sulla collina settentrionale; circa 50 passi a nord e più in basso della TT148
Biografia
Ipy, Capo dei Profeti di Thot, fu il padre mentre Hati, Superiora dell’harem di Thot, fu la madre. Tay, a sua volta Superiora dell’harem di Thot, fu la moglie[5].
La tomba
TT166 presenta una planimetria a “T” rovesciata tipica delle tombe del periodo.
Un corridoio dà accesso ad una sala trasversale sulle cui pareti, molto danneggiati, un uomo e una donna, con mazzi di fiori e sistri, dinanzi a tre divinità. Pooco oltre linee di testo con i nomi di Supervisori ai lavori di vari templi.
Un passaggio, sulle cui pareti il defunto e la moglie offrono a Osiride e adorano Anubi e sono riportati brani che menzionano la festa di Sokar, immette in una sala perpendicolare alla precedente sulle cui pareti restano solo pochi e illeggibili frammenti di decorazione[6].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 277.
Porter e Moss 1927, p. 277.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31
Gardiner e Weigall 1913, p. 31
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Unica notizia biografica ricavabile dalle rappresentazioni parietali è il nome della moglie, Tentamentet, detta Kay[5].
La tomba
L’accesso alla TT165 è possibile da una corte, in cui si apre anche quello alla TT20. La TT165 è costituita da un’unica sala sulle cui pareti: (1 in planimetria[6]) il defunto offre incenso su un braciere in presenza di portatori di offerte; su due registri (2) immagini di banchetto in presenza del defunto e della moglie, scene del pellegrinaggio ad Abydos e della processione funeraria con una barca trasportata da preti che precedono il defunto e la moglie; sulla parete di fondo (6) scene solo abbozzate: tre fanciulle e riti sulla mummia. Poco oltre (5), su due registri, un figlio (?) offre mazzi di fiori e liste di offerte al defunto e alla moglie mentre servi recano cibi; poco oltre (4), il defunto e la famiglia praticano la pesca e l’uccellagione e scene solo abbozzate di preparazione della cacciagione, pulizia del pesce, vendemmia e pigiatura dell’uva; due uomini (3) offrono libagioni e abiti al defunto[7].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 277.
Porter e Moss 1927, p. 277.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31
Gardiner e Weigall 1913, p. 31
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
La scena dipinta sul timpano est della tomba TT1 di Sennedjem raffigura una barca sacra. Ci sono anche due babbuini. Poiché l’immagine è dipinta sul timpano orientato ad Est, il babbuino di sinistra è quello esposto a Nord e saluta il sole tramontante, mentre l’altro è esposta a Sud e quindi saluta il sole sorgente.
Per gli Egizi i versi e la gestualità dei babbuini al sorgere del sole erano saluti, preghiere e lodi che essi indirizzavano alla divinità. In realtà, molto più semplicemente, gli zoologi lo spiegano come una gestualità intesa al riscaldamento muscolare dopo una fredda nottata del deserto.
Ci determiniamo, in questo modo, anche la direzione della barca che sta risalendo la corrente procedendo da Nord a Sud.
Sulla prua della barca c’è una rondine, molto rara in questo genere di raffigurazioni, praticamente repertata solo a Deir el Medina con un significato di rigenerazione.
La divinità assisa sulla barca regge sulla testa un surdimensionato disco solare dotato a sua volta di un ureo. La divinità è un sincretismo di Ra, Harakhty (Horus dell’Orizzonte) e Atum. Ricordiamo che il sole nasce come Khepri, trasformandosi in Ra a mezzogiorno e tramontando in qualità di Atum alla sera.
La scena possiede tre didascalie delle quali facciamo qui l’analisi filologica.
Lo studio della statuaria reale del Medio Regno, la cui epoca d’oro fu collocata durante i regni del re SESOSTRIS III e di suo figlio AMENEMHAT III (intorno al 1900-1800 a.C.), rivela capolavori di scultura molto complessa e difficile da imitare.
La statuaria di questo periodo ispira tuttavia largamente i falsari. È tuttavia necessario distinguere tra copie di oggetti realizzate per i turisti e quelle con pretese antiche, destinate a ingannare personaggi in cerca di buoni reperti, talvolta venduti a prezzi elevati a ricchi collezionisti o musei pubblici e non, in cerca di oggetti attraente per la loro collezione.
La storia dei falsi oggetti antichi egizi mostra che mercanti d’arte senza scrupoli collaborano con alcuni egittologi istituzionali senza scrupoli, legittimando, attraverso le loro parole e i loro scritti, queste fucine. Quale argomento migliore infatti, per rassicurare un acquirente, che mostrargli “un certificato di garanzia” firmato da un egittologo addetto ad un grande museo pubblico o ad un’università statale!
E’ però buona norma analizzare qualsiasi oggetto proveniente dal mercato dell’arte. Il confronto con oggetti provenienti da scavi ufficiali, l’analisi stilistica e lo studio dei materiali effettuato in modo professionale lasciano normalmente poche possibilità di falsificazioni. Attenzione in più si deve prestare per gli oggetti non provenienti da scavi ufficiali e certificati .
Nel 1998 una statua intitolata al re Sesostri III, apparve sul mercato parigino. Prima della vendita, Madame Elisabeth Delange, curatrice del Museo del Louvre, ha consegnato una valutazione favorevole di questo pezzo a F. Pinault interessata al suo acquisto. L’oggetto è stato acquistato all’asta il 10 novembre 1998 per una somma di cinque milioni di franchi.
Allertato dopo la vendita da un articolo di Vincent Noce su Libération, che riporta l’opinione del professore tedesco Dietrich Wildung che ritiene questa statua sospetta, Pinault , si rifiuta di onorare il suo acquisto, innescando quello che viene comunemente chiamato “l’affare Sesostris III”.
Una perizia effettuata dalla sig.ra Christiane Desroches-Noblecourt e dalla sig.ra Elisabeth Delange nel marzo 2000 ha concluso che la scultura del faraone seduto a nome di SESOSTRIS III, oggi di proprietà della sig.ra Pinault con queste parole: “Poiché questa statua si differenzia dalle altre effigi conosciute, viene avanzata una nuova teoria, ovvero che la statua sia stata realizzata post mortem, alla fine della XII o all’inizio della XIII dinastia”.
La statua, dopo una seconda perizia effettuata nel febbraio 2002, viene ritenuta un falso. Un’analisi di laboratorio confermerà successivamente questa seconda opinione nel luglio 2002.
Da qui ha inizio la questione giudiziaria. Per più di 20 anni questa statua è stata oggetto di prese di posizioni di diversi studiosi. La statua è passata dalla Svizzera, poi in Germania e negli Stati Uniti prima di trovare un acquirente in Francia nel 1998. Negli Stati Uniti sembra che solo Madame Edna Russmann del Brooklyn Museum credesse nella sua autenticità, In Germania ci credeva il professor Hans Wolfgang Müller del Museo di Berlino, in Belgio, Claude Vandersleyen, che all’inizio del 2002, si espresse a favore dell’autenticità della statua senza altro argomento se non la sua profonda convinzione.
Non mi dilungo nella questione giudiziaria trattata molto compiutamente in un articolo del LeParisien, di cui al link:
Come abbiamo detto in precedenza, Necao II non provò più ad assoggettare la Palestina, non si mosse dall’Egitto dove morì. Gli successe sul trono il figlio Psammetico II (Neferibra Psametek).
Per quanto riguarda la durata del suo regno siamo propensi a credere a quanto raccontano Erodoto e Sesto Africano che gli assegnano sei anni (dal 595 al 589 a.C.), contrariamente ad Eusebio di Cesarea il quale afferma che regnò diciassette anni.
Dopo poco più di un anno dal suo insediamento, volle subito imitare il nonno Psammetico I facendo adottare sua figlia Ankhnasneferibra dalla “Divina Adoratrice di Amon” in carica, che era Nitocris, in qualità di sua erede nel titolo. Pare che nel frattempo le sia stato assegnato anche il titolo di “Primo Profeta di Amon”, mai accordato ad una “Sposa del Dio”, ma lei non accettò quest’ultimo uffizio.
Il seppur breve regno di questo faraone ha portato spesso a sottovalutarne l’importanza nonostante i monumenti che lo riportano siano di molto più numerosi di quelli dei suoi due predecessori.
Psammetico II si trovò subito a dover affrontare i nubiani, governati dai discendenti della XXV dinastia. Armò un esercito composto prevalentemente di mercenari libici e nel 592 a.C. partì da Elefantina e, raggiunta la terza cateratta, si scontrò con l’esercito del re Anlamani (secondo alcuni era invece il fratello Aspelta) che sconfisse per poi ritirarsi nuovamente a nord della 1ª cateratta. In realtà questa spedizione è molto dibattuta e desta particolare interesse in proposito.
Dell’evento ce ne parla un’epigrafe facente parte di un gruppo d’iscrizioni greche incise su uno dei colossi di Ramses II ad Abu Simbel dove si legge:
<<……Allorché il re Psammetico venne a Elefantina, questo fu scritto da coloro che navigarono con Psammetico figlio di Theocles, e si spinsero oltre Kerkis fin dove il fiume lo permette. Coloro che parlavano lingue straniere erano guidati da Potasimto, gli Egizi da Amasis……>>.
E’ stato effettivamente riscontrato che Potasimto e Amasis ricoprirono cariche militari durante il regno di Psammetico II. Si parla di questa spedizione in Nubia anche su due stele trovate a Tanis ed a Karnak, le stele sono molto rovinate ma è possibile leggere su di una la data dell’anno 3 in cui un re indigeno fu vinto e le sue truppe massacrate, la seconda riporta che la spedizione raggiunse Pnubs.
A questo punto, se la spedizione è giunta più a sud di quanto si pensasse, è impensabile che si trattasse solo della risposta di Psammetico II ad un attacco da parte degli etiopi per riconquistare l’Egitto che avevano perso dopo la fuga di Tanutamani da Tebe. E’ invece probabile che sia stato un atto di ostilità verso l’Etiopia da parte dei Saiti, lo si deduce anche dal fatto che il nome di Taharqa e dei suoi predecessori è stato sistematicamente cancellato dai loro monumenti.
Da un papiro scritto in tardodemotico si apprende che Psammetico II intraprese una spedizione in Fenicia; questa però non sembra essere una spedizione militare ma una visita pacifica allo scopo di ampliare i commerci, tanto che vi parteciparono pure i sacerdoti di vari templi. Qualcuno avanza l’ipotesi che, più che commerciale, lo scopo principale fosse quello di tentare di recuperare parte dell’influenza perduta dopo la sconfitta del suo predecessore da parte dei Babilonesi.
Psammetico II non perse tempo, celebrò il suo giubileo dopo pochi anni di regno e per l’occasione fece erigere ad Eliopoli due obelischi di granito alti circa 30 metri dove il faraone è raffigurato in forma di sfinge con i consueti titoli onorifici.
Tra i tredici obelischi presenti a Roma, uno di questi è di Psammetico II; venne fatto trasportare a Roma dall’Imperatore Ottaviano Augusto nel 10 a.C.. Inizialmente collocato in Campo Marzio come gnomone di un orologio solare, tra il IX e l’XI secolo l’obelisco crollò, forse a causa del terremoto dell’849 o in seguito al sacco di Roma del 1084, e progressivamente, si interrò. Sul finire del ‘700 Papa Pio VI lo fece recuperare ed iniziò a farlo restaurare e ad erigerlo come orologio solare. Completamente restaurato venne eretto in Piazza Montecitorio dove si trova attualmente.
Fonti e bibliografia:
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani, Milano , 2003
Salima Ikram, “Antico Egitto” , Ananke, 2013
Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, (Warminster: 1996
A questo punto la storia egizia risente dell’influenza delle popolazioni straniere, si fonde col tempo con la storia del Medio Oriente e della Grecia per cui, oltre alle solite fonti egizie, che troviamo nei testi geroglifici, dobbiamo rivolgerci ad altre fonti principali.
Ci vengono in aiuto i testi cuneiformi, lo stesso Erodoto come pure Giuseppe Flavio nonché la Bibbia (Antico Testamento). In questo periodo dobbiamo rivolgere la nostra attenzione a due fatti interconnessi, il crescente influsso straniero che investe tutto il paese ed il sorprendente arcaismo che troviamo nell’arte e nei testi religiosi. E’ come se, quanto più si mescolavano gli abitanti, più cresceva la nostalgia dei tempi passati, l’Antico Regno rinasceva nelle sculture, nei rilievi e nelle iscrizioni tombali che venivano ricavate dai testi delle piramidi.
Da parte loro i greci avevano dato un forte contributo ai vari eserciti egiziani ricevendo in cambio terre. Non c’è da stupirsi che ad un certo punto questi fossero più propensi a coltivare le loro terre piuttosto che fare la guerra. Esagerando e travisando la realtà, Erodoto afferma che a questi greci, chiamati “machimoi” (guerrieri), ad un certo punto venne imposto il divieto di apprendere altri mestieri che non fossero quelli delle armi, cosa ritenuta impossibile. Va comunque detto che Psammetico I ebbe sempre per i greci un occhio di riguardo sia per i militari che per i contadini, agevolò gli scambi commerciali per cui giunsero in Egitto commercianti dalla Grecia e dalla Dodecapoli ionia. Grande importanza rivestiva anche la notevole esperienza marinara dei coloni greci che con le loro navi trasportavano grano egiziano al loro paese d’origine che pagava in argento.
Alla morte di Psammetico I sul trono dell’Egitto sale il figlio, Wahemibra Nekau (Necao) che, secondo Erodoto, ci rimase per circa 16 anni, dal 610 al 594 a.C., mentre sia Eusebio di Cesarea che Sesto Africano gliene attribuiscono solo sei.
Necao II non fu meno intraprendente del padre. Sul fronte interno, forse a causa dei numerosi impegni, non eccelse in costruzioni di monumenti che sono tutt’ora molto scarsi e quasi privi di informazioni. Sempre nell’intento di incrementare lo sviluppo commerciale intraprese, già allora, un coraggioso tentativo di ampliare un canale per collegare il Mar Rosso al Nilo, precursore del futuro Canale di Suez, che però venne abbandonato e mai ultimato.
Fece costruire navi a Corinto potenziando le flotte del mediterraneo e del Golfo Persico. Fondò la città di “Per Temu Tjeku” (casa di Atum Tjeku) la moderna Tell-el-Maskhuta, presso Ismailia.
In politica estera proseguì l’azione del padre Psammetico I adoperandosi militarmente in Palestina, a fianco degli assiri, per contrastare l’ascesa della coalizione che si era costituita tra i Media e i Caldei di Babilonia. L’esercito egizio e assiro però non riuscirono ad evitare la caduta di Harran ultimo avamposto assiro. Necao II si rivolse dunque alla Palestina, il re di Giuda, Giosia, gli andò incontro:
<<……..quando Giosia ebbe preparato la casa, Neco re d’Egitto salì a combattere a Carchemis……..>>;i
I realtà Necao II non voleva assalire Giuda infatti disse a Giosia;
<<……..Che c’è fra me e te, o re di Giuda? Io non vengo contro di te, ma contro un’altra casa sono in guerra e Dio mi ha imposto di affrettarmi. Pertanto non opporti a Dio che è con me affinché egli non ti distrugga…….ma Giosia non volse via da lui la faccia……..venne dunque a combattere nella pianura della valle di Meghiddo……..e i tiratori tirarono su Giosia…….lo portarono a Gerusalemme. Così morì……..>> (II Cron. 35: 20-24).
Il popolo di Giuda prese quindi Ioacaz, figlio di Giosia, lo unse e lo proclamò re al posto di suo padre. Necao II non approvò la scelta, imprigionò Ioacaz a Ribla, in seguito lo deportò in Egitto, ove morì. Al suo posto nominò re Eliakim, figlio di Giosia, e gli cambiò nome in Ioiakìm. A Giuda impose un gravame di cento talenti d’argento e di un talento d’oro che Ioiakìm, dopo aver tassato il paese, consegnò al faraone Necao.
Necao II riuscì a prendere la piazzaforte di Kadesh sconfiggendo i Babilonesi, fu il primo faraone, dopo Thutmosi III, ad attraversare l’Eufrate.
Il successo di Necao durò solo quattro anni, succeduto al padre Nabopolassar, Nabucodonosor II attaccò l’esercito egiziano sconfiggendolo a Carchemish, prima poi ad Hamat in Siria (605 a.C.). Ma fu solo grazie al ritorno in patria di Nabucodonosor II che Necao II riuscì a tornare in Egitto coi resti del suo esercito.
Cita la Bibbia:
<<……….Il re d’Egitto non tornò mai più fuori del suo paese, perché il re di Babilonia aveva preso tutto quello che era appartenuto al re d’Egitto, dal torrente d’Egitto al fiume Eufrate……..>> (II Re: 24;7).
Intanto il re di Giuda e Israele Ioiachim si ribellò a Babilonia, Nabucodonosor lo sconfisse e lo catturò con tutta la sua famiglia ed i suoi beni e lo deportò a Babilonia. Al suo posto nominò suo zio Mattania al quale cambiò nome in Sedechia. (II Re: 24;16-17). Ma anche Sedechia si ribellò e fu così che, nell’ottavo anno del suo regno Nabucodonosor cinse d’assedio Gerusalemme che resistette per circa undici anni quindi cadde e fu invasa. Le sue case furono date alle fiamme, le mura abbattute ed il Tempio distrutto:
<<.………e i figli di Sedechia furono scannati dinanzi ai suoi occhi……..>>. Sedechia fu accecato dopo di che: <<………lo serrò in ceppi di rame e lo portò a Babilonia……..>> (II Re: 25; 7).
Alla morte di Nabucodonosor II sul trono di Babilonia salì il figlio Amel Marduk (in ebraico Ewil Merodak).
<<……..nell’anno trentasettesimo della deportazione di Ioiakìm, re di Giuda, nel decimosecondo mese, il venticinque del mese, Ewil-Merodak re di Babilonia, nell’anno della sua ascesa al regno, fece grazia a Ioiachim re di Giuda e lo fece uscire dalla prigione……….>> (Geremia).
Nel 601 a.C. un contingente babilonese cercò di introdursi nel Paese delle Due Terre, ma fu bloccato alla frontiera orientale del delta del Nilo e successivamente Necao II rioccupò il centro abitato di Gaza, ma non provò più ad assoggettare la Palestina.
(1) – Per concludere la storia di questo faraone è opportuno citare quanto narra Erodoto nel libro IV delle Storie, Necao II:
<<… allestì una potente flotta ed inviò dei Fenici sulle navi con l’incarico di salpare verso sud dal Mar Rosso e di attraversare le Colonne d’Eracle sulla via del ritorno, fino a giungere nel mare settentrionale e così in Egitto. I Fenici, pertanto, partiti dal Mare Eritreo, navigavano nel mare meridionale; ogni volta che veniva l’autunno, approdavano, in qualunque punto della Libia fossero giunti, seminavano e aspettavano il tempo della mietitura. Dopo aver raccolto il grano, ripartivano, cosicché al terzo anno dopo due trascorsi in viaggio doppiarono le Colonne d’Eracle e giunsero in Egitto. E raccontarono anche particolari attendibili per qualcun altro ma non per me, per esempio che nel circumnavigare la Libia si erano trovati il sole sulla destra…>>.
Proprio il fatto che Erodoto trova maggiormente incredibile, cioè l’affermazione secondo cui nel navigare attorno all’estrema punta dell’Africa avevano visto il sole alla loro destra, dà un forte senso di verosimiglianza al racconto, perché questo, per un greco di quei tempi, era davvero piuttosto difficile da credere. Chi è sempre vissuto a nord dell’equatore è abituato a vedere il sole a sud, perciò dirigendosi a ovest vede il sole alla propria sinistra. Ma in realtà, al Capo di Buona Speranza, che si trova a sud dell’equatore, a mezzogiorno il sole è a nord, quindi a destra di chi viaggia verso ovest, ed è difficile pensare che un fatto del genere possa essere stato inventato ed azzeccato per caso.
<< Un viaggio così come è descritto da Erodoto era possibile >>, afferma lo storico Lionel Casson. << Non c’è nessuna ragione perché un equipaggio di Fenici non possa averlo portato a termine nello spazio di tempo e nel modo da lui descritto…….,>>.
Fonti e bibliografia:
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani, Milano , 2003
Salima Ikram, “Antico Egitto” , Ananke, 2013
Gianpiero Lovelli, “Necao II : il faraone che sconfisse Giosia (monarca di Giuda)”, 2016
Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
La Bibbia, Watchtower bible and tract society of New York, 1967
Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, (Warminster: 1996
Nessuna notizia biografica ricavabile dalle rappresentazioni parietali[6].
La tomba
L’ingresso della TT164. Foto Alexander Ilin-Tomich
L’accesso a TT164 si apre in un cortile in cui (1 e 2 in planimetria[7]) si trovano due stele con il defunto in adorazione e inni sacri.
le iscrizioni nel cortile della TT164. Foto Alexander Ilin-Tomich
Una sala trasversale, tipica delle planimetrie a “T” capovolta delle sepolture del periodo, presenta sulle pareti: resti (3-4) di immagini del defunto e della moglie seduti e di figli che portano frutta e animali (non sono ricavabili i nomi, probabilmente nelle parti crollate); sul lato corto una stele (5) con inno a Amon-Ra-Horakhti[8] e testo autobiografico (?).
La stele con inno a Ra-Horakhti. Foto Foto Alexander Ilin-Tomich
Poco oltre (6) il defunto arpiona un ippopotamo e testi rituali/magici e il defunto che pesca e pratica l’uccellagione[9].
Portatori di offerte. Foto Alexander Ilin-Tomich
Fonti
Porter e Moss 1927, p. 276.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 276.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31
Gardiner e Weigall 1913, p. 31
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Sindaco della Città Meridionale (Tebe), Scriba reale
Dra Abu el-Naga
XIX dinastia
usata come magazzino da Gaz Shemi; sotto la casa di Gaad Hamad
Biografia
Uniche notizie note sono il nome del padre, Huy, Giudice e Sindaco, e della moglie Nezemt-net[5].
La tomba
TT164 è inaccessibile e già nella catalogazione data nel 1913 da Alan Gardiner e Arthur Weigall viene indicata come “usata come magazzino”.
Si è a conoscenza della presenza di un inno a Osiride, di scene con musici e di un uomo inginocchiato, di quattro preti portatori di statuette reali e di una scena con il defunto seduto e di altri inni sacri.[6]
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 276.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31
Gardiner e Weigall 1913, p. 31
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Sindaco della Città Meridionale (Tebe), Supervisore dei granai di Amon
Dra Abu el-Naga
XVIII dinastia
parzialmente incendiata; a breve distanza, a nord-est della TT161 versante sud della collina
Biografia
Kenamon e Mut-Tuy. Met Museum 30.4.192
Unica notizia, ricavabile da un cono funerario intestato a Kenamon, è il nome della moglie Mut-Tuy. Lo stesso nome del titolare della tomba è stato ricavato da un cono funerario[7][8].
La tomba
TT162 è inaccessibile e già nella catalogazione data nel 1913 da Alan Gardiner e Arthur Weigall viene indicata come “parzialmente incendiata”. Planimetricamente la tomba si presenta con forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo. Un corridoio dà accesso a una sala trasversale: sulle pareti (1 in planimetria[9]), su due registri sovrapposti, il defunto seguito dalla moglie e dal quattro donne con sistri e fiori, offre incenso su un braciere mentre tre uomini offrono libagioni al defunto (?); navi da carico siriane e siriani che trasportano merci ad un mercato. Sulla parete opposta (2), solo frammenti di un uomo con una pila di giare.
Le navi mercantili siriane. Da: THE JOURNAL OF EGYPTIAN ARCHAEOLOGY VOL. 33
Altre immagini (4) del defunto con altri due uomini che offrono mazzi di fiori e uccelli al re e assistono a scene di aratura; sulla parete opposta (3), su due registri, il defunto e la moglie seduti, con una scimmia, un’oca e un cane sotto la sedia; in due scene il figlio, sotto la cui sedia è rappresentato materiale scrittorio da scriba, in qualità di prete sem[10] offre libagioni al defunto e il defunto, seguito dalla moglie, da portatori di offerte e da parenti, in offertorio di aromi su un braciere.
Particolari dei soffitti decorati Met Museum 30.4.97 e 30.4.98
Dalla sala trasversale si accede direttamente ad una sala perpendicolare alla precedente, senza alcun corridoio di immissione. Sulle pareti, molto danneggiate, il defunto incontra i genitori (5); il defunto con la moglie (6) e familiari in offertorio a Osiride; su due registri (7) scene della processione funeraria, in presenza di Anubi e Hathor, e del pellegrinaggio ad Abydos con barche che trasportano cavalli; i resti (8) di scene della processione funeraria, con portatori di offerte e prefiche[11].
Fonti
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
^ Porter e Moss 1927, p. 275.
^ Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31
^ Gardiner e Weigall 1913, p. 31
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[7] Georges Daressy (1864-1938), egittologo francese, ricavò i titoli del defunto e, tra gli altri, quello di “Occhi del re nelle terre del nord e orecchie di Haremmaat…”.
proprio sopra la casa bianca di Abdullah Ahmed Soliman
Biografia
Il Giardiniere delle divine offerte di Amon Nakht. Da: Manniche, Lise. “The Tomb of Nakht, the Gardener, at Thebes (No. 161) as Copied by Robert Hay.” The Journal of Egyptian Archaeology 72 (1986)
Padre di Nakht fu Guraru, Giardiniere delle divine offerte di Amon; sua madre fu Kay e sua moglie Tahemt. Huynefer fu uno dei figli, a sua volta Giardiniere delle offerte floreali di Amon[5].
I titoli di Nakht riportati nella tomba e sullo stipite della porta di ingresso. Da: Bryan, B. M., & Dorman, P. F. (Eds.). (2023). Mural Decoration in the Theban Necropolis (Vol. 2).
La tomba
Planimetricamente la tomba si presenta difforme dalla “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo: è infatti costituita da una sala oblunga al termine della quale si apre una camera più interna. Un corridoio dà accesso alla prima sala; sulle pareti (1 e 2 in planimetria[6]) il defunto offre incenso su un braciere in presenza di preti officianti, mentre la moglie accompagna un figlio, seguita da altri quattro figli (non sono riportati i nomi) con mazzi di fiori, e quattro figlie (anche in questo caso non sono riportati nomi) con offerte.
Dettagli degli omaggi floreali. Da: Bryan, B. M., & Dorman, P. F. (Eds.). (2023). Mural Decoration in the Theban Necropolis (Vol. 2).
Poco oltre, il figlio Huynefer, Giardiniere delle divine offerte, seguito da fratelli e sorelle, offe mazzi di fiori di Amon ai genitori, una figlia in offertorio ai genitori con un concerto di musici: arpisti e liutisti, fanciulle con arpe da spalla, lire, liuti, doppi flauti e tamburelli; il defunto ispeziona l’irrigazione dei giardini in presenza di alcuni ospiti.
Nakht e Kay ricevono le offerte dei figli. Da: Manniche, Lise. “The Tomb of Nakht, the Gardener, at Thebes (No. 161) as Copied by Robert Hay.” The Journal of Egyptian Archaeology 72 (1986)
Sulla opposta parete (4) il defunto e la moglie rientrano nella tomba dopo aver partecipato alla festa per il nuovo anno e (5), su cinque registri, scene della processione funeraria con riti dinanzi alla mummia e il defunto e la moglie che adorano Osiride; scene del pellegrinaggio ad Abydos e portatori di suppellettili funerarie in presenza di Anubi seduto.
La processione funebre. Da: Manniche, Lise. “The Tomb of Nakht, the Gardener, at Thebes (No. 161) as Copied by Robert Hay.” The Journal of Egyptian Archaeology 72 (1986)
Poco oltre (6), su due registri, il defunto e la moglie offrono mazzi di fiori di loto e di papiro a Osiride, Amenhotep I e alla regina Ahmose Nefertari; il figlio Huy[7], in qualità di prete, reca una lista di offerte e officia cerimonie sulla mummia.
Un corridoio, sulle cui pareti (7) sono rappresentati il defunto e la moglie in adorazione di Osiride e di Anubi e il defunto che offre mazzi di fiori a Thutmosi III, ad Amenhotep I e al principe Ahmosi Sipaar, immette in una piccola camera rettangolare[8].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 274.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31
Gardiner e Weigall 1913, p. 31.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[6] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 272.
[7] Non è dato di sapere se si tratta di un altro figlio o se, data la medesima radice del nome (Huy), si tratti di un diminutivo del figlio Huynefer già in altre scene menzionato.