Età Predinastica

LE PALETTE PREDINASTICHE

A cura di Luisa Bovitutti

Gli Egizi usavano cosmetici per tutto il corpo ed in particolare per gli occhi, che truccavano usando sostanze naturali dalle proprietà antibatteriche che proteggevano dalle malattie oftalmiche molto diffuse a causa del clima, del vento secco e degli insetti.

Essi usavano inoltre sottolineare lo sguardo come protezione dal malocchio, ricollegandosi al mito di Horus, il cui occhio era un potente amuleto che simboleggiava tra l’altro buona salute e prosperità.

Era altresì di moda esaltare gli zigomi e le labbra con ocra rossa diluita con grasso e resine e colorare di nero unghie e capelli con l’henné o con un estratto dalle foglie del ligustro.

I composti venivano conservati in tubetti decorati, e per applicarli dovevano essere inumiditi e miscelati su apposite tavolozze in scisto dette “palette”.

Le palette piu’ antiche risalgono al periodo Naqada I, che si colloca tra il 3900 ed il 3650 a.C. e presentavano forma romboidale.

Nell’epoca Naqada II (3650 – 3300 a. C.) divennero scutiformi, a mezzaluna o zoomorfe; dopo il 3300 a. C. (Naqada III) cominciarono ad essere decorate con bassorilievi pur mantenendo una “coppa” centrale.

Qui sopra una serie di bellissime palette del periodo di Naqada II, raffiguranti una serie di animali, tra i quali l’elefante, in seguito scomparso dall’Egitto.

LA PALETTA DELLA CACCIA

Le palette per cosmetici zoomorfe di solito entravano a far parte parte del corredo dei defunti. In seguito acquisirono forma ovoidale o scutiforme e vennero finemente decorate con scene a bassorilievo (in un’epoca in cui non si era ancora sviluppata la statuaria e la grande architettura in pietra) e pur mantenendo l’area centrale non decorata che denota il loro uso originario, erano usate come oggetti cerimoniali o commemorativi, tant’è che sono state trovate anche nelle aree dei templi. Una delle più famose è la LA PALETTA DELLA CACCIA, sulla quale è parzialmente rappresentata la fauna che popolava l’Egitto in epoca predinastica; si tratta di una lastra votiva in grovacca a forma di scudo, lunga cm. 66 e larga cm. 26, risalente al 3300 – 3100 a. C. (Naqada III) e proveniente, forse, da Abidos; è spezzata in tre frammenti, uno dei quali si trova al Louvre, gli altri due al British Museum di Londra.

Essa è decorata su di un solo lato con una scena di caccia a bassorilievo, che simboleggia la lotta tra l’uomo e le forze del caos, rappresentate in questo caso dagli animali selvatici (leone, lepre, gazzella, antilope, struzzo). La decorazione si sviluppa attorno all’anello rialzato centrale: il frammento del Louvre contiene una teoria di cacciatori barbuti, una lepre ed un’antilope, mentre i frammenti del British Museum recano la scena di caccia vera e propria.

La maggior parte dei cacciatori ha un copricapo di piume e tutti indossano un gonnellino corto con una coda di volpe attaccata sul retro; tre portano insegne tribali, gli altri hanno solo arco e frecce, lancia, mazza, boomerang e lazo; alcuni hanno anche oggetti arrotondati, interpretati come borse o scudi. Un canide insegue tre antilopi di specie differenti e uno struzzo; un altro canide, nella parte più ampia, si avventa su di un’antilope presa al lazo da un cacciatore; due leoni sono stati colpiti con le frecce e uno di essi, sebbene ferito, attacca un uomo.

All’estremità più ampia si trovano una bestia mitologica costituita da due tori uniti per la parte posteriore, con le due teste che guardano in direzioni opposte e un simbolo corrispondente al geroglifico del santuario.

LA PALETTA GERZEH

Questa paletta per cosmetici in scisto conosciuta con il nome di Paletta Gerzeh o Paletta Testa di vacca, è custodita al museo del Cairo e risale al periodo Naqada II (3500-3000 a. C.); venne rinvenuta tra il dicembre 1910 ed il gennaio 1911 da William Matthew Flinders Petrie e dalla sua squadra della BSAE (British School of Archaeology in Egypt) in una necropoli predinastica sita nei pressi del villaggio di El Gerzeh, a sud della strada che conduceva da El Riqqeh al Fayum.

Essa ha una forma scutiforme ed è forata in modo da poter essere appesa. La decorazione a rilievo molto stilizzata riproduce la testa di una vacca con corna ricurve ed orecchie sporgenti, due stelle sulla punta delle corna, una sulla sommità della testa e due su entrambi i lati delle orecchie.

L’immagine è forse la più antica rappresentazione della dea Hathor nella sua forma bovina, qui utilizzata come simbolo celeste; più precisamente, come ci ha già detto il prof. Damiano, si tratta della dea Bat, una dea-vacca di epoca predinastica che a partire dalla IV dinastia venne progressivamente assimilata da Hathor.

LA PALETTA LIBICA

La paletta libica è in scisto, risale al periodo Naqada III, è stata trovata ad Abydos ed è conservata al Museo del Cairo; viene interpretata come la celebrazione di una vittoria del sovrano su di un gruppo di libici, e gli animali rappresentano probabilmente il bottino di guerra o un tributo degli sconfitti.

Una faccia è divisa in quattro registri.

Il primo mostra tori o buoi che camminano uno dietro l’altro; il secondo raffigura una fila di asini, il terzo una fila di arieti, l’ultimo dei quali a causa della mancanza di spazio è stato rappresentato più piccolo degli altri, con la testa girata all’indietro forse per spezzare la monotonia della scena.

Nel quarto registro vi sono otto olivi disposti in due file; alla fine dell’ultima fila, c’è un geroglifico che indica il nome di una tribù libica.

L’altra faccia del manufatto mostra sette città, raffigurate come cerchia di mura fortificate che racchiudono un simbolo; al di sopra di esse un falco, uno scorpione, un leone, doppi falchi che reggono una zappa, che rappresentano la potenza del Faraone che distrugge le roccaforti nemiche.

LA PALETTA DEL CAMPO DI BATTAGLIA O DEGLI AVVOLTOI

Già abbiamo parlato di questa paletta nell’ambito di altri post, ma la propongo di nuovo perché possiate ammirarla nei suoi molteplici particolari.

La paletta “del campo di battaglia” o “degli avvoltoi” è in scisto, risale al periodo Naqada III (3100 a. C. circa), è stata rinvenuta ad Abydos e fu probabilmente realizzata prima dell’unificazione dell’Egitto da un governante locale, che se ne serviva a scopo cerimoniale; ne sono sopravvissuti solo due frammenti, uno più grande conservato al British Museum di Londra, l’altro custodito all’Ashmolean Museum di Oxford.

Essa raffigura su di un lato i prigionieri e le vittime di una battaglia: un leone (come si è detto forse rappresentazione simbolica del sovrano) divora un uomo legato, avvoltoi e corvi attaccano cadaveri e feriti per cibarsene.

Vicino alla sommità del frammento principale, sulla destra, un prigioniero legato sta di fronte a una figura vestita di un lungo mantello, mentre il frammento più piccolo reca sulla sinistra due prigionieri legati a stendardi cerimoniali recanti i simboli dell’ibis e del falco; gli sconfitti hanno la barba, i capelli arricciati e sono circoncisi.

Sul retro della tavolozza ci sono due gazzelle dal collo lungo che brucano le foglie di una palma da dattero posta tra loro, ed un uccello con un becco adunco, forse una specie di faraona.

LA PALETTA DEI TORI

Della paletta dei tori, detta anche «di celebrazione di una vittoria», sopravvive solo un frammento di circa 25 cm.; essa è in grovacca, risale al 3300-3100 a. C. ed è custodita al Louvre.

Su entrambi i lati essa raffigura un toro che sta calpestando un nemico e che simboleggia il re, che in origine doveva trovarsi di fronte ad un’analoga raffigurazione; sul lato anteriore ci sono due recinti merlati analoghi a quelli della tavolozza “del tributo libico” che rappresentano delle città, su quello posteriore cinque insegne (a sinistra un guscio di conchiglia simbolo del Dio Min, poi il falcone -Horus?-, l’ibis –Thot-, un cane o uno sciacallo e infine Khentamentyu, una divinità a forma di canide su una specie di slitta) dotate di una mano che tiene una corda.

Sotto le insegne si nota la testa di un nemico dai capelli ricci e dalla corta barba e sopra di lui una gamba.

LA PALETTA DEI DUE CANI

Tra il 3300 e il 3000 a.C. le palette per cosmetici divennero oggetti rituali, scolpiti con immagini a bassorilievo su entrambi i lati.

La Paletta dei due cani misura 4,5 cm. x cm., fu rinvenuta a Hierakonpolis ed è oggi custodita all’ Ashmolean Museum di Oxford.

Come quella di Narmer, illustrata da Ivo Prezioso, è decorata con animali fantastici dotati di lunghi colli serpeggianti chiamati “serpopardi” che leccano il corpo di una gazzella e circondano la zona centrale in origine utilizzata per frantumare il cosmetico; la parte superiore dell’oggetto è incorniciata da due cani, uno dei quali mancante della testa, e due fori alla base del collo suggeriscono che sia stata riparata nell’antichità.

Sul retro differenti animali selvatici reali o mitologici (una coppia di leoni, un serpente, un leopardo, una iena, un grifone con ali a pettine, un canide dalla coda lunga che indossa una cintura e suona un flauto) occupano il lato sinistro della scena ed attaccano degli erbivori originari del Nord Africa.

LA PALETTA DEI QUATTRO CANI

Anche questa paletta aveva, probabilmente, un valore celebrativo, e forse era destinata a ricordare una caccia di successo; alcuni studiosi hanno voluto attribuirle un valore propiziatorio nell’ambito di riti finalizzati a garantire il successo durante una spedizione venatoria.

Essa è custodita al Louvre e presenta delle analogie con quella dei due cani, probabilmente più antica, perché su di essa sono raffigurati animali simili; sul retro è decorata con una palma affiancata sui due lati da due giraffe.

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