Necropoli tebane

TT155 – TOMBA DI INTEF

Planimetria schematica della tomba TT155[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
IntefGrande araldo del re, Principe ereditario[5], Custode del sigillo reale, Primo compagno del re, Capo delle Oasi, Nomarca e Direttore dei granai realiDra Abu el-NagaXVIII dinastia (Hatshesput-Thutmosi III)versante sud del wadi

Biografia

Nessuna notizia biografica ricavabile dalle poche e malridotte pitture parietali[6]. Le scene riportate sulla parete posteriore del vestibolo trasversale specie sui pilastri e, segnatamente, quello contrassegnato dal n.ro 6 in planimetria, sottolineavano graficamente gli incarichi di Intef, incarichi peraltro riportati più estesamente in una stele, oggi al Louvre (cat. C26), di cui non si conosce però la collocazione originaria[7].

La stele di Intef oggi al Louvre. Musée du Louvre, Département des Antiquités égyptiennes, C 26 –

Secondo la stele, Intef portava i resoconti al re, introduceva a lui i postulanti o comunque chi chiedeva di conferire con lui, faceva da portavoce delle sue volontà verso gli altri, fungeva da quartiermastro durante le campagne di guerra e “[…] calcolava le tasse dovute dai funzionari, dai sindaci e dai capi dei distretti […]“.

La tomba

Planimetricamente la tomba, scavata direttamente nella roccia, si sviluppa partendo da un cortile con un’ampia sala trasversale con cinque grandi pilastri; altri pilastri sono accennati nella roccia, ma non vennero ultimati. Da tale vestibolo si diparte una sala perpendicolare alla precedente che termina in una seconda sala trasversale. I dipinti parietali sono seriamente danneggiati[8] e praticamente illeggibili se non attraverso le descrizioni[9] e le rese intervenute nel tempo come i disegni di Säve-Söderberg[10] della fine degli anni ’50 del secolo scorso.

Nella prima sala (1 in planimetria[11]) un uomo che porta una stuoia su cui sono disposti cibi; poco oltre (2) i resti di una falsa porta con preti sem[12] su ciascun lato. Su altra parete (3) il defunto con un figlio (di cui non è indicato il nome) e un fratello (forse Ahmosi) ispezionano, su cinque registri sovrapposti, la consegna di tributi da parte di popolazioni straniere, (tra cui i Keftiu), siriani con carri e vasi di fiori, e la registrazione dei prodotti provenienti dalle oasi; poco oltre (4) il defunto con la moglie, sotto la cui sedia un bambino nubiano offre datteri ad una scimmia, e il fratello Ahmosi (?) ispezionano, su quattro registri, ufficiali e militari armati, operazioni di pesatura d trasporto dell’oro. Su altra prete (5), su due registri, il defunto e la famiglia praticano la pesca e la cacciagione; vengono rappresentati, inoltre, un ippopotamo arpionato mentre un coccodrillo mangia del pesce; in altra scena, di carattere anche comico, detta della “vendemmia”, alcuni Apiru (o Khabiru)[13] raccolgono e pigiano le uve mentre un supervisore assaggia il vino, offertogli da una fanciulla, e uomini provvedono a versare il prodotto in giare per l’immagazzinamento in una cantina sorvegliata da un uomo addormentato. Su un pilastro (6) il defunto con un’oca sotto la sedia e frammenti[14], noti solo da riproduzioni di Säve-Söderberg, di conciatori di pellame, costruttori di carri, raccoglitori e preparatori di fogli di papiro, navi da trasporto commerciale e graffiti in ieratico.

Un breve corridoio sulle cui pareti (7) il defunto è rappresentato dinanzi al nome di Horus, dà accesso ad una sala perpendicolare alla precedente sulle cui pareti sono rilevabili scarse tracce di dipinti parietali tra cui (8-9) resti della processione funeraria e riti di purificazione della mummia[15] e, sulla parete opposta (10), su due registri, resti di animali di una scena di caccia con i carri[16]. Poco oltre (11) resti di scene con uccelli, bestiame e prodotti delle terre settentrionali[17].

Reperti musealizzati

  • Stele con doppia scena: il figlio Teti sulla sinistra e il fratello Ahmosi sulla destra inginocchiati dinanzi al defunto e “consigli ai viventi”. oggi al Museo del Louvre (cat. C26);
  • Frammenti di figure crollate, compresa l’immagine di un vecchio, noti solo da riproduzioni di Säve-Söderberg e N. de Garis Davies.

 

I tributi stranieri

Una delle scene parietali della camera trasversale (3) è relativa alle cosiddette “processioni egee”, o “dei tributi stranieri” o, ancora, “processioni Keftiw”. Le processioni dei tributari rappresentavano la consegna di “tributi” da regioni assoggettate all’Egitto o, comunque, in rapporti con il Paese[18]. Si ritiene, tuttavia che gli oggetti presentati dalle delegazioni Keftiw[19], ovvero secondo la maggior parte degli studiosi i minoici[20], rappresentate in almeno sei Tombe dei Nobili[21], non costituissero un “tributo” nel senso letterale del termine, bensì doni da popolazioni non assoggettate, ma in rapporti commerciali o diplomatici paritetici[22]. Tra i tributari rappresentati nella TT155 (3), i personaggi individuati come egei ci sono oggi restituiti solo dai disegni di Säve-Söderberg che furono a loro volta ricavati da dipinti già pesantemente danneggiati.

I doni recati dagli “egei”, sebbene non perfettamente intelligibili (forse fasci di frecce), rispetto quelli offerti da rappresentanti di altri popoli (come i siriani o i nubiani) sembrano avere maggiormente un valore simbolico[23] più che venale. Ben poco si può aggiungere a proposito degli abiti indossati[24] giacché i dipinti, e le restituzioni moderne, sono pesantemente mutilati proprio nella fascia centrale[25].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 263.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Titolo, in questo caso, onorifico che non necessariamente comportava l’effettiva prevista ascesa al trono

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 263.

[7]      Si ritiene che la stele fosse posizionata sul lato corto del vestibolo, in posizione simmetrica rispetto a quella contrassegnata, in planimetria, con il n.ro 2.

[8]      La parte meglio conservata è quella della cosiddetta “vendemmia” in cui sono perfettamente riportate le varie fasi di produzione del vino (dalla vendemmia, alla pigiatura dell’uva, alla pressatura, all'”imbottigliamento”.

[9]      Davies 1932, pp. 51-56.

[10]     Save 1957.

[11]     La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 264.

[12]     Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.

[13]     Alcuni vedono negli Apiru, o Khabiru, gli Ebrei giunti nel territorio egiziano come nomadi, poi stanzializzati. Altri ritengono di poter individuare con tale nome non un popolo, bensì una sorta di classe sociale di immigrati o di rifugiati privi, cioè, di una connotazione etnica unica e di un proprio territorio. Sotto Thutmosi III sono indicati come “vignaioli”, ed Amenhotep IIin un suo resoconto, narrò di averne catturati 3.600 durante una campagna contro i Mitanni.

[14]     Save 1957,  pp. 12-13, tavole 1-10 e 12-27.

[15]     Save 1957,  p. 19, tavola 19.

[16]     Save 1957,  p. 20, tavole 16-17.

[17]     Save 1957,  pp. 20-21, tavola 16.

[18]     Panagiotopulos 2006, pp. 370-412 e Panagiotopulos 2001, pp. 163-283.

[19]     Il termine egizio per indicare i popoli egei, e segnatamente quelli minoici, era Keftiw. Benché non esista unanimità in tale identificazione, tuttavia la grande maggioranza degli studiosi indica il termine Keftiw come individuazione certa del popolo cretese nei contatti con l’Antico Egitto del Bronzo Tardo.

[20]     Panagiotopulos 2001, pp. 163-283

[21]     Le cosiddette “processioni egee”, o “dei tributi stranieri”, o “processioni Keftiw”, si ripetono in altre cinque tombe dei nobili oltre la TT155, tutte concentrate nella XVIII dinastia e in un arco temporale di circa 100 anni: TT39, di Puyemra, Secondo Profeta di Amon durante il regno di Thutmosi III; TT71, di Senenmut, architetto durante il regno di Hatshepsut; TT86, di Menkheperreseneb Primo Profeta di Amon sotto Thutmosi III; TT100, di Rekhmira Visir di Thutmosi III; TT131, di Useramon, anch’egli visir sotto Thutmosi III.

[22]     Nella TT39 di Puyemra quattro personaggi vengono designati come “Capi stranieri dell’Asia più lontana” (Panagiotopulos 2006|pp. 370-412)

[23]     Panagiotopoulos 2006.

[24]     Particolare normalmente utilizzato negli studi per individuare la provenienza di personaggi stranieri.

[25]     Porter e Moss 1927,  pp. 263-265.

Amarna, XVIII Dinastia

IL VERO VOLTO DI AKHENATON

Nelle mie ricerche sui documenti di scavo dei primi del Novecento, ho trovato altri due calchi/maschere davvero eccezionali provenienti da Amarna. Si tratta di reperti importantissimi che consentono di fugare alcuni dubbi.

IL PRIMO CALCO

Calco del viso di Akhenaton
Gesso
CG 753, Museo del Cairo

Il primo calco di cui parlerò fu trovato da Flinders Petrie nel 1892 durante gli scavi ad Amarna, condotti assieme a Howard Carter. È attualmente conservato al Museo del Cairo con il numero di inventario CG 753, ma non è in esposizione. Secondo Petrie si tratta senza ombra di dubbio del calco post-mortem del volto di Akhenaton.

Questo calco proverebbe che Akhenaton era un uomo (contraddicendo alcune teorie che vogliono Akhenaton di sesso femminile) e che aveva dei tratti assolutamente normali, a riprova del fatto che i ritratti esasperati del primo periodo di Amarna sono soltanto una scelta stilistica.

Ecco il suo avvincente racconto:

IL SECONDO CALCO

Ed eccoci all’ultima maschera del gruppo Akhenaton/Nefertiti.

Maschera in gesso da Tell el Amarna
H 17 cm
Inv JE 59289. Museo del Cairo

Anche questa maschera o calco proviene degli scavi a Tell El Amarna nel 1932/33 dell’egittologo britannico J.D.S. Pendlebury e fu trovata assieme al calco (probabile) del volto di Nefertiti, nr inv. JE 59288 (ne parlo qui: https://laciviltaegizia.org/…/il-vero-volto-di-nefertiti/)

Trovata nelle abitazioni 0.47.16a e 0.47.20, questa maschera-modello presenta molti tratti in comune e un’estrema somiglianza con i ritratti di Akhenaton. Si tratta sicuramente di un modello che serviva da base per dei ritratti successivi.

Secondo Pendlebury e altri studiosi, questa maschera rappresenta Akhenaton.

Fonti:

  • J.D.S. Pendlebury “PRELIMINARY REPORT OF THE EXCAVATIONS AT TELL EL-‘AMARNAH, 1932-1933”.

Approfondimenti:

Kemet Djedu

IL TRONO DI MICERINO

  

Questo bellissimo reperto rappresenta niente meno che un trono di un sovrano dell’Antico Regno, Micerino. Questi è notissimo perché è uno dei tre costruttori delle celeberrime tre piramidi di Giza.

Questa immagine nitidissima di un fianco della seduta regale permette di dettagliare ciò che è stato riportato graficamente.

Per coloro che fossero interessati all’onomastica dei re d’Egitto non posso che consigliare la lettura del Quaderno di Egittologia QdE 22 IL PROTOCOLLO REALE Composizione dell’onomastica faraonica che trovate qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/storia-e-filosofia/624529/il-protocollo-reale/

Necropoli tebane

TT154 – TOMBA DI TATY

Planimetria schematica della tomba TT154[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
TatyMaggiordomoDra Abu el-NagaXVIII dinastia  (Thutmosi III ?)versante sud del wadi, al limite della collina settentrionale

Biografia

Nessuna notizia biografica ricavabile dalle poche e malridotte pitture parietali[5].

La tomba

Le offerte a Taty ed alla moglie. Da: Davies, N. de G., Five Theban Tombs (1913)

Planimetricamente la tomba si presenta con un’unica sala longitudinale sulle cui pareti è ancora leggibile un unico rilievo rappresentante il defunto e la moglie con un uomo e una donna che offrono loro libagioni. Sono anche presenti tracce di un dipinto, non ultimato, con portatori di offerte, cibi e birra, nonché arpiste e altre musiciste (?), e uomini nell’atto di scolpire una stele e scavare la tomba.

Diverse squadre di artigiani all’opera nella costruzione decorazione della tomba di Taty. (Davies, 1913: fig. 39).

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 262.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]              Porter e Moss 1927,  p. 262

Necropoli tebane

TT153 – TOMBA DI SCONOSCIUTO

Planimetria schematica della tomba TT153[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
sconosciutotitolo perdutoDra Abu el-NagaXIX-XX dinastiaversante nord del wadi, circa 30 m a ovest e più in alto della TT152

Biografia

Nessuna notizia biografica ricavabile dalle poche e malridotte pitture parietali[5].

La tomba

Il giardino funerario. Rilievo di N. de Garis Davies

Planimetricamente la tomba, non ultimata, propone la forma a “T” capovolta tipica delle sepolture del periodo. Pochi e non ultimati i dipinti parietali: nella sala trasversale, su due registri sovrapposti, il defunto seguito da un altro uomo che reca un mazzo di fiori, preti in atto di offrire libagioni e due donne dinanzi al pilone di un tempio e il defunto, seguito da alcune donne dinanzi ad Amenhotep I, alla regina Ahmose Nefertari e Thutmosi III assisi sotto un chiosco. Nel corridoio che adduce alla camera successiva i resti di testo illeggibili[6].

Un sovrano riceve le offerte. Rilievo di N. de Garis Davies

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 262.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 262

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 262.

Amarna, Nefertiti, XVIII Dinastia

IL VERO VOLTO DI NEFERTITI

Studiando dei documenti relativi agli scavi ad Amarna dei primi del Novecento, mi sono imbattuta in una foto eccezionale che non avevo mai visto prima.

Ebbene questo dovrebbe essere il calco del volto (probabilmente post-mortem) della bellissima regina Nefertiti.

È proprio questo quindi il vero volto della Regina più famosa della storia egizia? Il calco mostra sicuramente una fortissima somiglianza con i vari ritratti della Regina a noi pervenuti, tra cui il busto di Berlino.

Il calco si dovrebbe trovare al Museo del Cairo, il numero di inventario è il J59288 (grazie a Nico Pollone per l’aiuto).

La foto proviene dalla pubblicazione degli scavi a Tell El Amarna dall’egittologo britannico J.D.S. Pendlebury.

Ecco cosa scrive Pendlebury in merito alla scoperta di questo reperto eccezionale:

Fonte:

Autentici falsi

SULLE TRACCE DI FLINDERS PETRIE

Testa di Akhenaton o Nefertiti – XVIII DINASTIA
Gesso, h 12 cm
MET New York – On view at The Met Fifth Avenue in Gallery 122
Nr. Inventario 21.9.19

Nel 1891 l’eccentrico archeologo William Matthew Flinders Petrie, considerato il padre dell’ archeologia moderna, cominciò a scavare ad Amarna . Fu raggiunto a gennaio del 1892 da un giovane disegnatore diciassettenne molto dotato, un ragazzo raccomandato dal Barone William Amherst, appassionato collezionista di antichità egizie e

sostenitore dell’Egypt Exploration Fund, associazione filantropica fondata nel 1882 da Amelia Edwars. Questo ragazzo diventerà in seguito il più famoso archeologo di tutti i tempi: Howard Carter.

La campagna di scavi di Petrie ad Amarna ebbe luogo nel 1891 e 1892.

Petrie era un archeologo estremamente meticoloso che registrava minuziosamente sui suoi giornali di scavo tutte le sue scoperte e gli avvenimenti della giornata.

La campagna di scavi si rivelò ricca e fruttuosa e nel 1921, Sotheby’s organizzò a Londra un’asta, la cosiddetta “Amherst sale“.

Il Metropolitan Museum di New York acquistò all’asta, tra gli altri oggetti,la piccola scultura di cui vi voglio parlare oggi.

La piccola testa in gesso, raffigurante, secondo il museo Akhenaton o Nefertiti, ha uno stile che lascia perplessi: la forma degli occhi tonda, anziché allungata, il piccolo naso alla francese, decisamente inusuale, l’esecuzione piuttosto scadente e incerta per una testa regale, a mio parere molto distante dalle maestria esecutiva delle sculture a noi pervenute. Che si tratti di una testa regale è indubbio: sulla fronte è presente infatti la fascia d’oro che veniva posta sotto la corona.

Secondo il MET la testa, h. solo 12 cm, fu acquistata nel 1921 all’asta della collezione Amherst, proveniente dagli scavi di Petrie ad Amarna nel 1891-1892 e acquisita da Amherst e Petrie nella suddivisione dei ritrovamenti, secondo le regole dell’epoca.

I documenti dell’asta riportano la voce seguente che sembrerebbe corrispondere alla testa del MET:

A fianco del numero del lotto è riportato con scritta a mano il nome « Mace ».

Il documento dell’asta con la descrizione del lotto 855

Arthur Cruttenden Mace fu curatore al MET fino al 1922, quando raggiunse Carter nella Valle dei Re per lo scavo della tomba di Tut.

É indubbio, quindi, che la testa fu acquistata a quell’asta da Mace.

I documenti dell’asta , e così pure il sito del museo, indicano che la scultura fu trovata da Petrie nei « laboratori degli scultori in città ».

Nel « Petrie Journal 1891 to 1892 » tuttavia, non si trova una descrizione che corrisponda a questa testa.

Nel giornale degli scavi Petrie parla di un calco del volto di Akhenaton da morto(il CG 753 conservato al Cairo), di un bassorilievo a dimensione naturale della testa di Akhenaton e di un ritratto di Nefertiti.

Non ci sono accenni alla scoperta di un laboratorio di scultori né a questa testa in gesso.

È probabile che Petrie individuò e cominciò a scavare l’area del laboratorio di Tuthmose senza rendersene conto. La provenienza indicata da Sotheby’s nel catalogo d’asta “dai laboratori degli scultori in città” non può quindi derivare da Petrie.

Conclusioni:

La letteratura sulla testa del MET è scarsa. Essa rappresenta certamente una figura regale non identificata. I lineamenti farebbero pensare ad una figura femminile piuttosto che ad Akhenaton, ma sono lontani dai ritratti di Nefertiti.

La testa fu sicuramente acquistata da Mace, curatore del MET, in un’asta di Sotheby’s a Londra nel 1921.

L’effettiva provenienza dagli scavi di Petrie nella campagna di Amarna del 1891-1892 non sembrerebbe documentata, dato che Petrie non ne fa cenno nel giornale degli scavi.

La testa presenta delle incertezze stilistiche anomale.

Sembrerebbe da escludere la mano di scultori dell’entourage regale come Tuthmose. Se originale, si potrebbe pensare alla prova non particolarmente riuscita di un allievo inesperto.

In attesa e sperando di scoprirne di più, ritengo che questa testa sia da inserire nella lista dei reperti “dubbi”.

Patrizia Burlini

Fonti:

Crediti foto:

Età Tolemaica, Mai cosa simile fu fatta

HORUS D’ORO

Epoca Tolemaica
Faience policroma, altezza cm 15,5, lunghezza cm 12,7, spessore cm 1,2
El-Adhmunein
New York, The Metropolitan Museum of Art – Art. 26.7.996
Acquisizione 1926, dono di Edward S. Harkness

I cinque nomi che costituiscono l’insieme dei titoli regali sottolineano le sottili relazioni che uniscono il sovrano alle divinità ; garante dell’unità delle due regioni del paese ( re dell’Alto e Basso Egitto), egli si pone sotto la protezione delle dee tutelari della Valle del Delta.

A partire dalla IV Dinastia, il sovrano prese a proclamarsi ” Figlio di Ra”, infatti Horus è l’appellativo con cui vengono menzionati i più antichi sovrani egizi.

L’identificazione con il falco divino è ripresa nel nome ” di Horus d’oro”, portato dai sovrani.

Il riferimento al prezioso metallo ricorda come esso costituisce simbolicamente la carne degli dei.

Al di là dei monumenti e dei templi , erano molti gli oggetti che riportavano la serie dei titoli regali, è da un insieme di questo tipo che proviene questa placca di faience, originale sotto più di un punto di vista : da un lato, la finezza della realizzazione dimostra una padronanza tecnica eccezionale, dall’altro sono poche, per via della loro fragilità, le faience di queste dimensioni giunte intatte fino a noi.

Il falco domina il geroglifico che significa “oro” ; insieme, essi servono a scrivere il nome

“Horus d’oro”.

L’immagine del rapace divino doveva essere originariamente incastonato in un pannello di legno, e inserita in una composizione che illustrava il protocollo di un sovrano di epoca tolemaica.

Fonte e fotografia

I Faraoni a cura di Christiane Ziegler – Bompiani

Bibliografia

Friedman 1998, p. 200 L. F.

Età Tolemaica, Mai cosa simile fu fatta

MODELLO DI SCULTURA

Epoca Tolemaica
Calcare, altezza cm 16,5, larghezza cm20
Eliopoli, Scavi Schiaparelli 1903 – 1904
Museo Egizio di Torino, in. Suppl. 2898

Modello per scultore costituito da una tavoletta rettangolare su cui sono riprodotte, a rilievo, le “Due Signore” Uadjet e Nekhbet protettrici del Basso e Alto Egitto.

Le dee raffigurate rispettivamente come cobra e come avvoltoio sopra il segno geroglifico della cesta neb

L’insieme, da leggersi nebty, le due signore, appunto, introduceva il secondo dei cinque nomi che componevano il protocollo regale

Tale nome si riferiva alla dualità e al contempo all’unione dell’ Egitto di cui il re era garante.

Fonte e fotografia

I Faraoni, a cura di Christiane Ziegler – Bompiani

Necropoli tebane

TT152 – TOMBA DI SCONOSCIUTO

Planimetria schematica della tomba TT152[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
sconosciutotitolo perduto Dra Abu el-Nagatarda XVIII dinastiaversante nord del wadi, pochi passi a ovest della TT151

Biografia

Nessuna notizia biografica ricavabile dalle poche e malridotte pitture parietali[5].

La tomba

Planimetricamente la tomba propone la forma a “T” capovolta tipica delle sepolture del periodo, con sala trasversale subito dopo l’ingresso e sala quasi quadrata perpendicolare alla precedente. Pochi e molto danneggiati i dipinti parietali: nella sala quadrata su due registri sovrapposti un uomo in offertorio e un uomo dinanzi ad un braciere per libagioni; poco oltre su tre registri i resti della processione funeraria con uomini che accompagnano un toro verso Anubi e la Dea dell’Occidente (Hathor)[6].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 255.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 262.

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 262.