Pictured is the rishi coffin of the Dynasty 17 king, Sekhemre Wepmaat Intef A’a. It was found in the 19th Century presumably at Dra’ Abu el-Naga. Of about nine Dynasty 17 kings, he would have been possibly the fourth and ruled in Thebes during the time in which the Hyksos controlled the Delta region.
Intef A’a is thought to have ruled for perhaps only two years when his brother, Nubkheperre Intef, succeeded him. The coffin actually establishes this fact in an inscription found on it. Thus, Intef A’a would have ruled about a dozen or so years before Ahmose the Elder (mostly known as Senakhtenre Tao) and his queen, Tetisheri.
Intef Aa’s brother, Nubkheperre Intef, had a very short reign as well with only three or so years on the throne. He was succeeded by Sekhemre Heruhermaat Intef whose own rishi coffin is immediately adjacent to Intef Aa’s in the Louvre’s Crypt of Osiris.
The rishi coffins of Sekhemre Heruhermaat Intef on the left (Louvre’s accession# E 3020) and of Sekhemre Wepmaat Intef A’a on the right (Louvre’s accession# E 3019) in the Crypt of Osiris.
Legno stuccato e dipinto; altezza cm 125, larghezza c. 98, lunghezza cm 262 Deir el-Medina, tomba di Sennedjem Scavi del Servizio delle Antichità Egiziano 1886 JE 27302
A Deir el-Medina Maspero rinvenne nel 1886 una sepoltura integra, il cui proprietario risultò l’operaio Sennedjem.
Nella tomba si rinvennero 20 corpi, di cui 9 perfettamente conservati all’interno del proprio sarcofago.
Tra questi, Khonsu, figlio di Sennedjem, come suo padre ” Servitore nella Sede della Verità”, così come si chiamava la necropoli reale tebana.
La mummia di Khonsu, conservata all’interno di due casse antripoidi, era stata trasportata nella tomba in un sarcofago posto su di una slitta, ritrovato abbandonato in un angolo della tomba.
Questo splendido reperto testimonia la capacità di questa piccola comunità, intenta giorno per giorno alla realizzazione di sepolture maestose, di sapere riutilizzare temi e motivi cari alla tradizione funeraria regale.
Il tema principale della decorazione è rappresentato dal capitolo 17 del Libro dei Morti, corredato da un ricco apparato iconografico dai colori brillanti.
In particolare la splendida scena su uno dei lati lunghi in cui Anubi prepara il corpo del defunto Osiride sul letto di morte, vegliato dalla moglie Iside.
Il capitolo 17, con le raffigurazioni relative, occupa i due lati lunghi del sarcofago, mentre due coppie di divinità femminili tutelari campeggiano sui due lati corti.
Fonte:
I tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star
Legno ricoperto di tela struccata, dipinta e verniciata Altezza cm 193,5, larghezza cm 47, profondità cm 31,18 Deir el-Medina, tomba di Sennedjem Scavi del Servizio delle Antichità Egiziano 1886 Si trova al NMEC – JE 1935
La tomba dell’artigiano Sennedjem ha restituito non solo un ricco corredo funerario, ora smistato tra i vari musei del mondo, ma anche i sarcofagi di alcuni membri della famiglia.
Aset era la sposa del figlio si Sennedjem, Khabekhent, anch’egli artigiano e proprietario della tomba numero 2 della stessa necropoli.
La donna possedeva due sarcofagi antropomorfi: uno più esterno e modellato nella consueta forma di mummia, e uno intermedio , quello delle foto, che conteneva il corpo imbalsamato e protetto da un plastron.
Su questo coperchio, la distribuzione degli elementi decorativi e dei colori è tutta giocata sui contrasti.
Il corpo di Aset è avvolto in una candida e aderente tunica plisettata.
È raffigurata come ancora vivente e non come mummia, secondo una formula iconografica ereditata dal naturalismo amarniano.
Tralci di edera fiorita ricadono morbidamente sull’abito , ravvivando la simmetria dello sfondo con tinte brillanti e linee sinuose.
La rigorosa semplicità della veste contrasta con la ricchezza dei gioielli, indossati sulle dita, braccia e lobi delle orecchie.
Particolarmente sontuosa è l’ampia collana-usekh che ricopre i seni e li traduce in elementi decorativi.
Sulla fascia a motivi vegetali stilizzati che cinge la lunga parrucca è inserito il simbolo della rinascita, il fiore di loto, dal profumo dolce e soave che dona eternità.
Fonte:
I tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star
Legno stuccato, dipinto e verniciato, altezza cm. 185,5, larghezza max. cm 50, profondità cm 31 Deir el- Medina, Tomba di Sennedjem Scavi del Servizio delle Antichità Egiziano 1886 Museo Egizio del Cairo – JE 27299
Come tutti i ” Servitori della Sede della Verità” – gli operai che lavorano nelle tombe della Valle dei Re – anche Sennedjem fu sepolto nella necropoli adiacente al villaggio di Deir el-Medina.
Questo è il sarcofago esterno dei due sarcofagi dell’artigiano.
Sagomato a mummia strettamente fasciata, che stringe fra le mani gli emblemi tit e djed, quest’ultimo mutilo nella parte superiore.
Sulla tipica parrucca ramesside, ornata da una banda a foglie lanceolate e frutti, si stende la dea protettrice di Nefti, cui corrisponde, sotto i piedi, l’immagine di Iside.
La collana – usekh che ricopre il petto del defunto è arricchita da una parure a motivi vegetali che culmina, alle due estremità, con il sacro loto azzurro.
Al di sotto, la dea del cielo Nut, alata e inginocchiata, introduce la lunga iscrizione centrale in cui si invoca il suo nome.
Nei riquadri, creati all’incrocio delle bande iscritte, campeggiano le figure di Anubi sul suo tabernacolo, di una dea che si appoggia sull’anello shen, è della dea del sicomoro, che si sporge dai rami per versare da bere a Sennedjem.
Questi, inginocchiato con le mani proteste ad accogliere il liquido prezioso è raffigurato con i capelli neri su un lato e bianchi sull’altro.
Fonte :
I tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo National Geographic – Edizioni White Star.
Legno di cedro; lunghezza cm. 313,5, larghezza cm. 87 Deir el-Bahari, tomba rupestre ( TT 358) Scavi del Servizio delle Antichità Egiziane e del Metropolitan Museum of Art 1929 Museo Egizio del Cairo – JE 53140
L’imponente sarcofago ligneo, che per la ricercatezza di forme ed eleganza stilistica può essere considerato un emblematico monumento scultoreo della XVIII Dinastia, appartenente alla regina Ahmes Meritamon, da alcuni identificata come la moglie di Amenhotep I, da altri come moglie di Amenhotep II.
La defunta, raffigurata con le braccia congiunte sul petto, presenta un volto dall’espressione ieratica, impreziosito da intarsi di pasta vitrea, e incorniciato da una sontuosa parrucca solcata da alveoli dipinti di blu
Al di sotto della collana, la superficie è ricoperta da un motivo geometrico inciso che avvolge il petto e le braccia, lasciando scoperte soltanto le mani, che impugnano due scettri papiroformi, emblema di giovinezza.
Il resto del sarcofago è decorato da lunghe piume incise nel legno, a imitazione delle ali della dea Iside, che proteggono il corpo della defunta.
Questo tipo di decorazione, convenzionalmente definita rishi , dalla parola araba che significa “piumato”, si diffuse a Tebe dal Secondo Periodo Intermedio.
Al centro del coperchio c’è una colonna di geroglifici, un tempo intarsiati di pasta vitrea, contenenti la formula di offerta a beneficio della regina.
Fonte: I tesori dell’antico Egitto nella collezione del museo Egizio del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star
SECONDO SARCOFAGO (INTERNO)
Un volto dai lineamenti delicati, incorniciato da un’ampia parrucca hathorica, ornata sulla fronte da un ureo con disco solare.
SI TROVA AL NMC
Fonte : Le regine dell’antico Egitto a cura di Rosanna Pirelli – Edizioni W Hite Star.
Legno e tela, lunghezza totale cm 378 Tebe Ovest, Cachette di Deir el-Bahari Scoperta ufficiale del Servizio delle Antichità Egiziano 1881 Museo Egizio del Cairo – CG 61003
L’enorme sarcofago di Ahmes Nefertari fu rinvenuto nella tomba di Unhapy, consorte del sovrano Ahmes, che fu utilizzata nella XXI Dinastia come nascondiglio in cui porre al riparo dai saccheggi i sarcofagi di alcuni faraoni, membri della famiglia reale e alti sacerdoti.
Ahmad Pasha Kamal e l’enorme sarcofago della regina Ahmes-Nefertari,
Ahmes Nefertari, madre di Amenhotep I, fu la prima regina a ricoprire l’alta carica religiosa di Sposa Divina, diventando poi oggetto di culto nell’area tebana sino agli inizi del I millennio a. C..
Il suo sarcofago ligneo mummiforme era originariamente ricoperto di foglia d’oro, che fu asportato dai ladri già Nell’antichità e sostituita da una vernice color ocra nel corso del restauro effettuato al momento del trasferimento nel nascondiglio.
Il volto dai grandi occhi dipinti, è cinto da una massiccia parrucca sormontata da una corona svasata su cui svettano due alte piume.
La superficie della capigliatura è dell’elaborato copricapo è caratterizzata da alveoli incisi nel legno e campiti di stucco blu.
Un motivo analogo ricopre il busto della Defunta, che sembra cinto da uno stretto scialle scollato.
Le mani, incrociate sul petto, impugna o due grandi croci ankh, emblema di Vita, e i polsi sono cinto da alti bracciali strati, simili alla collana intorno al collo.
Sulla restante superficie del sarcofago sono rappresentate lunghe piume d’uccelo che evocano le ali della dea Iside, secondo una tradizione Tebans diffusa i nel Secondo Periodo Intermedio.
Una lunga colonna di geroglifici, incisa nella parte centrale del coperchio, contiene la consueta formula d’offerta hetep-di-nesut, con cui si invoca ano offerte per il ka di Ahmes Nefertari.
Fonte
I tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Edizioni White Star
La civiltà egizia ci ha abituati ad ammirare oggetti ed edifici di precisione pazzesca per l’epoca, frutto dell’opera di artigiani ed artisti eccezionali.
Però…però ogni tanto qualche errore capitava, e qualcuno bello grosso.
Quello che vedete è la seconda bara in legno dorato di Maiherpri, uno dei “figli del kap” di cui ci sta parlando Luisa Bovitutti nell’ambito degli harem faraonici (vedi anche: MAIHERPRI FIGLIO DEL KAP)
In questo primo piano della testa si vede bene il naso rovinato dopo aver appoggiato il coperchio sottosopra nell’antichità
Di Maiherpri, il cui nome significa “leone del campo di battaglia”, sappiamo poco, se non che era di origine nubiana (la madre era forse una concubina del Faraone?), che visse a cavallo dei regni di Amenhotep II e Thutmosis IV e che morì abbastanza giovane, ma deve essere stato un personaggio notevole se gli è stato permesso di essere sepolto nella Valle dei Re, nella tomba KV36 – scoperta da Loret nel 1899. La tomba era stata saccheggiata (ma non completamente) nell’antichità, e questa bara non era nel sarcofago bensì sul pavimento della camera funeraria con il coperchio, rovesciato, a fianco (è la causa del naso rovinato).
Cosa era successo? Semplicemente la seconda bara era…troppo piccola per accogliere la terza, sempre in legno dorato, ma la cosa fu scoperta solo dopo la processione funebre. Immaginate la scena, nella camera sepolcrale, con la bara interna che non entra…
I sacerdoti preferirono inserire la terza bara direttamente nella prima ed abbandonare la seconda sul pavimento. Peraltro si nota che la stuccatura e la decorazione non furono terminate, probabilmente per la prematura scomparsa di Maiherpri.
Fonte:
Gerges MA and Hosny M. “Revealing the mystery of the Sarcophagus and coffins of Maiherpri; A new publication.” Journal of Association of Arab Universities for Tourism and Hospitality 15.1 (2018): 81-97.
Sarcofago di Sepi ( particolare) – Deir el-Bersha, tomba di Sepi III (XII Dinastia) Legno dipinto, Larghezza 65 cm. Museo Egizio del Cairo – JE 32868 Mentre le pareti interne del sarcofago sono semplici righe di geroglifici, quelle interne sono riccamente decorate con motivi pittorici di grande raffinatezza. Nella parte inferiore del particolare qui raffigurato compaiono i Testi dei Sarcofagi.
I sarcofagi del Medio Regno presentavano ricche decorazioni che, nell’ambito delle sepolture private, si differenziavano in varie tipologie locali.
La forma e la decorazione pittorica dei sarcofagi derivavano dalla concezione della sepoltura come dimora per l’eternità.
Il tipo di sarcofago più frequente era realizzato assemblando assi lignee rettangolari ed era dipinto all’esterno con motivo architettonici e decorativi tipici dell’edilizia privata.
Nel corso del Medio Regno fecero la loro comparsa I sarcofagi interni antropomorfi, decorati con l’immagine di una mummia avvolta in un lenzuolo di lino, che venivano posti all’interno del sarcofago principale.
Questa tipologia sarebbe diventata la più diffusa nel Nuovo Regno.
Il sarcofago era orientato verso est, spesso all’estremità della testa o vicino ad essa venivano dipinti due occhi, grazie ai quali il defunto poteva simbolicamente guardare verso l’esterno.
Poteva vedere il sole sorgere a est, seguire il viaggio quotidiano del dio Ra.
Sarcofago di Senbi (particolare) -Meir (B1), XII Dinastia Legno dipinto, Altezza 63 cm, Lunghezza 212 cm Museo Egizio del Cairo – JE 42948
Questo sarcofago rettangolare simboleggia la concezione della tomba come dimora per l’aldilà. I particolari architettonici, quali il basamento e i montanti dell’edificio ligneo, la porta a due battenti, le stuoie, i tappeti e le fasce finemente decorate che ornano la facciata , sono resi con grande raffinatezza. L’artista ha ottenuto un delicato gioco di colori, accentuando le tonalità del bruno-verde e del bruno-rosso, infra Mezzate da zone cromatiche più intense.
Sui sarcofagi veniva spesso raffigurata una falsa-porta, che permetteva all’ “anima” del defunto di uscire e rientrare a suo piacimento.
Tra gli altri motivi decorativi ricorreva anche il cosiddetto fregio degli oggetti di uso comune, messi a disposizione del defunto.
Le pareti interne recavano formule funerarie, la lista delle offerte e i “Testi dei Sarcofagi”, una raccolta di formule che grazie al loro magico potere accompagnavano e proteggevano il defunto nel suo lungo viaggio nell’aldilà.
Fonte
Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Konemann
XII Dinastia – Calcare, 106 x 98,5 x 264, 5 cm S. 4264 – Scavi di E. Schiaparelli a Qaw el-Kebir
Nella necropoli di Qaw el-Kebir, situata nel X Nomo ( provincia) dell’Alto Egitto, gli Scavi di Schiaparelli hanno portato alla luce le tombe di tre nomarchi vissuti verso la fine della XII Dinastia, incaricati dal governo centrale della gestione della provincia.
Le loro tombe, già seriamente danneggiate al momento della scoperta, erano costituite da una parte sotterranea, scavata nella montagna, e da una parte costruita esternamente sulle pendici del declivio roccioso.
All’interno di una di queste tombe, appartenuta a Ibu, fu rinvenuto un sarcofago in calcare pressoché intatto.
Ai lati della “porta del palazzo” incisa sulla superficie del sarcofago, è raffigurato un fregio composto da alcuni segni geroglifici di valore simbolico: due scettri uas affrontati, il segno ankh è il pilastro djed, rispettivamente emblemi di potere vita e stabilità.
La cassa è elegantemente decorata con un motivo detto ” a facciata di palazzo” in quanto imita il prospetto degli antichi palazzi egizi, costituiti da pilastri, architravi e porte con stuoie policrome.
Alcune parti della superficie del sarcofago sono destinate a iscrizioni geroglifiche incise, che riportano tradizionali formule e preghiere di natura funeraria.
In corrispondenza della testa del defunto sono inoltre raffigurati i cosiddetti occhi udjat caratterizzati da una profonda valenza magico-religioso.
Tutta la decorazione esterna era originariamente dipinta a vivaci colori, come testimoniano i resti delle pitture ancora visibili a tratti sulla superficie.
Fonte:
I grandi musei: il Museo Egizio di Torino – Silvia Einaudi – Electa
Medio Regno, Tarda Dodicesima Dinastia (1850-1750 a.C.) Legno dipinto. Lunghezza: 208,3 cm Provenienza: Medio Egitto, probabilmente Meir. Rogers Fund, 1915 (15.2.2) The Metropolitan Museum of Art – New York
La superficie esterna dipinta a colori vivaci del sarcofago di Khnumnakht, un individuo non meglio identificato eccezion fatta per l’iscrizione che ne riporta il nome, mostra quella molteplicità di testi e pannelli caratteristica della decorazione dei sarcofagi del tardo Medio Regno.
Possiede quanto meno una caratteristica – la figura di una dea all’estremità corrispondente al capo del defunto – che si riscontra piuttosto raramente prima della Tredicesima Dinastia.
Sul lato di fronte al volto della mummia che sta all’interno del cofano, è raffigurata una facciata architettonica dotata di porta per permettere il passaggio dell’anima del defunto (equivalente alla falsa porta dell’Antico Regno); da questa facciata due occhi dipinti scrutano il mondo dei viventi.
Il resto della superficie esterna è suddivisa in pannelli incorniciati da testi i cui caratteri geroglifici sapientemente dipinti dalla mano di un abile artigiano riportano invocazioni e preghiere per varie divinità primordiali e dei, in modo particolare quelli associati alla morte e alla rinascita come Osiride, signore dell’oltretomba e Anubi, il dio sciacallo che sovrintende alla pratica dell’imbalsamazione e ai riti con essa connessi.
Curiosità sul nome Khnumnakht (vedi illustrazione)
Come già detto, poco o niente è noto di questo personaggio a parte il suo nome, Khnumnakht, iscritto più volte sulla superficie del cofano e facilmente riconoscibile.
Si tratta di un nome composto da due elementi: il primo, caratterizzato dall’anfora di pietra (khnm, Gardiner Sign List W9) e dal pulcino di quaglia (w, GSL G43) fa riferimento al dio Khnum dalla testa d’ariete, il ”vasaio divino”; il secondo elemento, caratterizzato dal ramo d’albero (nkht, GSL M3) e dai complementi fonetici “n” (l’onda d’acqua, GSL N35), “kh” (la placenta, GSL Aa1) e “t” (la forma di pane, GSL X1), definisce l’aggettivo “forte”, “vittorioso”:
khnm – nkht = Khnumnakht = “Khnum è vittorioso”
Riferimenti:
P.F. Dorman, P.O. Harper, H. Pittman. The Metropolitan Museum of Art – Egypt and the Ancient Near East. 1987
APPENDICE DI NICO POLLONE
I nomi o le rappresentazioni delle antiche divinità egizie erano spesso rappresentate con riferimenti, associazioni o con eufemismi.
Si poneva ad es. sul capo, il nome stesso o una rappresentazione che la distingueva da altre (tipo un animale o parte di esso, o altro).
Nel sarcofago di Khnumnakht la sola rappresentazione di divinità presente, porta sul capo due elementi distintivi appoggiati su una base porta emblemi. Si tratta, come già detto, di due vasi porta olio o unguento. Un recente suggerimento di Stephen Quirke ( Ancient Egyptian Religion ) spiega Bastet nel significato come di “Colei dal vaso d’unguento”. Ciò si collega all’osservazione che il suo nome era scritto con il geroglifico per unguento jar ( bAs ).
Nel sarcofago di Khnumnakht il nome di Bastet non è inscritto nei testi, forse perché presente in quella rappresentazione.
Non sono riuscito a scaricare il testo, ma sembra sia possibile farlo.
Questo per dire che il nome di Bastet, almeno per coerenza con le prove fin qui viste, sia il più probabile come rappresentazione della divinità.