Necropoli tebane

TT224 – TOMBA DI AHMOSE

DETTO ANCHE HUMAY

Planimetria schematica della tomba TT224[1] [2]

Epoca:                                   XVIII DInastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Ahmose, detto anche HumaySupervisore dei domini (?) della Divina Sposa; Supervisore dei granai della Divina Sposa Ahmose NefertariSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia (Thutmosi I), Secondo Porter e Moss:  Hatshepsut o Thutmosi IIIin una valle, quasi all’opposto e leggermente a sud-est della TT55 e della TT124. Casa di Hagir Hamdan (una donna)[5]

Biografia

Genitori di Ahmose furono Senusert e Taidy; la moglie fu Nub, Concubina Reale, citata anche nelle tombe TT29[6] [7] TT96[8] [9]. Come in altre tombe, tuttavia[10], esiste difficoltà di interpretazione dei rapporti di parentela giacché una stessa parola viene usata per indicare, invece, differenti legami[11] e solo esami comparati con altre tombe, o altre risultanze archeologiche hanno consentito di appurare, in molti, casi l’effettivo rapporto esistente tra personaggi i cui nominativi si trovano in più sepolture.

Sulla parete posteriore della camera principale della TT96 di Sennefer, costui rende omaggio a “suo padre, l’amministratore dei possedimenti della Divina Sposa [Ahmose] Humay (tomba TT224)” e a sua moglie Nub; non è però chiaro se si tratti di un’effettiva parentela o se, invece, come più probabile, si tratti di una qual forma di omaggio all’importante personaggio[12]. In quattro altre citazioni sempre dalla TT96, tuttavia, si legge, con riferimento a Sennefer, “suo padre, il Secondo Profeta di Horus, signore di Qus[13], Nu” e “sua madre, che egli ama la signora della casa Henutiry (talvolta abbreviata in Ta-iry)”.

Sennefer e Mutty (dalla TT96)

La soluzione sarebbe ricavabile proprio dalla tomba TT224 di Ahmose, detto Humay, in cui a un’immagine di Sennefer ivi esistente è associato il testo “il figlio di sua (di Ahmose) sorella” da cui si deduce che Sennefer era nipote di Humay[14].

La tomba

TT224, dato anche l’impiego come abitazione privata, è notevolmente danneggiata; vi si accede da un cortile raggiungibile per il tramite di una scala nell’angolo nord-ovest.

Qui si trova (1 in planimetria[15]) una stele di Huy, ovvero Amenhotep (titolare delle TT368), Supervisore degli scultori di Amon a Tebe, che, con la moglie, offrono libagioni a Osiride e a Iside; una seconda stele (2) appartiene a Ahmose, detto Humay, ma menziona Htepdy, Supervisore ai granai della sposa del dio; una terza stele (3) reca solo frammenti di immagine del defunto con i suoi titoli.

Un breve corridoio (4), sulle cui pareti resti di testo e il defunto coadiuvato da alcuni assistenti e scribi, immette in una sala longitudinale sulle cui pareti (5), su quattro registri sovrapposti, scene della processione funebre verso Osiride, il traino di scrigni e delle suppellettili funerarie, il traino del sacofago a cura di uomini coadiuvati da buoi; scene della Cerimonia di apertura della bocca e riti dinanzi alla mummia con due preti che portano una statua del defunto e altri che offrono libagioni al defunto e alla moglie. Sulla parete opposta (6), molto danneggiata, scene di banchetto con ospiti, compresi i genitori, e un suonatore di arpa.

Un secondo breve corridoio (7), sulle cui pareti resti di testi di offertorio e il defunto che consacra offerte e che partecipa alla Festa della Valle, dà accesso a una sala trasversale. Sulle pareti: (8) scene di paludi dinanzi al defunto; una falsa porta (9) con rappresentazione di Thutmosi III e, ai lati su quattro registri, uomini inginocchiati in offertorio. Su altra parete (10) Scene di banchetto e di offertorio; portatori di offerte (12) dinanzi al defunto e (11) un’altra falsa porta illeggibile circondata da uomini inginocchiati. Uno stretto corridoio consente l’accesso ad una camera più interna, quasi quadrata, priva di decorazioni leggibili[16].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 36
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 36-37
  5. Gardiner e Weigall 1913, p. 37
  6. Porter e Moss 1927,  p. 325.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 325 e Porter e Moss 1927,  p. 43.

[7]      TT29 è la tomba di Amenemipet Pairy, Governatore e visir, figlio di Ahmose, detto Humay, e di Nub, Concubina Reale; fratello di Sennefer (TT96).

[8]      TT96 è la tomba di Sennefer, Governatore di Tebe, figlio di Ahmose, detto Humay, e di Nub, Concubina Reale; fratello di Amenemipet Pairy (TT29).

[9]      Porter e Moss 1927,  p. 197.

[10]     Vedi la TT82 di Amenemhat.

[11]     A titolo di esempio la parola “senet”, traducibile con “sorella”, viene spesso utilizzata per indicare la moglie, mentre la parola per “fratello” talvolta indica un cugino.

[12]     E’ accertato infatti, anche da altri testi in altre localizzazioni, che Ahmose, detto Humay, e Nub furono certamente i genitori di Amenemipet, identificabile con il titolare della TT29 cui è assegnata anche la KV48 nella Valle dei Re.

[13]     La greca Apollinopolis, ovvero Edfu.

[14]     Ne deriva che Sennefer (TT96) e Amenemipet (TT29) erano cugini.

[15]     La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 318.

[16]     Porter e Moss 1927,  p. 325.

Necropoli tebane

TT223 – TOMBA DI KERAKHAMON

Planimetria schematica della tomba TT223[1] [2]

Epoca:                                  Periodo Ramesside (?)

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
KerakhamonPrete Ka (?). Gardiner e Weigall lo indicano come Principe ereditario[5]El-Assasifnon notain una valletta, nei pressi della casa di Sheikh Hasan Abd er-Rasul, usata come fienile[6]

Biografia

Nessuna notizie ricavabile[7].

La tomba

TT223, dato anche l’impiego come pertinenza di un’abitazione privata, è notevolmente danneggiata, non ultimata e con consistenti crolli. Nel cortile blocchi da un pilastro (?) crollato con il defunto in adorazione di Ra-Horakhti, una divinità della notte, un’altra con testa di leonessa.

In quel che resta, o che doveva divenire, una camera con pilastri (1 in planimetria[8]) testi sacri; poco oltre (2) scene con giare per oli sacri e testi  della Cerimonia di apertura della bocca; seguono (3-4) scene con due uomini che offrono liste di offerte al defunto.

Su altra parete (6) frammenti di testo riguardante un cancelliere (?) e (7) un uomo. Al centro della valle due pilastri molto danneggiati (A-B) con resti di testi. In posizione sconosciuta, ma rilevata dai primi esploratori della tomba, si trovavano testi con il fratello del defunto Esamenopet[9].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 36
  4. Porter e Moss 1927,  p. 324
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 36-37
  6. Gardiner e Weigall 1913, p. 37

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Il titolo di principe ereditario non necessariamente indicava il successore al trono, ma era spesso usato come titolo semplicemente onorifico.

[6]      Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.

[7]      Porter e Moss 1927,  p. 323.

[8]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 318.

[9]      Porter e Moss 1927,  p. 325.ali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 318.

Kemet Djedu

I SIGILLI MURALI DI TUTANKHAMON

Contrariamente a quanto si pensi la tomba KV62 di Tutankhamon fu profanata dai saccheggiatori almeno due volte. La prima relativamente subito dopo la sua chiusura, la seconda volta più tardi probabilmente di qualche anno.

La prima effrazione oltrepassò il muro di chiusura tra l’esterno e l’inizio del corridoio e il secondo muro tra la fine del corridoio e l’anticamera.

Il secondo furto oltrepassò nuovamente i due precedenti muri più il terzo per raggiungere la camera sepolcrale.

Conseguentemente questi tre muri furono risistemati durante il duplice riassetto della tomba e su di essi furono riportati i sigilli dei responsabili della necropoli tebana.

Carter trovò nella KV62 trovò tutta un serie di contrassegni che provvide a suddividere in:

  • otto sigilli murali (identificati da A ad H)
  • undici sigilli del corredo funerario (identificati da I a S)
  • sedici sigilli delle anfore vinarie (identificati da AA a PP)

IL SIGILLO DI TIPO “A”

Qui analizziamo filologicamente il sigillo murale tipo A. Carter stesso ci dice che lo ritrovò tredici volte nel corridoio, non specifica nell’anticamera, cinquantacinque volte nella camera funeraria e nessuna volta nell’annesso.

IL SIGILLO DI TIPO “B”

Qui analizziamo filologicamente il sigillo murale tipo B. Carter stesso ci dice che lo ritrovò diciassette volte nel corridoio, non specifica nell’anticamera, sette volte nella camera funeraria e nessuna volta nell’annesso.

IL SIGILLO DI TIPO “C”

Qui analizziamo filologicamente il sigillo murale tipo C. Poiché il suo testo è più lungo degli altri sigilli, l’ho diviso su due immagini. Carter stesso ci dice che ritrovò il sigillo tipo C otto volte nel corridoio, non specifica nell’anticamera, solo una volta (dubbia) nella camera funeraria e otto volte nell’annesso.

IL SIGILLO DI TIPO “D”

Qui analizziamo filologicamente il sigillo murale tipo D.
Carter stesso ci dice che ritrovò il sigillo tipo D nove volte nel corridoio, non specifica nell’anticamera, nessuna volta nella camera funeraria e otto volte nell’annesso.

IL SIGILLO DI TIPO “E”

Qui analizziamo filologicamente il sigillo murale tipo E.
Carter stesso ci dice che ritrovò il sigillo tipo E dieci volte nel corridoio, non specifica nell’anticamera, sessantatré volte nella camera funeraria e cinque volte nell’annesso.

IL SIGILLO DI TIPO “F”

Qui analizziamo filologicamente il sigillo murale tipo F.
Carter stesso ci dice che NON trovò nel corridoio, NON lo trovò nell’anticamera, lo ritrovò per ventuno volte nella camera funeraria, senza ritrovarlo nell’annesso.

IL SIGILLO DI TIPO “G” E TIPO “H”

Qui concludiamo la nostra analisi filologica considerando il sigillo murale tipo G. Carter stesso ci dice che non lo ritrovò nel corridoio, non lo trovò nell’anticamera, lo trovò per quattro volte nella camera funeraria e per quattordici volte nell’annesso.

Purtroppo Carter ci dice che il sigillo murale tipo H lo vide esclusivamente per trentacinque volte nel corridoio, ma poi non lo documenta e non conferma di averlo rivisto in altre locazioni.

Per chi volesse approfondire l’argomento sui sigilli della KV62 consiglio il mio Quaderno di Egittologia (QdE 36) IL SIMBOLO DEL RE – I sigilli della tomba di Tutankhamon che potete trovare qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/629547/il-simbolo-del-re/

Necropoli tebane

TT222 – TOMBA DI HEKAMMATRANAKHTE

DETTO ANCHE TURO

Planimetria schematica della tomba TT222[1] [2]

Epoca:                                   Periodo Ramesside

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Hekammatranakhte, detto anche TuroPrimo Profeta di Montu, Signore di TebeQurnet MuraiXIX-XX dinastia (Ramses III-Ramses IV)a nord della TT40;

Biografia

Uniche notizie biografiche ricavabili dalla TT222 sono il nome della moglie, Wiay, Capo dell’harem di Monthu, e dei figli, Userhat e Panebmonthu, a loro volta Capi dei Profeti di Monthu[5].

La tomba

TT222 presenta planimetricamente forma a “T” rovesciata, tipica del periodo costituita. Un corridoio dà accesso ad una sala trasversale, sulle cui pareti sono riportati (1 in planimetria[6]) brani del Libro delle Porte e il defunto che offre libagioni alle divinità tra cui un pilastro djed umanizzato. Il figlio Userhat ofre libagioni al defunto e alla moglie; sul lato corto della sala (2), su due registri sovrapposti, due barche divine, il defunto in offertorio a Ramses IVe persone che offrono libagioni al defunto e alla moglie. Poco discosto (3) il defunto adora Ramses III e scene, solo abbozzate, di offertorio a un re.

Un corridoio, sulle cui pareti (4) sono riportati pilastri djed, immette in una lunga sala perpendicolare alla precedente. Sulle pareti: (5) brani del Libro delle Porte e scene della processione funeraria; su due registri (6) il defunto con quattro vitelli dinanzi a Ra-Horakhti.

Su altra parete (7), su tre registri resti di scene di processione funeraria con i Campi di Aaru; dolenti, macellai, barche sul fiume; su un’isola tre scene: un prete e un macellaio dinanzi a una dea, un prete che purifica la mummia e il figlio Panebmonthu, Primo Profeta di Monthu, assistito da una dea purifica la mummia. Un uomo offre libagioni alla mummia sdraiata su un catafalco (l’immagine si trova oggi al Museo di Liverpool); poco oltre (8) il defunto dinanzi a Osiride e a una dea e il defunto seduto, con la moglie, in una scena non ultimata. Su altra parete della sala più interna (9), il defunto dinanzi a Osiride e, di fronte (10), il defunto dinanzi a Ptah. Sul fondo una nicchia: sulle pareti il defunto dinanzi a due divinità; sul fondo persone dinanzi ad una tavola per offerte.

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 36
  4. Gardiner e Weigall 1913, p. 36
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 36-37
  6. Gardiner e Weigall 1913, p. 37

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 323.

[6]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 318.

Autentici falsi

IL PASSAPORTO DI RAMSES II

Qui il falso non è l’immagine inserita nello “pseudo passaporto” ma lo è il passaporto stesso.

Il documento che sostiene di essere il passaporto è stata originariamente pubblicato sul sito archeologico Heritage Daily.

La parte iniziale dell’ articolo: Il passaporto di Ramesse II

“ Ramesse II, noto anche come Ramesse il Grande, fu il terzo faraone della diciannovesima dinastia egizia.

Nel 1976, ai suoi resti fu rilasciato un passaporto egiziano (quasi 3mila anni dopo la sua morte) affinché potesse essere trasportato a Parigi per un trattamento irradiato per prevenire la crescita di funghi “….

Alla fine dell’articolo una citazione precisa:

Immagine di intestazione – Creazione del passaporto da parte di un artista – L’immagine è a scopo rappresentativo – Il passaporto vero e proprio non è disponibile al pubblico.

Il particolare del “passaporto” che ne svela l’origine

Tutta la forza mediatica su questo fatto, è di fatto dovuta su come si è svolto l’arrivo in Francia di questa mummia. L’aereo militare francese che portò i resti di Ramesse dal museo del Cairo fu accolto dalla “Garde Republicaine”, l’equivalente francese di una guardia d’onore dei marine statunitensi, secondo un articolo del 1976 del New York Times.

L’arrivo di Ramesse II all’aeroporto militare di Le Bourget a Parigi nel 1976

https://mediterraneoantico.it/…/nome-ramesse-ii-segni…/

Necropoli tebane

TT221 – TOMBA DI HORIMIN

Planimetria schematica della tomba TT221[1] [2]

Epoca:                                   Periodo Ramesside

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
HoriminScriba dei soldati nel Palazzo del re a occidente di TebeQurnet MuraiXIX-XX dinastiaa sud della TT40;

  

Biografia

Recenti studi sulla decorazione del soffitto della TT221 hanno permesso di ipotizzare che Horimin fosse di origini libiche o del ramo occidentale del Delta del Nilo. I suoi titoli comprendono le cariche di scriba e generale dei soldati sia del tempio funerario del re che del Ramesseum[5].

La tomba

TT221 presenta planimetricamente forma a “T” rovesciata, tipica del periodo costituita da un corridoio di accesso ad una sala trasversale, sulle cui pareti sono riportati brani del Libro delle Porte, il defunto in adorazione di Ra-Horakhti e il defunto e la moglie presentati a Osiride da due divinità.

Poco oltre scena non ultimata del defunto dinanzi a Ra-Horakhti. Seguoino, in un fregio in alto, il defunto e la moglie in adorazione di Anubi/sciacallo e Hathor. Sul soffitto la barca di Ra e il defunto, con il suo nome e i suoi titoli, inginocchiato che recita una formula d’offertorio.

Horimin ritratto sul soffitto della TT221. Da: Alonso, José F. “THE OWNER OF THEBAN TOMB 221.” Journal of Ancient Egyptian Interconnections 31 (2021).

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 36
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 36-37
  5. Gardiner e Weigall 1913, p. 37

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Alonso, José F. “THE OWNER OF THEBAN TOMB 221.” Journal of Ancient Egyptian Interconnections 31 (2021)..

Autentici falsi

LA MUMMIA DI RAMSES II

Anche per la mummia di Ramses II, così come per quella di Sety I, di cui abbiamo parlato nella precedente uscita della rubrica, circolano in rete foto di repliche spacciate come la mummia originale.

La mummia originale di Ramses II, famosissima, è visibile in queste prime due foto.

La vera mummia di Ramses II, conservata al NMEC, Cairo

La replica si differenzia dalla vera mummia e ha dato il via ad accesi dibattiti in rete perché è stata usata per ricreare il vero volto di Ramses (con risultati alle volte esilaranti).

La replica della mummia di Ramses II, realizzata dalla Lubatti Designs unlimited

In realtà, l’autore della replica è Lubatti Designs unlimited

https://web.archive.org/…//lubattidesigns.com/props.html

che realizza, ancor oggi, maschere di scena e figurine. Al link potrete vedere la maschera incriminata.

L’oggetto di scena di Ramses è stato realizzato alla fine degli anni ’90, sulla base della mummia reale. Una buona realizzazione, senza dubbio, perché ha ingannato così tante persone.

Una delle fantasiose ricostruzioni del volto di Ramses II partendo dalla replica della Lubatti Designs

Anche in questo caso, vale il solito suggerimento: mai fermarsi alla prima impressione e cercare le fonti!

Un’altra fantasiosa ricostruzione del volto di Ramses II partendo dalla replica. Praticamente Ramses II si è trasformato in Marco Travaglio o lo stilista Balestra

Fonte: https://fakehistoryhunter.net/…/not-the-real-head-of…/

LE CONCHIGLIE NELL'ANTICO EGITTO

LE CONCHIGLIE DI OSTRICA DEL MEDIO REGNO

Decorazioni militari o uso funerario?

Non sono sopravvissuti fino a noi reperti realizzati con le conchiglie o ispirati ad esse risalenti all’Antico regno, se si eccettua la conchiglia che ho pubblicato come locandina di questa minirubrica; per contro ne abbiamo parecchi risalenti al Medio Regno.

Riprendo qui, approfondendolo, l’argomento delle conchiglie d’ostrica del Medio Regno con inciso il cartiglio di Senwosret o Kheperkara già introdotto da Francesco Alba, Grazia Musso e Dave Robbins.

Questi particolari pendenti, come ci ha a suo tempo spiegato Francesco, “sono stati realizzati da una conchiglia comunemente detta meleagrina, il cui nome scientifico è Pinctada margaritifera. Si tratta di un mollusco bivalve appartenente alla famiglia Pteridae che vive nei mari caldi dell’Indo-Pacifico”..

Dal guscio lucidato fino al suo strato interno di madreperla iridescente gli Egizi ricavavano pendenti della misura di circa 10 x 10 cm. dotati di due fori nella parte superiore in modo da poterli infilare ed appendere al collo; ne sono stati rinvenuti una cinquantina di esemplari recanti incisi al centro della superficie esterna convessa i nomi Senwosret o Kheperkara.

CONCHIGLIA CON IL CARTIGLIO DI SENWOSRET CUSTODITA AL MUSEO ARCHEOLOGICO DI FIRENZE A QUESTO LINK:
https://upload.wikimedia.org/…/Amulet_shell_Senusret_I….
AUTORE: Khruner, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Lo studio di queste conchiglie fu avviato nel 1932 da Herbert E. Winlock, che ne esaminò ventotto ed ipotizzò che fossero onorificenze conferite ai soldati che si erano particolarmente distinti per il proprio valore in battaglia, oppure che contraddistinguessero gli appartenenti ad un battaglione prestigioso costituito dal sovrano e sciolto alla sua morte, oppure i membri della sua guardia del corpo.

Le conclusioni di Winlock, che attribuisce gli oggetti al primo Medio Regno, muovono dall’analisi del famoso pendente del Metropolitan Museum of Art di New York.

FOTO N. 1 – LA CONCHIGLIA DEL MET DI NEW YORK con inciso il cartiglio di Senwosret I, XII dinastia – da Gebelein (Krokodilopolis).
Dimensioni: L. 10 × H. 10 cm – Numero di adesione: 23.2.76a
In origine le macchie di balsamo dovevano essere molto più ampie, perché l’interno della conchiglia reca numerosi graffi, probabilmente provocati per toglierle con uno strumento appuntito.
http://metmuseum.org/art/collection/search/556016

L’oggetto è ben conservato, pur avendo lievi scheggiature sul lato destro e nella parte superiore e reca inciso il cartiglio con il nome del trono di Senwosret I (Kheperkara) i cui geroglifici hanno tratti distintivi particolari, identici a quelli trovati su altri pendenti analoghi: la barretta orizzontale alla base del cartiglio ha al centro quattro lineette verticali ed il segno ka con i pugni chiusi ad anello ha due trattini verticali al centro del segno orizzontale.
L’oggetto fu venduto a Winlock nel 1923 da Sayed Melettam, un commerciante di antichità di Luxor che rifornì il MET per vent’anni; nell’occasione egli gli vendette anche un parabraccio di pelle nera che gli arcieri allacciavano all’interno dell’avambraccio per proteggerlo dalla corda dell’arco e dell’estremità della freccia quando veniva scoccata (FOTO N. 2).

FOTO N. 2 – IL PARABRACCIO IN PELLE DI GEBELEIN VENDUTO CON LA CONCHIGLIA DEL MET – XII DINASTIA?
Dimensioni: L. 2,7 × L. 7,9 × P. 6 cm- Numero di adesione: 23.2.76b
https://www.metmuseum.org/art/collection/search/556018

Melettam riferì che i due oggetti erano stati rinvenuti sul braccio di una mummia di sesso indeterminato portata alla luce a Gebelein, e sembrava verosimile che così fosse, in quanto un pendente analogo era già stato trovato nella medesima località da E. Schiaparelli nel 1911 ed è ora conservato al Museo Egizio di Torino (FOTO N. 3).
Sulla conchiglia inoltre vi erano macchie che Winlock ritenne lasciate dal parabraccio e che lo portarono ad ipotizzare che il proprietario della conchiglia fosse un soldato e più precisamente un arciere.

FOTO N. 3 – LA CONCHIGLIA TROVATA DA SCHIAPARELLI A GEBELEIN, CON IL CARTIGLIO DI KHEPERKARA, ORA AL MUSEO EGIZIO DI TORINO (N. INV. S. 14130)

Tale convinzione venne rafforzata dal ritrovamento di altre conchiglie con il cartiglio di Senwosret che sembravano riferibili all’ambiente militare perchè nel corredo funerario al quale appartenevano erano presenti anche armi.
Due di esse furono rinvenute a Qubbet el-Hawa: la prima è oggi custodita al Nubian Museum di Aswan (N. d’inv. JdE 36398 – FOTO N. 4) e si trovava sul petto di una mummia che aveva tra le bende anche un pugnale di bronzo, un filo di perle di agata rossa e un filo di grandi perle di porcellana verdastra; la seconda è stata trovata insieme a frecce con punta di selce in una tomba la cui ubicazione è oggi perduta a causa del rapporto di scavo molto vago.

FOTO N. 4 – CONCHIGLIA CON IL CARTIGLIO DI SENWOSRET TROVATA A QUBBET EL-HAWA OGGI CUSTODITA AL NUBIAN MUSEUM DI ASWAN (N. INV. JdE 36398)

Un altro pendente identico è stato rinvenuto a Deir el-Rifa insieme ad un filo di perline in maiolica a forma di mosca, insetto che forse già nel Medio Regno simboleggiava il coraggio in battaglia ed era una decorazione riservata ai militari (FOTO N. 5).

FOTO N. 5 – CONCHIGLIA DI EL RIFA, RINVENUTA CON LA COLLANA COSTITUITA DA TANTE PERLINE DI MAIOLICA A FORMA DI MOSCA, XII DINASTIADimensioni: H. 9,5 cm; larghezza 9,3 cm; Museo di Manchester, Università di ManchesterNumero di adesione: SL.3.2015.29.5

L’interpretazione di Winlock è stata messa in dubbio da altri egittologi i quali ritengono in primo luogo che le conchiglie iscritte risalgano ad un’epoca successiva alla morte di Senwosret e siano da interpretare come una forma di venerazione postuma riservata al sovrano divinizzato, che si sarebbe protratta fino alla XX dinastia.

CONCHIGLIA CON IL CARTIGLIO DI SENWOSRET CUSTODITA ALL’ASHMOLEAN MUSEUM DI OXFORD a questo link: https://www.ancient-egypt.co.uk/ashmolean/index_7.htm

Essi infatti osservano che solo nel Tardo Medio Regno il segno k3 di Kheperkara è documentato con le mani ad anello come sulla conchiglia del MET; inoltre il ritrovamento di conchiglie iscritte insieme ad una bacchetta apotropaica (a Lisht e a Qubbet el_Hawa), ad un pugnale (Aswan) e ad un ushabti (Sheikh Farag), entrati a far parte dei corredi funerari solo a cavallo tra la XII e la XIII dinastia, induce a collocare in quel periodo anche i gusci.

UNA BACCHETTA APOTROPAICA https://upload.wikimedia.org/…/Apotropaic_Wand_-_Middle… Museo Metropolitano d’Arte di New York, CC0, via Wikimedia Commons

Questi studiosi inoltre propendono per escludere l’uso militare dei pendenti in quanto ritengono probabile che appartenessero a donne, in quanto si trovavano talvolta insieme a conchiglie di ciprea (delle quali parlerò in un prossimo post), indossate come amuleti a protezione della fertilità, ed erano anche dipinte come monili al collo di statuette femminili del tardo Medio Regno e nelle scene parietali delle tombe.

Essi aggiungono che non è neppure certo che i titolari di tali oggetti fossero soldati, in quanto pugnali e frecce sono stati attestati con valenza religiosa e rituale anche in sepolture femminili del tardo Medio Regno: ipotizzò a suo tempo Gaston Maspero che queste armi venissero poste nel sarcofago dei defunti affinchè potessero servirsene contro i nemici mostruosi che popolavano l’altro mondo.

In particolare nei corredi funerari di Senebtisi, forse figlia del visir Senwosret, di Ita e Khenmet (o Khnumit) figlie di Amenemhat II e della principessa Nubhetepti-kheredi figlia di Amenemhat III o di un imprecisato re della XIII dinastia sono stati rinvenuti dei pugnali; la tomba di quest’ultima ritrovata intatta, inoltre, conteneva anche otto frecce, una mazza, bastoni, scettri e molte altre insegne reali.

Vi sono per contro indizi che suggeriscono l’uso funerario quanto meno della conchiglia del MET, che sarebbe stata inglobata nelle bende e posta non sul braccio della mummia ma sul petto: le macchie scure che si trovano su entrambi i suoi lati (e non su uno solo come affermato da Winlock) sembrano essere state lasciate dai balsami utilizzati nella fasciatura del cadavere, tant’è che lungo i bordi posteriori dell’oggetto sono visibili minuscoli frammenti di lino bruno scuro e sulla macchia della superficie interna è percepibile l’impronta della stoffa.

CONCHIGLIA CON IL CARTIGLIO DI SENWOSRET CUSTODITA AL MUSEO D’ISRAELE A GERUSALEMME – n. INV. IMJ 76.19.198 – FOTOGRAFIA DI DAVE ROBBINS

Potrete trovare informazioni sulle bacchette apotropaiche sul nostro sito al seguente link: https://laciviltaegizia.org/…/le-bacchette-apotropaiche/

FONTI:

OUDA MEKAWY A. M., Egyptian Middle Kingdom Oyster Shells with Royal Names: Function, Chronology and Gender Issues, in BIFAO 119 (2019), a questo link: https://doi.org/10.4000/bifao.1342

Ulteriori informazioni si trovano ai link indicati nelle didascalie delle singole foto, che contengono anche i dovuti crediti; ove non siano indicati, le immagini sono state tratte dall’articolo del prof. OUDA MEKAWI.

Sul pugnale di Senebtisi:
https://www.metmuseum.org/art/collection/search/546863

Sul pugnale della principessa Ita:
https://laciviltaegizia.org/2022/12/15/il-pugnale-della-principessa-ita/

GRILLOT M., https://egyptophile.blogspot.com/…/le-poignard-de-la…

LINK AL POST DI FRANCESCO ALBA https://www.facebook.com/groups/449981545805222/permalink/1237407907062578/?app=fbl:

LINK AL POST DI MEDITERRANEO ANTICO CONDIVISO DA GRAZIA MUSSO https://www.facebook.com/…/pfbid029sjdQscRqgjAcPxRmJciB…

LINK AL POST DI DAVE ROBBINS https://www.facebook.com/photo/?fbid=10110320540860217…ch/557211

C'era una volta l'Egitto, Età Tarda

IL FARAONE NEPHERITES I

Di Piero Cargnino

Il faraone Amirteo, unico rappresentante della XXVIII dinastia, finalmente un egizio, non ebbe però molta fortuna. Le congiure ormai erano di casa il tutte le famiglie reali, volete che l’Egitto fosse da meno?

Nel 399 a.C. ci pensò il principe di Mendes, Nefaaud, con un colpo di stato defraudò e poi uccise Amirteo, si proclamò “Re dell’Alto e Basso Egitto” ed assunse una titolatura reale tipica dei sovrani della XXVI dinastia. Cambiò il suo nome in Nepherites (I suoi Grandi sono prosperi), fondando così la XXIX dinastia e fissando la sua capitale a Mendes. Conosciamo questi avvenimenti in quanto sono riportati in un documento aramaico (il papiro Brooklin 13).

Sempre contrario all’impero persiano, accettò di allearsi con Agesilao II di Sparta al quale, sempre secondo la “Cronaca Demotica”, mise a disposizione 500.000 staia di grano oltre all’equipaggiamento per cento triremi, fu convenuto che la flotta spartana dovesse andare a prendersi il generoso sussidio a Rodi. Prima però che gli spartani raggiungessero l’isola l’ammiraglio ateniese Conone, al servizio di Artaserse II, conquistò l’isola e confiscò tutta la merce.

Nepherites I non fu certo un grande costruttore, forse fece costruire un tempio al dio Thot a Mendes dove è stato rinvenuto parecchio materiale litico. Una sua statua è stata rinvenuta a Buto mentre dal Serapeo di Saqqara proviene una placca in faience che cita il suo nome.

Dalla suddetta Cronaca Demotica si rileva che Nepherite I regnò sei anni, cosa che confermano anche gli epitomatori di Manetone; su di una benda di mummia viene citato il suo 4º anno di regno che è la data più alta fornita da reperti archeologici.

Nepherites I morì nel 339 a.C. e la sua tomba, con i resti di un sarcofago in granito nero e del corredo funerario, venne rinvenuta durante gli scavi del gruppo di ricerca delle Università di Toronto e di Washington nel 1992-93.

Fonti e bibliografia:

  • Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani, Milano , 2003
  • Edda Bresciani, “L’Antico Egitto”, De Agostini, Novara 2000
  • Toby Wilkinson, “L’antico Egitto. Storia di un impero millenario”, Einaudi, Torino, 2012
  • Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
  • Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997