Di Luisa Bovitutti
IL DIADEMA DI UN NOBILE

Con l’avvento al potere dei Tolomei l’Egitto continuò a difendere fieramente la propria identità culturale ed i sovrani, al fine di farsi accettare dalla popolazione locale, le permisero di mantenere la propria religione e le proprie tradizioni, si dichiararono diretti successori degli antichi Faraoni, iniziarono a sposarsi tra fratelli, a farsi raffigurare sui monumenti abbigliati in stile egizio, ad edificare templi in onore delle divinità locali ed a partecipare attivamente alle cerimonie religiose.
La classe dominante greco – macedone, tuttavia, si pose sempre in posizione di superiorità nei confronti degli Egizi continuando a considerare il paese un territorio conquistato e rimase una minoranza privilegiata, ricevendo una formazione greca ed essendo assoggettata al diritto della madre patria come cittadini ellenici a pieno diritto.
I veterani macedoni, invece, che in premio del loro servizio avevano ricevuto in Egitto terreni coltivabili, si integrarono positivamente, fondarono colonie in tutto il paese, vi importarono la propria lingua ed il proprio patrimonio intellettuale e crearono attraverso i matrimoni misti una nuova classe istruita greco-egizia.
La fusione tra le due culture diede origine alla civiltà detta «ellenistica», che fiorì tra la morte di Alessandro Magno (323 a. C.) e la conquista romana (30 a. C.) e fu un periodo di grande splendore in campo filosofico, economico, religioso, scientifico ed artistico.
L’Egitto tolemaico era straordinariamente ricco in quanto Alessandria si trovava in posizione strategica per il commercio con il Medio Oriente e con gli altri Paesi che si affacciavano sul Mediterraneo.
In questo periodo, inoltre, l’enorme quantità di oro e di argento sottratta dal re macedone ai persiani rientrò in circolazione, e presso i nobili, i ricchi proprietari terrieri ed i mercanti divennero di gran moda i gioielli, indossati soprattutto dalle donne come ornamento e per ostentare il proprio status sociale e la ricchezza ed utilizzati come amuleti, offerte votive ed investimento economico.
Essi tuttavia non avevano più nulla di egizio; visto che erano destinati all’élite dei conquistatori, i monili dell’epoca si ispiravano al gusto greco ed orientale e per questo erano vistosi, spesso adornati con pietre preziose e semipreziose ed erano lavorati a filigrana, ad intaglio ed a granulazione; esistono solo pochi esemplari che mostrano uno stile ibrido, come alcuni amuleti Udjat in oro con decorazioni in filigrana di tipo ellenistico (si vedano a questo proposito le immagini sul nostro sito a questo link: https://laciviltaegizia.org/2021/09/30/ludjat/)
Il motivo decorativo di Iside – Hathor venne mantenuto, ma apparvero il nodo di Eracle simbolo di salute, felicità ed amore e dal valore apotropaico (secondo la leggenda l’eroe, dal quale la nobiltà macedone riteneva di discendere, usò questo nodo per legare sotto il mento le zampe anteriori della pelle invulnerabile del leone Nemeo che egli indossava per proteggersi), i serpenti emblemi di salute e lunga vita (si veda in proposito l’articolo sul nostro sito a questo link: https://laciviltaegizia.org/2022/11/08/i-gioielli-a-forma-di-serpente/), le teste di animali, le figure di Afrodite, Eros e Nike, le linci, i delfini e le gazzelle.

L’evoluzione stilistica ha coinvolto anche i diademi: quello descritto, venne probabilmente realizzato ad Alessandria d’Egitto (famosa all’epoca per i suoi laboratori di oreficeria, la cui produzione veniva per lo più esportata all’estero) tra il 220 ed il 100 a. C. (regno di Tolomeo IV o V), appartenne verosimilmente ad un nobile ed è in stile pienamente ellenistico.
Esso è costituito da due segmenti a forma di foglia, ciascuno realizzato da un unico pezzo di lamina d’oro, su ognuno dei quali è applicata una fiaccola accesa; essi sono uniti nella parte centrale anteriore da una doppia cerniera, contrassegnata da un nodo di Eracle.

Il corpo delle fiaccole è decorato con complesse applicazioni in filigrana e granulazione ed è fiancheggiato su entrambi i lati da delicati viticci floreali che spuntano da minuscoli calici di acanto su ciascun lato del retro del diadema.
In origine sul bordo inferiore erano applicati ad intervalli regolari otto gruppi di pendenti (solo cinque dei quali sono sopravvissuti) decorati con corniola, vetro verde screziato e probabilmente conchiglia.

Esso è conservato a Malibu, presso il museo Villa Getty.
FONTI;
- PFROMMER M. – TOWNE E., Greek gold from Hellenistic Egypt, Los Angeles 2001
- https://mokoartdesign.com/en/blogs/tasarim-hikayeleri/helenistik-donem-takilari
- https://www.metmuseum.org/it/essays/hellenistic-jewelry
LE IMMAGINI PROVENGONO DA QUESTE PUBBLICAZIONI
PFROMMER M. – TOWNE E., cit.
https://www.historyhit.com/the-oldest-crowns-in-the-world/
1 pensiero su “I DIADEMI DEI TOLOMEI”