Età Ramesside, Mai cosa simile fu fatta

LA TOMBA DI MAYA

Di Grazia Musso

Statua assisa di Maya Saqqara, tomba di Maya
Pietra calcarea, altezza 216 cm – Leida, Rijsmuseum van Oudheden AST 1

L’alto funzionario siede su uno scanno con schienale, e nella mano sinistra trattiene una “stoffa amuleto”.
Maya Indossa un corpetto plissettato e una parrucca bipartita, con lembi a piccoli ricci che ricadono sul petto.
Per il morbido modellato del corpo e la finezza dei lineamenti questa statua assisa è una delle creazioni più notevoli della statuaria privata della fine della XVIII Dinastia.

La concessione di scavo accordata all’ équipe anglo- olandese era legata inizialmente al ritrovamento del complesso funerario di Maya.

Infatti, quando la spedizione prussiana diretta da Richard Lepsius aveva lavorato a Saqqara, nel 1843, alcuni blocchi della sovrastruttura ancora accessibile erano stati prelevati e portati a Berlino.

Lepsius indicò la posizione approssimativa della tomba su una piantina della necropoli e pubblicò i rilievi nella sua opera “Denkmaeler aus Aevypten und Aethiopien”.

Purtroppo quasi tutti i rilievi di Maya portati all’Egyptisches Museum di Berlino andarono distrutti sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Il Rijsmuseum van Oudheden di Leida nutriva inoltre un particolare interesse per la figura di questo funzionario, dal momento che era in possesso, già dagli anni Venti del XIX secolo, di tre magnifiche statue assise di Maya e della sua Sposa Merit, che dovevano provenire senza dubbio dalla sepoltura di Saqqara.

Statua assisa di Merit. Saqqara, tomba di Maya
Pietra calcarea, altezza 190 cm
Leida, Rijsmuseum van Oudheden AST 2
Con indosso una veste finemente plissettata Merit è seduta su una sedia con un alto schienale. Il volto è incorniciato da una pesante parrucca realizzata con la più grande cura per i particolari, che le scende quasi fino alla vita. Merit, in qualità di ” cantrice del tempio di Amon”, regge con la mano sinistra il menat.

Gli Scavi della tomba di Maya sono iniziati nel 1987, sebbene già un anno prima gli archeologi si fossero imbattuti casualmente nel relativo complesso sotterraneo, seguendo una diramazione trasversale che partiva dal pozzo di una tomba vicina.

Posta solo a pochi metri da quella di Haremhab, la sepoltura di Maya eguaglia, per forma e dimensione, l’architettura funeraria del suo predecessore nonché futuro sovrano.

In qualità di “soprintendente del tesoro” , Maya apparteneva al vertice della gerarchia amministrativa e aveva ricoperto questo importante incarico già sotto Tutankhamon e Ay.

Nella sua ulteriore funzione di ” sommo soprintendente ai lavori nel luogo per l’eternità egli era stato inoltre responsabile della pianificazione e realizzazione dei complessi funerari degli ultimi tre sovrani della XVIII Dinastia.

Probabilmente per questo gli fu concesso il privilegio di donare due oggetti alla tomba di Tutankhamon, un ushabti cerimoniale e un letto in miniatura con la figura distesa del dio Osiride.

Successivamente venne incaricato da Haremhab di soprintendente ai suoi imponenti progetti architettonici nel tempio di Amon-Ra a Karnak.

Si accede al complesso funerario di Maya, orientato da est a ovest, attraverso un ampio pilone decorato che si trova all’interno della volta, da due grandi ritratti in rilievo di Maya.

Seguiva un primo cortile con pavimentazione in mattoni e di cui si conserva ancora, solo sul lato occidentale, una fila di colonne papiroformi.

Maya mentre prega Osiride. – Saqqara, tomba di Maya ingresso del pilone
Pietra calcarea, altezza 65 cm
La pittura, in buono stato di conservazione, permette di farsi un’idea dell’originaria ricchezza cromatica dei bassorilievi. Il signore della tomba e la sua sposa Merit ( di cui si conserva solo la mano, dietro la spalla dello sposo) sono raffigurati come oranti, le mani alzate volte al dio Osiride, la cui figura in trono ( non riprodotta in questo particolare), fronteggiano la coppia.

L’attigua grande sala delle statue conduceva nel cortile interno circondato da un colonnato, come quello di Haremhab.

I rilievi sulle pareti sono dedicati in particolare a temi religiosi, come il corteo funerario o la venerazione della vacca-Hathor, ma mostrano anche l’ambito professionale del defunto, quando viene raffigurato mentre registra il numero di prigionieri e i loro animali.

Si è conservata particolarmente bene una breve processione di fedeli che recano offerte.

Sul lato occidentale del cortile si trovano la camera di culto e due cappelle laterali, il cui rivestimento in pietra calcarea decorata a rilievo è però andato perduto fin dall’antichità.

Scena di offerte. – Saqqara, tomba di Maya, secondo cortile
Pietra calcarea, altezza 90 cm
Indossando eleganti abiti plissettati e pesanti parrucche i personaggi della processione recano in offerta diversi bastoni fioriti, fiori e volatili. I loro volti non sono affatto ritratti realistici, testimoniano piuttosto la stilizzazione in auge sotto Tutankhamon.

In complesso la struttura ha subito gravi danni a opera di ladri sia antichi sia moderni (XIX secolo) e si è conservata solo una piccola parte delle decorazioni originarie.

Gli archeologi sono tuttavia stati ricompensati da un ritrovamento sorprendente: alcune stanze del complesso sotterraneo con le camere sepolcrali del funzionario e della sua sposa erano ancora decorate per intero, e mostrano la coppia in adozione delle divinità dell’Aldilà.

È singolare notare che nella scelta dei colori ci si è limitato a una tonalità giallo-oro: si tratta certamente di un’allusione allo stato di trasfigurazione dei defunti.

Fonte

Egizio la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Konemann

Età Ramesside, Mai cosa simile fu fatta

IL COLOSSO DI RAMESSE II

Di Grazia Musso

Menfi, Tempio di Ptah
Pietra calcarea cristallina, altezza attuale 10,95 m.
Mut Rahina, parco archeologico

La statua, oggi sdraiata, una volta si erge a davanti al portale meridionale del tempio di Ptah.

Fa parte dei preziosi colossi del re.

Le proporzioni sono armoniche malgrado le dimensioni, la lavorazione e la levigatura della superficie sono di notevole qualità.

L’espressione mite è al contempo ieratica è caratteristica del primo stile del regno di Ramses II.

Fonte

Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Konemann

Fotografie della statua coricata di Gian Piero Liori

Età Ramesside, Mai cosa simile fu fatta

IL RE TRA “LE ANIME DI PE E NEKHEN”

Di Grazia Musso

Tebe Ovest, Valle dei Re
Tomba di di Ramses I KV 16

Il breve regno di Ramses I, fondatore della XIX Dinastia, costrinse il sovrano a costruire una tomba che si limitava alla Camera sepolcrale.

Nella scena qui riprodotta il re si inginocchia in gesto di giubilo tra le “anime di Pe e Nekhen”, dalla testa zoomorfa, potenti spiriti che rappresentano la primitiva tradizione mitologica della regalità, nel rispetto del dualismo dell’Alto e Basso Egitto.

Lo stile della pittura manifesta stretti legami con le raffigurazioni parietali della tomba di Harem ha.

Fonte

Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Konemann

Età Ramesside, Mai cosa simile fu fatta

BUOI SACRIFICALI

Di Grazia Musso

Buoi sacrificali addobbati per la festa di Opet.

Luxor, cortile di Ramses II

Meta delle barche sacre nel corso della festa di Opet erano gli altari carichi di offerte votive nel santuario del tempio di Luxor.

I grassi buoi sacrificali, che accompagnavano la processione, erano successivamente immolati in onore degli dei

È assai probabile che, per evitare una inutile perdita di massa corporea durante l’ingrassamento , i buoi venissero tenuti pressoché immobili, tanto che gli zoccoli non riuscivano a crescere formando escrescenze ricurve in avanti

Fonte

Egitto la terra dei Faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Konemann

Età Ramesside, Mai cosa simile fu fatta

VASO CON ANSA A FORMA DI BOVINO

Di Grazia Musso

Oro, altezza cm 11,2
Tell Basta ( Bubasti), tesoro scoperto nel 1905
Museo Egizio del Cairo – JE 39870

Questo vaso è stato rinvenuto, insieme ad altri reperti, a Tell Basta, L’antico Per-Bastet, nel Delta sud-orientale.

Gli oggetti facevano parte probabilmente di una stipe votiva del tempio dedicato a Bastet, divinità come donna dalla testa di gatto, che aveva il suo centro di culto in questa località.

Il raffinato vasetto ha il corpo impreziosito da una decorazione a piccoli grani realizzata a sbalzo; il motivo intende riprodurre la forma del melograno, un frutto introdotto in Egitto dall’Oriente all’inizio del Nuovo Regno.

I melograni erano molto apprezzati dagli Egizi e comparivano frequentemente fra le offerte funerarie.

Sul collo del vaso sono incisi motivi floreali disposti su quattro registri, che comprendono, partendo dall’alto, un fregio di foglie lanceolate, una successione di fiori di loto, grappoli d’uva una fila di rosette stilizzate e una ghirlanda di fiori.

L’ansa è costituita da un anello mobile che passa attraverso una barretta fissata al bordo del vaso sulla quale è raffigurato a rilievo un vitello sdraiato.

L’uso di vasellame di lusso, in oro e argento, era limitato all’ambiente di corte e comprendeva solitamente esemplari di piccole dimensioni.

Fonte

I tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo – National Geographic – Edizioni White Stat.

Foto di Paolo Masetti

Età Ramesside, Mai cosa simile fu fatta

VASO CON ANSA A FORMA DI CAPRIDE

Di Grazia Musso

Oro e argento, altezza cm. 16,5
Tell Basta (Bubasti) – Tesoro scoperto nel 1906
Museo Egizio del Cairo – JE 39867 = CG 53262

Questo vaso fa parte del primo tesoro ritrovato nel corso dei lavori ferroviari a Tell Basta, dove un tempo sorgeva il tempio dedicato alla dea Bastet , patrona di Bubasti.

Il vaso ha forma globulare, il corpo è decorato con motivo a “gocce” leggermente sovrimposte le une alle altre in modo da formare delle colonne.

Sul lato opposto a quello dell’ansia è raffigurato un personaggio maschile, riccamente vestito, che protende le braccia in segno di adorazione, verso una divinità femminile che Indossa una lunga veste attillata e un copricapo dalla cui sommità spunta un ciuffo di piume.

La mano sinistra stringe l’ ankh, mentre la destra impugna uno scettro con la sommità a fiore di papiro su cui è posato un volatile non meglio identificabile.

Due iscrizioni geroglifiche contengono frasi augurali all’indirizzo del coppiere del re Atumentyneb.

Il collo del vaso reca una doppia banda di decorazioni a carattere naturalistico.

Il registro superiore trae ispirazione da modelli orientaleggianti: vi si scorgono animali reali e fantastici divisi da composizioni floreali che richiamano l’albero della vita orientale.

L’ ansa del vaso, in oro, è configurata a forma di capride.

L’animale si erge sulle zampe posteriori e appoggia quelle anteriori, piegate, contro il collo del vaso.

Il muso tocca il bordo superiore, nelle narici è infilato un anello d’argento.

Un foro triangolare sulla fronte indica che un tempo doveva esservi incastonata una pietra.

L’unione di motivo decorativi orientaleggianti con elementi di origine più prettamente egizia, si iscrive a pieno titolo nel periodo culturale ramesside, quando l’incontro dell’Egitto con le culture limitrofe porta all’introduzione di nuovi stilemi, conducendo così a un arricchimento del repertorio figurativo degli artisti egizi.

L’ANALISI DEL TESTO a cura di NICO POLLONE

Fonte

Tesoro egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – F. Tiradritti – fotografie di Arnaldo De Luca – Edizioni White Star.

Età Ramesside, Gioielli, Mai cosa simile fu fatta

BRACCIALI DI SETHY II

Di Grazia Musso

Argento, larghezza massima cm 6,5
Valle dei Re, tomba anonima N. 56 – Scavi di Th. Davis 1908
Museo Egizio del Cairo – JE 39688

Ornamento diffuso, i bracciali erano indossati sia dalle donne che dagli uomini.

Questi esemplari provengono dalla Valle dei Re e sono stati ritrovati, insieme ad altri gioielli appartenenti a Sethy e alla sua consorte, la regina Tausert, in una tomba anonima, probabilmente usata come nascondiglio dai saccheggiatori che violarono le sepolture dei due sovrani.

I due monili d’argento, di fattura simile, sono composti da due parti unite da una cerniera e da un fermaglio.

La parte principale, che veniva portata sull’esterno del polso, è decorata da una scena che raffigura la regina Tausert in piedi, mentre offre al faraone un vaso e un fiore; Sethy è seduto su un trono e tiene nella mano sinistra una coppa e nella destra un fusto di palma, simbolo degli anni.

In alto sono riportati i cartiglio con il nome di Tausert, ” Grande Sposa Reale” e i nomi di nascita e di incoronazione di Sethy II ( Userkheperura Sethy).

L’altra parte dei bracciali è decorata da cinque bande sovrapposte che recano motivi floreali stilizzati.

L’argento, importato dall’oriente, era definito dagli Egizi ” il metallo bianco” ed era considerato una varietà di oro.

Fonte :
I tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo g National Geographic – Edizioni White Star

Età Ramesside, Mai cosa simile fu fatta, Sarcofagi

COPERCHIO DEL SARCOFAGO DI RAMSES II

Di Grazia Musso

Legno dipinto, altezza cm 206
Tebe Ovest – Tomba della regina Inhapy TT 320
Scavi del Servizio delle Antichità 1881
Museo Egizio del Cairo – JE 26214 = CG 61020

La Cachette di Deir el-Bahari si trova tra le rocce a sud del tempio della regina Hatshepsut.

Si tratta di una semplice galleria scavata nel terreno, a cui si accede tramite un pozzo, senza particolari sovrastrutture.

Era la sepoltura di Inhapy, una regina vissuta nel corso della XXI Dinastia, e anche il luogo scelto dai sacerdoti del dio Amon per nascondevi le salme di tutti i più celebri sovrani del Nuovo Regno.

Utilizzando un sepolcri esteriormente anonimi si riteneva, a ragione, che le mummie reali potessero essere più al sicuro dalle continue e sistematiche ruberie a cui si trovavano sottoposte le necropoli tebana sin dalla fine del Nuovo Regno

Prima di essere trasportate nell’impiego della regina Inhapy, le spoglie di Ramses II erano state nascoste nella tomba del padre Sethy I, evidentemente considerata più sicura del sepolcro dello stesso Ramses II.

Il trasferimento definitivo era stato deciso quando anche la tomba di Sethy era stata visitata dai ladri

Le peripezie dei resti mortali di Ramses II possono essere lette nell’iscrizione ieratica tracciata sul coperchio del sarcofago che lo conteneva

Il testo con i tre resoconti dei vari spostamenti è sovrastato da due cartigli con il nome del sovrano, apposti probabilmente per identificare la mummia contenuta all’interno.

Resta infatti ancora da risolvere il dubbio se questo sarcofago fosse stato preparato proprio per Ramses II già in origine.

Per un sovrano che ha regnato sull’Egitto 67 anni, costruendo più di quanti, prima e dopo di lui, abbiano mai fatto, sarebbe lecito attendersi un sarcofago d’oro come quello di Tutankhamon.

Quello che conteneva la salma di Ramses II, invece, è realizzato con pezzi di legno pregiato tenuti insieme per mezzo di un sistema di tenoni e mortase.

In passato si è supposto che potesse essere stato inizialmente ricoperto da una lamina d’oro, asportato in seguito da coloro che avevano violato la tomba del sovrano.

Questo però appare un po’ difficile, posto che lo stato attuale del sarcofago lascia pensare più a un oggetto non portato a termine, piuttosto che il risultato di un’azione di rapina.

Sono infatti assenti i segni di effrazione che risulterebbero dall’asportazione violenta della lamina d’oro.

Anche i lineamenti del volto, semplicemente dipinti e realizzati in uno stile ascrivibile al movimento artistico appena successivo al regno di Akhenaton, servono ad accrescere i dubbi su una reale e primaria attribuzione del sarcofago a Ramses II.

Sulla base dei pochi dati a disposizione e, la questione non può essere certo risolta in modo soddisfacente.

Sebbene si si possa supporre che, nel corso di uno dei trasferimenti, la mummia del sovrano sia stata posta nel sarcofago di un sovrano (come suggerirebbero l’ureo, la barba posticcia, il flagello e lo scettro) vissuto poco prima, questo non può essere affermato con certezza.

L’ureo infatti potrebbe essere stato aggiunto quando la salma del sovrano vi fu deposta

Fonte

Tesoro egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – F. Tiradritti – fotografie Arnaldo De Luca – Edizioni White Star

Età Ramesside, Mai cosa simile fu fatta, Tombe

LA TOMBA DI RAMSES II E QUELLA DEI SUOI FIGLI

Di Grazia Musso

Piantina della tomba di Ramses II

Degna di un così grande faraone e della sua ambiziosa politica costruttiva , la tomba di Ramses II si distingue per le sue enormi dimensioni e per essere l’unico ipogeo della Valle dei Re il cui asse gira a destra esattamente di 90°, prima di arrivare alla camera funeraria.

Questa devia a sua volta di alcuni gradi a destra rispetto all’asse della tomba.

Sfortunatamente la sua posizione, all’inizio della Valle dei Re, l’ha resa particolarmente soggetta alle inondazioni, che l’hanno danneggiata in diverse occasioni.

Essendo stata scavata in uno strato roccioso di scarsa qualità, le acque piovane hanno deteriorato tanto la struttura come l’apparato decorativo.

All’ingresso vi è una rampa di scale divisa al centro, priva di decorazioni e lunga quasi 14 metri che immette in un corridoio lungo 12,3 m., seguito da un’altra scala.

Le pareti di questo settore dell’ipogeo sono decorate con scene delle Litanie di Ra.

Segue un altro corridoio di 8,5 m. di lunghezza, decorato con scene del Libro dell’Amduat, che sbocca nel pizzo della tomba, chiamato dagli egizi “sala dell’attesa” ; un ambiente delle sepolture faraoniche la cui funzione non è del tutto chiara, secondo alcuni studiosi avrebbe un significato religioso, per altri era un sistema per evitare le inondazioni o una trappola contro eventuali ladri.

Il pozzo di Ramses II Misura 4,2m x 3,6 m ed è profondo circa 6 metri.

La parte superiore delle pareti è decorata con scene che rappresentano il re in presenza di divinità.

Dal pozzo si accede alla prima sala ipostila della tomba, di forma quadrata e attraversata lungo l’asse principale da una rampa di scale discendente.

Sappiamo che era decorata con scene del Libro delle Porte ; lungo la parete destra (rispetto a chi entra) si apre una camera laterale con quattro pilastri, dalla cui parete di fondo si entra in una seconda camera.

Uscendo dalla prima sala ipostila si trova un’altra scala, seguita da due corridoi consecutivi, di 8,5 m. di lunghezza il primo è di 7,4 m. il secondo, sulle cui pareti è raffigurata la cerimonia dell’apertura della bocca.

Il secondo corridoio sbocca nell’antica era, decorata con scene del Libro dei Morti, sulla cui parete destra si apre la camera funeraria, disposta ortogonalmente rispetto al resto della tomba.

Otto pilastri, divisi in due file di 4, delimitano la parte centrale della camera del sarcofago , che si trova ad un livello inferiore ; il soffitto è alto 5,8 m. ed è i curvato.

Sui lati corti della camera si aprono quattro piccoli ambienti, due nella parete di destra e due in quella di sinistra, che misurano circa 3m x 2,6 m.

Nella parete di fondo due porte conducono a due camere, entrambe con una banchina e due pilastri; la decorazione dei due ambienti appare molto danneggiata

Dalla camera sulla destra si accede ad altre due sale consecutive, anch’esse con la decorazione molto deteriorato, la prima delle quali misura 5,2 m x 7,4 m, mentre la seconda 8,4m x 7,4 m.

In quest’ultima vi sono due pilastri situati in prossimità della parete di fondo e una banchina lungo tre lati della stanza.


La tomba di Ramses II è, come abbiamo visto, impressionante, ma quella dei suoi figli maschi, la KV 5, è la più grande della necropoli reale.

Probabilmente risale alla XVIII Dinastia, ma venne poi usurpata e ampliata da Ramses II, che la destinò ai suoi figli.

Scoperta dall’egittologo James Burton nel 1825, era talmente colma di detriti che l’egittologo britannico riuscì a visitare solo le prime sale, senza rendersi conto che le pareti dell’ ipogeo erano decorate.

Neppure coloro che la visitarono in seguito riuscirono a spingersi molto più in là e fu solo a partire dal 1989, quando L’ egittologo statunitense Ken Weeks e la sua squadra localizzarono l’entrata, che cominciò lo studio scientifico del sepolcro.

Negli anni Weeks ha scoperto diverse mummie e numerose immagini dei figli di Ramses II raffigurati sulle pareti della tomba.

Frammento di un rilievo con un volto proveniente dalla tomba KV5.
È probabile che raffigura il faraone o uno dei suoi figli che vennero sepolti in questa enorme tomba.

Superata una scala lunga 4 m. e le due camere consecutive di 5m x 3,6n, sulle cui pareti sono raffigurate scene di Ramses II che presenta i suoi figli agli dei, si accede a una grande camera con 16 pilastri, che misura 15,5 m x 15,6 m, e una grande sala ipostila

Sulla parete destra si apre un annesso con 6 pilastri, mentre su quella sinistra una porta dà accesso a una sala quasi quadrata, con un numero indeterminato di pilastri, distrutti dalle inondazioni.

Statua di Osiride scolpita in una nicchia della tomba dei figli di Ramses II Kv5, l’ipogeo più grande della necropoli tebana della Valle dei Re. Osiride era il dio dei morti e la sua immagine ricorre con frequenza nella decorazione dei sepolcri del Nuovo Regno

Sui pilastri della sala centrale sono raffigurati i principi al cospetto degli dei, mentre la parete di fondo presenta scene della cerimonia dell’apertura della bocca.

In realtà originariamente le pareti della tomba dovevano essere decorate, ma le varie inondazioni le hanno in gran parte danneggiate.

Acquerello di Susan Week che riproduce la parete meridionale della camera 2
Le scena mostra Ramses II nell’atto di presentare un figlio defunto agli dei dell’aldilà.

Dalla parete di fondo di disparte una rampa discendente che conduce a due corridoi ortogonalmente a formare una T, fiancheggiato su ambo i lati da piccole stanze quadrate, di circa 3m. di lato, alcune delle quali hanno il soffitto a volta.

Il corridoio 12 continua scendendo verso il basso, passando sotto la strada e proseguendo dall’ingresso di Kv5 fino a un complesso che contiene almeno due dozzine di camere e corridoi.

Analogamente, dagli angoli della parete opposta della sala dei 16 pilastri si di partono altri due corridoi discendenti, anch’essi fiancheggiati da stanze con il soffitto piano.

Scheletro della mummia di un maschio adulto, trovato in una fossa sotto il pavimento della camera 2, potrebbe trattarsi dei resti di uno dei figli di Ramses II

La tomba è ancora in fase di scavo, ma si calcola che di queste piccole stanze laterali possono essercene moltissime.

Fonte

National Geographic – le tombe reali d’Egitto

Età Ramesside, Mai cosa simile fu fatta, Statue

STATUINA DI TAURET

Di Grazia Musso

Statuina di Tauret/Tueret
Legno stuccato e dipinto, altezza 40 cm.
Museo Egizio di Torino, Collezione Drovetti – C. 526

I tantissimi reperti provenienti dal villaggio di Deir El Medina ha consentito di tracciare un quadri dettagliato e preciso sulla vita quotidiana degli artigiani che vi vissero durante il Nuovo Regno.

In particolare le scoperte effettuate, a partire dagli inizi del Novecento , nelle tombe della necropoli locale, hanno gettato luce su diversi aspetti della comunità : l’organizzazione del lavoro, i rapporti familiari, l’alimentazione, il tempo libero, l’istruzione, le pratiche funerarie e le credenze religiose.

Tutte queste nozioni relative a una società chiusa e ben definita hanno fatto di Deir el-Medina un campione rappresentativo unico e fondamentale per le nostre conoscenze sulla vita nell’Egitto di quel periodo.

Per quanto riguarda le pratiche religiose, un peso dominante avevano nel villaggio i culti rivolti ad alcune divinità minori, tra cui Tueret, una dea venerata sin all’Antico Regno.

VEDI ANCHE: https://laciviltaegizia.org/2021/10/12/taweret-ed-il-genio-minoico/

In questa statuina lignea la dea è raffigurata con le sue tipiche sembianze grottesche: muso e corpo di ippopotamo e coda di coccodrillo.

La statuetta conserva ancora tracce di colore.

Tueret, il cui nome in Egiziano antico significa “la grande”, era legata soprattutto all’ambito domestico, essendo preposta alla protezione della casa, del sonno, dei bambini e delle madri, cosa che spiega il suo corpo gravido.

Si riteneva che fosse nata nelle paludi ed era la personificazione del caos liquido, il Nun, da cui si era formata la terra.

Venerata come “signora dell’acqua (pura)” e “colei che toglie l’acqua”, gli abitanti di Deir el-Medina le dedicavano ex voto, piccole stele e statuette in cui è rappresenta con un copricapo che può essere sormontato dalle corna di Hathor e dal disco solare.

Come indica l’iscrizione sulla base, questa statuina fu dedicata alla dea da uno scriba-disegnatore di Deir el-Medina di nome Para Hotep e dai suoi due figli: Pai e Apu.

Fonte

Museo Egizio di Torino – Franco Cosimo Panini Editore.

I grandi Musei : il Museo Egizio di Torino – Silvia Einaudi – Electa