Gioielli, Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno

IL DIADEMA DELLA PRINCIPESSA KHNUMIT

Di Grazia Musso

XII Dinastia – Oro, pietre dure e pasta vitrea
Circonferenza 64 cm
Dahshur, complesso funerario di Amenemhat II, tomba di Khnumit.
Scavi di Jacques De Morgan ( 1894)
Museo Egizio del Cairo CG 52860

Il prezioso diadema, appartenuto alla principessa Khnumit, è costituito da otto elementi decorativi orizzontali e da altrettanti verticali, che si alternano creando un equilibrato gioco di forme.

La tecnica usata per la sua fabbricazione è il cloisonneé, che ha consentito di intarsiare le pietre e le paste vitree colorate nel supporto d’oro che costituisce la struttura del diadema.

Ogni elemento orizzontale si sviluppa intorno a una rosetta il cui nucleo di cornalina è ircondato da quattordici petali di turchese su fondo di lapislazzuli.

Ciascuna di esse è affiancata da due elementi a forma di lira, ornati con piccoli intarsi di cornalina, lapislazzuli e turchese a forma di foglie.

Dalle anse spuntano quattro fiori stilizzati, due di cornalina e due di lapislazzuli, che consentono l’unione con la rosetta centrale.

I singoli elementi verticali del diadema sono formati da una rosetta su cui è fissato l’ornamento a lira sormontato da due fiori in cornalina e due in lapislazzuli e i cui intarsi hanno la forma di segmenti a lisca di pesce.

L’unione delle varie parti che compongono il diadema è ottenuta per mezzo di piccoli nastri d’oro fissati tramite unchiodo alle rosette degli elementi che le affiancano.

L’interno è completamente d’oro ed è cesellato a imitazione dei pregiati intarsi che ne ornano la superficie esterna.

Il diadema era originariamente fornito da due fregi che sono stati ritrovati vicino e che dovevano essere fissati sulla fronte e sul retro per impreziosirlo.

Il primo è costituito da un piccolo tubo d’oro di diametro decrescente, sul modello di un ramo d’albergo al quale sono state unite leggere foglie d’oro e fiori composti da perle di cornalina, lapislazzuli e oro incastonate nell’argento.

Questo ornamento, molto fragile, era inserito in un alveolo posto all’interno del diadema, fu rinvenuto in cattivo stato di conservazione.

Il secondo fregio rappresenta un’avvoltoio, emblema della dea Nekhbet, ad ali spiegate, he stringe negli artigli shen, simbolo di rinascita.

La schiena e le lunghe ali ricurve sono ricavate da un’unica placca d’oro finemente cesellato per imitare le piume, mentre la testa, il corpo e le zampe, eseguiti a parte, sono saldati in un secondo tempo.

Gli occhi dell’avvoltoio sono intarsiati con l’ossidiana e gli anelli shen con piccole perle di cornalina.

Fonte

Tesori Egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Francesco Tiradritti – fotografie Arnaldo De Luca – Edizioni White Star

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