Necropoli tebane

TT17 – TOMBA DI NEBAMON

Nebamon in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT17[1]

Dettaglio del profilo di Nebamon (British Museum di Londra)

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[2]Dinastia/PeriodoNote[3]
NebamonScriba e medico del reDra Abu el-NagaXVIII dinastia  (Amenhotep II) (?)sulla collina a circa 150 yards (circa 140 m) sopra il deposito, a nord-ovest della TT16

Biografia

Nebamon, medico reale e scriba, fu figlio di Nebseny, giudice. Il nome della moglie, non completamente preservato, è stato interpretato come Ta[..]nefer.

Danzatori e musicisti dalla TT17 di Nebamon

La tomba

Per maggiori dettagli sui dipinti della tomba di Nebamon, vedi anche: https://laciviltaegizia.org/2023/01/11/i-dipinti-della-cappella-funeraria-di-nebamun/

La tomba, che presenta vivide scene di vita anche privata, ricalca lo stile tipico del periodo a “T” rovesciata. Ad un ingresso, in cui la decorazione parietale rappresenta il defunto in offertorio agli dei Anubi e Amon nonché allo stesso defunto e alla moglie, sotto la cui sedia un cane mangia frutta e cipolle, da parte di un uomo (il figlio?).

Scena di banchetto dalla TT17
Gatto a caccia di anatre dalla tomba di Nebamon

In altre scene il defunto offre, portate da piccole fanciulle, specchi e piccoli contenitori di kohl ai suoi genitori in presenza di musicisti tra cui un’arpista e un suonatore di liuto.

Poco oltre, il defunto, con un assistente, sovrintende al riempimento di contenitori di grano e alla loro pesatura mentre giovani donne gli offrono del vino ed altre sono intente a cuocere cibi in un forno e a fabbricare la birra.

Nebamun sovrintende ai raccolti (British Museum di Londra, BM EA 37976)

Un altro breve corridoio conduce ad una camera in cui le rappresentazioni parietali concernono scene di offertorio del defunto e della moglie agli dei Anubi e Osiride; sono inoltre presenti inni dedicati a Ra, scene del corteo funebre e del pellegrinaggio ad Abydos nonché processioni funerarie e offertori in presenza della mummia.

Preparazione di cibi
Nebamon sovrintende ai raccolti del dominio (British Museum di Londra, BM EA 37979)
Offerte funerarie dalla TT17
Nebamon a caccia di anatre nelle paludi armato di bastone da lancio
Il lago e il giardino di Nebamon[4]

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 29.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 29.
  5. Porter e Moss 1927,  pp. 29-31

[1]    La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]    le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[3]    Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[4] La rappresentazione del lago di Nebamon è sintomatica dei canoni dell’arte egizia in cui, benché è noto che i pittori egizi sapessero rappresentare la prospettiva, la cosa più importante era che ogni soggetto fosse facilmente e incontestabilmente identificabile. Perciò lago in pianta, ma alberi che lo circondano, e pesci nel lago, rigorosamente di profilo.

Necropoli tebane

TT16 – TOMBA DI PANEHSY

Panehsy in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT16[1]

Epoca:                                   XIX Dinastia

Titolare

TT16 Era la tomba di:

TitolareTitoloNecropoli[2]Dinastia/PeriodoNote[3]
PanehsyProfeta di Amenhotep IDra Abu el-NagaXIX dinastia (Ramses II)pochi passi a sud-ovest del deposito delle antichità


Panehsy e Tarennu, proprietari originali della tomba

Biografia

Pahnesy fu Profeta del Cortile esterno (del tempio) di Amenhotep I; Ternute (o Tarennu) fu sua moglie.

La tomba

Le condizioni attuali della tomba.

La tomba, non ultimata, è sommariamente squadrata e scavata nella roccia; la decorazione è alquanto povera e molto malridotta: oltre una barca con Amenhotep I appena leggibile, il titolare, Panehsy e la moglie Ternute (o Tarennu) stanti al cospetto di Osiride. In un’altra scena, il fratello del defunto, Pahesy, reca un vaso per Amon. Su una parete, il prospetto del tempio di Amon a Karnak.

Ahmose-Nefertari e Amunhotep I ricevono offerte dal defunto.
Parte della scena della mietitura del grano nella prima stanza.

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 28.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999, , p. 115.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 28.
  5. Porter e Moss 1927,  pp. 28-29

Foto: University of Memphis


[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[3]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

C'era una volta l'Egitto, Nuovo Regno, XX Dinastia

IL FARAONE RAMSES XI

Di Piero Cargnino

Ed eccoci giunti finalmente alla fine dell’epoca ramesside, epoca che ha caratterizzato l’intera XX dinastia, iniziata con faraoni importanti e finita miseramente con sovrani effimeri.

Ramses XI regna su un regno per la maggior parte in mano al clero di Amon, per un lungo periodo, 27 o 30 anni. Non è ben chiaro chi fosse il padre, forse Ramses X pur se non esistono prove inconfutabili. Si pensava che la madre fosse la regina Tyti ma in seguito ad approfondite ricerche accademiche sul “Papiro Harris”, che tratta la “Congiura dell’Harem” a seguito della quale venne ucciso Ramses III, è emerso che la regina Tyti era una sposa dello stesso Ramses III vissuto oltre mezzo secolo prima.

Sua Grande Sposa Reale si pensa sia stata la regina Tentamon, figlia di Nebseni, dalla quale ebbe due figlie, Duathathor-Henuttaui, che andò sposa al Sommo Sacerdote di Amon Pinedjem I che avocherà a se il titolo regale in virtù della sua potentissima carica sacerdotale; l’altra figlia fu forse Tentamon che diverrà la Grande Sposa Reale del successore del padre, Smendes, primo faraone della XXI dinastia.

Va preso atto che a Tebe si era venuta a creare una situazione assai anomala, quando Ramses IX tolse l’incarico di primo profeta di Amon a Amenhotep che si era fatto rappresentare con le stesse dimensioni del faraone per rivendicare pari dignità, successero disordini nel XVII distretto dell’Alto Egitto. A sedare la rivolta riportando la normalità ci aveva pensato il viceré di Kush, Panehesi il quale però poi si insediò a Tebe da dove iniziò a governare quelle terre comportandosi come un conquistatore continuando così anche per qualche tempo durante il regno di Ramses XI.

Nel diciassettesimo anno di regno Panehesi si scagliò contro il primo profeta di Amon, asserragliato in un tempio fortificato a Medinet Habu e, dopo una schiacciante vittoria, si autoproclamò lui stesso Sommo Sacerdote di Amon. Dopo aver saccheggiando alcune città del Medio Egitto assunse il controllo dell’Alto Egitto. A questo punto Ramses XI chiamò il generale Herihor al quale affidò l’incarico di scacciare Panehesi, la battaglia non fu lunga e vide la vittoria di Herihor che costrinse l’avversario a ritirarsi a sud della prima cateratta del Nilo. Ma Herihor, che aveva raggiunto un’altissima posizione a corte assumendo importanti incarichi, era di origini libiche e il detto egiziano di non fidarsi troppo dei libici, anche in questo caso si dimostrò valido, dopo aver scacciato Panehesi, Herihor si comportò allo stesso modo del suo predecessore.

Ma quello che Herihor fece superò sicuramente le aspettative del Sovrano, nel 18° anno di regno di Ramses XI avvenne di fatto la vera rottura con il potere centrale. Autonomamente Herihor proclamò la “Ueehann-mesue”, la cosiddetta “Ripetizione delle nascite” (o Rinascita), ovvero una specie di giubileo nel quale si azzerava il conteggio degli anni per iniziarne uno nuovo, una nuova era in base alla quale cominciò a contare i suoi anni. Prima di lui solo Amenemat I della XII dinastia e Seti I della XIX avevano dichiarato il “Ueehann-mesue”.

A questo punto il grande Egitto del glorioso Nuovo Regno si ritrova con un faraone che risiede nel Delta, a tutti gli effetti sovrano dell’Alto e Basso Egitto, il cui potere si estende però solo al Basso Egitto ed un Primo Profeta di Amon, che risiede a Tebe con tutti i titoli e le prerogative reali senza che uno dichiari decaduto l’altro.

La fine dell’era ramesside, in particolare di Ramses XI, ci ha fornito un gran numero di importanti papiri oggi sparsi in vari musei, primo fra tutti il Museo Egizio di Torino. La maggior parte dei papiri riguarda problemi amministrativi e processuali che mettono in evidenza la situazione del periodo.

Un papiro molto interessante per la sottigliezza psicologica dei quadri sia dei personaggi sia degli eventi presentati e che generalmente viene considerato un capolavoro della narrativa antica ci presenta un testo letterario, risalente alla XXII dinastia, scritto in ieratico del quale venne trovata una copia nel 1890 ad al-Hibah. si tratta del “Papiro Puixkin 120” (conservato a Mosca).

L’argomento è quello di un racconto romanzesco che si evidenzia per la ricchezza e l’originalità della trama in cui l’avvenimento si colloca intorno al quinto anno dopo la “Ripetizione delle nascite”, tra il 18° e il 19° anno di regno di Ramses XI. La situazione ci presenta un quadro dell’Egitto della XXII dinastia ancora nominalmente sotto il controllo reale mentre il potere effettivo viene esercitato dal visir del Basso Egitto Smendes che aveva sposato Tentamon acquisendo così il diritto alla successione di Ramses XI.

Su un graffito è registrato che nel suo 29° anno di regno, il III Shemu, giorno 23, il generale e Sommo Sacerdote di Amon, Piankhi rientrò a Tebe dopo aver condotto una campagna in Nubia durante l’anno 28 del regno di Ramesse XI. Alcune fonti ci presentano un Egitto, che in certe regioni occidentali del Delta e in alcune oasi del deserto occidentale, è occupato da piccole enclave governate autonomamente dai discendenti delle popolazioni libiche entrate in Egitto al tempi di Ramses III.

Dopo aver trasferito la capitale politica dell’Egitto a Tanis, Ramses XI muore in circostanze sconosciute intorno al 1078/77 a.C. e sul trono si insedia il genero Smendes che diviene di fatto il primo faraone della XXI dinastia anche se di fatto non controllava il Medio e l’Alto Egitto che continuava ad essere nelle mani del Sommo Sacerdote di Amon a Tebe.

Finisce così, senza gloria alcuna la parentesi del Nuovo Regno iniziato cinque secoli prima con Ahmose ed inizia quello che viene definito come il “Terzo Periodo Intermedio”.

Per l’ultimo ramesside gli fu preparata, ma non completata, e solo parzialmente decorata, la tomba KV4 dove però Ramses XI non venne mai sepolto ed a tutt’oggi la sua mummia non è mai stata ritrovata. Unica particolarità è che,  la tomba KV4 presenta caratteristiche piuttosto inusuali: il soffitto della camera sepolcrale è sorretto da quattro pilastri di forma rettangolare anziché quadrata ed un pozzo funerario centrale profondo oltre nove metri e lungo oltre 10 metri, forse per contrastare le incursioni dei ladri.

All’interno si trovano pochi frammenti di decorazione, altri residui di suppellettili funerarie starebbero ad indicare un riutilizzo, come tomba, durante la XXII dinastia durante il governo del Primo Profeta di Amon, Pinedjem. Uno studio recente dell’egittologo britannico John Lewis Romer dimostrerebbe che la tomba venne utilizzata come laboratorio di restauro delle mummie prima di portarle in un luogo più sicuro. In seguito venne utilizzata come abitazione e stalla da diverse comunità copte e cristiane e non attirò mai la curiosità degli egittologi.

In questo periodo la necropoli reale viene trasferita a Tanis ed il villaggio di Deir el-Medina viene abbandonato; si pensa che la KV4 sia stata l’ultima tomba della Valle dei Re, la causa dell’abbandono è sicuramente dovuta al fatto che in una condizione di instabilità politica in cui si trovava l’Egitto non era più possibile far fronte ai continui saccheggi e quindi garantire l’incolumità delle tombe.      

Fonti e bibliografia:

  • Alessandro Roccati, “L’area tebana”, Quaderni di Egittologia, n. 1, Roma, Aracne, 2005
  • Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
  • Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
  • Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
  • Alan Gardiner e  R.O. Faulkner,”The Wilbour Papyrus”, Oxford, 1941-1952
  • Alfred Heuss ed alt, “I Propilei”,  Verona, Mondadori, 1980
  • Nichelas Reeves, Richard Wilkinson, “The complete Valley of the Kings”, Thames & Hudson, 2000
  • Christian Jacq, “La Valle dei Re”, traduzione di Elena Dal Pra, Milano, Mondadori, 1998
  • Alberto Siliotti, “Guida alla Valle dei Re, ai templi e alle necropoli tebane”, White Star, 2010
  • Alberto Siliotti, “La Valle dei Re”, Vercelli, White Star, 2004
  • Erik Hormung, “La Valle dei Re”, trad. di Umberto Gandini, ET Saggi, Torino, Einaudi, 2004
C'era una volta l'Egitto, Nuovo Regno, XX Dinastia

IL FARAONE RAMSES X

Di Piero Cargnino

E siamo giunti al penultimo sovrano che ingloriosamente portava il nome di Ramses, forse figlio di Ramses IX e della sua sposa, la regina Baketurel.

Tutto di lui è incerto, non si conosce neppure quale sia la sua titolatura reale completa. Citato solo in alcuni papiri principalmente giuridici quali il Papiro Abbot, il Papiro Amhers, il Papiro Meyer e su alcuni altri testi conservati al British Museum e al Museo Egizio di Torino.

La sua Grande Sposa Reale fu Tyti la quale viene citata in alcune iscrizioni come “Figlia di Re”, Sorella di Re e Madre di Re”. Da quest’ultimo titolo si deduce che sia stata la madre di Ramses XI.

  

Non è neppure chiaro quanti anni abbia governato, l’ultima data registrata del suo regno è l’anno 3. 

Ramses X fu sepolto nella Valle dei Re a Biban el-Muluk nella tomba KV18 che non è stata ancora riportata alla luce per intero e la sua mummia non è stata ritrovata. Anche Howard Carte si dedico per un breve periodo ad esaminarla ma poi desistette. Quando fu nominato Sovrintendente della necropoli, nel 1908, Carter vi fece installare all’interno il primo generatore di corrente elettrica per illuminare alcune tombe della Valle.

La tomba rispetta la tipica struttura della tombe della XX dinastia, due corridoi successivi in leggera pendenza che sbucano in un terzo corridoio mai ultimato. Colma di detriti venne poi liberata dalla missione MISR nel 1998-2000. Sull’architrave di ingresso è rappresentato il sole, e il primo corridoio presenta immagini appena abbozzate, oggi scarsamente visibili, di Ramses X di fronte a varie divinità.

Fonti e bibliografia:

  • Alessandro Roccati, “L’area tebana”, Quaderni di Egittologia, n. 1, Roma, Aracne, 2005
  • Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
  • Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
  • Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
  • Christian Jacq, “La Valle dei Re”, traduzione di Elena Dal Pra, Milano, Mondadori, 1998
  • Alberto Siliotti, “Guida alla Valle dei Re, ai templi e alle necropoli tebane”, White Star, 2010
Necropoli tebane

TT15 – TOMBA DI TETIKY

Tetiky in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT15[1]

Epoca:                                               XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[2]Dinastia/PeriodoNote[3]
TetikySindaco della Città del Sud (Tebe)Dra Abu el-NagaXVIII dinastia  (Amenhotep I)all’estremo angolo della collina meridionale, nei pressi della strada per Deir el-Bahari

Biografia

Tetiky, Sindaco di Tebe, recava anche il titolo di “figlio del re” pur essendo, di fatto, figlio di Rahotep, Supervisore dell’harem del lago, e di Sensonb; sua moglie era Senbi.

TT15: decorazione del soffitto

La tomba

La tomba si apre in un ampio cortile trapezoidale che presenta, su una parete, alcune nicchie (7 in planimetria) in cui vennero rinvenuti, ancora in situ, piccoli sarcofagi per ushabti dei genitori e di altri familiari. In una sorta di piccola cappella (8), l’immagine di un uomo che coglie l’uva; sul fondo del cortile, un corridoio ad angolo retto adduce alla tomba a camera.

La decorazione propone (1) uno dei primi ritratti della madre del re Amenhotep I, Ahmose Nefertari, in atto di offertorio ad Hathor di cui si abbia notizia. La regina indossa il cosiddetto copricapo gazzella [4], tipico delle regine minori, in origine confuso dai primi egittologi per un doppio ureo. Successivamente tale copricapo verrà tuttavia rappresentato indistintamente per regine e concubine reali.

La regina è rappresentata, coadiuvata da assistenti, nell’atto di offrire libagioni alla dea Hathor, rappresentata come vacca sacra. Seguono (2-3) scene del trasporto funebre con mimi, obelischi e il traino del sarcofago; poco oltre (6) stele con il defunto in offertorio a Osiride, il defunto e la moglie (5) ricevono offerte e mazzi di fiori da una nipote (?) e (4), su due registri sovrapposti, il defunto e la moglie ricevono, sotto un albero, offerte da tre fanciulle.

La tomba subì seri danni a causa di saccheggi perpetrati nei millenni; il museo del Louvre di Parigi ha, di recente, restituito all’Egitto alcune decorazioni provenienti da TT15.

  

Fonti

  1.  Porter e Moss 1927,  p. 26.
  2.  Gardiner e Weigall 1913
  3.  Donadoni 1999,  p. 115.
  4.  Porter e Moss 1927,  p. 26
  5.  Porter e Moss 1927,  planimetria p. 20
  6.  The Metropolitan Museum of Art Bulletin”, vol. 22, n.ro 7, marzo 1964, p. 234, consultato 9.10.2017.
  7.  France’s Louvre museum returns five frescoes to Egypt, BBC, 14 dicembre 2009. URL consultato il 9 ottobre 2017.

[1]    La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 20.

[2]    le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[3]    Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[4]    Si trattava di due fasce, generalmente in oro, una che circondava la testa, l’altra che passava per la sommità del capo, che recavano sulla fronte due teste di gazzella.

Necropoli tebane

TT14 – TOMBA DI HUY

Huy in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT14[1]

Epoca:                                               XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[2]Dinastia/PeriodoNote[3]
HuyPrete puro di Amenhotep, immagine di AmonDra Abu el-NagaXIX dinastiaa nord della TT20, a pochi passi dalla TT13

La tomba

La camera, rettangolare con angoli arrotondati, presenta dipinti parietali con scene di preti dinanzi a statue di sovrani, di prefiche, nonché del defunto e della moglie, della quale non viene identificato il nome, in offertorio ad Osiride nei pressi di un lago; preti dinanzi alla mummia del titolare della tomba; la presentazione del defunto da parte di Horus a Osiride e l’adorazione di Amon con testa di ariete.


[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[3]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT13 – TOMBA DI SHUROY

Shuroy in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT13[1]

Epoca:                                               XIX – XX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[2]Dinastia/PeriodoNote[3]
ShuroyCapo dei portatori di braciere di AmonDra Abu el-NagaXIX-XX dinastiaa nord della TT20, più in alto della TT14

Biografia

Wenufer, Cantatrice di Amon, fu la moglie di Shuroy, Capo dei portatori di braciere di Amon.

Shuory e la moglie adorano Maat e Ra-Horakhti

La tomba

La tomba, incompiuta, è costituita da due locali con forma planimetrica a “T”; nell’anticamera, sulle pareti sono riportati brani del Libro delle Porte e scene del defunto e della moglie in atto di adorazione di dei e dee, nonché di un re e una regina i cui cartigli, però, sono vuoti. In altra scena, altri brani del Libro delle Porte e ancora il defunto e la moglie in adorazione degli dei Maat e Ra-Horakhti.

Un breve corridoio dà accesso ad una camera trasversale (incompiuta) sulle cui pareti sono presenti offertori di piante e fiori da parte di portatori e dello stesso defunto; la processione funebre con preti che praticano la Cerimonia di apertura della bocca ed una donna piangente al cospetto della mummia. In altra scena, il defunto, inginocchiato, adora Hathor nelle sembianze di vacca sacra. Altra scena riporta Thot che presenta il defunto a Osiride accompagnato da Iside e Nephtys.

  

Il Papiro Abbott, che risale al regno di Ramses IX e riporta la trascrizione degli atti di una indagine sui saccheggi di alcune tombe reali, a proposito della tomba del re Antef V menziona la TT13: “La tomba piramidale del re Nebkheperra, Figlio di Ra, Antef, vita, prosperità e salute, fu rinvenuta chiusa avendo i ladri violato, attraverso due cunicoli di due cubiti e mezzo nella parete orientale ed uno da un cubito nella parete della sala trasversale, la tomba del Sovrintendente alle offerte della Casa di Amon di nome Shuroy”.

  

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 25.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 25.
  5. Porter e Moss 1927,  pp. 25-26.

[1]        La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[3]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT12 – TOMBA DI HERY

Hery in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT12[1]

Epoca:                                   XVII-XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[2]Dinastia/PeriodoNote[3]
HerySovrintendete ai granai della regina e madre del re AhhotepDra Abu el-NagaXVII dinastia (Seqenenra Ta’o); XVIII dinastia  (Amenhotep I)a nord, accessibile dalla TT11

Biografia

Ahmosi fu la madre di Hery che ricopriva l’incarico di Sovrintendete ai granai della sposa del re e della regina madre.

Mesu fu sua moglie; Ahmose, Amenmes, i figli e Bakamun e Tjentnub le figlie.

Mesu aspira il profumo da un loto

La tomba

La tomba di Hery (scritto anche Hray o Hari) è sita nei pressi della TT11, e funge da collegamento con una terza tomba, la TT399. Costituita da un lungo corridoio, in un dipinto parietale sono rappresentati i figli Ahmose, Amenmes, e le figlie Bakamun e Tjentnub, nell’atto di presentare offerte al loro padre.

Un rilievo rappresenta la “signora Mesu” nell’atto di aspirare il profumo da un fiore di loto. In altra scena il defunto a caccia di gazzelle, a piedi, nel deserto. All’interno della tomba si trovano anche graffiti in demotico risalenti al periodo tolemaico.

Hery a caccia di gazzelle nel deserto

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 21.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 21.
  5. Porter e Moss 1927,  pp. 22-23.
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 23-24.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[3]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT11 – TOMBA DI DJEHUTY

Djehuty in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT11[1]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[2]Dinastia/PeriodoNote[3]
DjehutySupervisore al tesoro e agli operaiDra Abu el-NagaXVIII dinastia (Hatshepsut / Thutmosi III)a nord del villaggio, ai piedi della collina settentrionale, a nord-ovest del deposito

Biografia

Djehuty fu Supervisore al tesoro e Sovrintendente degli operai, Dediu fu sua madre.

La tomba

La tomba di Djehuty è sita nei pressi della TT12, collegata a quest’ultima attraverso una terza tomba, la TT399. Recenti scavi hanno consentito la scoperta, all’interno del cortile della TT11, di una sepoltura, risalente al Medio Regno, intestata a un non meglio identificato Iker.

Nello stesso cortile (1 e 2 in planimetria) scene di offertorio e testi crittografici; due uomini con unguenti ed abiti, nonché arpisti, due donne con sistri e due preti che officiano dinanzi al defunto. È inoltre presente (3) una stele (parzialmente distrutta) con inno ad Amon e, oltre la porta di accesso alla TT11, la cosiddetta “stele Northampton[4]” (5 in planimetria) e, poco discosta (4), una statua del defunto.

Modello tridimensionale della tomba di Djehuty. 
Da sinistra a destra: cortile e facciata, aula trasversale, corridoio e cappella. Fonte: Djehuty Project

Un breve corridoio, sulle cui pareti (6) un inno a Ra, dà accesso ad una sala trasversale in un angolo della quale si apre l’accesso alla TT12. Anche in questo caso i dipinti parietali sono alquanto danneggiati: i resti di un carro e alcuni uomini (7), frammenti di una stele (8) con testo autobiografico e un indirizzo ai viventi, due portatori di offerte (9) dinanzi al defunto seduto. Nei pressi del corridoio di accesso alla TT12, scene di caccia e pesca (13) e nuovamente una stele autobiografica (12) con insegnamenti ai viventi; poco oltre (11) i titoli del defunto e (10) il defunto, la madre e un altro uomo, sotto la cui sedia una scimmia mangia dei fichi, che ricevono offerte da tre file di uomini, che recano anche tori. Il tutto è allietato da un concerto di arpisti, cantanti, scimmie danzanti, liutiste, flautiste e un danzatore, in presenza di musicisti e scimmie danzanti.

Particolare di una delle scene rituali funerarie della cappella. Fonte: Djehuty Project

Dalla camera trasversale un secondo corridoio, sulle cui pareti (14) è riportato un testo, adduce ad una perpendicolare alla precedente; sulle pareti (15) liste di offerte e scene del pellegrinaggio ad Abydos e (16) il defunto a caccia di tori selvaggi e struzzi nel deserto. Seguono (17), su due registri sovrapposti, scene di rituali sulla mummia e il defunto seduto con una lista delle offerte; un breve corridoio (18) con testi di offertorio, conduce ad una camera rettangolare, con nicchia che verosimilmente conteneva una volta due statue. Anche in questo caso, come nella TT12, sono presenti graffiti in demotico risalenti al periodo tolemaico.

Parete ovest della cappella con le statue sedute di Djehuty e dei suoi progenitori. Fonte: Djehuty Project

Rinvenimenti

Dalla TT11 provengono quattro vasi canopi[5] ; vasi in alabastro[6]; un piatto in oro dono al defunto, quale generale, del re Thutmosi III[7]; un piatto in argento (incompleto)[8]; un pugnale in bronzo[9]; una tavoletta in pietra con testi incisi[10] ; una tavoletta in alabastro con testi incisi[11].

Fonti

  1.  Porter e Moss 1927,  p. 21.
  2.  Gardiner e Weigall 1913
  3.  Donadoni 1999,  p. 115.
  4.  Porter e Moss 1927,  p. 21.
  5.  Porter e Moss 1927,  pp. 22-23.
  6.  Porter e Moss 1927,  pp. 23-24.

[1]    La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 20.

[2]    le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[3]    Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[4]    Si tratta di una stele in cui vengono menzionati, tra l’altro, due obelischi da 108 cubiti (circa 56 m), secondo la traduzione di Kurt Sethe in Urkunden der 18. Dynastie: “Sono stato il direttore supremo che ha dato gli ordini. Ho guidato gli artigiani al lavoro su due grandi obelischi di 108 cubiti completamente ricoperti di elettro che hanno riempito le Due Terre con la loro luce”. Alla sommità i cartigli di Thutmosi III e, molto verosimilmente perché molto danneggiati, quelli di Hatshepsut; seguono un testo con inno ad Amon-Ra, i titoli di Djehuty e l’elencazione dei suoi compiti con l’indicazione degli edifici e dei materiali di cui era responsabile, nonché delle costruzioni per conto di Amon che sono state realizzate sotto la sua direzione nell’area di Waset (ovvero Tebe): un portale, un pavimento del complesso templare di Karnak, un santuario in ebano e uno in granito, due portali per il tempio di Karnak, gioielli, are sacrificali, il portale “Apparizione di Amon”, ma anche vestiario, vasi, scatole. Un’ultima scena, semidistrutta, lo vede come destinatario, per conto del re, di tributi (in specie incenso) provenienti dalla Terra di Punt.

[5]      Oggi al Museo egizio di Firenze (cat. 2222-5).

[6]      Di cui due al Museo di Leida (Paesi Bassi) (cat. 229 e 386); uno al Museo del Louvre (Parigi) (cat. 1127); quattro al Museo Egizio di Torino.

[7]      Oggi al Louvre (cat. 713).

[8]      Oggi nella collezione Anastasi e Raifé al Louvre (cat. 4886).

[9]      Oggi al Hessisches Landesmuseum di Darmstadt.

[10]     Museo di Leida.

[11]     Museo egizio di Torino (cat. 6227).

C'era una volta l'Egitto, Nuovo Regno, XX Dinastia

IL FARAONE RAMSES IX

Di Piero Cargnino

Dopo il breve regno di Ramses VIII sul trono delle Due Terre salì Amon-her-khepshef Khaemwaset, il IX della serie dei ramessidi; il suo nome del trono era Neferkare Setepenre che significa “Bella è l’anima di Ra, prescelta da Ra”.

Non si conoscono i  suoi legami con la famiglia reale anche perché, riuscire a ricostruire la parte finale della XX dinastia è un grosso problema. Alcuni pensano che fosse un figlio di Montuherkhepshef, quindi un nipote di Ramses III; questo lo deducono dal fatto che nella tomba della moglie di Mentuherkhopshef, la KV10, della regina Takhat sulle pareti essa viene nominata con il titolo prominente di “Madre del re”. Poiché nessun altro re della XX dinastia pare abbia avuto una madre con questo nome, probabilmente si tratta proprio di Ramses IX.

  

Altri lo ritengono figlio di Ramses VII o addirittura di Ramses VIII, ma questa è l’ipotesi meno plausibile come quella che fosse figlio di Ramses III. Il Papiro di Torino 1932+1939 gli assegna un regno di 18 anni e 4 mesi.

Certo che come sovrano non superò di molto il suo predecessore, la situazione interna dell’Egitto rimase precaria precipitando ulteriormente verso la completa decadenza. Si hanno notizie di rivolte in Nubia che vennero sedate solamente grazie all’intervento delle tribù dei Nehesy, eterne alleate degli egizi.

  

Ramses IX era forse l’indiscusso sovrano nel Nord ma al sud chi gestiva il potere, forse superiore al suo, era il grande pontefice di Karnak.

Nel X anno di regno di Ramses IX si verificò un episodio che può essere considerato a tutto titolo come un anticipo della dissoluzione dello stato unitario che porterà  alla fine del Nuovo regno. Il Primo Profeta di Amon, Amenhotep, fece realizzare un rilievo dove la sua immagine aveva la stessa statura di quella del faraone, questo a disprezzo della tradizionale gerarchia iconografica attribuendosi in tal modo la stessa dignità del sovrano. In questo caso Ramses IX riuscì ad avere ancora un sussulto di dignità e fece allontanare Amenhotep dal suo incarico.

  

Per una delle rare fortune dell’archeologia gli ultimi anni della XX dinastia abbondano di testimonianze scritte più di qualsiasi altro periodo. La provenienza di queste testimonianze è principalmente Medinet Habu e il villaggio di Deir el-Medina dove nella prima metà del XIX secolo venne trovati numerosi papiri, di cui molti frammentati, che oggi arricchiscono le grandi collezioni d’Europa, primo fra tutti il Museo Egizio di Torino grazie alla collezione Drovetti.

  

Da alcuni testi apprendiamo che un sempre maggior numero di libici arriva in Egitto come operai ma principalmente come mercenari la cui affidabilità lasciava molto a desiderare. Si trattava forse di invasori o discendenti di prigionieri di guerra incorporati nell’esercito egizio che si erano uniti ed avrebbero potuto creare gravi tumulti. Questo non lo sappiamo ma lo si  può dedurre dalle disastrose ripercussioni sulla popolazione locale. Come abbiamo già accennato sempre più spesso le razioni dovute ai lavoratori arrivavano a volte con due mesi di ritardo. La fame stimolava l’avidità che portava gli abitanti a venir meno alla Maat e, consapevoli degli immensi tesori con i quali si facevano seppellire i regnanti e i nobili dei tempi passati, portavano anche i più onesti a tentare di saccheggiarne le tombe.

  

Certo che i saccheggi erano una pratica che si trascinava da lungo tempo ma ora, con i tempi che correvano, la miseria si era diffusa a tal punto da rendere inefficaci anche i controlli. Se di una cosa si può rendere merito a Ramses IX è quella di aver cercato di contrastare al massimo i saccheggi nelle tombe delle necropoli reali che andavano sempre aumentando in modo particolare durante gli anni 16 e 17 del suo regno. I numerosi papiri processuali di questa epoca, trovati in ottimo stato, ci aiutano a far luce sugli arresti ed i processi iniziati intentati da Ramses IX e continuati per quasi tutta la generazione successiva.

Due papiri tra i più famosi sono: il “Papiro Abbot” e il “Papiro Leopold II-Amherst” i quali descrivono gli avvenimenti in una forma decisamente drammatica da apparire come romanzi.

Anche i testimoni, seppure innocenti e quindi rilasciati, subivano la bastonatura. Ciò non avveniva per mera crudeltà bensì per il fatto che le persone chiamate a testimoniare, durante gli interrogatori mettevano in evidenza le gravi circostanze politiche e le carenze del potere che diversamente non dovevano trapelare o peggio finire nei papiri di quest’epoca. Invece ne finirono molte di queste notizie che noi oggi possiamo trovare nei suddetti papiri ma anche su numerosi altri come: il “Papiro BM 10054” e nel recto dei “papiri BM 10053 e BM 10068” e pare anche nel “Papiro Mayer B”, che tratta del saccheggio della tomba di Ramses VI.

  

Persino il villaggio di Deir el-Medina venne considerato a rischio di saccheggio tanto che gli archivi ivi custoditi vennero trasferiti a Madinet Habu. Durante questa crisi divenne chiaro che gran parte delle tombe reali e nobili della necropoli tebana erano state saccheggiate e diventava sempre più difficile cogliere i responsabili anche perché, probabilmente, alcuni di essi facevano parte di coloro che dovevano sorvegliarle se non addirittura che le avevano costruite.

Un altro esempio che possiamo riportare è quello del sindaco di Tebe Pesiur, acerrimo nemico del suo collega sindaco di Tebe occidentale, Pwero accusandolo di negligenza nell’attuare efficacemente la sicurezza della necropoli e di essere colpevole di questa ondata di incursioni dei ladri di tombe. Le accuse si rivelarono infondate in quanto a Pwero emerse che aveva svolto un ruolo di primo piano nella commissione visiriale istituita per indagare sui furti e come tale non poteva essere accusato di negligenza. La cosa fu così chiara che, per non cadere vittima delle sue stesse accuse, Pesiur sparì.

  

Anche come costruttore, Ramses IX non brillò più di tanto nonostante i suoi 18 anni di regno, la maggior parte dei suoi interventi più significativi si concentrarono nel tempio del sole a Heliopolis oltre all’aver fatto decorare  il muro a nord del settimo pilone nel tempio di Amon-Ra a Karnak. A suggerire una flebile influenza residua egizia in Asia il suo nome è stato rinvenuto a Gezer in Canaan. Grande Sposa Reale di Ramesse IX fu Baketwernel dalla quale ebbe due figli, uno dei quali Nebmaatre, fu Sommo Sacerdote a Heliopolis dove il suo nome compare insieme a quello del re, l’altro figlio, Montuherkhopshef, che era forse l’erede designato a succedergli, premorì a suo padre e venne sepolto nella tomba KV19 in un primo tempo destinata a Sethirkhepsef.

Scoperta e scavata da Giovanni Battista Belzoni nel 1817, la tomba KV19 possiede delle decorazioni che si possono definire le migliori della Valle, così le descrive Belzoni:

La tomba però non conteneva la mummia del principe che non è mai stata trovata ne identificata tra quelle senza nome. All’interno della KV19 era presente un numero imprecisato di sepolture intrusive probabilmente della XXII dinastia.

  
  

Alla sua morte Ramses IX fu sepolto nella tomba KV6 e la sua mummia fu spostata più volte prima di essere nascosta, come molte altre, nella cachette DB320 a Deir el-Bahari dove venne trovata nel 1881. Si trovava all’interno di una delle due bare di Neskhons. moglie del Sommo Sacerdote Tebano Pinedjen II.

  

E’ curioso il fatto che la mummia di Ramses IX presenti gli arti spezzati, il collo rotto e sia priva del naso. La sua tomba, a causa dell’incuria, si trova oggi in stato di degrado e l’esistenza stessa dei suoi rilievi è in forte pericolo.

Fonti e bibliografia:

  • Alessandro Roccati, “L’area tebana”, Quaderni di Egittologia, n. 1, Roma, Aracne, 2005
  • Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
  • Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
  • Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
  • Alan Gardiner e  R.O. Faulkner,”The Wilbour Papyrus”, Oxford, 1941-1952
  • Alfred Heuss ed alt, “I Propilei”,  Verona, Mondadori, 1980
  • Nichelas Reeves, Richard Wilkinson, “The complete Valley of the Kings”, Thames & Hudson, 2000
  • Christian Jacq, “La Valle dei Re”, traduzione di Elena Dal Pra, Milano, Mondadori, 1998
  • Alberto Siliotti, “Guida alla Valle dei Re, ai templi e alle necropoli tebane”, White Star, 2010
  • Alberto Siliotti, “La Valle dei Re”, Vercelli, White Star, 2004
  • Erik Hormung, “La Valle dei Re”, trad. di Umberto Gandini, ET Saggi, Torino, Einaudi, 2004
  • Cyril Aldred, “Una statua del re Neferkarē’ Ramesse IX”, JEA 41, 1955