Lo sguardo di Amenemope nel suo riposo. Museo Egizio del Cairo – JE 86059. Altezza 30 cm, oro e pietre dure
Del sarcofago in cui giaceva Amenemope e della bara in legno (o di quanto rimane) non ci sono praticamente foto. Dalle iscrizioni scalpellate sappiamo che il sarcofago è quello originale della madre, usurpato per la ri-sepoltura del figlio, il cui sarcofago in quarzite è rimasto, vuoto, nella tomba NRT-IV. Secondo Montet, il sarcofago è stato effettivamente utilizzato per la sepoltura di Mutnodjemet, ma ciò che è successo dopo è avvolto nel mistero.
Il sarcofago di Amenemope in situ. Non sono riuscito a trovare altre foto di questo sarcofago
Le parti in legno sono della bara sono andate perse per sempre; sono sopravvissute però le coperture in oro delle mani del Faraone e la parte superiore della bara, costituita da una maschera d’oro (la terza trovata da Montet, e non sarà l’ultima).
La copertura delle mani della mummia
Questa maschera è forgiata da una lamina in oro massiccio, più spessa di quella della maschera di Sheshonq, con il contorno degli occhi, le sopracciglia e il supporto per la barba cerimoniale (andata perduta) in bronzo.
La maschera ancora nel sarcofago
La foto ufficiale del Museo Egizio
Il volto del Faraone è ritratto da giovane, con le guance piene ed un’espressione delicata. Il re indossa il nemes, che ha la particolarità di essere liscio, essendo totalmente assenti le solite strisce. Sulla fronte del Faraone un ureo in oro massiccio, simbolo di regalità e di protezione, ha il corpo intarsiato con corniola, lapislazzuli e pasta vitrea; sono gli unici elementi colorati della maschera.
Il dettaglio dell’ureo
Le orecchie sono scoperte; gli occhi sono in ossidiana, quello destro ricostruito sulla base del sinistro.
La maschera era pesantemente danneggiata; è stata restaurata al Museo Egizio dal restauratore Ahmed Yousef ed applicata su una forma in gesso da lui creata appositamente.
Le diverse “fasi” del restauro
Ahmed Yousuf modella la forma in gesso che farà da supporto alla maschera
Ahmed Yousuf contempla finalmente il risultato del suo lavoro
La maschera restaurata
La maschera restaurata
FONTI:
Pierre Montet, La nécropole royale de Tanis (Parigi, 1951):
Pierre Montet, Les constructions et le tombeau de Psousennes à Tanis (1951)
Tanis: tesori dei faraoni, Henri Stierlin e Christiane Ziegler , Seuil, 1987
Tesori d’Egitto – Le meraviglie del Museo Egizio del Cairo, Francesco Tiradritti
Foto: Pierre Montet, Merja Attia, Marie Grillot, Artists in Antiquities
Usermaatra Setepenamon – Amonemopet Meriamon La Ma’at di Ra è potente, scelto da Amon – Amon è la Festa di Opet, amato da Amon
A Psusennes I succedette Amenemope, con ogni probabilità figlio suo e di Mutnodjemet, ma gli eventi che portarono Amenemope al trono non sono del tutto chiari.
Regnò per nove anni, forse preceduti o comprendenti un periodo di co-reggenza con l’anziano Psusennes. Non lasciò una traccia profonda nella storia egizia; di lui si sa che contribuì ad un tempio di Iside a Giza ed uno a Menfi.
Morì anch’egli in età avanzata; alcuni segni di infezione sul cranio fanno supporre per una meningite. Soffriva anche di una grave forma di artrosi che deve aver reso difficile la deambulazione nei suoi ultimi anni.
Fu sepolto nella tomba NRT IV a Tanis, e successivamente spostato nella tomba della madre Mutnodjemet.
La pianta della necropoli reale di Tanis
Il dettaglio della tomba NRT-III, che accolse definitivamente Amenemope
La Grande Coppia Reale aveva però un altro figlio, Ramesses-Ankhefenmut, che era già insignito del titolo di Generale delle Truppe del Faraone e di Gran Sacerdote di Amon. A lui era destinata la terza camera della tomba NRT-III, vicino a quella di Mutnodjemet, ma il suo nome è stato scalpellato dalle pareti e da buona parte del sarcofago rimasto nella tomba. Anche se il sarcofago appariva intatto al momento della scoperta, era vuoto. Del corpo non c’è traccia, solo uno dei canopi abbandonato nel vestibolo comune della necropoli reale.
Ankhefenmut appare insieme ai suoi genitori come sacerdoti officianti della Triade Amon-Ra, Mut e Khonsu a Tanis, ed è difficile non immaginarlo come erede al trono. Cosa è successo allora? E perché Amenemope è stato spostato, presumibilmente dal Faraone Siamon, nella tomba della madre, che è scomparsa? Forse una congiura di Palazzo, che ha destituito e ucciso Ankhefenmut, con la complicità di Mutnodjemet? Una “vendetta” postuma? O semplicemente una traslazione dopo un saccheggio della tomba di Mutnodjemet? Ma allora perché sarebbe stato scalpellato il nome della Regina?
Misteri che, senza ulteriori scoperte, sono destinati a rimanere tali
Museo Egizio del Cairo, JE 85854; lunghezza: 16 cm
IL POTERE DELL’ORO
Le spade, i bastoni e la mazza cerimoniale di Psusennes I, come abbiamo visto, sono andate perse. Anche il bronzo delle lame non ha superato la corrosione derivata dalle infiltrazioni d’acqua.
Eppure, è bastato ricoprire l’elsa di una spada con una foglia d’oro per conservarla quasi perfettamente fino a noi.
L’elsa ha sul pomolo una testa di falco il cui occhio è stato finemente cesellato a raffigurare un simbolo “udjat“; il manico è stato inciso altrettanto finemente con un decoro che ricorda il piumaggio del rapace.
Un piccolo capolavoro che ci ricorda perché l’oro fosse definito “la carne degli dei”
Tra i bracciali di Psusennes I, questi sono forse i più particolari, sia per la foggia sia per la “provenienza”.
Con un diametro esterno di 6.1 cm ed un’altezza di 4.5 cm, sono formati da sette anelli sovrapposti di circa 6 mm di diametro, divisi in semi anelli dalla chiusura a scomparsa e dalla cerniera sul lato opposto, composte entrambe da tre tubuli verticali a piccoli anelli.
In oro massiccio, pesano 128 grammi ciascuno.
All’interno degli anelli 3 e 5 è inciso un testo su due righe in geroglifici, che riporta il proprietario (“Il Re, il Signore delle Due Terre, il Primo Profeta di Amon-Ra, il Re degli Dei, Figlio di Ra, Psusennes, amato da Amon”) e colei che l’ha donato: “Fatto per la Sua Maestà dalla Grande Sposa Reale, Signora delle Due Terre, Mutnodjemet”.
Si vede all’interno degli anelli 3 e 5 l’iscrizione di Mutnodjemet
Sappiamo quindi da questa iscrizione che i bracciali furono donati a Psusennes dalla moglie e sorella Mutnodjemet. Da notare però che Montet, anche a causa di altre iscrizioni della tomba e di un altro bracciale, aveva interpretato la scritta come “…Psusennes Amato da Amon, NATO DALLA Grande Sposa Reale…” attribuendo a Mutnodjemet il ruolo di madre del Faraone. Tuttora il ruolo di Mutnodjemet è oggetto di discussione tra gli esperti.
La foto originale di Montet della coppia di bracciali
Comunque stessero le cose, Mutnodjemet sembra ricoprire un ruolo importante alla morte di Psusennes, o che la sua memoria sia venerabile in quella data. La sua tomba era a fianco di quella di Psusennes, ma lei in quella tomba non c’è, e forse non c’è mai stata.
Ma allora, cosa è successo a Mutnodjemet? Cercheremo più avanti di capirlo
FONTI:
Pierre Montet, La nécropole royale de Tanis (Parigi, 1951):
Pierre Montet, Les constructions et le tombeau de Psousennes à Tanis (1951)
Tanis: tesori dei faraoni, Henri Stierlin e Christiane Ziegler , Seuil, 1987Tesori d’Egitto – Le meraviglie del Museo Egizio del Cairo, Francesco Tiradritti
Parlare dei faraoni della XX dinastia è un problema, come abbiamo detto in precedenza gli epitomatori di Manetone fanno riferimento a quanto avrebbero appreso dallo stesso nelle sue “Aegyptiaca” cioè che regnarono dodici sovrani di Diospoli (Tebe) per 135 o 178 anni, anche se in realtà furono solo dieci.
La XIX dinastia finì con un periodo di anarchia, dopo i regni di Siptah e Tausert, ma subito giunse Sethnakht che con tutta probabilità non era di stirpe reale ma un comandante dell’esercito nel quale aveva già servito fin dai tempi di Merenptah. Potrebbe essere stato imparentato in qualche modo con la famiglia reale ma non certo al punto da vantare diritti alla successione. Visto lo sfacelo provocato dai sovrani che lo avevano preceduto, Sethnakht si ribellò ed assunse i pieni poteri riportando rapidamente l’ordine in tutto l’Egitto.
Sethnakht fu il primo sovrano della XX dinastia ma di lui non sappiamo quasi nulla. Il suo glorioso passato come militare lo portò a rifiutare di essere considerato successore di Siptah e Tausert tanto che non li considerò mai ritenendosi successore di Seti II. Da alcuni viene considerato un usurpatore (ma di chi?), dopo Tausert non è che ci fossero pretendenti al trono. Dal suo nome teoforo riferito a Seth si può ritenere che la sua provenienza fosse il Delta del Nilo.
Abbiamo già accennato, parlando di Tausert, del fatto che alla sua morte, o poco prima, scoppiò una guerra civile il cui svolgimento è raccontato sulla Stele di Elefantina fatta incidere nel secondo anno di regno di Sethnakht nella quale si parla di una guerra civile innescata da suoi oppositori nel nord dell’Egitto appoggiati da non meglio specificati mercenari “asiatici”. Sethnakht emerse vittorioso dalla contesa riuscendo a schiacciare i suoi oppositori ed a impadronirsi dell’oro, ornamenti e vesti preziose che avevano accumulato i mercenari asiatici. A questo punto si dedicò alla ricostruzione e riorganizzazione del suo regno. Troviamo conferma anche nel Papiro Harris che attribuisce a Sethnakht il merito di aver riportato l’ordine e la tranquillità nell’intero Egitto.
La sua Grande Sposa Reale, e madre dell’erede Ramses III, fu Tiy-Mereneset, forse figlia di Merenptah. Si pensava che il suo regno fosse durato 2 o 3 anni ma nel 2007 è stata rinvenuta una stele di quarzo, appartenuta a Bakenkunshu “Primo Profeta di Amon” dove è citato il quarto anno di regno di Sethnakht. In quanto a costruzioni non troviamo opere di rilievo ad eccezione del tempio di Amon-Ra a Karnak che Sethnakht fece iniziare ma a completarlo ci penserà poi suo figlio Ramses III. Fece anche iniziare la costruzione della tomba KV11 che sarà poi del figlio Ramses III, ma dovette interrompere i lavori perché durante lo scavo andò a sconfinare nella KV10 di Amenmesse.
Quando Sethnakht assunse al trono fece traslare il corpo di Seti II nell’attuale KV15 usurpando la tomba e forse facendo distruggere il corpo di Tausert sostituendosi a lei nelle decorazioni parietali. Va chiarito che queste sono solo supposizioni poiché nulla dimostra che ciò corrisponda al vero.
La tomba KV14 venne fatta ampliare da Sethnakht rendendola una delle più estese della Valle dei Re, dall’ingresso si dipartono otto corridoi in discesa attraverso i quali si raggiunge una camera funeraria con soffitto a volta sorretto da otto pilastri con quattro camere incompiute agli angoli, probabilmente questa doveva essere la camera funeraria di Tausert e forse dello stesso Seti II.
Sul lato posteriore, due corridoi in piano portano alla camera funeraria che il faraone Sethnakht aveva fatto costruire per se, qui si trova un sarcofago in granito danneggiato con il relativo coperchio, segue un altro corridoio, non ultimato. I corridoi sono decorati con i capitoli del “Libro dei Morti” e del “Libro delle Porte”, in quella che avrebbe dovuto essere la camera di Tausret si trova un soffitto astronomico e sulle pareti testi del “Libro delle Porte” e del “Libro delle Caverne”. Molto simile a questa è anche la camera funeraria di Sethnakt.
Per quanto riguarda il sarcofago di Sethnakht si pensa che anche questo sia stato usurpato a Seti II. Alla sua morte, Sethnakht venne in un primo tempo collocato nella tomba KV14 poi non si hanno più notizie sulla collocazione della sua mummia.
Nel 1898, l’egittologo Victor Loret scoprì la tomba KV35, la tomba, inizialmente prevista per Amenhotep II, venne usurpata poi agli inizi del Terzo Periodo Intermedio. Durante la XXI dinastia venne utilizzata come deposito per la mummie che venivano riposte nelle varie stanze della tomba per salvarle dalle incursioni dei ladri che si facevano sempre più frequenti. Mentre le mummie collocate nel locale h2 della tomba sono state riconosciute, negli altri locali si trovano numerosi corpi o resti non identificabili. Secondo alcuni la mummia di Sethnakht sarebbe la cosiddetta “mummia nella barca” (una mummia rinvenuta già sbendata, forse per un antico saccheggio, riversa in una barca rituale di legno).
Inutile dire che altri non la pensano così, l’egittologo Aidan Dodson non concorda con l’assegnazione a Sethnakht della mummia in quanto a suo parere sarebbe la mummia di un parente di Amenhotep II proprietario della tomba. Il dibattito non ha più ragione di esistere perché nel frattempo la “mummia nella barca” è sparita in seguito ad un saccheggio nel 1901 prima che fosse possibile ogni analisi.
Fonti e bibliografia:
Cyril Aldred, “I Faraoni: l’impero dei conquistatori”, Milano, Rizzoli, 2000
Sergio Donadoni, “Tebe”, Electa, 2002
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
Christiane Desroche-Noblecourt e AA.VV . “Egitto” – Rizzoli Editore, 1981
Mario Tosi, “Dizionario enciclopedico delle divinità dell’antico Egitto”, Ananke, 2006
Nicolas Grimal, “Storia dell’antico Egitto”, Bari, Laterza, 1990
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
Alfred Heuss e atri., “I Propilei”, Verona, Mondadori, 1980
Condivido con voi la falsa porta di Khenu perché l’immagine è molto suggestiva. Soprattutto per me che m’interesso di Filologia Egizia. Non nego che mi piacerebbe utilizzare il reperto come un Laboratorio Breve.
Intanto ne vediamo insieme, velocemente, tre parti. Si tratta dell’architrave maggiore, della tabella e dell’architrave medio. L’architrave minore non lo considero perché riporta una parte del testo delle altre superfici analizzate e quindi non è originale da tradurre.
Come al solito ho aggiunto la codifica fonetica IPA per far leggere i geroglifici a chi non li avesse ancora studiati (cosa aspettate?)
Per coloro che volessero cimentarsi in questa stupenda ginnastica intellettuale che è la Filologia Egizia, non posso che consigliare i seguenti testi:
Papiro – Altezza cm 37, Lunghezza cm 450 Tebe Ovest, Tomba della regina Inhapy – Scavi del Servizio delle Antichità Egiziano 1881 XXI Dinastia, Pontificato e regno di Pindujem I Museo Egizio del Cairo – SR VIII. II488.
All’inizio del Terzo Periodo Intermedio, L’Egitto meridionale era governato di fatto dai sommi sacerdoti di Amon.
Pindujem I non fece altro che ratificare una situazione già consolidata, quando, nella seconda parte del suo lungo pontificato, decise di assumere la titolatura faraonica.
Il suo nome racchiuso nei cartigli compare su questo pregiato esemplare del Libro dei Morti, il cui ritrovamento è legato a una delle più clamorose scoperte della storia dell’egittologia : nel 1881, a Deir el-Bahari, sulla riva occidentale del Nilo di fronte a Karnak, furono rinvenute le mummie dei più grandi faraoni del Nuovo Regno, che erano state nascoste dai sacerdoti di Amon nella tomba rupestre della regina Inhapy, nel tentativo di sottrarle alla devastazione dei ripetuti saccheggi delle sepolture reali.
Insieme agli antichi sovrani, erano sepolti anche alcuni membri del clero di Amon, fra cui Pinudjem I; la sua mummia, deposta nel sarcofago appartenuto a Thutmosi I, era in parte sbendata e custodiva fra le gambe un rotolo di papiro contenente alcuni capitoli illustrati del Libro dei Morti.
Questo testo funerario, i primi esemplari del quale risalgono alla fine della XVIII Dinastia, consiste in una raccolta di formule magico-religiose destinate ad accompagnare il defunto nel suo viaggio.
Destinato in un primo tempo al sovrano e ai membri della famiglia reale il Libro dei Morti si diffuse ben presto fra i ceti più abbienti; veniva sistemato nel sarcofago, sotto le mani o fra le gambe del defunto, oppure riposto in un vano nella parete della tomba.
I testi, scritti con inchiostro nero e rosso, erano incorniciati in alto e i basso da linee orizzontali colorate, illustrati da raffinati disegni dipinti in colori vivaci.
I papiri erano di dimensioni variabili, perché diverso era il numero delle formule e delle immagini a seconda delle possibilità economiche del committente.
I capitoli non avevano una successione prestabilita, solo durante la XXVI Dinastia venne fissata la sequenza delle 165 formule canoniche, alle quali ne vanno aggiunte altre 30 recentemente individuate.
Il Libro dei Morti è stato convenzionalmente diviso dagli egittologi in 5 sezioni che comprendono:
I testi relativi alla sepoltura (Capitoli 1-30)
L’allontanamento dei nemici e l’invocazione di alcune divinità (Capitoli 31-63)
L’uscita dalla tomba e l’assunzione di forme diverse per agevolare gli spostamenti nell’aldilà (Capitoli 64-92)
L’attraversamento nel cielo sulla barca solare e l’ arrivo al cospetto di Osiride, dio dei morti (Capitoli 93-125)
La descrizione dell’Oltretomba (Capitoli 126-165)
Nel capitolo 125, punto cruciale del testo, il defunto deve affrontare il giudizio di un tribunale costituito da 42 divinità e presieduto dal dio Osiride, Anubi e Horo procedendo alla pesatura del cuore e Thot che registra il risultato: se il giudizio è negativo il cuore viene dato in pasto ad Ammut, se positivo, il defunto vivrà felicemente nelle fertili campagne dell’Oltretomba.
La scena che accompagna questo capitolo compare frequentemente sui papiri.
Il Libro dei Morti di Pindujem contiene i Capitoli 23, 27, 30, 71, 72, 110, 135 e 141.
Le raffigurazioni rappresentano: Pinudjem in adorazione al cospetto di Osiride, l’uscita dalla tomba, la pesatura del cuore, Ra emergente all’oceano primordiale con Mehet-uret ( la Grande Inondazione) e Thot dalla testa di Ibis; una serie di divinità ripartite in registri all’interno di una cornice naos sormontata da un fregio di piume, emblemi della dea Maat; i campi di Iaru, regno dei beati, nel quale il defunto è intento a occupazioni agresti; i 42 giudici del tribunale di Osiride, davanti a due divinità femminili assise, Maat, la giustizia, e Maaty, la doppia giustizia.
Fonte
I Tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star
Per le fotografie ringrazio Nico Pollone per la sua disponibilità.
Per quanto riguarda la XX dinastia, oltre al solito Manetone (che va sempre preso con cautela) ci viene in aiuto il famoso Papiro Harris. Risalente al regno di Ramses IV il papiro scritto in ieratico è di carattere religioso-storico e chi parla è Ramses III. La parte religiosa non è altro che un elenco di donazioni fatte dallo stesso Ramses III ai templi delle varie divinità da Tebe a Eliopoli a Menfi, Karnak e molti altri, elenco che occupa quasi per intero il papiro e si conclude con la richiesta di benedizione al proprio figlio Ramesse IV. Nella parte storica del papiro vengono narrati gli avvenimenti e i torbidi sociali che hanno caratterizzato l’inizio della dinastia e di come Ramesse III avesse riportato la stabilità riorganizzando l’amministrazione dello stato e soprattutto l’esercito.
Nel papiro il sovrano descrive le spedizioni da lui organizzate a Punt, per l’approvvigionamento della mirra, nel Sinai per il turchese, pietra magica molto ricercata, ed in un luogo non specificato per il rame. Sono descritte le varie guerre contro i popoli del mare condotte anche grazie all’integrazione nell’esercito dei Shardana e dei Mashuash fatti prigionieri che avevano fatto atto di sottomissione allo Stato. Ovviamente, come era uso in Egitto, il papiro a noi giunto, forse copia di un originale, voleva essere un elogio al padre Ramses III da parte del figlio perché incontrasse il favore degli dei nel suo viaggio nell’aldilà, nel contempo dimostrare la fedeltà di Ramses IV nei confronti del padre e dello stato, non deve essere preso alla lettera in quanto non ha alcuna pretesa storica.
Come abbiamo detto il papiro ci parla anche del periodo successivo alla morte della regina Tausert che fu caratterizzato da disordini che non permisero una successione immediata di Setnakht cosa che avvenne dopo un certo lasso di tempo. Lasso di tempo che potrebbe essersi protratto per qualche anno secondo un brano nel quale si paragona questo periodo ad uno precedente di depressione, anche se pare in gran parte immaginario:
<<………la terra d’Egitto fu gettata alla deriva, e ognuno aveva una propria legge, e per molti anni (?) non vi fu nessuno a governare, finché venne un tempo in cui lo stato egizio era formato da principi e capi di villaggio, e in alto e in basso gli uomini si uccidevano fra di loro. Poi venne un altro tempo fatto di anni vuoti, quando Arsu, un siriaco, si eresse a loro principe e rese tutto il paese tributario sotto il suo dominio………>>.
Il testo continua a raccontare di stragi e della negligenza verso il culto degli dei finché la pace non venne ristabilita con l’ascesa al trono del faraone Setnakht. E’ chiaro che lo scopo di questo brano è più che altro quello di esaltare il nuovo sovrano e per farlo lo scriba è ricorso a notizie che riguardano la XVIII e XIX dinastia e che risalgono a tempi precedenti la dominazione degli Hyksos.
Viene da pensare che l’accenno ad “Arsu, un siriaco” altro non sia che un velato riferimento a “colui che aveva fatto il re“, il cancelliere Bay.
Manetone parla di dodici sovrani di Diospoli (Tebe) che si sarebbero avvicendati al trono per 136 anni secondo Sesto Africano, o per 178 secondo Eusebio da Cesarea, racconta di un periodo di eventi emozionanti, e di almeno un grande faraone (che però non cita). Nonostante i nemici dell’Egitto, dopo le umilianti sconfitte subite in precedenza premessero sempre più ai confini, gli inizi della XX dinastia lasciavano presagire un periodo di relativo splendore.
In realtà i faraoni di questa dinastia furono dieci e se escludiamo Setnakht, Ramses III, Ramses IX e Ramses XI, la durata degli altri fu alquanto breve, decisamente inferiore a quella che Manetone cita per l’intera dinastia (in totale circa 110 anni). Questi faraoni continuarono a far scavare le loro tombe nella Valle dei Re ma non tutti i Ramessidi vennero sepolti nelle loro tombe e le mummie di almeno tre di essi furono in seguito traslate nella tomba di Amenhotep II con le altre.
Cosa strana è il fatto che, a differenza dei loro predecessori, i faraoni della XX dinastia costruirono le loro tombe secondo uno stile diverso, invece di occultare l’ingresso della tomba per prevenire eventuali violazioni, questi dotarono l’ingresso di un maestoso portale completamente visibile. Immaginatevi che manna per i razziatori di tombe. Va detto inoltre che questi, per la maggior parte insignificanti sovrani, si muovevano assai raramente dai loro palazzi nel Delta noncuranti dell’importanza e delle ricchezze che accumulavano i sacerdoti di Amon-Ra. Come vedremo questo atteggiamento avrà conseguenze molto gravi nella storia successiva.
Non si costruirono più grandiosi monumenti, salvo in alcuni casi, non scoppiarono più guerre con gli asiatici e con Ramses VI cessarono pure le spedizioni in Sinai. L’Egitto si trovò ad affrontare un progressivo e lento decadimento, ma nonostante tutto incontriamo in questo periodo numerose iscrizioni e papiri di grande interesse che trattano argomenti di varia natura completamente slegati fra loro come fossero articoli a se stanti senza alcun collegamento materiale o geografico tra loro. Verso la fine della dinastia il faraone era in effetti il sovrano solo del Nord mentre al Sud il vero sovrano era il pontefice di Karnak.
Come abbiamo detto questo è un periodo dove abbondano le testimonianze scritte più che in qualsiasi altro periodo della storia egizia. Queste però provengono in massima parte dalla zona di Tebe, abbiamo numerosi diari di lavoro degli operai delle necropoli i quali lamentano l’assenza di direttive precise per i lavori tanto che per lunghi periodi di tempo rimangono in ozio. In alcuni scritti si lamenta l’eccessiva presenza di stranieri a Tebe, Libi o Meshwesh. Certamente costoro non erano graditi e non facevano nulla per esserlo e spesso erano causa di sollevamenti o tumulti con evidenti e disastrose conseguenze sulla popolazione indigena.
Le difficoltà politiche ed economiche che caratterizzano questo periodo storico portano ad una sospensione delle razioni dei lavoratori. A causa di questo si innesca un lungo conflitto tra i lavoratori che vivono a Deir el-Medina e le autorità governative. Abbiamo notizie certe sulle difficoltà che dovevano affrontare gli operai in quel periodo. Più di una volta le razioni furono distribuite ai lavoratori con due mesi di ritardo. Al Museo Egizio di Torino è custodito un papiro che riveste una grande importanza per illustrare la situazione, in modo particolare quella che si venne a creare durante il regno di Ramses III, il cosiddetto “Papiro dello sciopero”.
Il testo in ieratico, scritto dallo scriba Amunnakht, riporta la notizia di quello che si può considerare a tutti gli effetti il primo “sciopero” della storia. In un primo tempo i lavoratori si ribellano rifugiandosi prima nella necropoli di Tebe e poi nei templi di Tutmosi III e Ramses II. Le autorità decidono di accordare agli scioperanti il pagamento delle razioni di grano mensili da loro richieste ma i tumulti continuano perché gli scioperanti volevano parlare direttamente col faraone. Il resto del papiro si perde in una confusione di differenti testi.
Fonti e bibliografia:
Cyril Aldred, “I Faraoni: l’impero dei conquistatori”, Milano, Rizzoli, 2000
Sergio Donadoni, “Tebe”, Electa, 2002
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
Christiane Desroche-Noblecourt e AA.VV . “Egitto” – Rizzoli Editore, 1981
Mario Tosi, “Dizionario enciclopedico delle divinità dell’antico Egitto”, Ananke, 2006
Nicolas Grimal, “Storia dell’antico Egitto”, Bari, Laterza, 1990
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
Alfred Heuss e altri., “I Propilei”, Verona, Mondadori, 1980
Siamo alla fine della XIX dinastia, come avevo già anticipato questo è un periodo non molto chiaro dove le notizie sono spesso confuse. Pare comunque che a chiudere questa dinastia sia toccato ad una donna, Tausert (o Tausret o Twosret).
Figlia di Meremptah e forse della regina Takhat, quindi forse sorella del faraone usurpatore Amenmesse, fu la seconda Grande Sposa Reale di Seti II con il quale pare non abbiano avuto figli. Alla morte di Seti II, in quanto unica matrigna del giovane Siptah il quale aveva solo una decina di anni, governò con lui come reggente ed alla sua morte gli successe al trono come faraone.
Durante la reggenza non fu sola ma sempre affiancata dall’onnipotente cancelliere Bay di cui abbiamo già ampiamente parlato.
Secondo la tradizione avrebbe governato per sette anni anche se ciò non corrisponde alla realtà. Tausert iniziò a contare i suoi anni di regno partendo dalla morte di Seti II annullando i sei anni in cui regnò Siptah, lei governò per circa un anno e mezzo. In realtà potrebbe aver regnato anche qualche anno in più, è quanto emerge da un riferimento al suo nono anno di regno che è stato scoperto nel suo tempio funerario a Gurna.
Una curiosità che ci arriva da Manetone per mezzo dei suoi epitomatori, lo storico ellenistico colloca il regno di Tausert nello stesso periodo in cui cadde Troia, Joyce Tyldesley, nel suo libro “Chronicle of the Queens of Egypt” ci riporta il testo:
<<.…..Thuoris, che in Omero è chiamato Polibio, marito di Alcandra è nel cui tempo Troia fu presa…….>> (Per Manetone Tausert, in quanto faraone la cita come un maschio).
Theodore Davis, egittologo statunitense, durante una campagna di scavi nella tomba KV56 rinvenne dei gioielli che riportavano il nome della regina e del suo consorte Seti II, trovò anche altri gioielli appartenenti a Ramesse II.
Per quanto riguarda la tomba KV56 il titolare è sconosciuto, secondo Cyril Aldred sarebbe appartenuta alla stessa Tausert e ad una figlia di Seti II, secondo altri, tra cui Gaston Maspero, non si tratterebbe di una vera tomba ma solo di un nascondiglio per parti del corredo funerario di Tausert.
Alla morte di Siptah, Tausert si attribuì prerogative reali, e, come se ciò non bastasse si autodefinì, “Figlia di Ra, Signora di Ta-Merit, Tausert di Mut” e tale si proclamò a partire dalla morte di Seti II annullando l’esistenza del giovane Siptah. Arrivò anche a far modificare le pitture già predisposte nella sua tomba (KV14) facendo sostituire, le figure che la ritraevano in compagnia di Siptah, con Seti II.
Secondo alcuni questa condanna postuma indurrebbe a credere che Siptah non fosse figlio di Seti II ma del faraone usurpatore Amenmesse, su quest’ultima ipotesi si sta ancora dibattendo.
Anche Tausert, come prima di lei Hatshepsut, in quanto donna, incontrò alcune difficoltà nell’affrontare il protocollo reale. A differenza della regina Hatshepsut, Tausert non compare mai con la barba posticcia tipica dei faraoni anche se in una statua ad Eliopoli dove compare come donna, i titoli che sono in essa riportati sono equivoci in quanto sono misti, femminili e maschili. Come regina assunse anche il ruolo di “Sposa del Dio”, riferito ad Amon di Tebe, una carica di notevole prestigio tanto che nel tempio di Amada viene rappresentata in queste vesti.
Contrariamente a quanto per anni gli egittologi hanno creduto, ovvero che Tausert abbia regnato con l’appoggio del cancelliere Bay, in effetti la regina poté contare sul cancelliere solo per un certo periodo della reggenza poiché nel suo quinto anno di regno Siptah lo fece giustiziare.
Certo non dovette stare con le mani in mano, la regina, si ha notizia di varie spedizioni minerarie in Palestina ed in Siria ai giacimenti di turchese, mentre iscrizioni riconducibili a Tausert compaiono in varie località. Il suo nome compare ad Abido, Ermopoli, Menfi ed in Nubia e statue che la ritraggono si trovano a Eliopoli ed a Tebe.
Altre testimonianze che ci parlano di lei compaiono sulla Stele di Bilgai, eretta in occasione dell’inaugurazione di un monumento presso Sebennito nel Delta; una statua che la rappresenta con in braccio il piccolo Siptah; e inoltre il suo nome compare accanto a quello di Siptah nelle miniere di turchese di Serabit el-Khadim e Timna nel Sinai; il suo cartiglio è stato trovato impresso su di un vaso in faience a Tell Deir Alla, in Giordania. Tausert iniziò a farsi edificare un tempio funerario nei pressi del Ramesseum la cui esecuzione fu presto interrotta, dagli scavi eseguiti sia da Petrie, prima, poi da Wilkinson e Creasman è emerso che, se ultimato, avrebbe avuto una struttura più complessa di quanto si ritenesse.
Non sappiamo se Tausert sia morta serenamente come regina o per un complotto di palazzo quello che si sa è che alla sua morte, o poco prima, scoppiò una guerra civile il cui svolgimento è raccontato sulla Stele di Elefantina fatta erigere dal successore di Tausert, Sethnalht. Sethnalht emerse vittorioso dalla contesa e divenne il primo faraone della XX dinastia anche se pare non subito, secondo il Papiro Harris alla morte di Tausert ci fu un breve periodo in cui nessuno ricoprì il rango di sovrano, l’Egitto attraversò un periodo di disgregazione e di grande debolezza del potere centrale; questa affermazione però non è supportata da altre prove storiche. Seguì purtroppo un tempo buio dove si cercò di nascondere il più possibile la discendenza precedente, Sethnalht usurpò la tomba di Seti II e Tausert modificandone la struttura, fece porre Seti II in un’altra tomba, la KV15 e fece togliere le immagini di Tausert, sostituendole con le sue nella KV14.
Le vicende di questa tomba sono un po’ confuse, venne iniziata da Seti II, in alcune scene troviamo Tausert con Siptah anche se il suo nome è stato scalpellato e sostituito con quello di Seti II, il sarcofago della regina venne usurpato dal principe Amonherkhepeshef, cinquant’anni dopo ed usato per lui nella tomba KV13.
Il sarcofago di Tausert è un monolite di granito rosso lungo 2,80 metri e largo 1,20 metri pesante 6 tonnellate, rinvenuto spezzato in più parti è stato restaurato e dal 2019 è esposto al museo di Luxor, ai lati sono rappresentati i quattro figli di Horus e preghiere per la regina. La mummia di Tausert non è mai stata ritrovata, si pensa che Setnakht l’abbia fatta distruggere, cosa che sarebbe ancora più spregevole della damnatio memoriae per la religione egizia. Qualcuno ha ipotizzato che potrebbe essere la mummia della cosiddetta “Donna Sconosciuta” rinvenuta nella tomba KV35 ma in nessun caso esistono prove di alcun genere.
Fonti e bibliografia:
Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
Alfred Heuss e al., “I Propilei”. I, Verona, Mondadori, 1980
Università di Cambridge, “Storia Antica. II, 3. Il Medio Oriente e l’area Egea 1380-1000 a.C.”, Milano, Il Saggiatore, 1975
Mario Tosi, “Tausert, l’ultima regina”, Torino, Ananke, 2007
Joyce Tydesley, “Chronicle of the Queens of Egypt”, Londra, Thames & Hudson, 2006
Vivienne G. Challender, “Queen Tausert and in the End of Dynastyy 19”. Studies Zur Altagyptischen Kultur, 2004
Secondo la Treccani l’aplografia è, in filologia, un errore commesso dall’amanuense nella trascrizione di un testo, consistente nell’omissione di una o più parole, o gruppi di lettere, quando questi seguano immediatamente a una parola o ad altro gruppo uguale.
In Filologia Egizia questa omissione è, invece, intenzionale, perciò non è da considerare un errore, ma un semplice espediente per risparmiare spazio cioè superficie scrittoria.
Si possono fare due esempi, tra i più diffusi, ma le ricorrenze, sebbene non numerose, sono anche dettate dal caso che fa avvicinare, graficamente, due segni uguali di due lemmi diversi.
Per chi volesse approfondire le tematiche grammaticali della lingua egizia e, perché no?, cimentarsi ad apprenderla posso consigliare il seguente strumentario pressoché completo: