Stele

LA STELE DI RAMOSE

Di Francesco Alba

Una bambina seduta sotto o accanto alla sedia di sua madre regge una ciotola con del cibo.

Il dettaglio proviene dalla stele funeraria di Ramose, funzionario della Diciannovesima Dinastia che servì in qualità di scriba e amministratore sotto Ramses II. Ramose era un funzionario del tempio, appartenente ad una famiglia che deteneva alti incarichi fin dal regno di Tuthmosi IV (Diciottesima Dinastia). Fu scriba del tesoro del tempio in qualità di contabile per gli Armenti di Amon e amministratore capo per la Casa del Portatore del Sigillo.

Provenienza: TT250 – Necropoli Tebana.

Diciannovesima Dinastia (1307 – 1196 a.C.).

Museo Egizio di Firenze (2522; Codice di Catalogo Nazionale 0900177784)

La stele in calcare bianco, di forma centinata, presenta due sezioni. Nella prima il defunto Ramose, accompagnato dalla moglie Teptu, rende omaggio a Osiride seduto sul trono, dietro al quale sono presenti le dee Iside e Nefti. Nel mezzo è posta una tavola d’offerte sulla quale sono accatastati cibi e bevande. Nella sezione inferiore il defunto e la moglie, seduti, raffigurati due volte, a destra e a sinistra, ricevono offerte da parte dei figli. In entrambe le sezioni sono incise colonne di testo, con invocazioni a Osiride e Ptah.

Nelle tombe private e sulle stele funerarie, i bambini sono raffigurati sotto le sedie dei loro genitori (o accanto) simbolicamente poste ad occidente, dimora dei morti: essi sono rivolti a dei portatori di offerte, un gruppo che può includere altri figli, provenienti da oriente (la terra dei viventi). Anche i piccoli non altrimenti sepolti nella tomba potevano essere raffigurati sulle stele realizzate in memoria del defunto e come interfacce di contatto con i vivi.

Riferimenti:

  • Catalogo Generale dei Beni Culturali “https://catalogo.beniculturali.it/…/Archaeol…/0900177784
  • N. Harrington, A world without play? Children in Ancient Egyptian Art and Iconography. In “The Oxford Handbook of the Archaeology of Childhood” – Chapter 29. (2018). Ed. S. Crawford, D. Hadley, G. Shepherd.

Fotografie:

  • Dettaglio: N. Harrington – 2018; DeAgostini/Getty Images – 2008
  • Stele: F. Alba – 2019
Stele

RAMOSE: UN PYRAMIDION, LE STELE E UN’ADOZIONE

Di Patrizia Burlini

Grazia Musso ci ha parlato del pyramidion dello scriba Ramose qui: https://laciviltaegizia.org/2023/01/04/il-pyramidion-di-ramose/.

Il pyramidion, rappresentante il ciclo solare, si trovava in cima alla piramide di mattoni che sormontava la cappella di una delle tombe di Ramose.

Ramose fu un influente personaggio della XIX Dinastia, tanto importante da risultare titolare di ben 3 tombe a Deir-el-Medina (TT7, TT212,TT250) e rappresentato o citato in oltre 100 monumenti, un caso più unico che raro.

A Deir-el-Medina era ricordato come l’uomo più ricco che avesse mai vissuto al villaggio.

Ramose fu quindi un personaggio importante ed in evidenza, ma, con suo grande rammarico , non riuscì ad avere figli dalla moglie Mutemwia. Sembra quindi che Ramose risolse il problema adottando un ragazzo di nome Kenherkhepeshef, com’è testimoniato dalla tavola delle offerte E13998 conservata al Louvre.

Tavola delle offerte E13998 conservata al Louvre

“Lo scriba nel luogo della verità, Ramose, giustificato (lett. “giusto di voce”, quindi “defunto”); suo figlio, lo scriba Kenherkhepeshef, il cui padre era Panakht “.

Prima di arrivare a questo gesto estremo, la coppia aveva effettuato varie donazioni a numerose dee della fertilità, tra cui Hathor, Taueret, e anche divinità straniere, come la dea asiatica dell’amore, Qadesh. Una magnifica stele votiva è conservata a Torino (50066), dove si vedono la dea Qadesh nuda sopra un leone (animale che la rappresentava ) assieme agli dei Min (itifallico) e Reshef , con la scimitarra

Stele calcare 50066, proveniente da Deir el Medina, h. 45 cm, XIX dinastia , conservata al Museo Egizio di Torino

Nel registro inferiore Ramose e Mutemwia pregano gli dei.

Mia foto

Fonti:

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LE STELE ORECCHIO

Di Luisa Bovitutti

Durante il Nuovo Regno queste stele votive erano comuni e recavano scolpito oltre al nome della divinità cui erano dedicate ed al nome dell’offerente anche orecchie umane finalizzate a garantire che le preghiere che ad esse si accompagnavano venissero ascoltate; erano diffuse anche offerte votive con tale forma che venivano presentate al tempio per impetrare l’aiuto di una divinità.

Vedi inoltre: https://laciviltaegizia.org/2023/01/03/la-stele-di-usersatet/

Stele in calcare dedicata ad “Amon Ra, il bel montone”, qui raffigurato come due arieti uno di fronte all’altro in alto. Indossano i due alti pennacchi e gli urei sulla testa. Al centro un braciere e un vaso da libagione.
La persona a sinistra è l’offerente della stele il cui nome è Bay, “Servo nel luogo della verità”, un titolo comune dato agli artigiani che lavoravano nella necropoli tebana durante il Nuovo Regno .
Bay è inginocchiato in adorazione verso tre grandi paia di orecchie tramite le quali Amon-Ra poteva ascoltare le richieste del popolo.
Attualmente al Cairo, da Deir el Medinah
Numero di inventario JE 43566
XX DINASTIA
Altezza 24,5 cm – Larghezza 14,5 cm


Stele di calcare dedicata a Ptah “colui che ascolta” dal mugnaio Mahwia, ora al British Museum di Londra.
La stele era originariamente incisa con quarantaquattro orecchie divise in sei file su ciascun lato della stele, la cui parte superiore e inferiore era composta da tre orecchie e le restanti quattro orecchie. Una colonna di testo al centro contiene una preghiera a Ptah, mentre una riga di testo in basso nomina il dedicatore Mahuia. Il la stele ha perso l’angolo superiore destro e quello inferiore sinistro, entrambi restaurati in epoca moderna. Ci sono tracce di colore rosso in alcune orecchie.
https://www.britishmuseum.org/collection/object/Y_EA1471 


Stele calcarea alta 10 cm. (questa però risalente al Medio Regno) e proveniente da Menfi, dedicata da tale Amenmose a “Ptah-ascoltatore-di-preghiere“, custodita al museo di Manchester.Questa piccola stele di calcare fa parte di una classe di oggetti chiamati “stele dell’orecchio”, comuni nel Nuovo Regno (1550-1069 a.C. circa), e riporta il nome di una divinità a cui è dedicata e dell’uomo che ha realizzato o commissionato. Mostra un paio di orecchie, tra le quali si legge: “Ptah-ascoltatore-di-preghiere (ptH sDm-nH<w>)” . Sotto c’è il nome del donatore: “Made by Amenmose (ir n imn-ms)”.

La stele è stata trovata a Menfi, il cui dio protettore era Ptah. Ptah è la divinità più spesso invocata in questi oggetti, indipendentemente dalla provenienza, per cui forse era considerata particolarmente attenta alle preghiere. Le orecchie consentivano alla divinità di ascoltare le petizioni o le preghiere delle persone. Alcune stele hanno dozzine di orecchie scolpite su di esse, presumibilmente per aumentarne l’efficacia. Date le dimensioni di questa piccola stele (10,2 cm di altezza), penso che una buona analogia per la sua funzione sia quella di un telefono cellulare – con una linea diretta con gli dei.


Amuleto in maiolica blu brillante con funzione di offerta votiva ad Hathor, proveniente da Deir el-Bahari, luogo di culto della dea durante il Nuovo regno, ove questi oggetti vennero rinvenuti in grande quantità; esso è esposto al Jhons Hopkins museum di Baltimora. Numero di accessione: 2034D
Misure: Lunghezza: 3,19 cm; Larghezza: 2,05 cm; Spessore: 0,61 cm
Materiale: maiolica egiziana
Data: XVIII-XXV dinastia, ca. 1550-656 a.C.


Stele dell’orecchio di Ramessumerysutekh – in pietra
Nuovo Regno, XIX dinastia – Met New York
In mostra al Met di New York
Dimensioni: H. 28,5 × W.17,3 × D.13 cm
Numero di accesso: 59.99.1
https://www.metmuseum.org/art/collection/search/549526

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LA STELE DI USERSATET

Di Grazia Musso

Dalla necropoli del villaggio operaio di Deir el-Medina provengono numerose attestazioni di devozione popolare che, nella loro semplicità, forniscono un quadro fedele del culto privato, lontano dai rito ufficiali che avevano luogo nei grandi templi, è spesso rivolto a divinità minori legate all’ambito domestico.

Questa piccola stele, 17 x 15 cm, di fattura non raffinata, fu dedicata alla dea Nebethetepet da un certo Usersatet, probabilmente un artigiano del villaggio.

Il testo in colonna riporta il nome e l’epiteto della divinità : ” che ascolta la preghiera, Signora del cielo”, mentre la linea di geroglifici alla base della stele recita: “che ha fatto Usersatet”.

L’analisi filologica del testo qui: https://laciviltaegizia.org/2023/01/06/la-stele-di-usertatet-liscrizione/

L’elemento degno di nota di questa stele è rappresentato dalla decorazione, estremamente semplice, ma molto eloquente.

Due paia di orecchie sovrapposte molto realistiche e fornite anche di buchi nei lobi, attirano l’attenzione dell’osservatore.

Con questa raffigurazione permeata di un’ingenuita’ quasi infantile Usersatet ha espresso la speranza e l’augurio che la dea rivolgesse l’orecchio alla sua preghiera, l’ascoltasse e quindi la esaudisse.

Nebethetepet era una divinità minore del pantheon egizio, originaria di Eliopoli, ma molto venerata tra la comuni di Deir el-Medina, dove il suo culto era assimilato a quello della dea Hathor.

Fonte

  • I grandi musei – Torino Museo Egizio – Electa
  • Fotografie : Patrizia Burlini
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LA STELE NON PUBBLICATA

Di Francesco Volpe

Nome reperto: “Tell Basta no. 688”
Luogo di ritrovo, Tell Basta (Bubastis).
Risalente al: fine del Secondo Periodo Intermedio o all’inizio del Nuovo Regno. Trovato da: Shafik Farid nel 1962.

Durante gli scavi della SCA a Tell Basta svoltisi negli anni Sessanta, molte stele di private sono state scoperte, alcune risalenti all’Antico Regno[1] e altri al Nuovo Regno[2]. La maggior parte dei monumenti scoperti a Tell Basta furono trasferiti al Cairo con il registro, mentre alcuni altri sono stati scelti per essere esposti nel Museo Herya (Governatorato di Sharkia), che è proprio il caso della stele che intendiamo studiare in questo articolo e che è poi conservato nel museo (inv. n. 705 / immatricolata Tell Basta n. 688). Questo stele è stata scoperta da Shafik Farid nel 1962, insieme ad altre tre stele, in alcune località meridionali parte dei detriti del cosiddetto palazzo di Tell Basta[3].

Descrizione generale

Tavola di traduzione di “Tell Basta no. 688”.

Si tratta di una stele calcarea dalla sommità arrotondata con figure in bassorilievo incavato e geroglifici incisi appartenenti a un individuo chiamato Sȝ-ḥqȝt. Altezza: 28cm; larghezza: 22,5 cm; spessore: 4 cm. La lunetta della stele è decorata con un anello shen e una coppa fiancheggiata da due occhi wedjat; nella metà destra in basso, è raffigurato il proprietario della stele, seduto su una sedia a schienale alto con zampe di leone.

Indossa una parrucca con riccioli corti, un colletto e un lungo gonnellino. Con la sua mano destra porta al naso un fiore di loto, mentre la mano sinistra è appoggiata sul ginocchio; i suoi piedi sdraiati su un piccolo cuscino. Davanti a lui c’è una tavola per le offerte colma di pane, carne e cipolle. Il suo nome è scritto in una colonna, davanti alla sua faccia:

Sȝ-ḥqȝt

Sa-heqat

Di fronte a Sa-heqat c’è un altro uomo, di statura più piccola, che indossa una parrucca con riccioli corti e un corto kilt. Sta versando libagioni da un vaso di ḥs nella sua mano destra e con essa offre incenso la sua mano sinistra. Davanti al suo volto, due linee verticali di geroglifici menzionano il suo nome e il suo titolo:

[1] ỉr ỉn šmsw

[2] Sr

[1]realizzato dal (suo) seguace [2]Ser

La parte inferiore della stele contiene un’iscrizione geroglifica su tre righe:

[1] dỉ nswt ḥtp Ptḥ Skr Wsỉr nṯr ʿȝ ḥqȝ ḏt dỉ.f pr(t) ḫrw t ḥnqt kȝw

[2] ȝpdw ḫt nbt nfr(t) wʿb(t) ʿnḫ nṯr ỉm.sn <di.f> snn ṯȝw nḏm m ḥtp n kȝ n

[3] Sȝ-ḥqȝt ỉn sn.f sʿnḫ rn.f šmsw Sr

[1] Possa il re dare a Ptah-Sokar-Osiris il grande dio, signore dell’eternità, in modo che possa dare invocazione-offerte di pane, birra, bestiame, [2] uccelli, ogni cosa buona e pura che il dio fa continuare a vivere (e affinché possa dare) il respiro di aria dolce in pace, al ka di [3] Sa-heqat, è suo fratello che fa rivivere il suo nome il seguace Ser.

II RITROVAMENTO DELLA STELE

La stele è stata scoperta in uno strato di detriti, 50 cm sopra le stanze meridionali del cosiddetto Palazzo del Medio Regno, che suggerisce una datazione della stele dopo la distruzione del palazzo. Il monumento presenta molte caratteristiche del tardo Medio Regno o dell’inizio del Nuovo Regno, vale a dire: – la forma della lunetta, non del tutto semicircolare ma appena un po’ sinuosa e formante un angolo che separa nettamente la sommità della stele dalla sua parte inferiore, appartiene al tipico tipo II come definito da R. Hölzl, datato alla XIII dinastia e successive; – il posto dell’anello shen tra gli occhi wedjat, essendo anche leggermente al di sopra di essi, è tipico della XVIII dinastia; – le figure che separano la lunetta dal testo sottostante sono tipiche dello stile del Nuovo Regno; – la forma scritta di nṯr ʿȝ, subito dopo il nome Osiride, la frase “che il dio vive”, così come il nome Ptah-Sokar-Osiride sono tipici di un periodo molto tardo nel Medio Regno e dopo; – la forma scritta di dỉ nswt ḥtp, una caratteristica di tipo II come definita da P.C. Smith, 8 è in uso nei graffiti appartenenti alla “cultura del documentario” fin dal regno di Amenemhat II, ma oltre monumenti votivi privati ​​emblematici della “cultura geroglifica” solo dalla fine del sec 13° dinastia alla fine della 17° dinastia; – la forma scritta di snn, derivata dal verbo sn “respirare”, è attestata solo dal Nuovo Regno in poi; – il nome del proprietario Sȝ-ḥqȝt non è attestato con questo modulo in PN, 11 ma, d’altra parte, a l’uomo chiamato Sr è conosciuto sotto il Nuovo Regno.

Pertanto, tutte le caratteristiche sopra menzionate suggeriscono che la stele sia stata probabilmente realizzata verso la fine del Secondo Periodo Intermedio o all’inizio del Nuovo Regno.

GLI ATTORI DEL RITUALE E AI QUALI VIENE DESTINATO

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La formula ỉn sȝ.f sʿnḫ rn.f “è suo figlio che ravviva il suo nome” si trova già nel Medio Regno fino alla fine del periodo faraonico, portandolo ad essere considerato il più comune antica formula egiziana accanto al dỉ nswt ḥtp. Anche altri membri della famiglia sono stati in grado di eseguire la formula su molti dei loro parenti. Così come il figlio che si è occupato di far rivivere il nome di sua madre, la figlia poteva anche far vivere i nomi di suo padre e di sua madre. In alcuni casi, il figlio e il figlia sono entrambe rappresentate sulla stessa stele che fa rivivere i nomi dei genitori: il figlio quindi fa rivivere il nome di suo padre mentre la figlia fa rivivere il nome di sua madre. Di tanto in tanto, anche il nipote è raffigurato mentre fa rivivere i nomi dei nonni, come può far rivivere la moglie il nome del marito e viceversa. Seguendo questo modello, le persone senza figli venivano spesso elogiate da un fratello, come accade sulla stele “Tell Basta no. 688”. Inoltre, si possono trovare altri esempi in cui una sorella, fedele e seguace o una donna che fa rivivere il nome di sua sorella.

NOTE:

[1] MI Bakr, Tell Basta I. Tombe e Usanze funerarie a Bubastis, Il Cairo, 1992, p. 92-101.

[2] L. Habachi, Tell Basta, CASAE 22, 1957, tav. 38-A.

[3] L’edificio, prima inteso da lo scavatore come tempio del Medio Regno (vedi Sh. Farid, “Preliminary Report sugli scavi delle antichità Dipartimento di Tell Basta (stagione 1961)”, ASAE 58, 1964, pag. 90, fig. 4, e tav. 12) è stato poi reinterpretato come Medio Palazzo del Regno (Ch.C.Van Siclen III, “Osservazioni sul Palazzo del Medio Regno a Tell Basta”, in M. Bietak (a cura di), House e palazzo nell’antico Egitto, Vienna, 1996, pag. 239-246; Cr. Tietze, M.Abd El Maksoud, Tell Basta, Una guida al Sito, Potsdam, 2004, pag. 18-20); le testimonianze archeologiche e topografiche a dimostrare che la prima interpretazione del ricostruire come un tempio è accurato (soggetto di un ulteriore studio).

Fonte:

BULLETIN DE L’INSTITUT FRANÇAIS D’ARCHÉOLOGIE ORIENTALE (pdf).

BIFAO 109 (2010), p. 17-22

Aiman Ashmawy Ali

An Unpublished Stele from Tell Basta.

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Stele

LA STELE DI ABKAU

Di Grazia Musso

Stele immagine nella sua interezza, completamente tradotta da Franco Brussino in: Mediterraneo Antico. XII Dinastia – Calcare, 136,5 x 77,5 cm
Museo Egizio di Torino – Collezione Drovetti C. 1534

Da Abido, città dell’Alto Egitto, proviene questa bellissima stele appartenuta a un uomo di nome Abkau.

Il testo inciso nella parte superiore della stele rappresenta la tradizionale “formula d’offerta” con cui si garantiva a ogni defunto l’approvvigionamento simbolico di cibo, bevande, abiti e olii profumati.

La tavola colma costituisce il fulcro dell’intera composizione essendo l’elemento che garantisce, con il suo ricco carico di cibo la sopravvivenza eterna del defunto. Gli elementi base della dieta egizia, pani, pezzi di carne, anatre e verdure, sono accatastati sul tavolo davanti ad Abkau che da essi trae simbolico sostentamento.

L’iscrizione costituisce però anche un inno a Osiride, definito ” dio grande, signore degli dei” e considerato divinità tutelare di tutti i defunti.

Il dio non è raffigurato sulla stele, dove si trovano le figure di Abkau e della moglie, seduti davanti alla tavola delle offerte, oltre alle immagini, in scala ridotta, dei familiari e dei servitori allineati su più registri, nell’atto di rendere omaggio alla coppia e di portare offerte funerarie.

Tra i membri della famiglia di Abkau è dato particolare rilievo a una delle figlie della coppia.
La fanciulla, in dimensioni ridotte rispetto alle figure dei genitori, è inginocchiata ai piedi del padre di cui cinge affettuosamente le gambe. In mano tiene una ninfea.

Sotto la sedia della donna è raffigurato il contenitore di uno specchio, elemento caratteristico della toeletta femminile.

Una piccola tabella in basso a sinistra riporta, con grande precisione, la natura e il quantitativo delle offerte.

Trascrizione-traduzione della elencazione delle offerte di F Brussino in “Mediterraneo Antico”.

Fonte:

  • I grandi Musei: Torino Museo Egizio – Silvia Einaudi – Electa.
  • Mediterraneo Antico

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Stele

LA STELE FUNERARIA DI AMENEMHAT

Di Grazia Musso

Calcare dipinto, Altezza cm 30, Larghezza cm50
Assasif, Scavi del Metropolitan Museum of Art (1915 – 1916)
XI Dinastia

La lastra di calcare, che ha conservato i brillanti colori originari, mostra una scena di banchetto funebre al quale partecipa un’intera famiglia.

Un padre, una madre e il loro figlio, Antef, siedono su una lunga panca, le cui gambe terminano a zampe di leone.

Sono raffigurati in un atteggiamento di intima affettuosità.

Una tavola d’offerta, colma di carni e verdure, separa il gruppo familiare da una figura in piedi, identificata dall’iscrizione geroglifica sovrastante, come Ipy, la nuora del defunto.

Le due donne, con pelle chiara tipica delle figure femminili, indossano un luogo abito bianco con bretelle e sono ornate con collane, bracciali e cavigliere.

I due uomini, con la carnagione più scura, indossano un gonnellino bianco e anche loro sono adorati da collane e bracciali.

Il padre è differenziato dal figlio per la barba, che gli assottiglia il volto.

L’iscrizione geroglifica che delimita orizzontalmente la scena costituisce un’invocazione a Osiri, affinché accordi offerte alimentari alla coppia raffigurata, di cui sono riportati i nomi: Amenemhat e sua moglie Iy, “venerabili”.

Fonte:

II tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star

Medio Regno, Scrittura, Stele

IL DISCORSO DEL RE

A cura del Docente Livio Secco

La prima lezione/conferenza del V Corso di Egittologia presso l’UniTre di Torino ha preso spunto dall’analisi filologica della prima e della seconda stele del re Sesostri III (XII dinastia, Medio Regno).

Questi fu un sovrano militare di prima categoria che espanse verso Sud il dominio egizio fino alla seconda cateratta a danno delle popolazioni della Nubia.

La prima stele presenta un testo piuttosto corto e molto “ufficioso”. La seconda, viceversa, riporta un testo decisamente molto più lungo e molto più emotivo.
In diversi passaggi il re si dimostra di fortissimo carattere, insulta il nemico e lo disprezza in modo fortemente razzista.
A dimostrazione di ciò vi dimostro un brevissimo passaggio che mi ha, da subito, molto impressionato. Soprattutto se si pensa che è la voce di un re egizio di 3800 anni fa.
Decisamente un sovrano che ha la piena consapevolezza di tutta la propria potenza, gloria e forza militare.

La traduzione colloquiale dice:
SONO PROPRIO IO UN RE CHE NON SOLO DICE, MA CHE AGISCE.
QUEL CHE PENSA IL MIO CUORE AVVIENE PER MANO MIA.

La conferenza è diventata il testo codice QdE35 della mia collana Quaderni di Egittologia: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/630815/il-discorso-del-re/

Stele

LA STELE DI NEBNEFER

Di Grazia Musso e Nico Pollone

Nr. inv. 1533

Materiale: pietra/calcare, vernice

Dimensioni: 27 x 17,5 x 4 cm

Data: 1292–1190 a.C

Periodo: Nuovo Regno

Dinastia: XIX dinastia

Provenienza: Deir el-Medina

Acquisizione: Collezione Drovetti (1824)

CGT: 50060

Posizione del museo: Sala 06 Vetrina 07 

Una dea raffigurata sotto forma di serpente .

La superficie della stele è occupata da una serie di 12 serpenti sopra una scena di offerta.

Testo colonne frontali: da sinistra a destra

Siano date lodi a Mertseger sovrana dell’occidente, signora del cielo, sovrana di tutti gli dei, affinchè lei dia vita, forza e salute al ka della signora della casa Uab, giusta di voce e in pace.

Lato destro

Il servitore del signore delle due terre nella sede della verità Nebnefer giusto di voce. Suo figlio Pauebekhnu, giusto di voce.

Lato sinistro

Il servitore nella sede della verità Nebnefer giusto di voce. Sua figlia Henutshenu, giusta di voce.

Stele

LA STELE DELLA RONDINE E DELLA GATTA

Di Grazia Musso e Nico Pollone

XIX Dinastia – Museo Egizio di Torino Cat. 1591 = CGT 50056.
Vecchia collezione Drovetti, 1824.
Provenienza: villaggio di Deir el-Médineh (Tebe).
Supporto: Calcare dipinto, H. 14. 2 cm; L 9. 2 cm; sp. 3. 5 cm.

Stele ex voto di Nèbrê dedicata alla bella rondine. I suoi figli si rivolgono alla bella gatta.

Questo è il testo completo:

Questa bella rondine, tu sei perenne, perenne (ripetizione) per sempre. Che ha fatto lo scriba Nebre, giustificato (giusto di voce).

Questa è la buona gatta, perenne.

Che ha fatto lo scriba NakhtAmon, (e) lo scriba Khai.