Harem Faraonico

IL GENERALE AMENEMHEB DETTO MAHU

Di Luisa Bovitutti

Uomo che caccia una iena, dalla tomba di Mahu

Un altro personaggio che crebbe nel kap di Thutmosis III e poi raggiunse i vertici dell’esercito fu l’egizio Amenemheb detto Mahu, titolare della tomba TT85.

La sua famiglia doveva essere già di alto lignaggio, ma con il tempo acquisì un potere notevole, in quanto il giovane seguì il sovrano nel corso delle sue numerose campagne militari in Asia e seppe farsi apprezzare al punto che fu insignito dei titoli di Luogotenente del comandante dei soldati, Rappresentante dell’esercito e Alfiere, che mantenne anche con Amenhotep II.

La sua posizione a corte venne ulteriormente rafforzata dalla moglie Baky, spesso ritratta nella sua tomba, che ebbe l’onore di servire nel kap di Amenhotep II come balia del futuro re entrando a far parte insieme al marito del manipolo di fedelissimi che lo sostennero nel momento della sua ascesa al trono, che non dovette essere così scontata, se si pensa che egli non era il primogenito del re e sua madre Merira Hatshepsut (omonima della grande regina) era solo una moglie secondaria.

L’erede designato era Amenemhat, figlio della Grande Sposa Reale Satiah, e Amenhotep era stato inviato a Menfi con l’incarico di sovraintendere all’importazione del legname per i cantieri navali di Peru-Nefer; il caso volle che sia il principe ereditario che sua madre premorissero a Thutmosis III, per cui al ragazzo si aprì la strada verso il trono ed alla famiglia della sua nutrice si schiusero scenari prima difficilmente ipotizzabili.

Thutmose III dinanzi ai due meravigliosi obelischi fatti edificare nel tempio di Karnak – dagli annali del Faraone

Amenemhab divenne uno dei generali preferiti da Thutmose III e nella sua tomba fece scolpire la sua autobiografia, che è una fonte importantissima per ricostruire le imprese del suo re in quanto egli vi partecipò in prima persona e le documentò per glorificare il sovrano, della cui grandezza egli fu partecipe, uccidendo e catturando molti nemici, guadagnandosi decorazioni al valore e ricchi bottini. Ecco una piccola parte del testo nella traduzione pubblicata dal prof. Alberto Elli; esso nella sua interezza verrà affrontato in una serie di post di prossima pubblicazione dedicati anche alla tomba del generale.

“Io ero il fedelissimo del sovrano, il saggio per il cuore del re dell’Alto Egitto, l’eccellente di cuore per il re del Basso Egitto. Seguii il mio signore in questa spedizione nelle terre del Nord e del Sud. Egli desiderò che fossi il compagno dei suoi piedi, mentre ero sul campo di battaglia delle sue vittorie, mentre il suo valore fortificava i cuori.

Combattei mano a mano nel paese di Negeb (…), a Naharina (…), nel paese dell’altura di Uan a occidente di Aleppo (…) nel paese di Karkemisc. (…). Io vidi le vittorie regali del re Menkheperra, possa egli vivere!, nel paese di Sengiar (sull’Oronte) (…) Quando prese la città di Kadesh, non ero assente dal luogo dov’era. (…). Ancora io vidi la sua vittoria nel paese di Tikhesi il vile, nella città di Meriu (…). Ancora io [vidi] un’altra azione eccellente che compì il signore della Due Terre in Ny.

L’elenco delle città conquistate da Thutmosis III nel corso delle sue campagne asiatiche, alle quali partecipò anche Mahu. Dagli annali del Faraone nel tempio di Karnak.

La parabola ascendente di Mahu non si interruppe quando salì al trono Amenofi II, il quale annientò i suoi oppositori ed ottenne la fedeltà (ed i tributi) degli stati vassalli; alla festa di Opet, secondo tradizione, Mahu ebbe l’onore di essere condotto nel palazzo reale di fronte al faraone, che lo riconobbe come uno dei più fedeli e capaci collaboratori del padre e lo nominò capo di tutte le forze reali.

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Funerary masks of Tuya and Yuya

By Jacqueline Engel

New Kingdom. 18Dyn. 1375BC

Egyptian Museum Caïro.

Yuya and Tuya lived during the 18th dynasty in ancient Egypt and were the parents of Queen Tiya, meaning their status was higher than that of ordinary Egyptians.
Their tomb is located in Egypt’s Valley of the Kings.

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E' un male contro cui lotterò

PAURA DEI SERPENTI?

Di Andrea Petta e Franca Napoli

PAURA DEI SERPENTI?

La beneamata Bibbia non è sicuramente il primo libro a parlare del ruolo ambiguo dei serpenti nei confronti dell’uomo: nella mitologia egizia è infatti Apophis a sbarrare la strada al sole nel suo viaggio notturno (si veda https://laciviltaegizia.org/2021/09/15/apep-o-apophis/), ed il Libro dei Morti riporta diversi incantesimi per allontanare i serpenti dal viaggio ultraterreno del defunto.

“Il grande gatto di Eliopoli” uccide il nemico del sole, Apophis. Tomba di Inherkau TT359. Si veda al riguardo l’articolo di Luisa Bovitutti https://laciviltaegizia.org/…/il-grande-gatto-di…/

Ma il ruolo dei serpenti nella medicina egizia è duplice: la dea Mertseger appare infatti in forma di serpente e veniva invocata per guarire gli ammalati. Il processo della muta, con il cambio della pelle dei serpenti, inizia infatti nella cultura egizia ad avere significato di rinascita e di guarigione, un ruolo che troverà il suo simbolismo definitivo nella cultura ellenica con Esculapio ed il caduceo, tuttora simbolo della medicina.

Ostrakon dedicato a Meretseger in veste di guaritrice, Museo Egizio di Torino
Esculapio ritratto con il caduceo

Curiosamente, né il Papiro Ebers né il Papiro Edwin Smith menzionano i serpenti. La nostra conoscenza dell’approccio medico ai morsi di questi rettili deriva dai Papiri Brooklyn (47,218.48 e 47,218,85), e c’è un motivo ben preciso: i serpenti non erano competenza dei medici “swnw”, ma dei sacerdoti di Serqet, come gli scorpioni.

Uno dei due Papiri Brooklyn

I Papiri Brooklyn elencano ben 21 tipi diversi di serpenti, con le loro descrizioni, come appaiono i loro morsi, a quale divinità sono eventualmente associati e le loro abitudini – tutto al fine di identificare il serpente e su questa base definire prognosi e trattamento. Praticamente un manuale moderno di ofiologia in tutto e per tutto, tanto che, nonostante i nomi egizi, gli esperti sono riusciti ad identificare la maggior parte delle specie descritte

Hathor, divinità benevola, è associata ad esempio ai colubridi, di norma non velenosi, mentre Sobek (il dio-coccodrillo) e Seth sono associati ai serpenti più velenosi. Sobek è associato al cobra nero del deserto (Walternissia aegyptia) ed alla vipera cornuta persiana (Pseudocerastes persicus).

Il cobra nero del deserto, associato a Sobek. Si sconsiglia vivamente l’incontro ravvicinato…
La vipera cornuta persiana, un altro serpente associato a Sobek molto poco raccomandabile. Nei Papiri Brooklyn viene menzionato che “il paziente si può salvare se sopravvive per tre giorni”

E, naturalmente, è citato Apophis (o Apep), la cui identità rimane però misteriosa. Viene descritto (diversamente dalle rappresentazioni del Libro dei Morti) come “interamente rosso, con il ventre bianco e quattro denti, il cui morso provoca una morte veloce”. Si è pensato al cobra egizio (Naja haje), ma non corrisponde alla descrizione fisica, anche se una variante araba è effettivamente rosso-arancio; il mistero rimane…

Sua maestà il cobra egizio (Naja haje)
La variante araba del cobra egizio, di colorazione prevalentemente rosso-arancio: è lui il serpente Apophis?

Tra i sintomi dei morsi, la mancanza di gonfiore indica una prognosi benigna (“non è un morso pericoloso; la carne non si gonfia”), mentre la zona morsa da una vipera cornuta “appare come uva secca” (necrosi dei tessuti?) ed è un male contro cui lottare.

La febbre è il sintomo più riportato, insieme al sanguinamento per alcune specie (riconoscendo l’effetto anticoagulante del veleno di vipera); ovviamente i sintomi riconosciuti come più gravi comprendono la difficoltà nel respirare, la cecità ed il coma (“la sua testa non comprende più ed i suoi occhi diventano ciechi”).

Un oscuro metodo prognostico viene descritto: “acqua, pianta djais (?) e carne dell’animale kady (?), mescolati e dati al paziente morso: se li vomiterà, morirà”. Peccato non avere identificato gli ingredienti.

Il trattamento è ambiguo: si parla di “incidere il morso/ferita con il coltello ‘des’ molte volte il primo giorno e farlo sanguinare. Applicare sale o natron e bendare la ferita con esso”, ma non è prescritto per tutti i morsi. L’effetto osmotico del natron riduce il gonfiore e viene sfruttato ancora oggi con il magnesio solfato. Il trattamento “farmacologico” prevedeva un centinaio di ingredienti diversi, ma quello ricorrente erano le cipolle mescolate a natron e birra (i bulbi di Crinum, – un parente degli amarilli – simili a quelli delle cipolle, sono tuttora usati come rimedio in Africa occidentale). L’uso della cipolla rientra anche nelle invocazioni a Ra, Horus e soprattutto Serqet – divinità fondamentale come abbiamo visto nel caso di scorpioni e serpenti.

Il Crinum, tuttora usato per i morsi di serpente in Africa occidentale

Come abbiamo visto, non tutto ciò che è legato ai serpenti è negativo, come nella tradizione ebreo-cristiana: ricordiamoci infatti che il cobra egizio raffigurato nell’ureo è il simbolo della dea Wadjet, una delle più antiche del pantheon egizio, e rappresenta il Basso Egitto nei simboli della regalità del Faraone.

L’ureo di Sesostri II, conservato al Museo Egizio del Cairo. Si veda al riguardo anche: https://laciviltaegizia.org/2021/09/26/lureo/

Nella tradizione – ma probabilmente non nella realtà – sarà infine un serpente, identificato di volta in volta come una vipera o un cobra, a mettere simbolicamente fine all’Egitto dei Faraoni decretando la morte di Cleopatra VII (che Faraone non fu mai, ma la cui fine coincise in pratica con la trasformazione dell’Egitto in provincia romana).

Cleopatra morente morsa da un aspide (1648), opera di Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino. Palazzo Rosso di Genova
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Copper statues of Pepi I

By Jacqueline Engel

Two copper statues of Pepi I were found at Hierakonpolis, they are thought to depict the two royals symbolically “trampling underfoot the Nine bows,” a stylized representation of Egypt’s conquered foreign subjects.

6th dynasty, from the Temple of Horus at Hierakonpolis.

Egyptian Museum Caïro

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Wildlife in the ancient marshes

By Jacqueline Engel

This panel, carved in bas relief, comes from the mortuary temple of Userkaf (2494-2487, first ruler of the 5th Dynasty), which is at Saqqara.

It shows a flock of birds and a butterfly(not in the picture) in a papyrus thicket.

A pied kingfisher hovers above, waiting for fish to appear, while a hoopoe, scared ibis, night heron and a purple gallinule balance the papyrus umbels.

Egyptian Museum Caïro.

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Votive mummy in a jar

By Jacqueline Engel

Late Period

Abydos Shunet el- Zebib.

These Nile silt pottery vessels resemble large elongated canopic jars.

Pictured on the vessels are different divinities and genies, including winged disks and the deities Osiris, Anubis, Thoth, Maat and Horus.

The jars did not always contain entire mummies; often they held feathers and bone fragments from diverse birds.

Egyptian Museum Caïro

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Child’s coffin

By Jacqueline Engel

Child’s coffin found at Deir el Medina

Wood formerly partially stuccoed, gilded and encrusted with faience and fine stones ; bitumen or resin or pitch.

Length: 105 cm ; width : 33 cm;

height: 38 cm (at face level)

Deir el-Medina, clearing at mid-slope of the western cemetery.

18th dynasty, reigns of Thoutmosis IV and/or Amenhotep III

Egyptian Museum Caïro

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Statuette of King Senusret I

By Jacqueline Engel

Statuette of King Senusret I or Sesostris I (r. 1971-1926 B.C.), from a private tomb near the Pyramid of Senusret I at El-Lisht, Middle Kingdom .

Painted cedarwood with gesso.

Egyptian Museum Caïro.

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