Kemet Djedu, Nuovo Regno, XVIII Dinastia

LE PRINCIPESSE DI KHERUEF

Principesse nella tomba di Kheruef a Luxor (TT192).

In questa foto di dettaglio, ecco un magnifico rilievo proveniente dalla tomba incompiuta di Kheruef, un potente maggiordomo della regina Tiye.

Lo stile inconfondibile della XVIII Dinastia appare in tutta la sua raffinatezza nella rappresentazione di otto principesse (in questo dettaglio se ne vedono quattro) che offrono libagioni durante la festa del Primo Giubileo (heb Sed) di Amenhotep III.
Le ragazze sono probabilmente figlie di sovrani stranieri cresciute alla corte del faraone.

Il testo che si trova davanti e sopra le principesse dice:

E, davanti a ciascuna ragazza, si legge:

Il verbo “irt” [iret] è espresso all’infinito come spesso accade nelle titolazioni didasaliche.
Il sostantivo “Ꜥbw” [abu] possiede un plurale inventariale oppure un finto plurale per far pronunciare la “w”. Non è un plurale grammaticale.
“fdw (ny) sp” è la costruzione per la numerazione di una quantità che va ripetuta.

Sopra l’intera scena si annuncia:

La gigantesca tomba di Kheruef fu per qualche motivo lasciata incompiuta. Scavata nella roccia del deserto, si trova sul lato ovest di Tebe, ai piedi della collina nota come Al-Assasif.

  

L’immagine panoramica sulla quale lavoriamo non è perfettissima. Si tratta di un assemblato panoramico con una certa serie di errori che compromettono parzialmente la perfetta lettura dei geroglifici. Qui, tra l’altro, precisiamo che la traduzione dei testi epigrafici fatta usando delle immagini fotografiche è difficoltosa perché le immagini aiutano piuttosto gli archeologi e gli egittologi non certo i filologi.

Come al solito è stata aggiunta anche la codifica IPA per far pronunciare i geroglifici a chi non li ha studiati.

Per chi si deciderà elenco uno strumentario completo:
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Photo Mick Palarczyk and Paul Smit.

Fonti e approfondimenti:

III Periodo Intermedio, Mai cosa simile fu fatta, Sarcofagi

IL SARCOFAGO DI AMENOFI I

   

Legno di cedro dipinto, lunghezza cm 203
Tebe Ovest, tomba della regina Inhapy (TT 320)
Scavi del Servizio delle Antichità 1881
Museo Egizio del Cairo – CG 61OO5

Il sarcofago con il nome di Amenofi I non era stato realizzato per questo faraone, ma fu utilizzato per racchiudervi la mummia quando nel corso della XXI Dinastia, il sommo sacerdote di Amon Pindujem II decise di mettere al sicuro le spoglie di sovrani e sacerdoti tebani nella tomba della regina Inhapy.

Il riutilizzo è documentato da una doppia iscrizione ieratica , databile proprio all’epoca di Pindujem II, tracciata con inchiostro nero sul coperchio, in corrispondenza del petto.

Si tratta di una delle rare testimonianze dell’ultimo grande saccheggio nella necropoli tebana, che indusse il clero a riseppellire le mummie di faraoni e sacerdoti nella cosiddetta Cachette di Deir El-Bahari.

Il sarcofago e la mummia di Amenofi I in un disegno all’epoca della scoperta

Il sarcofago è mummiforme e subì alcune modifiche per poter ospitare degnamente la salma del sovrano.

Il coperchio è formato da più parti unite per mezzo di elementi in legno e strisce di cuoio.

La parrucca era originariamente decorata con strisce gialle e nere, ma in seguito fu uniformemente dipinta di nero aggiungendo l’immagine di un avvoltoio giallo sulla sua sommità e inserendo sulla fronte un cobra reale con il corpo diviso in tre parti di colore blu, rosso e nero.

Il volto è dipinto di giallo e su di esso risaltano i grandi occhi e le sopracciglia.

Le labbra accennando un tenue sorriso e sono contrassegnate da una linea rossa, che sottolinea anche le piccole fossette sul mento, da cui pende la barba posticcia.

La superficie del coperchio un tempo era completamente dipinta di bianco, ma la vernice è stata poi eliminata, lasciando visibile il colore naturale del legno.

Sul petto era originariamente dipinta una collana circolare multicolore cancellata anch’essa allorché si decise di destinare il sarcofago a contenere la salma di Amenofi I.

Fu invece conservata l’immagine della dea Nekhbet in forma di avvoltoio con le ali spiegate, dipinta sul petto.

  

Al di sotto dell’avvoltoio si trova una colonna di geroglifici contenenti la formula d’offerte dedicata ad Amenofi I di cui è anche indicato il nome di incoronazione: Djeserkara, “Santo è il ka di Ra”.

L’iscrizione è intersecata da tre bande di geroglifici per parte che riportano i nomi di Anubi, Osiride e i quattro figli di Horus, dei protettori della salma.

Sotto i piedi del coperchio è raffigurata la dea Nephty, inginocchiata e con le braccia sollevate dalle quali pendono i segni ankh.

Originalmente anche le superfici dell’alveo del sarcofago dovevano essere dipinte, ma la vernice è stata asportata al momento dell’usurpazione, come è avvenuto per il coperchio.

Su entrambi i lati, all’altezza delle spalle, è raffigurato un occhio udjat al di sopra di un piccolo santuario con la porta rossa.

La restante superficie delle pareti laterali è suddivisa in quattro sezioni per mezzo di iscrizioni verticali ormai poco leggibili dentro ad ognuna di esse si trovava l’immagine di una divinità.

L’interno del sarcofago è interamente ricoperto di vernice nera.

Il colore originale e le tracce degli altri particolari obliterati al momento del riutilizzo inducono a datare la produzione del sarcofago alla prima parte della XVIII Dinastia.

Quello di Amenofi I, quando la sua salma fu prevata per essere nascosta, era forse stato distrutto dai ladri nel tentativo di asportare la lamina d’oro che sicuramente lo ricopriva.

Si provvide allora a trovare uno di fortuna che però, come per gli altri sovrani, risalisse approssimativamente all’epoca in cui il re era vissuto.

La salma di Amenofi I come fu scoperta all’interno del sarcofago

Fonte e fotografie

Tesori egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Silvia Einaudi – fotografie di Araldo De Luca – Edizioni White Star

Necropoli tebane

TT5 – TOMBA DI NEFERABET

Neferabet in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT5[1]

Epoca:                                   XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[2]Dinastia/PeriodoNote[3]
NeferabetServo nel Luogo della Verità [4](artigiano reale)Deir el-MedinaXIX dinastia (Ramses II)fila superiore delle tombe, nei pressi di TT213; leggermente a sud, e in basso, rispetto alla casa di Schiaparelli

Biografia

Neferronpet e Mahi furono i suoi genitori, mentre Taesi fu sua moglie; Neferronpet, Ramose, Nedjemger, Meriunu furono i suoi figli.

La tomba

La tomba presenta due camere sepolcrali.

In una un figlio del titolare della sepoltura è mostrato nell’atto di offertorio a Neferabet e a sua moglie Taesi; un gran numero di familiari: il gruppo comprende lo stesso Neferabet, suo “padre” (forse suocero) Amenmose curatore degli scorpioni e suo fratello Amenemope. Sono presenti, inoltre, i figli di Neferabet, Neferronpet, Ramose, Nedjemger, Meriunu, ed i fratelli di Neferabet, Anhotep, Ipu, Huy, Merymaat.

Le donne del rilievo comprendono la moglie di Neferabet, Taesi, la madre di quest’ultima Tenthaynu, sua sorella Istnofret ed altre sorelle. Il defunto è mostrato in atto di adorazione della dea Hathor mentre in altre scene alcuni familiari, tra cui lo stesso Neferabet, sono rappresentati in adorazione di Ra-Horakhti.

Nella seconda camera cinque pannelli rappresentano la famiglia in adorazione di Anubi.

Una stele, che menziona Neferranpet, padre di Neferabet, si trova oggi al British Museum (cat. BM150)


[1]       La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[3]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[4]      Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.

Necropoli tebane

TT4 – TOMBA DI QEN

Qen in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT4 [1]

Epoca:                                   XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[2]Dinastia/PeriodoNote[3]
QenScultore di Amon nel Luogo della Verità [4] (artigiano reale)Deir el-MedinaXIX dinastia (Ramses II)fila superiore delle tombe, nei pressi di TT213; leggermente a sud, e in basso, rispetto alla casa di Schiaparelli

Biografia

Qen, menzionato anche nelle tombe TT106, di Paser, e TT7, di Ramose, risulta titolare anche della tomba TT337 usurpata, tuttavia, durante la XXI o XX dinastia. Tjanufer (o anche Thonufer) fu suo padre, scultore e cesellatore di Amon in Khenu, Maatnofret (o anche Metnefert) sua madre. Ebbe due mogli, Nefertere e Henutmehyt; suoi figli maschi furono Merymery, Tjau-en-Anuy, Kewer e Penduau, figlia femmina Taqari.

La tomba

Di forma irregolare, forse in previsione di un ampliamento, presenta nel corridoio d’accesso (1 in planimetria) una nicchia con le statue del defunto e della moglie Nefertere. Una sala rettangolare costituisce la cappella in cui (2) il defunto e la moglie Henutmehyt assisi con un figlio inginocchiato; poco oltre (3), su quattro registri sovrapposti, la processione funeraria con la mummia portata verso la tomba nonché scene del pellegrinaggio ad Abydos del defunto e della famiglia su una barca condotta dai figli Merymery e Tjau-en-Anuy; in un altro registro della stessa parete, i figli Huy e Kewer porgono offerte a otto coppie di individui il cui nome si è preservato solo per quattro di esse: Qen e Nefertari; i genitori di lui, Tjanufer e Maatnofret; i genitori di lei, Qen e Wadjyt-ronpet; il fratello Huy e sua moglie Iuy. Segue (4) il figlio Merymery, che officia in presenza del padre e della madre Nefertere accanto ai quali si trova la figlia Taqari e (5), su due registri, il defunto e le mogli dinanzi a Ptah e Maat e un uomo in offertorio al defunto e alle due mogli; poco oltre (6), il faraone Ramses II con i visir Paser (TT106) e Ramose (TT7) in offertorio a Maat e Ra-Horakhti. Una nicchia sul fondo della sala (8) ospita la dea Hathor che protegga il re Amenhotep I; sulle pareti della nicchia il defunto e una moglie dinanzi a Ra-Horakhti e Osiride, e rilievi, ai lati della statua, rappresentanti la regina madre Ahmose Nefertari e la principessa Merytamon.

Oltre la nicchia (7) il defunto, assistito da tre divinità femminili, in ginocchio dinanzi a Osiride, Thot e Iside. In altro registro, il defunto, sua moglie Henutmehyt e un figlio, dinanzi ad Anubi, Hathor, Amenhotep I e Ahmose Nefertari.

Il soffitto del locale, a volta, presenta due scene: il defunto e una moglie in adorazione di Ra e di due divinità minori del giorno e della notte.

Una stele, con un figlio che purifica il defunto e opera la Cerimonia di apertura della bocca, forse proveniente dalla TT4 si trova al Museo nazionale danese di Copenhagen (cat. B3 AA.d.11);


[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[3]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[4]      Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.

C'era una volta l'Egitto, Nuovo Regno, XX Dinastia

IL FARAONE RAMSES VIII

Di Piero Cargnino

Alla morte di Ramses VII che non aveva eredi, salì al trono un faraone quasi del tutto sconosciuto, Ramses VIII, Usimara-akhenamun Ramesse-Sethiherkhepeshef-meriamon, il cui nome è più lungo di quanto abbia regnato, secondo Franco Cimmino solo 3 mesi e 19 giorni.

Non vi è alcuna notizia certa sulla vita di questo effimero faraone. Se la sua ascesa al trono era legittima non lo sappiamo ma c’è da immaginare non fossero in molti a contrastarlo coi tempi che correvano. Forse era uno degli ultimi figli di Ramses III; ad avvalorare questa ipotesi sta il fatto che il suo nome compare nella processione dei principi reali rappresentata a Medint Habu.

  

Se così fosse si potrebbe pensare che in un primo momento, quando era ancora il principe Sethiherkhepeshef, si sia fatto costruire la tomba nella Valle delle Regine, la QV43 (che non è mai stata occupata) mentre in un secondo tempo, acquisito il potere regale,  si sia fatto costruire altrove una nuova tomba, cosa pressoché impossibile per il breve tempo in cui ha regnato. In ogni caso la sua eventuale tomba reale non è stata ritrovata, e neppure la sua mummia.

Altra ipotesi è che questo sovrano sia appartenuto ad un ramo cadetto e la sua non fosse una discendenza diretta da Ramses III. A questo proposito va tenuto conto che il suo successore, Ramses IX, onorò la memoria dei suoi predecessori Ramses VI e Ramses VII ma ignorò completamente il suo diretto predecessore. Tutto porta a pensare ad un usurpatore che, per dimostrare la discendenza diretta e quindi la legittimità a regnare, abbia fatto inserire il proprio nome nella rappresentazione di Medinet Habu.

  

A quanto si sa non esistono costruzioni o monumenti attribuibili a questo sovrano e non esistono altre fonti conosciute che ci parlino di lui a parte un breve riferimento su una stele a Pi-Ramses e  nella tomba di un sacerdote, Kyenebu a Karnak,  oltre ad uno scarabeo.

Fonti e bibliografia:

Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Milano, Bompiani, 2003

Nicolas Grimal, “Storia dell’antico Egitto, IX ediz., Roma-Bari, Biblioteca Storica Laterza, 2011

Necropoli tebane

TT3 – TOMBA DI PASHEDU

Pashedu in geroglifici

Planimetria schematica della tomba TT3

Titolare

TitolareTitoloNecropoli [1]Dinastia/PeriodoNote [2]
PasheduServo nel Luogo della Verità(artigiano reale)Deir el-MedinaXIX dinastia (Ramses II)non lontano dalla TT6 e dalla TT217

Biografia

Pashedu, che risulta titolare anche della tomba TT326, era figlio di Menna ed Huy. Nedjimet-Behdet era il nome di sua moglie.

La tomba

La tomba è strutturata su due livelli, di cui uno sotterraneo e presenta un cortile in cui si trova una cappella i cui dipinti parietali rappresentano il defunto in adorazione di alcune divinità.

Foto: kairoinfo4u

Una scala adduce all’appartamento sotterraneo in cui si trova la camera funeraria i cui dipinti rappresentano Anubi/sciacallo; Menna, padre di Pashedu, in adorazione di Ptah e il defunto, sotto un albero di palma, intento a bere da una pozza d’acqua mentre poco distante, su tre registri, i genitori e altri personaggi assistono. In altre scene, il defunto e i familiari adorano Horus in veste di falco, mentre Anubi ha cura della mummia sdraiata su un letto; il defunto con una piccola figlia adora Ra-Horakhti, Atum, Kheper e Ptah.

Intorno al sarcofago, scene del pellegrinaggio ad Abydos, in barca, del defunto, della moglie e di un figlio.

Foto: Roland Unger

Sul soffitto sono rappresentati, nel lato sud gli dei: 

Osiride, Thot, Hathor, Nut, Nephtys, Geb, Anubi e Upuaut e sono riportati brani delle Litanie di Ra;

nel lato nord: 

Osiride, Thot, Hathor, Ra-Horakhti, Neith, Selkis, Anubi e Upuaut.


[1]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[2]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Kemet Djedu

COME PIANGONO LE PREFICHE?

Di Livio Secco

  

Nella tomba TT255 la raffigurazione del funerale di Roy è ampiamente didascalizzata; ci approssimiamo al gruppo di prefiche che è intervenuto al funerale del funzionario.

Se stiamo un momento in silenzio potremo ascoltare cosa stanno dicendo…

Come al solito ho aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici a chi non li avesse ancora studiati!
Cosa aspettate? È una stupenda ginnastica intellettuale!


Grammatica primo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

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Grammatica terzo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (primo volume) https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-12-egizio…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (secondo volume) https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-22-egizio…/

  
Kemet Djedu

UN POGGIAPIEDI PER TUTANKHAMON

Di Livio Secco

  

Al Museo Egizio del Cairo, nel vecchio allestimento di Piazza Tahrir, era esibito uno dei moltissimi componenti del corredo funerario di Tutankhamon oggetto del nostro post.

Insieme al trono cerimoniale è stato ritrovato questo poggiapiedi che, più probabilmente, era abbinato ad un più semplice scanno.

Realizzato in legno comune, è riccamente decorato con alcune scene di grande significato: vi sono rappresentati nove prigionieri, i tradizionali nemici dell’Egitto, quattro dei quali mostrano la pelle nera e cinque sono asiatici e libici.

  

Otto di essi indossano lunghe vesti, differenziate da alcuni dettagli nelle pieghettature.
Uno invece (l’ultimo della fila dei cinque) porta una sorta di mantello che lascia intravedere alcune parti del corpo.
Hanno tutti le mani legate e sono vincolati uno all’altro da una corda al collo.

I prigionieri sono dorati e le parti nude dei loro corpi sono in ebano o cedro. Lo sfondo della scena è costituito da piastrine di faience blu.

Ma perché ci sono i Nove Nemici dell’Egitto raffigurati su un simile manufatto? L’effetto reso è quello del faraone che calpesta i nemici e magicamente li rende inoffensivi e sottomessi.

A dividere in due la raffigurazione c’è una fascia didascalica che, ovviamente, analizziamo.
Come di consueto ho aggiunto la pronuncia secondo la codifica IPA per far leggere i geroglifici a coloro che non li hanno (ancora) studiati.

Per chi volesse cimentarsi in questa stupenda ginnastica intellettuale posso consigliare i seguenti manuali:

Grammatica primo livellohttps://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica secondo livellohttps://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica terzo livellohttps://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

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Necropoli tebane

TT2 – TOMBA DI KHABEKHNET

Khabekhnet in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT2 [1]

Epoca:                                   XIX Dinastia           

Titolare:

TitolareTitoloNecropoli[2]Dinastia/PeriodoNote[3]
KhabekhnetServo nel Luogo della Verità [4](artigiano reale)Deir el-MedinaXIX dinastia (Ramses II)abbastanza in alto, quasi sopra TT1; leggermente a nord di TT214

Biografia

Figlio di Sennedjem e di Inyferti (sepolti entrambi nella TT1); mogli Sahte e, forse, Esi. Di quest’ultima alcune suppellettili sono state rinvenute nella TT1. Due dei suoi numerosi figli si chiamavano Bunakhtef e Rahotep.

La tomba

La tomba è strutturata su due livelli, di cui uno sotterraneo e si apre in un cortile in cui si ergono alcune stele: una delle stele (1 in planimetria) è oggi illeggibile; in una (2) Khabekhnet appare con suo padre, Sennedjem, inginocchiato alla presenza di Ra; in un’altra (3) la barca di Ra adorata da babbuini mentre, in un altro registro, Sennedjem e la sua famiglia appaiono adorare Horus e Satet.

Un corridoio, sulle cui pareti sono rappresentati (4) il padre in adorazione del dio Min e il fratello Khonsu, con la moglie, in atto d’offertorio ai genitori, nonché un inno a Ra, dà accesso ad una camera rettangolare; sulle pareti (5), in quattro registri sovrapposti, celebrazioni nel tempio di Mut a Karnak con il viale di criosfingi, scene del pellegrinaggio ad Abydos e il defunto inginocchiato in offertorio a Min e alla dea Iside; seguono (6) scene della processione e del banchetto funerari e il padre e altri parenti del defunto in adorazione della dea Hathor e (7) frammenti di dipinto del defunto e della famiglia in adorazione di Iside, Osiride e Hathor.

Scena di imbalsamazione dalla tomba di Khabekhnet (autore: Sinhue20)

Tale rappresentazione è parzialmente coperta dalle statue (13) dei genitori del defunto sui cui piedistalli sono rappresentati altri parenti del defunto. Oltre l’accesso alla camera più interna, due statue (14) del defunto e della moglie con testi di offertorio a Mertseger; anche in questo caso una parte del dipinto (12), che rappresenta il defunto dinanzi al re Amenhotep I, alla regina Ahmose Nefertari e alla principessa Merytamun, è coperta dalle due statue (14). La scena prosegue (11) su quattro registri sovrapposti in cui il re Amenhotep I e il dio Amon sono trasportati da alcuni preti su un palanchino protetti dalla dea Maat; in altro registro, il defunto e la moglie vengono presentati a Osiride e Iside rispettivamente da Anubi e Horus. Poco discosto (10) il defunto in offertorio a due file composte da re, regine e principesse; inoltre il defunto e una figlia offrono libagioni al dio Ptah e uomini offrono libagioni al defunto e alla moglie. Su tre registri (9) il defunto e la moglie offrono libagioni alla statua di Amenhotep I e (8) i genitori adorano Ptah e Anubi mentre un uomo offre libagioni a Ramose, titolare della TT7, e a sua moglie.

Scene dalle pareti dell’atrio della TT2 di Khabeknet (autore: Lepsius)

Un corridoio, sulle cui pareti (15) sono rappresentati il defunto e la moglie in adorazione della Triade Tebana, costituita dagli dei AMon, Mut e Khonsu, adduce ad una cappella interna sulla cui parete di fondo (16) si trovano cinque statue: al centro il re (?) protetto, ai lati, da Osiride e la dea Iside su un lato e lo stesso dio e la dea Hathor sull’altro.

Nell’angolo nord del cortile antistante l’ingresso della cappella, un corridoio immette ad una camera in cui si apre la scala che adduce alla camera funeraria sotterranea. Nella sala di accesso (17) la statua del re protetta ai lati dalle statue di Osiride e di Ra; una scala, sulle cui pareti è riportato Hapi, adduce alla camera funeraria. Sulle pareti (19) il defunto e la moglie in offertorio al dio Thot; una dea Iside alata (20) sovrasta gli dei Osiride e Kheper che recano il cartiglio di un Nomo in forma di pesce. Anubi si prende intanto cura della mummia del defunto in forma di pesce, circondato da piccole statue di Iside, Nephtys e dei quattro figli di Horus. Seguono (21) il padre e la madre in offertorio a Ptah.

Scene dalle pareti dell’atrio della TT2 di Khabeknet (autore: Lepsius)

Oltre un corridoio che dà accesso ad una sala ancora più interna (25), il fratello Khons e sua moglie dinanzi a Ra ed Amenhotep I e il defunto e la moglie in offertorio ad Amenhotep I e alla regina Ahmose Nefertari. Alla sommità della parete più corta (23), specularmente a quanto riportato su quella opposta (20), la dea Nephtys alata sovrasta il dio Anubi che esegue riti sulla mummia circondata dalle dee Iside, Nephtus e da altre tre divinità femminili in presenza di una stele del dio Osiride.


[1]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, pp. 6-9.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione dell’epoca.

Necropoli tebane

TT1 – TOMBA DI SENNEDJEM

Scena di lavori agricoli dalla TT1 [autore: The Yorck Project (2002)]
Sennedjem in geroglifici
Planimetria della TT1

Epoca:                                   XIX Dinastia

Data della scoperta:            1 gennaio 1886 (da popolazioni locali)

Campagne di scavo:           1917/1924 e 1928/1930

Archeologo:                          Gaston Maspero dal 1 febbraio 1886

TT1 (Theban Tomb 1) è la sigla che identifica una delle Tombe dei Nobili [1] [2] ubicate nell’area della cosiddetta Necropoli Tebana, sulla sponda occidentale[3] del Nilo dinanzi alla città di Luxor[4] [5], in Egitto. Destinata a sepolture di nobili e funzionari connessi alle case regnanti, specie del Nuovo Regno, l’area venne sfruttata, come necropoli, fin dall’Antico Regno e, successivamente, sino al periodo Saitico (con la XXVI dinastia) e Tolemaico.

Titolare

TT1 Era la tomba di:

TitolareTitoloNecropoli [6]Dinastia/PeriodoNote [7]
SennedjemServo nel Luogo della Verità[8] [9](artigiano reale)Deir el-Medina[10]XIX dinastia (Sethy I-Ramses II)a sud e non lontano dalla sommità della collina; sotto e leggermente a nord della TT2

Biografia

Sennedjem[11] [12] viveva a Deir el-Medina, nel villaggio, fondato da Thutmosi I, riservato alle maestranze che erano impiegate nella costruzione e successiva manutenzione delle sepolture, sia reali che dell’ampia area nota come Tombe dei Nobili. Figlio di Kabekhnet, Servo di Amon nella Città del sud (Tebe), e Tahennu; Iynferti[13] fu sua moglie, Khonsu e Khabekhnet (titolare della TT2) due dei suoi figli[14] .

Moglie di Khonsu fu Takemet[15], mentre di Khabekhnet è noto che avesse due mogli (di cui forse una di nome Rosu e l’altra, come la madre, Tahennu) e che due dei suoi numerosi figli si chiamavano Sakh e Isis[16] [17] [18].

La tomba

Scoperta intatta, nel 1886, da abitanti del luogo, venne presa in consegna il giorno successivo, 1 febbraio 1886, da Gaston Maspero evitando così danni ulteriori oltre quelli già causati alla porta di accesso, che risultava ancora imbullonata, e ad architravi e ritti. La tomba ed il suo corredo si presentavano ancora intatti e le operazioni di svuotamento si svolsero nel corso di due campagne pluriennali, la prima dal 1917 al 1924 e la seconda dal 1928 al 1930. All’atto della scoperta TT1 conteneva oltre 20 sepolture (9 in sarcofagi[19] e le altre semplicemente avvolte in bende) molte delle quali sicuramente ascrivibili alla famiglia del titolare Sennedjem.

Maschera funeraria di Khonsu, figlio di Sennedjem (autore: David Liam Moran)

La tomba di Sennedjem, con la sua sovrastruttura costituita da una piramide e dall’appartamento funebre sotterraneo, si trova all’interno di un cortile sopraelevato rispetto al piano di campagna, cui si accedeva per il tramite di una scala, ed è affiancata da altre due cappelle dette del “nord” e del “sud”, tutte sovrastate, in origine, da piramidi alte circa 7 m[20]; la cappella nord era dedicata al figlio Khonsu, mentre la cappella sud a un non meglio identificato Tjaro verosimilmente padre della moglie, e quindi suocero, del titolare di TT1. Il cortile antistante le tre cappelle[21], in cui si aprono due pozzi contrassegnati dai progressivi 1182 e 1183[22] era originariamente diviso in due da un muro che separava le due cappelle relative a Sennedjem da quella di Tjaro[23].

La piccola piramide della TT1 (autore: Roland Unger)

Della parte esterna, costituita da due piloni, dal cortile e da una cappella con piramide, non è rimasto nulla tranne i pyramidion: uno rinvenuto in frammenti tra le rovine e ricostruito, l’altro oggi al Museo di Torino. L’ingresso della tomba era protetta da una porta in legno di sicomoro, dipinta di giallo, con scene tratte dal capitolo 17 del Libro dei Morti ed oggi conservata al Museo egizio del Cairo. L’intero ipogeo presentava colorazione ocra, sia ad imitazione del colore del papiro, sia per ricordare quello dell’oro intesa come carne degli dei. Un pozzo nel cortile, a breve distanza dalla cappella centrale, dà accesso all’appartamento funerario sotterraneo.

Il dio Anubi opera sulla mummia di Sennedjem (autore: Jeff Dahl)
Osiride con lo scettro e il flagello (autore: Ignati)

La tomba presenta pitture parietali particolarmente ricche di decorazioni con complicate scene tratte dal Libro dei morti e, per la qualità, è stata ipotizzata la stessa mano di artista che aveva decorato la tomba di Nefertari.

Il timpano est della TT1. Vedi anche: SENNEDJEM, IL TIMPANO EST

Sono anche raffigurati il padre di Sennedjem, Khabenkenet, il figlio Bunakhtef, sacerdote vestito con una pelle di leopardo; il figlio Rahotep figura rappresentato su una barca, mentre il figlio Khonsu, in quanto erede del padre e come prete sem[24], officia il rito della Apertura della bocca sulla mummia del genitore.

Sennedjem raccoglie del lino, mentre sua moglie Inyferti lega i covoni (The Oxford encyclopedia of ancient Egypt )

Molto nota è anche la rappresentazione di Sennedjem, al cui fianco siede la moglie Inyferti, che gioca al senet spostando una pedina; in luogo dell’avversario, una tavola delle offerte. Questo perché la partita giocata è il simbolismo della faticosa strada verso la rinascita e che finirà solo quando il defunto sarà dichiarato giustificato.

Sennedjem, con la sua sposa, gioca al senet (autore: Mamienfr)

Tra le varie suppellettili, tipiche dei corredi funebri, sono stati rinvenuti due ostrakon contenenti parti delle avventure di Sinuhe.

Vaso dalla TT1 t di Sennedjem (Metropolitan Museum of Art(MET) di New York (MET DT202024) (autore: dono a WP del MIT)

Il corpo del titolare di TT1 era sepolto in un doppio sarcofago di cui il più interno, antropoide, recava una maschera funeraria; la moglie Iyneferti era deposta in un sarcofago antropoide ed analogamente era dotata di maschera funeraria, così come il figlio Khonsu che riposava in un duplice sarcofago di cui il più interno antropoide. Nella stessa sepoltura venne rinvenuto anche un sarcofago contenente la mummia della moglie di Khonsu, Takemet. Di altri quattro corpi non è stato possibile risalire con certezza alla parentela con il titolare Sennedjem essendo più probabile si tratti di figli di Khonsu e, quindi, nipoti del titolare di TT1. Le suppellettili funerarie, disseminate in varie collezioni nel mondo, comprendevano vasi canopi, ushabti e parti di mobilio[25]. I pezzi più importanti si trovano al Museo egizio del Cairo, al British Museum di Londra, a New York e Berlino[26].

La cappella a nord all’interno della tomba è dedicata al figlio di Sennedjem, Khonsu; qui è rappresentato anche un altro figlio di Sennedjem, Khabekhnet, la cui tomba, TT2, si trova a poca distanza.

Gran parte del corredo funebre costituito da vasi, mobilia e alimenti è oggi distribuito in numerosi musei mentre molti dei reperti non risultano ancora esposti[27]:

Museo egizio del Cairo:

  • oggetti della moglie Iyneferti:
    • sarcofago, coperchio della cassa più interna dedicato alla madre dal figlio Khonsu e maschera (Metropolitan Museum di New York, cat. MMA 86.1.5, MMA 86.1.6);scatola in legno con rappresentazione di gazzella (Museo del Cairo, cat. 27271);scatola per vasi canopi (Museo del Cairo, cat. 27306);sgabelli (cat. 27255a e 27255b);oggetti da trucco e vasellame (Metropolitan Museum, cat. MMA 86.1.7, MMA 86.1.8 e MMA 86.1.9);

  • oggetti relativi al figlio Khabenkenet:
    • scatola per ushabti (Metropolitan Museum, cat. 86.1.16);scatola per ushabti con rappresentazione di uomo (forse lo stesso Khabenkenet) e donna seduti (Museo nazionale danese di Copenaghen, cat. 3506);scatola per ushabti con analoga rappresentazione (Museo di Stato “Puskin”, Collezione Golenischev, cat. 3848);

Ushabty di Khabekhnet e Ineferty (MET DT202025)  (autore: dono a WP del MIT)

  • oggetti pertinenti a Esi, moglie di Khabenkenet (?):
    • sarcofago (Museo del Cairo, cat. 27309);scatola per vasi canopi (Museo del Cairo, cat. 27304);
    oggetti relativi al figlio Khonsu:
    • sarcofago esterno di Khonsu con scene dal Libro dei Morti (cat. 27302);sarcofago intermedio e sarcofago interno, scatola vasi canopi e maschera (probabilmente appartenenti a Khonsu) (Metropolitan Museum, cat. da 86.1.1 a 86.1.4);tre bastoni da passeggio (Museo del Cairo, cat. 27310);

Sarcofagi antropoidi di Khonsu (MET DT202026)  (autore: dono a WP del MIT)
Ushabty di Khonsu (MET) (autore: dono a WP del MIT)
    • oggetti pertinenti a Tamaket, moglie di Khonsu:
      • coperchio di sarcofago (Museo egizio di Berlino, cat. 10859);
      • scatola vasi canopi (Museo del Cairo, cat. 27305);
    • altri ritrovamenti:
      • scatola dipinta intestata a Ramosi (Museo egizio di Berlino, cat. 10195);
      • scatola per ushabti intestata a Ramosi (Metropolitan Museum, cat. da 86.1.15);
      • scatola per ushabti intestata a Paraemnekhu (Metropolitan Museum, cat. da 86.1.14);
      • due ostrakon con testo in scrittura ieratica recante l’inizio delle Avventure di Sinhue (Museo del Cairo, cat. 25216).
Scatola di cosmetici da TT1 (MET DT202028) (autore: dono a WP del MIT)

[1]        La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Porter e Moss 1927,  p. 1.

[3]      I campi della Duat, ovvero l’aldilà egizio, si trovavano, secondo le credenze, proprio sulla riva occidentale del grande fiume.

[4]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[5]      Gardiner e Weigall 1913.

[6]      Le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[7]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[8]      Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.

[9]      Donadoni 1999, , p. 115.

[10]     Gardiner e Weigall 1913, pp. 18-19.

[11]     Traducibile con “Gentile Fratello”.

[12]     Bruyere 1959.

[13]     “Colei che viene in bellezza”.

[14]     Dai rilievi parietali sono stati identificati almeno undici figli, anche se non è possibile stabilirne la progressione di nascita: Teti; Khabekhnet; Bunakhtef, detto Pakhar; Rahotep; Irynefer; Khonsu; Ramesu; Ahotep; Ranekhu; Hutep; Parahotep.

[15]     Genitori di Takemet, e perciò suoceri di Sennedjem, furono molto verosimilmente Tjaro, la cui tomba si trova nello stesso cortile, accanto a quella di Sennedjem, e viene indicata normalmente come “cappella del sud”, e Taia nomi, entrambi, di origine Hurrita. Tale derivazione straniera verrebbe inoltre confermata dal nomignolo con cui veniva chiamato uno dei figli di Sennedjem e Iyneferti, Bunakhtef, detto Pakhar, ovvero “il Cananita”.

[16]     Bruyere 1959.

[17]     Fahmy 1959.

[18]     Porter e Moss 1927, pp. 1-5

[19]     Erano contenute in sarcofagi di pregevole fattura, singoli o doppi, i corpi di Sennedjem, di sua moglie Iyneferti, di suo figlio Khonsu e della moglie Tamekat, nonchèe i figli di questi ultimi: Prahotep, Taashen, Ramose, Isis e Hathor. La tomba conteneva inoltre i corpi di due feti, racchiusi in semplici casse di legno dipinto di giallo, e altri undici corpi avvolti in semplici bende.

[20]     La prima cappella ad essere costruita fu quella di Tjaro (cappella sud), sovrastata da una piramide alta circa 7,50 m, con inclinazione di circa 50°, e con una facciata di circa 5 m. La cappella centrale, di Sennedjem, aveva una facciata larga circa 4,30 m ed era sovrastata da una piramide alta 7 m circa con un’inclinazione di circa 45°; di questa venne recuperato, in 13 pezzi, il pyramidion quasi per intero ricostruito. La cappella nord, di Khonsu, venne costruita per ultima e ricavata nello spazio rimanente del cortile dopo le due precedenti costruzioni; si innalzava su una facciata di circa 3 m ed era alta circa 6. Il pyramidion di questa venne rinvenuto quasi intatto ed è oggi al Museo Egizio di Torino.

[21]     Di circa 12 m x 9,5.

[22]     Il 1182 non ha connessioni con la TT1, scende per circa 6 m e adduce a due camere non iscritte; il 1183 è solo un pozzo che non ha sviluppo di alcun genere.

[23]     Si ipotizza (Bruyere 1959) che il muro divisorio nel cortile per separare l’area riservata a Sennedjem da quella relativa a Tjaro, sia stato eretto da successori parecchio tempo dopo i decessi poiché non si giustificherebbe una tale operazione, che rendeva praticamente impossibile ogni cerimoniale funebre, se Tjaro fosse stato effettivamente il suocero di Sennedjem.

[24]      Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.

[25]     el-Qader 2011.

[26]     Porter e Moss 1927, pp. 4-5.

[27]     Fahmy 1959.