ai piedi della collina settentrionale, a meno di 100 iarde (circa 90 m) dalla TT11
Biografia
Unica notizia biografica ricavabile dalla TT20 è il nome della madre: Taysent
La tomba
L’accesso alla TT20 è possibile da una corte, in cui si apre anche quello alla TT165. Un corridoio non ultimato (1 in planimetria), sulle cui pareti si trovano frammenti di testo, dà accesso ad una anticamera (2) con scene del defunto assiso. Segue una sala trasversale con disegni (non ultimati) del dio Bes (3). Un breve corridoio dà accesso ad una camera perpendicolare alla precedente; su uno dei lati lunghi (4-5) scene della cerimonia funeraria con il trasporto del sarcofago e la messa a dimora di un albero di ulivo; sono rappresentati inoltre prigionieri nubiani. Frammenti di dipinto parietale rappresentanti uomini recanti unguenti provengono, forse, da uno dei lati corti della sala (6). Sull’altro lato lungo (7), Mentuherkhepshef accompagnato da attendenti a caccia di capre selvatiche nel deserto; al termine del lato lungo (8) elenchi rituali di offerte. Il soffitto, pure dipinto, è ormai ridotto in condizioni di illeggibilità. la sala si conclude in una sala appena abbozzata che lascia supporre che i lavori di realizzazione della tomba si siano interrotti in occasione della morte del titolare.
Per maggiori informazioni sul misterioso rito del “tekenu” raffigurato sulle pareti della TT20, vedi anche: IL RITO DEL TEKENU
Fonti
Porter e Moss 1927, pp. 34-35.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 35.
Porter e Moss 1927, pp. 34-35
[1] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, pp. 34-35 (in diversa colorazione le due tombe rappresentate).
[2] Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3] le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4] Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
ai piedi della collina settentrionale, a sud della TT18 e a breve distanza a nord-est delle TT13 e TT14
Biografia
La moglie di Amenmose, Iuy, era Cantatrice di Amon-Ra in Karnak e Capo dell’harem di Amenhotep. Nei dipinti parietali sono rappresentati anche i figli della coppia, Beknai, prete “wab”[4] e lettore[5] nel tempio di Amenhotep I, e Panefernekhu, rappresentato nell’atto di eseguire il cerimoniale dell’apertura della bocca.
La tomba
Ad un corridoio di accesso, sulle cui pareti (1 in planimetria) si trovano liste di offerte e immagini del defunto e della moglie, segue una camera trasversale con scene (2-3) di festeggiamenti in onore di Amenhotep I e sua madre, la regina Ahmose Nefertari. In altre scene, alcune molto danneggiate, la processione funebre con uomini che trainano il sarcofago, la barca di Mut e Amon-Ra rimorchiata in un canale; la statua di Amenhotep I e della regina Ahmose Nefertari all’interno di una barca sacra trasportata da preti.
Pastori con gli armenti e prefiche dalla tomba TT19. Disegni di Marcelle Baud
Di particolare interesse, una scena (4) in cui il re Amenhotep e un prete sono dinanzi a due file di re e regine; la lista dei re rappresentati acquista importanza poiché si tratta di re della XVIII dinastia e dell’inizio della XIX, ma sono omessi i re amarniani[6].
Scena dalla tomba TT19 con l’omaggio ai sovrani della XVIII e XIX Dinastia. Met Art Museum
L’ordine in cui sono riportati è il seguente:
Nebhepetre, Ahmose I
Amenhotep I
Akheperkare (Thutmosi I)
Akheperenre (Thutmosi II)
Menkheperre (Thutmosi III)
Akheprure (Amenhotep II)
Menkheprure (Thutmosi IV)
Nebmare (Amenhotep III)
Djoserkheprure Setepenre (Horemheb)
Menpehtyre (Ramses I)
Men-maat-ra (Seti I)
Su altre pareti (5) brani del Libro delle Porte e scene della cerimonia funebre, il dio Horus che presenta il defunto a Osiride e a Iside alata e, su tre registri sovrapposti, tre preti che officiano sulla mummia del defunto; poco oltre (6) il defunto, la moglie e il figlio Beknay che incensano e offrono libagioni a Ra-Horakhti, Atum, Amenhotep I, Hathor e alla Dea dell’Occidente (Mertseger). Poco oltre (7), la statua del re Amenhotep I su un palanchino acclamata da preti e sacerdotesse con sistri e tamburelli mentre uomini preparano cibi e libagioni e (8) preti in offertorio al defunto e alla moglie.
Fonti
Porter e Moss 1927, pp. 32-33.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, pp. 34-35
Porter e Moss 1927, pp. 32-34.
[1] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 30.
[2] le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[3] Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[4] I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
[5] Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.
[6]Vengono indicati come re “amarniani” quelli che regnarono, durante il periodo della cosiddetta “eresia amarniana”, dalla città di Akhetaton fatta costruire appositamente dal faraone Akhenaton che tentò il passaggio dal politeismo all’enoteismo del dio Aton.
ai piedi della collina settentrionale, a sud della strada per Biban el-Moluk
Biografia
Baki fu “Capo di coloro che pesano l’argento e l’oro nel dominio di Amon”; il padre, di cui non viene precisato il nome, fu Scriba contabile del bestiame della regina Ahmose Nefertari. Mosi è il nome di sua moglie.
La tomba
TT18 si sviluppa con un corridoio d’ingresso cui segue una camera trasversale; da questa un secondo corridoio dà accesso ad una camera trasversale decorata con rappresentazioni di un banchetto della famiglia con offerte a Baki. Altri dipinti parietali rappresentano Baki e la sua famiglia a pesca e a caccia di uccelli nonché scene di offertorio al defunto e del defunto ai propri genitori; in altre scene, il defunto in offertorio al dio Anubi e alla dea dell’Occidente (Hathor), il defunto e la sua famiglia a caccia e a pesca, il defunto e la moglie che verificano le operazioni di vendemmia (dalla raccolta dei grappoli all’immagazzinamento in giare). Un altro corridoio permette l’accesso ad una camera su cui fondo si apre una nicchia.
Fonti
Porter e Moss 1927, p. 32.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 32.
Porter e Moss 1927, p. 32.
[1] La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2] le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[3] Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
sulla collina a circa 150 yards (circa 140 m) sopra il deposito, a nord-ovest della TT16
Biografia
Nebamon, medico reale e scriba, fu figlio di Nebseny, giudice. Il nome della moglie, non completamente preservato, è stato interpretato come Ta[..]nefer.
La tomba, che presenta vivide scene di vita anche privata, ricalca lo stile tipico del periodo a “T” rovesciata. Ad un ingresso, in cui la decorazione parietale rappresenta il defunto in offertorio agli dei Anubi e Amon nonché allo stesso defunto e alla moglie, sotto la cui sedia un cane mangia frutta e cipolle, da parte di un uomo (il figlio?).
Scena di banchetto dalla TT17
Gatto a caccia di anatre dalla tomba di Nebamon
In altre scene il defunto offre, portate da piccole fanciulle, specchi e piccoli contenitori di kohl ai suoi genitori in presenza di musicisti tra cui un’arpista e un suonatore di liuto.
Poco oltre, il defunto, con un assistente, sovrintende al riempimento di contenitori di grano e alla loro pesatura mentre giovani donne gli offrono del vino ed altre sono intente a cuocere cibi in un forno e a fabbricare la birra.
Nebamun sovrintende ai raccolti (British Museum di Londra, BM EA 37976)
Un altro breve corridoio conduce ad una camera in cui le rappresentazioni parietali concernono scene di offertorio del defunto e della moglie agli dei Anubi e Osiride; sono inoltre presenti inni dedicati a Ra, scene del corteo funebre e del pellegrinaggio ad Abydos nonché processioni funerarie e offertori in presenza della mummia.
Preparazione di cibi
Nebamon sovrintende ai raccolti del dominio (British Museum di Londra, BM EA 37979)
Offerte funerarie dalla TT17
Nebamon a caccia di anatre nelle paludi armato di bastone da lancio
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[3]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[4]La rappresentazione del lago di Nebamon è sintomatica dei canoni dell’arte egizia in cui, benché è noto che i pittori egizi sapessero rappresentare la prospettiva, la cosa più importante era che ogni soggetto fosse facilmente e incontestabilmente identificabile. Perciò lago in pianta, ma alberi che lo circondano, e pesci nel lago, rigorosamente di profilo.
pochi passi a sud-ovest del deposito delle antichità
Panehsy e Tarennu, proprietari originali della tomba
Biografia
Pahnesy fu Profeta del Cortile esterno (del tempio) di Amenhotep I; Ternute (o Tarennu) fu sua moglie.
La tomba
Le condizioni attuali della tomba.
La tomba, non ultimata, è sommariamente squadrata e scavata nella roccia; la decorazione è alquanto povera e molto malridotta: oltre una barca con Amenhotep I appena leggibile, il titolare, Panehsy e la moglie Ternute (o Tarennu) stanti al cospetto di Osiride. In un’altra scena, il fratello del defunto, Pahesy, reca un vaso per Amon. Su una parete, il prospetto del tempio di Amon a Karnak.
Ahmose-Nefertari e Amunhotep I ricevono offerte dal defunto.
Parte della scena della mietitura del grano nella prima stanza.
Fonti
Porter e Moss 1927, p. 28.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, , p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 28.
Porter e Moss 1927, pp. 28-29
Foto: University of Memphis
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[3]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Ed eccoci giunti finalmente alla fine dell’epoca ramesside, epoca che ha caratterizzato l’intera XX dinastia, iniziata con faraoni importanti e finita miseramente con sovrani effimeri.
Ramses XI regna su un regno per la maggior parte in mano al clero di Amon, per un lungo periodo, 27 o 30 anni. Non è ben chiaro chi fosse il padre, forse Ramses X pur se non esistono prove inconfutabili. Si pensava che la madre fosse la regina Tyti ma in seguito ad approfondite ricerche accademiche sul “Papiro Harris”, che tratta la “Congiura dell’Harem” a seguito della quale venne ucciso Ramses III, è emerso che la regina Tyti era una sposa dello stesso Ramses III vissuto oltre mezzo secolo prima.
Sua Grande Sposa Reale si pensa sia stata la regina Tentamon, figlia di Nebseni, dalla quale ebbe due figlie, Duathathor-Henuttaui, che andò sposa al Sommo Sacerdote di Amon Pinedjem I che avocherà a se il titolo regale in virtù della sua potentissima carica sacerdotale; l’altra figlia fu forse Tentamon che diverrà la Grande Sposa Reale del successore del padre, Smendes, primo faraone della XXI dinastia.
Va preso atto che a Tebe si era venuta a creare una situazione assai anomala, quando Ramses IX tolse l’incarico di primo profeta di Amon a Amenhotep che si era fatto rappresentare con le stesse dimensioni del faraone per rivendicare pari dignità, successero disordini nel XVII distretto dell’Alto Egitto. A sedare la rivolta riportando la normalità ci aveva pensato il viceré di Kush, Panehesi il quale però poi si insediò a Tebe da dove iniziò a governare quelle terre comportandosi come un conquistatore continuando così anche per qualche tempo durante il regno di Ramses XI.
Nel diciassettesimo anno di regno Panehesi si scagliò contro il primo profeta di Amon, asserragliato in un tempio fortificato a Medinet Habu e, dopo una schiacciante vittoria, si autoproclamò lui stesso Sommo Sacerdote di Amon. Dopo aver saccheggiando alcune città del Medio Egitto assunse il controllo dell’Alto Egitto. A questo punto Ramses XI chiamò il generale Herihor al quale affidò l’incarico di scacciare Panehesi, la battaglia non fu lunga e vide la vittoria di Herihor che costrinse l’avversario a ritirarsi a sud della prima cateratta del Nilo. Ma Herihor, che aveva raggiunto un’altissima posizione a corte assumendo importanti incarichi, era di origini libiche e il detto egiziano di non fidarsi troppo dei libici, anche in questo caso si dimostrò valido, dopo aver scacciato Panehesi, Herihor si comportò allo stesso modo del suo predecessore.
Ma quello che Herihor fece superò sicuramente le aspettative del Sovrano, nel 18° anno di regno di Ramses XI avvenne di fatto la vera rottura con il potere centrale. Autonomamente Herihor proclamò la “Ueehann-mesue”, la cosiddetta “Ripetizione delle nascite” (o Rinascita), ovvero una specie di giubileo nel quale si azzerava il conteggio degli anni per iniziarne uno nuovo, una nuova era in base alla quale cominciò a contare i suoi anni. Prima di lui solo Amenemat I della XII dinastia e Seti I della XIX avevano dichiarato il “Ueehann-mesue”.
A questo punto il grande Egitto del glorioso Nuovo Regno si ritrova con un faraone che risiede nel Delta, a tutti gli effetti sovrano dell’Alto e Basso Egitto, il cui potere si estende però solo al Basso Egitto ed un Primo Profeta di Amon, che risiede a Tebe con tutti i titoli e le prerogative reali senza che uno dichiari decaduto l’altro.
La fine dell’era ramesside, in particolare di Ramses XI, ci ha fornito un gran numero di importanti papiri oggi sparsi in vari musei, primo fra tutti il Museo Egizio di Torino. La maggior parte dei papiri riguarda problemi amministrativi e processuali che mettono in evidenza la situazione del periodo.
Un papiro molto interessante per la sottigliezza psicologica dei quadri sia dei personaggi sia degli eventi presentati e che generalmente viene considerato un capolavoro della narrativa antica ci presenta un testo letterario, risalente alla XXII dinastia, scritto in ieratico del quale venne trovata una copia nel 1890 ad al-Hibah. si tratta del “Papiro Puixkin 120” (conservato a Mosca).
L’argomento è quello di un racconto romanzesco che si evidenzia per la ricchezza e l’originalità della trama in cui l’avvenimento si colloca intorno al quinto anno dopo la “Ripetizione delle nascite”, tra il 18° e il 19° anno di regno di Ramses XI. La situazione ci presenta un quadro dell’Egitto della XXII dinastia ancora nominalmente sotto il controllo reale mentre il potere effettivo viene esercitato dal visir del Basso Egitto Smendes che aveva sposato Tentamon acquisendo così il diritto alla successione di Ramses XI.
Su un graffito è registrato che nel suo 29° anno di regno, il III Shemu, giorno 23, il generale e Sommo Sacerdote di Amon, Piankhi rientrò a Tebe dopo aver condotto una campagna in Nubia durante l’anno 28 del regno di Ramesse XI. Alcune fonti ci presentano un Egitto, che in certe regioni occidentali del Delta e in alcune oasi del deserto occidentale, è occupato da piccole enclave governate autonomamente dai discendenti delle popolazioni libiche entrate in Egitto al tempi di Ramses III.
Dopo aver trasferito la capitale politica dell’Egitto a Tanis, Ramses XI muore in circostanze sconosciute intorno al 1078/77 a.C. e sul trono si insedia il genero Smendes che diviene di fatto il primo faraone della XXI dinastia anche se di fatto non controllava il Medio e l’Alto Egitto che continuava ad essere nelle mani del Sommo Sacerdote di Amon a Tebe.
Finisce così, senza gloria alcuna la parentesi del Nuovo Regno iniziato cinque secoli prima con Ahmose ed inizia quello che viene definito come il “Terzo Periodo Intermedio”.
Per l’ultimo ramesside gli fu preparata, ma non completata, e solo parzialmente decorata, la tomba KV4 dove però Ramses XI non venne mai sepolto ed a tutt’oggi la sua mummia non è mai stata ritrovata. Unica particolarità è che, la tomba KV4 presenta caratteristiche piuttosto inusuali: il soffitto della camera sepolcrale è sorretto da quattro pilastri di forma rettangolare anziché quadrata ed un pozzo funerario centrale profondo oltre nove metri e lungo oltre 10 metri, forse per contrastare le incursioni dei ladri.
All’interno si trovano pochi frammenti di decorazione, altri residui di suppellettili funerarie starebbero ad indicare un riutilizzo, come tomba, durante la XXII dinastia durante il governo del Primo Profeta di Amon, Pinedjem. Uno studio recente dell’egittologo britannico John Lewis Romer dimostrerebbe che la tomba venne utilizzata come laboratorio di restauro delle mummie prima di portarle in un luogo più sicuro. In seguito venne utilizzata come abitazione e stalla da diverse comunità copte e cristiane e non attirò mai la curiosità degli egittologi.
In questo periodo la necropoli reale viene trasferita a Tanis ed il villaggio di Deir el-Medina viene abbandonato; si pensa che la KV4 sia stata l’ultima tomba della Valle dei Re, la causa dell’abbandono è sicuramente dovuta al fatto che in una condizione di instabilità politica in cui si trovava l’Egitto non era più possibile far fronte ai continui saccheggi e quindi garantire l’incolumità delle tombe.
Fonti e bibliografia:
Alessandro Roccati, “L’area tebana”, Quaderni di Egittologia, n. 1, Roma, Aracne, 2005
Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
Alan Gardiner e R.O. Faulkner,”The Wilbour Papyrus”, Oxford, 1941-1952
Alfred Heuss ed alt, “I Propilei”, Verona, Mondadori, 1980
Nichelas Reeves, Richard Wilkinson, “The complete Valley of the Kings”, Thames & Hudson, 2000
Christian Jacq, “La Valle dei Re”, traduzione di Elena Dal Pra, Milano, Mondadori, 1998
Alberto Siliotti, “Guida alla Valle dei Re, ai templi e alle necropoli tebane”, White Star, 2010
Alberto Siliotti, “La Valle dei Re”, Vercelli, White Star, 2004
Erik Hormung, “La Valle dei Re”, trad. di Umberto Gandini, ET Saggi, Torino, Einaudi, 2004
E siamo giunti al penultimo sovrano che ingloriosamente portava il nome di Ramses, forse figlio di Ramses IX e della sua sposa, la regina Baketurel.
Tutto di lui è incerto, non si conosce neppure quale sia la sua titolatura reale completa. Citato solo in alcuni papiri principalmente giuridici quali il Papiro Abbot, il Papiro Amhers, il Papiro Meyer e su alcuni altri testi conservati al British Museum e al Museo Egizio di Torino.
La sua Grande Sposa Reale fu Tyti la quale viene citata in alcune iscrizioni come “Figlia di Re”, Sorella di Re e Madre di Re”. Da quest’ultimo titolo si deduce che sia stata la madre di Ramses XI.
Non è neppure chiaro quanti anni abbia governato, l’ultima data registrata del suo regno è l’anno 3.
Ramses X fu sepolto nella Valle dei Re a Biban el-Muluk nella tomba KV18 che non è stata ancora riportata alla luce per intero e la sua mummia non è stata ritrovata. Anche Howard Carte si dedico per un breve periodo ad esaminarla ma poi desistette. Quando fu nominato Sovrintendente della necropoli, nel 1908, Carter vi fece installare all’interno il primo generatore di corrente elettrica per illuminare alcune tombe della Valle.
La tomba rispetta la tipica struttura della tombe della XX dinastia, due corridoi successivi in leggera pendenza che sbucano in un terzo corridoio mai ultimato. Colma di detriti venne poi liberata dalla missione MISR nel 1998-2000. Sull’architrave di ingresso è rappresentato il sole, e il primo corridoio presenta immagini appena abbozzate, oggi scarsamente visibili, di Ramses X di fronte a varie divinità.
Fonti e bibliografia:
Alessandro Roccati, “L’area tebana”, Quaderni di Egittologia, n. 1, Roma, Aracne, 2005
Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
Christian Jacq, “La Valle dei Re”, traduzione di Elena Dal Pra, Milano, Mondadori, 1998
Alberto Siliotti, “Guida alla Valle dei Re, ai templi e alle necropoli tebane”, White Star, 2010
all’estremo angolo della collina meridionale, nei pressi della strada per Deir el-Bahari
Biografia
Tetiky, Sindaco di Tebe, recava anche il titolo di “figlio del re” pur essendo, di fatto, figlio di Rahotep, Supervisore dell’harem del lago, e di Sensonb; sua moglie era Senbi.
TT15: decorazione del soffitto
La tomba
La tomba si apre in un ampio cortile trapezoidale che presenta, su una parete, alcune nicchie (7 in planimetria) in cui vennero rinvenuti, ancora in situ, piccoli sarcofagi per ushabti dei genitori e di altri familiari. In una sorta di piccola cappella (8), l’immagine di un uomo che coglie l’uva; sul fondo del cortile, un corridoio ad angolo retto adduce alla tomba a camera.
La decorazione propone (1) uno dei primi ritratti della madre del re Amenhotep I, Ahmose Nefertari, in atto di offertorio ad Hathor di cui si abbia notizia. La regina indossa il cosiddetto copricapo gazzella [4], tipico delle regine minori, in origine confuso dai primi egittologi per un doppio ureo. Successivamente tale copricapo verrà tuttavia rappresentato indistintamente per regine e concubine reali.
La regina è rappresentata, coadiuvata da assistenti, nell’atto di offrire libagioni alla dea Hathor, rappresentata come vacca sacra. Seguono (2-3) scene del trasporto funebre con mimi, obelischi e il traino del sarcofago; poco oltre (6) stele con il defunto in offertorio a Osiride, il defunto e la moglie (5) ricevono offerte e mazzi di fiori da una nipote (?) e (4), su due registri sovrapposti, il defunto e la moglie ricevono, sotto un albero, offerte da tre fanciulle.
La tomba subì seri danni a causa di saccheggi perpetrati nei millenni; il museo del Louvre di Parigi ha, di recente, restituito all’Egitto alcune decorazioni provenienti da TT15.
Fonti
Porter e Moss 1927, p. 26.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 26
Porter e Moss 1927, planimetria p. 20
The Metropolitan Museum of Art Bulletin”, vol. 22, n.ro 7, marzo 1964, p. 234, consultato 9.10.2017.
France’s Louvre museum returns five frescoes to Egypt, BBC, 14 dicembre 2009. URL consultato il 9 ottobre 2017.
[1] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 20.
[2] le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[3] Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[4] Si trattava di due fasce, generalmente in oro, una che circondava la testa, l’altra che passava per la sommità del capo, che recavano sulla fronte due teste di gazzella.
La camera, rettangolare con angoli arrotondati, presenta dipinti parietali con scene di preti dinanzi a statue di sovrani, di prefiche, nonché del defunto e della moglie, della quale non viene identificato il nome, in offertorio ad Osiride nei pressi di un lago; preti dinanzi alla mummia del titolare della tomba; la presentazione del defunto da parte di Horus a Osiride e l’adorazione di Amon con testa di ariete.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[3]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Wenufer, Cantatrice di Amon, fu la moglie di Shuroy, Capo dei portatori di braciere di Amon.
Shuory e la moglie adorano Maat e Ra-Horakhti
La tomba
La tomba, incompiuta, è costituita da due locali con forma planimetrica a “T”; nell’anticamera, sulle pareti sono riportati brani del Libro delle Porte e scene del defunto e della moglie in atto di adorazione di dei e dee, nonché di un re e una regina i cui cartigli, però, sono vuoti. In altra scena, altri brani del Libro delle Porte e ancora il defunto e la moglie in adorazione degli dei Maat e Ra-Horakhti.
Un breve corridoio dà accesso ad una camera trasversale (incompiuta) sulle cui pareti sono presenti offertori di piante e fiori da parte di portatori e dello stesso defunto; la processione funebre con preti che praticano la Cerimonia di apertura della bocca ed una donna piangente al cospetto della mummia. In altra scena, il defunto, inginocchiato, adora Hathor nelle sembianze di vacca sacra. Altra scena riporta Thot che presenta il defunto a Osiride accompagnato da Iside e Nephtys.
Il Papiro Abbott, che risale al regno di Ramses IX e riporta la trascrizione degli atti di una indagine sui saccheggi di alcune tombe reali, a proposito della tomba del re Antef V menziona la TT13: “La tomba piramidale del re Nebkheperra, Figlio di Ra, Antef, vita, prosperità e salute, fu rinvenuta chiusa avendo i ladri violato, attraverso due cunicoli di due cubiti e mezzo nella parete orientale ed uno da un cubito nella parete della sala trasversale, la tomba del Sovrintendente alle offerte della Casa di Amon di nome Shuroy”.
Fonti
Porter e Moss 1927, p. 25.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 25.
Porter e Moss 1927, pp. 25-26.
[1] La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[3]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.