Supervisore dei Granai dell’Alto e Basso Egitto; Supervisore ai cavalli del Signore delle Due Terre; Scriba reale
Sheikh Abd el-Qurna
XVIII dinastia (Thutmosi III)
versante est della collina; sopra la TT85 e la TT86; più in basso della TT80
Biografia
Uniche notizie biografiche ricavabili dalla tomba TT87 sono il nome del padre di Minnakht, Sen-Dhout, e quello del figlio, Menkheperraseneb (tomba TT79).
Minnakht in ginocchio adora il sole, dalla piramide della sua cappella tombale. Museo del Louvre
La tomba
La tomba si presenta planimetricamente strutturata con l’andamento tipico delle tombe del periodo, a “T” rovesciata. Una stele in mattoni, illeggibile, si trova nella corte antistante un breve corridoio che dà accesso a una sala trasversale sulle cui pareti è possibile rilevare, benché pesantemente danneggiati, rappresentazioni del defunto che ispeziona il bestiame; poco oltre il defunto assiso con un uomo che gli offre la lista delle offerte.
Un secondo corridoio, sulle cui pareti il defunto è dinanzi a Osiride, Iside, Anubi e alla Dea dell’Occidente (Hathor), immette in una sala ortogonale alla prima i cui dipinti parietali sono pesantemente danneggiati; in una scena il figlio Menkheperreseneb (titolare della tomba TT79) e, forse, un altro figlio di cui non è leggibile il nome, recano offerte al defunto; in altra scene, il defunto e Menkheperreseneb offrono fiori di papiro a Ra-Horakhti e cerimonie funebri con uomini che trasportano ceste, preti con incenso e libagioni dinanzi al defunto seduto sotto un padiglione; una casa con giardino nei pressi di un lago su cui naviga una barca.
Rituale funerario in un giardino, dalla TT87 (Metropolitan Museumdi New York, cat. MET DT10880)
Sul fondo della sala una seconda più piccola sala trasversale costituisce la camera funeraria sulle cui pareti sono riportati brani del Libro dei Morti. Un sedile in granito nero, forse proveniente da questa tomba, si trova al Museo egizio de il Cairo.
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 178.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
Porter e Moss 1927, p. 178.
Porter e Moss 1927, pp. 178-179.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
versante est della collina; a sud della TT83 sotto e a sud della TT82
Biografia
Padre di Menkheperreseneb, titolare della TT86, fu Amenhemet mentre Taonet, Nutrice reale, fu sua madre.
Coni funerari dalla TT86 di Menkheperraseneb
La tomba
La tomba si presenta planimetricamente strutturata con l’andamento tipico delle tombe del periodo, a “T” rovesciata. Ad un breve corridoio segua una sala trasversale sulle cui pareti è possibile rilevare, benché pesantemente danneggiati, dipinti di un concerto di cantanti, maschi e femmine. Seguono scene agricole comprese operazioni di misurazione e pesatura del raccolto; alcuni preti officiano dinanzi ad Amon e /Thermutis, Thutmosi III, sotto un padiglione. In altre scene il defunto esegue ispezioni del bestiame, dei laboratori e dei lavoratori del tempio, con pesatura di metalli preziosi e malachite. Poco discosto, il defunto riceve prodotti da Koptos e dalla Terra di Kush e pesa oro.
I tributi stranieri
Rython minoico in forma di testa di toro, dall’Heraklion Archaeological Museum
Una delle scene parietali della camera trasversale è relativa alle cosiddette “processioni egee”, o “dei tributi stranieri” o, ancora, “processioni Keftiw”. Nel caso della TT86 Menkheperreseneb commissionò per la sua tomba un’ampia rappresentazione parietale, che adorna il vestibolo trasversale, e che fa riferimento ad una lunga processione di stranieri ed egiziani. Il testo che sovrasta il dipinto è inoltre pieno di dettagliate informazioni che, però, non sono sincronizzate con le sottostanti immagini talché non è possibile abbinare con certezza l’identificazione etnica con il personaggio corrispondente.
Keftiw dalla TT86 (MET DP161251)
Quel che è nota è, tuttavia, l’occasione a cui la processione fa riferimento, la “festa per il Nuovo Anno” durante la quale il Primo Profeta offre doni al sovrano e gli presenta le delegazioni straniere e dei popoli sottomessi all’Egitto. Il registro superiore del dipinto parietale si sviluppa secondo una vera e propria scaletta geometrica: i quattro personaggi rappresentati, infatti, si trovano in posture mano a mano crescenti. Il primo emissario è, infatti, prostrato, ne segue uno in ginocchio, un altro in piedi ed un ultimo pure in piedi, con i capelli ripartiti in trecce ed un gonnellino particolarmente elaborato, leggermente più alto di quello che lo precede, altezza che è accentuata ancor più dall’oggetto che reca su un vassoio: una testa di toro che ricorda il più famoso rython di Knossos in forma di testa di toro.
Un altro dettaglio dei tributi stranieri della TT86, Fonte: narmer.pl
Di fatto i quattro personaggi sarebbero identificabili, dai geroglifici sopra riportati, come principi di Tunip, Ḫattuša e Keftiw. La processione si snoda su più registri ed in un registro più basso ricompaiono i personaggi sopra visti, in posizione analoga; il “keftiw”, in questo caso, reca un vassoio verosimilmente contenente pani e una coppa del tutto simile a quella riscontrabile in analoga “processione” della tomba TT71 di Senenmut.
Nel riquadro: il titolo di “Capo di Hatti” (wr n Ḫt3), ossia il re degli Ittiti. Da: De Pietri, Marco. “ḥr. wn k3. w and bibrû: Between Tribute and Gift.” 2022.
Anche altri oggetti recati dai portatori appaiono di chiaro influsso minoico, come un rython conico o un’anfora con coperchio in forma di testa di toro; particolare attenzione ricade, inoltre, sugli abiti dei portatori stessi che consentono una precisa valutazione della loro provenienza[5].
Processione di tributi
Le processioni dei tributari rappresentavano la consegna di “tributi” da regioni assoggettate all’Egitto o, comunque, in rapporti con il Paese. Si ritiene, tuttavia che gli oggetti presentati dalle delegazioni Keftiw[6], ovvero secondo la maggior parte degli studiosi i minoici, rappresentate in almeno sei Tombe dei Nobili[7], non costituissero un “tributo” nel senso letterale del termine, bensì doni da popolazioni non assoggettate, ma in rapporti commerciali o diplomatici paritetici[8].
Tale scena, così come quelle analoghe presenti in altre tombe della Necropoli tebana sarebbero perciò sintomatiche di rapporti amichevoli, e non di sudditanza, tra l’Egitto e le popolazioni egee nel periodo del Bronzo tardo.
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 170.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
Porter e Moss 1927, p. 175.
Panagiotopulos 2006, pp. 370-412.
Barber 1991.
Panagiotopulos 2006, pp. 370-412.
Panagiotopulos 2001, pp. 163-283.
Panagiotopulos 2001, pp. 163-283.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]Panagiotopoulos 2006, cita per tale identificazione Aldred, 1961 (pp. 115-116).
[6]Il termine egizio per indicare i popoli egei, e segnatamente quelli minoici, era Keftiw. Benché non esista unanimità in tale identificazione, tuttavia la grande maggioranza degli studiosi indica il termine Keftiw come individuazione certa del popolo cretese nei contatti con l’Antico Egitto del Bronzo Tardo.
[7]Le cosiddette “processioni egee”, o “dei tributi stranieri”, o “processioni Keftiw”, si ripetono in altre cinque tombe dei nobili oltre la TT86, tutte concentrate nella XVIII dinastia e in un arco temporale di circa 100 anni: TT39, di Puyemra, Secondo Profeta di Amon durante il regno di Thutmosi III; TT71, di Senenmut Amministratore e architetto sotto Hatshepsut; TT100, di Rekhmira visir sotto Thutmosi III e Amenhotep II; TT131, di Useramon Visir di Thutmosi III; TT155, di Intef Grande araldo del re sotto Thutmosi III.
[8]Nella TT39 di Puyemra quattro personaggi vengono designati come “Capi stranieri dell’Asia più lontana” (Panagiotopulos 2006|pp. 370-412).
Steatite. Altezza: 22 cm Diciannovesima Dinastia, Regno di Ramses II (1250 a.C.) Provenienza: probabilmente Menfi o Pi-Ramses Collezione privata
Questo shabti raffigura il suo proprietario come doveva apparire in vita. Sunur (o Sunero) indossa una parrucca tripartita e una corta barbetta; in aggiunta a ciò, ecco un’ampia collana wesekh allargarsi attorno al suo collo.
È rivestito di un elegante abito caratteristico del suo tempo, con larghe maniche pieghettate e un ampio grembiule; calza dei sandali ai piedi. Non sono qui raffigurati né un tacco e neanche un canestro, tipici attributi di uno shabti. In compenso Sunur regge sul petto con tutt’e due le mani un uccello “ba” dalla testa umana e con le ali distese.
L’uccello “ba”, spesso tradotto come “anima”, può essere interpretato come una personificazione del potere dell’individuo, in altri termini l’alter ego del defunto che incorpora, dopo la morte, la totalità della sua identità fisica e psichica. La raffigurazione del ba sotto l’apparenza di uccello ne rappresenta la mobilità e il concetto che egli possa tornare al defunto in qualsiasi momento.
Un’iscrizione geroglifica menziona, al centro del grembiule, il proprietario della piccola scultura:
s.HD Wsir imj-rA ssm.t ¤wnwr(A) mAa-xrw
“Deliziati Osiride, Sovrintendente della Cavalleria, Sunur, giustificato”
L’iscrizione continua con un totale di cinque colonne su entrambi i lati e sul retro dello shabti. Questo testo, più probabilmente realizzato da uno scriba diverso da quello del testo sul grembiule, cita il Capitolo 6 del Libro dei Morti:
1|Dd=f i S[b]tj ipw irj ir ip=tw [w]j
Egli dice: “O questo shabti, se sarò convocato o
2|[i]r aS =tw r ir.t kA.t nb.t irr[.t] m Xr.t-nTr r sr
se dovessi essere chiamato a svolgere ogni genere di lavoro da eseguirsi nella necropoli
3|d(.tw) sx.wt r zmH(.tw) wDb r
per accrescere i campi e per irrigare gli argini o
4|Xnj Saj nj iAbt.t imnt.t is
per trasportare sabbia dall’oriente a occidente
5|-Tw Hwj.w10 nkt11 im=j [m] zj r Xr.t[=f]. . .
ora, in verità, si impiantano ostacoli con esso (come) un uomo al suo dovere. . .”
Un altro shabti di Sunur quasi identico, è custodito al British Museum di Londra (EA65206). Anche in questo caso il nostro indossa un lungo vestito pieghettato e tiene fra le mani un uccello ba dalla testa umana. Il suo nome e titolo di imj-rA ssm.t, “Sovrintendente della Cavalleria”, è menzionato anche in questo caso sul grembiule. Il successivo Capitolo Sesto del Libro dei Morti è scritto, su questo shabti, solo su quattro righe che ricoprono entrambi i lati e la parte posteriore della piccola figura. Il testo termina col nome e il titolo di Sunur.
Lo shabti del British Museum
I testi provenienti dal Libro dei Morti su entrambi gli shabti di Sunur sono stati con tutta probabilità scritti dalla stessa mano, ma certamente non l’inizio della formula sul grembiule del manufatto qui in esame.
Le caratteristiche del volto differiscono leggermente, tuttavia si potrebbe suggerire che entrambe le figurine siano state eseguite dalla stessa mano. Talvolta gli shabti, anche quelli della migliore qualità, venivano prodotti con l’iscrizione sul grembiule lasciata parzialmente (o talvolta del tutto) incompleta.
Dal momento che lo shabti di Londra porta il nome e il titolo del proprietario nel testo principale, sembra improbabile che Sunur non abbia ordinato che questa piccola raffigurazione fosse realizzata o quanto meno iscritta su sua richiesta.
Carol Andrews (vedi riferimenti bibliografici) è sicura che lo stesso Sunur vi sia rappresentato. Ma in questo caso, sembra più probabile che Sunur abbia richiesto al laboratorio artigianale un’altra statuetta dopo aver ricevuto quella attualmente custodita al British Museum.
Anche se realizzata molto probabilmente dallo stesso artista, sembra piuttosto improbabile che lo stesso Sunur vi sia realmente raffigurato. Tuttavia, il laboratorio realizzava questa categoria di prodotti per funzionari di alto rango, forse anche per membri della famiglia reale, come si può ipotizzare dall’osservazione di uno shabti realizzato per uno dei figli di Ramses II, il già principe ereditario Khaemuaset.
Sembra dubbio che questi shabti di Sunur appartenessero realmente alla schiera dei servitori funerari; si sarebbe più propensi a credere ad un loro utilizzo extrasepolcrale (si pensi agli shabti di Bintanat ritrovati nella tomba di Horemheb, a quelli di Kenamon in Abido o quelli di Khaemuaset dal Serapeo, solo per menzionarne alcuni).
Entrambe le statuette portano il titolo imj-rA ssm.t, “Comandante della Cavalleria”. Attualmente si conoscono circa 65 personaggi del Nuovo Regno che furono insigniti di questo titolo. Circa la metà di essi è riferibile con relativa certezza alla Diciannovesima Dinastia e tutti appartenevano alla élite militare.
Riferimenti
K. Konrad, P. Pamminger – Shabti of Sunur. In Ancient Egypt – Masterpieces from Collectors and Collections – 10th Edition of the Brussels Ancient Art Fair – BAAF. 2021
Photographic credits :
Nathalie and Alain Speltdoorn, Jörg E. Sehr
Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig: photographer of the museum
Una delle maggiori testimonianze che ci ha lasciato la civiltà egizia è quella delle espressioni figurative attraverso documenti della pittura e del rilievo dipinto.
Il disegno viene costruito per mezzo di un reticolo, la quadrettatura, con una cordicella bagnata di rosso, all’interno viene lavorato un disegno preparatorio (sinopia) con i contorni, successivamente vengono apportate le correzioni, in caso di un rilievo dipinto prima si pratica l”incisione, a lavoro ultimato viene applicata la pittura.
Esempio di quadrettatura – Tomba di Sarenput II ( XII Dinastia)
La scelta tra pittura o rilievo dipinto era legata alle caratteristiche del supporto parietale, il rilievo poteva essere di due tipi: quello emergente, dove la parte superficiale tra le figure veniva asportato, o entro incavo, dove la superficie tra le figure veniva conservata e le figure stesse venivano modellate all’interno della superficie dell’incavo.
I colori utilizzano pigmenti naturali, come ocra ( gialla, rossa, bruna), gesso, ossidi di rame, fritte ( vetri polverizzati), fuliggine, usata per il nero.
I pigmenti vengono stesi a campitura piena, senza chiaroscuro.
Si potevano ottenere tonalità intermedie mescolando i colori.
Spesso veniva suggerita la trasparenza dei corpi sotto le vesti, o la trasparenza dell’acqua.
Suonatrice di liuto – Tomba di Kenamon, TT93 a Tebe ( XVIII Dinastia)
Alla base delle scelte vi sono delle convenzioni sia in rapporto dei colori che al disegno, per esempio l’uomo è raffigurato con la carnagione più scura di quella della donna.
Le persone venivano scomposte nelle vedute più evidenti: spalle di fronte, corpo di profilo, occhio di fronte.
Gli animali sono visti di fianco o dall’alto come gli insetti e il basto delle bestie da soma del lato non visibile viene rappresentato ribaltato in alto.
Si utilizza la disposizione in registri dove le figure umane possono avere proporzioni gerarchie, la lettura delle scene può avvenire da sinistra a destra o viceversa, a seconda della direzione in cui è rivolta la rappresentazione di uomini e animali, cioè se guardano verso destra, la lettura inizia da destra verso sinistra e viceversa.
La pittura poteva essere stesa direttamente sulla pietra, in presenza di calcare ben levigato, come nelle tombe tebane della XVIII Dinastia, ma la maggior parte di esse era fatta su stucco : prima veniva posto uno strato di fango e paglia ( pisé), poi un strato di gesso e pietra polverizzata.
Il fondo poteva essere grigio – azzurro, XVIII Dinastia, o bianco, XVIII-XIX Dinastia, o giallo nelle tombe degli artigiani di Deir el-Medina.
L’applicazione dei colori veniva applicata a tempera , con acqua, non si tratta quindi di affreschi, dove la pittura è eseguita sull’intonaco fresco con colori diluito in acqua.
A metà della XVIII Dinastia alcuni pittori hanno usato vernici trasparenti e protettive che però col tempo si sono opacizzante.
In una delle prime testimonianze pittoriche, nella mastaba di Iteti e Nefer-maat a Meidum ( IV Dinastia), è stata fatta una sperimentazione di una tecnica di incrostazioni per mezzo di paste colorate poi subito abbandonata nella stessa tomba a favore di quella a stucco, si erano accorti tempestivamente che il riempimento delle cavità non era duraturo, da qui proviene il famoso frammento delle oche ora al Museo del Cairo.
Pittura a incrostazioni – Mastaba di Iteti e Nefermaat a Meidum ( IV Dinastia)
Elenco dei pigmenti
I BIANCHI : carbonato di calcio, Calcite di magnesio, huntite.
NERO: carbonio amorfo elementare ( nero fumo o carbone di legno), pirolusite.
ROSSO : ocra rossa ( ossido di ferro a idro), calcinazione dell’ora gialla.
ROSSO ARANCIONE : realgar (bisolfuro di arsenico).
GIALLO : ocra a base di ferro, dalla limonite alla voethite, orpimento ( trisolfuro di arsenico), jarosite.
BLU; blu egizio o fritta (pigmento artificiale ottenuto per fusione di sabbia silicea ), carbonato di rame, ossido di calcio, potassio o carbonato di sodio (natron)
VERDE: deriva dal rame, fritta verde egizia ( come fritta blu).
I primi colori utilizzati sono il rosso, il nero, il bianco e il giallo.
Il verde arriva verso il 3000 a. C., segue il blu che appare verso la fine dell’Antico Regno, l’arancione e il marrone compaiono nel Medio Regno.
Nel Nuovo Regno vengono usate varie tonalità di blu, di rosso e appaiono il grigio e il rosa, ottenuti con una miscela con il bianco.
Tomba tebana di Nebamon – Tebe Ovest, TT 146 Londra, British Mu3, EA 37977 Fonte: Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electa
I coloro scelti per il mondo animale e vegetale copiamo la realtà, quelli usati per le persone e gli dei seguono convenzioni religiose e sociali.
Fonte e fotografie
Indagine sulla pittura egizia – Valérie Humbert, Cristiano D’aglio – Edizioni Kemet
Ad un breve corridoio (1 in planimetria), sulle cui pareti è possibile rilevare i resti di inni sacri, segue un vestibolo con quattro pilastri (A-B-C-D in planimetria).
Sulle pareti di tale vestibolo, il defunto (2-3) dinanzi ai magazzini di Amenhotep II in atto di controllare le razioni per le truppe, compresi porta-stendardi mentre, in basso, assiste alla preparazione del cibo.
Su una delle pareti più brevi (4-5-6) il defunto assiso o stante e donne che recano mazzi di fiori; poco discosto (7) una falsa porta e rappresentazione del defunto e della moglie che offrono libagioni al dio Anubi. Sulla parete che fronteggia l’ingresso, ufficiali e militari (8), la moglie del defunto offre mazzi di fiori al faraone Amenhotep II seduto sotto un chiosco (9); il defunto accanto a Thutmosi III (17), seduto sotto un chiosco, riceve tributari siriani con donne e bambini.
Sull’altro lato corto del vestibolo (16) Amenhotep II, seguito dal defunto e dalla moglie, offre fiori a Osiride; poco discosto (15-14-13), due portatori di offerte, un uomo adora Anubi assiso e un altro che offre fiori al defunto. Segue (12) il defunto in adorazione di Osiride, alcuni giovani (figli?) offrono fiori al defunto e sua moglie in presenza di un complesso musicale maschile (11-10) composto da tre arpisti e un liutista, nonché suonatrici e danzatrici, e scena di offertorio del defunto e della moglie.
Musicisti nella TT85 (tre arpisti e un liutista). Rilievo di N. Davies
Sui pilastri:
A: il defunto seduto; alla sommità un inno ad Amenhotep II; due fanciulle e la moglie dinanzi al defunto;
B: la moglie, con un giovane principe in grembo, dinanzi al defunto; scene di purificazione della mummia da parte di preti e il defunto che loda Amenhotep II;
Baki allatta un giovane principe (Amenhotep II?) davanti al marito Amenemheb. Da: Laboury, Dimitri, and Maruschka Gathy. “Gli uomini (e le donne) del re.” (2017).
C: il defunto offre fiori in occasione della Festa per il Nuovo Anno alla moglie che allatta un giovane principe; il defunto loda Thutmosi III;
D: un uomo offre bende di lino al defunto e alla moglie, sotto la cui sedia si nasconde una scimmia; fanciulle suonano sistri; il defunto loda Thutmosi III.
Un secondo, breve corridoio (19) dà accesso ad un corridoio più largo che termina in una sala trasversale. Sulle pareti (20-21) il defunto e la moglie con un figlio, e la relativa moglie, seduti, ispezionano le suppellettili funerarie. Nella sala trasversale rilievi (in parte distrutti nella parte bassa) della processione verso la dea dell’Occidente (Hathor)(22), un lungo testo di lode per Osiride recitato dal defunto e dalla moglie (23); scene di caccia all’ippopotamo (24-25-26), di uccellagione con l’ausilio di reti e di pulitura e preparazione di pescato.
Sulla parete corta (27) il defunto e la famiglia a caccia e pesca, mentre poco oltre (28) il defunto e la moglie dinanzi ai quali un uomo presenta una lista di offerte alla presenza di un concerto costituito da suonatori maschi e femmine (arpisti, liutisti e suonatrici di flauto e di lira).
Scene di caccia della TT85. Fonte: Egypt – Land of Eternity
Particolare del cacciatore di fronte ad una iena. Tempera su carta di Nina Davies (MetMuseum 30.4.54)
Un corridoio finale, strutturato come “scrigno”, presenta sulle pareti preti dinanzi alla mummia sotto un padiglione, con servi e tavole di cibi e vino e il trasporto del sarcofago trainato da uomini e buoi (29). Sulla parete opposta (30), il defunto e la moglie in piedi guardano verso un lago circondato da alberi; in altro registro il defunto e la moglie seduti ricevono prodotti del giardino e animali (gazzella, toro e uno stambecco).
Sul fondo dello “scrigno” (31), su quattro registri sovrapposti, Osiride, Anubi e offerenti.
La tomba TT85 comprende inoltre tre pozzi; uno scavato nel cortile antistante la tomba in cui è stata ritrovata la mummia di una donna chiamata Nehesit (XXI-XXII Dinastia), ed altri due scavati nella camera trasversale, di cui il più lungo si addentra per 40 metri nella collina. In questi due pozzi sono stati ritrovati i resti di 147 salme; alcune di esse, mostranti i segni di un incendio, si ritiene appartengano alla XVIII Dinastia e siano i resti di Amenemhab e della sua famiglia7.
La testa di una delle mummie ritrovate nel pozzo 2 della TT857
La tomba fu successivamente riutilizzata in epoca copta8, come testimoniato da diversi ostrakon ritrovati,
Ostrakon del vescovo(?) Ananias, testimonianza del riutilizzo in epoca copta8
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 170.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
Porter e Moss 1927, p. 170.
Porter e Moss 1927, pp. 170-175.
Nerlich, Andreas, et al. “Anthropological and palaeopathological analysis of the human remains from three” Tombs of the Nobles” of the necropolis of Thebes-West, Upper Egypt.” Anthropologischer Anzeiger (2000): 321-343.
Behlmer, Heike. “Christian Use of Pharaonic Sacred Space in Western Thebes: The Case of TT 85 and 87.” Sacred Space and Sacred Function in Ancient Thebes, Chicago (2007): 163-175.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione dell’epoca.
La tomba si presenta con la forma a “T” capovolta tipica delle strutture di questo periodo storico. Un breve corridoio (1 in planimetria) sulle cui pareti si possono intravedere i resti di alcuni inni sacri, nonché immagini del defunto e della moglie, dà accesso ad una camera trasversale alle cui estremità si trovano due cappelle denominate del sud e del nord.
Nella cappella sud (10 in planimetria) un uomo (figlio?) offre libagioni al defunto e a sua madre sulla parete sinistra, ed al defunto e suo padre sulla parete destra; nella cappella nord (11) il defunto con il padre (dipinto non finito) e scena di offertorio ai due personaggi. Sulla parete di ingresso (2-3) la raccolta del bestiame e scene del defunto e di un figlio; sulla parete adiacente (6-7) uomini che recano cibi, nonché scene di offertorio di fiori al defunto da parte del fratello Khaemwaset alla presenza di una fanciulla che suona il flauto doppio. Sui lati corti della sala si trovano due stele: su una (4), oltre a testi autobiografici, il defunto offre libagioni al cartiglio di Thutmosi III; sulla parete opposta (8) analoga stele è stata usurpata da tale Mery, la cui tomba conosciuta è la TT95. Qui il defunto (Mery in questo caso) in offertorio a Osiride, inno a Ra e testi autobiografici. Sull’altro lato lungo della sala (5-9), il defunto, in presenza di Thutmosi III, riceve nubiani che recano tributi tra cui giraffe, ghepardi, scimmie, babbuini, e siriani che recano, a loro volta cavalli, carri, orsi e vasi decorativi.
L’iscrizione sullo stipite sinistro della porta. Da: KAMPP, F. (1996): Die Thebanische Nekropole
Uno stretto corridoio (12) adduce ad una camera perpendicolare alla precedente sulle cui pareti (13) la rappresentazione del corteo funebre e dei riti sulla mummia sono stati usurpati da Mery.
Segue la rappresentazione (14) di Khaemwaset, fratello del titolare Iamunedjeh, che offre mazzi di fiori al defunto e sua moglie. Sulla parete opposta (15) Iamunedjeh e sua moglie Henutnefert a caccia nel deserto a bordo di un carro (sono labili le tracce rimaste degli animali cacciati); segue una scena, usurpata da Mery e sua madre, di ispezione di prodotti del Delta nilotico. Il defunto (17) a caccia e a pesca, precede (18) un uomo che presenta una lista di offerte al defunto e a sua moglie.
Un ulteriore corridoio (19) dà accesso ad una cappella finale sulle cui pareti sono rappresentati (20, dipinto non ultimato) il defunto e la moglie in offertorio e (21) il defunto e un altro uomo anch’essi in atto di offrire libagioni verso la nicchia di fondo (22) in cui è rappresentato Anubi.
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 167.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
Porter e Moss 1927, p. 167.
Porter e Moss 1927, pp. 167-170.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Il nome del titolare era Aamtju, detto anche Ahmes o Ahmose, Governatore di Tebe e Visir durante la prima parte del regno di Thutmosi III. Oltre lui, solo altri due sommarono le due cariche: suo figlio User (titolare delle tombe TT61 e TT131), che assunse la carica nell’anno V di regno di Thutmosi III, e suo nipote Rekhmira (TT100)[5], alla fine del regno di Thutmosi e all’inizio di quello del suo successore Amenhotep II. Unica ulteriore nota biografica, ricavabile peraltro non dalla TT83 bensì dalla tomba TT131 del figlio User, è il nome della moglie: Ta-aametju.
La tomba
La facciata della TT83
Come appare oggi la facciata della TT83. Fonte:osirisnet.net
TT83 appartiene alla categoria delle cosiddette tombe a “saff“[6], ovvero strutture architettoniche che, nella facciata presentano una fila di pilastri scavati nella roccia o nel terreno. Benché tale soluzione sia riscontrabile specie nelle tombe del Medio Regno, si ritiene tuttavia che nel caso specifico la TT83 non sia una tomba del Medio Regno riusata, ma sia stata effettivamente realizzata durante la XVIII dinastia e segnatamente durante il regno di Thutmosi III[7].
Come solito per le tombe dell’area, un cortile, oggi molto danneggiato e quasi indefinito per le strutture che vi sono state costruite di recente, precede la facciata ampia quasi 25 m; questa, scavata direttamente nella collina, è costituita da otto pilastri quadrati[8]. Gli stessi pilastri e il soffitto dell’atrio (molto danneggiato), erano dipinti e oggi restano solo tracce, sul soffitto, dei titoli del defunto.
L’atrio della TT83. Fonte:osirisnet.net
Un’unica porta si apre su un lungo corridoio perpendicolare alla facciata sulle cui pareti erano rappresentati riti sulla mummia e i titoli del figlio User, visir a sua volta e titolare delle tombe TT61 e TT131. Tali decorazioni, citate da Porter e Moss 1927, sono oggi scomparse.
Il corridoio della TT83 è attualmente murato. Foto: Thierry Benderitter. Fonte:osirisnet.net
Le decorazioni dei soffitti sopravvissute. Thierry Benderitter
E’ bene precisare che le già precarie condizioni e la particolare posizione panoramica sull’intera vallata[9], nonché le particolari condizioni climatiche che rendono la temperatura costante, ha fatto sì che TT83 venisse prescelta da molti egittologi[10] per installarvi la propria abitazione provvisoria durante campagne di scavo.
Il panorama dalla TT83. Thierry Benderitter
Primo ad occupare la tomba come propria abitazione, per circa un decennio agli inizi dell’800, fu John Gardner Wilkinson tanto che TT83 è ancora oggi nota anche come “casa di Wilkinson”. Per adattarla alle sue necessità Wilkinson eresse mura in mattoni crudi e realizzò stanze tanto che al termine dei lavori la “casa” era costituita da un’anticamera, stanze da letto, salone, sala da pranzo, cucina, stanze per la servitù e colombaia (vedi planimetria)[11].
“Casa Wilkinson” in una planimetria di Karl Richard Lepsius
Fonti
Kampp 1996.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 167.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
Porter e Moss 1927, p. 167.
Kampp 1996.
Porter e Moss 1927, p. 167.
Manniche 1988.
“casa Wilkinson” in una planiemtria di Karl Richard Lepsius
La facciata di TT83
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]Il fatto che le potentissime cariche siano state appannaggio della stessa famiglia per tre generazioni, così concentrando un potere enorme, potrebbe essere alla base della caduta in disgrazia del visir Rekhmira (TT100).
[6]Il termine arabo saff può essere infatti tradotto con fila o riga.
[7]Ipotesi ormai consolidata vuole che il corridoio, lungo 16 m e largo 1,70 che, di fatto, costituisce la tomba vera e propria fosse, in fase embrionale, quella che si sarebbe poi trasformata, se fosse stata conclusa, in una tomba a “T” capovolta tipica delle tombe del periodo, con l’aggiunta di una camera funeraria (“a” o “b” di colore rosso in planimetria) e di una sala trasversale (“c” in planimetria).
[9]La vista spazia dal Ramesseum, ai Colossi di Memnone, a Medinet Habu, al Complesso templare di Karnak in lontananza.
[10]Dopo Wilkinson abitarono la casa Robert Hay; Edward Hogg e Fulgence Fresnel (1795-1855), orientalista francese; Karl Richard Lepsius; Alexander Henry Rhind (1833-1863), archeologo scozzese e il pittore americano Joseph Lindon Smith (1863-1950) con la sua famiglia.
[11]Dagli appunti dello stesso Wilkinson si desume che il frammenti di un sarcofago vennero impiegati come camino e fuochi per cucinare il cibo. Quando, infine, la TT83 venne definitivamente abbandonata come abitazione, le strutture aggiunte vennero gradualmente smantellate dagli abitanti del luogo per trarne mattoni o legno.
Scriba e Contabile del grano di Amon, Assistente del visir
Sheikh Abd el-Qurna
XVIII dinastia (Thutmosi III)
in alto, sul percorso che va dalla TT83 alla TT81
Biografia
La titolatura di Amenemhat lo indica come “Assistente del visir” e “contabile del grano”, ma egli assommava in se anche le cariche di “Supervisore delle terre arate” e, verosimilmente con valenza templare, di “più anziano del cortile esterno (titolatura non meglio identificabile)”; aveva inoltre molte e importanti cariche nel tempio di Amon.
L’incarico di “contabile” è più compiutamente traducibile con “scriba contabile del grano del granaio delle divine offerte di Amon” con ciò intendendo che a lui competeva la responsabilità delle entrate, e della movimentazione di cereali in un determinato granaio destinato alla produzione di pani e focacce per le tavole delle offerte di Amon.
Anche l’incarico di “assistente del visir[5]“, che era pur sempre la seconda carica del Paese, era di primaria importanza giacché a lui competeva, come peraltro indicato in testi autobiografici della tomba, la gestione del patrimonio consistente non solo nei pagamenti, ma anche nella gestione e movimentazione di personale, terre, cereali e metalli preziosi sia per conto direttamente del visir, sia per le incombenze della parte del paese sotto la sua giurisdizione[6].
TT82 è tra le tombe più complete dell’area tebana, sia sotto il profilo testuale che iconografico.
La genealogia di Amenemhat è abbastanza ben differenziata nelle decorazioni parietali: nonni paterni furono Kemy, anch’egli Supervisore delle terre arate, e Antef[7]; nonni materni furono Antef (stavolta indicante un maschio) e senza indicazione di cariche, e Iahhotep.
La genealogia di Amenmhat
Genitori furono Djehutymes (ovvero Thutmosi), a sua volta Supervisore delle terre arate, e Antef (stavolta con valenza femminile).
La difficoltà insita nel distinguere termini come “senet“, letteralmente sorella, ma spesso utilizzato per indicare una moglie, ma anche una sorellastra o addirittura la moglie di un cugino, non consente esattamente di individuare quali dei personaggi riportati siano effettivamente consanguinei se non in tre casi in cui è certo il legame di parentela: Iahmes era una sorella (peraltro madre della moglie di Amenemhat), Amenmes, Scriba contabile dei granai, un fratello, mentre di un altro fratello è ancora leggibile solo la parte teofora del nome […]Amen.
Amenemhat e Baket-Amon. Fonte: osirisnet.net
Moglie di Amenemhat fu Baket-Amon, figlia di Iahmes e, perciò, sua nipote; per quanto riguarda i figli della coppia, benché siano rappresentati più personaggi che potrebbero esserlo, solo per cinque è possibile indicare che tali siano effettivamente, cinque maschi e due femmine. Per i cinque maschi sono noti solo i nomi di Amenhotep e Amenemhat, come il padre; per quanto attiene alle femmine, Amenemheb e Satamon.
La tomba
Anticamente, TT82 aveva già subito danneggiamenti durante il periodo dell’Eresia amarniana[8] il che denota, inoltre, che a oltre 100 anni dalla sua realizzazione, la cappella era ancora accessibile. Durante il periodo ancora faraonico la tomba venne utilizzata per sepolture anonime che vennero pesantemente saccheggiate lasciando solo pezzi di corpi e di sarcofagi, nonché frammenti di suppellettili funerarie, coni funerari, vasi canopi e circa 150 ushabti di scarsa fattura. Più tardi ulteriori danni furono causati da parte degli eremiti e monaci copti che si installarono nell’area della Necropoli tebana.
In tempi moderni, TT82 venne visitata da Robert Hay agli inizi dell’800[9]; successivamente rilevata, e i dipinti parietali copiati, da James Burton e John Gardner Wilkinson; fu quindi la volta di Karl Richard Lepsius. La pressante richiesta specie in occidente di reperti egizi, derivante dalla passione per l’Egitto del periodo, vide la tomba oggetto di consistenti azioni distruttive, con taglio e asportazione di parti dei dipinti e rilievi parietali fino al 1907, quando venne apposta una porta di ferro a protezione di quanto rimaneva[10]. Nel 1914 Norman de Garis Davies e Ernest Mackay[11] svuotarono la tomba e procedettero ai restauri del caso.
Un lungo corridoio di circa 6,5 m, sulle cui pareti sono riportati testi sacri (1 in planimetria), dà accesso ad una sala trasversale, larga 11 m, secondo la planimetria tipica delle tombe del periodo; un breve passaggio, sulle cui pareti (2) sono riportati testi oggi illeggibili, adduce alla camera trasversale con resti di testo molto danneggiati. In alto (3) una scena di banchetto in cui alcuni congiunti partecipano ad un banchetto del visir User, titolare delle tombe TT61 e TT131, e sua moglie Thuyu.
Il banchetto del visir User. Fonte: osirisnet.net
In altra scena (4) il defunto offre cibo ai suoi antenati nonché all’architetto e agli artisti che hanno decorato la sua tomba; in altra scena ancora (5) il defunto, la moglie e il figlio Amenemhat a banchetto per la festa del Nuovo Anno, mentre alcuni musicisti si esibiscono (una flautista, una suonatrice di nacchere, fanciulle che battono le mani, una danzatrice e un arpista).
L’esibizione dei musicisti. Fonte: osirisnet.net
Su altra parete (6), il defunto in offertorio al visir Aamtju Ahmose e sua moglie; seguono (7) scene di caccia del defunto e della moglie alla gazzella nel deserto e all’ippopotamo (8), nonché scene di pesca e di uccellagione e testi magici.
La caccia alle anatre. Fonte: osirisnet.net
Un corridoio perpendicolare alla sala precedente, lungo 5,5 m, reca sulle pareti (9) scene del defunto che esce dalla tomba per “ammirare il disco solare”; in altre scene la processione funeraria (10) e la Dea dell’Occidente (Hathor), con il trasporto di statue del defunto in un pellegrinaggio ad Abydos.
Il pellegrinaggio ad Abydos. Fonte: osirisnet.net
Poco discosto (11) il figlio Amenemhat (?), in qualità di prete “sem“[12] offre al defunto e alla madre una lista di offerte; segue (12) una scena di banchetto alla presenza di un concerto costituito da un uomo che suona il liuto, donne con flauto doppio, e arpa e cantanti.
La figura accuratamente scalpellata del prete “sem” al banchetto di Amenemhat.Fonte: osirisnet.net
Un breve passaggio, sulle cui pareti (13) sono riportati testi e il defunto che adora Anubi, adduce ad una camera quasi quadrata di 3,25 m; sulle pareti (14-15) un banchetto alla presenza di musici e, poco oltre, donne in lutto, acrobati (?) e preti che officiano sulla mummia sdraiata su un letto funebre. Due dipinti parietali sono stati sovrascritti: un testo autobiografico è stato sovrapposto a dipinti di suppellettili funerarie; un altro testo, analogamente autobiografico, recante l’indicazione dell’ “anno ventottesimo di regno di Thutmosi III”, venne sovrapposto ad una scena del defunto e di un altro uomo, appena abbozzati, intenti alla preparazione di vino. In altra scena (16) il figlio Useramon, a sua volta nelle vesti di prete “sem“, officia sulla mummia del padre; poco discosto il defunto e la moglie offrono sistri a tre cantatrici di Hathor. Su altra parete (17) scene di festa per i giorni epagomeni mentre un figlio offre al defunto e alla madre una lista di offerte rituali. Due scene (18-19), che affiancano l’accesso all’appartamento funerario, rappresentano il defunto inginocchiato dinanzi alla dea dell’Oriente (a sinistra) e dell’Occidente (a destra). Una nicchia (20) contiene le statue del defunto e della moglie.
Il trasporto della salma di Amenemhat nel suo sarcofago. Fonte: osirisnet.net
Un pozzo verticale, di 8,5 m di profondità, dà accesso all’appartamento sotterraneo non decorato, salvo una la camera funeraria (2,60 m x 3,60). Le pareti sono completamente ricoperte di testi sacri: (21) “Libro dei Morti” e “Testi delle piramidi”[13] in geroglifico corsivo. Una nicchia accoglie ancora testi sacri tratti dal Libro dei Morti, nonché la rappresentazione del figlio Amenemhat (?), in qualità di prete “sem” (22), accompagnato da alcuni bambini, che offre libagioni al padre defunto e, in altra scena analoga, alla madre Beket-Amon.
Il trasporto del sacrario dei vasi canopi (a destra) e del misterioso “tekenu” (a sinistra). Fonte: osirisnet.net
Presso il Brooklyn Museum di New York si trovano una scatola per Ushabti (cat. 50.130) e un modello di falce in legno (cat. 48.27) verosimilmente proveniente dalla TT82[12]. Presso il Museo egizio di Berlino (cat. 2316) si trova una statua in calcare, alta circa 35 cm, che reca l’indicazione “Lo scriba contabile del grano del granaio delle divine offerte di Amon, Amenemhat”. Si tratta di uno steloforo, ovvero una statua di uomo reggente una stele; in questo caso l’uomo è inginocchiato e sorregge, sulle ginocchia, la stele.
Statua stelofora di Amenemhat. Egyptian Museum Berlin, Inv. 2316.
Riferimenti ad Amenemhat sono stati rinvenuti nella cappella della tomba TT61 del visir User. Una particolare menzione merita un graffito, esistente nella TT60 di Senet e Antefoker, quest’ultimo visir a sua volta risalente alla XII dinastia (sotto Sesostri I), sicuramente scritto, o fatto scrivere da Amenemhat in onore dell’antico visir[14].
Fonti
Porter e Moss 1927, p. 163.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 163.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
Porter e Moss 1927, p. 163.
Yoyotte 1960.
Hickmann 1956.
Hickmann 1951.
Porter e Moss 1927, pp. 163-167.
Porter e Moss 1927, p. 167.
Priese 1987.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Amenemhat era assistente per il visir User (TT61), ma non è escluso che abbia ricoperto il medesimo incarico, almeno per un periodo, anche con il predecessore di costui, suo padre Aamtju Ahmose (TT83).
[6] In questo periodo storico due erano i visir, uno per l’Alto e uno per il Basso Egitto.
[7] E’ interessante notare, nella genealogia di Amenemhat, che il nome Antef ricorre più volte sia come nome maschile che femminile.
[8] Con abrasione del nome di Amon e del plurale della parola dio.
[9] Hay classificò la tomba con il n.ro 16 e la descrisse nei suoi appunti, oggi al British Museum cat. MSS 29824, pp. 60-65
[10] E’ tuttavia interessante il fatto che le condizioni in cui la tomba venne rilevata da Alan Gardiner nel 1914 non erano poi molto dissimili da quelle descritte da Robert Hay quasi cento anni prima.
[11] Ernest John Henry Mackay (1880-1943), archeologo britannico famoso specialmente per i lavori di scavo e restauro del sito di Mohenjo-daro nella valle dell’Indo.
[12] Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.
[13] Si tratta di un estratto dei Testi delle Piramidi normalmente destinati alle sepolture reali. Sono riportati i capitoli 220, 221, 222, 593, 356, 357, 374 e 677, con i titoli riportati in rosso. Anche l’augurio di rinascita per Amenemhat è riportato in termini reali giacché gli si augura di risorgere come Ra e di riunirsi alle stelle imperiture proprie della deificazione faraonica.
[14] Lo scritto inizia, infatti, con le seguenti parole: “Qui venne lo scriba Amenemhat che Djehutymès, proclamato giusto, fece superiore del portale, nato dalla signora della casa Antef, proclamata giusta, per vedere [questa] tomba …[il governatore di Tebe] e visir Antefoker”.