All’interno della camera sepolcrale di Nefertari quattro pilastri circondavano il sarcofago della regina; i due lati di ciascun pilastro rivolti verso il sarcofago erano decorati con figure mummiformi di Osiride (asse est/ovest) e con pilastri “djed“, simbolo di Osiride, (asse nord/sud) mentre gli altri due lati erano decorati con diverse divinità insieme a Nefertari.
Qui vediamo raffigurato il lato nord del III pilastro, con la regina al cospetto di Hathor.
Come al solito ho aggiunto la pronuncia usando la codifica IPA.
Ricordatevi che lo studio del geroglifico è una stupenda ginnastica intellettuale. Per coloro che volessero cimentarsi con la filologia egizia non posso che consigliare:
Una ricostruzione a colori di quello che Carter poté vedere
Il tesoro e la storia di Tutankhamon non smettono mai di stupirci ed essere oggetto di post quotidiani.
Forse non tutti sanno che quando Howard Carter scoprì la mummia di Tut, vide che il faraone indossava una calotta decorata con perline e pietre preziose con una fascia d’oro che gli copriva le tempie.
Sopra la cuffia e sopra il capo bendato, era posto il famoso diadema composta da un nastro d’oro allacciato dietro la nuca, con gli urei. Sulla sommità della testa, vicino l’ureo, c’era l’avvoltoio Nekhbet .
Nelle foto qui sotto, scattate da Harry Burton durante le operazioni preliminari di studio della mummia, si vedono chiaramente il diadema, la fascia d’oro e la cuffia.
Foto di Burton in cui sono chiaramente visibili sia la calotta che la benda d’oro
Foto di Burton dove sono visibili il diadema e la banda d’oro
Posizionamento del l’avvoltoio Nekhbet
La cuffia, molto fragile, era stata realizzata in un tessuto di lino tipo batista. Era decorato con quattro urei ricamati arricchiti con splendide perline di maiolica blu e rosse e perline d’oro. Gli urei presentavano dei piccoli cartigli di Aton in lamina d’oro. La calotta era estremamente fragile, pertanto Carter decise di consolidarla, versando della cera di paraffina e lasciarla al suo posto.
La banda d’oro vista lateralmente e frontalmente
La calotta con gli urei
La cuffia con la fascia d’oro era sicuramente presente nel 1922 e nel 1929, ma già nel 1968 era scomparsa.
Che fine avranno fatto?
Resti della cuffia ancora visibili sul capo di Tut
Purtroppo oggi solo le foto ci testimoniano questa ulteriore incredibile raffinatezza di coloro che prepararono il giovane faraone per il suo viaggio nell’Aldilà.
Prigioniero siriano, fango. NMEC. Dettaglio foto di David G.Robbins, 2022
Queste statuette di prigionieri, conservate al NMEC, appartengono alla XIX Dinastia, 1295-1186 BC.
Statuine come queste venivano utilizzate in rituali sacri che venivano svolti nei templi con l’intento di proteggere l’Egitto e il sovrano dai nemici.
I riti di esecrazione, diffusi in Egitto fin dall’Antico Regno, sono comparabili, semplificando, a moderni riti woodoo oppure esorcismi. Sulle statuine, con le sembianze del nemico, in questo caso i Siriani, venivano incisi degli incantesimi ed esse venivano legate con corde e gettate nel fuoco oppure fatte a pezzi.
Scrive Silverman, (Silverman, David P. Ancient Egypt. Oxford University Press, 2003):
“Nonostante i testi e i rituali descritti da questi testi varino molto, lo schema standard dell’esorcismo è chiaro: una “formula di ribellione” che elenca i nomi dei potenziali nemici dell’Egitto viene iscritta su una serie di vasi o statuette rosse, che vengono successivamente rotte, incenerite e sepolte. Sebbene si tratti ovviamente di un rituale di Stato, sembra che le scelte testuali siano state effettuate a livello locale. La maggior parte delle sezioni della formula elenca i nomi dei sovrani viventi delle terre vicine all’Egitto, sulla base di informazioni sicuramente fornite dalla cancelleria reale. A queste sezioni, tuttavia, si aggiunge un elenco di egiziani, tutti qualificati come “morti”, che rappresentano anch’essi una minaccia. (145)”
Prigionieri siriani, NMEC. Courtesy of Merija Attua
I rituali servivano ad attirare il favore degli dei sulle campagne militari che il faraone portava avanti. Durante la XIX dinastia, in particolare, ci fu una forte spinta all’espansione delle terre d’Egitto e alla costruzione di templi con il rafforzamento del culto del faraone.
Perché le statuine venivano distrutte o bruciate? Secondo gli Egizi, la distruzione del nome o dell’immagine di una persona significava neutralizzarne il potere, poiché significava cancellarla dalla storia.
I rituali di stato venivano svolti per punire i ribelli e i traditori e per diminuire il potere dei nemici dell’Egitto ma lo stesso tipo di formule veniva usato in ambito privato.
Queste statuine, realizzate in fango, sono state trovate a Tura-El-Asmant.NMEC
L’espansione dell’Impero Persiano da Ciro a Dario, passando per Cambise II
Durante il regno di Amasi, nel 546 a.C., Ciro II, detto Il Grande, fondò l’ impero persiano unendo sotto il suo scettro i popoli del vicino oriente asiatico. Per far sfuggire la monarchia al carattere elettivo e così garantire la propria successione, Ciro, ancora in vita, aveva associato al suo potere il proprio figlio Cambise.
Bassorilievo raffigurante Ciro II di Persia dalla sua residenza a Pasargadae
Museo Castiglioni: Cambise.
Con Cambise la monarchia perse il suo carattere nazionale per diventare imperiale. Padrone di Babilonia, della Lidia, della Jonia e, nel 525 a.C., dell’Egitto: Cambise era l’unico re dell’oriente .
Le armate di Cambise, a Pelusio, riescono a sconfiggere l’esercito Egizio e riducono La Valle del Nilo a satrapia dello sconfinato impero achemenide. L’Egitto divenne una provincia della Persia: i sovrani conquistatori diedero vita alla dinastia persiana, la XXVII.
La tomba di Ciro il Grande è il monumento più noto di Pasargadae. Il sovrano venne sepolto qui dopo la sua morte, avvenuta nell’estate del 530 a.C.
Rilievo di Ciro il Grande nel Parco Olimpico in Australia
Riferendosi alla XXVII dinastia Manetone scrive semplicemente
“Otto Re Persiani; di essi Cambise, Dario I, Serse I e Artaserse I iscrissero i loro nomi in caratteri geroglifici sui monumenti e due: Artaserse e Dario II, pur avendo assunto la corona, non visitarono mai l’Egitto”.
Statua acefala di Dario I. Teheran, museo Iran Bastan. Benché ritrovata a Susa, a est del palazzo reale, l’effigie del sovrano è stata realizzata sicuramente in Egitto. Dario I è ritratto nella classica posa incedente in abbigliamento persiano. Le pieghe della veste, secondo il gusto dell’epoca, recano fitte iscrizioni in geroglifico, elamita e antico-persiano.
Vari autori, tra i quali Erodoto, attribuiscono a Cambise la fama di folle sanguinario; in realtà sembra che egli cercasse di ingraziarsi il favore del clero e della popolazione, tanto che contro il racconto secondo cui egli stesso uccise un toro Apis, si erge la prova archeologica di un sarcofago di Apis dedicato dallo stesso re .
Cambise II raffigurato come faraone Egizio, in venerazione di un toro Apis
L’Impero achemenide stabilì inediti principi di diritti umani nel sesto secolo a.C. sotto Ciro il Grande. Dopo la sua conquista di Babilonia nel 539 a.C., il re promulgò il cilindro di Ciro, scoperto nel 1878, e oggi riconosciuto da molti come il primo documento sui diritti umani. Il cilindro dichiarava che ai cittadini dell’impero sarebbe stato permesso di praticare la loro religione liberamente. Aboliva anche la schiavitù, così tutti i palazzi dei re di Persia erano costruiti da lavoratori pagati in un’epoca di largo uso della manodopera servile. Queste due riforme trovano conferma nei libri biblici delle Cronache, Neemia, e Esdra, che stabiliscono che Ciro liberò due seguaci dell’ebraismo dalla schiavitù e permise loro di fare ritorno alla loro terra. Il cilindro attualmente è conservato al British Museum, e una replica è conservata a New York, nel Quartier Generale delle Nazioni Unite.
Nell’ambito della politica iniziata da Ciro II i sovrani Achemenidi cercarono sempre un riconoscimento da parte egiziana. I Persiani si immersero nella cultura egizia, ne rimasero affascinati, la considerarono “fonte di ispirazione”. Il dio alato Ahura-Mazda, considerato creatore dell’universo, assimilato al dio solare locale e altre componenti dell’arte egizia entrarono a far parte di quella persiana.
Durante il regno degli Achemenidi, fu Dario I il Grande (522 a.C. – 486 a.C.) il primo re persiano ad edificare una tomba tagliata nella parete rocciosa di Naqsh-e Rostam. Dario I, pochi anni prima, nelle vicinanze di Naqsh-e Rostam, aveva fondato Persepoli, la nuova capitale dell’impero. La tomba di Dario I è l’unica tomba di cui con certezza conosciamo il re che la fece costruire e colui che vi fu sepolto. Infatti è l’unica tomba del sito che presenta un iscrizione che la identifica come la tomba di Dario I.
L’ incontro tra le due culture determinò uno scambio reciproco e il dominio achemenide portò inevitabilmente dei cambiamenti nel modo di sentire degli artisti indigeni. Tutto ciò è percepibile soprattutto nella statuaria che pur continuando a utilizzare lo stile, le forme e le tipologie della XXVI dinastia, cominciò a dimostrare interesse per la resa ritrattistica del volto.
Rilievo rilievo raffigurante Dario Primo assiso sul trono rinvenuto presso Persepoli
A Noqsh E Rostam le gigantesche sculture nella roccia attorno alle Tombe dei vari Artaserse, Serse I, Dario I e Dario II.
Nel lungo periodo in cui gli Egizi furono soggetti ai persiani diedero ai loro conquistatori medici e marinai; artisti egizi decorarono il palazzo reale: da parte di Dario I gli egizi ricevettero il ripristino, ovvero la riattivazione del canale Dei Faraoni con il Mar Rosso. L’Egitto rimarrà in mano persiana fino al 401, anno in cui il paese recupererà l’indipendenza per circa 60 anni.
Canale dei Faraoni: Il problema con la costruzione di un canale nel mezzo di un deserto è che sono necessari interventi di manutenzione e riparazione costanti per impedire alla sabbia di soffocare il canale. Tra alterni periodi di impiego e disuso, il Canale dei Faraoni rimase in servizio fino al grande Ramsete II (XIII sec. A.C a.C.).
Particolari della Carta del canale dei Faraoni: tratteggiato il livello del Mar Rosso all’epoca di Sesostri III. Secondo le storie del Greco Erodoto, intorno al 600 avanti Cristo Il faraone Necao II intraprese i lavori di scavo, senza però terminarli. Il canale fu terminato da Dario Primo di Persia, che commemora la sua opera con diverse steli di granito disposte Sulle rive del Nilo, fra cui quella di Kabret, a 200 km da Pie. L’iscrizione di Dario dice: “Il re Dario ha detto: io sono persiano. Oltre alla Persia, Ho conquistato l’Egitto. Ordinai di scavare questo canale dal fiume chiamato Nilo che scorre in Egitto al mare che inizia in Persia. Quando questo canale fu scavato come io avevo ordinato, navi sono andate dall’Egitto fino alla Persia, come io avevo voluto”. Il canale fu restaurato dal faraone ellenistico Tolomeo II nel 250 a. C.
FONTE:
ANTICO EGITTO-MAURIZIO DAMIANO-ELECTA
DIZIONARIO DELLE DINASTIE FARAONICHE-FRANCO CIMMINO- BOMPIANI
The famine story had been engraved on a granite stone in 250 BC during the era of Ptolemy V on the Sehel Island, Aswan. The Stela, which is 2.5 meters in height and 3 meters in width, includes 42 columns of hieroglyphic texts read from right to left.
The Stela had a natural horizontal fissure when the Ptolemies engraved the story on it.
Above the inscriptions, there were drawings depicting King Djoser’s offerings to the triad of the Elephantine deities (Khnum, Anuket, and Satis), which were worshipped in Aswan during the Old Kingdom.
The story told on the stela is set in the 18th year of the reign of Djoser.
The text describes how the king is upset and worried as the land has been in the grip of a drought and famine for seven years, during which time the Nile has not flooded the farmlands.
The text also describes how the Egyptians are suffering as a result of the drought and that they are desperate and breaking the laws of the land.
Djoser asks the priest staff under the supervision of high lector priest Imhotep for help.
The king wants to know where the god of the Nile, Hapi, is born, and which god resides at this place.
Imhotep decides to investigate the archives of the temple ḥwt-Ibety (“House of the nets”), located at Hermopolis and dedicated to the god Thoth.
He informs the king that the flooding of the Nile is controlled by the god Khnum at Elephantine from a sacred spring located on the island, where the god resides.
Imhotep travels immediately to the location (Ancient Egyptian: jbw).
In the temple of Khnum, called “Joy of Life”, Imhotep purifies himself, prays to Khnum for help and offers “all good things” to him.
Suddenly he falls asleep and in his dream Imhotep is greeted by the kindly looking Khnum.
The god introduces himself to Imhotep by describing who and what he is and then describes his own divine powers.
At the end of the dream Khnum promises to make the Nile flow again.
Imhotep wakes up and writes down everything that took place in his dream. He then returns to Djoser to tell the king what has happened.
The king is pleased with the news and issues a decree in which he orders priests, scribes and workers to restore Khnum´s temple and to once more make regular offerings to the god.
In addition, Djoser issues a decree in which he grants the temple of Khnum at Elephantine the region between Aswan and Tachompso with all its wealth, as well as a share of all the imports from Nubia.
Un manipolo di soldati nubiani – Assyut – Medio Regno
Iker fu un arciere che fece carriera nei ranghi dell’esercito di Montuhotep II, il quale attorno al 2040 a. C. fu incoronato re dell’Alto e Basso Egitto dopo aver vinto la guerra civile contro il Nord. La sua tomba, nella quale fu sepolto quattromila anni fa, è stata ritrovata intatta a Dra Abu el-Naga, sulla riva occidentale del Nilo di fronte a Luxor.
Il sarcofago, nello stile tipico dell’IX dinastia, è dipinto di rosso, con una striscia bianca decorata da geroglifici policromi che attraversano le quattro facce laterali e il coperchio; i testi invocano Osiride, Anubi e Hathor, chiedendo loro di propiziare offerte e una buona sepoltura. Il nome di Iker, che significa “l’eccellente”, è scritto un’unica volta sui piedi della bara.
Il sarcofago di Iker
Anubi sul sarcofago
Un frammento meglio conservato dell’iscrizione del coperchio recita: “Una prerogativa conferita dal re e Anubi, … che si trova di fronte al grande dio, signore del cielo, in tutti i loro luoghi propri. Possano fornirti una sepoltura adeguata nella tua tomba del deserto occidentale”.
Accanto ad esso c’erano cinque frecce di canna e legno di acacia, con l’impennaggio ancora in buone condizioni; esse furono intenzionalmente spezzate in modo da non poter essere usate nell’Aldilà contro i defunti.
Le frecce conservano parte dell’impennaggio costituito da piume di uccello incollate all’estremità posteriore. Esse misurano circa 82 centimetri e sono costituite da una canna con un bastoncino d’acacia interno che sporge ad un’estremità per rendere la punta più pesante e robusta.
Le estremità degli archi mantengono i nodi tensori delle corde, ricavate in budello.
Lo scriba che decorò il sarcofago, inoltre, disegnò il geroglifico della vipera (corrispondente alla lettera f) con il collo tagliato, perché non prendesse vita e non attaccasse il defunto.
La vipera con il collo tagliato
Iker fu collocato di traverso nella bara in modo che guardasse ad est, così ogni mattina poteva vedere il sole sorgere attraverso due grandi occhi dipinti su quel lato.
La mummia posizionata in modo da guardare ed Est
Gli occhi disegnati sul lato del sarcofago, attraverso i quali Iker poteva vedere il sorgere del sole.
Sopra il corpo vennero posizionate quattro mazze di comando e due archi; una grande collana di perle di maiolica era posta sul suo petto; la sua mummia misura m. 1,57 metri e racconta che era di pelle scura e tratti nubiani, che morì a circa 40 anni, che durante l’adolescenza subì un duro colpo allo zigomo sinistro che gli lasciò l’osso deformato e che dovette soffrire di mal di schiena, avendo una lesione alla quinta vertebra lombare.
Nel corso dei secoli, l’acqua penetrò nella bara, causando inevitabili danni alla maschera in cartonnage ed al sudario che avvolgeva la mummia; nonostante i tratti nubiani di Iker, la sua maschera funeraria lo immortala con una carnagione gialla e una barba incipiente.
La maschera funeraria
Nel maggio 2012, Iker è stato trasferito al Museo di Luxor, dove è attualmente in mostra, con i suoi archi, le frecce ed i bastoni di comando.
Il sarcofago viene portato alla luce
Tratto da un articolo apparso su National Geographic Portugal a firma José Manuel Galán. Fotografia José Latova/José Miguel Parra
Amenemhab fu Primo Profeta di Khonsu; sua moglie, Tausert, fu a sua volta capo dell’harem dello stesso dio.
La tomba
L’accesso alla TT25 si apre in una corte; attraverso un corridoio, sulle cui pareti il defunto e la moglie adorano Ra-Horakhti e Maat, nonché Osiride e Iside, si accede ad un corridoio trasversale, come è solito in tombe di questo periodo, i cui dipinti parietali rappresentano il defunto presentato ad Anubi e alla dea dell’Occidente (Hathor) da Thot e Horus; in altre scene, il defunto e la moglie, Tausert, in offertorio dinanzi a Ra-Horakhti; la mummia di Amenemheb dinanzi ad Hathor in forma di vacca sacra; brani del Libro delle Porte e scene di offertorio a divinità varie. Analoghe scene di offertorio a divinità non identificabili nel corridoio che dà accesso ad una camera quasi quadrata con soffitto sorretto da quattro pilastri, priva di decorazioni.
L’ingresso della TT25 – Foto di Lord Carnarvon da Five Years’ Explorations at Thebes, 1912
Fonti
^ Porter e Moss 1927, pp.42-43.
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
^ Gardiner e Weigall 1913, pp. 18-19.
^ Porter e Moss 1927, p. 42.
^ Porter e Moss 1927, p. 42.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Figlio di Tetires e di Ipu, Nebamon fu amministratore di Nebt-u, sposa reale del faraone Thutmosi III; sua moglie si chiamava Resti.
La tomba
L’accesso alla TT24 si trova in una corte ed è preceduto, sulla sinistra, da una falsa porta. Planimetricamente, si presenta come una sala oblunga, trapezoidale, sulle cui pareti il defunto e la moglie, accompagnati dai figli, offrono libagioni agli dei; in altre scene, i figli offrono libagioni ai genitori. Scene del trasporto funebre alla presenza della dea dell’Occidente (Hathor), con il sarcofago trainato da buoi; sono inoltre rappresentati il pellegrinaggio ad Abydos, scene agresti con maiali e buoi che calpestano il grano e uomini che trasportano lino. Altri dipinti parietali rappresentano, in un registro superiore i coniugi a banchetto, in quello inferiore sei gruppi di lottatori. La parete più lunga è quasi interamente ricoperta di scene di vita familiare, con il defunto, sua moglie e i figli a caccia e a pesca, oppure a banchetto mentre assistono ad un concerto di arpiste e liutiste. In altre scene, il defunto in adorazione id Anubi e Osiride, nonché testi tra cui un “indirizzo ai viventi”
Fonti
Porter e Moss 1927, pp.41-42.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 18-19.
Porter e Moss 1927, p. 41.
Porter e Moss 1927, pp. 41-42.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Segretario del Signore delle Due Terre per la corrispondenza reale
Sheik Abd el-Qurna
XIX dinastia (Merneptah)
a est del gruppo comprendente TT105, TT106 e TT107
Biografia
Figlio dello scriba dei soldati Khaemteri e di Tamy, ebbe due mogli, Raya e Nebettawy, di cui la prima fu capo dell’harem di Sobek.
La tomba
Un corridoio, sulle cui pareti (1 in planimetria) sono riportati testi molto danneggiati, adduce ad una scala che porta ad un cortile, con dieci colonne e quattro pilastri; sulle pareti (2) il defunto inginocchiato adora Osiride, su due registri sovrapposti (3) il defunto si inchina dinanzi a una divinità maschile e una femminile (non precisato di chi si tratti) e il defunto che, giunto a casa in carro con uomini che lo acclamano e fanciulle che suonano tamburelli, offre un mazzo di fiori alla moglie. Poco oltre (4) il defunto dinanzi a una divinità e nel “ministero degli esteri” del faraone; seguono, su due registri (5), il defunto e un prete con testi recanti liste di desideri e scene rituali. Un uomo in offertorio (6) al defunto seduto, con una scimmia che attacca un’oca sotto la sedia; il defunto (7) adora una dea e scene di lavori nelle terre paludose; su due registri (8) il defunto inginocchiato dinanzi ad un dio e preti che offrono libagioni al defunto e alla moglie Raya con scene della festa del nuovo anno. Seguono (9-10) tre divinità femminili e i resti di scene con altre divinità.
Fonte: Bernard M. Adams
Sulla facciata, che è preceduta da quattro pilastri, il defunto (11) e quattro scene (12) di un uomo che offre libagioni al defunto; specularmente, (13) un prete dinanzi alla mummia e (14), su tre registri sovrapposti, il defunto (?) in adorazione e un lungo testo, in scrittura ieratica, autobiografico; scribi e preti in offertorio e preparazione della mummia e quattro scene di offertorio a statue del defunto. Due stele fiancheggiano l’ingresso: su una (15) parenti dinanzi al defunto e unh inno ad Amon; sull’altra (16) il defunto adora Osiride e Ra-Horakhti mentre un prete offre libagioni e purifica gli dei; in basso un inno a Osiride.
Un breve passaggio, sulle cui pareti (17) sono riportati il defunto e testi, dà accesso ad un corridoio trasversale. Sulle pareti, (18) il defunto con altri cortigiani (inclusi due visir) premiati da Merenptah alla presenza di una dea alata e frammenti di un toro con corna ornate di nastri; poco oltre (19) il defunto adora Hathor e una stele (20) con la testa di Hathor e un pilastro Djed tra due immagini del defunto. Su tre registri sovrapposti (21) il defunto seguito dalla moglie, offre libagioni, fiori e, in due scene, divinità femminili sotto forma di albero e preti che offrono incenso. Nella sala trasversale si aprono inoltre due cappelle; all’entrata di quella meridionale (22) babbuini adorano le Anime di Pe e Nekhen e una barca su cui Merenptah offre libagioni ad Atum. Sulle pareti sul lato destro dell’ingresso (23) su due registri il defunto offre libagioni a Ptah e a una dea, nonché a Thot e Maat, brani del Libro delle Porte e, su tre registri (24), il defunto in adorazione di Amehotep I e della regina Ahmose Nefertari e brani del Libro delle Porte. Sul lato corto, una stele (25) reca i resti di testo e la personificazione del pilastro Djed. Seguono (26) ancora brani del Libro delle Porte, il defunto che offre libagioni a Nefertum e Sokar, liste di offerte e musici dinanzi al defunto e alla moglie. In due nicchie che fiancheggiano il corridoio di accesso ad una sala perpendicolare a quella trasversale (28-29), due statue sovrastate dallo sciacallo Anubi. La porta di accesso alla cappella settentrionale (27) reca scene del defunto che offre mazzi di fiori a Osiride e Iside.
Un altro corridoio, sulle cui pareti (30) il defunto adora Osiride, Iside e Anubi, dà accesso ad un corridoio perpendicolare alla sala precedente, secondo la planimetria tipica a “T” capovolta delle sepolture di questo periodo, sulle cui pareti (31-32) su due registri il defunto, supportato dal re, è dinanzi al simbolo di Nefertum; segue una scena del defunto e della moglie con quattro casse di vestiario colorato dinanzi alla barca di Sokar e Thot e scene della processione funeraria, con il sarcofago trainato da buoi, il trasporto delle suppellettili funebri, piangenti, due visir, parenti maschi del defunto, mucche e vitelli e il defunto abbracciato dalla dea dell’Occidente (Mertseger). Sulla parete opposta (33-34), su due registri, brani del Libro delle Porte, il defunto e la moglie in adorazione di Ptah-Sokaris con un toro e sette mucche; il defunto e la moglie presentati a Osiride, Iside e Nephtys da Horus, il defunto e la moglie dinanzi a Osiride e Maat.
Al fondo di tale sala si apre la camera funeraria al cui centro si trova il sarcofago in granito. Un breve corridoio, sulle cui pareti (35) è rappresentato Anubi, immette nel locale; il defunto adora Hathor (36), Preti con liste delle offerte dinanzi al defunto e alla moglie (37) e (38) il defunto con mazzi di fiori e che (39) riceve la vita dalla Dea dell’Occidente. Poco oltre (40) Thot, seguito da Horus, dal defunto e dalla moglie Raya, dinanzi a Osiride, Maat e alla Dea dell’Occidente; segue (41) scena del defunto in offertorio.
Un’ampia porta adduce alla camera più interna costituita da tre nicchie contenenti ciascuna due statue: (42) statue di una coppia mentre, sulle pareti laterali, il defunto offre incenso, a sinistra, e, a destra, la dea Hathro in sembianze di vacca; sulla prete opposta (43), specularmente alla prima, statue di una coppia e sulle pareti, a sinistra, la dea Hathor in sembianze di vacca a protezione di Ramses II, a destra il defunto. Sul fondo (44) statue di Osiride e di una divinità con testa di falco (forse Horus); sulle pareti, a sinistra, Amenhotep I e, a destra, la regina Ahmose Nefertari.
Fonti
Porter e Moss 1927, pp.38-41.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 38.
Porter e Moss 1927, p. 39.
Porter e Moss 1927, pp. 40-41.
[1] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 30.
[2] La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[3] le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4] Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Portatore della coppa del re (Wha) / Figlio maggiore del re (Thutmosi III ?) (Meryamon)
Sheikh Abd el-Qurna
XVIII dinastia (Thutmosi III)
a sud-ovest delle TT42 e TT110
Biografie
Wha, maggiordomo del re, deteneva anche il titolo di supervisore del “ruyt“. Con tale termine si indicava, stricto sensu, una entrata del palazzo reale; per estensione, al supervisore del “ruyt” spettava la sicurezza e il controllo anche dell’accesso all’ufficio del visir.
La tomba TT22 venne successivamente parzialmente usurpata da Meryamon, indicato senza alcun titolo se non quello di figlio maggiore del re Thutmosi III, sposato con una donna di nome Hatshepsut (omonima della regina).
La tomba
Planimetricamente TT22 rientra nei canoni tipici del periodo a “T” rovesciata. Le scene rappresentate sulle pareti della tomba, specie riguardanti Meryamon, seguono un canone basato su una griglia quadrata di circa 53 mm di lato; comprendono una coppia a banchetto al cui fianco siede una figlia, con altri ospiti ed un concerto di musici che comprende due donne che danzano accompagnandosi con un flauto doppio e una lira, un liutista e un arpista maschio, una donna con tamburello e fanciulle nubiane danzanti. In altra scena, il defunto e la famiglia a caccia di anatre in palude; altre partizioni delle pareti sono coperte da testi sacri.
Fonti
Porter e Moss 1927, pp. 37-38.
Porter e Moss 1927, pp. 37-38.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
O’Connor e Cline 2006.
Porter e Moss 1927, p. 37.
Porter e Moss 1927, p. 30.
Mackay 1917, pp. 74-85.
Porter e Moss 1927, pp. 35-37.
Mackay 1917, pp. 74-85.
Porter e Moss 1927, p. 38.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi
[2]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[3]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.