Necropoli tebane

TT102 – TOMBA DI IMHOTEP

Planimetria schematica della tomba TT102[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
ImhotepScriba reale, fanciullo dell’haremSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Amenhotep III)nella piana; nello stesso cortile in cui si apre l’accesso alla TT57 e a sud, non lontano dalla TT55

Biografia

Nessuna notizia biografica ricavabile dai dipinti parietali.

La tomba

L’ingresso della TT102 dal cortile su cui si apre anche la tomba TT57. Da: Attia, Amani Hussein Ali. Tomb of Kha-em-hat of the Eighteenth Dynasty in Western Thebes (TT 57). Archaeopress Publishing Ltd, 2022.

L’accesso alla tomba si apre in una corte da cui si accede anche alla TT57. La facciata presenta (1 in planimetria[5]) la rappresentazione del defunto e un inno a Osiride e, (2) il defunto con un inno a Ra. Una breve gradinata dà accesso ad un corridoio (3) sulle cui pareti il defunto è rappresentato in offertorio ad una non identificabile divinità e sono riportati testi sacri non più intellegibili. Poco discosto, il defunto offre libagioni ad Osiride; segue (4) il corteo funebre alla presenza di Osiride e della dea dell’occidente. Un breve corridoio dà accesso ad una camera trasversale da cui si accede ad una cappella sulle cui pareti (5 – 6) scene di offertorio e del defunto con Osiride e altre divinità.

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 215.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
  5. Porter e Moss 1927,  p. 215.
  6. Porter e Moss 1927,  p. 215-216.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927.

Mai cosa simile fu fatta

LA “STATUA DI TYSZKIEWICZ”

Granito nero, altezza 68 cm
XXX Dinastia
Parigi, Museo del Louvre – E 10777 https://collections.louvre.fr/ark:/53355/cl010034902

Questa scultura, che porta il nome del suo precedente proprietario, appartiene al genere delle statues guérisseuses, figure ricoperte di testi e raffigurazioni magiche.

Musée du Louvre, Département des Antiquités égyptiennes, E 10777 – https://collections.louvre.fr/ark:/53355/cl010034902

Si tratta in gran parte di alti dignitari che, dopo la morte, vennero elevati al rango di patroni protettori.

Musée du Louvre, Département des Antiquités égyptiennes, E 10777 – https://collections.louvre.fr/ark:/53355/cl010034902

Le statue, collocate nei templi, venivano irrorate d’acqua che, scorrendo sulla figura sacra, acquista a poteri magici e veniva in seguito prelevata dai fedeli come fluido terapeutico per mezzo di ciotole inserite proprio a questo scopo nel piedistallo della statua.

Musée du Louvre, Département des Antiquités égyptiennes, E 10777 – https://collections.louvre.fr/ark:/53355/cl010034902

In questo caso la statua regge tra le mani una stele apotropaica con la raffigurazione di Horus come dio-fanciullo che scaccia il male (una cosiddetta STELE DI HORUS SUI COCCODRILLI).

Musée du Louvre, Département des Antiquités égyptiennes, E 10777 – https://collections.louvre.fr/ark:/53355/cl010034902

Fonte e fotografia

  • Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Konemann
  • Museo del Louvre – Parigi
Mai cosa simile fu fatta

RITRATTO DI ANZIANO

Menfi ( provenienza incerta) – XXVI Dinastia
Ardesia, altezza 25,1 cm, larghezza 18,1 cm
Parigi, Museo del Louvre, N 2454

Nel corso della XXII Dinastia, come dimostrano le poche opere databili con sicurezza a quest’epoca grazie alle iscrizioni, lo stile dell’epoca saita viene arricchito dall’ introduzione di elementi realistici, che conferiscono al ritratto una decisa rassomiglianza.

Musée du Louvre, Département des Antiquités égyptiennes, N 2454 – https://collections.louvre.fr/ark:/53355/cl010008612

Il busto raffigura un anonimo dignitario il cui sorriso saita è stato sostituito da una bocca di taglio naturalistico, le labbra sono piene e l’espressione è alquanto ascetica , è datata, con ogni probabilità, al periodo della dominazione Persiana.

Musée du Louvre, Département des Antiquités égyptiennes, N 2454 – https://collections.louvre.fr/ark:/53355/cl010008612

Tuttavia, il volto ben modellato e lievemente cascate, nonostante la sua pienezza, le “zampe di gallina” agli angoli degli occhi, il lieve doppio mento e le pieghe sul collo, nel loro distacco dalla pura idealizzazione, ricordano la ritrattistica del Medio Regno.

Fonte e fotografia

  • Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Konemann
  • Museo del Louvre, Parigi
Necropoli tebane

TT101 – TOMBA DI THANURO o TJENER

Planimetria schematica della tomba TT101[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Thanuro (?) (anche Tjener)Maggiordomo reale (?), netto di mani[3]Sheikh Abd el-Qurna[4]XVIII dinastia (Amenhotep II)versante est della collina; a poca distanza, a nord, dalla TT81 e più in alto della TT59

Biografia

Nessuna notizia biografica ricavabile dai dipinti parietali[5].

La tomba

L’accesso alla tomba si apre in una corte; dopo un breve corridoio si accede ad una sala trasversale tipica della forma a “T rovesciata delle tombe di questo periodo. Sulle pareti il defunto e la moglie (non meglio identificabile) in offertorio con altri personaggi, o anche in atto di ricevere a loro volta offerte da due file di personaggi.

Tjener e la moglie. Da: Bryan, Betsy M., and Peter F. Dorman, eds. Mural Decoration in the Theban Necropolis. Vol. 2. ISD LLC, 2023.

Uno dei dipinti parietali rappresenta un concerto di flautiste, suonatrici di tamburello e di arpisti, maschi, ciechi. Poco discosto, il defunto, seguito da preti, in offertorio alla statua di un toro sacro sotto un chiosco sovrastato da falchi con il cartiglio di Amenhotep II; allo stesso faraone e alla dea Hathor sono indirizzati altri offertori, tra cui un toro con corna decorate di nastri, del defunto.

Portatore di offerte. MET_30.4.91

Una lunga sala, perpendicolare alla precedente, non reca decorazioni degne di nota. [6].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 214.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
  5. Porter e Moss 1927,  p. 214.
  6. Porter e Moss 1927,  p. 204.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TOMBE DEI NOBILI – DA TT101 A TT150

Elenco delle tombe, da TT101 a TT150.

TOMBATITOLAREPERIODO
TT101THANURO o TJENERXVIII dinastia (Amenhotep II)
TT102IMHOTEPXVIII dinastia (Amenhotep III)
TT103DAGIXI dinastia
TT104THUTNEFER [I]XVIII dinastia (Amenhotep II)
TT105KHAEMOPET [I]XIX dinastia
TT106PASER [I]XIX dinastia
TT107NEFERSEKHERU [I]XVIII dinastia
TT108NEBSEMI [I]XVIII dinastia (Thutmosi IV)
TT109MINXVIII dinastia (Thutmosi III)
TT110DHOUTXVIII dinastia (Hatshepsut/Thutmosi III)
TT111AMENWAHSU [I]XIX dinastia (Ramses II)
TT112MENKHEPERRESENEBXVIII dinastia (Thutmosi III),
usurpata durante il Periodo ramesside
TT113KYNEBUXX dinastia (Ramses VIII)
TT114SCONOSCIUTOXX dinastia (?)
TT115SCONOSCIUTOPeriodo ramesside
TT116PRINCIPE EREDITARIO SCONOSCIUTOXVIII dinastia (Thutmosi IV o Amenhotep III)
TT117DJEMUTEFANKHoriginariamente XI dinastia, usurpata durante la XXI o XXII dinastia
TT118AMENMOSE [I]XVIII dinastia (Amenhotep III)
TT119SCONOSCIUTOXVIII dinastia (Hatshepsut/Thutmosi III)
TT120ANENXVIII dinastia (Amenhotep III)
TT121AHMOSE [I]XVIII dinastia (Thutmosi III)
TT122[AMEN]HOTEPXVIII dinastia (Thutmosi III)
TT123AMENEMHAT [II]XVIII dinastia (Thutmosi III)
TT124RAYXVIII dinastia (Thutmosi I)
TT125DUAUNEHEHXVIII dinastia (Hatshepsut)
TT126HORMOSEPeriodo Tardo
TT127SENEMIAHXVIII dinastia (Thutmosi III)
TT128PATHENFYXXVI dinastia
TT129SCONOSCIUTOXVIII dinastia
TT130MAY [I]XVIII dinastia (Thutmosi III)
TT131USERAMON detto USERXVIII dinastia (Thutmosi III)
TT132RAMOSE [I]XXV dinastia “etiope” (Taharqa)
TT133NEFERRONPETXIX dinastia (Ramses II)
TT134THAUENANY detto ANYXIX dinastia
TT135BAKENAMON [I]XIX dinastia
TT136SCONOSCIUTOXIX dinastia
TT137MOSEXIX dinastia (Ramses II)
TT138NEDJEMGERXIX dinastia (Ramses II)
TT139PAIRYXVIII dinastia (Amenhotep III)
TT140NEFERRONPETXVIII dinastia
TT141BAKENKHONS [I]Periodo ramesside
TT142SAMUT [I]XVIII dinastia (Thutmosi III/Amenhotep II)
TT143SCONOSCIUTOXVIII dinastia
TT144NUXVIII dinastia (Thutmosi III)
TT145NEBAMON [I]XVIII dinastia
TT146NEBAMON [II]XVIII dinastia (Thutmosi III)
TT147NEFERRENPET [V]XVIII dinastia (Amenhotep III)
TT148AMENEMOPETXX dinastia (Ramses III/Ramses IV)
TT149AMENMOSE [II]Periodo ramesside
TT150USERHAT [IV]XVIII dinastia
Necropoli tebane

TT100 – TOMBA DI REKHMIRA

Rekhmira in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT100[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
RekhmiraGovernatore della Città e Visir[5]Sheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia (Thutmosi III-Amenhotep II)in basso silla collina; all’opposto dell’ingresso nell’area

Biografia

Rekhmira (ovvero “saggio come Ra”) assunse la carica di Governatore della Città (Tebe) e Visir tra l’anno XXVIII e il XXIV del regno di Thutmosi III e proseguì all’inizio di quello del suo successore Amenhotep II. Prima di lui solo altri due sommarono le due cariche: suo nonno Aamtju Ahmose (titolare della TT83), che assunse la carica durante la XVIII dinastia agli inizi del regno di Thutmosi III, e suo zio User (TT61 e TT131), che assunse la carica nell’anno V dello stesso re[6]. Suo padre Neferweben, viene indicato nella TT100 come prete “wab[7] di Amon. Non risulta, dai riferimenti parietali che abbia ricoperto la carica di Visir anche se risulta essere esistito, nel periodo di riferimento, un Visir del Nord di nome Neferweben[8]. Bet fu la madre di Rekhmira e Meryt fu sua moglie; entrambe si fregiavano del titolo di “hekeret Nesut”, ovvero “reale ornamento”[9].

Rekhmira e la madre ricevono offerte (acquerello di Charles K. Wilkinson, Metropolitan Museumdi New York, cat. MET 30.4.79 EGDP012989)

Rekhmira, che nella tomba assomma in se oltre un centinaio di titoli, svolse la sua attività alla fine del regno di Thutmosi III e la carica gli venne confermata dal suo successore, Amenhotep II, ma ben presto se ne perdono le tracce storico-archeologiche[10]. La figura del visir Rekhmira, così come quella della moglie Meryt, appaiono spesso abrase o scalpellate, così come pure quelle dei figli i cui nomi sono stati tuttavia ricostruiti in Takhaout, Mutneferet ed Henuttawy per le femmine, Amenhotep, Mery, e Senouseret Kenamon per i maschi. Nella tomba compare anche un tale Baki e sua moglie At, ma non si è a conoscenza di legami di parentela con il Visir.

La tomba

L’ubicazione della TT100 di Rekhmira nell’area di Sheikh Abd el-Qurna

La tomba, che presenta un corredo di pitture parietali tra i meglio conservati e i più vasti della Necropoli tebana, si sviluppa planimetricamente secondo lo schema a “T” rovesciata tipica del periodo. Una particolarità la rende altresì unica nel panorama dell’area: dalla sala trasversale (larga circa 21 m, profonda 2,30 e alta 3,30) si diparte un corridoio perpendicolare alla precedente largo poco più di 2 m, lungo quasi 27 m, il cui soffitto, partendo dai 3,30 m dell’ingresso, si innalza progressivamente fino a raggiungere, alla fine del corridoio, la considerevole altezza di oltre 8 m. Artisticamente, quasi ogni metro della tomba è ricoperto di pitture generalmente realizzate su più registri sovrapposti il che sembra moltiplicare il già consistente numero delle scene rappresentate[11].

L’ingresso della TT100

Nel corso della sua lunga storia TT100 fu soggetta a parecchie traversie: durante il regno di Amenhotep II le immagini di Rekhmira, della moglie Meryt e dei loro figli vennero abrase; dove raggiungibili facilmente vennero completamente rimosse ricoprendo le silhouette restanti con colore rosso, in altri casi si provvide alla sola abrasione del viso. Si ritiene tuttavia che Rekhmira non sia mai stato sepolto in questa che doveva perciò essere solo la cappella della sepoltura, sepoltura che, ad oggi, non risulta essere stata ancora scoperta[12]. Un nuovo intervento ai danni delle pitture parietali avvenne circa 100 anni dopo durante il regno di Amenhotep IV/Akhenaton, detto anche dell’eresia amarniana, con l’asportazione dei simboli relativi al dio Amon. Altri danni furono arrecati alla tomba dal passare dei secoli tra cui l’apertura di un nuovo accesso nella facciata a cura di abitanti del luogo che ne fecero la propria abitazione[13] e che danneggiò pesantemente il testo autobiografico conosciuto come “I doveri del Visir” che sulla parete si trovava. All’utilizzo come abitazione e stalla si devono poi aggiungere infiltrazioni d’acqua, fuliggine dei fuochi, esalazioni degli animali ivi ricoverati e sterco di pipistrello, fino a giungere all’intonacatura di intere parti delle pareti pesantemente denunciata da Norman de Garis Davies durante i rilievi eseguiti tra il 1906 e il 1940.

Vino e papiro per il tesoro di Amon (acquerello di Charles K. Wilkinson, Metropolitan Museumdi New York, cat. MET 30.4.151 EGDP013032

L’ubicazione di TT100 era già nota ai primi visitatori dell’area e venne usata come abitazione e stalla dagli abitanti del luogo. I primi rilievi dei dipinti parietali si debbono a Robert Hay nel 1832, seguirono altre operazioni di rilievo e copia dei dipinti a cura di molteplici altri egittologi (George Alexander Hoskins[14], Frédéric Cailliaud[15], John Gardner Wilkinson, Émile Prisse d’Avennes e altri), ma solo nel 1889 la tomba venne protetta con l’apposizione di una porta in ferro. Nel 1906 il Metropolitan Museum di New York provvide a far eseguire completi rilievi a cura di Norman e Nina de Garis Davies e del fotografo Harry Burton. Il lavoro si protrasse fino al 1940 e ne scaturì nel 1944 la pubblicazione “The tomb of rekh-mi-Re at Thebes” in due volumi.

Scena di lavori edili

Un corridoio, che si apre su un cortile e sulle cui pareti sono riportati testi di offertorio (1 in planimetria[16]), dà accesso ad una sala trasversale; su due registri sovrapposti (2) il defunto, sotto la cui sedia sono nascoste alcune oche, ispeziona cinque file di funzionari, due messaggeri e alcuni postulanti, con testi che esplicitano le funzioni del visir (cosiddetta stele dei “doveri del visir”), è quindi rappresentata la raccolta delle tasse e la registrazione dei prodotti dell’Alto Egitto, compreso il bestiame e l’oro (che viene pesato), nonché scimmie, piccioni, miele e capre. Seguono (3) testi autobiografici e (4), su cinque registri sovrapposti, le cosiddette processioni tributarie; poco discosto (5) il defunto, nella sua posizione di visir, dinanzi a Thutmosi III; il defunto (6) ispeziona il versamento delle tasse e dei prodotti del Basso Egitto tra cui miele, grano, oro e uomini che recano tori, vitelli e capre.

Processioni tributarie dalla TT100 di Rekhmira (acquerello di George Alexander Hoskins -1802/1863-)

Segue (7) il defunto che, su cinque registri sovrapposti, ispeziona le provviste del tempio e i lavoratori, le statue del re, e le suppellettili funerarie; sono presenti anche frammenti di scene di preparazione della birra e di cottura di cibi. Ancora su cinque registri sovrapposti (8) il censimento del bestiame, il calcolo del raccolto, il trasporto del grano, la cattura di animali, l’aratura, la semina e la mietitura.

Portatori di suppellettili funerarie (acquerello di Charles K. Wilkinson, Metropolitan Museumdi New York, cat. MET 30.4.80 EGDP013040)

Su uno dei lati corti (9), e su due registri, il figlio Menkheperreseneb e, seduti, il visir Amethu, nonno del defunto e titolare della TT83, e lo zio User, a sua volta visir e titolare della tomba TT61, entrambi accompagnati dalle rispettive mogli, dinanzi al defunto e alla moglie Meryt a loro volta seduti; segue una scena simile con i figli Amenhotep, Neferweben e Baki, con le rispettive mogli. Seguono (10) scene di ispezione di prodotti dalle terre del Delta nilotico con la cattura di animali tra cui orici, tori selvatici, stambecchi, iene e polli, di vendemmia di pesca e preparazione del pescato; frammenti (11) di due scene del defunto a caccia nel deserto di tori selvatici, iene, struzzi, e di uccelli che volano su papiri in una palude.

Un elefantino dalla TT100

Un breve corridoio (12), sulle cui pareti sono riportati testi sacri e di offertorio, dà accesso ad una lunga camera, ma non particolarmente larga, perpendicolare alla precedente[17]. Sulle pareti: su sei registri sovrapposti (13) la raccolta e la preparazione delle provviste per il tempio di Amon alla presenza del defunto e dei suoi assistenti; la consegna di razioni ai servi del tempio; la registrazione di grano e fagioli (?); la pesatura di fagioli, la preparazione di torte e la raccolta del miele; il trasporto di prodotti da Kharga, Punt e dal Delta compreso vino, papiro, miele, noci e scimmie; distribuzione di unguenti e stoffe, prigionieri hittiti, siriani e nubiani, con donne e bambini; balle di tessuto; bestiame. Poco discosto (14), su otto registri sovrapposti, lavori vari alla presenza del defunto e dei suoi assistenti: fabbricanti di vasi, gioiellieri, conciatori di pelli, carpentieri, cordai, fabbri, pesatori di oro, fabbricanti di mattoni nubiani e siriani, scultori che scolpiscono statue colossali, portatori di pietre, navi da carico, uomini che decorano edifici, squadra di uomini, capeggiati da sovrintendenti, registrati dagli scribi. Il rilievo che segue (15) si sviluppa su dieci registri sovrapposti con la processione funeraria (sono rappresentati 68 episodi distinti), scrigni e riti funerari nel giardino di Osiride, una processione verso Anubi con il trasporto di suppellettili funerarie tra cui statuette del re e scene del pellegrinaggio ad Abydos con danzatrici e due preti purificanti, riti dinanzi a un altare con la combustione di offerte.

Il successivo dipinto (16) rappresenta I figli Menkheperreseneb, Amenhotep e Mery in offertorio al defunto e alla madre Meryt, mentre il figlio Senusert presenta una lista di offerte. Sulla parete opposta (17), su due registri un figlio, coadiuvato da due familiari, offre fiori al defunto al suo rientro dopo una missione a Het-Sekhem di cui era stato incaricato da Amenhotep II; il defunto, coadiuvato da aiutanti, riceve funzionari e richiedenti. Su otto registri (18) un banchetto con figlie che offrono sistri e fiori al defunto e alla moglie, ospiti, musicisti comprese suonatrici e suonatori di liuto, di tamburelli, di arpa e nacchere; seguono (19) riti sulla statua del defunto (per complessivi 50 episodi rappresentati), compreso il trasporto della statua a cura di nove preti alla presenza di un prete “sem[18]; segue la preparazione di provviste alla presenza del defunto, nonché barche su un lago. Su quattro registri (20) i figli Amenhotep, Senusert e Menkheperreseneb dinanzi al defunto e alla madre mentre un altro fratello reca la lista delle offerte. Sulla parete di fondo (21) una nicchia su tre registri, il defunto inginocchiato dinanzi a Osiride con testi di offertorio, il figlio Menkheperreseneb dinanzi al defunto e alla madre e una falsa porta con testi (oggi al museo del Louvre, cat. 042007 06).

Falsa porta dalla TT100 (Museo del Louvre, cat. 042007 06)

L’ala sud della sala trasversale presenta tre particolarità che meritano una disamina specifica: il testo dei cosiddetti “doveri del visir” (2 in planimetria), quello dell’ “autobiografia” (3 in planimetria) e la rappresentazione dei “tributi stranieri” (4 in planimetria).

I doveri del visir

I testi detti “doveri”, fanno parte della letteratura sapienziale tipica dell’Antico Egitto con cui venivano presentati gli incarichi ricoperti da funzionari, ma anche impartiti ammonimenti e lezioni a determinate categorie di lavoratori, o anche ai figli. Si è a conoscenza di altre descrizioni di “doveri” specifici in tombe di altri visir, ma quella della TT100 (n.ro 2 in planimetria), benché danneggiate dall’apertura di un nuovo accesso alla sala trasversale da parte di abitanti del luogo che fecero della sepoltura la propria abitazione privata, è la più completa; è suddivisa in più capitoli che vanno da disposizioni di carattere pratico[19]:

(da “I doveri del Visir”)

dall’ordine delle precedenze:

(da “I doveri del Visir”)

al protocollo nei colloqui con il re:

(da “I doveri del Visir”)

al giudizio di un magistrato corrotto:

(da “I doveri del Visir”)

all’impiego dell’esercito:

(da “I doveri del Visir”)

alle regole per la consultazione di documenti, all’impiego e al ruolo dei singoli funzionari e ufficiali, ai criteri di registrazione degli atti, alla tenuta di un registro dei criminali, al controllo sui principali e più importanti lavori pubblici, alla riscossione delle tasse.

Testo autobiografico

Analogamente la TT100 ospita una stele (n.ro 3 in planimetria) che contiene un testo autobiografico ben preservato che reca anche ammonimenti del re al visir (dall'”Autobiografia di Rekhmira”):

I tributi stranieri

Una delle scene parietali della camera trasversale (4) è relativa alle cosiddette “processioni egee”, o “dei tributi stranieri” o, ancora, “processioni Keftiw”. Le processioni dei tributari rappresentavano la consegna di “tributi” da regioni assoggettate all’Egitto o, comunque, in rapporti con il Paese. Si ritiene, tuttavia che gli oggetti presentati dalle delegazioni Keftiw[20], ovvero secondo la maggior parte degli studiosi i minoici, rappresentate in almeno sei Tombe dei Nobili[21], non costituissero un “tributo” nel senso letterale del termine, bensì doni da popolazioni non assoggettate, ma in rapporti commerciali o diplomatici paritetici[22].

Nel caso della TT100, le “processioni tributarie” si sviluppano (4 in planimetria) su cinque registri sovrapposti costituendo, di fatto, una sorta di vera e propria gerarchia: i primi due registri alti, popolazioni libere, con cui l’Egitto aveva rapporti diplomatici; nel terzo e quarto registro popolazioni sicuramente vassalle; nel quinto registro le popolazioni assoggettate:

  • 1° registro:       genti di Punt con alberi di incenso, zanne d’elefante, babbuini, scimmie ed altri animali, derrate alimentari;
  • 2° registro:       Keftiw che portano vasellame artistico e suppellettili;
  • 3° registro:       Nubiani con animali dell’Africa equatoriale (giraffe, leopardi, babbuini, scimmie,), buoi, cani, zanne d’elefante e pelli conciate;
  • 4° registro:       Siriani che portano animali (tra cui, ultimo a sinistra, un elefantino e, penultimo, un orso), carri, cavalli, derrate alimentari e contenitori per liquidi (olio o vino);
  • 5° registro: gli schiavi, maschi, femmine, bambini, che offrono solo se stessi.

Nelle riproduzioni dei rilievi risalenti all’800 (specie quelle del 1835 di George Alexander Hoskins), da parte dei primi esploratori, i colori sono più vividi di quanto non lo siano oggi nella realtà e, nel caso dei Keftiw, colpisce il colore giallo dell’oro, unito ad una palese opulenza venale e ad una qual forma artistica dei doni che sono, a loro volta, ripartiti su tre registri sovrapposti: ceste tra cui ne spicca una contenente anelli che il geroglifico “neb” qualifica come oro (si veda, a tal proposito anche la rappresentazione di analoghi anelli nella TT39); nel secondo registro, vasellame vario sia in materiale fittile lavorato e decorato, sia in materiale prezioso (forse ancora oro visto il colore giallo). Spicca, tra gli altri un rython conico, con manico, tipico di pitture parietali minoiche (si vedano anche analoghi contenitori nella TT86). Nel terzo registro, ancora suppellettili fittili ed altre di metallo prezioso tra cui spiccano, di evidente provenienza minoica, un rhyton a forma di testa di toro che poggia su una serie di lingotti “a pelle di bue”, ed un vaso con coperchio in forma di testa di “kri-kri”, la caratteristica “capra cretese”, riconoscibile per la lunga barba.

Rython minoico in forma di testa di toro, dall’Heraklion Archaeological Museum
Rhyta conici minoici in steatite dall’Heraklion Archaeological Museum

Uno dei portatori reca sulla spalla sinistra un lingotto di forma particolare, cosiddetta “a pelle di bue”[23]

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 206.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 206.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
  6. Porter e Moss 1927,  p. 206.
  7. Guell 2015.
  8. Davies 1935.
  9. Davies 1940.
  10. Davies 1944.
  11. Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25.
  12. Porter e Moss 1927,  pp. 206-214.
  13. Dessoudeix 2012.
  14. Bresciani 1999, pp. 299-301.
  15. Panagiotopulos 2006, pp. 370-412.
  16. Panagiotopulos 2001, pp. 163-283.
  17. Panagiotopulos 2006.
  18. Peyronel 2008,  pp. 159-185.


[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Il termine visir viene anacronisticamente utilizzato per indicare, nell’antico Egitto, il più alto funzionario dell’entourage faraonico.

[6]      Il fatto che le potentissime cariche siano state appannaggio della stessa famiglia per tre generazioni, così concentrando un potere enorme, potrebbe essere alla base della caduta in disgrazia del visir Rekhmira.

[7]      I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.

[8]      Sotto Thutmosi III la carica di visir venne sdoppiata nelle cariche di Visir dell’Alto e del Basso Egitto, ma sembra strano che, qualora Neferweben fosse identificabile davvero nel padre di Rekhmira egli non ne abbia fatto menzione nella sua tomba.

[9]      Esiste difformità di interpretazione, tra gli egittologi, su cosa in realtà celi tale titolo: secondo alcuni si tratta di un semplice titolo onorifico che le qualificherebbe come mogli di funzionari di palazzo, per altri celerebbe una funzione protezionistica nei confronti di uno specifico membro della famiglia reale, per altri ancora farebbe riferimento a personaggi femminili che prendevano parte alle feste dei sovrani con funzioni di cantante o danzatrice.

[10]     Il potere acquisito dalla famiglia di Rekhmira, con tre generazioni di Visir e Sindaci e Governatori di Tebe potrebbe essere stato alla base di tale allontanamento che si ripercuoté anche sulla figura stessa del Visir e della moglie che venero abrase come per una damnatio memoriae.

[11]     Notevole fu l’opera di riproduzione svolta dall’egittologa Nina de Garis Davies (1881-1965), negli anni ’20 del ‘900. Gran parte delle sue illustrazioni sono conservate in un’apposita fondazione (Rogers Fund) presso il Metropolitan Museum of Art di New York

[12]     Data la damnatio memoriae cui il visir venne sottoposto, si è ipotizzato anche che possa essere morto in esilio o che la sua sepoltura possa essere stata realizzata senza alcuna indicazione del titolare per ordine dello stesso re Amenhotep II la cui autorizzazione dovette essere di certo necessaria per procedere ai danneggiamenti parietali.

[13]     Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall nel loro “Topographical Catalogue”, ed. 1913, ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo.

[14]     George Alexander Hoskins (1802-1863), visitò Egitto e Nubia tra il 1832 e il 1833, nonché tra il 1860 e il 1861. I suo aqcuerelli e disegni (vedi in Collegamenti esterni) sono oggi conservati al Griffith Institute

[15]     Frédéric Cailliaud (1787-1869), mineralogista, naturalista e concologistafrancese, visitò l’Egitto nel 1824.

[16]     La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 206.

[17]     Lunghezza oltre 24 m, larghezza 1,80 m, altezza nella parte finale, oltre 7 m

[18]     Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.

[19]     Traduzione da Dessoudeix, in inglese, a cura di Peter Sullivan; dall’inglese di Giuseppe Esposito.

[20]     Il termine egizio per indicare i popoli egei, e segnatamente quelli minoici, era Keftiw. Benché non esista unanimità in tale identificazione, tuttavia la grande maggioranza degli studiosi indica il termine Keftiw come individuazione certa del popolo cretese nei contatti con l’Antico Egitto del Bronzo Tardo.

[21]     Le cosiddette “processioni egee”, o “dei tributi stranieri”, o “processioni Keftiw”, si ripetono in altre cinque tombe dei nobili oltre la TT100, tutte concentrate nella XVIII dinastia e in un arco temporale di circa 100 anni: TT39, di Puyemra, Secondo Profeta di Amon durante il regno di Thutmosi III; TT71, di Senenmut, architetto durante il regno di Hatshepsut; TT86, di Menkheperreseneb Primo Profeta di Amon sotto Thutmosi III; TT131, di Useramon Visir di Thutmosi III; TT155, di Intef Grande araldo del re sotto Thutmosi III.

[22]     Nella TT39 di Puyemra quattro personaggi vengono designati come “Capi stranieri dell’Asia più lontana” (Panagiotopulos 2006|pp. 370-412).

[23]     La strana forma, ed il peso, di questi lingotti di rame variano nel tempo con particolare accentuazione proprio delle “corna” angolari. Proprio da tale allungamento si tende ad individuare, peraltro, il periodo storico di datazione. Si è a lungo discusso della particolare forma giungendo alla conclusione che essa deriva non tanto dal voler imitare una pelle di bue, quanto alla praticità del trasporto da parte di almeno due persone

Necropoli tebane

TT99 – TOMBA DI SENNEFER

Planimetria schematica della tomba TT99[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
SenneferSupervisore ai sigilli; Supervisore alla terra dell’oro di AmonSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi III-Amenhotep II-?-)versante sud-est della collina; sopra la TT95 e a est della TT93

Biografia

Unici dati biografici rilevabili, il nome della madre, Sid-hout, e della moglie, Taimaw.

La tomba

L’ingresso della TT99. Da: Madain Project

La tomba è costituita da una sala trasversale con struttura planimetrica a “T” rovesciata, tipica delle tombe del periodo. Un breve corridoio dà accesso alla sala trasversale sulle cui pareti (1)[5] il defunto offre libagioni su un braciere; il defunto (2) riceve un tesoro; il defunto (3) riceve mandato da Thutmosi III di recarsi in Libano; il defunto ispeziona lavoratori (4). Un rilievo, su due registri (5) (danneggiato), mostra il defunto e tracce di file di soldati e cavalli, nonché un siriano e un egizio che trainano un pesante carico; il testo indica che si tratta dei tributi recuperati in Libano e portati a Thutmosi III. Un passaggio, sulle cui pareti (6) è rappresentata una doppia scena del defunto che adora Osiride, adduce ad una sala perpendicolare alla precedente: il defunto (7-8) riceve il bestiame e ispeziona le suppellettili funerarie.

Decorazioni della TT99. Da: Madain Project

Un breve corridoio immette in una seconda sala trasversale con due grandi pilastri: su uno (A) il defunto riceve regali per la festa del Nuovo Anno dalla moglie (?) e da alcuni familiari (?), sull’altro (B), frammenti di testo con i titoli del defunto. Sulle pareti: testi autobiografici (9); fanciulle che preparano un letto (10), con candele, statue di Bes, protettore del sonno, scatole e ceste. Poco discosto (11-12) scene della processione funeraria con trasporto di suppellettili e liste delle offerte; frammenti di un inno a Osiride (13) e (14) un uomo e una donna che officiano riti sulla mummia. Due preti (15) con liste di offerte dinanzi al defunto e alla moglie; una nicchia, sul lato più lungo della sala (16), presenta una doppia scena del defunto dinanzi ad Anubi nella sua forma di sciacallo.

L’ostrakon HLHM

L’ostrakon HLHM, o iscrizione Halaḥam, è un frammento di pietra calcarea, scoperto durante lo scavo della tomba TT99, recante linee di caratteri ieratici e geroglifici sui due lati. Questa iscrizione è redatta con un alfabeto meno conosciuto della prima scrittura semitica, noto come “Halaham”, e si ritiene che sia antica quanto la tomba stessa. Queste iscrizioni sarebbero i primi predecessori dell’alfabeto ebraico moderno (Aleph, Bet, Gimel)

L’ostrakon HLHM. Da: Madain project

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 204.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
  5. Porter e Moss 1927,  p. 204.
  6. Porter e Moss 1927,  p. 204-206.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, pp. 204-206.

Necropoli tebane

TT98 – TOMBA DI KAEMHERIBSEN

Planimetria schematica della tomba TT98[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
KaemheribsenTerzo Profeta di AmonSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi III-Amenhotep II-?-)versante sud-est della collina; sopra la TT95 e a est della TT93

Biografia

Unici dati biografici rilevabili, l’incarico della madre, Capo delle nutrici del Signore delle Due Terre, e il nome della moglie, Henuttawi.

La tomba

Il cluster di tombe degli ufficiali e dignitari di Amenhotep II che hanno voluto le proprie tombe orientate verso il tempio funerario del loro Faraone a Sheikh Abd el-Qurna

La tomba, non ultimata, è molto piccola ed è costituita da una sala trasversale con due pilastri e l’abbozzo di quello che si sarebbe poi trasformata, molto probabilmente, nella sala perpendicolare alla prima, tipica delle strutture a “T” rovesciata propria di questo periodo. Nella sala trasversale, i rilievi di due figlie (non noti i nomi) che recano fiori seguendo la propria madre e di altre due figlie che, coadiuvate da aiutanti, recano mazzi di fiori al defunto e alla madre in occasione della “bella festa dell’ovest“. In altro rilievo il defunto e la moglie adorano Osiride.

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 204.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
  5. Porter e Moss 1927,  p. 204.
  6. Porter e Moss 1927,  p. 204.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT97 – TOMBA DI AMENEMHAT

Planimetria schematica della tomba TT97[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
AmenemhatPrimo Profeta di AmonSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Amenhotep II-?-)in alto sul versante est della collina, a poca distanza, a nord, della TT99

Biografia

Unici dati biografici rilevabili, il nome del padre, Duhtihotep, Supervisore dei costruttori di sandali del tempio di Amon, e prete “wab[5].

La tomba

L’ingresso della TT97. Da: Kampp, Friederike. Die thebanische Nekropole: zum Wandel des Grabgedankens von der XVIII. bis zur XX. Dynastie. von Zabern, 1996.

La tomba ricalca, in linea di massima, la forma a “T” rovesciata tipica del periodo; da un cortile, un breve corridoio dà accesso ad una sala trasversale. Da questa si diparte una seconda sala perpendicolare alla prima non ultimata. Sulle pareti (danneggiate) i resti di testi e immagini di uomini in offertorio al defunto; i resti di una stele con un uomo inginocchiato. Un breve corridoio immette in una sala perpendicolare alla precedente sulle cui pareti un falco, rappresentazione di Horus, e Anubi quale sciacallo. In alto un uomo reca abiti e stoffe mentre più sotto un prete lettore[6] dinanzi alla mummia.

La sala termina in un’altra sala trasversale, con quattro pilastri, sulle cui pareti una stele con testi autobiografici, frammenti di dipinti con quattro preti che purificano il defunto e una nicchia con rappresentazione di Anubi. Nella camera funeraria, sotterranea e il cui ingresso si apre nel cortile antistante la TT97, il sarcofago intrusivo di tale Thu, Costruttore di sandali del tempio di Amon (non è stato possibile stabilire il periodo di intrusione).

Cono funerario di Amenemhat dalla TT97. Petrie Museum

Fonti

  1. ^ Gardiner e Weigall 1913
  2. ^ Donadoni 1999,  p. 115.
  3. ^ Porter e Moss 1927,  p. 203.
  4. ^ Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
  5. ^ Porter e Moss 1927,  p. 203.
  6. ^ Porter e Moss 1927,  pp. 203-204.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.

[6]      Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.

Mai cosa simile fu fatta

FIGURA STANTE DI MONTUEMHAT

Karnak, Tempio di Amon-Ra, Cachette
XXV – XXVI Dinastia
Granodiorite, altezza 139 cm
Il Cairo The Egyptian Museum JE 36933 ( CG 42236)

L’epoca dei continui cambiamenti in cui visse Montuemhat si rispecchia nella diversità stilistica delle raffigurazioni plastiche.

Montuemhat fu sacerdote di Amon, “Sindaco di Tebe” e “Governatore dell’Alto Egitto * nella fase di passaggio tra la XXV e la XXVI Dinastia, visse il saccheggio di Tebe ad opera degli Assiri e la riunificazione dello stato da parte dei principi di Saus.

Da sola la sua tomba, la numero 34 della necropoli dell’Asasif, sebbene non ancora completamente esplorata e studiata, con la sua estensione e la preziosità della decorazione, dà misura dei privilegi di cui egli godeva.

Questa figura in movimento, ritrovata nel 1904 nella Cachette di Karnak, si distingue per la sua corporatura muscolosa, il collo corto e tarchiato, il volto pieno con le pieghe nasolabiali marcate e un accenno di borse sotto gli occhi, che la pongono ancora nella tradizione kushita.

La figura poggia su un basamento ed è sorretta da un pilastri o dorsale, entrambi coperti da iscrizioni.

Fonte e fotografie:

  • Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Konemann
  • L’arte egizia – Alice Cartocci, Gloria Rosati – Giunti