Cose meravigliose, Tanis

IL COLLARE SHEBYU DI PSUSENNES I

Di Andrea Petta

Museo Egizio del Cairo, JE 85751 (Montet 484). Oro e pietre dure. Diametro 35 cm, peso 8 kg

Pierre Montet ritrovò sulla mummia di Psusennes I ben tre collari shebyu, composti da dischetti d’oro forati al centro ed infilati in file concentriche chiuse da una piastra ornata da pendenti (cat. 482, 483 e 484). 

La collana 483, con cinque fili di dischetti d’oro, una chiusura a piastra pressoché identica ed una serie di pendenti più semplice

Questa particolare forma della collana caratterizzava, in una forma molto più semplice, il cosiddetto “Oro dell’Onore” con cui il Faraone ricompensava i suoi funzionari più fedeli (lo abbiamo visto al collo di Kha al Museo Egizio di Torino, ad esempio).  

L’Oro dell’Onore al collo di Kha

Il peso notevolissimo dell’oro delle collane ha creato diversi problemi alla loro preservazione nella forma originale. Al momento della chiusura del sarcofago è probabile che si fossero già spostati dalla sede originale; l’umidità ha distrutto i fili su cui erano inseriti i dischetti e l’apertura della bara d’argento, che era rimasta saldamente incastrata nel secondo sarcofago, ha ulteriormente contribuito al deterioramento.

Alcune parti siano state coinvolte nel furto avvenuto al Museo del Cairo nel 1943 ed alcune di esse non sono mai state recuperate.

Questa specifica collana, di circa 35 cm di diametro, ha sette fili formati da cinquemila minuscoli dischetti d’oro, per un peso totale di circa 8 kg. Le altre due collane shebyu sono a cinque fili e pesano circa 6 kg ciascuna, per un totale di 20 kg d’oro al collo del Faraone…

Sul petto presenta una grande chiusura cloisonné, una piastra alta 6,2 cm e raffigurante i cartigli reali affiancati da due divinità. A destra, il dio Amon rappresentato con la corona a due piume; a sinistra la dea Mut che indossa la doppia corona ed un ureo regale sulla fronte. Entrambi impugnano un simbolo ankh (vita) ed uno scettro was (potere).

La piastra di chiusura, un altro capolavoro dell’arte orafa egizia

La parte superiore della chiusura è decorata con un disco solare alato. Tutti gli elementi decorativi della chiusura sono intarsiati con pietre semipreziose (corniola rossa, lapislazzuli e feldspato verde). 

Dalla chiusura si dipartono 10 pendenti che si ramificano; l’artista che ha creato questa collana è riuscito a sviluppare un intero fascio di catenelle d’oro, che lungo la loro lunghezza sembrano moltiplicarsi dividendosi, “sbocciando” così in una sontuosa cascata d’oro. Ogni “giunzione” e ogni estremità è adornata con nappe simili a fiordalisi; in totale erano 110, scesi a 98 dopo il furto del 1943.

Ci sono versioni discordanti su come queste collane venissero indossate: secondo alcuni la collana veniva portata con la chiusura sulla nuca, in modo che la cascata delle catenelle ricordasse una capigliatura d’oro; secondo altri veniva portata sul torace ad adornare il petto del faraone.

FONTI:

  • Pierre Montet, La nécropole royale de Tanis (Parigi, 1951):
  • Pierre Montet, Les constructions et le tombeau de Psousennes à Tanis (1951)
  • Tanis: tesori dei faraoni, Henri Stierlin e Christiane Ziegler , Seuil, 1987
  • Tesori d’Egitto – Le meraviglie del Museo Egizio del Cairo, Francesco Tiradritti
Mai cosa simile fu fatta

COLTELLO COL MANICO D’ORO

Di Grazia Musso

Coltello col manico d’oro.
Selce e foglia d’oro. Lunghezza 30,6 cm, larghezza 6 cm.
Forse da Gebelein; acquistato a Quena nel 1900
Periodo Predinastico, Naqada II (3500 -3100 a.C.)
Museo Egizio del Cairo
JE 34210 – CG 64868.

La raffinata fattura del coltello con manico d’oro prova che l’oggetto non era sta fabbricato per l’uso quotidiano, ma probabilmente usato in occasione di cerimonie e riti religiosi.

La lama di selce, levigata, ha l’estremità biforcuta ed è leggermente assottigliata verso l’impugnatura in cui è inserita.

I bordi presentano una leggera dentellatura, per facilitare il taglio.

Il manico è costituito da due foglie d’oro unite e fissate al manico tramite tre chiodi e uno strato di gesso.

Nella foglia d’oro sono state incise decorazioni stilizzate che rientrano nell’iconografia del Periodo Naquadiano: su un lato sono rappresentate tre figure femminili, forse danzatrici, che si tengono per mano.

La figura di sinistra stringe un ventaglio, mentre di fianco alla figura di destra sono incise quattro linee ondulate che rappresentano l’acqua, esse proseguono anche sul lato opposto dell’impugnatura dove compare una raffigurazione dominata dall’immagine di una barca.

L’imbarcazione ha due cabine centrali ed è ornata con stendardi, a fianco si trova una piccola pianta di aloe stilizzata.

Le scene di navigazione furono molto sfruttate come elemento di decorazione fin dalle epoche predinastiche.

Fonte: Tesori egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Francesco Tiradritti – fotografie Araldo De Luca – edizioni White Star