Oggetti rituali

L’ORO DEL VALORE

O COLLARE SHEBIU

Amenhotep III indossa l’oro del valore. Rilievo calcareo da Luxor, custodito a Berlino.
Photo: Andreas Praefcke, Public domain, da Wikimedia Commons, a questo link:
https://commons.wikimedia.org/…/Image:Relief_Amenhotep…

Questa onorificenza fu introdotta da Thutmose IV per premiare i soldati più valorosi ed i funzionari più leali (normalmente coloro che ricoprivano i gradi più alti dell’amministrazione civile e militare).

Essa veniva consegnata nel corso di una solenne cerimonia, che poi i destinatari facevano rappresentare sulle pareti della propria tomba.

Rilievo decorativo del carro da parata di Thutmosi IV, bisnonno di Tutankhamon, rappresentato mentre scocca una freccia nel corso di una battaglia. Egli indossa l’oro del valore. Questo reperto si trova al NMEC del Cairo fu ritrovato nel 1903 da Howard Carter nella tomba del sovrano.
FOTO a questo link: https://wondersofthepast.quora.com/Pharaoh-Thutmose-IVs…

L’oro del valore era una collana formata di solito da due fili di dischetti d’oro massiccio (ma arrivava anche fino a quattro), che poteva essere conferita più volte al medesimo personaggio; nella tomba dell’ufficiale Ahmose figlio di Abana, sita a el-Kab, infatti, si legge: 

e nei rilievi parietali di tombe e templi si nota che altissimi funzionari ne indossano in gran numero.

Rilievo calcareo con uomo reale che indossa l’oro dell’onore, oggi al MET di New York. Probabilmente originario di Amarna.
Dimensioni: H. 20,9 cm; L. w. 53,3 cm Numero di adesione: 1991.240.1
https://www.metmuseum.org/art/collection/search/545007

A far tempo dal regno di Akhenaton il prescelto veniva convocato nel cortile del palazzo ed il sovrano, affacciandosi alla finestra delle apparizioni, gli lanciava il premio alla presenza del pubblico accorso per vederlo e per fare festa.

In epoca amarniana questo protocollo, in seguito standardizzatosi, aveva un profondo significato simbolico: in questo contesto, infatti, il Faraone agiva come incarnazione di Aton e consegnando l’oro al meritevole lo faceva partecipe, ancora in vita, di una dimensione divina al quale gli umani avrebbero avuto accesso solo dopo la morte.

Il famoso Kha, che fu architetto di Amenhotep III ed il cui corredo funerario è esposto al Museo Egizio di Torino insieme a quello della moglie Merit ne fu insignito; l’oro del valore ancora oggi si trova al collo della sua mummia, sotto le bende, dove è stato individuato sottoponendola ad una radiografia.

Radiografia della mummia di Kha, che evidenzia l’oro del valore, una coppia di grandi orecchini a forma di cerchio ed il cervello ancora in loco.
FOTO A QUESTO LINK https://www.lastampa.it/…/l-eleganza-in-stile…/…

La medesima decorazione fu riconosciuta anche ad Ay ed a Maya, all’epoca facenti parte insieme ad Horemheb del consiglio di reggenza del giovane Tutankhamon; nella tomba del primo ad Amarna, costruita prima di diventare faraone, è rappresentata la scena della premiazione e Maya, che era anche tesoriere del sovrano, ne aveva ricevuto un numero esorbitante, così come appare in un frammento di una scena nella sua tomba di Sakkara.

Ay riceve l’oro del valore da Akhenaton; dietro di lui la moglie Tyi, che a sua volta ne è stata insignita. Rilievo originale in calcare proveniente dalla Tomba di Ay ad Amarna; oggi al Museo del Cairo. FONTE: https://commons.wikimedia.org/…/Image:Ay_receiving_the… 
Autore: ddenisen (D. Denisenkov).
Hormin, capo dell’harem reale e “direttore delle cose sigillate” di Seti I, viene premiato dal re con l’oro del valore. Rilievo calcareo dalla tomba di Hormin a Sakkara; fu scoperto nel 1854 durante gli scavi del Serapeo da Mariette, il quale lo donò a Napoleone-Giuseppe-Carlo-Paolo Bonaparte (noto anche come Plon-Plon) in visita in Egitto. Quattro anni dopo il Principe lo attribuì al Louvre con tutta la collezione ricevuta in dono nel corso di quel viaggio.
H: 123 cm; L.: 93 cm; Spes.: 18,5 cm.
Numero di inventario: E 3337 / IM 6166 / C 213
Traduzione del testo, dal sito del Louvre:
“Sua Maestà dice…: Date oro in abbondanza al favorito, direttore dell’harem reale, Hormin, di lunga vita e di buona vecchiaia, senza rimprovero e senza colpa nel palazzo reale, colui che parlava rettamente e camminava sicuro… Ciò che disse il direttore del sigillo, direttore dell’harem reale, Hormin, assolto: Come è vero così come appari nella perfezione, o sovrano dalla volontà perfetta come Amon, sei qui per l’eternità, simile a tuo padre Re, vivendo finché lui, o sovrano che mi distinse tra gli uomini, che mi suscitò con il suo ka! Gioia perfetta perché coloro che ti circondano ascoltino il tuo insegnamento! Io ero solo un semplice mortale che hai allevato, un dignitario che hai creato. Sono giunto a una buona vecchiaia senza essere colto in colpa.”
FOTO Bridgeman / Aci, a questo link: https://www.storicang.it/a/lharem-dei-faraoni_14719

Un altro personaggio di rilievo rappresentato con indosso collari dell’onore è Amenhotep, sommo sacerdote di Amon a Karnak, vissuto nel corso della tarda XX dinastia.

Il Primo profeta di Amon Amenhotep riceve doni e l’oro del valore da Ramses IX.
Rilievo presso il tempio di Karnak.
Amenhotep divenne Primo profeta di Amon sotto il regno di Ramses IX succedendo al fratello, il quale, a sua volta, aveva ereditato la carica dal padre. Egli era talmente potente che osò farsi rappresentare alto quanto il re senza che costui reagisse, segno che il potere centrale in Egitto si era ormai parecchio indebolito.
Amenhotep mantenne la sua prestigiosa carica fino al 12º anno del regno di Ramses XI, il quale, resosi conto della sua pericolosità lo destituì.
Le conseguenze furono tragiche, in quanto il clero tebano si oppose alla decisione del faraone e diede l’avvio alla cosiddetta “guerra del gran sacerdote”.
Il Faraone incaricò il viceré di Nubia Panehesy di intervenire, e costui con le sue truppe depose Amenhotep, sulla sorte del quale non vi sono notizie, e ripristinò l’ordine nell’area tebana, assumendo personalmente la carica di Primo Profeta di Amon e cominciando a governare da usurpatore.
Ramses XI inviò contro di lui Herihor, Flabellifero alla destra del re, Capo degli scribi reali, Sovraintendente al doppio granaio, Responsabile di tutti i distretti del sud, Capo dell’esercito, il quale respinse Panehesy in Nubia, dove pare abbia governato per altri dieci anni.
Herihor resse a sua volta l’Alto Egitto come Primo Profeta di Amon, mentre Ramses XI, ultimo delle sua linea dinastica, rimase nel Delta a governare il Basso Egitto.
FONTI:
https://it.wikipedia.org/wiki/Amenhotep%28primo_profeta%29
https://it.wikipedia.org/wiki/Herihor
FOTOGRAFIA DA QUESTO LINK:
https://it.wikipedia.org/…/Amenhotep_%28primo_profeta…

Vi sono rilievi che provano che gli stessi Faraoni amavano indossarli, e anche Tutankhamon ne aveva molti, due dei quali furono trovati allacciati alla sua maschera funeraria ed al sarcofago antropoide più interno.

La mummia di Tutankhamon con ancora indosso la maschera d’oro e tre file di oro del valore; l’immagine fu scattata da Burton in bianco e nero al momento della scoperta, e fu colorata in epoca moderna.
FOTO DA QUESTO LINK: https://www.keblog.it/foto-storiche-colorate-scoperta…/

Necropoli tebane

TT151 – TOMBA DI HETY

Planimetria schematica della tomba TT151[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
HetyScriba del censimento del bestiame della Divina Sposa di Amon; Amministratore della Divina Sposa di Amon Dra Abu el-NagaXVIII dinastia  (Thutmosi IV ?)versante nord del wadi; a ovest della TT150

Biografia

Nebnufer, COntabile del bestiame della Divina Sposa di Amon, fu suo padre; Men sua madre. Nefertere fu sua moglie[5].

La tomba

TT151 si presenta, planimetricamente, con struttura a “T” rovesciata, tipica delle sepolture del periodo, non simmetrica; un breve corridoio dà accesso ad una sala trasversale in cui (1 in planimetria[6]) su due registri sovrapposti il defunto e la moglie e alcuni portatori di offerte; sulla parete opposta (2), su quattro registri, il censimento del bestiame, la cattura di alcuni tori, e la preparazione del foraggio per il bestiame negli stalli. Oltre la porta, che adduce alla sala perpendicolare alla precedente, offertorio del defunto e della moglie ai propri genitori e un uomo a sua volta offerente al defunto; sulla parete opposta (3) resti di testi relativi a liste di offerte e il defunto e la moglie in offertorio.

Hety censisce il bestiame nelle stalle della Divina Sposa di Amon. Rilievo di N. De Garis Davies

Un altro corridoio (5), sulle cui pareti il defunto e testi dedicati ai quattro Figli di Horo, immette alla sala, perpendicolare alla precedente, sulle cui pareti sono rappresentate (6-7), su due registri, preti che offrono abiti e torce al defunto e alla moglie, e sei navi di cui tre in navigazione; al termine della pittura parietale, Anubi. Sulla parete opposta (8) la processione funeraria con il traino del sarcofago e preti in atto di offrire libagioni in presenza di prefiche e portatori di suppellettili funebri. Sulla parete di fondo (9) Osiride riceve le offerte[7].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  • Donadoni 1999,  p. 115.
  • Gardiner e Weigall 1913, p. 30
  • Porter e Moss 1927,  p. 261.
  • Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 261.

[6]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 256.

[7]      Porter e Moss 1927,  pp. 261-262.

Necropoli tebane

TOMBE DEI NOBILI – DA TT151 A TT200

Elenco delle tombe, da TT151 a TT200.

TOMBATITOLAREPERIODO
TT151HETYXVIII dinastia (Thutmosi IV)
TT152SCONOSCIUTOXVIII dinastia, usurpata in Periodo ramesside
TT153SCONOSCIUTOXVIII-XIX dinastia (Seti I?)
TT154TATYXVIII dinastia  (Thutmosi III ?)
TT155INTEF [I]XVIII dinastia (Hatshepsut – Thutmosi III)
TT156PENNESUTTAWYXIX dinastia (Ramses I)
TT157NEBWENENEFXIX dinastia (Ramses II)
TT158THONEFERXX dinastia
TT159RAIAXX dinastia
TT160BESENMUTPeriodo Tardo
TT161NAKHT [I]XVIII dinastia (Amenhotep III ?)
TT162KENAMUN [I]XVIII dinastia (Amenhotep III)
TT163AMENEMHAT [III]XIX dinastia
TT164ANTEF [II]XVIII dinastia (Thutmosi III)
TT165NEHEMAWAYXVIII dinastia (Thutmosi IV – Amenhotep III)
TT166RAMOSE [II]XVIII dinastia (Horemheb – Sethy I)
TT167SCONOSCIUTOXVIII dinastia
TT168ANYXIX dinastia (Ramses II)
TT169SENENAXVIII dinastia (Amenhotep III)
TT170NEBMEHYTXIX dinastia (Ramses II)
TT171SCONOSCIUTOXVIII dinastia
TT172MENTIYWIXVIII dinastia (Thutmosi III – Amenhotep II)
TT173KHAYXIX dinastia
TT174ASHAKHETXX dinastia
TT175SCONOSCIUTOXVIII dinastia
TT176USERHAT [V]XVIII dinastia
TT177AMENEMOPET [II]XIX dinastia (Ramses II)
TT178NEFFERRONPET detto KENROXIX dinastia (Ramses II)
TT179NEBAMON [IV]XVIII dinastia (Hatshepsut)
TT180SCONOSCIUTOXIX dinastia
TT181IPUKI e NEBAMONXVIII dinastia/fine
TT182AMENEMHAT [IV]XVIII dinastia (Thutmosi III)
TT183NEBSUMENUXIX dinastia (Ramses II)
TT184NEFERMENUXIX dinastia (Ramses II)
TT185SENIOKERPrimo Periodo Intermedio
TT186IHYPrimo Periodo Intermedio
TT187PAKHIHETXX dinastia
TT188PARENNEFERXVIII dinastia (Akhenaton)
TT189NAKHTDJEHUTYXIX dinastia (Ramses II)
TT190ESBANEBDEDPeriodo Tardo
TT191WAHIBRENEBPEHTIXXVI dinastia (Psammetico I)
TT192KHARUEF detto anche SESHXVIII dinastia
TT193PTAHEMHEB
TT194TUTEMHEBXIX dinastia (Ramses II)
TT195BAKENAMON [II]
TT196PADIHORRESNETPeriodo Tardo
TT197PADINEITHXXVI dinastia (Psammetico II)
TT198RIYAPeriodo ramesside
TT199AMENARNEFRUXVIII dinastia
TT200DEDYXVIII dinastia (Thutmosi III – Amenhotep II)
Necropoli tebane

TT150 – TOMBA DI USERHAT

Planimetria schematica della tomba TT150[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Userhettitolo perso, Supervisore del bestiame di Amon[5].Dra Abu el-Nagatarda XVIII dinastiaversante nord del wadi che delimita la collina settentrionale

Biografia

Unica notizia biografica ricavabile è il nome della moglie, Iatib, Concubina reale[6].

La tomba

La tomba non è ultimata, ma planimetricamente avrebbe presentato struttura a “T” capovolta tipica del periodo con sala trasversale dopo l’ingresso, sala perpendicolare alla precedente e camera laterale.

Solo la sala trasversale presenta rappresentazioni parietali del defunto e della moglie con un pilastro Djed, nonché una doppia scena del defunto e della moglie dinanzi a Osiride e Anubi; poco discosto l’abbozzo di un cumulo di melograni e grappoli di uva su tralicci[7].

Fonti

  1. ^ Gardiner e Weigall 1913
  2. ^ Donadoni 1999,  p. 115.
  3. ^ Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
  4. ^ Porter e Moss 1927,  p. 261.
  5. ^ Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Secondo Gardiner e Wilkinson, che pubblicano nel 1913, non sono noti i titoli del defunto che, però, risultano nel “Theban Necropolis” di Porter e Moss ed. 1927 e 1970.

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 260.

[7]      Porter e Moss 1927,  pp. 260.

Età Tarda, Mai cosa simile fu fatta

STELE FUNERARIA DI MER-HATHOR-ITES

Inizio Epoca Tolemaica
Legno dipinto
Altezza cm 36
Vienna, Kunsthistorisches Museum, AS 8493

A partire dall’Epoca Tolemaica le stele funerarie non vengono più poste nella camera di culto superiore, accessibile ai parenti per adempiere alle pratiche di culto, bensì nella cella sepolcrale sotterranea, sigillata dopo l’inumazione.

Se si tratta di opere in pietra, molte volte contengono solo iscrizioni e geroglifici.

Le stele lignee, invece, diffuse a partire dal Terzo Periodo Intermedio e usate anche in Epoca Tolemaica, presentano nella centina e nella parte superiore raffigurazioni del defunto al cospetto di diverse divinità, mentre la parte inferiore è occupata dai testi di preghiere.

Nella stele qui riprodotta si vede la dama Mer-Hathor-Ites davanti a Ra e ad Atum, mentre i testi si rivolgono ad Harakhty, Sokar, Osiride e Anubis.

Fonte

Egitto la terra dei faraoni – Regine Schultz e Matthias Seidel – Edizioni Konemann

Foto: Kunsthistorisches Museum

Necropoli tebane

TT149 – TOMBA DI AMENMOSE

Planimetria schematica della tomba TT149[1] [2]

Epoca:                                   XIX-XX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
AmenmoseScriba reale delle tavole del Signore delle Due terre; supervisore dei cacciatori di AmonDra Abu el-NagaXIX-XX dinastiain alto sulla collina principale,a nord di TT233

Biografia

Unica notizia biografica ricavabile è il nome della moglie, Sitmut[5].

La tomba

Il cortile da cui si accede alla TT149. Le mura sono aggiunte successive risalenti alla XX Dinastia e al III Periodo Intermedio. Da: Ockinga, B., & Binder, S. (2018). The tomb of Amenmose (TT149) and the title sš wdḥw: preliminary results of current work in Dra Abu El-Naga. Bulletin of the Australian Centre for Egyptology26, 53-70.

Planimetricamente TT149 si presenta con struttura a “T” capovolta tipica del periodo. Sul fondo, angolo sud, si apre un accesso alla vicina TT17.

Frammenti di cartonnage ritrovati nel corile antistante la TT149. Da: Ockinga, B., & Binder, S. (2018). The tomb of Amenmose (TT149) and the title sš wdḥw: preliminary results of current work in Dra Abu El-Naga. Bulletin of the Australian Centre for Egyptology26, 53-70.

L’accesso si apre in una corte; dopo un corridoio si accede ad una sala trasversale sulle cui pareti, alquanto danneggiate, sono rappresentati brani del Libro delle Porte e fregi rappresentanti Anubi, quale sciacallo, e simboli di Hathor. Un secondo corridoio, sulle cui pareti è rappresentato il defunto in presenza di Ra-Horakhti, Maat, Iside e Osiride su un lato e il defunto inginocchiato dinanzi ad una divinità con testa di falco (forse Horus, a Osiride, Iside e Nephtys, immette in una sala perpendicolare alla precedente, di forma rettangolare.

Frammenti di un blocco decorato del cortile della TT149. Da: Ockinga, B., & Binder, S. (2018). The tomb of Amenmose (TT149) and the title sš wdḥw: preliminary results of current work in Dra Abu El-Naga. Bulletin of the Australian Centre for Egyptology26, 53-70

Scene del defunto e della moglie dinanzi a Ra-Horakhti e alla dea dell’Occidente (Hathor), nonché dinanzi ad Amenhotep I e alla regina Ahmose Nefertari. Sul fondo, in una nicchia, le statue del defunto e della moglie assisi; sulle pareti della nicchia, il defunto inginocchiato in adorazione di Osiride e Ra-Horakhti[6].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 260.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 260.

[6]      Porter e Moss 1927,  pp. 260.

Necropoli tebane

TT148 – TOMBA DI AMENEMOPET

Planimetria schematica della tomba TT148[1] [2]
Planimetria completa della TT148, con il complesso di stanze funerarie che si dipartono dalla sala longitudinale in un complesso sotterraneo usato probabilmente dai successori di Amenemopet. Fonte: osirisnet.net

Epoca:                                   XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
AmenemopetProfeta di AmonDra Abu el-NagaXX dinastia  (Ramses III-Ramses V)in alto sulla collina principale, in area che guarda verso il Tempio funerario di Seti I

Biografia

Amenemopet, Terzo Profeta di Amon, il più grande dei Profeti di Ra in Tebe, Alto prete di Mut nell’Isheru[5] era il titolare della Tomba TT148. Nonostante il suo nome risulti anche in altre localizzazioni, nel tempio di Karnak in un’iscrizione dell’anno III di Ramses IV, e nella tomba TT158 di suo padre, Thonefer, a sua volta Terzo Profeta di Amon e Primo Profeta di Mut, la TT148 resta la fonte primaria, ampia e dettagliata, di notizie sulla sua biografia.

Amenemopet con suo padre, Thonefer. Fonte: osirisnet.net

Nefertere, Capo dei musicisti di Amon, fu sua madre, mentre Tamerit, a sua volta Capo dei musicisti, e Tamit, Cantatrice di Amon, furono le sue mogli. Amenhotep, Profeta di Amon, fu suo nonno e Henutmete, anch’essa Capo dei musicisti di Amon, fu sua nonna. Ramsesnakht, Grande prete di Amon fu il padre della moglie Tamerit e Adjedtat sua madre; Siese, Alto prete di Onuris in Thinis, fu il padre della moglie Tamit, e Tawenesh, Capo dei musicisti di Onuris, fu sua madre[6].

Henutmete, nonna di Amenemopet. Fonte: osirisnet.net

Usermaatrenakht, Primo Profeta di Mut in Karnak e Mutemwia, Capo dei musicisti di Mut, furono i suoi figli. Amenhotep, Quarto Profeta di Amon; Usermont, Prete sem[7] nel tempio di Neb-maat-Ra (Amenhotep III); Amenemone, Padre del dio di Amon in Karnak; Bakenkhons, Supervisore del bestiame degli altari di Amon; Penpare, Padre del dio di Amon in Karnak, furono i suoi fratelli, mentre Ta-[henut]-pameter, Capo dei musicisti di Montu, e Henut-tawy, Cantatrice di Amon, furono sue sorelle.

I fratelli e le sorelle di Amenemopet. Foto: kairoinfo4u

Suoi cognati, rispettivamente mariti di Te-[henut]-pameter e di Henut-tawy, furono Djehutyhotep , Primo Profeta di Montu e Bakenkhons, Gestore delle tasse e supervisore del bestiame nel dominio di Usermare-Meryamon (Ramses III). Zii paterni furono Amenemope, Padre del dio e supervisore del bestiame degli altari di Amon, sposato con Sekhmet, Cantatrice di Amon in Karnak; Baketamon e Sheritre, Cantatrici di Amon furono sue zie paterne; Hutiay, Capo dei musicisti di Amon, moglie di To, […] della dimora di [Usermare-Meryamon] nel dominio di Amon furono suoi zii paterni. Taynedjemet, Cantatrice di Amon, moglie di Nebsumenu, Maestro della scuderia della residenza e Amministratore dei domini di Amon, furono ancora suoi zii paterni mentre Amenmose, Padre del dio fu gestore delle tasse e Sindaco di Tebe.

L’albero genealogico di Amenemopet

La tomba

I riferimenti testuali ricavabili dalla TT148, nonché lo stile dei dipinti parietali, lascia intendere che la sepoltura sia stata realizzata, o quanto meno ultimata, durante i regni dei faraoni Ramses III, Ramses IV e Ramses V della XX dinastia. La scarsa qualità della pietra[8] e l’uso come abitazioni perpetrato dalle popolazioni locali per secoli[9], ha danneggiato pesantemente le pitture e i rilievi che, comunque, erano di ottima fattura. Il primo europeo a visitare TT148 fu Lord Belmore[10] nel 1817, seguito nel 1825 da James Burton e da Ippolito Rosellini nel 1829. Un primo sommario delle iscrizioni risale al 1844 e ad Heinrich Abeken[11] della spedizione di Karl Richard Lepsius, ma solo nel 1910-1911 venne apposta una porta in ferro, rilevata da Arthur Weigall e Alan Gardiner. La prima pubblicazione di un certo rilievo relativa alla TT148 risale al 1981[12].

TT148 si apre in un cortile[13]; la facciata, scavata nella collina, è pesantemente danneggiata nella parte sinistra, attraversata peraltro da una profonda crepa, mentre la parte destra, a nord-est, è meglio conservata. Qui a circa 3,50 m dal suolo, si notano le tracce di quel che poteva verosimilmente essere l’appoggio per lastre che costituivano un porticato colonnato, il che viene confermato da una base circolare di colonna che si trova a circa 2,20 m dalla facciata. la tomba presenta, planimetricamente, la struttura a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo; un breve corridoio, sulle cui pareti (1 in planimetria[14]) sono intuibili resti di testo, dà accesso ad una sala trasversale[15] in cui (2) su due registri sovrapposti, sono visibili i resti di scene varie tra cui un prete sem è dinanzi ad una divinità, mentre il defunto viene da Thot presentato a Osiride alla presenza di una dea con testa leonina che brandisce coltelli; sono inoltre rappresentate scene di banchetto in cui il defunto, come prete sem a sua volta offre al re Amenhotep I[16].

Thot conduce Amenemopet al cospetto di Osiride. Fonte: osirisnet.net

Sul lato corto della sala (3) tre statue del defunto, della moglie e di un giovane figlio nonché resti di dipinti di portatori d’offerte; seguono, su tre registri (4), il defunto ricompensato da Ramses III, con testi che richiamano l’anno 27° di regno; il re è protetto da una dea Iside alata. Seguono su due registri sovrapposti (5) i resti di scene del defunto ancora premiato da un principe (o un re) assiso sotto un chiosco. Dall’altra parte del corridoio che immette nella sala perpendicolare (8), un uomo con elenchi di offerte e testi di adorazione per Osiride; una statua del defunto assiso si trova (7) sulla parete corta a est seguita (6) da personaggi non identificabili seduti.

Amenemopet rappresentato due volte ai lati di Osiride, al centro. Foto: kairoinfo4u

Un altro corridoio (9), sulle cui pareti il defunto e la moglie e i resti di inni ad Amon-Ra, adduce alla sala, perpendicolare alla precedente[17], sulle cui pareti sono visibili scene della processione funeraria con servi che recano cibi in ceste a Ra-Horakhti, Iside e Nephtys; segue (11) scene del defunto (?) seduto e (12) della Confessione negativa. Sul sarcofago, quasi al centro della sala (10), il dio Thot adora un babbuino[18], una divinità con testa di falco (forse Horus), e un’altra con testa di coccodrillo (forse Sobek); nuovamente Thot che adora una divinità con testa umana, Anubi e un montone (simbolo forse di Amon).

Il sarcofago di Amenemopet abbandonato da Lord Belmore in questa posizione ritenendolo non sufficientemente prezioso. Fonte: osirisnet.net

Un terzo corridoio, sulle cui pareti (13) scene di adorazione di Osiride con Iside e Nephtys, immette in una sala interna in prosecuzione della precedente; sulle pareti (14), su due registri, Sekhmet e una divinità con testa di falco, un serpente al centro (15) con il defunto a destra e Osiride e due file di divinità a sinistra. Sul fondo (16) tre statue con il defunto al centro e due donne ai lati; sui muri laterali, il defunto adora un dio con testa di falco, a sinistra, e Ra-Horakhty a destra[19].

Gruppo statuario di Amenemopet, sua moglie Tamerit e la loro figlia, Mutemuia. Foto: kairoinfo4u

Dalla camera longitudinale, un passaggio in discesa adduce all’appartamento sotterraneo che presenta numerose camere funerarie, non decorate, in cui si trovano due sarcofagi in arenaria e tre in granito. Le camere funerarie non vennero realizzate contestualmente allo scavo di TT148, ma mano a mano che se ne rendeva necessario lo scavo per seppellire familiari del titolare. Il passaggio dalla sala longitudinale, verso ovest, è ampio circa 2 mq e scende per 31,65 m fino a raggiungere la camera funeraria principale in cui si apre l’accesso ad un’altra camera funeraria; lungo il corridoio si aprono 4 camere funerarie secondarie[20]. Dal corridoio longitudinale, in direzione opposta al corridoio discendente di cui si è detto, si apre un altro corridoio discendente, che forse doveva essere l’inizio di altre sepolture, di circa 8 m di lunghezza e 1,90 m di altezza nel suo punto massimo.

Horus raffigurato nel santuario (16). Fonte: osirisnet.net

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 30
  4. Porter e Moss 1927,  p. 259.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31
  6. Ockinga 2009.
  7. Gardiner e Weigall 1913,  pp. 24-25.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Isheru era il lago sacro,a forma di mezzaluna, che si trovava nel recinto templare di Mut.

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 259.

[7]      Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.

[8]      Molte sono le crepe all’interno di TT148 al punto che,a causa di una di queste particolarmente ampia, è conosciuta in campo egittologico, anche come “tomba della crepa”.

[9]      Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall nel loro “Topographical Catalogue”, ed. 1913, ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo.

[10]     Somerset Lowry-Corry, II Conte di Belmore (1774-1841), nobile e politico irlandese.

[11]     Heinrich Abeken (1809-1872), teologo tedesco e consigliere della legazione prussiana presso il ministero degli esteri di Berlino.

[12]     Gaballa 1981.

[13]     14 x 12,90 m scavato nella roccia, in cui si aprono antiche crepe. All’ingresso del cortile si trovava un pilone costituito da due torri stimate in 3,45 m di larghezza e 2, 45 m di profondità; non nota l’altezza.

[14]     La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 256.

[15]     Larghezza massima 15,20 m; profondità 3,36 e altezza 3,70 m.

[16]     Un graffito, di Amonhirkhopeshef, figlio di Ramosi, si sovrappone al dipinto parietale.

[17]     Profonda 10,63 m, larga 2,85 e alta 3,00 m.

[18]     Animale simbolo proprio del dio Thot.

[19]     Porter e Moss 1927,  pp. 259-260.

[20]     Appartamento sotterraneo:

  • camera n.ro 1, a circa 6 m dall’inizio del corridoio discendente, è larga 2,90 m, profonda 3,40 e alta 2,45 m;
    • camera n.ro 2, a 8,90 m dall’ingresso, larga 1,92, profonda 3,06 e alta 2,04 m;
    • camera n.ro 3, 1,89 di larghezza, 2,68 di profondità e 1,59 di altezza;
    • camera n.ro 4, 1,75 m di larghezza, 2,35 di profondità e 1,66 in altezza;
    • camera principale, l’ultima del corridoio discendente a circa 8 m di profondità rispetto all’ingresso del corridoio, di forma irregolare larga, mediamente, 3,60 m, profonda tra 3,50 e i 3,60 m, e alta 2,90 circa;
    • camera sussidiaria, larga 1,90 m, profonda 3,30 e alta 1,56
Necropoli tebane

TT147 – TOMBA DI NEFERRENPET

riusata per Nes-pauty-Tawy

Fig. 1: Planimetria schematica della tomba TT147[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Neferronpet riuso per Nes-pauty-Tawy[5]Capo dei maestri di cerimonie (?) di Amon nel “Luogo Eletto” (Karnak)Dra Abu el-NagaXVIII dinastia  (Amenhotep III/ Tutankhamon) Terzo Periodo Intermedioin alto sulla collina principale, sopra la TT13 e la TT14; a nord e più in alto della TT143

Biografia

Neferrenpet con la moglie, il cui nome rimane sconosciuto. Da: Ockinga, B., & Binder, S. (2009). The Macquarie Theban Tombs Project: 20 years in Dra Abu el Naga. Ancient History39(2), 205.

Originariamente assegnata a “sconosciuto”, anche a causa della fuliggine molto spessa che ricopriva le pareti, venne assegnata successivamente da un team australiano[6] a Neferronpet. I dati relativi al titolare, e alla moglie, risultavano abrasi e  unica notizia biografica ricavabile, parzialmente, era forse il nome della moglie: Nefert[…][7]. Nel cortile antistante vennero rinvenuti due coni funerari[8], entrambi riferibili alla TT147 poiché analoghe informazioni vennero poi rinvenute, dopo le operazioni di pulizia, sulle pareti della tomba. Gli stessi recavano il nome “Neferronpet” e il titolo di “Scriba addetto al censimento delle mandrie di Amon”[9].

La tomba

Fig. 2 planimetria completa della TT147 e dei complessi funerari

La datazione della tomba non è ricavabile da indicazioni di sovrani regnanti, bensì da specifiche caratteristiche dei rilievi parietali e criteri architetturali, nonché da particolarità dei reperti rinvenuti nella camera funeraria[10].

L’ingresso della TT147. Foto L. Donovan, da: Ockinga, B., & Binder, S. (2009). The Macquarie Theban Tombs Project: 20 years in Dra Abu el Naga. Ancient History39(2), 205.

La TT147 presenta, planimetricamente, la struttura a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo; un breve corridoio, sulle cui pareti (fig. 1: n.1[11]) è rappresentato il defunto, la moglie e la famiglia che offrono cibi cotti, nonché inni a Ra, dà accesso ad una sala trasversale in cui (2) il defunto e la moglie offrono libagioni su un braciere e uomini riempiono giare; seguono (3) scene di uomini che offrono mazzi di fiori al defunto e alla moglie e, su tre registri sovrapposti, scene di banchetto funebre.

Scene del banchetto funebre. Da: Ockinga, B., & Binder, S. (2009). The Macquarie Theban Tombs Project: 20 years in Dra Abu el Naga. Ancient History39(2), 205.

I resti di una stele (4), su uno dei lati corti della sala, rappresentano scene di di portatori di offerte; poco oltre (5-6-7) il defunto ispeziona lavori agricoli tra cui il raccolto del lino e, su due registri sovrapposti, un uomo che offre mazzi di fiori al defunto, alla moglie e a una figlia di cui non è riportato il nome. Oltre la porta che adduce alla sala perpendicolare (12), una fanciulla offre una ciotola al defunto e alla moglie; seguono i resti di una stele (11) di rilievi non leggibili e (10) un uomo e una donna in offertorio al defunto e alla moglie; poco oltre (9), i resti di una stele con portatori di offerte e (8) il defunto seguito da due file di portatori, che offre libagioni.

Un altro corridoio (13), sulle cui pareti il defunto e la moglie sono dinanzi a Osiride, adduce alla sala, perpendicolare alla precedente, sulle cui pareti sono rappresentate (14), su tre registri sovrapposti, scene della processione funeraria e di trasporto di suppellettili, comprese statue del defunto, e dei pellegrinaggi ad Abydos e a Busiris nonché cerimonie rituali sulla mummia e il figlio in offertorio al padre e alla madre.

Particolare della processione funebre con il misterioso tekenu. Da: Ockinga, B., & Binder, S. (2009). The Macquarie Theban Tombs Project: 20 years in Dra Abu el Naga. Ancient History39(2), 205.

Sulla parete opposta (15) un uomo in offertorio al defunto (?) e scene di banchetto. Sul fondo (16) due scene del figlio che offre fiori ai genitori e di una figlia che analogamente offre mazzi di fiori ai due[12].

Durante gli scavi del team australiano sono state individuate due ulteriori fasi di riuso della TT147 evidenti sia architetturalmente che negli apparati pittorici[13]: (riferimenti tratti dalla fig. 2) a sud della Sala Grande (Broad Hall), con accesso dal cortile esterno, si apre un complesso funerario denominato “B” risalente al periodo ramesside; un secondo complesso, “C”, leggermente più in basso rispetto al piano della TT147, si apre nella parete nord della Sala Lunga (Long Hall). È verosimile che questa sepoltura giustifichi la realizzazione di un Secondo Recinto nel Cortile.

L’esame stratigrafico ha consentito di accertare che, data anche la posizione più bassa, tale complesso ha subito almeno otto alluvioni[14] il che giustifica le pessime condizioni. Tuttavia gli strati di fango qui esistenti, e nel cortile, hanno consentito di conservare oggetti che consentono di datarlo al Terzo Periodo Intermedio.

Rinvenimenti

Il tipo dei ritrovamenti provenienti dalla TT147 riflette la storia delle inondazioni cui la tomba fu soggetta.

Oggetti in ceramica, e alcuni ushabty, consentono l’assegnazione a 4 fasi di uso e riuso del sito[15].

Fase 1

Sul pavimento della camera funeraria sono stati rinvenuti oggetti che risalgono al primo uso della tomba e che sono databili a un periodo compreso tra i regni di Amenhotep III e Tutankhamon.

Nel piazzale antistante sono stati rinvenuti vasi dipinti lasciati dagli operai quando la decorazione della tomba fu abbandonata. Nel piazzale furono rinvenuti anche i resti di ceramiche rosse che erano state frantumate nel rituale noto come “rompere i vasi rossi” che era parte del rituale funerario.

Fase 2

Gli oggetti che datano alla seconda fase dell’uso della TT147 provengono dal complesso sepolcrale “B”; particolarmente interessanti sono i frammenti di un coperchio di sarcofago in legno e di un pettorale dello stesso materiale che si attestano al periodo Ramesside.

Fase 3

Evidenze del terzo riuso provengono dalla camera funeraria: sullo strato di fango essiccato che ricopre il pavimento della camera funeraria principale è evidente la traccia lasciata da un sarcofago in legno. Il sarcofago fu evidentemente deposto dopo un incendio, e prima di una serie d’inondazioni; la traccia lasciata dal sarcofago evidenzia la presenza di liste in legno che ne costituivano la base e che derivano da un metodo di costruzione conosciuto come risalente al Terzo Periodo Intermedio.

Questa datazione è ulteriormente suffragata da altri particolari, come un set quasi completo di ushabty della camera funeraria.

Fase 4

A questa fase risalgono parecchi piccoli frammenti di ushabty di faience blue, comuni nel Terzo Periodo Intermedio, che vennero trovati nella Sala Lunga (Long Hall) e nel cortile. Alcuni sono iscritti per il “Padre del Dio Amon Ra Nes-pauty-Tawy” così come un frammento di cartonnage ritrovato nel cortile.

Ushabty in faience di un sacerdote di Amon chiamato Nes-pauty-tawy ritrovati nella TT147, probabilmente risalenti al III Periodo Intermedio.Da: Ockinga, B., & Binder, S. (2009). The Macquarie Theban Tombs Project: 20 years in Dra Abu el Naga. Ancient History39(2), 205.

Nes-pauty-Tawy compare anche nell’iscrizione che accompagna la decorazione nell’architrave sopra l’accesso che dalla Sala Lunga porta al complesso “C”.

Cancellazioni delle iscrizioni parietali

Particolare interesse suscita l’esame delle cancellazioni che risultano eseguite in due distinte fasi caratterizzate da differenti fattori e in altrettanto differenti periodi storici[16].

La prima risale al periodo amarniano, in un arco di tempo molto prossimo alla realizzazione della TT147 (1350 a.C. circa). Si tratta, infatti, di abrasioni derivanti da motivi religiosi contro il dio Amon. L’asportazione avvenne con relativa cura realizzando incisioni asportando, ove necessario, il nome del Dio, lasciando in evidenza il substrato in fango integrato di paglia applicato direttamente sulla roccia sottostante.

Quando il nome “Amon” faceva parte del nome di persona fu ugualmente rimosso come in altri casi di gruppi di geroglifici usati per scrivere il plurale della parola “Netjeru”, Dei, o come parte della parola “Pesedjet”, ovvero Enneade.

Furono anche cancellati oggetti di culto associati al culto di Amon.

La seconda fase di cancellazione è, molto probabilmente, associabile al susseguente riuso della tomba, nel Terzo Periodo Intermedio, per il Prete di Amon Nes-pauty-tawy. In questo caso i nomi del precedente titolare della tomba, Neferronpet e di sua moglie, della XVIII dinastia, sono stati cancellati senza però danneggiare la superficie dell’intonaco. Il nome di Nes-pauty-tawy ricorre 36 volte nella scena che sovrasta la porta che, dalla Sala Lunga (Long Hall) dà accesso al complesso “C”.

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 28
  4. Porter e Moss 1927,  p. 258.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      “Ancient History: resources for Teachers”, vol. 39/2, 2009, Boyo Ockinga e Susanne Binder (Australian Archaeological Fieldwork), “The Macquarie Theban Tombs Project: 20 years in Dra Abu el-Naga”, pp. 205-247.

[6]      Australian Centre for Egyptology and the Rundle Foundation of Egyptian Archaeology.

[7]      Porter e Moss 1927,  p. 258.

[8]      I coni funerari provenienti dalla TT147 furono ritrovati in differenti posizioni, nel cortile e nel riempimento del passaggio di accesso, e sono catalogati con i n.ri 464 e 459 dei reperti di Davies e Macadam –.

[9]      “Ancient History: resources for Teachers”, vol. 39/2, 2009, Boyo Ockinga e Susanne Binder (Australian Archaeological Fieldwork), “The Macquarie Theban Tombs Project: 20 years in Dra Abu el-Naga”, pp. 219-220.

[10]     Sono stati individuati precisi richiami stilistici ad altre rappresentazioni esistenti in altre tombe: TT69 di Menna; TT52 di Nakht; TT181 di Nebamon e Ipuky.

[11]     La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 256.           

[12]     Porter e Moss 1927,  pp. 257-258.

[13]     “Ancient History: resources for Teachers”, vol. 39/2, 2009, pp. 222-223.

[14]      “Ancient History: resources for Teachers”, vol. 39/2, 2009, p. 223 (nota 35).

[15]     I dati relativi alle quattro fasi di uso e riuso della TT147 sono ricavati da “Ancient History: resources for Teachers”, vol. 39/2, 2009, pp. 224-228.

[16]     “Ancient History: resources for Teachers”, vol. 39/2, 2009, pp. 229-230.      

C'era una volta l'Egitto, III Periodo Intermedio, XXV Dinastia

LA DINASTIA DELLE DIVINE ADORATRICI DI AMON

Di Piero Cargnino

Per secoli il titolo di “Sposa del Dio” era riferito alla moglie del faraone con un valore religioso mai chiaramente spiegato.

Il titolo di “Divina Sposa di Amon” (Hemet Netjer) fu introdotto durante la XVIII dinastia come titolo onorifico e costituiva un privilegio della regina o di principesse rigidamente appartenenti alla famiglia Reale (salvo rare eccezioni), con il quale venivano insignite le mogli, le madri o le sorelle del sovrano, quali sacerdotesse di Amon. La presenza della Divina Sposa di Amon sul palco per la Festa Sed era indispensabile, il suo compito prioritario era quello di “soddisfare la potenza creatrice del dio”.

La prima “Divina Sposa di Amon” fu Ahmose Nefertari, la Grande Sposa Reale di Ahmose I, iniziatore della XVIII dinastia. Spesso il titolo veniva tramandato da madre a figlia come nel caso della regina Hatshepsut e di sua figlia Neferure, che andrà poi sposa a Thutmosi III. Il titolo cadde in disuso verso la fine della dinastia con lo scisma amarniano di Akhenaton, ma fu poi ripreso, in forma più che altro onorifica già dalla XIX dinastia.

Per tutta l’epoca Ramesside il faraone tornò ad esercitare in piena autonomia il potere che gli era riconosciuto. Con l’avvento della XXI dinastia, nota come la “Dinastia dei Profeti di Amon”, l’incoronazione di un sacerdote quale “Primo Profeta di Amon”, ingenerò l’assunzione di un maggior potere da parte del clero tanto che si può parlare di Teocrazia.

A questo punto anche la casta delle “Divine Spose di Amon” ne trasse beneficio. Al titolo originario venne loro attribuito anche quello di “Divina Adoratrice di Amon” (Dwat Netjer), carica che col tempo si evolvette al punto da divenire indipendente persino dal faraone stesso. Quest’ultimo titolo veniva attribuito in un primo tempo a una figlia del faraone ma, venendo meno il potere centrale, iniziò ad essere attribuito ad una figlia del Primo Profeta, e fu proprio con la nomina a Divina Adoratrice della figlia di Pinedjem I, Primo Profeta di Amon durante la XXI dinastia, che si creò un vero e proprio regolamento che prevedeva che le Divine Adoratrici di Amon dovevano restare nubili e vergini a vita.

Ad esse veniva attribuito il potere di consacrare monumenti e celebrare i rituali, godevano inoltre del privilegio di possedere lussuose dimore dove erano accolte le giovinette destinate a succedergli alle quali venivano impartite vere e proprie lezioni per la loro formazione futura. A dimostrazione dei benefici che il titolo comportava basta pensare che la Divina Adoratrice possedeva enormi ricchezze, controllava un gran numero di funzionari e, come solo al faraone era permesso, poteva fare offerte agli dei.

Solo le giovani gradite al faraone potevano ambire a tale titolo e per essere certi che ciò si verificasse il titolo poteva essere tramandato esclusivamente per adozione del successore da parte della Sposa del dio in carica e aveva carattere ereditario, in quanto una Divina Adoratrice non poteva essere sostituita.

Una volta investita dell’incarico alla nuova Sposa veniva consegnato un cartiglio con il suo nuovo nome derivato sempre dalla radice di Mut, in onore alla sposa celeste del Dio.

Gli attributi principali della Divina Adoratrice in carica li riscontriamo in numerosi rilievi dove appaiono nella loro ampia risonanza: “mano del dio” (in egizio: Djeret Netjer); “colei che rallegra la carne del dio”; “colei che si unisce al dio”; “colei che ha la gioia di vedere Amon”. Ma sarà solo durante il Terzo Periodo Intermedio, in particolare sotto la XXV dinastia che il titolo assumerà un’importanza assai rilevante, oltre al potere religioso, che già possedevano, le “Divine Adoratrici di Amon” acquisirono un notevole potere politico di controllo su Tebe, città sacra al dio Amon, e sulla regione circostante soppiantando quello precedente del “Primo Profeta di Amon”, provvedimento che i sovrani adottarono nell’intento di limitare lo strapotere dei sacerdoti.

Al fine di valorizzare ulteriormente il loro potere venne disposto che il loro nome venisse inscritto in un cartiglio, simbolo della regalità. Basti pensare che la Divina Adoratrice Nitokris I giunse persino ad adottare la titolatura regale attribuendosi un nome Horo. Anche se limitato alla sola regione di Tebe, durante la XXV dinastia, indipendentemente dal caos in cui versava l’Egitto, la tebaide mantenne la sua notevole autonomia sotto il governo delle “Divine Adoratrici di Amon” che costituivano quella che molti chiamano la “Dinastia delle Divine Adoratrici di Amon”.

Ritengo doveroso citare almeno i nomi di queste fiere donne che seppero, anche nei momenti più difficili, reggere il governo della tebaide, cosa che uomini guerrieri non seppero fare: Shepenupet I,  Amenirdis I, Shepenupet II, Amenirdis II, Nitocris I, Ankhnesneferibra, Nitocris II. Tanto gli è dovuto. Con l’avvento della XXVI dinastia i Persiani restituirono il titolo a fanciulle vergini, nate da famiglie locali.

Fonti e bibliografia:

  • Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
  • Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
  • Edda Bresciani, “L’Antico Egitto”, De Agostini, Novara, 2000
  • Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
  • Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, Warminster: 1996
  • Jurgen von Beckerath, “Das Verhältnis der 22. Dynastie gegenüber der 23. Dynastie”, 2003
  • Nicolas Grimal, “Storia dell’antico Egitto”, 9ª ed., Roma-Bari, Biblioteca Storica Laterza, 2011
  • Christian Jacq, “Le donne dei faraoni”, Mondadori, 1998
Età Tarda, Mai cosa simile fu fatta

FIGURA ASSISA DI NEITH

Età Tarda
Bronzo con inserti d’oro – Altezza 16 cm
Berlino, SMPK, Agyptisches Museum, 15446

Figura assisa della Dea Neith di Sais

Questa statuetta un bronzo, accuratamente lavorata, è uno degli esemplari più belli di questa tipologia di scultura a dell’Età Tarda.

L’elegante esecuzione rispecchia gli sforzi dell’epoca saita di far rivivere idealmente le grandi epoche classiche.

Le piccole immagini sacre dovevano comporre offerte propiziatorie per il tempio di Neith a Sais.

Come come dea protettive della città da cui provenivano i sovrani Dell XXVI Dinastia, indossa Fontila corona del Basso Egitto e originariamente impugnava uno scettro.

Nelle epoche antiche Neith era venerata come dea della guerra, e le insegne del suo culto, due lance incrociate su uno scudo, si rifanno proprio a questa caratteristica.

Fu dea guerriera e cacciatrice, identificata anche con le acque dell’Oceano Primordiale, associata alla dea Meheg-urt, la grande Vacca.

In ambito funerario Neith era protettrice di Osiride insieme a Iside, Nephtis e Selqit: le quattro dee furono associate ai quattro vasi canopi, oltre che ai quattro punti cardinali.

Ebbe come centri di culto Sais e Esna.

Era considerata anche dea primogenita e per questo occupa il posto di madre del dio-coccodrillo Sobek.

Fonte e fotografia

  • Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Edizioni Konenann
  • Dei e Semidei dell’ Antico Egitto – Pietro Testa g Edizioni Harmakis