Necropoli tebane

TT212 – TOMBA DI RAMOSE

Ramose in geroglifici

Planimetria schematica della tomba TT212[1] [2]

Epoca:                                   XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
RamoseScriba nel Luogo della Verità[5] (artigiano reale)Deir el-MedinaXIX dinastia  (Ramses II)all’estremo nord della valle, in alto nell’area in cui la collina si dirige a est

Biografia

Aldilà della semplice carica di Scriba, così come riportato nei rilievi della TT7, l’importanza di Ramose, quale scriba della necropoli, è attestata da tre tombe a lui intestate (oltre la TT7, la TT212 e la TT250), nonché da oltre un centinaio di monumenti che a lui fanno riferimento o che a lui sono espressamente dedicati[6]. Di lui esistono tracce e riferimenti in almeno altre quattro tombe dell’area[7] e veniva considerato tra i maggiorenti più ricchi del villaggio di Deir el-Medina[8].

Ramose era figlio di Amenemhab, Segretario e Ufficiale Giudiziario di Corte, e Kakaia; marito di Mutemwia, figlia di Huy e Neferetkau, Kenherkhepeshef fu suo figlio adottivo[9] [10]. Il primo incarico noto di Ramose fu di “Scriba nella casa di Men-Kheperu-Ra” ovvero del Tempio di Milioni di Anni di Thutmosi IV; a lui sono inoltre ascrivibili i titoli di: Tesoriere capo nella casa di Men-Kheperu-Ra; Direttore d’amministrazione nel dipartimento del direttore della documentazione sigillata; Scriba contabile del bestiame di Amon-Ra; Assistente scriba per la corrispondenza del Principe ereditario; Servo nei domini di Amon-Ra e Amministratore dei domini funerari nei campi di Amon-Ra.

Per quanto attiene all’incarico indicato sulla sua tomba “fu nominato Scriba del Luogo della Verità nell’anno 5°, il 3° mese di akhet, giorno 10, del re dell’Alto e Basso Egitto Usermaatra-Setepenra, vita, prosperità a salute, il figlio di Ra, Ramses, amato da Amon” (da un ostrakon, oggi al Museo Egizio del Cairo, cat. CG25671).

La tomba

Ramose inginocchiato davanti al sole nascente. Fonte: osirisnet.net

Originariamente TT212, peraltro mai ultimata, era costituita da un cortile esterno che dava accesso ad una cappella che presentava una profonda nicchia sul fondo. Attualmente, il cortile è indistinto e la cappella è crollata talché il complesso è ridotto alla sola nicchia di fondo[11] [12]. I pochissimi lacerti di pitture murali residui fanno riferimento a offerte da parte del defunto (2 in planimetria[13]) agli dei Thot e Harsiesi (?) e (3) del defunto e della moglie dinanzi a Osiride e Iside.

Ramose e la moglie in adorazione davanti a Osiride ed Iside. Fonte: osirisnet.net

Sulla parete di fondo (4) il defunto inginocchiato con inni a Ra e una doppia scena di una dea dinanzi al dio Ptah e di Maat dinanzi a Ra-Horakhti; al centro una statua della dea Hathor (?) come vacca celeste.

«Ra-Horakhti, il grande dio, maestro del cielo» Uno dei pochi dipinti interamente preservati della TT212, muro sud-est della nicchia

Si è a conoscenza che nella cappella (1) era presente (e ne restano labilissime tracce) un dipinto di scene agricole con alberi da frutto e due contadini con aratro[14].

Bruyere recuperò frammenti del dipinto con scene agricole della cappella con il testo: «…il servo Ptahesankh dice al suo maestro, lo scriba Ramose, giustificato: “il campo è in ottimo stato e il grano sarà eccellente…”»

A Ramose sono inoltre intestate altre due tombe della stessa necropoli di Deir el-Medina: TT7 e TT250[15].

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 309.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, p. 34
  5. Tosi 2005, , Vol. II, p. 152
  6. Gardiner e Weigall 1913, pp. 34-35
  7. Gardiner e Weigall 1913, p. 35


[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.

[6]      Bruyere 1952,  p. 18 ed Exell 2006

[7]      TT336 dello scultore Neferrenpet: Ramose e sua moglie Mutemwia, talvolta abbreviata in Wia, recano offerte allo scriba reale Huy, fratello di Neferrenpet e padre di Mutemwia;

  • TT219 di Nebenmaat, Servo nel Luogo della verità, ma il testo, riportato da Bruyere 1952, è oggi perso;
  • TT4 dello scultore Ken, in cui il Visir Paser (TT106) e lo Scriba reale Ramose offrono libagioni a Maat;
  • TT10 di Penbui e Kasa, servi del Luogo della Verità, in cui Paser e Ramose, dinanzi a Ramses II, offrono libagioni a Ptah e Hathor.

[8]      Cerny 2004 e Porter e Moss 1927,  p. 309, confermata in edizione del 1970.

[9]      Una tavola di offerte, oggi al Museo del Louvre di Parigi (cat. E.13998), reca i nomi di Ramose e Khenirkhopshef, si ritiene provenga proprio dalla TT7 e testimonia di tale adozione.

[10]     Porter e Moss 1927,  p. 15.

[11]     Porter e Moss 1927,  p. 307.

[12]     Si tratta di un piccolo locale di 1,55 m di larghezza x 1,60 di profondità x 1,90 di altezza. La cappella, oggi non più esistente, era invece di 3,90 m di larghezza x 2 di profondità.

[13]     La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 308.

[14]     Con la TT217 di Ipuy, e la TT266 di Amennakht, è una delle rare scene di vita quotidiana, in special modo di lavori dei campi, rappresentate in tombe dell’area di Deir el-Medina.

[15]     Le tre tombe fatte realizzare da Ramose avevano, molto verosimilmente, differenti destinazioni: la TT7 fu quella a lui riservata, mentre la TT250 era destinata alla sepoltura delle maestranze che servivano nelle sua proprietà di sesso femminile (tanto che la tomba è spesso anche indicata come “tomba delle schiave”); non altrettanto chiara la destinazione della TT212 rimasta in fase iniziale di realizzazione. Per estensione si è ritenuto che potesse essere prevista per la servitù di casa di sesso maschile. Una delle tombe era sormontata da un Pyramidion, oggi al Museo Egizio di Torino, il cui testo è stato tradotto, nell’ambito del Progetto Rosetta, da Jean-Jacques Charlet nel 2009.

Necropoli tebane

TT211 – TOMBA DI PANEB

Paneb in geroglifici

Planimetria schematica della tomba TT211[1] [2]

Epoca:                                   XIX Dinastia

 

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
RawabenServo del Signore delle Due Terre nel Luogo della Verità[5]Deir el-Medina[6]XIX dinastiapiù in basso e ad est della TT10

Biografia

Genitori del titolare furono, Nefersenut, con lo stesso titolo del defunto, e Iuy.

Wabet fu il nome di sua moglie[6].

La tomba

TT211, il cui accesso avviene da un cortile, si presenta con planimetria molto irregolare costituita da un corridoio perpendicolare all’ingresso che immette in una camera funeraria: sulle pareti (1 in planimetria[7]), in alto la barca di Sokar e simboli di Nefertum; più in basso, il defunto con figli e figlie (non ne sono leggibili i nomi) in adorazione di Anubi e dell’Hathor dell’occidente.

La parete ovest, gravemente danneggiata, della camera mortuaria della TT211. Foto: Museo Egizio di Torino

Su altra parete (2) il defunto con sei figlie (di cui solo due ancora visibili); segue (3), in alto l’emblema di Osiride con due Anubi/sciacalli accucciati ai lati, il defunto e la moglie sono inginocchiati con accanto il nonno del defunto, Kasa (TT10) e sua moglie analogamente inginocchiati; in basso la mummia su un letto (?) con accanto le dee Iside e Nephtys; su altra parete (4) il defunto e i familiari in atto di incensare Osiride.

La parete orientale, gravemente danneggiata, della camera mortuaria della TT211. Foto: Museo Egizio di Torino

Il soffitto, a volta, presenta quattro scene di cui gran parte andate perse, il defunto adora il sole dell’orizzonte e il pilastro Djed; il dio Thot e lo sciacallo Anubi dinanzi ai quattro Figli di Horo[8].

La parete nord, gravemente danneggiata, e parte del soffitto della camera mortuaria della TT211 con una scena di adorazione di Osiride all’interno di un santuario. Foto: Museo Egizio di Torino

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 307.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, p. 34
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 34-35
  6. Gardiner e Weigall 1913, p. 35

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione dell’epoca.

[5]      Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 306.

[7]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 308.

[8]      Porter e Moss 1927,  p. 307, confermata in edizione del 1970.

Necropoli tebane

TT210 – TOMBA DI RAWABEN

Rawaben in geroglifici

Planimetria schematica della tomba TT210[1] [2]

Epoca:                                   XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
RawabenServo del Luogo della Verità[5]Deir el-Medina[6]XIX dinastia[7]sommità della collina, tomba meridionale; sopra e a nord della TT2, a sud della TT9

Biografia

Genitori del titolare furono, forse, Piay, Scultore del Luogo della Verità, e Nefertkha. Sua moglie fu Nebtyunu[6].

La tomba

TT210, il cui accesso avviene da un cortile, si presenta con planimetria molto irregolare costituita da un’anticamera perpendicolare all’ingresso da cui si accede, con asse piegato a una sala rettangolare in cui si trova l’unico dipinto ancora leggibile: il padre è in compagnia di Ipuy, forse fratello del defunto (TT217), e altri familiari, in atto di offertorio di incensi su un braciere agli dei Ra-Horakhti, Ptah e Hathor, nonché al re Amenhotep I e alla di lui madre, la regina Ahmose Nefertari.

Poco oltre il defunto con la sua famiglia in offertorio agli dei Osiride, Iside, Hathor e Ptah; su altra parete invocazione di Amenhotep I in favore di Ipuy e di Ptah per il defunto. Segue Ipuy che venera la barca di Ra, mentre il defunto affiancato dal padre e da due figli (di cui non sono riconoscibili i nomi) adora Ra cui recita inni sacri[7].

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 307.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, p. 34
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 34-35
  6. Gardiner e Weigall 1913, p. 35

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]              Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 306.

[7]      Porter e Moss 1927,  p. 307, confermata in edizione del 1970.

Necropoli tebane

TT209 – TOMBA DI SEREMHATREKHYT

Planimetria schematica della tomba TT209[2] [3]

Epoca:                                   Periodo Tardo

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[4]Dinastia/PeriodoNote[5]
Seremhatrekhyt, precedentemente nome interpretato e letto come Hatashemro, o NishemroPrincipe ereditario, Unico amato amicoEl-AssasifPeriodo Tardoa destra della strada principale dalla casa bianca di Sheikh Hasan Abd el-Rasul[6]

Biografia

Seremhatrekhyt ritratto nella tomba

Nessuna notizia biografica ricavabile[7].

La tomba

L’ingresso della TT209
La scala di accesso alla sala trasversale

TT209, cui si accede da un cortile, si presenta con planimetria che ad una sala trasversale fa seguire una sala con pilastri, da cui si accede ad una seconda camera in cui si aprono due cappelle.

La sala trasversale

Molto danneggiato l’apparato pittorico riassumibile in due punti, uno alla destra dell’ingresso nella sala trasversale, e l’altro a sinistra del corridoio che immette alla sala finale, in cui è possibile rilevare tracce di testi e formule di offertorio[8].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 34
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 34-35
  5. Gardiner e Weigall 1913, p. 35

Foto: Molinero Polo, Miguel Ángel. “TT 209. Objectives of the proyecto dos cero nueve and the Name of the Tomb Owner.” (2016).


[1]      Precedentemente il nome era stato interpretato e letto come Hatashemro, o Nishemro.

[2]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[3]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[4]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[5]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[6]      Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.

[7]      Porter e Moss 1927,  p. 306

[8]      Porter e Moss 1927,  p. 306, confermata in edizione del 1970.mata in edizione del 1970.

Necropoli tebane

TT208 – TOMBA DI ROMA

Planimetria schematica della tomba TT208[1] [2]

Epoca:                                   XIX-XX Dinastia

 Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
RomaPadre Divino di Amon-RaEl-KhokhaXIX-XX dinastiaversante nord, in alto; circa 1 m o 2 a est dell’American House

 

Biografia

Nessuna notizia biografica ricavabile[5].

La tomba

TT208 si presenta con planimetria a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo; a un corridoio di accesso segue una sala trasversale; sulle pareti: (1 in planimetria[6]), su quattro registri sovrapposti, il defunto in adorazione, processione di preti che recano vasi, persone in adorazione di divinità, scene di banchetto (2) forse provenienti da questa parete blocchi crollati con un uomo e tre donne e una tavola di offerte.

Su altra parete (3), su tre registri sovrapposti, brani del Libro delle Porte con il defunto e la moglie dinanzi a divinità (non identificabili); un uomo che offre alla coppia con un arpista seduto che canta e resti di processione funeraria e scene del pellegrinaggio ad Abydos.

Nella sala perpendicolare alla precedente, il defunto e la moglie dinanzi a divinità (4) e sulla parete di fondo (5) Ra-Horakhti seduto in uno scrigno dotato di porte e un uomo e una donna (defunto e moglie?) in adorazione il tutto sormontato da un fregi di Anubi/sciacallo[7].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 34
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 34-35
  5. Gardiner e Weigall 1913, p. 35

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 306

[6]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 292.

[7]      Porter e Moss 1927,  p. 306, confermata in edizione del 1970.

Kemet Djedu

PER LE MANI DEL RE

Il reperto che ci interessa è una stele funeraria di un certo Khabauptah che fu un Sovrintendente della Grande Casa durante il periodo in cui governò la V dinastia. Siamo perciò nella seconda metà dell’Antico Regno.

Khabauptah servì prima Sahura, poi Neferirkara e quindi Niuserra. Lo ritroviamo anche come sacerdote di Ra e di Hathor nel tempio solare di Neferirkara.

La stele funeraria che lui commissionò lo vede raffigurato all’estrema sinistra seduto su di un trono arcaico con lo schienale basso. Il funzionario tiene con la mano destra uno scettro del tipo sekhem che connota la sua autorità. Con la mano sinistra regge un lungo bastone, anche questo simbolo del suo rango e del suo potere.

I dettagli del suo abito sono poco visibili poiché la lastra era sicuramente stata dipinta, ma i colori sono attualmente scomparsi.

La stele era ubicata nella sua tomba che è situata nella necropoli di Saqqara. Fu scoperta ed esplorata da Mariette nel 1877.

Il testo della stele è ovviamente celebrativo degli incarichi del defunto. Egli, in questo modo, evidenzia la fiducia che godeva da parte del re e ci dimostra contemporaneamente le sue capacità organizzative e professionali.

La stele si trova esposta presso la collezione egizia dell’Oriental Institute the University of Chicago che svolge importantissime attività di scavo in Egitto da moltissimo tempo.

Come al solito ho aggiunto la pronuncia secondo i codici IPA per coloro che non sanno (ancora!) leggere i geroglifici.

Necropoli tebane

TT207 – TOMBA DI HOREMHEB

Planimetria schematica dell’area di el-Khokha ed el-Assasif[1] [2]

Epoca:                                   XIX-XX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
HoremhabScriba delle divine offerte di AmonEl-KhokhaXIX-XX dinastiaversante nord, dietro, e accessibile dal magazzino dell’American House

Biografia

Kemawen fu il nome del padre, e Nebuy la madre[5].

La tomba

Il pellegrinaggio ad Abydos. Rilievo di N De Garis Davies

Planimetria non nota; in basso, sul muro d’entrata, scene del pellegrinaggio ad Abydos e resti di un fregio con il defunto adorante e brani dal Libro delle Porte[6].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 34
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 34-35
  5. Gardiner e Weigall 1913, p. 35

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 306

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 306, confermata in edizione del 1970.

Necropoli tebane

TT206 – TOMBA DI IPUEMHEB o ANPEMHAB

Planimetria schematica della tomba TT206[1] [2]

Epoca:                                   XIX-XX Dinastia

 

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Ipuemheb  (o Anpemhab)Scriba del Luogo della VeritàEl-KhokhaXIX-XX dinastiaversante est vicino alla sommità; in alto, sopra la TT48

Biografia

Nessuna notizia biografica ricavabile[5].

La tomba

TT206, molto danneggiata, si presenta planimetricamente con la forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo; Un corridoio, sulle cui pareti è rappresentato il defunto in adorazione, immette nella sala trasversale; sulle pareti un re (non identificabile) sotto un padiglione; il sole dell’orizzonte adorato dal defunto seguito dal ba. Nella sala longitudinale, non ultimata, Osiride, Isidee Nephtys, il defunto in adorazione di Anubi come sciacallo e Hathor[6]

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 34
  4. Gardiner e Weigall 1913, p. 34
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 34-35
  6. Gardiner e Weigall 1913, p. 35

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 305.

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 305, confermata in edizione del 1970.

C'era una volta l'Egitto, Età Tarda

IL FARAONE SERSE I

KHSASSA

Di Piero Cargnino

Come abbiamo detto parlando di Dario I, dopo la sconfitta di Maratona, il re preparò una  terza spedizione contro la Grecia ma nel frattempo in Egitto si ebbero numerose rivolte, tutto il Delta del Nilo si ribellò. Secondo l’egittologo statunitense Eugene David Cruz-Uribe le rivolte furono organizzate principalmente da un governatore locale che si proclamò sovrano con il nome di Psammetico IV, probabilmente riferendosi  all’ultimo sovrano della XXVI dinastia,  Psammetico III. In realtà pare che a guidare la rivolta fosse il satrapo  persiano della zona.

Dario pensò prima a sopprimere la rivolta in Egitto ma doveva rispettare la legge persiana,  che prevedeva che prima di partire per spedizioni pericolose il sovrano nominasse un successore. A questo punto, vista la sua salute precaria, Dario si fece preparare la tomba nelle pareti rocciose di Naqsh-e Rostam, quindi nominò suo successore il figlio avuto dalla sposa Atossa.

Dario però non si riprese e nell’ottobre del 486 a.C. morì. L’ascesa al trono di Serse non fu però così semplice, in linea di primogenitura il trono sarebbe spettato al suo fratellastro, Artabazane che era il più vecchio di tutti i figli di Dario. Alcuni studiosi sostengono che Dario designò a succedergli Serse in quanto figlio di Atossa, figlia di Ciro il Grande a dimostrazione  della grande considerazione che aveva di Ciro e di sua figlia. 

Artabazane era si il primogenito ma nato quando Dario era un semplice suddito e la madre era  una persona qualunque. Salito al trono Serse represse in breve le rivolte in Egitto e Babilonia, dopo di che, secondo l’archeologo Roman Ghirshman, cessò di usare il titolo di “re di Babilonia” limitando il suo titolo a “re dei persiani e dei Medi”.

Pur dando per scontato che il giudizio dei greci sia inevitabilmente di parte, non si può negare che Serse,  a differenza dei suoi predecessori, esercitò il potere spesso in modo eccessivamente violento. Nel reprimere la rivolta di Babilonia non ebbe riguardo del fatto che si trattava di una città sacra, ma distrusse le mura, i templi e le statue degli dèi.

Per quanto riguarda l’Egitto impiegò circa due anni per reprimere le rivolte scoppiate nella regione del Delta del Nilo con grande crudeltà lasciandosi alle spalle una scia di odio e rancore. Una volta riportato l’ordine nominò suo fratello Achemene satrapo dell’Egitto.

In ogni caso Serse, profittando della sua sovranità sull’Egitto, nel 480 a.C. affidò ad una flotta egizia, composta da circa 200 navi, al comando di Achemene, il compito di tentare una rivincita sui greci.

Per l’Egitto non fece nulla di buono, non costruì templi o palazzi e non utilizzò neppure funzionari egizi nell’amministrazione. Unico punto a favore fu che durante tutto il suo regno almeno l’Alto Egitto visse un periodo di relativa tranquillità.

Serse  regnò una ventina di anni (trentasei secondo Sesto Africano ed Eusebio di Cesarea) trascurando l’Egitto considerato una turbolenta ed insicura provincia.

Dopo la sconfitta subita dai greci, Serse giunse a Sardi dove si innamorò della moglie di suo fratello Masiste facendo pressione per sottrargliela. Dopo aver dato in sposa al proprio figlio Dario la figlia di Masiste Artainte, s’invaghì di quest’ultima al punto da fargli dono di un mantello che sua moglie Amestris aveva tessuto per lui con le proprie mani. Scoperta la tresca, Amestris escogitò una vendetta terribile. Fece mutilare la moglie di Masiste, il quale fuggì coi figli nella sua satrapia di Battriana e cercò di sollevare una rivolta contro Serse il quale inviò un esercito che lo sconfisse ed uccise sia lui che i suoi figli.

Nel 465 a.C., il comandante della guardia del corpo reale, il potente funzionario Artabano, in virtù della grande popolarità di cui godeva negli affari religiosi e negli intrighi dell’harem, si rivoltò contro Serse e lo fece assassinare, poi assegnò ai suoi sette figli posizioni chiave così da spianarsi la strada per spodestare gli Achemenidi.

Dell’evento esistono due versioni contrastanti da parte di scrittori greci, secondo Ctesia di Cnido Artabano accusò dell’omicidio del sovrano il principe ereditario Dario convincendo il fratello Artaserse a vendicare il padre. Aristotele invece racconta che Artabano uccise prima Dario poi Serse; quando Artaserse venne a conoscenza del fatto fece giustiziare Artabano ed i suoi figli.

La dinastia Achemenide era salva anche grazie al fatto che il generale Megabizo, prima complice della congiura, in un secondo tempo passò dalla parte di Artaserse. Anche Serse sarebbe stato sepolto in una delle tombe di Naqsh-i-Rustam, conosciute localmente come le “croci persiane”, per la forma delle facciate delle tombe, nonostante il suo nome non compaia su nessuna.

La fine di Serse fu tragica come la sua esistenza; le parole di Eschilo al suo riguardo suonano come una condanna eterna:

Fonti e bibliografia:

  • Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani, Milano , 2003
  • Salima Ikram, “Antico Egitto” , Ananke, 2013
  • Edda Bresciani, “L’Antico Egitto”, De Agostini, Novara 2000
  • Toby Wilkinson, “L’antico Egitto. Storia di un impero millenario”, Einaudi, Torino, 2012
  • Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
  • Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
  • Pierre Briant, “Storia dell’impero Persiano da Ciro ad Alessandro”, Fayard, Parigi, 1996
  • Franco Mazzini, “I mattoni e le pietre”, Urbino, Argalia, 2000
  • Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
  • Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, (Warminster: 1996
Mai cosa simile fu fatta

PHYSKON

Epoca Tolemaica
Diorite, altezza cm 147
Bruxelles, Musée Royaux d’ Art et d’ Histoire
Dono C. Dietrich – E 1839.

Il termine greco physkon vuol dire ” pancione” e tale soprannome venne dato a Tolomeo VII per la sua corpulenza.

Dalla corpulenza, nota attraverso i ritratti su monete, questa testa viene attribuita a Tolomeo VII Fiscone, ma non vi è certezza, dato che i sovrani dell’epoca ebbero tratti simili.

Fonte e fotografia

Antico Egitto, lo splendore dell’arte dei faraoni di Maurizio Damiano – Electra