Antico Regno, IV Dinastia, Mai cosa simile fu fatta, Statue

LA STATUA IN DIORITE DI CHEFREN

Di Grazia Musso

IV Dinastia
Diorite nera, altezza 168 cm, larghezza 57 cm
Museo Egizio del Cairo – CG 14

Il re Chefren fece ornare il suo tempio in valle con ventitré statue, di cui questa è la più bella.

La statua raffigura il sovrano con i tratti a un tempo idealizzato nello sguardo lontano e ieratico dell’eterna giovinezza, e realistici nelle fattezze umane, questa impostazione incarna a un tempo il re e la regalità stessa.

Il faraone è ritratto in tutta la sua maestà, con il tipico copricapo nemes e il gonnellino plisettato, seduto su un trono cubico interamente scolpito con i simboli della regalità : zampe e protoni leonine sul davanti e il simbolo del sema-tauy, sui lati emblema dell’. “unire le due terre”, Alto e Basso Egitto rappresentate rispettivamente dalle piante del papiro e del loto annodate tra loro intorno al geroglifico della trachea.

È l’autorità universale del sovrano che viene qui legittimata e celebrata come garante della stabilità e dell’unità del paese.

Il concetto è rafforzato dalla presenza del falco, Horo, che protegge con le sue ali il capo del re, sottolineando la perfetta simbiosi tra l’uomo e il dio.

La statua supera i limiti formali della semplice scultura per farsi essa stessa messaggio.

Lo scultore ha saputo tradurre in capolavoro un’opera dal complesso contenuto ideologico.

La scelta della pietra è determinante al successo dell:esecuzione, in questo caso, una pietra pregiata come la diorite , dura e compatta, si è rivelata il supporto ideale per creare volumi pieni ma non pesanti, dal modellato reso morbido dall’accurata pulitura delle superfici.

La figura del sovrano sembra così riflettere la luce della sua essenza divina, un effetto sapientemente valorizzato dal colore verde scuro della diorite

Giza, tempio in valle di Chefren

Fonti:

  • Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electa
  • I tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star
Egyptoteca

WHEN WOMEN RULED THE WORLD

Kara Cooney

Presentato da Patrizia Burlini

Kara Cooney è una famosa egittologa, archeologa e storica dell’arte statunitense che insegna all’UCLA, Los Angeles.

Qualche anno fa ho acquistato un suo saggio che è diventato un best seller e che l’ha resa nota anche al grande pubblico, tanto da diventare tra gli scrittori di storia più letti al mondo.

Si tratta di “ When Women ruled the World: six Queens of Egypt », National Geographic, 2018.

É un saggio che studia il ruolo di 6 regine faraone (Merneith, Neferusobek, Hatshepsut, Nefertiti, Tausert, Cleopatra) nel periodo storico in cui sono vissute, tracciando al contempo dei parallelismi davvero interessanti con la società moderna e le donne di potere odierne. Cooney racconta il ruolo femminile in una società patriarcale, per quanto avanzata rispetto alle altre civiltà del tempo. Trovo il punto di vista di Kara sempre originale, offre degli spunti di riflessione molto interessanti. Ha una scrittura scorrevole e brillante, così com’è lei.

Lo consiglio sicuramente.

È in lingua inglese.

Egyptoteca

THE TOMB OF IOUIYA AND TIOUIYU

Theodore M. Davis

Presentato da Giuseppe Esposito

Titolo: THE TOMB OF IOUIYA AND TIOUIYU (in inglese):

Autore: Theodore M. Davis, con nota su Yuya e Tuya di Gaston Maspero;

Editore: Archibald Constable & Co. London;

Anno di edizione: 1907;

Numero pagine: 180;

Qualcosa di…: notizie sui due personaggi e sui loro figli (Maspero) cui segue il resoconto della scoperta della tomba KV46, una descrizione degli oggetti e i testi geroglifici dei sarcofagi e del Libro dei Morti.

Scaricabile gratuitamente qui: https://archive.org/details/tombofiouiyatoui03davi

Egyptoteca

THE PAPYRUS EBERS

Cyril P. Bryan

Presentato da Giuseppe Esposito

Titolo: THE PAPYRUS EBERS (traduzione dal tedesco in inglese):

Autore: Cyril P. Bryan;

Editore: Geoffrey Bles London;

Anno di edizione: 1930;

Numero pagine: 112;

Qualcosa di…: testo decisamente interessante per chi (e in questo sito qualcuno lo sta già facendo con il titolo “E’ un male contro cui lotterò”) vuole approfondire le conoscenze mediche dell’Antico Egitto.

Il testo parte da un esame del papiro, datazione, descrizione, formato, contenuto, per poi esaminare i rimedi minerali, quelli erboristici, gli organici per passare poi alle divinità che di certo, con il loro divino intervento, potevano guarire le malattie più pericolose.

E’ quindi la volta dell’alimentazione e dei rimedi contro la costipazione e le indigestioni, quindi i farmaci minori, la chirurgia, i disagi propri delle donne, della pelle, degli occhi, dell’otorinolaringoiatria, del sistema nervoso, della “misteriosa” malattia indicata come AAA, e poi cuore, polmoni, capelli (si, proprio capelli), la cosmesi e il pronto soccorso casalingo.

Insomma, il vademecum del perfetto medico egiziano…

Scaricabile gratuitamente qui: https://babel.hathitrust.org/cgi/pt?id=coo.31924073200077&view=1up&seq=1&skin=2021

Egyptoteca

L’ART DE BATIR DANS LES EGYPTIENS

Auguste Choisy

Presentato da Giuseppe Esposito

Titolo: L’ART DE BATIR DANS LES EGYPTIENS (in francese);

Autore: Auguste Choisy;

Editore: Edouard Rouveyre Paris;

Anno di edizione: 1904;

Numero pagine: 144;

Qualcosa di…: Choisy, citato anche da Engelbach nel suo “The problem of the obelisks” (inserito anche in questa Egyptoteca) scrisse una serie di testi sui metodi di “batir”, ovvero di costruire, presso civiltà del passato.

Tutti avevano per titolo “L’Art de Batir dans…” caratterizzandosi solo con la civiltà di riferimento: Romains (1873); Turcs (1876); Byzantines (1883) ed Egyptiens (1904).

Scrisse, inoltre, una “Storia dell’architettura” (1899). Anche se i testi risentono, ovviamente, degli anni in cui furono scritti, sono comunque di molto interesse per gli appassionati di architettura e di archeologia.

Scaricabile gratuitamente qui: https://archive.org/details/lartdebtirchez00choi/mode/2up

Egyptoteca

THE PROBLEM OF THE OBELISKS FROM A STUDY OF THE UNFINISHED OBELISK AT ASWAN

Reginald Engelbach

Presentato da Giuseppe Esposito

Titolo: THE PROBLEM OF THE OBELISKS FROM A STUDY OF THE UNFINISHED OBELISK AT ASWAN (in inglese);

Autore: Reginald Engelbach;

Editore: T. FISHER UNWIN, LIMITED LONDON ;

Anno di edizione: 1923;

Numero pagine: 186;

Prezzo: -; (credo ne esista una edizione anche recente, non so se in italiano)

Qualcosa di…: Engelbach fu colui che “scoprì” l’obelisco incompiuto di Aswan e che ebbe l’intelligenza di capire che QUELLO era forse il più importante obelisco degno di studi.

Ogni altro obelisco, che svettava nella piazze più belle di Roma, o di Parigi, o sulle rive del Tamigi, era decisamente “muto” ed era solo una semplice comparsa, o al massimo un comprimario, sul teatro della storia.

Non così l’incompiuto che consentiva di capire come venivano realizzati, materialmente questi giganti di pietra…

Engelbach sperimentò sul campo i metodi di realizzazione ed avanzò ipotesi sui metodi di trasporto e innalzamento, non tralasciando di valutare anche i metodi proposti da altri non ultimo quello di Auguste Choisy (vedi, in Egyptoteca, “L’art de batir dans les Egypitiens” ed. 1904) non esitando a definirlo “ridicolo”.

Egyptoteca

DESCRIPTION DE L’EGYPTE

M de Maillet

Presentato da Giuseppe Esposito

Titolo: DESCRIPTION DE L’EGYPTE. CONTENANT PLUSIEURS REMARQUES CURIEUSES sur la Géographie ancienne et moderne de ce Païs Sur les Monumens anciens, Sur les Moeurs , les Coutumes, & la Religion des Habitans, Sur le Gouvernement & le Commerce, sur les Animaux, les Arbres, les Plantes, &c. (in francese);

Autore: M de Maillet;

Editore: A Paris, Quays des AUGUSTINS;

Anno di edizione: 1735;

Numero pagine: 624;

Qualcosa di…: Un titolo di certo monumentale, come era del resto tipico di quel periodo; ovvio che il libro risenta grandemente proprio del periodo storico e delle scarsissime conoscenze in campo egittologico, è tuttavia un testo importante per la conoscenza proprio della terra d’Egitto come vista dai primi esploratori che la raggiunsero talvolta avventurosamente.

E’ interessante, peraltro, notare che anche nel 1700 le conoscenze non erano poi così poche… fatte le debite proporzioni, s’intende…

Egyptoteca

OBSERVATIONS on EGYPT

Richard Pococke

Presentato da Giuseppe Esposito

Titolo: A DESCRIPTION OF THE EAST, AND Some other Countries, VOLUME the First. OBSERVATIONS on EGYPT (in inglese);

Autore: Richard Pococke;

Editore: W. Bowyer;

Anno di edizione: 1743;

Numero pagine: vol. I 482; vol. II 808;

Qualcosa di…: Anche in questo caso, come per il testo di De Maillet, del 1735, riporto il testo in questa Egyptoteca non perché sia facile da reperire o sia un testo da consultare, ma principalmente perché in una “Egyptoteca”, ovvero una biblioteca di testi sull’antico Egitto non possono mancare riferimenti o testi ad autori ed opere che, pur risalendo a secoli addietro, sono tuttavia pietre miliari per chi volesse davvero studiare il Paese del Grande Fiume in tutti i suoi aspetti.

Anche in questo caso, come per il testo di De Maillet, ci troviamo dinnanzi a descrizioni forse semplicistiche per i moderni cultori della materia, ma proprio per questo autentiche e genuine, non deviate da ipotesi fantasiose (salvo quelle tipiche dell’epoca in cui furono scritte) o dalla voglia di primeggiare in campo egittologico.

Erano semplici diari di viaggi, resoconti, per far conoscere a chi non c’era stato, e mai ci sarebbe andato, terre misteriose e sconosciute.

Scaricabile gratuitamente qui: https://archive.org/…/gri_33125009339611/page/n7/mode/2up

Egyptoteca

OMAGGIO ALL’EGITTO

Sandro Vannini – Testi di Silvia Eiunaudi

Presentato da Norma Bella

Questo volume conduce il lettore alla scoperta delle meraviglie dell’antico Egitto, partendo dai luoghi in cui si è manifestata l’arte dei faraoni e della loro corte. Un percorso ideale lungo le rive del Nilo che prende le mosse dalle principali zone archeologiche nei pressi del Cairo ed è scandito da alcune tappe nelle località più significative per la storia egizia, tra cui Beni Hassan e le sue necropoli, l’antica città di Teli el-Amarna (divenuta capitale durante il regno di Amenofi IV-Akhenaton), e ancora Abido e Deridera con i loro celebri templi. La sequenza delle immagini documenta l’eccezionale scoperta archeologica avvenuta nell’oasi di Baharia, a sud-ovest del Cairo, a dimostrazione del fatto che la terra d’Egitto può ancora riservare grandi sorprese a distanza di millenni.

Le foto di Sandro Vannini – “foto impossibili” ottenute grazie a una particolare metodologia di ripresa e tecnica di elaborazione digitale, messa a punto e seguita in tutte le fasi dall’autore – consentono di apprezzare nel dettaglio la raffinatezza dell’arte egizia e il suo stile unico e inconfondibile, che tuttavia ha assunto sfumature e connotazioni diverse a seconda delle epoche e dei diversi influssi artistici. Testi di Silvia Einaudi. (312 pagine).

Iconografia, Mai cosa simile fu fatta

LA FALSA PORTA: L’INGRESSO PER L’ALDILA’

Di Luisa Bovitutti

Falsa porta nella tomba di Mehu – Sakkara – VI dinastia – Teti

È un elemento architettonico in uso dall’epoca predinastica fino alla fine del Primo Periodo intermedio; la falsa porta era collocata sul lato ovest della mastaba, associato al mondo dei morti, e raffigurava una simbolica porta che metteva magicamente in comunicazione il mondo dei vivi e l’Aldilà e permetteva al Ka del defunto di raggiungere la tomba per raccogliere quanto veniva depositato sulla tavola delle offerte.

Le false porte della principessa Uhemnefret – Giza – IV dinastia – Museo Egizio di Torino (a sinistra) e nella piramide di Djoser – Sakkara – III dinastia (a destra)

In epoca predinastica essa era solo dipinta sulla parete ed era situata vicino ad una nicchia nel muro ove venivano deposte le offerte votive, ma verso la III dinastia nacque la falsa porta propriamente detta, costruita in legno oppure in piccoli blocchi di pietra o in mattoni crudi; si trattava di una porta molto alta, con i battenti sprangati o con facce piane su cui erano tracciate iscrizioni.

Falsa porta nella tomba di Nefer – Sakkara – V dinastia – Niuserre

Con la IV dinastia essa venne generalmente utilizzata in tutte le tombe, e divenne una lastra di pietra verticale sulla quale venivano scolpite le varie parti e gli stipiti, la cui disposizione subì nel tempo una serie di modifiche, tanto che oggi l’analisi delle caratteristiche della falsa porta permette la datazione della tomba nella quale è collocata.

A sinistra: falsa porta nella tomba di Shendwa – Sakkara – VI dinastia – Pepi II. A destra: falsa porta nella tomba di Perneb – Sakkara – V dinastia – Isesi o Unas – MET New York

Fino almeno alla metà della V dinastia essa veniva collocata in rilievo sulla superficie della parete tombale e presentava stipiti di lunghezza diversa, recanti l’immagine del defunto di diverso formato; cominciava inoltre ad apparire la modanatura superiore.

Falsa porta nella tomba di Ika – Sakkara – V dinastia

Con la sesta dinastia la falsa porta viene inserita in una nicchia della parete ovest; essa aveva una modanatura a toro ed era sormontata da una cornice a cavetto dipinta che simboleggiava la casa del defunto; sotto di essa, tra gli stipiti laterali (inscritti con i titoli del defunto e con formule di offerta e spesso inseriti in più coppie sovrapposte per dare l’idea della profondità), era scolpito un tamburo semicilindrico che rappresentava una stuoia arrotolata, ad imitazione della più antica chiusura delle abitazioni egizie.

Falsa porta nella tomba di Kaipure – V / VI dinastia – Penn museum Filadelfia (sinistra) e falsa porta di Sameri – fine V dinastia – Museo archeologico di Bologna

Ancora più in basso, sul pannello centrale, vi era la stele funebre con una scena raffigurante il defunto, spesso seduto davanti alla tavola imbandita, e con le tradizionali formule e la lista degli alimenti che egli avrebbe utilizzato qualora non fossero state effettuate offerte; talvolta i proprietari della tomba collocavano la propria statua nella nicchia centrale della falsa porta.

Falsa porta di Ipi – Primo periodo intermedio – Heracleopolis Magna (sinistra) e falsa porta nella tomba di Idut – Giza – VI dinastia – Pepi I (destra)

Un altro rinnovamento della fine della VI dinastia fu la comparsa degli “occhi” sulle false porte, destinati a consentire al defunto di guardare verso la cappella della tomba per vedere i visitatori e per assistere alle funzioni.

Dopo il Primo Periodo Intermedio le false porte vennero sostituite dalle stele funerarie pur continuando ad essere dipinte sui sarcofagi.

A sinistra: falsa porta dalla tomba di Neferu – Primo periodo intermedio – Metropolitan museum New York. A destra: falsa porta nella tomba di Ni-Ankh-Snefru detto Fefi – VI dinastia – Teti – North Carolina Museum of Art di Raleigh.

Fonti: