Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Obelischi

IL PIU ANTICO ESEMPLARE DI OBELISCO INTEGRO

Di Franca Loi

Gli egiziani chiamavano Tekhen l’obelisco e lo consideravano il simbolo del dio sole di Heliopolis, Ra. Molti studiosi riallacciano l’obelisco all’evoluzione della pietra sacra primitiva sulla quale si leva il sole dell’alba.

I primi obelischi li troviamo nei Templi Solari della V dinastia, dove sono eretti al centro del santuario, al di sopra di una piramide tronca. Nel Medio regno troviamo gli obelischi classici, tagliati nel granito di Assuan, ma si tratta ormai di oggetti puramente ornamentali.

Dalla fine dalla fine del Medio Regno venivano disposti a coppie all’ingresso dei Templi.

A Heliopolis ( il centro del culto del sole), Senusert I ricostruì l’importante tempio di Atum- Ra. Vi eresse due obelischi di granito rosso per celebrare il proprio Giubileo dell’anno 30 Heb Sed. Uno degli obelischi, ” oggi superstite, è considerato il più antico esemplare oggi pervenutoci integro. A testimonianza dell’avvenimento le iscrizioni (sono le stesse su tutte le facce) “…….. figlio di Ra Senusert, l’amato dalle anime di Heliopolis, che viva in eterno, Horus d’oro Il vivente di nascita, il Dio buono Kheperkare. Nella prima occasione di Giubileo e gli ha fatto (questo obelisc); che sia dotato di vita in eterno.”

Obelisco di Senusert I.
” Il più antico esemplare oggi pervenutoci di obelisco integro, XII dinastia. Heliopolis. Il Cairo”

L’obelisco è un monumento celebrativo formato da un tronco di piramide alto e stretto, che culmina con una punta piramidale chiamata pyramidion. Gli obelischi antichi venivano ricavati da un unico blocco di pietra (un monolito). Gli obelischi sono monumenti in gran parte di origine egizia. Il nome deriva dal greco ‘obelos’, ovvero spiedo e ‘obelisco’ è un diminutivo che vuol dire ‘spiedino’.

Gli obelischi erano parte importante dell’architettura degli antichi egizi, che li disponevano a coppie all’ingresso dei templi. Si è a conoscenza di ventisette antichi obelischi egizi sopravvissuti ed eretti. 

Veduta del Nilo e dell’Obelisco di Sesostri I a Heliopolis, Egitto. Acquerello di Pascal Coste (1787-1879). Biblioteca comunale di Marsiglia

Obelisco di Sesostris I, Eliopoli, Egitto, incisione su legno, pubblicato nel 1879
Fonte :istockphoto.com

L’obelisco incompiuto di Assuan.
In una cava nei pressi di Assuan è presente un grande obelisco incompiuto, lungo 42 metri e disteso su un fianco, la cui estrazione non è stata completata a causa di fenditure comparse nella roccia.
L’obelisco simboleggiava il dio del sole Ra.
Si pensava inoltre che il dio esistesse all’interno della sua struttura.

Ricostruzione del tempio solare di Setibtawy (Niuserra) ad Abu Gurab.
Elemento caratteristico del tempio solare è l’obelisco, posto al centro del cortile centrale, davanti al quale si trovava un altare per le offerte.

Fonte:

  • Maurizio Damiano-Antico Egitto-Electa
  • Biblioteca comunale di Marsiglia
  • istockphoto.com
  • Geostoriawiki
Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Statue

LA DOPPIA STATUA DI AMENEMHAT III

Di Grazia Musso

Granodiorite, Altezza cm 160, Larghezza 100 cm
Provenienza: Tanis
Museo Egizio del Cairo – JE 18221=CG 392.

Al regno di Amenemhat III si fa risalire questa originale opera scultorea che raffigura due personaggi maschili in atto di presentare abbondanti offerte costituite da pesci, volatili e piante acquatiche.

Il doppio offerente, identificato come il re, mostra alcuni elementi che rievocano le divinità primordiali : la pesante parrucca tripartita in grandi trecce e la larga barba, solcata da striature parallele.

Sui volti, anche se tondeggianti, si riconosce la marcata caratterizzazione dei ritratti di Amenemhat III, che emanano un senso di austera aggressività.

I corpi costituiscono uno straordinario esempio di modellato, con una possente muscolatura..

La ricerca di una assoluta simmetria comporta una novità stilistica mai riscontrata nelle sculture maschili incedenti: una delle due figure, in perfetto equilibrio rispetto alla figura che l’affianca, avanza infatti la gamba destra e non la sinistra, come era di consuetudine.

Il pesante tributo sbilancia la composizione in avanti, facendo curvare i due portatori verso verso il massiccio blocco di granito istoriato da raffigurazioni di flora e fauna fluviale, che consentono di identificare le due figure con il dio Hapy.

Il Nilo, apportatore di nutrimento e vita è effigiato sotto le sembianze di Amenemhat III, in una composizione che associa il sovrano regnante ai concetti di fertilità e abbondanza..

Le iscrizioni geroglifiche incise sulla scultura sono state aggiunte da Psusennes I, di cui sono riportati i cartigli, allorché egli fece trasportare questo monumento a Tanis.

Fonte: I Tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star

Fotografie: Arnaldo. De Luca, Arche Diem

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno

LA CAPPELLA BIANCA DI SESOSTRI I

Di Franca Loi

Sesotri I (Senusert I) fu un grande costruttore: i suoi edifici li troviamo in ben 35 siti, escludendo la piramide che fece costruire a Lisht, a sud di quella di Amenemhat I, suo padre.

Vicino alla Piramide di Sesostri “c’erano altre nove piccole piramidi, esse appartenevano alle donne della famiglia reale, tra cui la sposa del monarca, Neferu III e le sue figlie “.

Scegliendo come nome di incoronazione Neferkara e facendo ricostruire il tempio di Atum-Ra di Heliopolis si riallacciò alla tradizione eliopolita. Costruì e ricostrui’ un po’ dappertutto, non trascurando la zona di Karnak.

Molti edifici sacri del Medio Regno furono in età successiva demoliti da altri monarchi e “riutilizzati come materiale da costruzione come è il caso del ritrovamento, intorno al 1920,nelle fondazioni del terzo pilone a Karnak, di un chiosco di calcare bianco che Sesostri I aveva fatto costruire in commemorazione rievocativa delle cerimonie relative al suo Giubileo.”

La cosiddetta “cappella bianca” come noi ora la vediamo, è stata ricostruita da Henry Chevrier negli anni ’30 dello scorso secolo.

La cappella bianca di Sesostri I, secondo faraone della XII dinastia.
Si trova nel museo all’aperto del tempio di Karnak a Luxor.
Il tempietto è veramente splendido e di grandissimo interesse perchè sulle sue pareti, insieme a magnifici geroglifici che spiegano i riti della festa Sed, è rappresentata una lista dei nomi dell’Egitto, cioè delle province amministrative in cui il paese era diviso fin dall’antichità.
Il tutto è caratterizzato da una squisita eleganza e da un’ armonia che ne fa uno dei tesori dell’arte egizia.

L’ingresso della cappella.

In origine essa era forse una stazione di sosta della barca sacra ed era stata costruita per festeggiare la prima festa Sed del monarca.
Durante il regno di Amenofi III, nella XVIII dinastia, i suoi blocchi furono utilizzati come materiale di riempimento del terzo pilone del tempio di Karnak.
Furono ritrovati soltanto quando si effettuarono i lavori di restauro del suddetto pilone.

LA FACCIATA EST: ingresso

La facciata est è quella che normalmente si vede durante le visite al museo all’aperto di Karnak
Il portale è costituito da due pilastri e da una architrave. I pilastri riportano il medesimo testo scritto su due colonne; sull’architrave si trovano due righe di testo ed un grande Horo alato.

Pilastro:1-2

1 Le due Signore: ankhmesut (vivente di nascite); Horo d’oro: ankhmesut (vivente di nascite) ; Figlio di Ra Sesostri, dotato di ogni vita, di ogni stabilità potere e salute, Vivo in eterno

2 Horo: ankhmesut (vivente di nascite); Re dell’alto e basso Egitto Kheperkara, amato da Amon Ra che ha autorità sulle due terre, Vivo in eterno

Architrave: 1-2

1 (L’Horo di) Behdet, dio grande dalle piume colorate, signore del cielo

2 Vivo Figlio di Ra Sesostri, amato da Amon Ra Vivo in eterno

LA FACCIATA EST: Lato Nord

La foto mostra il lato nord della facciata est. E’ composto da una parte superiore che sovrasta un pilastro d’angolo e da una base che presenta parecchie lacune nelle scritte.

Facciata est nord: parte superiore e base: 1-2

1 Vivo: Horo: ankhmesut; Re dell’Alto e Basso Egitto Khepekara, amato da Amon-Ra re delle due terre

2 Le due Signore: ankhmesut, dio buono, signore dei riti, Figlio di Ra: Sesostri, vivo in eterno

Il pilastro Est-Nord

Su questo pilastro, partendo dall’alto, troviamo una scritta che sovrasta un avvoltoio volteggiante in un cielo stellato con negli artigli il simbolo .

Al di sotto vi è un testo scritto su quattro colonne e sotto ancora il dio Amon in forma di Min e il faraone Sesostri. La divinità ha le spalle rivolte verso l’ingresso per indicare che è già all’interno della cappella. Egli accoglie il faraone che si presenta a lui recitando quattro volte la preghiera : (dwA nTr sp jfdw: pregare il dio quattro volte). Sotto tutto ciò è inciso un testo geroglifico di due righe.

Fonte:

  • C.ALFRED: GLI EGIZIANI-3 MILLENNI DI CIVILTÀ- NEWTON COMPTON EDITORI
  • ANTICO EGITTO-MAURIZIO DAMIANO-ELECTA
  • cartiglio.it/graffiti: cappella bianca Sesostri I
  • EGITTO- DE AGOSTINI

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Statue

LA SFINGE DI AMENEMHAT III

Di Grazia Musso

XII Dinastia – Granito grigio, Altezza cm 150, Lunghezza cm 236
Tanis, Scavi di A. Mariette, 1863
Museo Egizio del Cairo – JE 15210=CG 394

Amenemhat III, figlio di Senusert III, fu l’ultimo sovrano della XII Dinastia.

Il suo fu un regno pacifico durante il quale il re pose particolare attenzione allo sviluppo dell’area del Fayyum, ove venne poi divinizzato e venerato.

Seppe impiegare la pace rendendo il Paese sempre più florido, questa ricchezza si riflette nelle opere del re.

Del sovrano rimangono molte statue che ricordano quelle del padre tanto per l’evoluzione fisica e spirituale che mostrano tratti del volto, quanto per l’espressione profondamente umana che riflette un forte carattere.

Da Tanis provengono sette sfingi di granito di Amenemhat III che evocano la potenza del monarca, enfatizzandone l’aspetto fermino.

Il volto del re, austero e vigoroso, è caratterizzato da tratti tipici della ritrattista regale, la bocca prominente e I profondi solchi sulle guance che creano forti effetti chiaroscurali.

Una massiccia criniera di leone, da cui spuntano grandi orecchie ferine, sostituisce il tradizionale nemes regale accrescendo il senso di maestosità dell’intera figura.

Non mancano l’ureo sulla fronte e la barba posticcia , consueti simboli della regalità divina.

Le statue poggiano su un alto basamento intorno al quale sono riportati i cartigli di alcuni sovrani che, nel corso dei secoli usurpatono il gruppo di sfingi: il re Hyksos Nehesy, Rameses II e Merenptah II della XIX Dinastia, è infine Psusennes I della XXI Dinastia.

Quest’ultimo sovrano collocò infine le statue a Tanis, dove sono state rinvenute.

È probabile, che in origine, le sfingi fossero destinate a ornare il tempio della dea Bastet a Bubasti.

Geroglifici incisi sulla base della sfinge

Fonte:

  • Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electra
  • I Tesori dell’antico Egitto nella collezione del museo del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star
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LA STATUA DEL KA DI AUIBRA-HOR

Di Grazia Musso

Legno, lamina d’oro e pietre dure
Altezza : statua 170 cm, Naos 207 cm.
Dahshur, complesso funerario di Amenemhat III
Museo Egizio del Cairo – JE 30948=CG 259

Gli antichi egizi ritenevano che ogni individuo fosse composto da cinque elementi di natura immateriale :

l’ombra, l’ankh, la forma spirituale assunta dagli dei e dai defunti

Il Ba, portatore di potenza ed emblema della personalità di ciascuno

Il nome, l’identificativo di ogni persona

Il Ka, forza vitale di ogni individuo

Per garantire al defunto un proseguimento di vita dopo la morte, era necessario fornire cibi e bevande al suo ka, che avrebbe continuato a dimorare presso il corpo mummificato, prendendone possesso di tanto in tanto per assimilare l’essenza delle offerte deposte nella tomba.

Supporto fisico per il ka erano anche le statue collocate nelle camere funerarie, che personificavano la forza vitale del defunto.

Tale è la funzione della raffinata statua lignea del sovrano Auibra-Hor, sul cui capo svettano due braccia aperte, che rappresentano il segno geroglifico usato per indicare il ka.

Al volto è conferita una straordinaria vivacità grazie ai profondi e luminosi occhi, eseguiti con cristallo di rocca, quarzo e bronzo.

La figura presenta sulla superficie le tracce di una collana, di una cintura e di un gonnellino, mentre le mani dovevano, originariamente, impugnare uno scettro e un bastone.

Le braccia, le estremità dei piedi e la gamba sinistra sono state lavorate separatamente e poi assemblate al resto del corpo per mezzo di tenoni. 00

Tracce di foglia d’oro ancora visibili consentono di affermare che alcune parti della figura erano originariamente ricoperte di questo prezioso materiale.

La statua fu rinvenuta nei pressi della piramide di Amenemhat III, all’interno di un piccolo Naos ligneo.

Fonte: I tesori dell’antico Egitto – National Geographic – Edizioni White Star

Fotografie: Andrea Vitussi, Arnaldo De Luca

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Statue

LA SFINGE DI SESOSTRI III

Di Grazia Musso

Altezza 42,5 cm
Lunghezza 75,5 cm
Metropolitan Museum of Art, New York – 17.9.2.

Raffigurato sotto forma di sfinge, il sovrano è garante del creato, espressione del potere regale e divino.

La notevole espressività di questa sfinge deriva dall’apparente contrasto fra i segni di vecchiaia che segnano i volto di Sesostri III e il massiccio corpo del leone.

Enrambi le componenti esprimono grande determinazione e la testa, lievemente tesa verso ‘alto sottolinea la tensione vigile del corpo, creando un’ unità armonica.

Fonte: Egitto terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Konemann

Foto: Egitto, la storia è civiltà.

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Statue

IL BUSTO DI AMENEMHAT III

Di Grazia Musso

Medio Regno XII Dinastia
Lega di rame e resti di intarsi in oro, argento, elettro e cristallo di rocca
Altezza cm 46, 9 – Medinet El – Fayyum, Tempio di Sobek
Collezione George Ortiz (in precedenza collezione Maurice Tempelsman, New York, 1971 – 1986)

Raffigurazioni del sovrano realizzate in metallo sono conosciute fin dall’antico Regno e facevano parte della statutaria del tempio.

Poche di queste statue sono sopravvissute, in quanto molte sono state rubate o fuse per un successivo reimpiego.

Questo busto è senza dubbio un capolavoro della lavorazione del metallo.

Non si sa se la figura rappresentasse il re in piedi o assiso al trono, poiché il resto del corpo era lavorato separatamente e non è finora rinvenuto.

L’importante copricapo è stato applicato separatamente, mentre è scomparsa la fascia frontale alla quale si reggeva sul capo.

Busto è testa a fusione cava unica, bronzo dalle pareti spesse un centimetro

Il volto è molto espressivo, la forma, la mandibola prognata, il mento pronunciato e le sopracciglia ben disegnate sono elementi riscontrabili anche in altri ritratti di Amenemhat III

Occhi incastonati di calcare cristallino levigato ( calcite, alabastro Egiziano}, cornea incrostata di cristallo di rocca.

Il contorno degli occhi è sottolineato da un’incrostazione d’argento o elettro.

Fonte

Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Mattias Seidel – Konemann

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Piramidi

LA PIRAMIDE DI AMENEMHAT III

o “Piramide Nera”

Di Grazia Musso

Nome antico sconosciuto

Altezza originale 81,5 metri

Lunghezza del lato 105 metri

Inclinazione 57°15’50”

La piramide di Amenemhat III, figlio di Sesostri III, è detta comunemente ” Piramide nera” per il fatto che venne costruita utilizzando materiali scuri come mattoni crudi e basalto e la sua massa nera irregolare, risalta sulla linea dell’orizzonte.

Il Pyramidion, in basalto

La piramide, scavata da Jacques De Morgan tra il 1894 e il 95 che ne ritrovò anche il pyramidion in basalto, esposto oggi al Museo del Cairo, è dotata di un complesso funerario che conteneva un grande sarcofago in granito rosa, la cui entrata è situata al di fuori della cinta della piramide, in corrispondenza dell’angolo sud-orientale.

Sul lato nord vennero ritrovati anche dodici pozzi funerari destinati ai membri della famiglia reale, in uno dei quali venne sepolto il re Hor- Auibra della XIII Dinastia, celebre per la bellissima statua lignea raffigurante il suo ka, conservata al Museo del Cairo.

La piramide non venne mai usata come sepoltura reale, perché Amenemhat III si fece costruire una seconda piramide ad Hawara nel Fayyum, ove fu inumato.

Fonte

Pirami d’Egitto – Alberto Siliotti – Edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Stele

LA STELE DI ABKAU

Di Grazia Musso

Stele immagine nella sua interezza, completamente tradotta da Franco Brussino in: Mediterraneo Antico. XII Dinastia – Calcare, 136,5 x 77,5 cm
Museo Egizio di Torino – Collezione Drovetti C. 1534

Da Abido, città dell’Alto Egitto, proviene questa bellissima stele appartenuta a un uomo di nome Abkau.

Il testo inciso nella parte superiore della stele rappresenta la tradizionale “formula d’offerta” con cui si garantiva a ogni defunto l’approvvigionamento simbolico di cibo, bevande, abiti e olii profumati.

La tavola colma costituisce il fulcro dell’intera composizione essendo l’elemento che garantisce, con il suo ricco carico di cibo la sopravvivenza eterna del defunto. Gli elementi base della dieta egizia, pani, pezzi di carne, anatre e verdure, sono accatastati sul tavolo davanti ad Abkau che da essi trae simbolico sostentamento.

L’iscrizione costituisce però anche un inno a Osiride, definito ” dio grande, signore degli dei” e considerato divinità tutelare di tutti i defunti.

Il dio non è raffigurato sulla stele, dove si trovano le figure di Abkau e della moglie, seduti davanti alla tavola delle offerte, oltre alle immagini, in scala ridotta, dei familiari e dei servitori allineati su più registri, nell’atto di rendere omaggio alla coppia e di portare offerte funerarie.

Tra i membri della famiglia di Abkau è dato particolare rilievo a una delle figlie della coppia.
La fanciulla, in dimensioni ridotte rispetto alle figure dei genitori, è inginocchiata ai piedi del padre di cui cinge affettuosamente le gambe. In mano tiene una ninfea.

Sotto la sedia della donna è raffigurato il contenitore di uno specchio, elemento caratteristico della toeletta femminile.

Una piccola tabella in basso a sinistra riporta, con grande precisione, la natura e il quantitativo delle offerte.

Trascrizione-traduzione della elencazione delle offerte di F Brussino in “Mediterraneo Antico”.

Fonte:

  • I grandi Musei: Torino Museo Egizio – Silvia Einaudi – Electa.
  • Mediterraneo Antico

Medio Regno, Statue

LA STATUA DI SENNUWI

Di Patrizia Burlini

La raffinata bellezza di Sennuwy, moglie di un potente governatore, Djefaihapi di Asyut, emerge prepotentemente in questa statua, tra le più belle del Medio Regno, XII Dinastia.

La statua fu scoperta a Kerma in Sudan, nella tomba di un re vissuto circa tre secoli dopo. Come sia arrivata lì non è dato sapere ma la bellezza della scultura dev’essere stata un valido motivo per far sì che il re nubiano decidesse di averla con sé nella sua tomba.

Realizzata in granodiorite splendidamente levigata, presenta i lineamenti raffinati di una giovane donna slanciata, abbigliata con un abito aderente alla moda e una parrucca dai lunghi capelli. L’aspetto idealizzato, di una bellezza senza tempo, e l’espressione serena sono tipiche della prima metà della XII Dinastia e richiamano l’arte dell’Antico Regno.

Nella mano destra Sennuwy stringe un bocciolo di fiore di loto, simbolo di rinascita.

Statua di Sennuwy

Granodiorite

XII Dinastia

Regno di Senwosret I

1971–1926 B.C.

Conservata al MFA Boston, 14.720

Fonte: MFA Boston

Foto: Brigitte Henry