I sarcofagi della XXV Dinastia hanno chiari elementi distintivi che possiamo riconoscere negli esemplari delle tre sorelle, Tapeni, Tamut e Renpetnefret, figlie del sacerdote di Amon Ankh-Khonsu.
Le tre mummie sono conservate in un sarcofago antropoide, a sua volta contenuto in un sarcofago rettangolare a colonnette. (qeresu).
La decorazione dei sarcofagi riproduce l’ambiente della camera sepolcrale, con le dee Iside e Nefti ai piedi e alla testa dello stesso, un arcaismo che lega questi sarcofagi ai modelli del Medio e Nuovo Regno, una fila di divinità disposte intorno alla mummia.
La raffigurazione della dea Nut sul petto, anche questo motivo ripreso dal Nuovo Regno, è il pilastro djed sulla schiena connettono il sarcofago con la terra e il cielo, la dea Nut, e il mondo ultraterreno, il pilastro djed simbolo del dio Osiride.
Diminuiscono la dimensione e la varietà dei dipinti, mentre aumentano i testi sacri tratti dal Libro dei Morti.
I testi sono disposti in bande diversi colori, arancione, giallo e verde.
Tra le bande di testo sono raffigurate divinità stanti e occhi udjat sopra i piedi.
Sarcofago esterno di Renpetnefret Legno, larghezza 207 cm. Museo Egizio di Torino - C. 2232
L’alveo del sarcofago esterno imita la tomba del dio Osiride, come conferma la presenza del fregio khekeru, elemento decorativo della parte superiore delle pareti in struttura architettoniche a partire all’antico Regno, e il motivo serekh, decorazione a linee verticali e orizzontali che imita la faccia di un palazzo.
Sui lati corti corti sono raffigurati, a una estremità le dee Iside e Nefti, il disco solare adorato da due babbuini, all’altra estremità il geroglifico neferet che indica la dimora di Osiride o del defunto, situata a Occidente.
Il coperchio, bombato, raffigura il cielo identificato con la dea Nut ed è diviso in due parti da una colonna di testo: una metà raffigura il viaggio notturno, l’altra metà raffigura il viaggio diurno dell’imbarcazione del Sole.
Entrambi le barche sono trainate con corde da divinità, personificazione di corpi celesti.
I testi sono costituiti principalmente dalla forma canonica di offerta in cui si supplica il dio affinché protegga il defunto.
La cassa esterna è così contemporaneamente rifugio per le defunto durante la veglia notturna e santuario dove si potranno risvegliare a nuova vita per ascendere al cielo in modo da unirsi al dio sole e partecipare con lui al suo eterno e ciclico viaggio.
Fonte
Museo Egizio di Torino – Fondazione del Museo delle Antichità Egizie di Torino – Franco Cosimo Panini Editore.
Il sarcofago è in legno di sicomoro dipinto, di forma rettangolare con quattro pilastrini che ne rifiniscono gli angoli e con un coperchio a forma bombata.
Sopra, alle due estremità del coperchio, sono posti due sciacalli accovacciati rivolti l’uno verso l’altro, che rappresentano la divinità dei morti delle due parti dell’Egitto. Tra i due sciacalli, in mezzo al coperchio, sta seduto in posizione di riposo un grande sparviero dorato, simbolo di Ra. Altri quattro più piccoli si vedono sopra i pilastrini (uno dei quattro e mancante).
Nella parte sinistra superiore del coperchio (vedi Tavole 1 e 2), e dipinta una barca sacra trainata da 10 personaggi.
Innanzi ai personaggi, è presente un testo che riporta i nomi dei genitori del defunto. Stessa rappresentazione con alcune differenziazioni si trova sui personaggi sulle barche.
Le due fiancate lunghe sono illustrate da divinità antropomorfe, 6 sul lato destro e 6 sul lato sinistro. Davanti a ogni personaggio, il testo comincia con la classica formula
Dd-mdw in ”Recitazione di”, citando successivamente una divinità. Le divinità sono le seguenti:
Legno di cedro dipinto, lunghezza cm 203 Tebe Ovest, tomba della regina Inhapy (TT 320) Scavi del Servizio delle Antichità 1881 Museo Egizio del Cairo – CG 61OO5
Il sarcofago con il nome di Amenofi I non era stato realizzato per questo faraone, ma fu utilizzato per racchiudervi la mummia quando nel corso della XXI Dinastia, il sommo sacerdote di Amon Pindujem II decise di mettere al sicuro le spoglie di sovrani e sacerdoti tebani nella tomba della regina Inhapy.
Il riutilizzo è documentato da una doppia iscrizione ieratica , databile proprio all’epoca di Pindujem II, tracciata con inchiostro nero sul coperchio, in corrispondenza del petto.
Si tratta di una delle rare testimonianze dell’ultimo grande saccheggio nella necropoli tebana, che indusse il clero a riseppellire le mummie di faraoni e sacerdoti nella cosiddetta Cachette di Deir El-Bahari.
Il sarcofago e la mummia di Amenofi I in un disegno all’epoca della scoperta
Il sarcofago è mummiforme e subì alcune modifiche per poter ospitare degnamente la salma del sovrano.
Il coperchio è formato da più parti unite per mezzo di elementi in legno e strisce di cuoio.
La parrucca era originariamente decorata con strisce gialle e nere, ma in seguito fu uniformemente dipinta di nero aggiungendo l’immagine di un avvoltoio giallo sulla sua sommità e inserendo sulla fronte un cobra reale con il corpo diviso in tre parti di colore blu, rosso e nero.
Il volto è dipinto di giallo e su di esso risaltano i grandi occhi e le sopracciglia.
Le labbra accennando un tenue sorriso e sono contrassegnate da una linea rossa, che sottolinea anche le piccole fossette sul mento, da cui pende la barba posticcia.
La superficie del coperchio un tempo era completamente dipinta di bianco, ma la vernice è stata poi eliminata, lasciando visibile il colore naturale del legno.
Sul petto era originariamente dipinta una collana circolare multicolore cancellata anch’essa allorché si decise di destinare il sarcofago a contenere la salma di Amenofi I.
Fu invece conservata l’immagine della dea Nekhbet in forma di avvoltoio con le ali spiegate, dipinta sul petto.
Al di sotto dell’avvoltoio si trova una colonna di geroglifici contenenti la formula d’offerte dedicata ad Amenofi I di cui è anche indicato il nome di incoronazione: Djeserkara, “Santo è il ka di Ra”.
L’iscrizione è intersecata da tre bande di geroglifici per parte che riportano i nomi di Anubi, Osiride e i quattro figli di Horus, dei protettori della salma.
Sotto i piedi del coperchio è raffigurata la dea Nephty, inginocchiata e con le braccia sollevate dalle quali pendono i segni ankh.
Originalmente anche le superfici dell’alveo del sarcofago dovevano essere dipinte, ma la vernice è stata asportata al momento dell’usurpazione, come è avvenuto per il coperchio.
Su entrambi i lati, all’altezza delle spalle, è raffigurato un occhio udjat al di sopra di un piccolo santuario con la porta rossa.
La restante superficie delle pareti laterali è suddivisa in quattro sezioni per mezzo di iscrizioni verticali ormai poco leggibili dentro ad ognuna di esse si trovava l’immagine di una divinità.
L’interno del sarcofago è interamente ricoperto di vernice nera.
Il colore originale e le tracce degli altri particolari obliterati al momento del riutilizzo inducono a datare la produzione del sarcofago alla prima parte della XVIII Dinastia.
Quello di Amenofi I, quando la sua salma fu prevata per essere nascosta, era forse stato distrutto dai ladri nel tentativo di asportare la lamina d’oro che sicuramente lo ricopriva.
Si provvide allora a trovare uno di fortuna che però, come per gli altri sovrani, risalisse approssimativamente all’epoca in cui il re era vissuto.
La salma di Amenofi I come fu scoperta all’interno del sarcofago
Fonte e fotografie
Tesori egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Silvia Einaudi – fotografie di Araldo De Luca – Edizioni White Star
Legno dipinto, altezza cm 206 Tebe Ovest – Tomba della regina Inhapy TT 320 Scavi del Servizio delle Antichità 1881 Museo Egizio del Cairo – JE 26214 = CG 61020
La Cachette di Deir el-Bahari si trova tra le rocce a sud del tempio della regina Hatshepsut.
Si tratta di una semplice galleria scavata nel terreno, a cui si accede tramite un pozzo, senza particolari sovrastrutture.
Era la sepoltura di Inhapy, una regina vissuta nel corso della XXI Dinastia, e anche il luogo scelto dai sacerdoti del dio Amon per nascondevi le salme di tutti i più celebri sovrani del Nuovo Regno.
Utilizzando un sepolcri esteriormente anonimi si riteneva, a ragione, che le mummie reali potessero essere più al sicuro dalle continue e sistematiche ruberie a cui si trovavano sottoposte le necropoli tebana sin dalla fine del Nuovo Regno
Prima di essere trasportate nell’impiego della regina Inhapy, le spoglie di Ramses II erano state nascoste nella tomba del padre Sethy I, evidentemente considerata più sicura del sepolcro dello stesso Ramses II.
Il trasferimento definitivo era stato deciso quando anche la tomba di Sethy era stata visitata dai ladri
Le peripezie dei resti mortali di Ramses II possono essere lette nell’iscrizione ieratica tracciata sul coperchio del sarcofago che lo conteneva
Il testo con i tre resoconti dei vari spostamenti è sovrastato da due cartigli con il nome del sovrano, apposti probabilmente per identificare la mummia contenuta all’interno.
Resta infatti ancora da risolvere il dubbio se questo sarcofago fosse stato preparato proprio per Ramses II già in origine.
Per un sovrano che ha regnato sull’Egitto 67 anni, costruendo più di quanti, prima e dopo di lui, abbiano mai fatto, sarebbe lecito attendersi un sarcofago d’oro come quello di Tutankhamon.
Quello che conteneva la salma di Ramses II, invece, è realizzato con pezzi di legno pregiato tenuti insieme per mezzo di un sistema di tenoni e mortase.
In passato si è supposto che potesse essere stato inizialmente ricoperto da una lamina d’oro, asportato in seguito da coloro che avevano violato la tomba del sovrano.
Questo però appare un po’ difficile, posto che lo stato attuale del sarcofago lascia pensare più a un oggetto non portato a termine, piuttosto che il risultato di un’azione di rapina.
Sono infatti assenti i segni di effrazione che risulterebbero dall’asportazione violenta della lamina d’oro.
Anche i lineamenti del volto, semplicemente dipinti e realizzati in uno stile ascrivibile al movimento artistico appena successivo al regno di Akhenaton, servono ad accrescere i dubbi su una reale e primaria attribuzione del sarcofago a Ramses II.
Sulla base dei pochi dati a disposizione e, la questione non può essere certo risolta in modo soddisfacente.
Sebbene si si possa supporre che, nel corso di uno dei trasferimenti, la mummia del sovrano sia stata posta nel sarcofago di un sovrano (come suggerirebbero l’ureo, la barba posticcia, il flagello e lo scettro) vissuto poco prima, questo non può essere affermato con certezza.
L’ureo infatti potrebbe essere stato aggiunto quando la salma del sovrano vi fu deposta
Fonte
Tesoro egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – F. Tiradritti – fotografie Arnaldo De Luca – Edizioni White Star
Di Patrizia Burlini (introduzione) e Nico Pollone (analisi testuale)
In due diversi musei europei sono conservate due maschere funerarie lignee attribuite a Satdjehuti.
Maschera di Satdjehuty allo Staatliches Museum Ägyptischer Kunst di Monaco di Baviera, numero di inventario ÄS 7163, datata alla fine della XVII Dinastia. Foto: https://joyofmuseums.com/…/sarcophagus-lid-of-queen…/
La prima maschera si trova allo Staatliches Museum Ägyptischer Kunst di Monaco di Baviera, ha il numero di inventario ÄS 7163 ed è datata alla fine della XVII Dinastia. Satdjehuti è definita “Figlia del re e sorella del re, Satdjehuti, chiamata Satibu, la Giustificata, nata dalla moglie del re, Tetisheri” (XVII Dinastia)
La seconda maschera si trova al British Museum di Londra, reca il numero di inventario EA 29770 ed appartiene alla XVIII Dinastia. In questa maschera Satdjehuty è definita “favorita da Ahmose- Nefertari “ (regina della XVIII Dinastia)
La seconda maschera si trova al British Museum di Londra, reca il numero di inventario EA 29770 ed appartiene alla XVIII Dinastia. In questa maschera Satdjehuty è definita “favorita da Ahmose- Nefertari“ (regina della XVIII Dinastia). Foto British Museum
Com’è possibile questa datazione contrastante e questi titoli diversi? Si tratta della stessa persona o è una semplice omonimia? Chi era Satdjehuti?
La maschera di Monaco di Baviera (ÄS 7163) è in realtà un frammento, alto circa 60 cm, di uno splendido sarcofago ligneo dorato, pezzo forte della collezione egizia del Museo. Il sarcofago ligneo era sicuramente alto oltre 3 metri, a testimonianza dell’importanza politica di alcune regine e principesse (come ad esempio Ahhotep e Ahmose-Meritamon).I sarcofagi di queste regine, e anche quello di Satdjehuti, erano imponenti, mentre quelli dei re non raggiungono mai queste dimensioni.
Retro della maschera di Satdjehuty a Monaco, (in legno dorato, intarsiata con pietre preziose come corniola, turchese e lapislazzuli) corrispondente in realtà all’interno del sarcofago, è fittamente ricoperto di geroglifici, dove si può leggere “Figlia del re e sorella del re Satdjehuti, chiamata Satibu, la Giustificata, nata dalla moglie del re Teti-Sheri”. Foto: https://www.reddit.com/…/sarcophagus_lid_of_queen…/…
Il retro della maschera, (in legno dorato, intarsiata con pietre preziose come corniola, turchese e lapislazzuli) corrispondente in realtà all’interno del sarcofago, è fittamente ricoperto di geroglifici, dove si può leggere “Figlia del re e sorella del re Satdjehuti, chiamata Satibu, la Giustificata, nata dalla moglie del re Teti-Sheri”. I geroglifici riportano alcuni capitoli del ” Libro dei Morti” nella sua “rielaborazione tebana”, come fa notare la Dott.ssa Sylvia Schoske, direttrice della Collezione Statale d’Arte Egizia di Monaco fino al 2021. Satdjehuti, era quindi figlia di Tetisheri (capostipite della XVII dinastia, alla fine del Secondo Periodo Intermedio) e probabilmente anche consorte reale, sposata con Seqenenre Tao. In questo periodo storico, caratterizzato dalle guerre con gli Hyksos, gli uomini, incluso il re, erano in impegnati in campagne di guerra che duravano mesi ed erano le donne reali, come Satdjehuti, a governare e gestire gli affari ufficiali.
Il sarcofago/maschera, in sicomoro, appartiene alla tipologia delle cosiddette bare rishi (in arabo “piuma”), in cui tutto il corpo è ricoperto da un motivo di piume. Alla base di questi sarcofagi c’è l’idea di una dea alata, come NUT, dea del cielo, che protegge il defunto con le sue braccia alate. Satdjehuti indossa la corona avvoltoio, il copricapo tipico delle regine e dee. Gli occhi sono contornati da una striscia di rame ingegnosamente piegata con un meccanismo a scatto, in modo che gli occhi si fissino meccanicamente nella loro cavità: Il bulbo oculare è realizzato in marmo, che si trova molto raramente in Egitto, mentre l’iride è realizzato con una sottile lastra di ossidiana.
Ricostruzione della bara di Monaco di Satdejuty
La maschera di Monaco di Baviera (ÄS 7163) è in realtà un frammento, alto circa 60 cm, di uno splendido sarcofago ligneo dorato, pezzo forte della collezione egizia del Museo. Il sarcofago ligneo era sicuramente alto oltre 3 metri, a testimonianza dell’importanza politica di alcune regine e principesse (come ad esempio Ahhotep e Ahmose-Meritamon).I sarcofagi di queste regine, e anche quello di Satdjehuti, erano imponenti, mentre quelli dei re non raggiungono mai queste dimensioni. Foto: https://smaek.de/news/blogparade-femaleheritage/
La maschera di Londra (EA 29770) non presenta iscrizioni con il nome. Inizialmente era stata identificata come “principessa” del Medio Regno. Alcuni studiosi avevano sollevato dei dubbi su questa datazione ma fu solo nel 1993, a seguito della segnalazione di un visitatore del museo sulle dimensioni errate citate nella didascalia descrittiva, che il curatore del British Museum John Taylor fece ritirare la maschera dell’esposizione per misurarla e cercò di ricostruirne la storia.
La maschera di Londra (EA 29770). Foto David G.Robbins, 2022
Studiando i documenti d’ingresso, Taylor scoprì che la maschera era stata acquisita nel 1861 e registrata nel 1880 come parte di oggetti acquisiti dalla “vendita di Mr. Hull”. Nel cercare i documenti originali, il curatore scoprì in un registro che, oltre alla maschera, era stata acquistato anche del tessuto con iscrizioni geroglifiche in inchiostro proveniente dalla stessa collezione e probabilmente appartenenti, secondo l’ipotesi avanzata da John Taylor, alla stessa maschera (inv. EA 31074/31075). Nel tessuto era indicato sia il nome che il periodo storico in cui la donna era vissuta. Si trattava di Satdjehuty, descritta come la “favorita ” delle regina Ahmose-Nefertari, consorte del re Ahmose I (circa 1550-1525), fondatore della XVIII Dinastia. La nuova datazione della maschera alla XVIII Dinastia si basa anche su analisi stilistiche e raffronti con altre maschere conservate al Museo: la forma del viso con il leggero sorriso, le sopracciglia arcuate e il sottile trucco attorno agli occhi ricordano le statue della regina Hatshepsut. La parrucca con le larghe strisce blu alternate a strisce bianche più sottili, presenta caratteristiche riconoscibili agli inizi della XVIII Dinastia.
Vista della corona avvoltoio sul capo della maschera di Londra , tipica di dee e regine. EA29770. Foto British Museum
Secondo John Taylor, l’alta qualità della maschera suggerisce che sia stata realizzata in un laboratorio reale. Il nome Satdjehuty era piuttosto diffuso agli inizi della dinastia e appartenente a importanti famiglie tebane del periodo: la mummia di Satdjehuty si trova in luogo sconosciuto, forse entrata in Inghilterra assieme alla maschera e poi scomparsa.
Le due Satdjehuty di Monaco e Londra sono quindi la stessa persona? Il British Museum non lo dice ma in rete si trovano vari documenti che affermano che quello di Monaco sia il sarcofago mentre quella di Londra sia la maschera funeraria della stessa persona.
Cercando riscontri, scopriamo che anche il Museo di Torino riserva delle sorprese.
Con il numero di inventario S.5051 e S.5065 sono conservati alcuni frammenti del telo funerario della principessa Ahmose/Ahmes, KV 47, scoperta da Schiaparelli. Anche la mummia di Ahmose si trova conservata al Museo Egizio di Torino (S.5050) ma l’aspetto sorprendente della vicenda è che tale telo funerario definisce Ahmes come figlia e sorella del re, “generata dal buon dio, Senakhtenre Ahmose , figlio di Rê Tao, e messa al mondo dalla figlia del re, sorella del re, moglie dl re Satdehouty.
Quindi sappiamo che il sarcofago di Monaco appartiene alla principessa Satdejuty, figlia dl faraone Seqenenrao e della regina Tetisheri e sposa di Seqenenre Tao da cui ebbe la figlia Ahmes, sepolta nella KV47 e la cui mummia si trova oggi al Museo Egizio di Torino.
Marianna Luban, una ricercatrice americana indipendente, nota per aver formulato nel 1999 l’ipotesi che la Younger Lady sia Nefertiti, indispettendo enormemente Zahi Hawass, sostiene, in maniera non proprio convincente, a mio parere, che la maschera di Londra e il sarcofago di Monaco appartengano alla stessa donna, una regina, e che il tessuto trovato a Londra con il nome di Satdejuty, definita favorita di Ahmose-Nefertari, appartenga in realtà ad un’altra Satdejuty, essendo questo un nome diffuso a corte in quell’epoca.
Per concludere, è possibile che la Satdjehuty del British Museum e di Monaco siano la stessa persona, una regina della XVII dinastia, figlia di Tetisheri e probabile sposa di Seqenenre Ta , oltre che madre della principessa Ahmes a Torino, ma mancano riscontri certi all’identificazione, nonostante il nostro affascinante viaggio virtuale tra tre prestigiosi musei europei.
Un ringraziamento particolare al carissimo Dave Robbins per l’aiuto fornito nel reperire le informazioni sulla maschera a Londra e per le foto da lui gentilmente concesse.
Foto di Monaco: vedi didascalia
Foto della maschera di Londra: Dave Robbins, 2022
Fonti e link:
Dr. Sylvia Schoske, Blogparade #FemaleHeritage. Satdjehuti Staatliches Museum Ägyptischer Kunst,
Pictured is the rishi coffin of the Dynasty 17 king, Sekhemre Wepmaat Intef A’a. It was found in the 19th Century presumably at Dra’ Abu el-Naga. Of about nine Dynasty 17 kings, he would have been possibly the fourth and ruled in Thebes during the time in which the Hyksos controlled the Delta region.
Intef A’a is thought to have ruled for perhaps only two years when his brother, Nubkheperre Intef, succeeded him. The coffin actually establishes this fact in an inscription found on it. Thus, Intef A’a would have ruled about a dozen or so years before Ahmose the Elder (mostly known as Senakhtenre Tao) and his queen, Tetisheri.
Intef Aa’s brother, Nubkheperre Intef, had a very short reign as well with only three or so years on the throne. He was succeeded by Sekhemre Heruhermaat Intef whose own rishi coffin is immediately adjacent to Intef Aa’s in the Louvre’s Crypt of Osiris.
The rishi coffins of Sekhemre Heruhermaat Intef on the left (Louvre’s accession# E 3020) and of Sekhemre Wepmaat Intef A’a on the right (Louvre’s accession# E 3019) in the Crypt of Osiris.
Legno stuccato e dipinto; altezza cm 125, larghezza c. 98, lunghezza cm 262 Deir el-Medina, tomba di Sennedjem Scavi del Servizio delle Antichità Egiziano 1886 JE 27302
A Deir el-Medina Maspero rinvenne nel 1886 una sepoltura integra, il cui proprietario risultò l’operaio Sennedjem.
Nella tomba si rinvennero 20 corpi, di cui 9 perfettamente conservati all’interno del proprio sarcofago.
Tra questi, Khonsu, figlio di Sennedjem, come suo padre ” Servitore nella Sede della Verità”, così come si chiamava la necropoli reale tebana.
La mummia di Khonsu, conservata all’interno di due casse antripoidi, era stata trasportata nella tomba in un sarcofago posto su di una slitta, ritrovato abbandonato in un angolo della tomba.
Questo splendido reperto testimonia la capacità di questa piccola comunità, intenta giorno per giorno alla realizzazione di sepolture maestose, di sapere riutilizzare temi e motivi cari alla tradizione funeraria regale.
Il tema principale della decorazione è rappresentato dal capitolo 17 del Libro dei Morti, corredato da un ricco apparato iconografico dai colori brillanti.
In particolare la splendida scena su uno dei lati lunghi in cui Anubi prepara il corpo del defunto Osiride sul letto di morte, vegliato dalla moglie Iside.
Il capitolo 17, con le raffigurazioni relative, occupa i due lati lunghi del sarcofago, mentre due coppie di divinità femminili tutelari campeggiano sui due lati corti.
Fonte:
I tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star
Legno ricoperto di tela struccata, dipinta e verniciata Altezza cm 193,5, larghezza cm 47, profondità cm 31,18 Deir el-Medina, tomba di Sennedjem Scavi del Servizio delle Antichità Egiziano 1886 Si trova al NMEC – JE 1935
La tomba dell’artigiano Sennedjem ha restituito non solo un ricco corredo funerario, ora smistato tra i vari musei del mondo, ma anche i sarcofagi di alcuni membri della famiglia.
Aset era la sposa del figlio si Sennedjem, Khabekhent, anch’egli artigiano e proprietario della tomba numero 2 della stessa necropoli.
La donna possedeva due sarcofagi antropomorfi: uno più esterno e modellato nella consueta forma di mummia, e uno intermedio , quello delle foto, che conteneva il corpo imbalsamato e protetto da un plastron.
Su questo coperchio, la distribuzione degli elementi decorativi e dei colori è tutta giocata sui contrasti.
Il corpo di Aset è avvolto in una candida e aderente tunica plisettata.
È raffigurata come ancora vivente e non come mummia, secondo una formula iconografica ereditata dal naturalismo amarniano.
Tralci di edera fiorita ricadono morbidamente sull’abito , ravvivando la simmetria dello sfondo con tinte brillanti e linee sinuose.
La rigorosa semplicità della veste contrasta con la ricchezza dei gioielli, indossati sulle dita, braccia e lobi delle orecchie.
Particolarmente sontuosa è l’ampia collana-usekh che ricopre i seni e li traduce in elementi decorativi.
Sulla fascia a motivi vegetali stilizzati che cinge la lunga parrucca è inserito il simbolo della rinascita, il fiore di loto, dal profumo dolce e soave che dona eternità.
Fonte:
I tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star
Legno stuccato, dipinto e verniciato, altezza cm. 185,5, larghezza max. cm 50, profondità cm 31 Deir el- Medina, Tomba di Sennedjem Scavi del Servizio delle Antichità Egiziano 1886 Museo Egizio del Cairo – JE 27299
Come tutti i ” Servitori della Sede della Verità” – gli operai che lavorano nelle tombe della Valle dei Re – anche Sennedjem fu sepolto nella necropoli adiacente al villaggio di Deir el-Medina.
Questo è il sarcofago esterno dei due sarcofagi dell’artigiano.
Sagomato a mummia strettamente fasciata, che stringe fra le mani gli emblemi tit e djed, quest’ultimo mutilo nella parte superiore.
Sulla tipica parrucca ramesside, ornata da una banda a foglie lanceolate e frutti, si stende la dea protettrice di Nefti, cui corrisponde, sotto i piedi, l’immagine di Iside.
La collana – usekh che ricopre il petto del defunto è arricchita da una parure a motivi vegetali che culmina, alle due estremità, con il sacro loto azzurro.
Al di sotto, la dea del cielo Nut, alata e inginocchiata, introduce la lunga iscrizione centrale in cui si invoca il suo nome.
Nei riquadri, creati all’incrocio delle bande iscritte, campeggiano le figure di Anubi sul suo tabernacolo, di una dea che si appoggia sull’anello shen, è della dea del sicomoro, che si sporge dai rami per versare da bere a Sennedjem.
Questi, inginocchiato con le mani proteste ad accogliere il liquido prezioso è raffigurato con i capelli neri su un lato e bianchi sull’altro.
Fonte :
I tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo National Geographic – Edizioni White Star.
Legno di cedro; lunghezza cm. 313,5, larghezza cm. 87 Deir el-Bahari, tomba rupestre ( TT 358) Scavi del Servizio delle Antichità Egiziane e del Metropolitan Museum of Art 1929 Museo Egizio del Cairo – JE 53140
L’imponente sarcofago ligneo, che per la ricercatezza di forme ed eleganza stilistica può essere considerato un emblematico monumento scultoreo della XVIII Dinastia, appartenente alla regina Ahmes Meritamon, da alcuni identificata come la moglie di Amenhotep I, da altri come moglie di Amenhotep II.
La defunta, raffigurata con le braccia congiunte sul petto, presenta un volto dall’espressione ieratica, impreziosito da intarsi di pasta vitrea, e incorniciato da una sontuosa parrucca solcata da alveoli dipinti di blu
Al di sotto della collana, la superficie è ricoperta da un motivo geometrico inciso che avvolge il petto e le braccia, lasciando scoperte soltanto le mani, che impugnano due scettri papiroformi, emblema di giovinezza.
Il resto del sarcofago è decorato da lunghe piume incise nel legno, a imitazione delle ali della dea Iside, che proteggono il corpo della defunta.
Questo tipo di decorazione, convenzionalmente definita rishi , dalla parola araba che significa “piumato”, si diffuse a Tebe dal Secondo Periodo Intermedio.
Al centro del coperchio c’è una colonna di geroglifici, un tempo intarsiati di pasta vitrea, contenenti la formula di offerta a beneficio della regina.
Fonte: I tesori dell’antico Egitto nella collezione del museo Egizio del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star
SECONDO SARCOFAGO (INTERNO)
Un volto dai lineamenti delicati, incorniciato da un’ampia parrucca hathorica, ornata sulla fronte da un ureo con disco solare.
SI TROVA AL NMC
Fonte : Le regine dell’antico Egitto a cura di Rosanna Pirelli – Edizioni W Hite Star.