Teologia

HEKA

Di Andrea Petta

Heka (a destra) segue Khnum che sta offrendo la vita al Faraone (Tempio di Esna)

Heka è la divinità che incarna il concetto di potere magico ed energia. Nei Testi dei Sarcofagi Heka è descritto come generato all’inizio del tempo dal dio creatore Atum allo scopo di fornire una forza soprannaturale che pervada l’universo consentendo alle divinità e all’umanità di agire.

Questa forza viene indicata come il nome della divinità, “heka” e si può identificare con il concetto moderno di “magia”, ma non si limitava a rituali attivi; era un potere che permeava la vita.

Heka (divinità): la parola ḥeka, quando scritta in geroglifici, è composta dal geroglifico monoconsonantico, ḥ (una corda attorcigliata, Gardiner V28) e dal geroglifico biconsonantico k ꜣ (ka, Gardiner D28), due braccia parallele rivolte verso l’alto, segno usato anche per esprimere l’antico concetto egizio della forza vitale chiamata appunto “ka”

“Heka” come “magia” si scrive con gli stessi simboli della divinità, ma il determinativo “divinità” è sostituito dal rotolo di papiro (“parola”, “concetto”) e comprende i tre trattini della pluralità.

Heka (concetto) con il simbolo del rotolo di papiro (Gardiner Y1) ed i tre trattini, simbolo di pluralità

Ogni cosa è quindi fatta, o permeata, di “heka”. Jan Assman la definisce

potere coercitivo onnipervadente, paragonabile alle leggi della natura nella sua coercizione e in tutta la sua pervasività, mediante il quale in principio fu fatto il mondo, mediante il quale è quotidianamente mantenuto e mediante il quale l’umanità è governata”.

Da notare che per la ciclicità del tempo egizio, Heka non “ha dato vita agli dei” ma Heka “dà vita agli dei” (Incantesimo 641 del Libro dei Sarcofagi); il suo ruolo non è quindi legato ad un momento singolo ma si ripete quotidianamente.

Per questa duplice accezione (concetto/divinità) Heka è spesso messo in relazione a Ma’at (“ordine”).

Heka con i due bastoni a forma di serpente. Il suo emblema (phty) significa “Forza” o “Potere”)

Heka non è il solo fattore presente nella creazione. Il potere creatore nella mitologia egizia si personifica infatti in diverse divinità.

**Sia **è il potere della percezione, che consente al Creatore di visualizzare tutte le forme

**Hu **è il potere dell’autorità della parola, che consente al Creatore di dare vita alle forme nominandole (nella cosmogonia di Neith, anche la dea crea il mondo con sette parole magiche)

Nel Testi dei Sarcofagi (Incantesimo 335) entrambe queste divinità sono al fianco del padre Atum ogni giorno.

Sia è alla destra di Ra, personifica la saggezza e porta in mano il Libro di Ra. A volte viene indicato come vivente “dentro” l’occhio di Ra permettendo al dio solare di vedere e capire tutto. Nei testi del Nuovo Regno, Sia è colui che pronuncia le formule per aprire le Dodici Porte.

Hu è invece chiamato “colui che parla nell’oscurità” intendendo il buio primordiale prima della creazione della luce.

Nel Nuovo Regno, dove Ptah viene venerato come mente creatrice, Sia e Hu diventano rispettivamente il cuore e la lingua di Ptah, essendo ritenuto il cuore la sede del pensiero umano. Così “attraverso quello che il cuore pensa e la lingua comanda, tutto fu creato

Heka (all’estrema sinistra) dietro a Osiride e Ma’at. Papiro funerario della sacerdotessa Nesitanebetisheru, 950 BCE circa

Heka è quindi il potere attraverso il quale i pensieri ed i comandi del Creatore diventano realtà (“l’espressione della creatività divina attraverso il pensiero e la parola”). In parte era possibile utilizzare questo potere (o cercare di farlo) nella vita quotidiana. Il medico, ad esempio, rivestiva il ruolo di Thot che invoca protezione “heka” nei confronti del paziente, quest’ultimo nel ruolo di una divinità sofferente come Horus ferito da Seth. In una stele della V Dinastia i medici sono definiti sia come *swnw *(dottori) che come hm-ntr-hk (“profeti di Heka”). Ma la “heka” era anche distruttiva: nel Papiro Ebers si fa menzione della necessità di far uscire la “heka” dal corpo del malato per permettergli di guarire.

Heka è una delle divinità più antiche; il suo nome è già presente nel tempio funerario di Sahure (V Dinastia) ma sarà venerato fino all’epoca tolemaica e copta.

Sarcofago di Paduamen, XXI Dinastia. Heka dietro il trono di Osiride con due serpenti e due bastoni/serpenti nelle mani

A volte è rappresentato dietro il trono di Osiride nei papiri funerari, con in mano uno o più serpenti – di solito due (uno dei miti antichi narra che Heka sia stato attaccato e morso da due serpenti nel deserto, ma con il suo potere ne sia guarito) oppure scettri/bastoni a testa di serpente. Si è ipotizzato una derivazione del bastone di Esculapio da questa simbologia, ma è un argomento molto controverso. I bastoni a forma di serpente sono invece caratteristici della dea Weret-Hekau “Padrona della Magia”, di solito raffigurata come un cobra anche nelle insegne reali.

Bastone magico a forma di cobra, XVII Dinastia

Il suo nome potrebbe derivare da “Padrone dei Ka” intendendo la forza vitale di ciascun uomo dalla nascita.

Nei Testi dei Sarcofagi (Incantesimo 261) Heka si dichiara al fianco di Atum dall’inizio del tempo “prima della dualità”. Nell’Incantesimo 648 la “heka” è presentata nuovamente come un aiuto fornito dagli dei; è quindi da ritenersi una forza difensiva. Negli stessi Testi è presente un riferimento ad una “heka malvagia” (traduzione credo impropria) che non è però sovrapponibile alla “magia nera”; si tratta della heka posseduta dai demoni dell’oltretomba e non ha nessuna connotazione malvagia. Infatti heka non è il potere malevolo dello stregone che può essere usato a sé stante. È invece una forza che ha creato e spinto l’universo, ma può nella visione egizia anche essere manipolata dalle azioni, dalle parole, dagli oggetti e dalle immagini per ottenere un risultato desiderato. In questa chiave alla “heka” si ispirano alcune sette esoteriche moderne.

In questa stele del V secolo BCE propostaci da Nico Pollone non molto tempo fa, Heka è visibile a sinistra, vicino alla testa di Horus, con i due serpenti a formare una X

Nei Testi delle Piramidi Heka è una forza minacciosa, simile a Sekhmet, in grado di divorare dei e uomini e nutrirsi della loro energia vitale (incantesimi 472 e 539, “Castigatore degli dei”).

Il Libro dei Morti contiene incantesimi seguendo i quali il defunto possiederà i poteri magici universali di Heka per contrastare i pericoli dell’oltretomba. Un incantesimo è specificatamente rivolto contro i coccodrilli.

Nel Libro delle Porte Heka è raffigurato in forma antropomorfa in piedi sulla Barca Solare durante il viaggio notturno attraverso gli Inferi e sventa i tentativi del serpente Apophis di fermare la barca nel Libro dell’Amduat (Settima Ora)

Sarcofago di Nectanebo XI 345 BCE. Heka sulla Barca Solare

Nei miti sviluppatisi più recentemente, Heka, insieme a Ra, Thoth e Sekhmet, protegge Osiride accecando i coccodrilli.

Nel Mammisi del tempio di Philae, Heka è la divinità che proclama l’ascesa al trono del figlio di Iside, simbolicamente il Faraone stesso raffigurato come un bambino, tenendolo in braccio

Heka come divinità non ebbe mai alcun tempio (anche in questo paragonabile a Ma’at), anche se esisteva una figura sacerdotale detta “Profeta di Heka” che, come abbiamo visto, era inizialmente rivestita dai medici.

FONTI:

  • George Hart, The Routledge Dictionary of Egyptian Gods and Goddesses (2005)
  • Geraldine Pinch, Egyptian Mythology: A Guide to the Gods, Goddesses, and Traditions of Ancient Egypt (2004)
  • Geraldine Pinch, Magic in Ancient Egypt
  • Katharina Zinn, Magic Pharaonic Egypt
  • Taylor, J., Death and the afterlife in Ancient Egypt. (2001)
  • Paula Alexandra Da Silva Veiga, Health and Medicine in Ancient Egypt; Magic and Science (2009)
  • Robert Ritner, The Mechanics of Ancient Egyptian Magical Practice (1997)
  • Jan Assman, Magic and Theology in Ancient Egypt

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