Piccola Guida Turistica

LA STATUARIA

MUSEO NAZIONALE DELLA CIVILTA’ EGIZIANA

Comincio col proporvi una carrellata delle statue più significative esposte al museo.
Le foto sono state scattate da mia figlia Silvia Vitrò.

Hapi lo Scriba, supervisore del tempio di Amon-Ra a Karnak – da Karnak – arenaria – regno di Seti I / Ramses II.

Thutmosis III – da Karnak – granito nero- XVIII dinastia. Thutmosis III fu uno dei più grandi re guerrieri dell’Antico Egitto e un condottiero dotato di genio militare unico. Le sue battaglie campali e le operazioni di guerra da lui compiute fecero dell’Egitto una grande potenza nel mondo antico. Egli creò un grande impero che si estendeva dall’Eufrate a nord fino alla Quinta cataratta a sud. Inoltre commissionò molti progetti architettonici ed eresse templi nel Delta, a Menfi, a Karnak e ad Assuan. Didascalia del museo.

Il re Merenptah e la dea Mut – XIX dinastia – granito rosso.
E’ una delle tre statue di Merenptah recentemente rinvenute a sud di Mit Rahina, l’antica città di Menfi. La statua mostra il re stante insieme a Mut, la dea di Tebe, patrona del potere reale e consorte di Amon Ra, il re degli dei.

Sfinge di epoca tolemaica – calcare – non si sa chi rappresenti – da Kom Ombo. Come è noto, piccole sfingi venivano collocate davanti ai templi a fini protettivi.

Sfinge di Amenemhat III – XII dinastia – da Hawara – granito nero.
La Sfinge simboleggia il re in trono ed il dio Shu, che controlla i confini dell’universo ed era spesso raffigurato come un leone accucciato. Questa è una delle Sfingi di Amenemhat III che fiancheggiavano la strada processionale di fronte al grande tempio di Hawara. Didascalia del museo

Statua di Pen-Menkh, alto dignitario e governatore di Dendera, capitale del VI nomo dell’Alto Egitto, arenaria granitica, 1′ sec. a. C.. Pen-Menkh era contemporaneo di Cleopatra VII e quindi visse nel travagliato periodo della conquista dell’Egitto da parte dei Romani. Egli fu anche delegato reale e sacerdote di Hathor e di Horus.
Questa statua si colloca temporalmente alla fine dell’età ellenistica, ed è un esempio significativo dell’intervenuta fusione tra i canoni artistici egizi (evidenti nel corpo della statua ed in particolare nelle braccia), e quelli greci, che caratterizzano maggiormente la testa.

FONTE: https://mainlymuseums.com/…/the-national-museum-of…/
Fotografia di Merja Attia, a questo link: https://www.flickr.com/…/52772129441/in/photostream/ 

Paser porta una tavola d’offerte con una testa di ariete, simbolo del dio Amon Ra, signore di Karnak. Statua in granito nero rinvenuta nella cachette del tempio di Karnak (CG 42156 / JE 37388). Paser visse durante i regni di Seti I e Ramses II e rivestì un ruolo di grande prestigio conquistando i titoli di “unico compagno del re”, “supervisore del palazzo reale”, “governatore di Tebe” e “delegato per la ricezione dei tributi” dai popoli stranieri sottomessi. Ramses II gli conferì i titoli di “giudice”, di “portatore del sigillo” e di “vicerè di Nubia”, dove curò la costruzione del tempio di Abu Simbel; fu altresì elevato al rango di “sommo sacerdote di Amon” e di “supervisore del tempio di Karnak” (e delle sue immense ricchezze). Egli morì nel 25′ anno di regno di Ramses II e fu sepolto nella TT106 a Sheikh el Gurna; ebbe l’onore di essere rappresentato in un grande numero di statue, molte delle quali giunte fino a noi. Fotografia di Merja Attia a questo link:
https://www.flickr.com/photos/130870_040871/52588560719 

Questa statuetta di prigioniero inginocchiato è esposta nel museo accanto ad altre due, ed mi ha parecchio incuriosita, perchè non avevo mai visto prima simili reperti.
Gli Egizi amavano raffigurare i nemici sconfitti, che venivano dipinti sulle suole dei sandali del re, sui suoi poggiapiedi, sul pavimento della sala del trono, per evidenziare la sua predestinazione ad essere il padrone del mondo e per intimidire le delegazioni dei governanti stranieri che venivano a rendergli omaggio.
Queste statuette risalgono alla XIX dinastia, potevano essere realizzate con vari materiali e venivano utilizzate nell’ambito di rituali che si svolgevano nei templi perché gli dei proteggessero il Sovrano e la terra d’Egitto dai loro nemici.
Le statuette venivano iscritte con incantesimi, quindi venivano legate con corde e bruciate, simboleggiando la supremazia del Faraone, destinato ad essere vittorioso nelle sue campagne militari.

FONTI:
https://ivypanda.com/…/captives-statuettes-of-ancient…/, sulla base della seguente bibliografia:
Ikram, Salima. Antico Egitto: un’introduzione. L’Università americana del Cairo Press, 2009.
Silverman, David P. Antico Egitto. Stampa dell’Università di Oxford, 2003

Statua in arenaria di Akhenaton, dal grande tempio di Aton da lui edificato a Karnak nei primi cinque anni del suo regno, prima di trasferirsi a Akhetaton e di abbandonare il nome di Amenhotep IV. Il tempio, denominato Gem-pa-Aton (Incontro con Aton), misurava 130 m x 200 m, era orientato a est e comprendeva un lungo cortile circondato da portici e decorato con statue del faraone alte fino a 5 m., una delle quali è proprio questa al NMEC.
Esso fu demolito dai suoi successori, che vollero cancellare il sovrano eretico dalla storia, e oggi ne restano solo poche tracce in loco oltre a 600.000 piccoli cubi in calcare incisi e dipinti chiamati talatat, che furono utilizzati come mattoni da costruzione al posto dei grandi blocchi di pietra.
I talatat sono sopravvissuti fino a noi perchè furono riutilizzati da Horemheb per il riempimento del II e del IX Pilone di Karnak, da Ramses II per la realizzazione della Sala Ipostila, del Pilone e di alcune costruzioni esterne al Tempio di Luxor; da Nectanebo I e dai Tolomei per edificare i loro monumenti in diverse zone dell’Egitto.
A differenza di quanto avveniva nel passato, quando i sovrani venivano sempre idealmente rappresentati come giovani, prestanti e bellicosi, in questo periodo Akhenaton si fece raffigurare in modo realistico, quasi grottesco: nelle statue provenienti dal Gem-pa-Aton e quindi anche in questa ha il ventre sporgente, i fianchi larghi, il seno quasi femminile e un viso scarno ed allungato, con labbra carnose ed occhi a mandorla.
Essa è esposta al museo appoggiata al muro, come doveva essere nella realtà, e di fianco sono stati affissi due pannelli recanti l’Inno ad Aton, la cui redazione è attribuita allo stesso sovrano, che loda il sole come fonte di vita per tutte le creature viventi.
FONTI: https://egittophilia.freeforumzone.com/…/discussione.aspx

Il Dio Khonsu con le fattezze di Tutankhamon, statua in granito rinvenuta a Karnak; per maggiori informazioni guardate sul nostro sito ai seguenti link:https://laciviltaegizia.org/2020/12/26/statua-di-khonsu-con-i-tratti-di-tutankhamon/ e https://laciviltaegizia.org/2022/05/07/khonsu-o-khonshu-chi-era-costui/

Rilievo su granito raffigurante Ramses III (XX Dinastia) che offre una statuetta della dea Maat, che rappresenta l’ordine cosmico e la giustizia. L’immagine del re che offre la Maat simboleggia il suo buon governo.

Statua cubo che rappresenta Senenmut con Neferura, figlia di Hatshepsut, della quale fu precettore. Maggiori informazioni su Senenmut si trovano ai seguenti link del nostro sito: https://laciviltaegizia.org/2021/01/02/senenmut-il-grande-architetto/

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IL MUSEO NAZIONALE DELLA CIVILTA’ EGIZIANA

Oggi è una giornata di quasi relax, dedicata al Museo della Civiltà egiziana, che non abbiamo mai visto; il moderno edificio che lo ospita sorge a Fustat, che oggi fa parte del centro storico del Cairo e in passato, quando era una città indipendente, fu la prima capitale islamica dell’Egitto dopo la conquista degli arabi avvenuta nel 641 d.C..

Esso è stato progettato nel 2002 dall’architetto egiziano El Ghazzali Kosseiba, mentre gli spazi espositivi sono opera dell’architetto giapponese Arata Isozaki; è stato ufficialmente inaugurato il 3 aprile  2021 dal presidente Al-Sisi dopo la traslazione solenne delle mummie di 18 faraoni e 4 regine dal Museo di Piazza Tahrir, nel corso dell’evento noto come “parata d’oro dei Faraoni”.

La collezione permanente, che comprende numerosi capolavori prelevati da altri musei egiziani, si estende su di una superficie di 25.000 metri quadrati ed è divisa in due aree separate, nelle quali i reperti sono esposti secondo criteri differenti.

Nella prima zona i reperti sono esposti con un criterio cronologico, in base all’epoca: arcaica, faraonica, greco-romana, copta, medievale, islamica, moderna e contemporanea; la seconda, invece, è organizzata in modo tematico, con bacheche dedicate agli  Albori della civiltà, al Nilo, agli Scritti ed al pensiero, allo Stato ed alla società, alla Cultura dei materiali, alle Credenze ed al pensiero; al piano inferiore è stata allestita la suggestiva Galleria delle mummie reali.

L’esposizione si trova in un grande e luminoso open space con display a muro che proiettano filmati esplicativi e bacheche di cristallo, nelle quali i vari oggetti sono ben visibili grazie a supporti in plexiglass; purtroppo mancano le didascalie esplicative di molti reperti.

Certamente questo museo non è paragonabile a quello di piazza Tahrir per ricchezza e magnificenza, tuttavia l’ho trovato molto interessante: le sue ridotte dimensioni consentono di visitarlo con calma e di farsi un’idea chiara dell’evoluzione della civiltà egizia nel corso dei millenni: è una specie di “bigino”, utilissimo per chi in seguito visiterà i siti archeologici. 

La scelta dei manufatti, poi, è stata compiuta in modo oculato: non “fondi di magazzino”, ma pezzi significativi e pregevoli, che nell’immensità del vecchio museo egizio potevano sfuggire allo sguardo  del turista medio e che qui invece trovano degna valorizzazione. 

Mia figlia ed io abbiamo scattato innumerevoli fotografie, approfittando del fatto che non vi era una grande folla; nei prossimi post ve le mostrerò, e visto che alcuni reperti sono già stati esaminati nel nostro gruppo, vi darò i riferimenti per accedere ad informazioni più dettagliate.

Al piano inferiore del museo sorge la Royal Mummies Hall che espone le mummie reali meglio conservate (mancano, ad esempio, quelle di Amenhotep III e della KV55 completamente scheletrizzate, mentre quella di Ahmose I e di Ramses I sono rimaste al museo di Luxor); tutta l’area, con pareti e pavimenti neri, è illuminata con una morbida luce soffusa che crea un’atmosfera sacrale; quasi ogni sovrano ha uno spazio espositivo individuale, talvolta leggermente  abbassato rispetto al piano del pavimento per simulare la tomba, nel quale è stato collocato anche il sarcofago.

Pannelli esplicativi forniscono le informazioni essenziali per contestualizzare ogni mummia e per garantire il rispetto e la dignità di coloro che prima ancora di essere grandi del passato sono stati esseri umani è assolutamente vietato scattare fotografie ed i sorveglianti fanno sì che  venga mantenuto il silenzio.

A me queste mummie suscitano una grande deferenza, e trovo emozionante vedere con i miei occhi i tratti somatici di questi personaggi che hanno fatto la storia (nel fornito negozio del museo ho acquistato un bel libro su di loro ed un altro di Aidan Dodson sulle dinastie egizie); peraltro so che molti ritengono che si debba rispettare il sonno eterno dei Faraoni, evitando di mostrarne al pubblico i resti mortali come se fossero oggetti.   

Non v’è dubbio, tuttavia, che grazie all’esposizione i sovrani del passato sono ancora oggi destinatari degli omaggi dei moltissimi visitatori, sopravvivono nella memoria collettiva continuamente rinnovata ed in fondo raggiungono l’eternità alla quale avevano anelato.

https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_nazionale_della_Civilt%C3%A0_egiziana

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IL VILLAGGIO E LA NECROPOLI DEI COSTRUTTORI DELLE PIRAMIDI

Il villaggio dei costruttori delle piramidi – dal web

Transitando lungo la strada, nella zona a sud-est della Sfinge, vediamo, purtroppo solo da lontano, l’area del villaggio e della necropoli dei costruttori delle piramidi, inaccessibile al pubblico e così come le mastabe mai inserita nei programmi di visita dei tour operators.

Riesco a fotografare un gruppo di tombe e mi devo accontentare di documentarmi sul sito, il cui valore storico ed archeologico è immenso, in quanto il suo ritrovamento ha costituito una prova incontrovertibile del fatto che le piramidi sono frutto dell’ingegno e della fatica dell’uomo, e non l’eredità di esseri superdotati giunti dallo spazio in epoche remotissime.

La necropoli dei sorveglianti – foto mia

Esso non ha nulla della magnificenza dei monumenti destinati ai sovrani ed all’élite ma offre uno spaccato molto significativo della vita delle persone comuni dell’epoca, il cui ricordo è sopravvissuto allo scorrere dei secoli per aver partecipato alle più grandi imprese architettoniche del loro tempo e per aver condiviso con il sovrano la sacralità del luogo di sepoltura.

In merito al villaggio, si veda sul nostro sito il bel post di Ivo Prezioso a questo link https://laciviltaegizia.org/…/lorganizzazione-dei…/.

Quanto alla necropoli, vi offro brevi cenni: essa ospitava gli abitanti del villaggio, ossia gli artigiani specializzati e gli operai che nel corso della IV dinastia offrivano stabilmente la loro opera nel cantiere delle piramidi ed i loro supervisori (erano quindi esclusi i lavoratori “stagionali”, verosimilmente contadini che lavoravano a tempo determinato per il periodo della piena del Nilo, quando i campi non potevano essere coltivati).

La necropoli dei sorveglianti – foto mia

La necropoli sorge lungo un pendio; la parte inferiore contiene circa seicento tombe per gli operai che trasportavano i blocchi di pietra (i cui scheletri portano i segni di tale lavoro massacrante) ed una sessantina più grandi, forse destinate ai sorveglianti; sono semplici fosse rettangolari scavate nella roccia della misura di m. 1 x 0,5 nella quale i defunti venivano deposti senza mummificazione e coperti o con piccole cupole, o con mastabe in miniatura dotate di cortiletti e false porte in pietra o stele sulle quali sono incisi i nomi e i titoli del defunto, o con tetti a due falde oppure organizzate in alveari.

Talvolta in una nicchia rettangolare pertinente ad una piccola mastaba di mattoni di fango (un minuscolo serdab?) si trovano figurine di pietra che rappresentano una famiglia di lavoratori o un componente di essa intento alle sue quotidiane occupazioni: una donna che macina il grano, un vasaio, un macellaio, un birraio od un fornaio.

Nella parte superiore della necropoli si trova un’area con quarantatre altre tombe più grandi e più elaborate, destinate ai dirigenti come il “sorvegliante del lato della piramide”, il “direttore dei disegnatori”, il “sorvegliante della muratura”, il “direttore dei lavoratori” e l'”ispettore degli artigiani”, il “direttore dell’opera del re”.

Alcune sono completamente scavate nella roccia, altre sono abbellite da una facciata in pietra, altre ancora hanno l’aspetto di una mastaba costruita in calcare e mattoni di fango ed impreziosita con scarti dei materiali pregiati recuperati nel cantiere (granito, diorite, basalto).

In ragione del più elevato status sociale dei defunti in esse inumati, i manufatti, le statue, le false porte dipinte ed i testi sono di qualità superiore rispetto a quelli delle sepolture rinvenute più in basso.

La necropoli dei sorveglianti – foto mia

A questo link troverete un bel filmato in italiano sul villaggio e sulle tombe dei costruttori delle piramidi, pubblicato su Youtube dal nostro amico Ahmed Galal.

https://www.google.com/search…

FONTI

https://djedmedu.wordpress.com/…/giza-aperte-al…/

https://djedmedu.wordpress.com/tag/villaggio-degli-operai/

https://www.pyramid-of-giza.com/it/necropoli-giza/

https://ilfattostorico.com/2010/01/11/nuove-tombe-a-giza/

Autentici falsi

LA MUMMIA DI SETHY I

Alcuni di voi sanno che non amo pubblicare le foto delle mummie perché suscitano una curiosità spesso morbosa, ma farò un’eccezione per la rubrica AUTENTICI FALSI.

Oggi vi mostrerò la mummia di Sety I , per esteso Seti-Merenptah (sty mry-n-ptḥ), traducibile come “Uomo di Seth-amato da Ptah”.

Si tratta di un esempio straordinario dell’arte della mummificazione, tale da rendere la mummia di Sety una delle migliori mai realizzate.

Il volto bello, elegante, regale ed austero del sovrano colpisce chiunque lo guardi.

Sety I morì intorno a 45 anni, un’età già abbastanza avanzata per gli egizi, per cause sconosciute.

La mummia fu scoperta nel 1881, nel nascondiglio delle mummie reali a Deir el-Bahari, e identificata grazie al nome inscritto sul coperchio del sarcofago. Fu sbendata da Gaston Maspero il 9 giugno 1886.

In rete circola da tempo la foto di una mummia che viene presentata come quella di Sety I. Si tratta invece di una riproduzione eseguita per la mostra “National Geographic, Treasures of the Earth” visibile al Children’s Museum di Indianapolis.


Il museo specifica in maniera chiara che si tratta di una riproduzione, ma molti, alcuni inconsapevolmente, altri volontariamente, continuano a spacciarla come reale.

Molti di voi riconosceranno sicuramente la foto della “falsa mummia” perché è apparsa a più riprese in rete.

Se volete verificare voi stessi, entrate in questo link e potrete visitare il museo, davvero carino!

https://my.matterport.com/show/?m=KAza518ZUap&brand=0&back=1

Nelle immagini del post troverete la foto dell’allestimento del museo.

La morale è sempre la stessa: la ricerca si deve basare su fonti certe, incrociando i dati in nostro possesso e non si deve mai fermare alla prima impressione.

Mai cosa simile fu fatta, Periodo Romano

BUSTO FEMMINILE

Marmo, altezza cm 61
Kom Abu Billo ( Therenuthis)
Epoca Romana ( 140-150.d. C.)
Museo Egizio del Cairo – JE 44672

Questo busto proviene D Kom Abu Bilo, l’ antica Therenuthis, una località del Delta in cui sono stati ritrovati i resti di un tempio dedicato a Hathor e un’ ampia necropoli con sepolture che vanno dall’ Antico Regno all” Epoca Romana.

Raffigura una donna non più giovane, il naso è sottile e allungato, il mento è solcato da una profonda ruga.

L’elegante acconciatura, a trecce e boccoli, è stata accuratamente scolpita, indica che si tratta di una persona altolocata.

È stata proposta una identificazione con la madre di Marco Aurelio, ma in mancanza di dati certi non è possibile un’ identificazione certa.

Fonte e fotografia

I Tesori dell’ Antico Egitto nella Collezione del Museo Egizio del Cairo – Daniela Comand – fotografie Araldo De Luca – National Geographic – Edizioni White Staral Geographic ,- Edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta, Periodo Romano

STATUA-CUBO IN LEGNO

Legno, altezza cm 18,5
Saqqara, scavi di W. Emery ( 1964-1967)
Periodo Greco-Romano
Museo Egizio del Cairo – JE 91118

Questa piccola scultura lignea raffigura un uomo seduto a terra con le gambe ripiegate contro il petto, dal blocco massiccio del corpo emerge la testa.

Quest’opera singolare appartiene alla tipologia della statua-cubo, attestata, con alcune varianti, dal Medio Regno fino all’Epoca Tarda.

I personaggi ritratti in questa posizione sono solitamente funzionari di medio rango e le iscrizioni geroglifiche incise sui basamenti, sul pilastro dorsale e sulle ginocchia ne specificano titoli e mansioni.

A partire dal periodo ramesside si diffonde l’usanza di scolpire una piccola statua di divinità sulla parte frontale.

In questo caso, si tratta della raffigurazione di Ptah, il dio della città di Menfi che era venerato come creatore del mondo e patrono degli artigiani.

Il dio è raffigurato nella sua caratteristica iconografia, vicina ai canoni stilistici della statuaria arcaica: il corpo, sommariamente scolpito, appare avvolto in una guaina da cui escono solo le mani e la testa.

Fonte e fotografia

I Tesori dell’Antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Daniela Comand – fotografia Araldo De Luca -National Geographic – Edizioni White Star

Senza categoria

STATUA-CUBO IN LEGNO

Legno, altezza cm 18,5
Saqqara, scavi di W. Emery ( 1964-1967)
Periodo Greco-Romano
Museo Egizio del Cairo – JE 91118

Questa piccola scultura lignea raffigura un uomo seduto a terra con le gambe ripiegate contro il petto, dal blocco massiccio del corpo emerge la testa.

Quest’opera singolare appartiene alla tipologia della statua-cubo, attestata, con alcune varianti, dal Medio Regno fino all’Epoca Tarda.

I personaggi ritratti in questa posizione sono solitamente funzionari di medio rango e le iscrizioni geroglifiche incise sui basamenti, sul pilastro dorsale e sulle ginocchia ne specificano titoli e mansioni.

A partire dal periodo ramesside si diffonde l’usanza di scolpire una piccola statua di divinità sulla parte frontale.

In questo caso, si tratta della raffigurazione di Ptah, il dio della città di Menfi che era venerato come creatore del mondo e patrono degli artigiani.

Il dio è raffigurato nella sua caratteristica iconografia, vicina ai canoni stilistici della statuaria arcaica: il corpo, sommariamente scolpito, appare avvolto in una guaina da cui escono solo le mani e la testa.

Fonte e fotografia

I Tesori dell’Antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Daniela Comand – fotografia Araldo De Luca -National Geographic – Edizioni White Star

Senza categoria

MASCHERA MASCHILE

Gesso dipinto, altezza cm 32, larghezza cm 27,5
Provenienza ignota – Epoca Romana ( metà II secolo d. C.)
Museo Egizio del Cairo – CG 33158

La maschera in gesso da apporre sulla mummia non è che l’evoluzione di quelle realizzate in cartonnage, o in oro per i sovrani, in epoca faraonica.

Il volto è incorniciato da una barba piena e riccia, come i capelli, gli occhi sono inseriti e realizzati in materiale opaco.

È da notare la trasformazione della tradizionale parrucca in una specie di sciarpa che fascia la testa del defunto e presenta sulla nuca la raffigurazione del disco solare.; le bande laterali scendono ai lati del collo simulando l’effetto dell’acconciatura, traducendola così in un motivo decorativo ormai lontano dalla funzione originaria.

Fonte e fotografia

I Tesori dell’Antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo -fotografie Araldo De Luca – Maria Sole Croce -National Geographic ,- Edizioni White Star

II Periodo Intermedio, XVII Dinastia

TETISHERI

“MADRE DEL NUOVO REGNO”

Vissuta nel corso della Diciassettesima Dinastia, Tetisheri (Teti “la piccola”) fu sposa di Senakhtenra Ta’o I (1500 a.C.) a Tebe e madre di Seqenenra Ta’o II, caduto sul campo di battaglia combattendo contro gli Hyksos, e della regina Ahhotep.

Fu ava (e probabilmente reggente nei primi anni del regno) del re Ahmose, il quale, dopo la morte di suo fratello Kamose, portò a compimento ciò che suo padre aveva iniziato e il suo trionfo sugli odiati invasori asiatici stanziati nel Delta annunciò l’inizio del Nuovo Regno e dell’epoca d’oro della Diciottesima Dinastia (1550-1070 a.C.), con la sua lunga lista di nomi illustri.

Di origini non nobili, Tetisheri era figlia di un giudice di nome Tjenna e di sua moglie Neferu. Alla morte di Ta’o I, installò suo figlio e sua figlia sul trono e promosse gli sforzi bellici finalizzati a cacciare gli Hyksos.

Mantenne la sua leadership nel palazzo di Deir el-Ballas, a nord di Tebe, e visse fino a vedere l’Egitto liberato dagli Asiatici e riunificato, raggiungendo l’inconsueta età di 70 anni.

La regina Tetisheri fu venerata dalle generazioni successive per la sua potente influenza nelle fortune della dinastia e della nazione.

Decreti furono emessi da Ahmose (1550-1525 a.C.) al riguardo del suo servizio alla nazione.

A circa 600 metri dalla sua piramide in Abido, Ahmose eresse un complesso funerario a lei dedicato. All’interno del cenotafio fu collocata una stele in calcare (attualmente al Museo del Cairo – CG 34002) raffigurante la regina che indossa il caratteristico copricapo-avvoltoio e suo nipote nell’atto di presentarle delle offerte. Il testo sotto la lunetta descrive come Ahmose avesse pianificato di costruire queste strutture per la sua antenata nei pressi del suo stesso complesso funerario, dotandole altresì di numerose proprietà terriere e schiere di sacerdoti che le avrebbero assicurato la continuità dei riti funerari.

“Mai i re del passato avevano fatto una cosa simile per le loro madri” – La stele di Ahmose (secondo la trascrizione di K. Sethe)

P.S.: Una statua della regina Tetisheri si trova al British Museum ma attualmente si ritiene che si tratti di un falso realizzato molto tempo dopo la sua morte. Nella raffigurazione Tetisheri indossa il copricapo-avvoltoio riservato alle madri reali degli eredi al trono. I suoi resti mummificati furono scoperti in un sarcofago databile al regno di Ramses I (Diciannovesima Dinastia), indizio di una sua probabile risepoltura nel corso della Ventunesima Dinastia.

Riferimenti

  • MJ Nederhof, Tetisheri, Stela of Ahmose honouring. Transcription of the stela of king Ahmose honouring Tetisheri, following the transcription of Sethe (K. Sethe. Urkunden der 18. Dynastie, Volume I. Hinrichs, Leipzig, 1927), number 7 (pp. 26-29). 2014
  • S. Hague, Ahmose: “Let my people go.” Nile Magazine #13 April-May 2018
  • MR Bunson, Encyclopedia of Ancient Egypt. Revised Edition. Facts On File, Inc. 2002

Mai cosa simile fu fatta, Periodo Romano

IL FAYYUM

È una vasta oasi egiziana generata dal canale del Bahr Yusuf che si getta in una depressione che arriva a 45 m. sotto il livello del mare, creando i il Lago Quarum, l’antico Morris,, dalle acque salate.

In epoca egizia vi erano vaste paludi con una lussureggiante vegetazione e con abbondante e variegata fauna che ne facevano, ancora in epoca storica, un’ottima zona di caccia, privilegiata dai faraoni.

Il nome Fayyum viene dall’espressione usata dagli antichi Egizi per descrivere ” la regione del mare” (ossia il lago) pa tesh en pa iam.

In copto pa – iam divenne Phiom, “Il lago”, da cui deriva Fayyum ; un altro nome utilizzato dagli antichi Egizi fu To-She, il “Paese del Lago”.

La divinità principale del Fayyum era il dio-coccodrillo Sobek, che fu venerato sotto molte forme e molti nomi, specie in Epoca Tolemaica e Romana.

Nel Medio Regno i faraoni della XII Dinastia intrapresero una colossale opera di bonifica dell’oasi.

In Epoca Tolemaica la superficie coltivabile aumentò ulteriormente e si moltiplicarono fiorenti cittadine o villaggi agricoli, le cosiddette komai.

Tolomeo II vi insedio’, in posizione privilegiata, veterani e Greci del Delta, che introdusse la coltura della vite.

L’area prospero’ per secoli, finché, a causa dell”abbandono amministrativo in cui si dibatteva l’ Egitto del III secolo d. C., il lago, mal alimentato, si ridusse alle odierne dimensioni.

Le città furono i gran parte abbandonate, e le sabbie divennero padrone di molti campi.

La regione è ricca di siti archeologici.

Nell’area settentrionale del Fayyum si trovano gli importanti siti preistorici noti come ” Kom K” e “KomW”, dove lavorò Caton Thompson.

Assieme ai siti scavati nell’area di Qars El Sagghah dalla missione di Cracovia e, sul vicino altopiano, da Wendorf, essi hanno permesso di far luce sulla vita degli antichi abitanti della zona che alla fine del Paolitico è nel Neolitico crearono delle culture proprie, chiamate Qaruniano ( 8100 a. C. circa), Fayyumiano, Moeriano ( V e IV Millennio a. C.).

Fonte : Dizionario Enciclopedico dell’antico Egitto è delle città Nubiane – Maurizio Damiano – Appia – Mondadori.

Fotografie:

  • Piero Cargnino
  • Massimo Limoncelli edizioni Phaidon

I ritratti del Fayyum.

Sull’argomento vedi anche:

La serie di dipinti noti come ” ritratti del Fayyum”, dalla zona di maggiore diffusione del genere è un ricco corpus di volti dipinti su legno, risalenti all’epoca imperiale, che venivano inseriti all’altezza del viso, tra le bende delle mummie o sui sudari di lino che le ricoprivano.

Le usanze religiose e funerarie di tale pratica sono radicate nella lunga tradizione del sarcofago antropomorfo ma riflettono lo stile romano per la ritrattistica e il realismo iconografico.

A partire da Tiberio (14-37 d. C.), la produzione dei ritratti si affermerà finito alla fine del IV secolo d. C. come l’espressione artistica migliore della cultura egizio-romana.

Le tecniche pittoriche sono essenzialmente due: la tempera, che usa pigmenti mescolati con un collante solubile in acqua, e l’encausto, che invece prevede l’applicazione del colore emulsionato con cera fusa e calda.

Accanto ai ritratti dipinti su legno, continua la produzione delle maschere da mummia in cartonnage sviluppata nell’ Epoca Tolemaica ; il genere tendeva a con formarsi a tipologie convenzionali e prive dei tratti individualizzanti , ma dall’inizio dell’ Epoca Romana si ripetono nuove soluzioni tecniche e stilistiche, usando nuovi materiali, come il gesso.

Dall’ Epoca Romana, i due sessi sono differenziati dalle parrucche, gioielli e dai tratti somatici, la testa a volte è rialzata rispetto al busto, i volti sono generalmente quelli dei nuovi coloni, dei centurioni e delle loro famiglie.

Nella scala sociale, i romani erano l’élite , la minoranza privilegiata e facoltosa rispetto alla maggioranza dei nativi e agli Elleni, cosi erano definiti tutti i non – Egizi residenti in Egitto.

Osservando una pratica in uso in tutte le province romane, si facevano ritrarre secondo le mode correnti nella capitale dell’ Impero: dai monili alle acconciature, dal taglio della barba alla foggia dei vestiti, ogni dettaglio può contribuire a datare questi dipinti.

Non è chiaro se i ritratti fossero eseguiti in vita o dopo il decesso; la prima ipotesi è difficilmente sostenibile nel caso di bambini o adolescenti, e anche gli esami radiologici hanno rilevato sostanziali concordanza tra l’ età del defunto e il suo ritratto.

Dai segni di cornice individuati su alcuni pannelli si ritiene che i dipinti, al momento della morte della persona, fossero portati in processione e restassero poi appesi nelle case, come lari domestici.

Si suppone che anche le mummie seguissero la stessa sorte, esposte in apposite ” camere degli antenati” prima della sepoltura.

Sono noti anche modelli di sarcofago ad armadio, con ante apribili per consentire la visione completa della mummia.

Dei ritratti esistono anche varianti regionali, nello stile e nel profilo superiore dei pannelli : arcuato, tagliato agli angoli o seguendo la linea delle spalle, a seconda della tradizione locale di Hauara, er-Rubayat e Antinoopoli, per fare un esempio.

Attualmente, il numero dei ritratti del Fayyum ha superato il migliaio, tra pannelli interi e frammenti, e le ultime scoperte a el-Hibe, presso Tebe, e a el-Alanein, sul Mediterraneo, confermano la capillare diffusione di un genere artistico praticato con chiara aderenza alla realtà fisica da anonimi ” fotografi” ante litteram della tarda antichità.

Fonte e fotografie

I Tesori dell’ Antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Maria Sole Croce – fotografie di Araldo De Luca – National Geographic – Edizioni White Star

Foto dal Web