“COSE (ANCORA PIÙ) MERAVIGLIOSE”, Testi

LA STELE DI ROSETTA

La Stele e la sua ricostruzione nella forma originale

È una stele (o meglio, un frammento di stele) in granodiorite grigia di 112×75 cm con inciso lo stesso testo in demotico, in greco antico ed in geroglifico. È quindi una stele bilingue, in cui una lingua, quella egizia, è scritta con due grafie diverse.

Si tratta di un decreto, promulgato nel 197-196 a.C., in occasione dell’anniversario dell’ascesa al trono di Tolomeo V Epifane. Dopo aver elencato le innumerevoli imprese di Tolomeo V, decreta che statue in suo onore debbano essere erette in tutti i templi, e che si tengano celebrazioni in suo onore. Il paragrafo conclusivo dichiara “E questo decreto sarà inscritto su stele di pietra dura, in santo (geroglifico) e in nativo (demotico), e in lettere greche”.

Un particolare poco noto della stele: i suoi due lati, ancora con le scritte in inglese “Bottino dell’esercito inglese in Egitto, 1801” e “Donata dal Re Giorgio III”

Fu probabilmente eretta nei pressi di un tempio, presumibilmente a Sais, e spostata in periodo medioevale per essere utilizzata come materiale di costruzione per Fort Julien vicino alla città di Rashid (Rosetta). Ne sono sopravvissute 14 righe in geroglifico, 32 righe in demotico e 54 righe in greco.

La storia

Riemerge alla luce nel luglio 1799 nel corso della spedizione napoleonica ad opera di tale Boussard o Bouchard (non è univoco), ma è probabile che sia stato riportato solo il nome del caposquadra dei lavori. La scoperta viene riportata nel “Courriere de l’Égypte” (il giornale ufficiale della spedizione francese) a settembre e fin da subito viene vista come la chiave per decifrare i geroglifici.

L’edizione del “Courier de l’Egypte” con la notizia del ritrovamento. La data è 29 fruttidoro, anno 7° (15 settembre 1799).
La scoperta viene riportata come effettuata il 2 fruttidoro, anno 7° (19 agosto 1799).
Nella terza pagina c’è l’immediata percezione che sia la chiave per la decifrazione dei geroglifici. Ritrovare queste immagini è stato un tuffo nella Storia.

Alla sconfitta dei Francesi in Egitto scoppia però il pandemonio.

Gli Inglesi pretendono la consegna di tutti i monumenti, i papiri, le mappe, gli schizzi, i disegni. I Francesi si rifiutano.

Lo scienziato francese Etienne Saint-Hilaire dichiara al diplomatico inglese William Hamilton: “Bruceremo noi stessi queste ricchezze…farai i conti con la memoria della Storia. Avrai bruciato una nuova biblioteca di Alessandria“. Al che gli Inglesi ci ripensano e chiedono solo i monumenti.

Fourier in persona stila l’elenco: al n° 8 c’è la Stele di Rosetta. Poi ci ripensa e prova a nasconderla su una barca insieme alle vettovaglie per le truppe francesi. Come in un film d’azione, Hamilton la scopre sotto una panno; piuttosto che lasciarla ai nemici inglesi, Fourier ordina di gettarla nel Nilo ma viene fermato in tempo e la stele requisita.

Come abbiamo visto, calchi e copie di bassa qualità giunsero comunque in Francia, e nel 1822 finalmente la pubblicazione sulla “Description de l’Egypte” in quella che oggi definiremmo “alta risoluzione”.

L’esposizione della Stele al Secondo Convegno delle Scienze Orientali del 1874. Una copia della Stele è esposta in identico modo nella Biblioteca Reale del British Museum

Di lì in avanti la Stele non lascerà più l’Inghilterra nonostante ripetute e vane richieste di riportarla in Egitto come per altri reperti.

Nel 2002 numerosi musei quali il British Museum, il Louvre, il Museo di Berlino e il Metropolitan Museum di New York hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui dichiarano che “gli oggetti acquistati in tempi precedenti devono essere visti in alla luce di sensibilità e valori differenti che riflettono quell’era” e che “i musei non servono solo ai cittadini di una nazione ma il popolo di ogni nazione“, chiudendo di fatto ogni porta alle pretese di restituzione degli antichi reperti.

La Stele è quindi rimasta al British Museum (inventario EA24) dove, normalmente, bisogna scostare una massa oceanica di giapponesi per riuscire a fotografarla.

La traduzione completa della Stele di Rosetta, a cura di Nico Pollone, è invece molto più facile da cercare perché è pubblicata sul nostro sito ed è disponibile QUI.

La riproduzione gigante a Figeac, paese natale di Champollion, realizzata per il bicentenario della nascita

Riferimenti:

  • Weissback MM, Jean Fracois Champollion and the true story of Egypt, 21st Century Science and Technology, 1999
  • Champollion, Jean-François (1824), Précis du système hiéroglyphique des anciens Égyptiens. Paris
  • Champollion, Jean-François Lettres et journaux écrits pendant le voyage d’Égypte, (H. Hartleben, ed.).
  • Ernest Leroux. (2001), Egyptian Diaries: How One Man Solved the Mysteries of the Nile, London: Gibson Square Books
  • Nasser N, What Caused Jeanne-Francoise Champollion, Decipherer of the Ancient Egyptian Scripts, Premature Death? Medical Case Report, 2015
  • Gregorovicova E, The Fatal Error Of Champollion: “For Me, The Way To Memphis And Thebes Leads Through Turin”, Antropologie, 2018
  • Weissback MM, Unlocking the Civilization of Ancient Egypt: How Champollion Deciphered the Rosetta Stone. Fidelio, 1999
  • Robinson A. Cracking the Egyptian Code: The Revolutionary Life of Jean-François Champollion. Oxford University Press, 2012
  • Robinson A. The Last Man Who Knew Everything: Thomas Young, 2011
Nuovo Regno, Testi, Tutankhamon, XVIII Dinastia

LA MASCHERA FUNEBRE DI TUTANKHAMON

Uno degli oggetti più famosi al mondo dell cultura egizia.

Di Giuseppe Esposito

Condizioni

La maschera, alta 54 cm, larga 39,3 cm e profonda 49, è costituita da due strati d’oro di differente caratura[1], dello spessore variante da 1,5 a 3 mm, per un peso complessivo di 10,23 kg.

Le peripezie cui è stata sottoposta, a seguito della scoperta nel 1922, ma anche in fase di apposizione al corpo del faraone, hanno lasciato alcuni danni[2] con perdita di parti degli intarsi in pasta vitrea sul davanti e, specie nella treccia, sul retro del copricapo “nemes”.

Gran parte di questi danni furono causati dallo stesso Carter quando, con i modi più inusuali[3] cercò di estrarre il corpo del re dal suo “letto” a cui era ormai saldato a causa dell’antica gran quantità di resine utilizzate.

Altro danno, stavolta risalente di certo alle cerimonie d’inumazione, è quello riscontrabile sul petto là dove, verosimilmente, furono, estemporaneamente e speditivamente, praticati due fori per fissare in loco gli scettri che si incrociavano sul torace[4]. È verosimile che tale operazione si sia resa necessaria durante la cerimonia di “apertura degli occhi e della bocca” quando, come peraltro visibile anche nei dipinti murari della stessa KV62, i sarcofagi si trovavano in piedi. È quindi probabile che in tale posizione pastorale e flagello non restassero in loco o rischiassero di cadere al suolo. Si rese perciò necessario fissarli in qualche modo.

Una vistosa ammaccatura, forse un urto violento o addirittura una caduta, con perdita di materiale, viene inoltre citata negli appunti di Carter che recuperò alcuni frammenti d’oro dal suolo[5].

Benché la maschera non sembri possa essere stata preparata o adoperata per precedenti sepolture, tuttavia Carter[6] rilevò che, a suo avviso, era stata tuttavia preparata per qualcun altro. A suffragio di tale ipotesi, l’archeologo fece notare la presenza, alle orecchie della maschera e del sarcofago in oro più interno[7], di fori per orecchini che, in entrambi i casi, erano stati, però, mascherati con dischi d’oro[8]. Sono note, infatti, solo pochissime rappresentazioni di sovrani (due in realtà[9]) che, in età adulta, indossano orecchini; ciò fa’ supporre che se gli orecchini fossero “accettati” in età prepuberale, non lo fossero altrettanto in età adulta[10]. Ciò potrebbe indicare che la maschera fosse stata predisposta per altri (come ventilato da Carter) o, ad esempio, quando Tutankhamon era ancora considerato “bambino” e non nell’imminenza della morte.

Altra ipotesi possibile, come si vedrà nel paragrafo successivo, potrebbe vedere il viso, di fatto, staccato dal “nemes” e dalle orecchie, così convalidando la possibilità che, mentre copricapo e orecchie appartenessero ad una struttura “standard” già predisposta, il viso rappresentasse effettivamente le fattezze del faraone fanciullo.

STRUTTURA DELLA MASCHERA

Esami radiografici cui la maschera è stata sottoposta nel 2001 e, più recentemente, nel 2009[11], hanno consentito di individuare una serie di rivetti alla base della gola e una visibile linea di saldatura lungo i bordi del viso e del collo, nonché nella fascia frontale[12]. Esami approfonditi hanno infine consentito di appurare che la maschera è costituita da ben otto parti distinte, tutte collegate tra loro mediante rivettature, martellamento, saldature o semplicemente a pressione (come nel caso della barba):

  1. pannello frontale;
  2. pannello posteriore;
  3. cobra e avvoltoio sulla fronte;
  4. viso;
  5. orecchio destro;
  6. orecchio sinistro;
  7. barba;
  8. collare.

A causa di un maldestro incidente nel 2014 (cadde mentre veniva sostituita l’illuminazione della teca rompendo la barba) è stata sottoposta ad un primo restauro altrettanto maldestro e ad un secondo per riallineare la barba stessa ed eliminare i residui di colla.

Attualmente al Museo del Cairo; ne esistono diverse copie utilizzate per le esibizioni itineranti


[1]     Viso e collo sono ricavati da una lamina di 18,4 carati, mentre il resto della maschera da lamine di 22,5 (Nicholas Reeves. “Tutankhamun’s Mask Reconsidered”. In Bulletin of the Egyptological Seminar. [BES] 2015 19. P. 513).

[2]     [Bulletin of the Egyptological Seminar (New York)] BES (2015), p. 514.

[3]     Sarcofago più interno e maschera furono trovati solidali con il corpo del re a causa della gran quantità di resine che era stata versata al loro interno. Nel tentativo di staccare il corpo dal suo sarcofago, Carter dapprima tentò esponendolo al calore del sole egiziano e sperando che questo sciogliesse le resine, passò poi a fortissime lampade e al tentativo utilizzando lame arroventate giungendo, infine, a porre l’intero sarcofago e il suo contenuto sul fuoco quasi al limite della temperatura di fusione dell’oro. Questi “trattamenti” causarono, come prevedibile, danni non solo al sarcofago e alla maschera, ma anche allo stesso corpo del re che, al termine, risultò frazionato in più parti. Nel 1925, quando il Dottor Douglas Erith Derry si apprestò ad eseguirne l’autopsia, dovette operare con il corpo ancora nel sarcofago per l’impossibilità di estrarlo. 

[4]     Dagli appunti di Carter, carta n.ro 256(b) 4 (presso “The Griffith Institute” presso l’Università di Oxford)

[5]     BES (2015), p. 515.

[6]     Dagli appunti di Carter, carta n.ro 255.

[7]      BES (2015), p. 518.

[8]     Tale particolare non è chiaramente visibile dalle foto di Burton dell’epoca del ritrovamento, ma viene espressamente citato da Carter -carta n.ro 256a (1) dei suoi appunti- come “camuffamento”. SI legge, infatti: “…Gold mask or similitude of the King; The face with pierced ears (afterwards covered over with gold foil)…”

[9]     Si tratta di un frammento in calcare che rappresenta Amenhotep I, proveniente dal tempio di Meniset a Tebe e di un rilievo di Ramses II, oggi al Louvre cat. N522.

[10] Jean Thibault (1968), La masque d’or de Toutankhamon radiographié, Photo-ciné-revue (May 1968), pp. 216-217.

[11]     BES (2015), p. 516

[12]     Emily Teeter (1979), in The Treasures of Tutankhamun: A Supplementary Guide, n.ro 25, pp. 19-20 riporta che la “maschera è costruita in più parti. Il viso è stato lavorato a parte e unito al preesistente nemes con piccoli rivetti d’oro difficilmente individuabili anche dall’interno…”. Vedi anche Reeves (2015) citato.

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IL TESTO DELLA MASCHERA FUNEBRE DI TUTANKHAMON

A cura di Nico Pollone

Testo completo di lettura della maschera funeraria di Tutankhamon
(retro)

Salute a te, bello è il tuo viso che irradia la luce
posseduta da Ptah-Sokar, esaltato da Anubi, e fa che siano date a
Thot , lodi (= glorificare).

Bello è il volto che è presso (lett. in) gli dei.

Il tuo occhio destro è nella
barca del dio sole della sera, il tuo occhio sinistro è nella barca del dio sole del mattino, le
tue sopracciglia nell’enneade degli dei.

La tua fronte è in Anubi, la tua nuca è in Horo, la tua chioma è in Ptah-Sokaret e sei (lett. in/nel) davanti a Osiri,

Egli ti vede (lett. il vedere suo te), e ti guida verso le strade belle, a colpire per lui
la confederazione di Seth, (così che) sconfigga egli i tuoi nemici presso
L’enneade degli dei del grande palazzo che è in Heliopolis.

Lui ha preso possesso della corona, ed è (sotto la maestà) di Horus signore dell’umanità.
L’osiri sovrano [Neb-Kheperu-ra] giusto di voce, dia vita come Ra.

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LE ISCRIZIONI DELLA TOMBA KV55

A cura di Nico Pollone

Chi è l’ospite (o gli ospiti) della KV55?”

Nessuna velleità di dare risposte a questa domanda. L’ aggiunta alla “biblioteca” di questo mio studio, vuole solo mettere a disposizione tutte le prove scritte, che nonostante una condotta archeologica disastrosa, si sono salvate da una potenziale e probabile distruzione.

La lettura, confortata da interventi di due amici è illuminante, e merita attenzione.

Questo lavoro risulterà un po’ tecnico ai più. Gli altri si potranno accontentare delle foto e disegni.

Altre informazioni di altri piccoli oggetti privi di iscrizioni e sconosciuti ai più saranno inseriti successivamente.

Il file in pdf è scaricabile qui sotto: