Medio Regno

I MODELLINI DEL MEDIO REGNO

Di Marina Celegon

[Modellino in legno stuccato e dipinto, 38 x 50 x 34 cm, Seconda metà XI – XII dinastia (2046-1794 a.C.) da Deir el-Bersha. Collezione F.W. von Bissing (1939) RMO-Leiden, F 1939/1.4.]

Modellini come questo erano realizzati e collocati nelle tombe affinché i servitori negli stessi raffigurati continuassero a servire il defunto nell’aldilà. Questo in particolare rappresenta, condensate in un unico momento, tutte le fasi della produzione del pane e della birra, elementi alla base della dieta degli antichi egizi e delle offerte che gli stessi facevano ai defunti. I nove servitori hanno i capelli neri o una parrucca a caschetto e indossano un corto gonnellino bianco.

Per produrre il pane i cereali, grano e orzo, venivano fatti germinare, poi venivano macinati e ridotti in farina. Questa, mescolata all’acqua, veniva impastata e, in forma di pagnotte, veniva cotta in recipienti appositi. Per produrre la birra il pane cotto, intero o sbriciolato, veniva immerso nell’acqua per qualche giorno fino a quando il processo di fermentazione non era completo. Il liquido denso era consumato entro pochi giorni, talvolta aromatizzato con datteri, miele o spezie.

Guardando con attenzione si vedono i servitori compiere tutte le fasi della produzione, uno macina i cereali, un altro impasta acqua e farina dentro ampi recipienti circolari, un terzo alimenta con un ventaglio il fuoco del forno sul quale sono ordinatamente impilati i tipici vasi a doppio cono usati per la cottura del pane. Di fronte un altro servitore immerge il pane nell’acqua per produrre la birra che viene messa a fermentare in una serie di vasi chiusi da coperchi visibili dietro di lui. L’uomo in piedi porta sulla testa un vaso, probabilmente con l’acqua necessaria agli impasti.

Alla fine del Medio regno questi modellini che tanto raccontano della vita quotidiana degli antichi egizi vennero sostituiti dalle statuette ushabti, che avevano la stessa funzione di sostituirsi al defunto nei lavori sgradevoli che gli sarebbero stati richiesti nell’aldilà. Tuttavia la ripetitività che in genere caratterizza gli ushabti, a mio avviso, fa rimpiangere la varietà e la vivacità degli antichi modellini in legno.

Medio Regno, XII Dinastia

LA TOMBA DELLA PRINCIPESSA NEFERUPTAH AD HAWARA

A cura di Luisa Bovitutti

Neferuptah o Ptahneferu (“Bellezza di Ptah”) era figlia del faraone Amenemhat III della XII dinastia e sorella di Amenemhat IV e della regina Sobekneferu o Nefrusobek (“La bellezza di Sobek”), che salì al trono dopo la morte di costui, e che è considerata l’ultimo sovrano del Medio Regno.

Le fonti forniscono pochi elementi per ricostruire la vita di questa principessa; si sa che ella fu una delle prime donne reali a godere del privilegio di iscrivere il suo nome all’interno di un cartiglio pur non avendo mai avuto il titolo di “moglie del re” e che era altresì insignita degli epiteti di “membro dell’élite”, “grande di favore”, “grande di lode” e “amata figlia del re del suo corpo”.

All’interno della piramide di suo padre ad Hawara, nel Fayyum, indagata nel 1882 da Sir W. M. F. Petrie, era stata predisposta una tomba anche per lei (che alcuni studiosi in realtà ritengono essere stata semplicemente un cenotafio o una cappella per riti di sepoltura), ed infatti al suo interno vennero ritrovati piatti ed un altare per offerte in alabastro lungo 61 cm. spesso 5 cm. e largo 35 cm. di larghezza, recante un’iscrizione con un’invocazione agli dei affinché garantissero migliaia di pani, giare di birra, buoi, oche, vasi di alabastro, abiti, incenso e unguenti per il ka della figlia del re Neferuptah, giusta di voce, signora di venerazione.

La principessa, tuttavia, trovò il riposo eterno sempre ad Hawara, ma in una piccola piramide di mattoni (o forse una mastaba) oggi crollata, che sorgeva a circa 3 chilometri da quella di Amenemhat III, individuata nel 1936 da Labib Habachi ma scavata solo nel 1956 da Naguib Farag.

La sepoltura sotterranea venne ritrovata intatta anche se devastata dalle infiltrazioni di acqua; essa conteneva ancora un sarcofago di granito iscritto con una formula di offerta all’interno del quale vi erano i resti decomposti di due sarcofagi lignei.

Il corredo funerario comprendeva i suoi gioielli, tra i quali un famosissimo collare ousekh al quale dedicherò un post nei prossimi giorni, un ornamento funerario destinato ad essere assicurato all’addome della mummia costituito da una cintura dalla quale pende una rete di perline, due cavigliere, due braccialetti, due collane, un flagello e la testa di una mazza, molti vasi tra cui tre preziosissimi in argento, probabilmente utilizzati per purificazioni rituali e piatti.

Nelle foto, la piramide di Neferuptah ad Hawara, il sarcofago, due vasi rituali in argento, il flagello e la testa della mazza.

Medio Regno, XI Dinastia

LA PROCESSIONE DI BERSHA

Medio Regno, tarda Dinastia XI, 2010-1961 a. C.

Scoperta a Deir el- Bersha, tomba 10, pozzo A, Djehutynakht.

A cura di Patrizia Burlini

Tra gli oltre cento modellini in legno trovati sparsi nella tomba di Djehutynakht, questa processione si distingue per la sua qualità esecutiva. L’abilità e la delicatezza con cui è stato scolpito e dipinto questo modellino, lo classificano tra i migliori mai trovati in Egitto. Mostra un uomo e tre donne che portano offerte per mantenere il ka di Djehutynakht nell’aldilà. Ogni figura avanza con la gamba sinistra in avanti, secondo l’iconografia tradizionale. Un sacerdote apre la strada, portando un vaso da cerimonia cerimoniale e un bruciaincenso da utilizzare nei riti di sepoltura. Seguono due donne con offerte di cibo e bevande: la prima porta un cesto di pane e un’anatra, mentre la seconda porta un’altra anatra e un cesto pieno di barattoli di birra. La terza donna fornisce oggetti per la cura personale di Djehutynakht, un piccolo scrigno cosmetico in legno e uno specchio, quest’ultimo appeso a tracolla in una custodia di pelle animale.

Questa breve processione fornisce simbolicamente tutto ciò che era essenziale per sostenere Djehutynakht nell’eternità: cibo, bevande, oggetti di ornamento personale e l’incenso, usato per attirare e placare le divinità e i morti benedetti. La processione fu trovata rovesciata tra il Sarcofago di Djehutynakht e il muro orientale della sua camera funeraria, in una pila di modellini rotti che i ladri avevano gettato da parte.

Anche se le quattro figure erano rimaste attaccate quando il modello fu scoperto, i due portatori centrali avevano perso le braccia alzate e quasi tutte le offerte si erano staccate. Alcuni pezzi sono stati trovati ad una considerevole distanza. Dalla sua scoperta, la scena è stata ricostruita due volte. Il primo tentativo, effettuato nel 1941 prima che tutti gli elementi fossero stati identificati, era errato. La configurazione attuale è stata composta nel 1987.

Una bella immagine della ricostruzione precedente, con lo specchio portato dal sacerdote

Boston Museum of Fine Arts

Fonte: MFA

Medio Regno, Sarcofagi, XI Dinastia

IL SARCOFAGO DI DJEHUTYNAKHT

A cura di Patrizia Burlini

è considerato uno dei più bei sarcofagi del Medio Regno.

Il sarcofago, in legno di cedro importato dal Libano, presenta delle decorazioni sia sulla faccia esterna che interna. Si tratta di dipinti e testi funerari propiziatori al passaggio di Djehutynakht nell’aldilà e al sostentamento del suo ka nell’eternità. A differenza dei sarcofagi di epoche successive che presentavano elaborate decorazioni esterne, quelli del primo Medio Regno erano relativamente semplici all’esterno, ma splendidamente decorati all’interno. Secondo la descrizione del MFA, « I dipinti all’interno della bara di Djehutynakht sono dei veri capolavori, squisitamente dettagliati in una vernice spessa e dai colori vivaci. Le pennellate scrupolose dell’artista e l’uso eloquente dell’ombreggiatura hanno prodotto un livello di realismo raramente superato nell’arte egizia. »La scena principale è sul lato sinistro della bara nel punto in cui una volta era rivolta la testa di Djehutynakht (gli occhi rappresentati sopra la falsa porta avrebbero permesso al defunto di guardare all’esterno).

La falsa porta

Il punto focale è la falsa porta, decorata in modo elaborato, attraverso la quale il ka può passare tra l’aldilà e il mondo dei vivi. Djehutynakht si siede davanti alla falsa porta e riceve un’offerta di incenso. Di fronte e sotto di lui sono rappresentate ricche offerte ordinatamente ammucchiate, tra cui un vaso da vino cerimoniale di grandi dimensioni, oli sacri, le gambe e le teste di bestiame maculato, tavoli carichi di frutta, verdura, carne, pane e oche magnificamente dettagliate.

Di particolare importanza sono i cosiddetti Testi dei Sarcofagi, inseriti nelle colonne con i piccoli geroglifici, una raccolta di rituali e incantesimi funerari volti a proteggere e guidare i defunti nel loro cammino verso l’aldilà. I testi dei Sarcofagi sono un’ evoluzione dei Testi delle Piramidi (riservati unicamente ai faraoni).Oltre ad essere scritti direttamente sui sarcofagi, si distinguono dai testi delle Piramidi perché esprimono i sentimenti più personali del defunto.

Riporto da Wikipedia: « i Testi dei sarcofagi costituiscono un importante passaggio per l’evoluzione dei testi sacri della religione egizia: evoluzione che porterà al Libro dei morti. Dopo il Primo periodo intermedio, spesso descritto come un’epoca oscura per la civiltà del Nilo, la comparsa di questi Testi è sintomo dell’uscita della civiltà egizia da un lungo periodo di anarchia politica e religiosa dovuta alle lotte sociali e politiche che, iniziate alla fine dell’Antico Regno con la caduta della VI dinastia egizia, ebbero notevole influsso sulla religione e sui riti. »

Statuetta rappresentante Djehutynakht

PROVENIENZA: Deir el-Bersha, Tomba 10, pozzo A. Maggio 1915. XI-XII Dinastia

Conservato al MFA Boston

Medio Regno

GLI OCCHI DEL DEFUNTO

Di Patrizia Burlini

Gli occhi del defunto sul lato del sarcofago.

Alcuni di voi avranno certamente notato che sul lato lungo di molti sarcofagi del Primo Regno Intermedio e del Medio Regno, compare una coppia di occhi stilizzati.

Gli occhi consentivano al defunto di vedere all’esterno, affinché continuasse a partecipare alla vita terrena.

L’udjat rappresenta l’occhio sinistro del dio Horus e il suo significato è legato alla rigenerazione e risanamento.

Nell’immagine il sarcofago dell’arciere Iy dalla necropoli di Assiut, XI Dinastia, 1980-1939 a.C.

Museo Egizio di Torino

Medio Regno, XII Dinastia

IL PETTORALE DI MERERET

A cura di Giusi Colledan

Un pettorale trovato nella tomba della principessa Mereret a Dahshur. Era una figlia del re Senwosret III che regnò intorno al 1878-1840 a.C. durante la XII dinastia del Medio Regno. I due cartigli al centro portano il nome del re Amenemhat III, figlio e successore di Senwosret III, e probabilmente fratello di Mereret. Il pettorale è in oro intarsiato con lapislazzuli, corniola e ametista. Una scena riprodotta su ciascun lato del pettorale raffigura Amenemhat III che brandisce una mazza, pronto a colpire un nemico straniero, di cui afferra i capelli. In bilico sulla scena, la dea avvoltoio, Nekhbet, estende le sue ali per proteggersi.

Questo pezzo è ora nel Museo delle Antichità Egizie, Il Cairo, Egitto.