Antico Regno, IV Dinastia, Piramidi

LA PIRAMIDE DI DJEDEFRA

A cura di Luisa Bovitutti

Visione satellitare dell’area di Abu Rawash
Disegno delle camere sotterranee della piramide, oggi a cielo aperto
La piramide di Djedefra (quella bianca) confrontata con quelle superstiti
Esterno del sito: il primo strato della piramide sopravvissuto alla demolizione
Corridoio d’accesso al pozzo sepolcrale
Corridoio d’accesso al pozzo sepolcrale
Camera sepolcrale

La piramide di Djedefra, nota nell’antichità come “Cielo stellato di Djedefra” è situata ad Abu Rawash (circa 8 km a nord-est di Giza) ed è oggi in rovina; un gruppo di archeologi internazionali ha scavato nel sito per dodici anni e ne ha ricostruito la storia.

Essa fu edificata dal figlio e successore di Cheope tra il 2580 ed il 2570 a.C. su di un’altura di circa 90 m.; era rivestita di calcare e di granito rosso di Assuan come quella del padre ed aveva un grande pyramidion, forse costituito da una lega d’oro, argento e rame che brillava al sole.

Secondo gli ultimi calcoli superava di 7,62 metri la piramide di Cheope, alta 146 metri; ognuna delle singole facce, alla base, misurava 122 metri e l’angolo di inclinazione era di 64 gradi.

Il tempio funerario era collegato al tempio a valle da una rampa processionale molto lunga, stimata in circa 1700 m.

Per costruirla ci vollero otto anni di lavoro e oltre 15.000 operai: ogni singolo blocco di pietra pesava 25 tonnellate e per sollevarlo servivano 370 persone.

La sua demolizione iniziò forse nel Nuovo Regno ma si intensificò durante l’epoca romana ed i primi anni del cristianesimo quando fu sfruttata come cava per la realizzazione di nuove opere e di un monastero copto nel vicino Wadi Karin.

Attualmente rimangono la base della piramide ed il rivestimento dei corsi inferiori in granito rosso, sienite e quarzite rossa; nelle vicinanze sono stati ritrovati anche moltissimi contenitori per le offerte al faraone. Diversamente dalle altre piramidi, aveva le camere sepolcrali sotterranee anziché al suo interno; esse furono realizzate, così come il passaggio d’accesso, all’interno di una fossa di m. 21 x 9 x 20 scavata in un tumulo naturale (forse ​​simbolo della collina primieva della mitologia della creazione egizia) che venne poi riempita e coperta con l’erezione della piramide; l’area ove sorgeva il monumento era altresì recintata con un muro rettangolare orientato nord-sud, simile a quelli edificati in precedenza per Djosere Sekhemkhet. Nelle immagini trovate una visione satellitare dell’area nella quale si nota il perimetro della piramide e del recinto esterno, un disegno della struttura sotterranea della piramide ed uno che dà l’idea delle sue dimensioni confrontate con quelle delle piramidi superstiti, fotografie dell’esterno dei ruderi, del corridoio che dà accesso al pozzo di sepoltura (due) e della camera sepolcrale, che oggi sono a cielo aperto, essendo scomparsa la sovrastruttura.

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