Abbiamo visto come le principali fonti di informazioni sulle abitazioni egizie ci vengono fornite dai villaggi degli artigiani che non sono più stati “sepolti” dalle generazioni successive.
Nessuno di questi villaggi aveva dei pozzi: l’acqua era portata con dei contenitori dal Nilo e furono costruite delle cisterne comuni.
La zona per lavarsi con lo scarico delle acque reflue in una ricostruzione di James Dunn
La pulizia personale era considerata di importanza basilare e sia ricchi che poveri cercavano di lavarsi il più spesso possibile. Spesso una stanza della casa era adibita proprio a questa funzione, con un pavimento in pietra liscio e leggermente inclinato per far defluire l’acqua.
Non si conosceva il sapone, ma un surrogato formato da calcite, natron, sale e miele veniva usato come una sorta di scrub. Le donne cercavano di mantenere la pelle morbida con unguenti ed olii aromatici.
Famosi sono i coni di grasso animale impregnati di profumi che venivano collocati sulle parrucche dei più facoltosi durante i banchetti o altre cerimonie e che, sciogliendosi, liberavano le loro essenze.
Coni profumati sulle teste di giovani donne, tomba di Nebamun
Venivano utilizzati anche deodoranti, che secondo gli scritti pervenuti fino a noi, erano creati con la polpa di carruba o con incenso.
Sia uomini che donne si radevano il corpo per motivi igienici (i parassiti erano estremamente frequenti); gli uomini si radevano spesso anche la testa. Un’eccezione era composta dai pastori, spesso raffigurati con lunghe barbe.
Non ci sono evidenze di malattie veneree, anche se la prostituzione era presente come in tutta la storia umana.
All’interno delle case, vicino alla camera da letto che costituiva la stanza più riservata della casa e spesso posizionata nella zona sud-ovest, una o più stanze fungevano da bagno, latrina e ripostiglio.
Le zone in cui lavarsi, con il pavimento in lastre di pietra, sempre da abitazioni di Akhetaton
Il “bagno” era dotato di un pavimento in lastre di pietra leggermente inclinato, con le pareti rivestite fino a una certa altezza (circa mezzo metro) con lastre di pietra grezza per proteggere dall’umidità e dagli schizzi.
Il drenaggio delle acque reflue veniva fornito posizionando un catino sotto uno scarico che raccoglieva l’acqua veicolata dall’inclinazione del pavimento, o talvolta tramite canali di drenaggio che attraversavano il muro esterno irrigando l’eventuale giardino intorno alla casa o scaricando direttamente nella sabbia del deserto. In mancanza di un sistema di acqua corrente, si immagina che l’acqua venisse versata da un inserviente posizionato dietro un basso muretto che separava la “zona doccia” dalla latrina.
I bisogni corporali venivano “espletati” normalmente su sedili di mattoni o di legno sotto i quali veniva posta una sorta di pitale oblungo riempito di sabbia o un vaso in terracotta chiudibile con un coperchio.
L’aspetto delle latrine egizie, con lo spazio per un vaso al di sotto della seduta
Le case più raffinate potevano avere sedili per i bisogni in pietra o ceramica, posti su grandi contenitori, sempre con della sabbia.
Uno dei primi sedili pervenuti fino a noi
Sedile in pietra calcarea, periodo di Amarna
E qui siamo al Museo Egizio di Torino, nella zona dedicata alla tomba di Kha e Merit: a destra la scatola dei cosmetici di Merit, e a sinistra il sedile per i bisogni della coppia
Una riproduzione moderna del sedile di Kha e Merit
I rifiuti venivano regolarmente portati in discariche all’esterno dei villaggi.
Ogni aspetto della vita quotidiana doveva avvicinarsi alla “Ma’at”, mantenendo un decoro ed un ordine che ebbero effetti positivi sulla salute degli Antichi Egizi.
Prima di addentrarci nella medicina egizia vera e propria, è doveroso fare degli accenni alle condizioni di vita degli Antichi Egizi, visto che ovviamente influenzarono la loro salute nel bene e nel male.
La Terra di Kemet, quella sottile striscia verde ai lati del Nilo circondata dal deserto, è stata densamente abitata in tutto il periodo dinastico. Si stima che la massima popolazione sia stata di circa 2,5 milioni di persone sotto Ramses II, la maggior parte contadini non proprietari, dipendenti per la loro sopravvivenza dalle piene del Nilo.
Da una parte c’erano ovviamente le tenute agricole lungo le sponde del Nilo, in cui il proprietario viveva in masserie non lontane da quelle dell’inizio del secolo scorso, e dall’altra la vita nelle città, in cui lo spazio era poco e bisognava sfruttarlo al meglio
LE CASE EGIZIE
L’abitazione ordinaria più comune nel primo Egitto predinastico era la capanna rotonda costruita con pali, canne e fango. Progressivamente questa forma fu sostituita da quella quadrata, che consentiva di gestire meglio lo spazio, soprattutto nelle zone più densamente abitate. I materiali cambiarono inoltre nel tempo, introducendo i mattoni di fango essiccati al sole che costituivano un mezzo di costruzione più stabile e duraturo, a bassissimo costo. Lo svantaggio di questo materiale è la sua relativa fragilità, ragion per cui pochissime abitazioni “originali” sono pervenute fino a noi. C’è anche da tener conto che spesso si ricostruiva più e più volte sullo stesso luogo, rendendo molto difficile capire la “cronologia” abitativa delle città. Per questo motivo i luoghi ove non si è più costruito (i villaggi degli artigiani e Akhetaton) sono state le fonti più preziose di informazioni sulle abitazioni egizie.
Il villaggio degli artigiani di Deir el Medina presso la Valle dei Re (Foto Stig Alenas)
Deir el Medina (ricostruzione di Jean Claude Golvin)
Anche i modellini di case o di ambienti specifici sepolti con i loro proprietari ci danno un’idea delle abitazioni “normali”, rivelandoci che spesso il giardino era la zona della casa di cui gli egizi che potevano permetterselo erano più fieri – probabilmente denotando immediatamente il loro status sociale.
Da notare che nell’Antico Egitto non esisteva la “piazza” a cui siamo abituati nell’urbanistica europea; la funzione di zona sociale ed aggregante era svolta in genere dal cortile dei templi.
La maggiore concentrazione di persone avveniva durante la costruzione delle opere statali, quali i monumenti funerari, in occasione delle piene del Nilo, durante le quali non si poteva lavorare la terra. Abbiamo tracce di abitazioni progettate per almeno 4,000 persone vicino alla piramide di Chefren a Giza (anche se si immagina che la piana accogliesse fino a 100,000 persone contemporaneamente).
Il villaggio degli artigiani che lavoravano nella Valle dei Re a Deir-el-Medina, attivo per almeno 450 anni ci mostra un esempio di tali agglomerati. Le case degli operai erano in mattoni di fango; quelle dei sovrintendenti e dei funzionari avevano le basi delle pareti in pietra. Le abitazioni più grandi avevano una zona di soggiorno separata dalle stanze da letto e dalla cucina.
A Deir el Medina si possono ancora riconoscere i vari ambienti in cui era divisa l’abitazione tipica degli artigiani; in alcuni casi è sopravvissuta anche la scala che portava al tetto della casa
Resti di una casa popolare ad Akhetaton
Spesso il tetto, piatto, sostenuto da una o più colonne ed a cui si accedeva tramite una scala esterna, veniva adibito a zona di relax coprendolo con una tenda o un pergolato.
Ricostruzione di una casa egizia con il terrazzo adibito a zona di relax
Il villaggio degli artigiani ad Akhetaton aggiunse un laboratorio all’esterno, probabilmente per la lontananza dagli altri centri abitati e la necessità di produrre tutto “in loco”.
La pianta del villaggio degli artigiani di Akhetaton mostra 72 abitazioni tutte uguali + due più grandi (angoli in basso) per i supervisori. Si nota l’assenza di qualsiasi piazza.
La ricostruzione del villaggio degli artigiani di Akhetaton di Jean Claude Golvin
Una stanza era dedicata alla possibilità di lavarsi; canali di drenaggio in pietra correvano lungo le strade.
Gli operai e le persone meno specializzate avevano di solito abitazioni con uno o due ambienti al massimo, e spesso i loro occupanti dormivano all’aperto utilizzando l’abitazione come deposito. In ogni caso veniva suggerito di mantenere la massima pulizia all’interno delle case. Ovviamente le persone più abbienti potevano permettersi abitazioni più ampie, spesso su due piani, quasi sempre con un giardino ed una piscina interna.
Gli ambienti di una casa egizia: da sinistra l’ingresso con un piccolo altare (di solito anch’esso costruito con mattoni di fango), una stanza di soggiorno, una stanza di disimpegno che poteva essere utilizzata anche per lavarsi o adibita a dispensa e la cucina, collegata ad una cantina e con la scala per salire sul tetto (disegno Marion Cox)
Le porte erano in legno e si aprivano direttamente sulla strada. Le finestre erano piccole e poste in alto, per permettere di far uscire l’aria più calda. Erano chiuse solo da persiane in legno o da tende.
Il bestiame, inizialmente tenuto all’interno del villaggio, fu successivamente spostato in recinti all’esterno, presumibilmente per migliorare le condizioni igieniche.
Ricoveri per gli animali all’esterno del villaggio degli artigiani di Akhetaton
Soprattutto i “cantieri statali” ci offrono preziose informazioni sugli interventi medici dell’epoca: come vedremo in dettaglio esisteva un responsabile medico per gli artigiani ed uno per i servi; si teneva conto delle assenze e delle rispettive cause. Sappiamo quindi che un certo Nebnefer era malato perché punto da uno scorpione e che un poveretto di nome Tementu era stato picchiato dalla moglie tanto da non poter lavorare…
Una delle case più famose d’Egitto: l’abitazione/laboratorio dello scultore Thutmosi, autore del busto di Nefertiti (ricostruzione Dominic Perry)
In caso di “infortunio sul lavoro” lo Stato si prendeva cura delle spese delle cure e del mantenimento della famiglia dell’operaio fino a quando non poteva rientrare al lavoro. In caso di incapacità permanete al lavoro esisteva una sorta di “pensione di invalidità”.
Pianta di un’abitazione nobile di Akhetaton. Anche qui manca il concetto di “piazza” o “cortile”: l’edificio principale è al centro ed intorno ad esso si snodano il giardino, le abitazioni del personale e gli edifici di servizio, circondati da un muro in mattoni.
Questo non vuol dire che non esistessero la povertà e la fame, ma lo stato sociale dell’Antico Egitto era sicuramente molto più avanzato di come avremmo potuto immaginarlo.