Frammenti di decorazione con fiori. Rilievi di N. Davies
Ad un breve corridoio di accesso segue una camera trasversale, come tipico delle tombe di questo periodo in cui, in poche risultanze di dipinti parietali, sono riportati testi e titoli del titolare. Segue una piccola camera ortogonale alla precedente sulle cui pareti è rappresentata la processione funebre verso la Dea dell’Occidente (Hathor) e riti sulla mummia. Sul soffitto, nomi e titoli del defunto.
Dettaglio della processione funebre. tempera su carta di N. Davies, Met Museum 30.4.43
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
Porter e Moss 1927, p. 125.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
versante est della collina, poco più in alto e a nord della TT83, a nord della TT60
Biografia
Genitori di User furono Aamtju Ahmose, Visir a sua volta e titolare della tomba TT83, e Tahamethu; Thuyu fu sua moglie e Ahmosi una delle figlie (nei dipinti parietali sono rappresentati più figli, ma solo di costei si ha il nominativo)[4].
La tomba
Il titolare di TT61 risulta titolare anche di un’altra tomba, la TT131 ove, però, risulta con il nome di Useramon, detto User.
La posizione della TT61 rispetto alla TT131 dello stesso proprietario
Al contrario di altre tombe dello stesso periodo (XVIII dinastia), a forma di “T” rovesciata, la TT61 si sviluppa, subito dopo l’ingresso, in un lungo corridoio che termina in una camera rettangolare con nicchia sul fondo[5].
Sviluppo della TT61
Sulle pareti del corridoio una lunga processione funeraria con il trasporto delle suppellettili e l’elenco delle offerte; sul soffitto, testi di offertorio e titolature del defunto. Nella camera di fondo, il defunto e la moglie seduti mentre la figlia Ahmosi offre cibo, altre quattro figlie recano oli e alcuni figli recano unguenti; in altra scena, il defunto e la moglie ricevono vesti da due fanciulle mentre alcune donne recano unguenti e giare. Il defunto e la moglie in offertorio al dio Anubi, rappresentato come sciacallo, e alla Dea dell’Occidente (Hathor)[6].
L’Amduat abbozzato sulle pareti della TT61. Da: Díaz-Iglesias Llanos, Lucía. “Scribes at work: documenting Theban Tombs 61, 82 and 87.” (2020).
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
Porter e Moss 1927, p. 123.
Porter e Moss 1927, planimetria a p. 124.
Porter e Moss 1927, pp. 123-125.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Profetessa di Hathor / Governatore della Città e Visir
Sheikh Abd el-Qurna[3]
XII dinastia (Sesostri I)
versante est della collina, poco più in alto della TT83
Biografia
TT60 è una delle pochissime tombe destinate ad una donna, relativa al Medio Regno di cui si abbia notizia nell’area della Necropoli tebana. Benché normalmente indicata come “tomba di Antefoker[5]“, di fatto si tratta di una sepoltura espressamente realizzata per una donna. Non è chiaro, tuttavia, il rapporto che legava i due personaggi, giacché se il nome Senet era quello della madre di Antefoker, Profetessa di Hathor, non viene escluso che, con riferimento alla TT60, possa trattarsi anche del nome, alquanto usuale nel periodo, di una delle mogli[6]. E’ altresì noto che una delle mogli di Antefoker si chiamava Sitsisobek.
La statua di Senet seduta, posizionata originariamente nella nicchia davanti alla falsa porta (a destra)
L’incarico particolarmente prestigioso di Antefoker potrebbe essere, peraltro, alla base dell’onore concesso a una donna di poter disporre di una tomba propria nell’area. Antefoker[7], infatti, divenne visir durante il regno del re Amenemhat I (probabilmente nell’anno X di regno) e proseguì nel suo incarico durante il regno del suo successore Sesostri I (forse fino all’anno XXIII-XXIV) (XII dinastia). Nella tomba egli si qualifica come “figlioccio” del re e non si eslcude che abbia curato la sua istruzione presso le scuole di Palazzo, dato il periodo di nascita, unitamente al futuro Amenemhat I. La lunga permanenza nell’incarico di visir ne fece molto verosimilmente un personaggio di particolare importanza per la Corte, e concrete, anche se non molte, sono le tracce che a lui fanno riferimento in altre sedi[8]: è infatti noto che organizzò una spedizione verso il Paese di Punt, e che ebbe un concreto ruolo nelle campagne militari di riconquista della Nubia non senza dimostrare una buona dose di crudeltà.
Il visir Antefoker a caccia. Fonte: osirisnet
La tomba
La tomba era già nota, ma dimenticata, dagli inizi del XIX secolo; solo nel 1907, mentre Weigall e Gardiner preparavano la loro pubblicazione si provvide a chiuderne l’accesso con un cancello in ferro.
L’ingresso della TT60
Al contrario di altre tombe del periodo di massima espansione delle necropoli (XVIII e XIX dinastia), a forma di “T” rovesciata, la TT60 (che risale alla XII dinastia) si sviluppa in un lungo corridoio[9], che termina in una camera quadrata[10] con nicchia di fondo, in cui si trovava una statua di Senet; da qui, con il medesimo orientamento est-ovest, si accede, per il tramite di un pozzo profondo circa 2 m, ad un piccolo appartamento sotterraneo. In antico, forse durante la XVIII dinastia, nella camera quadrata si sviluppò un incendio che, forse a causa di oli e resine del corredo funerario, divampò così violentemente da far esplodere la statua di Senet che venne infatti rinvenuta in frammenti.
Nel breve corridoio che da accesso alla TT60, sulle cui pareti (1 in planimetria) è rappresentata Senet seduta e si leggono a stento i resti pittorici di un defunto (?), dà accesso alla lunga sala sulle cui pareti sono rappresentate (2) scene campestri gioiose con danzatrici, suonatrici e acrobati, con raccolta dell’uva, di irrigazione e riempimento dei granai. Poco discosto, molto danneggiata, scena del (3) defunto (?) in presenza del re Sesostri I; seguono (4) scene del pellegrinaggio in barca ad Abydos di Antefoker e Senet, con anatre che volano dinanzi alla prua. Poco oltre (5-6), su tre registri sovrapposti, scene della processione funeraria, per terra e su acqua, in presenza del defunto e della madre Senet, cui partecipano sacerdotesse di Hathor, danzatrici e un arpista (?); tra le altre suppellettili trasportate in processione, alcune statue di Sesostri I, e il sarcofago, con preti di Hathor che suonano nacchere, flautiste, e saltimbanchi. Sulla parete opposta, (7) su quattro registri, tre fanciulle dinanzi al defunto, scene di vagliatura, Trebbiatura con buoi, e trasporto del grano; seguono (8) scene del defunto che pratica l’uccellagione e la pesca, con ippopotami al di sotto della barca, e uomini che procedono alla pulizia del pescato e della cacciagione.
Scene di pesca dalla TT60. Fonte: osirisnet
Dettaglio delle anatre. Fonte: osirisnet
Scene di caccia anche successivamente (9) con il defunto appiedato, accompagnato da attendenti, che caccia tori selvatici, iene, linci e capre nel deserto; in una scena più in basso, uomini trasportano provvigioni e alberi abbattuti.
Animali dalle scene di caccia, fotocomposizione di Nina Davies.
Segue (10), su quattro registri, il lavoro di conciatori di pelle, preparazione di cibi con macellai, panettieri, birrai e cuochi; poco oltre (11), il defunto e la moglie passano in rassegna doni per la festa del nuovo anno, vasi, gioielleria, oche, gru, vitelli e tori.
Tre lavoranti, identificate dal testo come Ipi, Satepi-Hu e sua figlia Satintef preparano un impasto, poi posizionato in alcuni stampi molto sottili per permettere una cottura veloce. Fonte: osirisnet
Il panificio. Fonte: osirisnet
Macellazione e preparazione delle carni. Fonte: osirisnet
Un corridoio dà accesso alla camera quadrata; sulle pareti: (12) portatori di offerte su tre registri sovrapposti; il defunto e Senet (?) (13) con lista delle offerte e rituali di offerta, nonché musicisti, maschi e femmine, che cantano un inno ad Hathor.
Offerte di gioielli a Senet. Fonte: osirisnet
Sulla parete aldilà dell’ingresso (14), ancora arpiste e cantanti, portatori di offerte, macellai e buoi rovesciati a terra; seguono scene molto malridotte (15) che sembrano però molto simili a quelle riportate sulla parete opposta (13).
Arpisti sulle pareti della TT60. Fonte: osirisnet
Una falsa porta (16) reca una fanciulla in offertorio a Senet e, sugli stipiti (17), rappresentazioni di Senet (?). Una sala più interna reca sulle pareti (18-19), su tre registri, vasi, collane e gioielleria, una fanciulla che riempie una coppa di vino da una giara e un’altra che offre unguenti e uno specchio a Senet; poco oltre (20) il defunto (?) con Senet e (21) i resti di una falsa porta, forse di Senet.
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
Porter e Moss 1927, p. 121.
Allen 2003.
Gardiner e Weigall 1913.
Porter e Moss 1927, planimetria a p. 106.
Porter e Moss 1927, pp. 121-123.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Il nome si trova anche nelle versioni Antefoqer, Antefiker, Intefiqer, Intefiker.
[6] Anche perché la parola “senet” può essere a sua volta tradotta come “sorella” o “moglie”.
[7] Il nome Antefoker, ovvero “Antef è eccellente”, dimostrerebbe la sua nascita durante la XI dinastia, quando il nome Antef era usuale per alcuni regnanti.
Mastaba n. 400, nota come “Mastaba di Antefoker”, di El-Lisht l’antica Iti-Tawy, sita nell’angolo sud-orientale del complesso funerario di Amenemhat I; nonostante restino poche tracce della mastaba originale, è possibile leggere dai rilievi: “Antefoker, figlio di Senet” e i titoli “Governatore della città”, “visir” e “ispettore della grande Corte”;
la cosiddetta stele legale o “stele di Antefoker”, di Mersa Gawasis, (O’Connor 2016, pp. 74-75), , antico porto della XII dinastia con il nome di Saww sul Mar Rosso, in cui il visir Antefoker, “direttore della città […] visir […] direttore delle sei grandi corti”, e il cancelliere Ameny vengono incaricati dal re di realizzare una flotta per raggiungere le miniere di Punt;
stele n. 8 di Uni, da Wadi el-Hudi, in una cava di ametista, con cui un re (molto verosimilmente Sesostri I, ma la stele è molto danneggiata) dà incarico al “responsabile della città, il visir e principe, responsabile delle sei grandi corti, Antefoqer” di procedere al trasporto delle ametiste;
due iscrizioni a el-Girgaui di cui una (cat. RILN 73) fa riferimento ad una cruenta campagna di guerra per riprendere il controllo nella Nubia inferiore (Alexander Peden 2001), e della città di Wawat (probabilmente nell’anno XXIX di regno di Amenemhat I); Antefoker dichiara di aver “macellato la popolazione, bruciato le case e distrutto i raccolti”, e di aver ucciso, o sacrificato, personalmente, durante il viaggio di ritorno verso casa, il capo dei nubiani ribelli.
[9] Circa 12 m x 1,20 di larghezza x 2,35 di altezza all’ingresso; l’altezza va mano a mano diminuendo fino alla cappella terminale alta circa 1 m.
[10] Larga 3 m, profonda 2,75 e alta, all’ingresso, 1,75 m.
versante est della collina, immediatamente sopra la TT83 e a sud della TT60
Biografia
Del nominativo del padre di Qen resta solo la lettera finale “n” e il titolo di Supervisore dei granai; Tuyu era, invece, il nome della madre, Concubina reale; Meryt il nome della moglie e Amenemhab quello del fratello.
La tomba
L’ingresso della TT59
Al contrario di altre tombe di analogo periodo a forma di “T” rovesciata, la TT59 si sviluppa, subito dopo un breve corridoio di ingresso, in una lunga camera che termina in un corridoio trasversale che presenta i lati corti arrotondati. Per questa particolare conformazione, che richiama la forma delle tombe degli inizi della XVIII dinastia e segnatamente quella di Thutmosi III, si è ritenuto che a tale periodo sia ascrivibile questa tomba.
Offerte abbozzate nella TT59. Rilievo di N. Davies
Sulle pareti rappresentazioni (appena abbozzate) del defunto e della moglie in adorazione di Ra-Horakhti, nonché i resti di dipinti relativi al trasporto funebre. In altre scene, alcuni preti offrono libagioni al defunto e alla moglie mentre una scimmia mangia datteri nascosta sotto una sedia; un prete in offertorio ad una coppia (forse il defunto offre ai propri genitori), alla presenza di Amenemhab fratello di Qen. Altri dipinti danneggiati rappresentano scene di adorazione e di vita campestre
Sacerdoti della TT59. Rilievo di N. Davies
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
Porter e Moss 1927, p. 120.
Porter e Moss 1927, pp. 120-121.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Primo occupante ignoto, poi usurpata da Amenhotep e, successivamente, da suo figlio Amenemonet
(Primo occupante) Titolo non noto. (Amenhotep) Supervisore dei Profeti di Amon. (Amenemonet) Scriba del tempio di Ramses II
Sheikh Abd el-Qurna
XVIII dinastia (Amenhotep III) / XX dinastia
versante est della collina, a nord delle TT83 e TT119, e più in basso la TT61
Biografia
La tomba venne realizzata, durante la XVIII dinastia e segnatamente durante il regno di Amenhotep III, per un titolare la cui identificazione, tuttavia, non è possibile. Successivamente, durante la XIX dinastia, ma più probabilmente durante la XX, TT58 venne usurpata da Amenhotep, Supervisore dei Profeti di Amon, e successivamente, ancora, occupata da Amenemonet, Scriba del tempio di Amon e figlio del precedente occupante. Unica notizia biografica ricavabile, il nome della moglie dell’ultimo occupante, Amenemonet: Henutanensu.
La tomba
Ad un breve corridoio, segue una camera trasversale sulle cui pareti sono riportati brani del Libro delle Porte, nonché il defunto (non viene precisato di chi si tratti) e la moglie presentati a Horus da una divinità (dipinto danneggiato). Uno dei dipinti parietali rappresenta il titolare originale (appena abbozzato) dinanzi ad Amenhotep III e alla dea Hathor. In un angolo di tale locale, si apre un accesso alla TT122. Altre scene rappresentano il defunto che gioca a dama con la moglie in presenza di cartigli di Ramses II, il defunto e la moglie, accompagnati da tre figlie, in adorazione di Osiride ed alcune dee, nonché il defunto in atto di presentare la sua Confessione Negativa. In altra scena, il titolare originario, accompagnato dalla moglie e da alcune divinità, dinanzi ad Amenhotep III e alla dea Maat che si trovano sotto un baldacchino ai piedi del quale si prostrano alcuni personaggi dalle vesti e dai caratteri somatici siriani.
La posizione della TT58 rispetto alla TT122, di cui gli antichi architetti sfondarono la parete di una nicchia laterale durante la costruzione.
Un corridoio ortogonale al primo immette in una camera oblunga che, sulla sinistra, si apre e ospita un altare e il sarcofago. Sulle pareti, il defunto in adorazione di Osiride, uno scarabeo alato adorato da Amenemonet accompagnato dalle dee Iside e Nephtys e altri personaggi adoranti Osiride, Mut e Taweret.
La nicchia della TT58. Da: Bács, Tamás A. “The last New Kingdom tomb at Thebes: the end of a great tradition?.” British Museum Studies in Ancient Egypt and Sudan 16 (2011): 1-46.
Altri dipinti, non terminati, rappresentano il defunto e la moglie inginocchiati dinanzi a Thot con Osiride e Horus quali testimoni, oppure il defunto e la moglie in offertorio ai Figli di Horus, oppure ad Anubis. Sul soffitto, Osiride adorato da babbuini con il defunto e la moglie inginocchiati ai due lati e testi sacri.
Questo rilievo, ora al Museo del Cairo (JE 43591), potrebbe provenire dalla TT58. Amenemonet in alto a sinistra saluta dietro al Visir Paser la barca di Amon durante la Bella Festa della Valle, mentre in basso a destra recita una preghiera ad Amon-Ra, rappresentato con la testa di ariete e la corona “atef”. Da: Galán, José M., and Gema Menéndez Gómez. Catalogue General of the Egyptian Museum in Cairo: Nos. 35001-35066: Deir El-Medina Stelae and Other Inscribed Objects. Supreme Council of Antiquities Press, 2018.
Fonti
Porter e Moss 1927, p. 119.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
Porter e Moss 1927, p. 119.
Porter e Moss 1927, pp. 119-120.
Porter e Moss 1927, p. 120.
Porter e Moss 1927, pp. 119-120.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Con la XXV dinastia si concluderà finalmente, dopo oltre 400 anni, quel triste periodo della storia egizia che va sotto il nome di “Terzo Periodo Intermedio”. Iniziato infatti con la XXI dinastia che vide al potere in Egitto i principi libici discendenti di quelle genti libiche che erano entrate in Egitto come prigionieri di Ramses III e che si facevano chiamare “Grandi Capi dei Ma”, nome derivato da Mashuash, una delle più importanti tribù libiche.
Per quanto riguarda la XXV dinastia Manetone parla semplicemente di
<<……..tre re etiopi…….>>
Come detto più volte Manetone, o i suoi epitomi, vanno presi con le molle. In realtà i sovrani furono parecchi di più, la lista alla quale mi rifaccio ne riporta ben sette. Altra osservazione è che i re non erano etiopi, e, contrariamente a quanto si crede non erano neppure nubiani (o kushiti) anche se la loro provenienza è quella. Essi erano i discendenti dei sacerdoti tebani di Amon che erano fuggiti da Tebe all’epoca dell’anarchia rifugiandosi in Nubia, a Napata all’epoca della XXII dinastia.
In quel periodo i successori di Herithor resero ereditaria la carica di “Primo Profeta di Amon” che veniva sempre assegnata ai successori della stessa famiglia; i sacerdoti vennero allontanati dal potere da Sheshonq I. Pur col passare degli anni ed i vari matrimoni misti con le famiglie nobili locali, gli esiliati avevano fondato un regno egizianizzato, furono conservatori e tradizionalisti e veneravano Amon di Tebe in un tempio che era una copia di quello di Karnak. Da come li vediamo rappresentati nei dipinti e nelle sculture è evidente che ormai avevano assunto le fattezze delle genti dell’Africa Subsahariana, carnagione scura, labbra e nasi carnosi ed i capelli ricci.
Il primo sovrano nubiano ad entrare in Egitto fu il già citato Pianki (o Piye), che sarà poi il vero fondatore della XXV dinastia, Il quale, come abbiamo già detto in precedenza, dopo aver sconfitto una coalizione che vedeva uniti sovrani delle XXII, XXIII e XXIV dinastie, improvvisamente si ritirò a Napata dove poco tempo dopo morì. Vediamo dunque chi sono questi “faraoni neri”.
ALARA
Questo sovrano viene considerato da alcuni come il diretto precursore della XXV dinastia anche se in realtà non era un re egizio; durante il suo regno non controllò mai alcuna regione dell’Egitto.
Alara era sicuramente un sovrano del regno di Kush, termine con cui gli egizi indicavano la Nubia, che si era formato in seguito al progressivo ritiro delle guarnigioni egizie durante la XXI dinastia e come tale fu il fondatore della dinastia reale Napatan. Non è chiara la ragione per cui viene inserito come il primo sovrano della XXV dinastia egizia.
I documenti nubiani che ci sono pervenuti parlano di un re che regnò molto a lungo, tanto che i suoi successori pregavano di avere un regno lungo come il suo. Alara era una figura molto riverita nella cultura nubiana ed è stato il primo re della Nubia di cui si conosce il nome. Fu un grande re per Kush, unificò tutta la Nubia da Meroe alla terza cateratta e fece di Napata la capitale religiosa della Nubia. Secondo la tradizione nubiana il successore del sovrano in carica avveniva tra fratello e fratello, poi eventualmente da padre in figlio. In effetti il successore di Alara sarà il fratello Kashta che sarà il vero fondatore della XXV dinastia egizia.
La sua sepoltura ebbe luogo nel cimitero reale di El-Kurru nei pressi di Napata.
KASHTA
Alla morte di Alara il fratello Kashta gli succede sul trono di Kush ed in breve estende l’influenza nubiana su Elefantina e, forse a Tebe nonostante non sia possibile affermarlo con sicurezza.
Subito si attribuì il titolo di “Signore dell’Alto e Basso Egitto” fondando, di fatto, secondo Manetone, la XXV dinastia egizia (anche se a tutti gli effetti il vero fondatore fu Pianki). Se non conquistò realmente Tebe esercitò comunque una grande influenza in quella regione tanto che riuscì a far adottare una delle proprie figlie, Amenardis, dalla Divina Sposa di Amon, Shepenupet I, in modo tale che, succedendo a questa nella carica, avrebbe acquisito il più alto titolo sacerdotale e politico della regione tebana.
Alla sua morte Kashta fu sepolto a el-Khurru in una piramide nubiana.
Fonti e bibliografia:
Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
It was found in the Temple of King Ramses II at Abu Simble. It was dedicated to the god «Ra-Hor-Akhti», sun god. The elements of this shrine are associated with the religion of the Sun.
The group consists of:
A naoes with a scarab and a sun disk inside it, four monkeys and two obelisks.
XVIII dinastia (Amenhotep III, dopo l’anno 30° di regno)
nella piana, a poca distanza a sud dalla TT55
Biografia
Khaemhat
Khaemhat, Scriba reale e Supervisore ai granai delle Due Terre, ebbe per moglie Tiyi.
La tomba
Rilievo di Amenhotep III dalla TT57
TT57 si sviluppa a partire da un cortile, cui si accede per il tramite di una scala, in cui si aprono gli accessi alle tombe TT102 e TT126.
Nel cortile, una stele (1 in planimetria) risale alla XIX dinastia e rappresenta Suemmerenhor, Custode, che offre libagioni a Osiride. Un’altra stele (2) vede il defunto Khaemhat che offre libagioni; sulla parete oltre l’ingresso alla tomba (5-6) inni sacri e il defunto assiso, il defunto (3) che purifica uno scrigno contenente quattro divinità femminili e i quattro figli di Horus protettori dei vasi canopici che sono rappresentati in basso unitamente agli strumenti per la cerimonia di apertura della bocca.
Khaemhat e Tiyi sul Nilo
Un breve corridoio, sulle cui pareti (6) cui il defunto offre libagioni a Ra, dà accesso ad una sala trasversale, struttura tipica di analoghe sepolture a “T” capovolta della XVIII dinastia, con dipinti parietali del defunto in offertorio a Ra-Horakhti (7-8) e alla dea Thermutis. Scene di trasporto fluviale (9), di scarico dei prodotti e di vendita degli stessi ad un mercato; in una nicchia (10) le statue del defunto, Khaemhat, e di Imhotep, Scriba reale; tra i due la moglie del defunto, Tiyi.
Le scene di trasporto fluviale. Foto: kairoinfo4u
Scene agricole della TT57
Sulle pareti della nicchia, litanie liturgiche ed elenchi delle offerte, elenchi che si ripetono altre volte sulle stesse pareti. In altre scene il defunto assiste al censimento del bestiame (11), alla presenza del re Amenhotep III assiso sotto un padiglione, con una sfinge che uccide alcuni nemici del Paese rappresentati sui braccioli e sui fianchi del trono. In altre scene (12-13), il defunto supervisiona personale che contabilizza il raccolto ed attende alcuni carri, tirati da cavalli o da muli, per il trasporto del materiale; poco discosto, scene di agricoltura, abbattimento di alberi e vagliatura del grano.
Il carro di Khaemhat, ritratto in un momento di riposo
Un altro corridoio (16), sulle cui pareti è rappresentato il defunto in offertorio di Osiride, Iside e Nephthys, consente l’accesso ad una camera con processioni funebri (17-18-19) dinanzi alla dea dell’Occidente (Hathor); alcune scene (20), molto danneggiate, sembrano far riferimento a rituali di purificazione svolti da preti. In altre scene (21-22), il defunto partecipa a lavori nei campi di Aaru; sono presenti inoltre brani del Libro dei morti mentre la statua di Khaemhat viene purificata da sacerdoti.
Khaemhat fa rapporto ad Amenhotep III sulla raccolta del grano
Un altro breve corridoio (23) ancora, in cui il defunto, inginocchiato, è rappresentato accanto a testi del Libro dei morti, dà accesso ad un secondo corridoio trasversale con statue di Khaemhat (indicato stavolta come Mahu) e della moglie, nonché testi liturgici e liste di offerte. Una nicchia (24) contiene le statue del defunto e di una donna; altra nicchia, sulla parete opposta un’altra nicchia (26) ospita il defunto (indicato come Mahu) e la moglie; una terza nicchia (28) contiene, nuovamente, le statue di Khaemhat e Imhotep, Scriba reale, con Tiyi, moglie del defunto, tra i due; sulle pareti laterali (25-27) ancora elenchi delle offerte e testi liturgici.
Nella tomba vennero rinvenuti i frammenti di una testa, in diorite, e un rilievo, in calcare, del defunto (oggi al Berliner Museen).
Rilievo dalla tomba TT57
Fonti
Porter e Moss 1927, pp. 113-119.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
Porter e Moss 1927, pp. 113-119.
Porter e Moss 1927, pp. 114-115.
Porter e Moss 1927, p. 114.
Porter e Moss 1927, p. 116.
Porter e Moss 1927, pp. 117-118.
Porter e Moss 1927, pp. 118-119.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Vediamo ora nel dettaglio gli unici due sovrani della XXIV dinastia, gli ultimi di stirpe libica, anche se per quanto riguarda Tefnakht esistono dubbi sulla sua reale attribuzione alla stirpe libica.
TEFNAKHT
Shepsesra Tefnakht, come abbiamo già accennato in precedenza, era un principe che si era instaurato a Sais succedendo ad un oscuro Osorkon, del quale non si sa nulla. Manetone non cita questo sovrano, secondo alcuni perché era considerato un usurpatore; personalmente non lo credo, Manetone ha citato ben altri usurpatori che citare Tefnakht avrebbe fatto poca differenza.
Di lui abbiamo già parlato nel capitolo che trattava la XXIV dinastia quando, a capo di una coalizione alla quale parteciparono diversi principi si oppose all’avanzata di Pianki. Sconfitto, ma non perseguitato dal suo avversario, Tefnakht riorganizzato il suo esercito e riconquistò quasi tutti i territori perduti nella guerra. Fu forse in questo periodo che decise di assumere un titolo regale cambiando il suo praenomen in quello di Shepsesra.
Recentemente è stata scoperta una statua che Tefnakht fece costruire dedicandola ad Amon-Ra, sulla statua sono riportati numerosi dettagli sulle sue origini. Apprendiamo che Tefnakht era figlio di un certo Gemnefsutkapu e nipote di Basa, sacerdote di Amon nei pressi di Sais. Poiché Basa fu un sacerdote egizio pare ovvio supporre che le origini di Tefnakht fossero più probabilmente egizie piuttosto che libiche nonostante lui si considerava il “Capo dei Ma” e dei Libu”.
Quando ancora era principe a Sais, durante il regno di Sheshonq V, fece erigere due stele di donazione. Nella sua stele, dell’anno 38 di regno di Sheshonq V, Tefnakht non pecca certo di umiltà, per indicare se stesso usa l’epiteto piuttosto eccessivo di “Gran Capo dell’intera Terra”, ma non guarda troppo nel sottile anche per i titoli religiosi dove si identifica come “Profeta di Neith, Edjo e la Signora di Imay”.
Le ulteriori vicende di questo sovrano si intrecciano con sovrani di dinastie precedenti e con altri successivi confondendosi in un guazzabuglio di ipotesi più o meno valide nelle quali preferisco non immergermi. Se poi aggiungiamo i dubbi sull’autenticità delle notizie che ci vengono riportate dagli epitomi di Manetone, direi che per quanto riguarda Tefnakht l’essenziale lo abbiamo detto.
BOCCORIS
Wahkara Bakenrenef Boccoris era un figlio di Tefnakht; successe al padre ma il suo regno fu breve – cinque o sei anni al massimo, la data più alta dove è citato si trova su una stele nel Serapeo di Saqqara e riporta l’anno sesto di regno. Ovvio che gli anni che gli assegna Eusebio di Cesarea, 44, sono da ritenere del tutto assurdi.
Diodoro Siculo e Plutarco lo definiscono un sovrano accorto ed innovatore, particolarmente per quanto riguarda i contratti relativi alla piccola proprietà fondiaria. In quanto alla situazione che si trovava a gestire non era certo delle più invidiabili, da sud i sovrani nubiani della XXV dinastia premevano nel tentativo di riunificare nuovamente l’Egitto, da est facevano capolino gli Assiri di Sargon II.
Approfittando del fatto che dopo la sconfitta della coalizione guidata da suo padre Pianki si era ritirato a Napata e non costituiva più un problema almeno nell’immediato. Boccoris si rivolse dunque a est cercando di esortare alcuni principi palestinesi a ribellarsi al giogo assiro ed a formare una coalizione per combattere il nemico. Nacque così una sorta di coalizione rinforzata forse da un contingente egiziano ma il tentativo fallì e le truppe ribelli furono sconfitte a Qarqar. A questo punto, si mossero i nubiani, guidati dal figlio di Pianki, Shabaka, lasciata Tebe salirono a nord e, senza grande fatica, sconfissero definitivamente l’esercito egiziano. L’esito della battaglia ci viene riportato da Sesto Africano in poche parole:
<<……..Sabachon [Shabaka[ dopo aver catturato Boccoris, lo bruciò vivo………>>.
Fonti e bibliografia:
Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, Warminster: 1996
Aidan Dodson w Dyan Hilton, “The Complete Royal Families of Ancient Egypt”, Thames & Hudson, London 2004
Jurgen von Beckerath, “Das Verhältnis der 22. Dynastie gegenüber der 23. Dynastie”, 2003
Dan’el Kahn, “La transizione dal governo libico a quello nubiano in Egitto: rivisitare il regno di Tefnakht”. Egyptologische Uitgaven Leiden 2009