sono lingue: sono grafie, sono scritture della stessa lingua (egizia) a tal punto che ambedue ossequiano la stessa grammatica.
Volendo addirittura semplificare e sintetizzare al massimo, possiamo affermare che il demotico, facendo seguito allo ieratico, il quale faceva seguito al geroglifico, sono tre grafie diversamente tachigrafiche e che obbediscono tutte quante alla stessa grammatica.
Dire che la stele di Rosetta è un documento trilingue è un’imprecisione abbastanza seria (secondo la mia modesta opinione).

Già che ci siamo riveliamo un’altra bufala.
Nell’immaginario collettivo la Stele di Rosetta è diventata il simbolo della decifrazione della scrittura geroglifica. In realtà l’affermazione è decisamente eccessiva.
Champollion non vide mai la stele e studiò solo dei calchi più o meno affidabili finendo poi per abbandonarla e privilegiare altri documenti e altri reperti.
Per questo motivo la stele di Rosetta contribuì davvero al minimo nel compito di permettere la decifrazione della grafia geroglifica.
Sicuramente i geroglifici egizi sarebbero stati comunque decifrati con o senza Champollion e soprattutto con o senza la Stele di Rosetta, ma certamente in tempi più lunghi.
Documentazioni bilingue sono state repertate in seguito in quantità tali da poterlo permettere agli studiosi moderni.

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