Alabastro, Nuovo Regno, Tutankhamon, XVIII Dinastia

IL CONTENITORE PER PROFUMI

A cura di Ivo Prezioso

Museo del Cairo: contenitore per profumo, calcite (alabastro egiziano). Altezza cm. 70, larghezza cm. 36,8

Fin dal periodo predinastico, gli egizi utilizzarono, per la maggior parte della produzione del loro vasellame in pietra, un materiale comunemente identificato come alabastro, ma che sarebbe più corretto chiamare calcite. Si tratta di una forma cristallina del carbonato di calcio di colore dal bianco al giallo, translucida e spesso caratterizzato da strisce o zone di diverso colore molto affascinanti. Fino al Nuovo Regno, la maggior parte dell’ “alabastro egiziano” veniva estratto presso Hatnub, ad una ventina di chilometri da Tell El-Amarna. La pietra è relativamente facile da lavorare e si può osservare come il vasellame ed altri oggetti rinvenuti nella tomba di Tutankhamon, fossero trattati con grande perizia e virtuosismo. E’ mia intenzione, se lo trovate di vostro gradimento, proporvi una carrellata dei più affascinanti tra questi oggetti, conservati al Museo del Cairo e caratterizzati da forme di raffinata eleganza, fantastiche e stravaganti e da un simbolismo estremamente spinto e manifesto. Per anni, vasi elaborati come questo sono stati osteggiati da intenditori, legati ad assurdi principi morali, perché ritenuti oltraggiosamente volgari. Un modo di vedere che probabilmente avrebbe prima stupito e poi fatto sorridere gli antichi egizi. Verrebbe da chiedersi, piuttosto, per quale motivo si sia compiuto uno sforzo creativo così impegnativo per realizzare, in fin dei conti, un “semplice” contenitore per olio profumato. Chi troverebbe comodo versare qualche goccia del prezioso liquido da un oggetto così ingombrante ed elaborato? Il simbolismo ha, in questo caso, una netta precedenza sulla funzionalità dell’oggetto. Il tema della scena è rappresentato dall’unione delle Due Terre, enunciato da un’impressionante ricchezza di dettagli emblematici. Procediamo con ordine. Il corpo centrale dell’oggetto, è il segno Sma-Tawy, (l’unione delle Due Terre), composto da un simbolo che rappresenta cuore e trachea (richiamo al geroglifico trilittero nfr, bello, buono, perfetto) dal quale si dipartono le piante araldiche: il papiro per il Basso Egitto, il loto per l’Alto. A sinistra vi è una paffuta divinità del Nilo (chiaro riferimento all’opulenza apportata dalle piene del fiume) sulla cui testa è posato un ciuffo di papiri, mentre con le mani afferra gli steli della stessa pianta. Il tutto simboleggia il Basso Egitto e il riferimento è ancor più enfatizzato dall’ureo che indossa la corona rossa del Delta, appollaiato su uno scettro posto dietro questa pianta. Analogamente, in perfetta simmetria, tanto cara ai canoni artistici egizi, un’altra divinità nilotica esprime l’identico simbolismo, ma questa volta riferito all’Alto Egitto: ciuffo di fior di loto sulla testa, mani che afferrano gli steli con il fiore della pianta, ureo sullo scettro che indossa, questa volta, la corona bianca della Valle. A sorvegliare il tutto è la figura di un avvoltoio, con le ali protettive spiegate, situato sul bordo superiore dell’oggetto. Indossa la corona Atef e regge tra gli artigli due simboli shn auguranti eternità e potere. Dovrebbe rappresentare la dea Nekhbet. Il testo sul collo del vaso, recita pressappoco: “ Il dio buono, Signore delle due Terre, Nebkheperura (il nome di intronizzazione di Tutankhamen) ha unito le Due Terre sotto il suo potere. Siederà sul trono di Horus, come Ra, in eterno”. Sul corpo del contenitore si leggono, invece, le dediche a Tut, indicato nei primi due cartigli a partire da sinistra, con nome di intronizzazione e nome proprio (Nebkheperura e Tutankhamon heqa Iunu sheema) e a sua moglie (terzo cartiglio), la Grande Sposa Reale Ankhesenamon. La base presenta il cartiglio col nome Nebkheperura sostenuto da due immagini di Horus. Tutte e tre le figure poggiano sul simbolo dell’oro. Questo straordinario ed elaboratissimo oggetto è composto da quattro pezzi di calcite cementati insieme. Gli elementi principali sono impreziositi da dorature e intarsi di paste vitree colorate o faience. Un dettaglio di grande finezza è la doratura dei corpi dei due urei, che avvolgono le loro spire attorno agli scettri da cui emergono. Questo vaso si trovava di fronte alle porte del secondo sacrario nella Camera Funeraria.

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