XVIII dinastia egizia (1550 a.C. –1295 a.C.) – Data tra il 1479 e il 1425 a.C. Tecnica/materiale: bronzo e oro Dimensioni: lunghezza 8,8 cm; altezza 7,8 cm; larghezza 3,8 cm
La Sfinge di bronzo di Thutmose III è una statuetta di una sfinge realizzata durante la XVIII dinastia egizia sotto il regno di Thutmose III, che regnò dal c. Dal 1479 al 1425 a.C.
Fu acquistato dal Louvre nel 1826 e fa parte delle collezioni permanenti.
La statuetta è ornata da intarsi dorati che mettono in risalto i simboli del potere reale. La sfinge raffigura il Faraone sdraiato sui Nove archi, che rappresentano i tradizionali nemici dell’Egitto portati alla sottomissione.
La parte anteriore della statuetta usa l’uccello Rekhyt pavoncella per scrivere: “tutte le persone lodano”.I pilastri Djed di “Dominion” adornano il lato della statuetta.
Calcare, altezza 700 cm Tebe, Medinet Habuscavi di A. Mariette Museo Egizio del Cairo – JE 33906
In origine questo gruppo si trovava nel tempio di Amenhotep III a Tebe Ovest, edificio fatto distruggere da Merenptah per costruire il proprio e di cui sono rimaste solo le due statue monumentali poste ai lati del pilone, i così detti ” Colossi di Memnone”
Rinvenuto a frammenti a Medinet Habu, da dove fu traslato e riassemblato al Museo del Cairo, il gruppo rappresenta il sovrano e la regina Tiye, seduta al suo fianco, e di tre figlie: Henuttaneb, Nebetah e un’altra, il cui nome è oggi perduto, le principesse sono raffigurate in scala minore i piedi davanti al trono.
La regina Tiye viene regolarmente rappresentata a fianco del suo sposo nella scultura, nei rilievi templari e tombali, nonché sulle stele.
Ciò denota la sua importanza nella vita del regno: con lei, per la prima volta, la sposa del faraone, la ” Grande Sposa del Re”, assume un’importanza politica maggiore rispetto a quello della regina madre.
Nella sua iconografia compaiono inoltre nuovi elementi che denotano il suo carattere divino ( oltre a quello del re), quali le corna vaccine e disco solare sul capo, attributi della dea Hathor, Tiye fu anche la prima regina cui fu consacrato un tempio, a Sedeinga, tra la seconda e terza cataratta.
Nel gruppo in esame la regina porta una pesante parrucca tripartita con ureo regale e un modio sul quale dovevano trovarsi appunto gli attributi hathorici.
Indossa un lungo abito aderente, la mano sinistra poggiata col palmo aperto sulla coscia, mentre con la destra cinge, in un gesto affettuoso la vita del re.
Fonte
I tesori dell’ Antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo – National Geographic g Edizioni White Star
Arenaria dipinta, altezza cm 225, lunghezza cm 227 Deir-el Bahari, tempio di Thutmosi III Scavi dell’Eghypt Exploration Fund (1906) XVIII dinastia Regno di Thutmosi III (1479-1425 a.C.) Regno di Amenhotep II (1424 -1397 a.C)
La statua della vacca hathorica reca il cartiglio di AMENHOTEP II inscritto sul collo dell’animale. Essa riproduce la medesima scena raffigurata sulle pareti della Cappella: la vacca da un lato protegge il re adulto che si trova in piedi sotto il suo collo, dall’altro allatta il sovrano bambino, riprodotto accovacciato sulla sinistra della scultura. Il sovrano indossa un gonnellino corto e ha la gamba sinistra avanzata, mentre le mani sono appoggiate sul gonnellino con i palmi aperti; sulla testa porta il copricapo nemes;il volto è completamente distrutto.
La vacca è circondata da steli di papiro, ha in capo le corna hathoriche con il disco solare e l’ureo sulla fronte.
Sulla montagna di Tebe Ovest il culto di Hathor in forma vaccina era molto sviluppato; anche Hatshepsut aveva dedicato un santuario a questa Dea nel recinto del suo “Tempio dei milioni di anni” accanto a quello di Thutmosi III III.
Questa statua in arenaria che raffigura Qen, un sacerdote che portava il titolo di “padre divino di Amon di Elefantuns e di Khnumit, Satis e Anukis. Il Naos contiene una figura femminile con un lungo abito, un alto copricapo piuma to, un collare, e uno scettro detto uas: si tratta di Anukis, dea dell’inondazione del Nilo, la quale con il dio a testa di ariete Khnumit è la dea Satis forma la triade di Elefantina, dal cui tempio sull’isola di Sehel proviene probabilmente la statua, che è databile all’epoca ramesside.
Se il favore del sovrano è il presupposto di ogni elevato status sociale e del sostentamento nell’ Aldilà, è sempre esistita nell’ Antico Egitto una devozione privata, la ricerca cioè di un rapporto diretto, non mediato dal sovrano, con una specifica divinità.
Nel Nuovo Regno questo fenomeno, per il quale gli egittologi hanno coniato la definizione ” pietà personale”, acquista una grande visibilità , non solo in documenti testuali privati, ma anche nello spazio pubblico del tempio, tramite la creazione di inediti tipi di statua che mostrano la persona nell’atto di offrire un oggetto sacro, si tratta spesso di statue di sacerdoti.
Abbiamo così, per esempio, il “naoforo”, che offre un’edicola ( in greco Naos) contenente l’immagine della divinità di cui si cerca il favore.
Il tipo di naoforo accovvaciato , ” statua a cubo” è semplificato da una statua in Arenaria.
Altre statue, dette “teofore”, offrono immagini divine, esempio l’esemplare del Museo di Torino che presenta una testa di ariete, l’animale che è manifestazione del dio sovrano di Tebe, Amon.
Questa statuetta è in steatite, una pietra relativamente tenera e facile da lavorare, è alta 20 cm, ma ha una fattura molto raffinata. È priva di di epigrafe, ma la testa completamente rasata potrebbe indicare che il personaggio ritratto sia un sacerdote. La rasatura dei capelli era una forma di purificazione e pulizia praticata da chi era in contatto con le immagini divine. Gli occhi allungati e contornati suggeriscono una datazione al regno di Amenhotep III.
Uno dei culti più importanti e antichi era quello di Hathor, il cui animale simbolo è la vacca.
Per i devoti della dea fu elaborato, nel Nuovo Regno, un tipo particolare di statua votiva, quella del “calvo di Hathor”, raffigurante un personaggio seduto o inginocchiato con una particolare calvizie o più probabilmente una tonsura.
Questo esemplare appartiene a un funzionario minore, un “guardiano” (sauty) di nome Iner. Nel cavo del braccio regge l’immagine di un sonaglio, il “sistro”, raffigurante il viso della dea con orecchie bovine e la caratteristica acconciatura. La mano aperta è rivolta verso l’alto è portata verso la bocca: una esplicita richiesta ai fedeli di posare sulla mano della statua le offerte alimentari, in cambio delle quali, come si legge sulle iscrizioni di altre statue di “calvi di Hathor”, il titolare della statua si farà portavoce delle loro preghiere presso la dea, esplicita testimonianza di un aspetto fondamentale delle statue dei privati erette nei cortili dei Templi, che cercano un rapporto non solo conla divinità, ma anche con i frequentatori di questi spazi pubblici.
Il “calvo” è stato datato finora alla XXV Dinastia, ma si ritiene che vi siano elementi stilistici, fra cui la resa dell’abito pieghettato con il grembiule riginfio, che fanno propendere invece per una datazione al Nuovo Regno, e più precisamente all’epoca ramesside, ipotesi confermata dal nome del personaggio, tipico di quest’epoca.
Fonte
Museo Egizio di Torino – fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino – Franco Cosimo Panini Editore
Alabastro calcareo, altezza 256,5 cm Luxor The Luxor Museum of Ancient Egyptian – J. 155
Gruppo statuario di Amenofi III con il dio-coccodrillo Sobek
In corrispondenza con le feste-sed di Amenofi III, a partire dal suo trentesimo anno di regno, aumentarono notevolmente le raffigurazioni zoomorfa.
Questo gruppo statuario proviene da un tempio si Sobek a sud di Tebe, presso il quale si trovavano anche coccodrilli sacri.
Sobek è seduto su un seggio e indossa gli attributi regali: Corona, parrucca tripartita e la barba posticcia
Abbraccia, in segno di protezione, Amenofi III, la mano del dio inoltre porge il segno della vita ( ankh) al sovrano, concentrando così l’attenzione dell’osservatore sui tratti del re, che sono la parte più curata dell’intera opera.
Il faraone è raffigurato stante e di proporzioni più piccole rispetto al dio.
Fonte
Egitto la terra dei faraoni a cura di Regine Schulz e Matthias Seidel – Konemann
Ossidiana, altezza cm 20, larghezza cm 15 Karnak, cortile della cachette, Scavi di G. Legrain 1905 Museo Egizio del Cairo
La statua completa doveva essere composta da parti separate assemblate con tenoni: tracce di questi si vedono sul retro della testa.
Della statua si conserva solo il volto femminile dai tratti estremamente raffinati, che rendono possibile l’attribuzione alla fase più matura dell’arte della XVIII Dinastia.
Le orbite e le sopracciglia sono cave, perché probabilmente dovevano accogliere riempimento in materiali diversi, come la pasta vitrea.
La perfezione del lavoro e il pregio dell’opera appaiono tanto più ammirevoli qualora si consideri che l’ossidiana è una pietra vulcanica estremamente dura da lavorare e assente nel territorio Egiano, infatti il minerale era importato dall’Etiopia o dall’Arabia centro-meridionale.
Fonte
I tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star
Legno di sicomoro dipinto Naos: altezza 62 cm, Statuina: altezza 38 cm Deir el-Medina, tomba di Satnem (n. 1379) Scavi dell’Istituto Francais d’Aechéologie Orientale (1933 – 1934) Museo Egizio del Cairo, JE 63646 A, B
La figura femminile in legno di sicomoro, sottile e elegante, rappresenta la dama Ibentina, moglie di Satnem, il proprietario della tomba in cui fu ritrovata.
All’interno era ancora contenuto il corredo funebre della coppia, ivi compresa una statuina di Satnem, anch’essa in legno, che fungeva da controparte a quella della moglie,.entrambe le piccole statue erano ricoperte di lino.
La donna è raffigurata stante con il braccio destro disteso lungo il corpo mentre il sinistro, intorno al quale è legata una piccola collana in faience, è ripiegato in vita.
I polsi sono ornato da gioielli.
Indossa una parrucca tripartita, con trecce legate con fasce e indossa una lunga veste aderente.
Il piccolo viso presenta grandi occhi a mandorla, un naso sottile e una bocca ben disegnata.
La statuina è incassata in una base di legno parallelepipeda, intorno alla quale è dipinta una formula d’offerta dedicata al dio Osiride, qui indicato come signore di Busiri e di Abido.
La piccola scultura è contenuta in un Naos di legno fornito di coperchio a incastro.
Il viso è la raffinatezza con cui è modellata permettono di datare la statuina al periodo di Hatshepsut o di Thutmosi III.
FONTE
Tesori egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Rosanna Pirelli, foto di Araldo De Luca – Edizioni White Star
Pietra / granodiorite. Dimensioni: 192 x 64 x 133 cm Datazione:1479–1425 a.C. Periodo: Nuovo Regno (XVIII Dinastia) Regno: Tutmosi III Provenienza: Tebe, Karnak / tempio di Amon
Questa splendida testa, priva di iscrizioni, di poco inferiore alle dimensioni naturali, è ornata dal copricapo di stoffa nemes, molto calato sulla fronte, al cui centro si erge il serpente urèo; il volto è ovale con occhi, bocca e mento piuttosto piccoli, soprattutto se confrontati alle arcate sopracciliari e alle linee di cosmetico.
Questi tratti somatici (il naso è di restauro ottocentesco) si ritrovano identici in alcune statue a nome del sovrano Thutmosis III (1479- 1426 a.C.), succeduto al padre Thutmosis II.
Provenienza: Egitto: località ignota.
Collezione Universitaria
Datazione: Nuovo Regno
XVIII dinastia, regno di Thutmosis III (?) (1479 – 1426 a.C.)
Materiale: dolerite
Dimensione: altezza cm 23
Numero di inventario: KS 1800
FONTE:
MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO DI BOLOGNA. Collezione egiziana.
Bronzo con tracce d’oro, altezza 20,5 cm. Provenienza sconosciuta, acquistata nel 1924 Philadelphia, the University of Pennsylvania, Museum of Archaeology and Anthropology E 14295
La statuetta è in materiale detto bronzo nero.
Sono presenti tracce d’oro sul nemes, e sul gonnellino.
È possibile che in origine queste parti fossero rivestite del prezioso materiale.
Gli occhi e le sopracciglia, lavorati ad intarsi o con pietre, probabilmente erano profilati in metallo.
Le braccia sono andate perdute, ma dalla posizione si intuisce che erano proteste per offrire recipienti a una divinità.
Manufatti di questo tipo facevano parte degli arredi dei Templi, utilizzati dai sacerdoti per rituali e cerimonie.
Sulla statuetta non sono presenti iscrizioni che rendano possibile l’identificazione, ma la foggia degli indumenti, la forma del corpo e i lineamenti indicano che si tratta di un sovrano.