Età Tolemaica, Mai cosa simile fu fatta

MASCHERA FUNERARIA

Epoca Tolemaica – Romana
Altezza 42 cm
Assiut
Museo Egizio di Torino S. 11059

Maschera funeraria Cartonnage

L’imbalsamazione fu praticata in Egitto fino alla tarda epoca imperiale romana.

Le mummie di questo periodo mostrano una particolare cura nella fasciatura e presentano maschere funebri in cartonnage o veri e propri ritratti su tavola di legno, posizionati in corrispondenza del volto ( noti come “ritratto del Fayyum, che vi descriverò prossimamente).

Fonte e fotografia

Museo Egizio di Torino – Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino – Franco Cosimo Panini Editore

“COSE (ANCORA PIÙ) MERAVIGLIOSE”

L’INSTITUT D’ÉGYPTE

Napoleone parla ai “sapienti” sul ponte della Orient in viaggio per Alessandria, il momento tradizionalmente considerato come la genesi dell’Institut d’Égypte

Nel 1798 la popolarità di Napoleone in Francia è immensa. Forse troppo.

La Campagna d’Italia è appena terminata con il suo clamoroso successo, ed il Direttorio rivoluzionario vede (giustamente!) con sospetto quel giovane generale che viene dalla Corsica. Decide allora di prendere due piccioni con una fava e bloccare la via terrestre per le Indie all’eterno nemico inglese conquistando l’Egitto e togliere dal territorio francese il piccolo generale.

Il Porto di Alessandria nel 18° secolo

Nel maggio 1798, Napoleone si imbarca quindi da Tolone con 54,000 soldati su 400 navi alla volta di Alessandria. Già che c’è, nel mezzo invade e conquista Malta, da sempre approdo strategico nel Mediterraneo per le navi inglesi. Il 1° luglio sbarca con la nave ammiraglia Orient ad Alessandria e, incredibilmente, marcia sul Cairo a piedi nel deserto invece di risalire il Nilo; a completare l’opera i soldati francesi hanno le uniformi in lana e patiranno le pene dell’inferno.

Lo sbarco della flotta francese ad Alessandria, sbarco non privo di incidenti compreso l’affondamento della Patriote (Museo della Rivoluzione Francese).

Nonostante tutto, il 21 luglio l’organizzazione e la strategia di Napoleone disintegrano l’esercito dei Mamelucchi sulla piana di Giza (dopo il famoso monito: “Soldati! Dall’alto delle Piramidi quaranta secoli vi guardano!”), ma Nelson a sua volta tra il 1° ed il 2 agosto disintegra la flotta francese ad Abukir e sancisce la fine delle velleità militari francesi in Egitto. Dopo aver tentato la conquista della Palestina ed essersi scontrato con l’esercito turco, Napoleone riparte per la Francia, ma lascia in Egitto un altro piccolo “esercito”.

Napoleone davanti alla Sfinge. Olio su tela di Jean Leon Jerome (1886)
La battaglia delle Piramidi, dipinto di Louis-François Lejeune

Quando è partito per la sua spedizione in Egitto, oltre alla strategia militare Napoleone aveva infatti in testa un secondo obiettivo: creare un’istituzione scientifica in Egitto simile all’Institut de France da poco creato in patria e di cui faceva parte non per motivi “politici” (o almeno, non solo per quello…), ma come matematico. Sulle navi che hanno fatto vela per il Nilo, c’era quindi posto per più di 150 scienziati “capitanati” da Gaspard Monge, direttore del Politecnico (École Polytechnique) di Parigi. Tra i più illustri Fourier (matematico e fisico maledetto da generazioni di studenti), Berthollet (chimico), Dolomieu (geologo a cui dobbiamo il nome delle Dolomiti), Conté (pittore, chimico e fisico a cui dobbiamo l’invenzione della matita odierna) e un disegnatore, Dominique Vivant Denon, che conosceremo meglio in seguito.

Gaspard Monge ritratto da André Dutertre all’epoca della spedizione in Egitto

Napoleone ha infatti chiesto a Monge due obiettivi: poter costruire strade ed infrastrutture in Egitto, oltre al materiale bellico richiesto per l’invasione, e scoprire un mondo che era allora ampiamente sconosciuto sotto tutti i punti di vista.

In poco più di due mesi, Monge ha messo insieme una squadra che spazia dalla matematica alla zoologia, dalla medicina all’ingegneria, compresi musicisti, astronomi, scultori ed una schiera di tipografi per eternare le loro scoperte. Da notare che, visto il carattere militare della spedizione, sia la destinazione che la durata della missione rimasero segreti fino a quando non furono tutti imbarcati. Dell’organizzazione si occupa il generale Caffarelli, di origine italiane, che aveva perso una gamba in battaglia tre anni prima.

Solo dopo aver salpato da Tolone il 17 maggio 1798 in un momento immortalato da un autore sconosciuto, Napoleone parla agli scienziati più eminenti, che viaggiano a bordo della nave ammiraglia Orient e svela la destinazione ed il loro ruolo nell’impresa.

Anche le “truppe” scientifiche sbarcano ad Alessandria il 1° luglio, non senza intoppi: la Patriote si incaglia ed affonda nel porto con il suo carico di attrezzature scientifiche, di cui si riesce a recuperarne una parte. Poi si separano: le truppe marciano verso la battaglia delle piramidi, mentre gli scienziati si dividono tra Alessandria e Rosetta, dove avverrà una delle scoperte più importanti della missione.

Nonostante l’esito infausto della campagna d’Egitto, il 22 agosto 1798 Napoleone decreta la nascita dell’Institut d’Égypte “per il progresso e la propagazione dell’Illuminismo in Egitto”. Durerà solo fino al 1801, ma l’impatto culturale fu enorme.

La prima riunione dell’Institut d’Égypte, il 23 agosto 1798 al Cairo. Si distinguono, fra gli altri, Napoleone, Conté (con la benda sull’occhio), il generale Caffarelli (con la gamba di legno), Dolomieu (il più alto)

Monge ne è il presidente, Napoleone stesso il vicepresidente. L’Institut è diviso in 4 sezioni: matematica, fisica (storia naturale e medicina), economia politica e letteratura ed arte. Ogni sezione ha 12 membri e sarà indipendente, convergendo poi nella descrizione delle loro attività con la “Description de l’Egypte”, in cui verrà immortalata anche la loro prima riunione al Cairo.

La nostra storia, in pratica, comincia qui. Un gruppo di studiosi alla riscoperta di un mondo perduto.

Riferimenti:

· Reybaud, Louis, 1799-1879. Histoire scientifique et militaire de l’expédition française en Égypte. Paris: A.J. Dénain, Librarire-éditeur, 1830-1836

· Description de l’Égypte; ou, Recueil des observations et des recherches qui ont été faites en Egypte pendant l’expédition de l’armée francais. Paris: De L’Imprimerie impériale, 1809-1828

· Denon, Dominique Vivant, 1747-1825. Voyage dans la Basse et la Haute Égypte, pendant les campagnes du général Bonaparte. Paris: De l’Imprimerie de P. Didot l’aîné, 1802

· Institut d’Égypte, Cairo, Mémoires sur l’Égypte: publiés pendant les campagnes du Général Bonaparte, dans les années VI et VII [-IX]. Tome premier [-quatrieme]. Paris 1800-1803

· Andrews, Carol AR. The Rosetta Stone. London: British Museum Publications, 1981.

· Beaucour, Fernand, Laissus, Yves, and Orgogozo, Chantal. The Discovery of Egypt: Artists, Travellers and Scientists. Paris: Flammarion, 1990.

· Burleigh, Nina, and Cassandra Campbell. Mirage: Napoleon’s scientists and the unveiling of Egypt. New York: Harper, 2007.

Età Tolemaica, Mai cosa simile fu fatta

IL PAPIRO DI EFANKH

Epoca Tolemaica
Lunghezza 1912 cm – Altezza 30 cm
Collezione Drovetti – Museo Egizio di Torino C. 1791

Nell’immaginario collettivo i papiri, insieme alle mummie, sono i manufatti associati all’antico Egitto.

Effettivamente questa grande civiltà produsse un’ enorme quantità di documenti scritti, molti su papiro, inerenti tutti gli aspetti della vita quotidiana: lettere, testamenti, opere letterarie, atti giudiziari, mappe, testi religiosi.

Tra questi ultimi una posizione di primo piano spetta al cosiddetto Libro dei Morti, una raccolta di formule religiose scritte con inchiostro nero e rosso, corredato da illustrazioni policrome, che a partire dal Nuovo Regno faceva regolarmente parte dei corredi funerari dei personaggi abbienti.

La conoscenza delle varie formule che componevano la silloge avrebbe dovuto aiutare il defunto a superare gli ostacoli che questi poteva incontrare nel suo cammino verso l’aldilà.

Tra i vari ” capitoli” in cui è stato convenzionalmente suddiviso il Libro dei Morti, il più noto è certamente il 125 relativo alla psicostasia o pesatura dell’anima.

Nella raffigurazione ad essa associata, qui estratta dal Libro dei Morti di Efankh, è raffigurato il tribunale divino, composto da 42 giudici e presieduta da Osiride in trono.

Al cospetto di queste e altre divinità viene pesato su una bilancia il cuore del defunto che, se innocente, avrà accesso al mondo ultra terreno dove inizierà la sua nuova vita eterna.

Nelle scene di psicostasia l’esito della pesatura viene registrato per scritto, come in un vero processo.
È Thot, il dio della scrittura è della conoscenza, che si occupa di questa operazione.
Thot è raffigurato con la testa del suo animale sacro, l’ Ibis, intento ad annotare il verdetto utilizzando i tipici strumenti degli scribi, ed è inoltre rappresentato sotto forma di babbuino sopra la bilancia.

La bilancia, il fulcro dell’intera scena, è composta da due piatti sui quali sono posti l’immagine della dea della giustizia Maat, a sinistra e il cuore di Efankh, a destra, che deve risultare più leggero del suo contrappeso affinché il defunto sia salvo.
Le due divinità sotto la bilancia sono Anubi, a sinistra, il dio dell’imbalsamazione e delle necropoli, e Horus, a destra, figlio di Osiride.

Se il cuore posto sulla bilancia non supera la prova della pesatura e risulta più pesante del simbolo di Maat la piuma, il defunto è condannato a una seconda e definitiva morte che non gli consentirà l’accesso alla vita eterna.
In questo caso il suo cuore viene divorato da un essere mostruoso e ibrido, noto come “la grande divoratrice”, raffigurato con la testa di coccodrillo e il corpo metà di leone e metà di ippopotamo.

Fonte

I grandi musei: il Museo Egizio di Torino – Silvia Einaudi – Electa

Età Tolemaica, Mai cosa simile fu fatta

PANNELLO INTARSIATO

Epoca Tolemaica
Legno e pasta vitrea – 17,2 x 20,5 cm.
Scavi di C. Anti a Tebtynis
Museo Egizio di Torino – S. 18155

Nella collezione del Museo Egizio torinese sono confluiti anche i reperti recuperati dal professore padovano Carlo Anti, durante i suoi Scavi effettuati negli anni 1930 – 1933 a Tebtynis, nel Fayyum.

La località è nota per aver restituito una grande quantità di materiali risalenti soprattutto all’epoca greco-romana, quand’essa divenne un importante centro agricolo e religioso con abitazioni, botteghe, strade, bagni pubblici e un importante santuario consacrato a Soknebtynis.

Tra gli oggetti rinvenuti a Tebtynis vi è anche questo pannello ligneo, probabilmente parte di una cassetta, che è di per sé un piccolo capolavoro di artigianato.

Nel legno sono stati inseriti intarsi di pasta vitrea colorata: blu rossa e azzurra, che raffigurano quattro figure stanti.

Da sinistra verso destra si riconoscono la dea Hathor, il dio bambino Arpocrate, il faraone con la doppia corona e infine una divinità femminile.

La scena è collocata sotto l’immagine stilizzata di un cielo stellato su cui domina il disco solare alato.

L’eccezionalità del reperto sta soprattutto nella raffinata e meticolosa lavorazione di alcuni piccoli dettagli quali le rosette e il panneggio dell’abito della dea all’estremo destra, le striature del suo copricapo ad alte piume o i piccoli intarsi che formano le di Arpocrate e del sovrano.

Fonte: I grandi musei: Torino Museo Egizio – Silvia Einaudi – Electa

Foto: Museo Egizio di Torino

Età Tolemaica, Mai cosa simile fu fatta

SARCOFAGO DI PETOSIRI

Legno con intarsi in pasta vitrea
Altezza 195 cm
Museo Egizio del Cairo – JE 46592

Sarcofago di Petosiri, sommo sacerdote del dio Thoth, dalla sua tomba a Tuna el-Gebel

Gli Egizi vivevano in un’ambiente variopinto e i colori vivaci e la policromia aveva un ruolo importante anche nelle iscrizioni geroglifiche sui monumenti, nei rilevi e nelle sculture.

La scelta cromatica seguiva modelli predefiniti.

La decorazione della cappella di Petosiri era a rilievo, con una commistione di stile ellenistico ed egizio, ma il sarcofago ligneo antropomorfo è in puro stile egizio.

Il sarcofago si trovava dentro ad un altro sarcofago in pietra, e le iscrizioni su di esso sono tratte dal Libro dei Morti.

I geroglifici sono intarsiati in pasta vitrea policroma, si tratta di una tecnica insolita per i sarcofagi, è un segno dei progressi compiuti nella produzione di decorazioni intarsiate in pasta vitrea durante il periodo Tolemaico.

Fonte

Egitto 4000 anni di arte – Jaromir Malek Edizioni Phaidon

Età Tolemaica, Mai cosa simile fu fatta

SARCOFAGO PER GATTO

Provenienza sconosciuta
Bronzo
Lunghezza 52 cm.
Rijsmuseum van Oudheden, Leida

Secondo la mitologia, alcune divinità avevano aspetto teriomorfo e i loro templi comprendevano allevamenti dell’animale adorato nella località.

Alla dea Bastet era associato il gatto e i suoi templi maggiori si trovavano a Bubasti e a Menfi.

I sarcofagi per animali erano disponibili in diverse forme e misure, il più costoso era realizzato in bronzo, nella bottega del tempio

La forma poteva essere a scatola, con la figura di un animale sopra di essa; in questo modo il sarcofago ricorda un piedistallo, associazione riconosciuta ed enfatizzata dagli artisti creatori.

La forma ricordava inoltre il modo standard di rappresentare il contenuto di una scatola nell’arte bidimensionale, che era quello di riprodurlo sopra di essa.

Fonte

Egitto : 4000 anni di arte – Jaromir Malek – Phaidon

Kemet Djedu

CIRCONCISIONE EGIZIA


La Mastaba di Ankhmahor è vicina alla piramide di Unas, nella Necropoli di Saqqara.
Ankhmahor deteneva l’importante titolo di visir dimostrando così la sua fulgida carriera di funzionario.
La sua tomba è conosciuta anche come “tomba del medico” poiché contiene scene di pratiche sanitarie.

Le immagini più famose della tomba di Ankhmahor si trovano sulla porta della sala delle colonne. Sono scene mediche che mostrano rappresentazioni di operazioni chirurgiche, inclusa la circoncisione.
Ho notato che di questa celeberrima raffigurazione esistono traduzioni perlopiù romanzate per non dire allegrissime.
Penso di poter dare il mio modestissimo contributo.

Come al solito ho aggiunto la codifica IPA per far pronunciare il geroglifico a chi non lo ha ancora studiato!

Senza categoria

GRUPPO STATUARIO DI KINEBU E ISIDE

Gruppo statuario di Ki-nebu e Iside, din. XVIII-XX, Tebe, tomba 113.
Calcare dipinto
Inv.2945, August Kestner Museum, Hannover

Questo magnifico gruppo statuario è uno dei pezzi più importanti della collezione egizia dell’August Kestner Museum di Hannover ed era anche uno dei più amati da August Kestner.

Lo stato di conservazione è eccellente, dato che preserva ancora la colorazione originale.

Non è questo l’unico motivo per ammirare questa statua: lo stile richiama chiaramente la XVIII dinastia e il regno di Amenhotep III (io trovo i ritratti molto simili a quelli del generale Nakhtmin e la moglie o del tesoriere Maya e la moglie) ma questa statua fu usurpata 220 anni dopo, durante la XX Dinastia e precisamente durante il primo anno del regno di Ramses VIII, intorno al 1130 a.C. come riportato nell’iscrizione sulla statua (vedere foto del retro sotto).

Il retro del gruppo statuario. Foto August Kestner Museum

Mentre l’originario committente è sconosciuto, sappiamo che coloro che “presero in prestito” la statua furono il sacerdote Kinebu e la moglie Iside, cantatrice di Amon.

La particolarità di questa statua risiede nel fatto che Kinebu non si limitò ad appropriarsene ma vi fece anche modificare gli abiti per renderli alla moda. Si tratta dell’unico caso conosciuto, secondo il museo, di questo desiderio di essere alla moda!

Le parrucche e gli abiti sono magnifici. La foto del Museo consente di ammirarne i dettagli.

Fonti:

Informazioni sulla tomba:

Necropoli tebane

TT176 – TOMBA DI USERHAT

Userhat in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT176[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
UserhatServo di Amon dalle mani netteEl-KhokhaXVIII dinastia  (Amenhotep II-Thutmosi IV ?)accesso dalla TT177; circa 80 m a ovest della casa di Omdeh[5]

 

Biografia

Il nome del titolare venne identificato solo nel 1972[6]: non Amon-Userhat, come sino allora si era creduto, ma solo Usarhat giacché la parola “Amon”, interpretata come facente parte del nome era, invece, parte del titolo. La tomba, tuttavia, continua ad essere indicata anche come come tomba di Amon-Userhat. Il titolo, “servo dalle mani nette di Amon” è raramente attestato, tuttavia si sottolinea il fatto che il titolare, benché membro di uno dei livelli più bassi della gerarchia di Corte, meritasse il privilegio di disporre di una tomba nell’area. Nessuna notizia biografica ricavabile anche a causa dei danneggiamenti intervenuti nel XIX secolo[7]

La tomba

Ripresa satellitare dell’ubicazione delle tombe TT176 e TT177

TT176 è costituita da un’unica sala rettangolare irregolare cui si accede attraverso un corridoio che collega questa sepoltura alla vicina TT177[8]. L’accesso originario della TT176 è oggi sepolto e le due tombe (la seconda delle quali risale alla XIX dinastia) erano originariamente separate, la parete divisoria venne abbattuta forse durante il XIX secolo dalla popolazione locale, danneggiando le decorazioni parietali, per adattare i locali ad abitazione o a stalle[9] [10]. Il Service des Antiquités, considerando il danno ormai già fatto, non ritenne necessario proseguire nella ricerca e scavo dell’ingresso originario di TT176 facendo della vicina TT177, di fatto, una sorta di anticamera della prima[11].

Parete nord: due uomini, vestiti con corti gonnellini, portano un cesto utilizzando barre di legno appoggiate sulle loro spalle. Il cesto è sapientemente rappresentato, con un’architettura composta da rami sottili (in rosso) collegati da maglie vegetali (in verde). Fonte: osirisnet.net

Sulle pareti del corridoio, là ove sarebbe dovuto trovarsi l’ingresso (1/nero in planimetria[12]) si trovano i resti di una rappresentazione del defunto; seguono (2), su quattro registri sovrapposti, barche con dolenti, uomini che trasportano grano e scene del pellegrinaggio ad Abydos.

Poco oltre (3), su due registri, liste rituali, preti che purificano il defunto e portatori di offerte.

Muro nord-est: Userhat (o la sua statua?) un piede in avanti, tiene in mano un lungo bastone. Di fronte a lui, un sacerdote vestito di pelle di felino effettua una cerimonia di purificazione con l’acqua. Dietro di lui, un altro sacerdote con la testa rasata fumiga con l’incenso. Fonte: osirisnet.net

Su altra parete (4) resti di dipinti con ospiti e portatori di offerte; poco oltre (5), su due registri, resti di scene di banchetto con fanciulle con scacciamosche e due danzatrici; una fanciulla offre cibi al defunto e alla moglie. Oltre il corridoio che congiunge alla TT177 (6), una scena con tre divinità femminili. Un andito, sulle cui pareti (7) sono rappresentati il dio Anubi, quale sciacallo, e preti che officiano cerimonie funebri sul defunto, immette in una nicchia (8) priva di decorazione, ma con testi do offertorio, che doveva contenere la statua del defunto[13].

Una coppia, probabilmente Userhat e la moglie, ricevono offerte da una fanciulla, forse la figlia. Fonte: osirisnet.net
Questa foto d’archivio della stessa scena evidenzia gli enormi danni inflitti alle decorazioni dal tentativo di tagliare i rilievi. Da: Alcoen Bram “TT176. The tomb of Userhat”, GHP Egyptology 16, 2012.

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 206.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Porter e Moss 1927, p. 281.
  5. Porter e Moss 1927, p. 281.
  6. Gardiner e Weigall 1913, pp. 32-33
  7. Gardiner e Weigall 1913, p. 33

Parete nord (n.ro 2 planimetria Porter & Moss)


[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Con il termine omdeh si indica, in Egitto, il capo-villaggio.

[6]      Manniche 1972.

[7]      Porter e Moss 1927,  p. 281.

[8]      In planimetria i riferimenti alle due tombe sono differenziati in diverso colore, nero per la TT176 e rosso per la TT177.

[9]      Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri.

[10]     Calcoen 2014, pp. 66-70.

[11]     Calcoen 2012, pp. 66-70.

[12]     La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 282.

[13]     Porter e Moss 1927, pp. 281-283.

Necropoli tebane

TT175 – TOMBA DI SCONOSCIUTO

Planimetria schematica della tomba TT175[1] [2]

Epoca:                                   XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
sconosciutonon notoEl-KhokhaXVIII dinastia  (Thutmosi IV ?)a nord della TT38 e non lontano dalle TT176 e TT177

 

Biografia

La TT175, piccola e ben decorata, ma pur presentando i riquadri che avrebbero dovuto contenere testi, questi sono vuoti e non è possibile, perciò, ricavare notizie biografiche sul titolare[5].

La tomba

L’ingresso della TT175

La TT175, la cui assegnazione alla metà della XVIII dinastia si basa solo su criteri stilistici delle immagini parietali[6], venne scavata nel calcare alquanto povero della collina di El-Khokha ed è costituita da un’unica, piccola[7] sala rettangolare sulle cui pareti sono tuttavia presenti scene o dipinti, molto danneggiati specie nelle parti di colore nero, che concentrano in così poco spazio quanto era ritenuto necessario per una buona permanenza del defunto nell’aldilà. La facciata è stata, nei millenni, adattata e le modifiche intervenute hanno cancellato ogni eventuale informazione ricavabile da eventuali iscrizioni; i dipinti vennero realizzati su un intonaco bianco costituito da cannicci e fango del Nilo[8].

Scene di lavori campestri. Fonte: osirisnet.net
La produzione di cosmetici e profumi. Fonte: osirisnet.net

Su tre registri sovrapposti, portatori di offerte; poco oltre, sul lato est della sala scene della cerimonia funebre, che proseguono sulla parete di fondo che presenta un’ampia area non dipinta, né in alcun modo rifinita su cui si è supporto poggiasse una statua.

La processione funebre. Fonte: osirisnet.net
Il pellegrinaggio ad Abydos. Fonte: osirisnet.net

Poco oltre il defunto e la moglie seduti[9] rivolti verso l’area in cui si sarebbe trovata la statua, che ricevono doni da una fanciulla (la figlia?) in presenza di musicisti e preparazione degli unguenti; scene del pellegrinaggio ad Abydos e di offertorio a Osiride, Anubi, Hathor, alla Dea dell’occidente (Mertseger), a Iside e Nephtys e della Cerimonia di apertura della bocca praticata da un prete sem[10].

Presentazione delle offerte ad Osiride ed Anubi. Fonte: osirisnet.net

Doppia scena del defunto e della moglie seduti e poi in piedi in offertorio[11].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927, p. 281.
  4. Porter e Moss 1927, p. 281.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 32-33
  6. Gardiner e Weigall 1913, p. 33
  7. Manniche 1988.
  8. Manniche 1988.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 281.

[6]      Manniche 1988.

[7]      Solo 1,60 m x 1 m.

[8]      Manniche 1988.

[9]      Sotto la sedia della moglie un cane accucciato osserva la scena; si tratta di una rara rappresentazione di un cane con manto bianco e nero, con muso particolarmente allungato.

[10]     Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.

[11]     Porter e Moss 1927, pp. 281.