The Discovery of the Tomb of Queen Ahmose-Merytamun (TT 358)
Ahmose-Merytaman (Ahmose-Beloved-of-Amun”) was the sister and queen of Amunhotep (about 1525-1504 BC).
Her tomb, cut in the bedrock at Deir el-Bahari on the west bank at Luxor, was discovered by the American archaeologist Herbert Winlock in 1929.
Fifty years after Ahmose-Merytaman’s burial, part of the temple of Hatshepsat was built over the entrance to her tomb. Even so, robbers found it and looted her burial.
In the 21st Dynasty (about 1050 BC), priests restored her coffins and mummy, leaving an offering of flowers at the foot of the coffin when they finished their work. At about the same time, another woman was buried elsewhere in the tomb. Ahmose-Merytaman originally had three coffins. The outermost one was broken up by robbers. The middle is on display here, while the inner coffin, which is about 60% the size, is now in the National Museum of Egyptian Civilization.
Inizia così il Medio Regno, la fase della storia dell’Egitto che corrisponde ad una ripresa dello stato unitario dopo il caos del Primo Periodo Intermedio che per quasi due secoli ha segnato lo sfaldamento del potere centrale e la frammentazione del paese.
Manetone inserisce in questo periodo due dinastie di sovrani la XI e la XII dinastia. Con i primi due sovrani del Medio Regno il controllo dello stato è caratterizzato da lotte intestine che vedono contrapposti i principi tebani, fautori dell’unificazione dei territori sotto la loro autorità centrale, ai governatori Heracleopolitani.
Da Tebe il governatore Inyotef (o Intef X dinastia) esercita il suo potere su gran parte dell’Egitto, a sud fino ad Assuan e a nord fino a Coptos. Molti lo considerano il capostipite della XI dinastia, in effetti non lo è anche se il suo nome compare nella “Sala degli Antenati” dell’Akh-Menu, il Tempio di Milioni di Anni di Karnak fatto erigere da Thutmose III (posizione 13) 600 anni dopo per onorare le sue origini. Infatti nella Sala, il nome di Inyotef non compare racchiuso nel cartiglio tipico dei faraoni ma con il titolo di “iry-pat-haty-a” (Principe ereditario e Governatore).
Molto probabilmente Inyotef è da identificare con la statua in postura da scriba che Sesostri I (XII dinastia) fece erigere e che riporta l’iscrizione “Realizzata dal Re dell’Alto e Basso Egitto Kheperkara come monumento per suo padre, il principe Intef il Grande (o il Vecchio) nato da Iku” oggi conservata al Museo del Cairo (CG 42005).
Vediamo ora la prima parte della XI dinastia che, come abbiamo detto, viene da molti studiosi considerata come un’appendice del “Primo Periodo Intermedio”.
Alla morte di Inyotef gli succede il figlio, Mentuhotep I in qualità di nomarca principe di Tebe (2137 a.C.). Mentuhotep I vero capostipite della XI dinastia è un fiero sostenitore di una politica indipendentista dagli avversari heracleopolitani della IX dinastia, continuerà la politica del padre Inyotef.
Non risulta che Mentuhotep I si sia mai fregiato del titolo di “Re dell’Alto e Basso Egitto”, in epoche successive gli venne attribuito un nome Horo del tutto generico, “Tepia” (l’antenato) e con il suo nomen racchiuso in un cartiglio, compare nella “Sala degli Antenati” e Thutmose III lo onorerà col padre Inyotef.
Anche se non ufficialmente faraone, Mentuhotep I fu il primo a portare un nome teoforo, ovvero contenente un nome divino, associato a Montu, dio guerriero del quarto nomo dell’Alto Egitto, con l’intento di assicurarsi la protezione divina.
Nella tomba di Hekaib, nomarca del distretto di Elefantina, vennero rinvenuti decine di manufatti come statue e stele relative a vari sovrani tra cui i resti di una statua di Mentuhotep I, fatta realizzare probabilmente da Antef II sulla quale compare il titolo di “Padre degli dei”, da ciò si pensa che sia stato il padre di Antef I e di Antef II.
L’egittologo Alan Gardiner ritenne di aver individuato il nome di Mentuhotep nella posizione 5,12 del Canone reale. Forse il suo scopo iniziale, per la situazione esistente in Egitto a quei tempi, era solo quello di affermare la propria sovranità sui territori che si erano venuti a creare sotto l’autorità tebana. Ad un certo punto però Mentuhotep I inizia la sua espansione contro Heracleopolis i cui sovrani si erano appropriati del titolo appartenuto ai sovrani di Menfi di “Re dell’Alto e Basso Egitto” anche se dovrà passare ancora del tempo prima che l’Egitto torni ad essere interamente riunificato. Cosa che avverrà soprattutto ad opera dei faraoni, “Horo Wah-ankh” (Antef II) e “Horo Samtawy” (Mentuhotep II) che porranno così definitivamente fine al Primo Periodo Intermedio inaugurando l’inizio del Medio Regno.
Questi due faraoni riconquistarono le regioni del delta del Nilo, che erano state occupate dalle popolazioni libiche e da quelle del Sinai, riunificando così l’intero Egitto. La gestione e organizzazione vere e proprie di questo nuovo regno arriverà poi solo con la XII dinastia che acquisì appieno la necessità di dare unità politica all’Egitto anche, e soprattutto, ridimensionarono il potere dei vari nomarchi che, privi di un controllo centrale avevano causato rivolte e instabilità; ora essi vennero sottoposti a rigidi controlli da parte di ispettori inviati direttamente dai faraoni. Venne instaurata una sorta di organizzazione feudale al fine di accontentare in tal modo la nobiltà provinciale e la loro voglia di potere. Il Medio Regno divenne quindi nuovamente un periodo di stabilità politica duratura.
Finalmente l’Egitto si trova ad attraversare uno dei periodi più prolifici della sua storia, tornano ad affermarsi i grandi faraoni che intraprendono la riorganizzazione dello stato, favoriscono la ripresa dell’economia, agevolati in questo dalla fine della terribile carestia che ha caratterizzato gran parte del precedente periodo, questo contribuisce al risanamento delle finanze pubbliche e offre una spinta a nuove mire espansionistiche. Vediamo ora nel dettaglio i regni dei faraoni del Medio Regno.
Fonti e bibliografia:
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Nicolas Grimal, “Storia dell’Antico Egitto”, Roma-Bari, Biblioteca Storica Laterza, 2011
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, (Einaudi, Torino, 1997), Oxford University Press, 1961
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Federico A. Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Mursia, 2012
Il cosiddetto “Primo Periodo Intermedio” copre gli anni della storia egiziana che vanno indicativamente dal 2160 al 2055 e ad esso segue il Medio Regno. A questo proposito va detto che molti studiosi suddividono la XI dinastia considerando i faraoni Mentuhotep I e Antef I, II e III ancora facenti parte di questo periodo intermedio ed inserendo i faraoni Mentuhotep II Nebhepetra, Mentuhotep III Sankhkara e Mentuhotep IV nel Medio Regno.
Il “Primo Periodo Intermedio” è una macchia nella gloriosa epoca delle grandi piramidi, l’Antico Regno egizio. Segna il completo sfaldamento, non solo del potere centrale, quello dei grandi faraoni costruttori delle imponenti piramidi, dell’età dell’oro, quell’età che vide la prosperità dell’Egitto, ma anche di un lungo periodo di relativa tranquillità vissuta dal popolo, lavoratore, ma sempre rispettoso della Maat.
Già a partire dalla V dinastia assistiamo ad una lenta, ma progressiva, decadenza del potere centrale del faraone con un conseguente incremento di quello dei governanti locali. I nomarchi si preoccupavano del loro territorio sganciandosi sempre più dall’autorità centrale al punto che la loro carica divenne ereditaria riducendo ancor più l’influenza regale.
Con l’avvento della VI dinastia le cose continuarono via via a peggiorare fino a giungere ad un punto cruciale alla fine del lungo regno di Pepi II, cosa che potrebbe aver avuto come conseguenza la mancanza di eredi legittimi perché magari premorti al padre. L’ascesa al trono di Nitokris, ancorché si sia realmente verificata, confermerebbe l’assenza di legittimità o scarsa idoneità degli eventuali pretendenti al trono. Quello che segue è un lungo periodo della durata di circa due secoli, non è tanto il fatto che venga messa in discussione l’istituzione faraonica in quanto tale ma ciascun governatore segue una propria linea di potere e questo porta al manifestarsi di fermenti sociali che porteranno l’Egitto ad essere preda di disordini, di anarchia a livello provinciale e, forse, anche di invasioni straniere. Il decadimento della regalità centrale, accelerato in questo anche dalle numerose e continue incursioni dei beduini ormai fuori controllo, fece si che si ingenerasse un clima di disordini incontrollabile che ci è stato tramandato, in molti papiri interessanti redatti, in epoche successive, dagli scribi su incarico dei sovrani della XII dinastia. E’ ovvio che la lettura di questi scritti va fatta con cautela nel senso che la gravità della situazione, in essi descritta, è sicuramente frutto di esagerazioni tendenti a mettere in risalto, ingigantendola un po, la grande opera di pacificazione dei faraoni del Medio Regno. L’intento era sicuramente quello di celebrare la restaurazione dell’ordine e della stabilità. In realtà non si ha neppure la certezza che questo clima di rivoluzione abbia interessato l’intero Egitto, di questo periodo non si conosce quasi nulla. Menfi diventa solo più una capitale simbolica ed il potere si frammenta in più parti.
Vediamo ora di capire qualcosa nel groviglio di dinastie e faraoni che si sono succeduti in questo oscuro periodo. Il Primo Periodo Intermedio si può suddividere in tre parti,
1) VII e VIII dinastia durante le quali avviene lo sfaldamento completo dello stato unitario.
2) IX dinastia, nasce un nuovo centro di potere nell’Alto Egitto, nella capitale del XX nomo, Ha-Ninsu, (Heracleopoli).
3) X dinastia, caratterizzata da lotte intestine dove i principi di Tebe prevalgono sugli Heracleopolitani e fondano le basi per la riunificazione dell’Egitto che avverrà solo con la XI dinastia dando inizio al Medio Regno.
Manetone ci descrive la VII dinastia come un periodo di grande anarchia dove, a suo dire regnarono settanta re per settanta giorni, cosa che concorda con le varie liste dei re nel riconoscere, per la VII dinastia appunto, l’avvicendamento di circa settanta re, con sede a Menfi. In assenza di riscontri storici che lo confermino dobbiamo immaginare che la cifra di settanta re e di settanta giorni sia puramente simbolica. Per l’VIII dinastia, conosciuta soltanto dalle liste reali, un numero preciso non è possibile farlo, si pensa dai 18 ai 27 re alcuni dei quali avrebbero regnato contemporaneamente, ciascuno sul proprio territorio. La lista di Abydo riporta 17 nomi, quella di Saqqara non fa alcun cenno del Primo Periodo Intermedio e il Canone di Torino in quel punto è illeggibile. Giulio Sesto Africano, citando Manetone scrive: <<…..ventisette re di Menfi che regnarono per 146 anni….…>>. Eusebio da Cesarea parla di cinque re che regnarono un secolo. Dati inconfutabili in quanto non esistono reperti archeologici che testimoniano se è vero o falso.
In un papiro di epoca posteriore, “Le lamentazioni di Ipuwer”, si legge che in quel periodo spadroneggiavano sugli egiziani dei non ben identificati “asiatici”. Qualcuno avanzò anche l’ipotesi che all’inizio dell’VIII dinastia si fosse formato un regno indipendente nell’Alto Egitto sotto il nomarca di Copto che sarebbe durato circa quaranta anni. Nel 1946 l’egittologo W. C. Hayes dimostrò che questa dinastia copta non è mai esistita.
Per quanto riguarda la X e la XI dinastia, spesso associate con il nome di “eracleopolitana”, l’identificazione dei sovrani di una o dell’altra dinastia è resa ancor più difficile dal ripetersi di nomi identici. Poco attendibile è ritenuta la frase di Manetone riportata da Giulio Sesto Africano quando afferma: <<…..diciannove re di Eracleopoli che governarono per 409 anni..…>>. Nel sud, soppiantati i re menfiti, i nomarchi di Tebe raggrupparono intorno a loro i nomoi meridionali sotto il dominio di una ancora più energica famiglia di principi guerrieri, quattro dei quali portavano il nome di Antef.
Possiamo solo immaginare la ricaduta che questi eventi ebbe sul popolo abituato a vivere nel rispetto della Maat avendo alle spalle la sicurezza di uno stato sempre presente ed attento alle loro necessità personificato nella figura del sovrano, il Faraone, unica garanzia del rispetto della Maat. Caddero le certezze, i principi fondamentali sui quali poggiava la loro concezione del mondo, la fine dell’Ordine Eterno che gli Dei donarono loro fin dalla creazione.
Una causa che potrebbe aver influito almeno in parte sul peggioramento delle condizioni sociali, avvenuta intorno al 2300 a.C., sarebbe attribuibile alla conclusione del cosiddetto “Subpluviale neolitico”, ovvero una lunga fase climatica caratterizzata dalle frequenti piogge sull’Africa nordorientale. La conclusione di tale periodo ebbe come conseguenza l’inaridimento del clima, causa questa della diminuzione dei pascoli, inaridimento delle fonti ed insabbiamento dei campi. La cosa comportò una diminuzione delle risorse alimentari obbligando la popolazione di quelle zone a risalire la valle del Nilo causando così una rivoluzione economico-sociale senza precedenti.
L’Egitto sembra essere tornato all’epoca preistorica, con un raggruppamento di nomoi al nord, nel Medio Egitto, (dinastia eracleopolitana), di cui conosciamo alcuni re, (Kheti I, II e III e Merikara), e uno a sud, a Tebe, con a capo gli Antef.
Si giunse presto a uno scontro e la situazione rimase a lungo confusa tra alterne vicende di vittorie e sconfitte da entrambe le parti, fino a quando, nel 2060 a.C., troviamo l’Egitto nuovamente unito sotto Mentuhotep I, discendente dei governatori tebani che governavano i nomoi del sud; da questa data si fa iniziare il Medio Regno. La maggior parte degli studiosi concorda nel valutare da duecento a duecentocinquanta anni la durata del periodo intercorso da Nitocris alla fine del regno di Mentuhotep I, la loro opinione però è poco più di una congettura. Dopo questa prima carrellata proviamo ora ad immergersi nel “Primo Periodo Intermedio” cercando qua e la le poche notizie che riusciamo a reperire.
Innanzitutto va detto che sarebbe comunque ingiusto attribuire a Nitocris (ancorché sia realmente esistita) o ad uno degli ultimi sovrani, la responsabilità del caos che si venne a creare. In realtà la VI dinastia si è indebolita a poco a poco e, principalmente durante il lungo regno di Pepi II, un’evoluzione negativa, che, in assenza di documentazione certa difficile da cogliere, ha portato l’Egitto alla crisi.
Abbiamo esaminato a grandi linee quell’epoca della storia egizia che va sotto il nome di “Primo Periodo Intermedio”, per avere un’idea un po’ più chiara proviamo ora ad immergerci nelle oscure e poco conosciute vicende che ne hanno caratterizzato la storia.
Con la caduta dell’Antico Regno viene a mancare ogni fonte di notizie certe sugli avvenimenti che si susseguirono per quasi due secoli dove infuriarono le lotte intestine fra i vari nomarchi generando il caos tra la popolazione che si trovò priva di quella certezza, garantita da Maat. Di questo periodo ci viene incontro, per raccontarci, con una incerta precisione, la letteratura. Ho volutamente detto incerta in quanto le opere che sono giunte a noi non sono coeve del periodo ma successive, volute dai faraoni che riunificarono il paese e, come già detto, sicuramente ingigantite per mettere ancor più in risalto i loro meriti ed enfatizzare le loro vittorie. Noi esaminiamo queste opere con senso critico e cerchiamo di trarne le dovute conclusioni
Di questo periodo ce ne parla il già citato Ipuwer che racconta questo periodo di devastazione dello stato e la drammatica situazione di quell’epoca:
<<……il paese girava come sul tornio di un vasaio, si impoverì e subì il saccheggio, il sovrano fu rovesciato dai poveri, gli uomini morivano di fame e l’Egitto cadde in mano agli asiatici……>>.
Altri testi di letteratura che ci tramandano notizie di questo periodo li troviamo particolarmente nelle “lamentazioni”, negli “Insegnamenti” e nelle “Profezie”.
Le lamentazioni: <<……. sono tutto sommato affini agli insegnamenti, ponendosi come scopo la conservazione dell’etica, ma assumendo talvolta un sapore tra il profetico e l’apocalittico…….>>.
Neferti profetizza:
<<…….questo paese è distrutto, non c’è nessuno che si prenda cura di lui, nessuno che ne parli, nessuno che versi lacrime. Come sarà questo paese? Il disco solare sarà coperto…….>>.
Come abbiamo detto in precedenza nelle sue “lamentazioni” Ipuwer parla della venuta in Egitto di popoli asiatici cosa che venne profetizzata anche da Neferti:
<<…….il vento del sud si opporrà al vento del nord: il cielo non apparterrà più a un solo vento, un uccello straniero deporrà l’uovo nelle paludi del Delta, farà il nido vicino agli uomini e la gente lo farà avvicinare amandolo…….>>, (Paola Buzi, Profezia di Neferti (I Periodo Intermedio / Medio Regno).
Gli “Insegnamenti per il re Merikara”, consistono in un lungo testo dove il faraone Kheti II, della X dinastia (2135-2040 a.C.), dispensa una serie di ammonimenti e di consigli al figlio Merikara che dovrà succedergli. Il testo è molto interessante perché, forse senza volerlo, descrive il difficile clima politico del tempo.
Grande interesse suscita anche il “Dialogo di un uomo stanco di vivere”, risalente al Medio Regno, e contenuto nel cosiddetto “Papiro n. 3024”, un rotolo lungo 3 metri e mezzo scritto in ieratico ed oggi conservato presso il Museo di Antichità Egizie di Berlino. Il periodo cui si riferisce è incerto, si pensa al tempo della XII dinastia (1900 a.C.). E’ un testo unico nel suo genere dal quale emerge la spiritualità di un popolo permeato dal culto dei morti e dalla fede incrollabile nell’aldilà, testimonia la grave caduta dei valori fondamentali per il popolo, l’uomo conversa con il suo Ba (anima) ed arriva persino a mettere in dubbio l’esistenza della vita dopo la morte nonché la fede negli Dei.
Oltre alla letteratura notizie del tempo ci arrivano anche dalle poche iscrizioni presenti nelle tombe private. Dalla tomba rinvenuta a Moalla, nell’Alto Egitto, appartenuta al governatore provinciale Ankhtifi, apprendiamo che nel paese era grande la sofferenza e la povertà ed il popolo era denutrito. Ankhtifi contribuì con il suo esercito all’affermarsi del potere nel nord dell’Egitto dopo la caduta dell’VIII dinastia del regno menfita.
Ankhtifi fondò un regno al nord con capitale Ehnasija (Nennisut in egiziano e Herakleonpolis Magna in greco) mentre i suoi avversari si concentrarono a sud nell’Alto Egitto stabilendosi a Uaset (Tebe). Nuovamente diviso in due, l’Egitto si trovò ad affrontare una nuova guerra fratricida fra il nord, che almeno inizialmente riscosse maggior successo riuscendo a penetrare nell’Alto Egitto fino alla tredicesima provincia di Assijut.
Tebe fece appello a tutta la sua forza ed una battaglia dopo l’altra riuscì a conquistare tutta l’area tra Elefantina e Koptos. Con l’avvento al trono del faraone tebano Antef II la vittoria definitiva arrise alle truppe tebane che riconquistarono il Basso Egitto nonostante i tentativi, non riusciti, degli avversari di coinvolgere nella lotta i capitribù nubiani che, approfittando del disfacimento del potere centrale, si erano resi indipendenti. Come pare logico pensare la situazione che si era venuta a creare durante il Primo Periodo Intermedio, con le gravi ripercussioni economiche e sociali, non favorì certamente la creazione di particolari complessi monumentali ne tanto meno tombe reali di una certa importanza o piramidi.
Per quanto riguarda le tombe dei sovrani di questo periodo fino ad oggi non ne sono state individuate nessuna, fonti coeve, decisamente scarse, raccontano che alcuni sovrani vennero tumulati in piramidi che però non sono mai state trovate. Certamente esistevano le tombe dei sovrani del tempo ma la breve durata del loro regno non avrà certamente permesso di erigere grandi edifici e per di più quei pochi dovevano essere di piccole dimensioni e costruite con materiale molto degradabile che non permise di durare a lungo. La solita disputa tra egittologi vede alcuni che ritengono che la necropoli di questi sovrani fosse situata a Saqqara nord nei pressi della piramide di Teti, altri secondo cui la necropoli si trovasse a Nennisut nel Medio Egitto. Una missione spagnola che ha recentemente condotto scavi in zona non ha finora trovato tombe ne piramidi. Davvero un brutto momento per la civiltà egizia il Primo Periodo Intermedio.
Oltre a tutte le disgrazie causate dai potenti, il popolo egizio si trovò a dover affrontare un altro nemico, il clima. In quel periodo si verificarono una serie di avversità climatiche che forse l’Egitto non si era mai trovato ad affrontare prima. La pioggia, prima benefica e sufficiente, cessò ed un prolungato periodo di carestia aggravò la situazione di crisi persistente già fin dall’inizio della VI dinastia. Le copiose inondazioni del Nilo non riempivano più i campi e la siccità, che avanzava sempre più, metteva in serie difficoltà l’agricoltura che non si era mai trovata ad affrontare una simile situazione. Il sistema economico statale entrò in crisi, gli scarsi raccolti dovettero essere redistribuiti alla popolazione per le loro necessità alimentari.
La situazione già così instabile non fece che peggiorare e i governatori locali ne approfittarono per accrescere il loro potere a discapito di quello centrale. Uno di questi regni despotici si formò a Tebe e da qui riuscì ad imporsi su tutto il territorio egiziano. Come se non bastasse, apprendiamo da alcune fonti storiche, che in quel tempo si aggiunsero incursioni da parte di tribù di beduini e di asiatici cosa che il potere centrale non era più in grado di fronteggiare. Il glorioso esercito egiziano non esisteva più, ciascun nomarca aveva il suo e non si preoccupava degli altri nomoi.
Per quanto riguarda i faraoni della VII e VIII dinastia si conosce praticamente nulla, alcuni studiosi azzardano a dire che la capitale era ancora a Menfi ma la cosa era puramente simbolica. Con la fine della VIII e l’inizio della IX dinastia troviamo un Egitto diviso in tre parti: al nord si sono installati gli invasori asiatici approfittando della situazione per estendere il proprio controllo sul territorio africano; al centro resiste la vecchia capitale Menfi dove si affermerà poi la provincia di Eracleopoli; al sud i principi di Tebe iniziano a raggruppare i territori vicini sotto il proprio controllo.
Con il passaggio tra la IX e la X dinastia assistiamo al rafforzamento dei governatori locali che, acquistato sempre più potere, si riuniscono e da Eracleopoli impongono il loro potere su tutto il nord fino al delta del Nilo e a sud fino ad Asyùt. A questo punto, come la storia ci insegna, tra due potenze vicine non può che scatenarsi una guerra. Quanto cruenta fu non lo sappiamo ma tale fu.
Alla fine la vittoria arrise alle truppe tebane che riunificarono l’Egitto sotto un unico sovrano. E l’unico sovrano fu Mentuhotep I nel 2060 a.C. circa. Con l’avvento al trono di Mentuhotep I si chiude questo brutto periodo per l’Egitto ed ha inizio il “Medio Regno”. Ma ormai l’Egitto non è più lo stesso, questo periodo ha segnato profondamente la civiltà egiziana, non solo per i danni e le distruzioni subite ma per quanto questo abbia influito dal punto di vista intellettuale e ideologico.
La perdita di quei valori acquisiti nel corso dei secoli che offrivano al popolo la sicurezza sociale ed economica ingenerò una visione pessimistica del mondo che si riflette nella letteratura dell’epoca. Caddero determinati valori imperanti in passato, le credenze funerarie, un tempo privilegio esclusivo del faraone, vennero meno in forza di una democratizzazione che portò anche i privati cittadini a pretendere lo stesso trattamento.
Cercando di analizzare sempre più a fondo le sparute notizie che si riesce a recuperare, torniamo ad appoggiarci al nostro informatore più prolisso sulla civiltà egizia, Manetone. Nei suoi Aegyptiaca, scritti su commissione di Tolomeo II Filadelfo intorno al 300 a.C., ci fornisce la maggior parte delle informazioni sulla cronologia dei sovrani dell’Antico Egitto. Di lui conosciamo quasi nulla, nessuno dei suoi scritti è giunto sino a noi se non per interposta persona.
Il primo che ce ne parla è lo scrittore giudaico Flavio Giuseppe nella sua opera “Contra Apionem” del 94 d.C. Dopo Flavio Giuseppe parlano di Manetone, Sesto Africano, Eusebio da Cesarea ed altri, per cui è da ritenere che la sua opera abbia subito chissà quante manipolazioni. Fu Manetone che, avendo a disposizione molti documenti, si dedicò alla scrittura della storia antico egizia e già la sua precisione ci lascia alquanto dubbiosi avendo egli scritto circa 2000 anni dopo gli eventi che ci interessano. In ogni caso dai raffronti con le informazioni reperite da altre fonti, possiamo delineare un quadro sufficientemente attendibile.
Manetone suddivise i regni dei sovrani egizi in 33 dinastie, suddivisione che, nonostante qualche incertezza, è adottata ancora oggi. Il Primo Periodo Intermedio comprende le dinastie dalla VII all’inizio della XI e, come più volte ripetuto è un periodo oscuro della storia antico egizia del quale conosciamo ben poco. Vediamo ora quel poco per ciascuna dinastia.
Proviamo ora ad addentrarci nel dedalo delle dinastie dalla VII alla XI citate da Manetone delle quali non conosciamo nulla dal punto di vista archeologico e ci basiamo quasi esclusivamente sulle notizie che ci ha tramandato lo storico greco.
VII DINASTIA
Sesto Giulio Africano che trattò l’opera di Manetone in forma epitoma riporta le già citate affermazioni dello storico: <<……settanta re di Menfi regnarono per settanta giorni…..>>. Eusebio di Cesarea interpreta la frase in modo diverso: <<……. cinque re di Menfi regnarono per 75 giorni……>>. Va però detto che ne la lista reale di Abido ne quella di Saqqara trattano la VII dinastia, quella di Saqqara salta addirittura subito alla XI dinastia. Ancor meno ci viene in aiuto il Canone Reale di Torino che in questo punto si presente molto danneggiato, nonostante ciò alcuni studiosi asseriscono che sarebbero riportati cinque nomi del tutto illeggibili. Secondo una parte degli studiosi questa dinastia sarebbe addirittura inesistente.
VIII DINASTIA
Anche di questa dinastia non siamo in possesso di riscontri archeologici certi. Manetone ci parla di <<…….76 re di Menfi che regnarono per 146 anni…….>>. La lista di Abydos elenca 17 sovrani che si sarebbero succeduti sul trono nei 30 anni della VIII dinastia. Pare che i nomi di alcuni di questi siano stati riscontrati su dei sigilli. Sesto Giulio Africano riporta: <<…….ventisette re di Menfi che regnarono per 146 anni……>>. Giorgio Sincello, storico bizantino, riporta quanto scrisse Eusebio in proposito: <<……cinque re che regnarono un secolo………>>. Per quanto ci è permesso di sapere, tenuto conto delle diverse affermazioni, possiamo ritenere che molti di questi sovrani possano aver regnato contemporaneamente su parti diverse dell’Egitto. Ufficialmente la capitale è ancora Menfi mentre quella amministrativa è ad Abido. Ufficialmente i nomarchi di Eracleonpoli si dichiarano ancora sottomessi a Menfi anche se in realtà regnano incontrastati sul XX distretto dell’Alto Egitto come i principi di Tebe sul loro territorio. Per quanto riguarda il Basso Egitto, principalmente il Delta, Ipuwer, nelle sue lamentazioni, cita le scorribande che compiono gli “asiatici” contro la popolazione locale senza che alcuno intervenga.
IX DINASTIA
Anche per questa vale quanto detto per le precedenti, non disponiamo di fonti attendibili se non di qualche notizia molto frammentaria. Le scarse, ancorchè dubbie, notizie di cui disponiamo ci provengono dal solito Manetone citato in forma epitoma da Eusebio di Cesarea:
<<……..19 re di Eracleopoli, che regnarono 409 anni. Akhthoes, il primo di questi, più terribile di quanti siano mai stati prima causò malanni a tutti quelli che erano in Egitto ma dopo cadde vittima della pazzia e fu distrutto da un coccodrillo……..>>.
Si può pensare che la capitale di questa dinastia fosse Heracleopolis Magna senza però avere il controllo completo sull’Egitto. Manetone ci riporta i nomi di alcuni dei re di questa dinastia: Akhthoes (o Kheti I), gli assegniamo il numero I tenendo conto che i sovrani conosciuti di questo periodo, con lo stesso nome sono almeno sette. Dapprima nomarca di Heracleopolis Magna in seguito si attribuì i titoli della regalità. Di lui troviamo riscontro in un bacile di rame che riporta il suo nome e dalla citazione di Eusebio di cui sopra. Neferkara III anch’egli un effimero regnante che ci è noto solo dal Canone Reale.
Si pensa che potesse essere un principe di Heracleopolis Magna che viene citato nei “testi di Ankhtifi” come Neferkara Meribra, una vera e propria autobiografia scoperta nella tomba di Ankhtifi, appunto, scoperta a el-Moalla.
Secondo altri studiosi invece si tratterebbe sarebbe stato un principe che avrebbe comandato l’esercito che combattè contro Antef I che governava Edfu e Tebe.
Kheti II il cui nome potrebbe essere quello riportato in modo quasi illeggibile nella colonna 4 posizione 21 del Canone Reale e, forse, da un graffito che potrebbe voler dire Kheti ([s3]) [figlio] di Neferkara. Senen……di questo sovrano è leggibile solo la prima parte del nomen sul Canone Reale alla colonna 4 posizione 22. Meri……anche di questo sovrano conosciamo solo parte del nomen. Stesso discorso vale per l’ultimo nome che si riesce ad interpretare solo in parte, Shed……
X DINASTIA
Per la X dinastia il discorso si ripete, Manetone cita:
<<……diciannove re di Eracleopoli che regnarono per 185 anni……..>>.
Una cosa è certa, i sovrani della X dinastia si sovrappongono ai primi re tebani della XI dinastia. Si potrebbe ipotizzare che, a questo punto, sia eracleopolitani che tebani nelle loro lotte si siano dedicati ad intraprendere un tentativo di riunificazione dell’Egitto. Si tratta di una mera ipotesi non suffragata da alcun elemento di valutazione.
XI DINASTIA
Come già accennato in precedenza l’XI dinastia viene ufficialmente inserita nel Medio Regno pur trattandosi, almeno per i primi due sovrani, di una sorta di appendice del Primo Periodo Intermedio.
La storia che riguarda questi primi due sovrani, Mentuhotep I e Antef I si riassume nelle lotte atte al ricongiungimento dell’Egitto sotto un unico sovrano. Dalla Lista di Karnak si apprende che nessuno dei due sovrani assunse mai il titolo di “Re dell’Alto e Basso Egitto” che confermasse la loro sovranità sull’intero Egitto. Titolo che, seppure in modo del tutto simbolico, era passato da Menfi a Eracleopoli.
La lotta per la sovranità sulle Due Terre vide la vittoria dei tebani sugli eracleopolitani ad opera di Horo Wah-ankh (Antef II) mentre Horo Samtawy (Mentuhotep II) completò la vittoria con la riconquista delle terre del Delta occupate dai libici e della penisola del Sinai. Finalmente, dopo oltre due secoli, l’Egitto era nuovamente unito e, pronto alla rinascita, entrava in quello che viene chiamato Medio Regno.
LA TOMBA MONUMENTALE DI KHUI
Per la scarsità delle fonti pervenute non è agevole distinguere nettamente la IX e X Dinastia,che regnarono, sul finire del Primo Periodo Intermedio, dal nuovo centro di aggregazione presso la capitale del XX nomo dell’Alto Egitto, Ha-Ninsu, (Eracleopoli in greco, nome attuale Ihnasya el-Medina), e che, come già detto, vengono comunemente chiamate “eracleopolitane”.
Nei precedenti articoli abbiamo già spiegato le varie e poco attendibili notizie che ci sono pervenute dai vari Manetone, Giulio Sesto Africano ed Eusebio di Cesarea, così come quelle reperibili dal Canone di Torino, unico documento che parla di questo periodo ma con grosse lacune. Come già accennato negli articoli precedenti, per quanto riguarda le tombe dell’intero Primo Periodo Intermedio regna la più grande incertezza in quanto non sono state trovate sepolture reali che si possano datare a questo periodo. Ad eccezione della piramide distrutta di Qakara Ibi, una sola tomba di rilievo è stata rinvenuta a Dara, località del Medio Egitto nei pressi dell’odierna Manfalut, ad una trentina di chilometri da Assyut dove si trova una necropoli di quell’epoca. Dagli scavi dell’archeologo francese Raymond Weill, nella seconda metà degli anni 40, sono emerse le rovine di un grande edificio di cui non è chiaro se trattasi di una piramide o di una mastaba a gradoni. Le indagini di Weill si rivelarono però poco soddisfacenti e non contribuirono a sciogliere il dilemma.
La tomba (o piramide) è orientata all’incirca nella direzione nord-sud e presenta una pianta quadrata con gli angoli arrotondati, la sottostruttura ricorda stranamente la grande mastaba in mattoni della III dinastia che si trova a Beit Challaf.
L’ingresso è situato a nord e da accesso ad un lungo corridoio orizzontale, dapprima aperto, per poi immettersi in un tunnel discendente con il soffitto a volta. La camera, rivestita con blocchi di calcare rozzamente lavorati, venne saccheggiata in passato e completamente devastata, al suo interno non è stato trovato alcun segno di sepoltura. I resti sono così pochi e malridotti per cui è difficile stabilire se la situazione sia da attribuirsi al saccheggio o se invece al fatto che non sia mai stata completata in origine. La parte esterna comprende una copertura larga circa 35 metri mentre l’interno era probabilmente riempito di sabbia e pietrisco. In assenza di alcunché risulta difficile stabilire chi fu il proprietario della tomba. Dagli scavi nelle tombe vicine è stato trovato un cartiglio che riporta il nome di quello che potrebbe essere stato un sovrano locale chiamato Khui. Con questo chiudiamo anche noi il Primo Periodo Intermedio e ci avviamo a quello che sarà il “Medio Regno”.
Secondo il Canone di Torino, prima del tracollo definitivo della VI dinastia, avrebbero regnato ancora altri tre re, dopo Nitokris, di cui viene riportato il nome e ad essi seguono altri due posti vuoti. Cinque sovrani sicuramente insignificanti tanto da non essere neppure ricordati tutti. Secondo alcuni i due posti vuoti nel Canone potrebbero riferirsi a due “sovrani”, Ity e Imhotep, i cui nomi sono stati trovati iscritti nello Wadi Hammamat, che è possibile che fossero contemporanei alla VI dinastia. Va detto tra l’altro che questi ultimi cinque potrebbero inserirsi già negli inizi del Primo Periodo Intermedio e, come tali, essere solo dei governatori effimeri che cercarono invano di imporsi e conquistare un potere che ormai non esisteva più.
NEFERKA BAMBINO
Dopo il cartiglio del re il determinativo Neferka, ka significa appunto bambini starebbe forse ad indicare che trattasi di un sovrano fittizio, inserito nel Canone forse per errore nella trascrizione. A causa dell’ormai avanzato stato di sfaldamento in cui versava il potere centrale sovrastato da quello dei nomarchi è possibile che questo, ed altri sovrani coevi, abbiano regnato in contemporanea su diverse regioni dell’Egitto. Come già è già stato a proposito della regina Nitokris, ci troviamo in assenza di riscontri archeologici.
NEFER (o NUFE)
Altro sovrano presente solo nel Canone di Torino, precisamente nella posizione 4.10 (ossia al decimo posto della quarta colonna) con il nomen di Nufe. Inutile dire che non esistono documentazioni archeologiche che ne attestino la reale esistenza della quale non si sa nulla. Con ogni probabilità, anche in questo caso si tratterebbe di eccesso di zelo degli estensori del Canone che avrebbero inserito nella lista nomarchi tra i più potenti che però abbiano governato solo sul loro governatorato.
IBI (KAKARA)
Per quanto riguarda questo sovrano oltre ad essere citato solo nel Canone di Torino, non conosciamo nulla. Pare però che, dal punto di vista archeologico, sia a lui attribuita una piccola piramide molto degradata e mal conservata presso Saqqara.
La piramide pare avere il maggior grado di inclinazione di tutte le altre, 61°. Data le sue piccole dimensioni e la particolare struttura interna, si pensa che in origine fosse una piramide di qualche regina che poi venne usurpata da Ibi. Sulle pareti della camera funeraria sono incisi i “Testi delle piramidi”. Di Ibi è stato pure rinvenuto un graffito sulle rocce a Tumas in Nubia.
(ITY E IMHOTEP)
Come detto sopra il nome di questi due sovrani, trovati iscritti nello Wadi Hammamat e possibile contemporanei della VI dinastia, secondo alcuni studiosi potrebbero essere quelli che mancano nei due posti vuoti del Canone Reale.
Con questi effimeri sovrani, più che altro governatori locali, si chiude così definitivamente sia la VI dinastia che l’Antico Regno, l’Età dell’Oro.
Fonti e bibliografia:
Cimmino Franco, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani, Milano 2000
Martin Gardiner, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani, Milano 2003
Jhon Wilson, “Egitto – I Propilei”, Monaco di Baviera 1961 (Arnoldo Mondadori, Milano 1967
W. S. Smith, “Il regno Antico in Egitto e l’inizio del Primo periodo intermedio”, il Saggiatore, 1972
King Semerkhet ruled at the end of the 1st Dynasty as King Den’s successor. His name means ‘companion of the divine community and is written inside a rectangular frame called a serekh. This ornamental vignette combines a palace façade with an aerial view of the royal courtyard. On top of the frame sits the Horus-falcon, the god associated with kingship.
The royal tombs of the 1st and 2nd Dynasties were marked with stone slabs, or stelae, bearing the name of the deceased. Funerary stelae herald the beginning of a long tradition of marking elite burials and commemorating the deceased.
1 Dynasty (King Semerket), about 28077-2800 BC. Abydos (Umm El Qaab) Schist JE 318
Although this statue is unfinished, it is one of the masterpieces of this period. It depicts King Akhenaten holding his second wife Kiya (?) on his knee. The king seats on a stool wearing the blue crown (Khepresh), while his wife wears a wig and has her head turned affectionately towards her husband. This statue portrays a moment that was represented only in the Amarna period.
Limestone; New Kingdom, 18th Dynasty, reign of Akhenaten; Tell Al-Amarna, Tuthmosis Workshop; JE.44866.
This unusually shaped object comes from the tomb of Sabu, a high official serving the 1st Dynasty kings Den and Adjib. It might have been used for royal or religious ceremonies, either as part of an offering tray or as support for a vessel or basket. It may have consisted of two parts, but only one has survived. 1st Dynasty, about 2960-2770 BC, Saqqara (tomb of Sabu), schist, JE 71295
Queen Ahotep is the wife of King Seqennere II, who started the liberation war against the Hyksos, and the mother of both King Komose and King Ahmose, who managed to expel Hyksos from Egypt and establish the 18th dynasty.
A wide collar of Queen Ahhotep of gold, the ends of which are in the shape of a falcon’s.
A chain of gold with a scarab of gold inlaid with lapis lazuli, and it is one of the most beautiful pieces of jewelry from the beginning of the 18th Dynasty.
Bracelets for the queen include a bracelet of gold inlaid with lapis lazuli, un arm bracelet of gold inlaid with carnelian, lapis lazuli, turquoise and colored glass, bracelets of gold beads and semi-precious stones and a broad gold bracelet.
Minor of gold and bronze and handle of cedar wood inlaid with gold.
A fan handle made of wood covered with gold with scenes of King Seqennere II.