alla sommità del versante est della collina, sotto la TT81; a nord delle TT76 e TT78
Biografia
Uniche notizie ricavabili dai rilievi parietali sono il nome della madre, Paa, e della moglie, Roy.
La tomba
Amenhotep Sise guida il suo carro
Un corridoio dà accesso ad una sala trasversale non perfettamente ortogonale all’asse della tomba, comunque in linea con le planimetrie delle tombe del periodo. Uno dei dipinti parietali rappresenta il defunto, con figli e aiutanti, che ispeziona alcuni magazzini di Amon, nonché alcuni atelier di scultori e orafi, ed assiste alla pesatura di oro. In altre scene, il defunto controlla le forniture di grano, il raccolto e costruttori di carri.
Due figlie di Amenhotep Sise suonano il sistro. Foto: M. Hartwig
Un rilievo parietale su tre registri mostra il defunto controllare e presentare doni preziosi, tra cui alcune statue reali, al tempio di Amon; il defunto e la moglie a banchetto in presenza di un concerto di musiciste (arpiste, liutiste, flauto doppio e tamburelli) e di giovani danzatrici. Su uno dei lati corti una stele mostra il defunto purificato da quattro preti in presenza di un pilastro Djed.
Il tempio di Amon con un pilastro raffigurato frontalmente e due statue colossali del faraone di profilo. Rilievo di Davies (1923)
Un breve corridoio, sulle cui pareti è rappresentato il defunto nell’atto di abbandonare la tomba per “ammirare Amon nel suo sorgere”, dà accesso ad una camera asimmetrica in cui, due scene rappresentano il corteo funebre e un pellegrinaggio ad Abydos; un’altra scena rappresenta l’offertorio di alcuni preti al defunto e alla moglie. Sul fondo della camera, una breccia adduce alla TT76.
Statue di Tuthmosis IV raffigurate nella TT75
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 146.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
Porter e Moss 1927, p. 146.
Porter e Moss 1927, pp. 146-149.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
in alto, sul versante nord-est della collina, sotto e a nord della TT75
Biografia
Mutiriy, Cantatrice di Thot, fu sua moglie e Haty, Scriba, suo figlio.
La tomba
Un breve corridoio, sulle cui pareti è rappresentato il defunto e la moglie mentre lasciano la tomba, dà accesso ad una sala trasversale.
Cavalli rappresentati nella TT74
In altro dipinto due file di offerenti porgono al defunto e alla moglie mazzi di fiori di Amon; poco discosto il defunto e la moglie, seduti, offrono libagioni agli dei. Una parata militare, con portatori di stendardi, lottatori, soldati nubiani, tamburini e trombettieri, sfila dinanzi al defunto seduto su cuscini.
La parata militare della TT74. Rilievi di N. Davies
Il defunto offre fiori a Thutmosi IV seduto in trono, con i “Nove Archi” rappresentati alla base[5]. Una stele riporta testi biografici di Tjenuny mentre il defunto e la moglie adorano Osiride e Anubi. In altra scena, il defunto, offre un vaso decorativo siriano a Thutmosi IV.
Un musicista dalle pareti della TT74. Rilievo di N. Davies
Al Museo Egizio di Torino si trova una stele (cat. 1644) dono del figlio Haty al defunto; presso lo stesso Museo (cat. 1643) sono presenti frammenti di fregio con i titoli del defunto e i nomi di alcuni parenti.
Stele dello scriba regale Tjanuny e di sua moglie Mutiry, cantatrice del dio Thoth. Foto: Museo Egizio di Torino
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 144.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
Porter e Moss 1927, p. 144.
Porter e Moss 1927, pp. 144-146.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] L’iconografia dei “Nove Archi” è molto antica: il primo esempio noto si trova sul piedistallo di una statua di Djoser (oggi a Saqqara) in cui sono raffigurati nove archi, appunto, posti sotto i piedi del sovrano. Tale raffigurazione, solo iconografica e senza alcuna denominazione, verrà ripetuta fino al regno di Amenhotep III. Si tratta, tuttavia, di una denominazione “mobile” nel senso che i “Nove Archi” variano nel tempo ed ecco che, sotto Ramses II, ad esempio, fanno la loro apparizione nell’elenco Hittiti, Shasu, Sangar (Babilonia), Naharin etc., ma restano costanti gli Haw-Nebwt (in cui qualcuno ha voluto vedere gli Egei), i Tjekhenw (i Libici) e i Sekhetyw (gli Oasiti).
Supervisore dei due grandi obelischi nel tempio di Amon, Capo degli Amministratori, Veterano del re
Sheikh Abd el-Qurna
XVIII dinastia (Hatshepsut)
in alto, sul versante nord-est della collina, proprio sotto la TT70
La tomba
Un breve corridoio dà accesso ad una sala trasversale che presenta il lato corto a sud con gli angoli arrotondati. Pochi dipinti parietali sono ancora visibili, tra questi un uomo (un figlio?) che offre fiori al defunto; il defunto e la famiglia a caccia e pesca; portatori di offerte, tori e miele (?), al defunto e alla moglie assisi, mentre una scimmia si nasconde sotto una sedia.
Un’offerta floreale allo sconosciuto proprietario della TT73. Rilievo di Save-Soderbergh, 1957
In altre scene, un uomo inginocchiato ed un falco proteggono il cartiglio reale, poco discosto due obelischi, vasi, letti e una statua di Hatshepsut inginocchiata di fronte a una non meglio precisata divinità. In altra scena il defunto festeggia il Nuovo Anno verificando i doni destinati al tempio di Amon alla presenza di una statua di Hatshepsut prostrata dinanzi a Sekhmet e Amon
Quello che rimane della figura di Hatshepsut inginocchiata tra Sekhmet ad Amon
Copia di un dipinto parietale di TT73 con lavorazione del pesce (N. de Garis Davies) (Metropolitan Museum di New York, cat. MET 30.4.50 EGDP013005)
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 143.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
Porter e Moss 1927, planimetria p. 136.
Porter e Moss 1927, pp. 143-144.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]Per lungo tempo la tomba è stata erroneamente assegnata a Tetime.
Fin dal Periodo Predinastico gli Egizi si sono applicati nella ricerca dei più diversi materiali per la produzione scultorea.
Le cave di pietra sono perciò state sfruttate durante tutta l’epoca faraonica, fino alla fine dell’epoca Roma.
Alcune di esse, come quelle di Assuan, per la granolite e il granito, o quelle di Tura, per il calcare, sono state probabilmente sfruttate quasi senza soluzione di continuità nei millenni, in virtù della loro vicinanza al corso del Nilo e del loro frequente uso dei monumenti e nella produzione delle statue.
Altre, come le cave di grovacca dello Uadi Hammamat, o quelle di gness anortoisitico di Gebel el-Ars, richiedevano l’ organizzazione di spedizioni, talora di grande portata, per trasportare blocchi per decine di chilometri attraverso il deserto.
Cava di grovacca nello Uadi Hammamat
Cava di arenaria a Gebel el-Silsila
Le statue sono quasi sempre realizzate a partire da un solo blocco di pietra, indipendentemente dalle loro dimensioni e forme.
La questione su dove fossero scolpite ancora oggi divide i ricercatori : erano create in prossimità del luogo di estrazione della pietra, in botteghe di scultura permanenti o sul sito al quale le statue erano destinate?
È probabile che si siano incrociate più situazioni, a seconda dei periodi storici o dei destinatari delle statue.
Mutnedjemrt- Dettaglio del gruppo statuario del faraone Horemheb e della regina Mutnedjemet Granolite, 139 x 86 x 92 cm – Nuovo Regno, XVIII Dinastia Karnak, tempio di Amon. Ora al Museo Egizio di Torino Collezione Drovetti 1824 – C.1379
Inoltre, molti testi, per esempio quelli scritti su stele del Medio Regno, attestano anche la mobilità degli artigiani di corte che erano inviati nei diversi siti del paese.
Doveva esserci una certa specializzazione degli scultori nel trattare alcuni materiali: infatti, le rocce più compatte come la grovacca o la quarzite richiedono competenze, strumenti e tecniche diverse rispetto alla lavorazione del calcare o del legno.
Statua della dea Sekhmet Granodiorite, 211 x 33 x 56 cm – Nuovo Regno, XVIII Dinastia Karnak, ora al Museo Egizio di Torino Collezione Drovetti 1824 – C. 260
Le cave hanno restituito numerosi pezzi scultorei abbozzati: statue, sarcofagi elementi architettonici.
Gli utensili usati sono di natura e materiali diversi, nei siti archeologici sono stati trovati numerosi strumenti come cestelli, mazzuoli, lisciatoi, pigmenti.
Per scolpire le pietre dure gli scultori egizi usavano ceselli – mazzuoli di pietre ancora più dure, come la peridotite, mentre per le pietre più tenere, usavano ceselli di bronzo e mazzuoli di legno, per la levigatura della superficie venivano usati lisciatoi abrasivi in arenaria e sabbia.
Utensili usati nella scultura. Bronzo, legno, Nuovo Regno Deir el-Medina e provenienza ignota Scavi Schiaparelli 1905, 1908, Museo Egizio di Torino Collezione Drovetti 1824 S. 7514, 7519, 7532, 7570, 7660, 7661, 9927,9029, 9964, 9965, C. 6221, 6322/01, 6322/02
Le statue egizie si inseriscono sempre all’interno di una forma geometrica: la base è il pilastro dorsale, infatti, indicano ancora i lati del parallelepipedo originale.
Per aiutare lo scultore a rispettare le forme e proporzioni, le linee guida di riferimento erano regolare tracciate o incise più volte sulle facce del blocco.
Quadrettatura incisa sul retro di un modello di scultore Calcare, 19 x 16 x 6,5 cm – Epoca Tolenaica Provenienza ignota, ora al Museo Egizio di Torino Vecchio Fondo 1824 – 1888 (C. 7049)
Dopo che la statua era stata scolpita e levigata e tutti i dettagli erano stati incisi, mancava ancora un’ultima fase, la pittura.
Anche se quasi tutte le statue conservate nei musei o sui siti archeologici appaiono prive di colore, particolari come gli occhi, le labbra, i vestiti, i gioielli e anche le iscrizioni geroglifici e scolpite sulla base, sul seggio o sul pilastro dorsale, originariamente erano dipinte.
I pigmenti usati dagli egizi sono principalmente di origine minerale, applicati direttamente sulla pietra, purtroppo ne rimangono delle tracce spesso poco visibili, su diversi reperti.
Scena di scultura di statue Disegno da un dipinto nella tomba di Rekhmire Tebe, TT 100
Anche nel caso dei colossi, le statue egizie sono quasi sempre monolitiche: ognuna è ricavata da un unico blocco di pietra.
Ciò comporta talvolta un peso notevole, per esempio il colosso di Sethi II è stimato in sei tonnellate.
Il sito di estrazione della pietra poteva essere molto lontano dal luogo a cui era destinata la statua.
Dopo la scultura della statua, o probabilmente almeno dopo il primo sgrossamento delle forme, era trasportata fino al Nilo
Gli Egizi spostavano questi colossi su slitte o su tronchi resi scivoloso bagnando la terra davanti a loro
Le statue erano poi imbarcate e trasportate via nave, probabilmente venivano completate sul posto una volta giunte alla definitiva destinazione, per evitare che gli spostamenti danneggiassero la scultura terminata.
Fonte
Le statue del Museo Egizio di Torino – Simon Connor – Franco Cosimo Panini Editore
Primo Profeta di Amon nel tempio per il culto di Thutmosi III denominato “Regalato alla vita”
Sheikh Abd el-Qurna
XVIII dinastia (Thutmosi III-Amenhotep II)
in alto, sul versante nord-est della collina, a sud della TT71
Biografia
Ahmosi era il padre di Ra, che ricopriva il medesimo ruolo di Primo Profeta di Amon, mentre Ray, Concubina reale, era la madre.
La tomba
L’ingresso della TT72. Foto Heidi Kontkanen
Una scala adduce ad una corte da cui un’altra scala, più breve della precedente, dà accesso alla tomba, a “T” rovesciata, che rispetta il disegno planimetrico tipico del periodo. Una camera trasversale presenta dipinti parietali, danneggiati, tra cui (1 in planimetria) il defunto (?) che offre libagioni per conto del faraone Thutmosi III; in altra scena (2), ugualmente danneggiata, un banchetto allietato da un concerto di arpisti. Poco discosto (3), su due registri sovrapposti, il defunto seduto e (4) su tre registri, il re Amenhotep II (?) a caccia di stambecchi e struzzi nel deserto, a bordo di un carro, accompagnato da una scorta militare. Il defunto (5) seguito da tre fratelli (nomi non specificati) e da portatori di offerte, offre fiori ad Amenhotep II e alla regina madre Meritra; in altra scena (6-7), il defunto seduto e in offertorio a Osiride.
Amenhotep II e sua madre Merytre-Hatshepsut raffigurati nella sala della TT72
Dal centro della camera trasversale si diparte una camera perpendicolare alla prima il cui unico dipinto ancora leggibile (8) rappresenta la processione funebre e i riti sulla mummia tra cui la cerimonia di apertura della bocca.
Nel 1898 Victor Loret scoprì la tomba KV35, di Amenhotep II, nella Valle dei Re; al suo interno vennero rinvenute nove mummie reali[5] ed almeno altri sei o sette altri corpi. La mummia del faraone Ramses VI era contenuta nel sarcofago originariamente predisposto per Ra e la TT72[6]
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
Porter e Moss 1927, p. 142.
Porter e Moss 1927, planimetria p. 136.
Porter e Moss 1927, pp. 142-143.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]Thutmosi IV, Amenhotep III, Sethy II, Merenptah, Siptah, Ramses V, Tausert (?), Ramses IV e Ramses VI.
Statua dello scriba Nespaquashuty Scisto, altezza 78 cm. XXVI Dinastia Karnak, Tempio di Amon-Ra, cortile della Cachette Scavi di G. Legrain 1904 – Museo Egizio del Cairo (JE 36665)
Questa statua raffigura il visir Nespaquashuty, seduto con gambe incrociate, che stringe l’estremità di un papiro aperto sulle gambe con le due mani chiuse a pugno
Si tratta di una delle varianti dell’iconografia di figure in posizione da scriba, che a differenzia da quella più diffusa in cui il personaggio stringe nella mano uno stilo.
Indossa una parrucca striata senza scriminatura, che gli lascia libere le orecchie e gli ricade sulle spalle.
Indossa un corto gonnellino trattenuto in vita da una alta cintura.
Il volto, raffinato, ha un ovale sottile appena scavato da depressioni che creano delicate ombre sulla superficie levigata, le sopracciglia sono allungate verso le tempie, le linee del naso sottile e gli zigomi appena pronunciati formano, una sorta di cornice intorno agli occhi sottili e allungati; la bocca lievemente sporgente, è atteggiata in un delicato sorriso.
Se le spalle larghe, la sporgenza delle clavicole e i pettorali ben disegnati riprendono lo stile dell’antico Regno, la curva del torace verso verso la vita sottile e la larghezza innaturale dei fianchi allontanano questa scultura dai modelli più antichi.
La scultura è identificabile come produzione di epoca saitica per la scelta della pietra, il trattamento della superficie e la resa dei particolari, si noti per esempio la precisione delle colonne verticali di testo incise sul papiro, questa statua esemplifica la tendenza della XXVI Dinastia a riappropiarsi della tradizione culturale e artistica delle epoche più antiche, dopo il lungo periodo caratterizzato dalla presenza straniera in Egitto.
Fonte
Tesori Egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Rosanna Pirelli – Araldo De Luca – Edizioni White Star.
Frammento di dipinto parietale rinvenuto tra i rifiuti, nei pressi di TT71 e che si ritiene rappresenti Senenmut con griglie di lavoro (Metropolitan Museum, cat. MET 36.3.252 EGDP013666)
Ramosi fu il padre di Senmut, Hatnefer (detta anche Titutyu) la madre. Neferether, e Iahotep furono le sue sorelle, e Senimen, Minhotep, prete “wab”[5] di Amon, Amenemhat, portatore della barca sacra di Amon e Pairi, guardiano del bestiame nel dominio del dio i suoi fratelli. Al titolo di Amministratore dei domini di Amon, Senmut sommava, tra gli altri[6], anche quello di Architetto reale; sua sarebbe, infatti la progettazione e la costruzione del “Sublime dei sublimi“, il Tempio funerario di Hatshepsut a Deir el-Bahari.
Particolare della Falsa Porta oggi a Berlino, con Senenmut e i suoi genitori Ramosi e Hatnefer
La tomba
L’ingresso della TT71
TT71 deve intendersi, in realtà, più come cappella funeraria che come tomba vera e propria; venne infatti costruita, ma verosimilmente mai usata per il seppellimento di Senenmut[7] che risulta titolare anche di un’altra tomba (TT353) nell’area di Deir el-Bahari[8] a brevissima distanza dal tempio funebre di Hatshepsut. TT71, in quanto “cappella funeraria”, è una delle più grandi della necropoli tebana, e del periodo connesso alla XVIII dinastia, con un fronte di quasi 30 m, una camera trasversale, il cui soffitto è sorretto da otto pilastri, di circa 26 ed una profondità di circa 15.
Frammenti del soffitto dalla TT71 di Senenmut (Metropolitan Museum)
La tomba era nota dall’antichità e, nel corso dei millenni, molti sono stati i danni causati alla struttura, in se, ed ai dipinti parietali che oggi sono, praticamente quasi totalmente illeggibili. Nella prima metà del XIX secolo, John Gardner Wilkinson e Robert Hay provvidero a ricopiare i rilievi che apparivano già pesantemente danneggiati. Negli anni ’40 dell’800 Karl Richard Lepsius, provvide alla rilevazione di alcune iscrizioni e asportò una Falsa porta, oggi al Museo egizio di Berlino (cat. 2066).
La falsa porta oggi al Museo Egizio di Berlino
Solo nel 1906 l’egittologo Kurt Sethe eseguì i rilievi di tutti i testi presenti nella TT71, e solo nel 1930-31 Herbert Winlock eseguì lo svuotamento sistematico della tomba repertando, tra l’altro, i frammenti di un sarcofago.
Un breve corridoio, su una delle quali pareti è rappresentato Minhotep, fratello di Senenmut, nelle vesti di prete “wab”, dà accesso alla camera trasversale con otto pilastri in cui sono visibili, oggi, solo un testo biografico e una delle cosiddette “processione egee”. Al centro della camera trasversale si apre un corridoio perpendicolare alla prima in cui i pochi rilievi ancora leggibili sono relativi ai titoli del defunto, indicato come Amministratore e Grande Amministratore di Amon; in altra scena, Senimen, Assistente della Sposa del dio e titolare della tomba TT252, accompagnato dalla moglie Senemi, sono seduti dinanzi al defunto e leggono una lista delle offerte funebri. Sono inoltre scarsamente leggibili rilievi relativi alla processione funebre con il trasporto di una statua (?).
Frammento di dipinto parietale rinvenuto tra i rifiuti, nei pressi di TT71 e che si ritiene rappresenti Senenmut (Metropolitan Museum)
Una falsa porta venne asportata da Karl Richard Lepsius durante la sua permanenza in Egitto tra il 1842 e il 1845 ed è oggi al Museo Egizio di Berlino; nello stesso museo si trova anche una “statua cubo” (cat. 2296)[9] di Senenmut con la principessa Neferure, figlia di Hatshepsut, di cui fu precettore e che lo stesso Lepsius ritenne provenire dalla nicchia che si apre sul fondo del corridoio perpendicolare.
Statua-cubo di Senemut e Neferure (Museo Egizio di Berlino)
Frammenti di un sarcofago in quarzite, rinvenuti negli anni ’30 del ‘900 da Herbert Winlock[10] sono oggi al Metropolitan Museum di New York (cat. MMA 31.3.95).
I frammenti del sarcofago in quarzite ricomposti a costituire il sarcofago (Metropolitan Museum)
La facciata della TT71, infine, è sovrastata da una nicchia in cui, scavata e scolpita nella stessa roccia della collina, si trova una incompiuta statua cubo di Senenmut e della principessa Nefrure.
I tributi stranieri
Una delle scene parietali superstiti della camera trasversale è relativa alle cosiddette “processioni egee”, o “dei tributi stranieri” o, ancora, “processioni Keftiw”. Nel caso della TT71 si tratta della più antica di cui si abbia notizia nella necropoli tebana.
I tributi stranieri della TT71
Dei sei personaggi originariamente rappresentati, solo tre sono oggi scarsamente visibili: indossano abiti minoici e recano oggetti tipici dell’isola di Creta[11]:
a sinistra un uomo (di cui è oggi solo visibile il torace e poco più) sorregge sulle mani due vasi, una coppa con decorazione a spirali con la mano destra, un’anfora più piccola di colore rosso con la sinistra;
il personaggio centrale, visibile dall’anca in su, indossa una cintura decorata con triangoli rossi e bianchi alternati ad altri blu e bianchi; sulla mano sinistra reca una grande coppa con bordo e fondo decorati di linee gialle mentre sul fusto spiccano due teste, verosimilmente di toro, con corna di colore blu, orecchie, frontale e naso di colore originariamente rosso (oggi quasi completamente perso); gli occhi sono bianchi con pupille rosse, le bocche bianche ed il mento a chiazze gialle;
il terzo, a destra, veste un gonnellino molto elaborato stretto in vita da una cintura da cui pende un fodero. La cintura è di colore bianco decorata con motivi ad “S” interlacciati tra loro; l’uomo reca nella destra un’anfora di forma allungata, mentre sulla sinistra poggia una giara con corpo in giallo, collo e spalle in bianco, queste ultime decorate con motivi rossi tipici dell’arte minoica del bronzo tardo.
Le processioni dei tributari rappresentavano la consegna di “tributi” da regioni assoggettate all’Egitto o, comunque, in rapporti con il Paese. Si ritiene, tuttavia che gli oggetti presentati dalle delegazioni Keftiw[12], ovvero secondo la maggior parte degli studiosi i minoici, rappresentate in almeno sei Tombe dei Nobili[13], non costituissero un “tributo” nel senso letterale del termine, bensì doni da popolazioni non assoggettate, ma in rapporti commerciali o diplomatici paritetici[14].
Tale scena, così come quelle analoghe presenti in altre tombe della Necropoli tebana sarebbero perciò sintomatiche di rapporti amichevoli, e non di sudditanza, tra l’Egitto e le popolazioni egee nel periodo del Bronzo tardo.
Fonti
Porter e Moss 1927, p. 139.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
Porter e Moss 1927, p. 139.
Porter e Moss 1927, planimetria p. 136.
Porter e Moss 1927, pp. 139-142.
Porter e Moss 1927, p. 141.
Panagiotopulos 2006, pp. 370-412.
Panagiotopulos 2006, pp. 370-412.
Panagiotopulos 2001, pp. 163-283.
Panagiotopulos 2001, pp. 163-283.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
[6]Senmut assommava in se i tioli di: Responsabile della duplice casa dell’oro, Responsabile del giardino di Amon, Responsabile dei campi di Amon, Sacerdote della barca di Amon (l’Userhat), Intendente di Amon, Intendente della figlia reale Neferura, Responsabile delle greggi di Amon, Governatore di tutti gli uffici della dea.
[7] Si ritiene che il suo corpo sia da individuarsi nel c.d. “Unknown Man C” rinvenuto tra oltre 50 mummie (tra cui Thutmosi III) nel cosiddetto “nascondiglio” di Deir el-Bahari, contrassegnato dalla sigla DB320.
[8]A lungo si è dibattuto sul perché di una doppia sepoltura, non era tuttavia inusuale durante la XVIII dinastia, che funzionari di Palazzo, così come i re del resto, disponessero di una tomba separata dalla Cappella funeraria. A titolo di esempio, si pensi allo stesso tempio funebre di Hatshepsut, a Deir el-Bahari, in località diversa da quella, la Valle dei Re, in cui si apre la tomba KV20. Analoga differenziazione tra Cappella funeraria e tomba vera e propria, si riscontra anche nella TT8 dell’architetto Kha e di sua moglie Merit.
[9]Tipica del Medio Regno, la “statua cubo” è caratterizzante di in un periodo particolarmente introspettivo della storia egiziana, in cui si tendeva alla restaurazione di antichi culti e a un ritorno verso la divinità. La “statua cubo” rappresentava l’uomo accovacciato, di cui sporgeva solo la testa, avvolto in un lungo mantello che costituiva, di fatto, un’ampia superficie su cui poter incidere preghiere o comunque testi dedicatori. Nel caso delle “statue cubo” di Senmut e Neferure, oltre alla testa dell’uomo, sporge dal “cubo” anche quella della bimba.
[10]Herbert Eustis Winlock (1884 – 1950) egittologo statunitense lavorò per tutta la sua carriera per il Metropolitan Museum di New York.
[11]I colori sono noti solo grazie ad un acquerello del 1837 di autore sconosciuto, oggi al Metropolitan Museum, citato da Panagiotopulos 2006 e da Wachsmann 1987. Il colore della carnagione era reso con rosso scuro, la capigliatura era nera, gli occhi bianchi, con pupille rosse e le unghie rese in bianco; tali particolari, oggi non più ravvisabili, corrispondono alla cromaticità impiegata nelle rappresentazioni di tributari delle TT71 e TT131del visir Useramon.
[12]Il termine egizio per indicare i popoli egei, e segnatamente quelli minoici, era Keftiw. Benché non esista unanimità in tale identificazione, tuttavia la grande maggioranza degli studiosi indica il termine Keftiw come individuazione certa del popolo cretese nei contatti con l’Antico Egitto del Bronzo Tardo.
[13]Le cosiddette “processioni egee”, o “dei tributi stranieri”, o “processioni Keftiw”, si ripetono in altre cinque tombe dei nobili oltre la TT71, tutte concentrate nella XVIII dinastia e in un arco temporale di circa 100 anni: TT39, di Puyemra, Secondo Profeta di Amon durante il regno di Thutmosi III; TT86, di Menkheperreseneb Primo Profeta di Amon sotto Thutmosi III; TT100, di Rekhmira visir sotto Thutmosi III e Amenhotep II; TT131, di Useramon Visir di Thutmosi III; TT155, di Intef Grande araldo del re sotto Thutmosi III.
[14]Nella TT39 di Puyemra quattro personaggi vengono designati come “Capi stranieri dell’Asia più lontana” (Panagiotopulos 2006|pp. 370-412)
Titolare originario sconosciuto, poi riutilizzata per Amenmes
Supervisore dei costruttori di sandali (?) nei domini di Amon
Sheikh Abd el-Qurna
XXI dinastia
versante nord-est della collina, in alto, a sud-est della TT72
Biografia
Padre di Amenmes era Suawiamon, che ricopriva lo stesso incarico del figlio; Kefenu fu sua moglie.
La tomba
Ad un breve corridoio segue un corridoio trasversale il cui soffitto è sorretto da otto pilastri. Molto danneggiati i dipinti parietali, unico leggibile rappresenta il defunto e la moglie, seguiti dai parenti, in adorazione di Osiride.
Fonti
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
^ Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
^ Porter e Moss 1927, p. 139.
^ Porter e Moss 1927, p. 139.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
in basso, sotto la TT68, sul lato nord-est opposto al cancello di chiusura
Biografia
Menna, Scriba contabile del re Thutmosi IV, sommava in se anche i titoli di: “Favorito del Buon Dio (il re), scriba e supervisore delle coltivazioni”, “Gran consigliere del Signore delle Due Terre”, “Occhi del re in ogni luogo”, “Scriba dei possedimenti del Signore delle Due Terre nel sud e nel nord”, “Supervisore delle tenute di Amon”. Sua moglie si chiamava Henuttawi, Cantatrice di Amon, “giustificata dal grande dio[5]“; figli maschi Sa, Scriba del grano di Amon[6], e Kha, Prete wab[7]; figlie femmine[8]: Amen-hem-weskhet (Henut), “la favorita di Hathor, amata dal suo Signore (il re)”, Nehem-awayt (…Hem-ta), “colei che egli ama, favorita di Hathor, giustificata”[9], e Ka-sy, la “sua amata” ritratta in dimensioni molto più piccole delle altre il che lascia supporre che fosse adolescente.
La tomba
Entrata della tomba TT69
Corridoio di accesso alla TT69
La TT69 venne sgombrata dalla Mission Archeologique Francais negli anni ’80 dell’800 e, successivamente, durante i lavori di scavo di Robert Mond[10] nel 1905; un breve sondaggio con rilevazione dell’apparato pittorico venne eseguito nel 1910 da Colin Campbell. Nel novembre-dicembre 2007 è stata eseguita una investigazione multidisciplinare sulle pitture e sulle tecniche pittoriche.
Rilievi della camera trasversale
Il soffitto della camera trasversale. Foto: osirisnet.net
TT69 si sviluppa con forma a “T” rovesciata tipica di analoghe sepolture dello stesso periodo. Ad un corridoio, sulle cui pareti (1 in planimetria) è rappresentato il defunto con la moglie e alcune figlie che recitano un inno ad Amon-Ra, segue una camera trasversale in cui il defunto e la moglie (2) ricevono offerte (tra cui vasi di miele) da alcune figlie, che suonano sistri, mentre assistono a lavori campestri. Segue una camera trasversale in cui il defunto e la moglie (2) ricevono offerte (tra cui vasi di miele) da alcune figlie, che suonano sistri, mentre assistono a lavori campestri.
Menna e la moglie dinanzi ad Amon-Ra
Scene di lavori campestri
Uno dei dipinti a cui è stato asportato il viso
Scena di pesca (particolare)
Alcuni ufficiali e funzionari assistono al carico, alla registrazione e al trasporto di grano su carri, in presenza di un uomo che suona una sorta di cornamusa.
Scriba contabili dalla TT69 di Menna
In altre scene (3), il defunto e la moglie adorano Osiride, siedono a banchetto (4) e offrono libagioni (5) unitamente a figli e figlie che recano mazzi di fiori; un uomo offre un mazzo di fiori alla coppia assisa mentre tre suonatori si esibiscono cantando.
Un cacciatore trasporta una gazzella
Su una stele (6), Anubi dinanzi a Osiride e alla Dea dell’occidente (Mertseger), Ra-Horakhti e Hathor, nonché la coppia del defunto e la moglie, seguiti da alcuni preti, in offertorio agli dei. Su altra parete (7), su due registri sovrapposti, il defunto e la moglie ricevono mazzi di fiori da un uomo, e il defunto e la moglie che ricevono liste di offerte da preti e da uomini che recano unguenti e vasi.
Ritratto di dama
Un breve corridoio, sulle cui pareti (8) il defunto e la moglie sono rappresentati nell’atto di lasciare la tomba per partecipare alla Festa della Valle, dà accesso ad una camera perpendicolare alla prima.
La camera più interna, sul fondo la nicchia con i resti delle statue del defunto e della moglie
Su quattro registri (9) portatori di offerte, comprese statuette e modelli di barca, il trasporto del sarcofago a cura di nove amici, preti, macellai, scrigni, canoe in processione verso Anubi; poco oltre (10) il defunto in scena di psicostasia dinanzi a Osiride con Thot che registra il risultato della pesatura.
La pesatura del cuore di Menna. Fonte: osirisnet.net
Su altra parete (11), su tre registri, il pellegrinaggio ad Abydos, e scene di riti sulla mummia; seguono scene (12) di pesca e uccellagione svolte dal defunto e dai familiari.
Particolare del Pellegrinaggio ad Abydos
La barca funeraria di Menna. Fonte: osirisnet.net
Poco oltre (13) i familiari in offertorio al defunto e alla moglie. Una nicchia sul fondo della sala (14), contiene la parte inferiore delle statue del defunto e della moglie.
La nicchia che conteneva le statue di Menna e della moglie
Molti dei dipinti parietali, per il resto ancora in discreto stato di conservazione, sono stati deliberatamente danneggiati scalpellando gli occhi dei personaggi, o asportando parti dei volti e delle mani talché non è spesso possibile stabilire gli oggetti che impugnavano.
Esempio di cancellazione dei volti ritratti. Da: osirisnet.net
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] L’inserimento del termine “giustificata” lascia intendere che fosse già morta al momento in cui venne realizzata la tomba del marito.
[6] Il fatto che nell’unica scena in cui compare assieme al fratello lo preceda, ha fatto intendere che si trattasse del figlio maggiore.
[7] I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
[8] Le cattive condizioni dei dipinti parietali, danneggiati dai millenni o deliberatamente, ha fatto nel tempo interpretare in maniera differente i nomi che, nel 1910, erano stati interpretati da Campbell (C. Campbell: Two Theban Princes, Sons of Rameses III, p. 85-106, Oliver and Lloyd, London, riedizione 2010) come Henut, […]Hem-Ta e Kasi.
[9] L’inserimento del termine “giustificata” lascia intendere che fosse già morta al momento in cui venne realizzata la scena che la ritrae.
[10] Sir Robert Ludwig Mond (1867-1938), chimico e archeologo britannico.