Gioielli, Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno

LA COLLANA DI NEFERUPTAH

Di Grazia Musso

XII DinastiaRegno di Amenemhat III (1842-1794 a. C.)
Oro, cornalina , feldspato, pasta vitrea
Lunghezza 36,5 cm, Altezza 10 cm
Hauata, piramide di Neferuptah
Scavi del Servizio delle Antichità, 1956 – JE 90199.

La tomba inviolata della principessa Neferuptah, figlia di Amenemhat III, fu scoperta sotto una piramide di mattoni ridotta ad un cumulo di detriti a sud-est della piramide del padre.

All’interno del sarcofago di granito ne era stato collocato uno di legno che custodiva la mummia della principessa, ornata con un gran numero di preziosi gioielli.

La ricca collezione comprendeva gonnellini di perle, collane, anelli e bracciali eseguiti in oro e pietre semipreziose, secondo la raffinata tradizione orafa della XII Dinastia.

La collana usekh che decorava il petto della mummia rappresentava un tipo di ornamento molto comune nell’antico Egitto.

Le raffigurazioni parietali e le statue la mostrano spesso al collo di divinità, re, regine.

La funzione del monile non era puramente estetica, in quanto si riteneva che avesse anche valenze di allontanare o ad annullare un influsso magico maligno.

La collana è composta da sei fili alternati di perle tubolari di feldspato e cornalina, separati tra loro da piccole perle d’oro.

Il bordo inferiore è impreziosito da motivi a goccia intarsiati con feldspato, cornalina e pasta vitrea blu, delimitati in alto e in basso da due fili di perle d’oro disposte orizzontalmente.

Le estremità della collana terminano con due fermagli a testa di falco eseguiti in foglia d’oro sbalzata.

Da qui si di partono due fili di perle di cornalina e feldspato che giungono a una terza testa di falco simile alle precedenti, ma realizzata in scala ridotta.

Essa rappresenta il vertice del contrappeso manekhet, che doveva pendere dietro al collo e la cui composizione riprende il motivo della parte frontale della collana, essendo costituito da un’alternanza di fili di perline in cornalina e feldspato, di lunghezza crescente dall’alto verso il basso, separati da rigide barrette d’oro.

Il bordo inferiore del contrappeso termina con dieci pendenti di cornalina a forma di goccia.

Le tre teste di falco conservano ancora al loro interno tracce di argento che indicano l’originaria presenza di un nucleo di tale materiale perforato a cui erano fissati i numerosi fili di perle della collana.

La collana al Museum of Egyptian Civilization – Foto Mohamed Mostafa

Fonte:

Tesori egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Francesco Tiradritti – foto Arnaldo De Luca – Edizioni White Star

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