Editore: Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato;
Numero pagine: 256;
Prezzo: € 77.50;
Qualcosa di…: un excursus dei templi egizi, partendo dalla genesi del tempio effimero in legno e giunchi, fino ai templi scavati nella roccia. Originariamente solo in inglese, tradotto in italiano solo nel 2006
Gli studi sull’arte dell’antico Egitto sono in costante evoluzione anche e soprattutto grazie alle scoperte che si susseguono senza interruzione. Questo volume propone al lettore i capolavori più noti dell’arte egizia accanto alle ultime scoperte e alle teorie più recenti. Le immagini sono corredate di testi che descrivono dettagliatamente le opere e ne tracciano la storia. Si sorvola il panorama artistico dell’Egitto antico, dalle sue radici, passando per la nascita delle piramidi, il “mistero” artistico e storico della sfinge, le statue e i volti dei faraoni e dei nobili o della gente umile; e i tesori del Nuovo Regno, Akhenaton, Tutankhamon, Ramses II, fino alle sue manifestazioni finali, apparse presso i Greci e i Romani.
Interessante lettura: l’Egitto dei faraoni si proietta sopra un periodo di più di trenta secoli, dalla fine del IV millennio a.C.: un eccezionale esempio di continuità e di vitalità. Questo libro documenta, attraverso dati iconografici e testuali, la società egiziana antica, presentando la gente dell’Egitto nei suoi ritmi quotidiani.
Titolo: EGYPTIAN GRAMMAR -grammatica di egiziano antico, geroglifici- 3ª ed. 1926 (in inglese);
Autore: Alan Gardiner;
Editore: Griffith Institute -Ashmolean Museum Oxford;
Numero pagine: 646;
Prezzo: – ;
Qualcosa di…: la “bibbia” di chi vuole studiare i geroglifici. Ovviamente, visto che si tratta di un’edizione del 1926, risente di ulteriori difficoltà nell’interpretazione dell’inglese, ma poiché è ancora ristampata oggi, direi che non può mancare a chi è particolarmente portato verso lo studio della lingua.
Qualcosa su…: l’ho sempre considerato la “bibbia” per chi si avvicina al mondo degli antichi egizi. Dicerto esistono libri più completi, più accademici,,, ma proprio perché tali, più difficili per chi vuole avvicinarsi gradatamente senza rischiare il rifiuto data la difficoltà di lettura o di interpretazione.
Un gruppo di famosi egittologi, con la coordinazione del prof. Donadoni, ci porta a conoscere gli attori di una grande civiltà, in tutti i suoi aspetti.
Abydos, IV Dinastia Avorio; altezza cm 7, larghezza cm 2,5 Museo Egizio del Cairo, JE 36143
Nell’epoca delle piramidi il panorama della statuaria è ormai completato, adesso si possono riconoscere varie tipologie, molto più ricche rispetto a quelle della III Dinastia.
Innanzi tutto possiamo distinguere le statue con un nome da quelle anonime: le prime hanno un nome evidenziato da una chiara iscrizione o, nel caso di alcune statue divine dal loro aspetto, furono create per riposare nell’intimità dei Templi e tombe, sia esposte in cortili o cappelle, con funzioni culturali, sia nascoste nell’oscurità di naos o cripte , quando si tratta di statue funerarie.
La categoria delle statue anonime è quella raffigurante comuni persone, nobili o lavoranti impegnati in lavori quotidiani che esse simbolizzano.
Queste statue sono sempre destinate alla tomba, spesso usate come sostituzione o integrazione delle raffigurazioni parietali.
Queste statue hanno una maggiore libertà rispetto a quelle della prima categoria, questo deriva dal fatto che sono prodotte in laboratori reali che seguono i dettami del sovrano, standardizzati nei secoli, mentre le statue minori erano opera di laboratori indipendenti riservati al popolo con artigiani liberi di scegliere soggetto, schema e tecnica, seguendo la propria iniziativa personale.
Analizzando la statuaria maggiore bisogna tenere conto delle tecniche di lavorazione, a loro volta basate sui materiali : pietra dura o semidura ( Granito, porfido, diorite, basanite, quartzite, basato), legno, pietra tenera ( calcare e arenaria).
Va sottolineata una cosa di fondale importanza: la statuaria , per le sue particolari finalità religiose, è sempre collegata a degli ambienti architettonici.
Osservare, queste statue, al di fuori del loro contesto ne falsa il valore originario, dobbiamo tener viva nella nostra mente l’idea che ogni statua egizia va immaginata all’interno di templi o tombe, di cui è parte integrante.
Nella fotografia la statuetta, che raffigura Khufu, è la sola che si possa attribuire con certezza al sovrano.
In quest’opera eburnea del re, indossa la corona rossa del Basso Egitto, nella mano destra impugna il flagello reale.
È vestito di un semplice perizoma shendyt.
Sul lato destro del trono si legge il nome del re.
Fonte: Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electra
Scritto da un medico di Voghera con la passione per le antiche civiltà, “La verità perduta” fu un successo strepitoso negli anni ’70 ed ’80, un vero apripista per molti altri romanzi.
Ambientato durante il regno di Akhenaton, narra le vicende di Nekao, un medico che, partendo dai campi e finendo a corte, vivrà sulla propria pelle gli anni tormentati di una rivoluzione religiosa e culturale. Incontrerà il Faraone, Nefertiti, Horemheb, il generale Nakhtimin ed un giovanissimo Tutankhaton, prima della fine del regno di Akhenaton.
Mescolando storia e finzione narrativa, la caratteristica principale di questo libro è la sua straordinaria capacità di trasportare il lettore in riva al Nilo e vivere a fianco dei personaggi – estremamente realistici – la loro vita quotidiana, illustrando un periodo molto tempestoso della storia egizia.
Probabilmente ispirato da “Sinuhe l’Egiziano” di Mika Waltari, ha uno spessore umano molto maggiore (almeno secondo il mio modestissimo parere) ed una scorrevolezza narrativa di tutto rispetto.
Bruno Tacconi, spronato dalla Mondadori a proseguire nella sua opera letteraria dopo questo esordio, arriverà fino alla finale del Premio Bancarella con un altro romanzo, ambientato nella Mesopotamia di Hammurabi, “L’Uomo di Babele”, regalandoci altri splendidi romanzi che attraversano praticamente tutte le antiche civiltà.
La mia edizione è quella economica del 1977, Oscar Omnibus Mondadori, ma è stato ristampato più volte (anche con copertine discutibili…).
Se lo trovate su qualche bancarella varrà ogni centesimo speso.
Presento qui quello che è stato il mio primo libro sulla scrittura geroglifica Egizia. Torno indietro di molti anni, siamo nel 1963 e per l’acquisto ho impegnato la somma di 2000 lire. Il libro è di Sergio Donadoni. egittologo italiano (Palermo 1914 – Roma 2015), figlio di Eugenio. È stato prof. nelle università di Roma, Milano e Pisa. Ha partecipato alla missione epigrafica al tempio di Abū Simbel in Nubia.