C'era una volta l'Egitto, Età Tarda

IL FARAONE PSAMMETICO I

Di Piero Cargnino

Parliamo ora della XXVI dinastia; è opinione diffusa tra gli studiosi che il vero fondatore della dinastia e quindi faraone a tutti gli effetti sia stato Psammetico I che Manetone pone invece al quarto posto.

Il suo nome, contrariamente a quanto si pensa non è straniero, gli epitomi di Manetone lo chiamano Psammetichos, ma invece deriva dell’egizio Psametek che potrebbe significare “venditore di vini di Metjek”, con riferimento ad una località non identificata. Nessuna allusione all’attualità ma solo che il nome lo troviamo nel racconto di Erodoto il quale afferma che il sovrano aveva usato come coppa per libagioni il suo elmo.

Alcuni studiosi ritengono che si tratti di un’errata trascrizione di un nome magari assiro. Gli annali assiri lo riportano come Nebuskhezibanni, qualcuno crede di poterlo identificare con un Tushamilki, che compare su un cilindro in cuneiforme, si tratterebbe di un rivoltoso al potere di Ashurbanipal aiutato da Gige di Lidia. Noi continueremo a chiamarlo Psammetico I.

Figlio di Necao I, è considerato il fondatore della XXVI dinastia con la quale inizia il “Tardo Periodo Dinastico”, regnò 54 anni secondo Sesto Africano e 45 secondo Eusebio di Cesarea; di lui testimoniano varie fonti non solo egizie ma anche assire.

Dal punto di vista archeologico Psammetico I appare in una stele di Api subito dopo Taharka; stranamente non viene fatto  alcun cenno a Tanutamani. In quel tempo la situazione in Egitto vedeva un gran numero di principi che governavano il loro piccolo territorio in modo indipendente ed aspiravano tutti a formare un’alleanza per meglio difendersi dallo straniero anziché combattersi l’un l’altro. Secondo quanto narra Erodoto, la salita al potere di Psammetico I sarebbe la logica conseguenza della guerra da lui condotta contro una lega di dodici principi egizi, che lui chiama “Dodecarchia” descrivendola, nel suo solito modo fantasioso. Tale versione non concorda con gli annali assiri.

Psammetico I in rilievo che fa offerte al dio Atum – (Ph. Osama Shukir Muhammed Amin )

Nella sua narrazione Erodoto afferma che Psammetico I dovette fuggire in Siria per scampare a Sabacos che aveva ucciso suo padre Necao I (cosa impossibile per ragioni cronologiche). Sempre Erodoto, dopo essersi dilungato nel racconto di battaglie che coinvolsero Gige, re della Licia che, aggredito dalle orde dei Cimmeri, riuscì a ricacciarle grazie all’aiuto di Assurbanipal. Forse è proprio a questi fatti, alterandoli un po’, che si riferisce Erodoto quando racconta che furono gli Ioni e i Cari, i cui soldati erano ricoperti di bronzo, ad aiutare Psammetico I a conquistare il dominio sugli altri principi del Delta.

Nulla ci parla dei primi anni di Psammetico I; le prime notizie documentate le troviamo in una grande stele scoperta a Karnak che reca una data anteriore all’anno 9 di regno del faraone, dove viene menzionato che, tramite alcune alleanze, Psammetico I si era impadronito della tebaide, garantendosi così la nomea di riunificatore delle Due Terre. La stele riferisce inoltre che, nel suo ottavo anno di regno, Psammetico I aveva inviato, con una potente flotta fino a Tebe, in quel momento governata da Montuemhat, vassallo degli assiri ora di Psammetico, sua figlia Nitocris costringendo la “Divina Adoratrice di Amon” in carica, Amenardis II, ad adottarla perché gli succedesse nel titolo allo scopo di garantirsi il controllo della tebaide.

Come già detto Nitocris, a quanto ne sappiamo, fu l’unica Divina Adoratrice ad adottare un nome Horo che la poneva sullo stesso piano del faraone.

Con il regno di Psammetico I si sviluppa l’immigrazione di popolazione greca, vengono incentivati i commerci e si innesca uno scambio di informazioni storiche che continuerà a lungo, sempre sotto il severo controllo di una campagna nazionalista seguita personalmente dal faraone stesso. Questo scambio di culture con la Grecia diventa un elemento fondamentale per lo sviluppo storico dell’Egitto.

In primo luogo, grazie alle testimonianze greche, diventa possibile un collegamento degli avvenimenti egiziani con quelli della Grecia; in secondo luogo porta alla nascita di un’impostazione monetaria, assente in Egitto, necessaria per pagare i mercenari greci.

Si iniziò a sviluppare, anche in campo letterario, l’uso della forma di scrittura demotica, in precedenza adottata come una sorta di stenografia. Anche nella religione avvennero radicali cambiamenti fondati soprattutto sulla “Teogonia Menfita” circa la creazione del mondo e sui rapporti tra gli dei. Non ultimo venne ampliato l’uso delle “Ipostasi” animali di divinità e venne definitivamente allontanata dal pantheon ufficiale la figura di Seth.

Nel 653 Pasammetico I riesce a scacciare gli ultimi residui delle guarnigioni assire portando così a termine la tanto agognata riunificazione dell’Egitto. Secondo alcuni Psammetico I avrebbe inseguito gli assiri fino ad Ashdod, in Palestina, però non esiste la certezza che ciò sia realmente avvenuto, gli assiri probabilmente si sarebbero ritirati senza confronti militari vista la debolezza in cui versava il loro esercito.

Frammento della testa coronata del faraone Psammetico I della XXVI Dinastia (foto Maurizio Zulian)

Divenuto sovrano di tutto l’Egitto Psammetico I trasferì la sua capitale a Menfi da dove iniziò una severa riorganizzazione dello stato. Dapprima fece ampliare il Serapeo di Saqqara indi rivolse la sua attenzione allo sviluppo del commercio grazie alla presenza di mercanti fenici e greci che svolsero un ruolo fondamentale per le sorti dell’economia del paese al punto che Psammetico I concesse loro il permesso di fondare una loro città, Naucrati, sul ramo canopico del Nilo.

In politica non destituì i principi locali a lui fedeli come Mentuhemat di Tebe o Samtutefnakht di Eracleopoli, ma dove era necessario insediò nelle varie province governatori di nomina reale. Riorganizzò l’esercito su base nazionale anche attraverso provvedimenti di coscrizione obbligatoria pur mantenendo inquadrati i mercenari greci, fenici ed ebrei. A protezione delle frontiere schierò truppe libiche sul fronte nubiano e truppe greche al confini occidentale e orientale.

Al fine di contrastare un tentativo di invasione da parte degli Sciti, nel 629 a.C. inviò l’esercito ad Ashdod in Palestina; nel 616 a.C., preoccupato che l’alleanza tra i Media e Babilonia potesse costituire una futura minaccia per l’Egitto, Psammetico I intervenne a fianco degli assiri per evitare che questa ne cadesse preda.

I frammenti del torso e della testa coronata di Psammetico I – (Ph. by Maurizio Zulian)

Recentemente al Cairo, durante degli scavi in un’area dove sorgeva l’antica Heliopolis, è stata rinvenuta una colossale statua in quarzite, in origine alta 8 metri. Dalla forma, anche se è completamente frammentata, in un primo tempo si pensò fosse appartenuta al faraone Ramses II ma poi è stato accertato che si tratta in realtà del faraone Psammetico I.  

Fonti e bibliografia:

  • Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani, Milano , 2003
  • Salima Ikram, “Antico Egitto” , Ananke, 2013
  • Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
  • Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
  • Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
  • Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
  • Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, (Warminster: 1996
Necropoli tebane

TT160 – TOMBA DI BESENMUT

Planimetria schematica della tomba TT160[1] [2]

Epoca:                                  Periodo Saitico

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
BesenmutVero amico del re[5], Grande Scriba reale[6]Dra Abu el-NagaPeriodo saiticoa nord della TT35

Biografia

Uniche notizie biografiche ricavabili dalle pitture parietali, il nome del padre, Pedemut, e quello della madre, Tahibet.

La tomba

L’ingresso attualmente murato della TT160. Foto di Bernard M. Adams

Planimetricamente la tomba presenta una forma differente da quella a “T” rovesciata tipica delle sepolture del Nuovo Regno: una camera rettangolare, oblunga, è seguita da un’altra posizionata ortogonalmente alla prima; a queste segue un’ultima camera quasi quadrata.

Poche e molto danneggiate le scene parietali; nel corridoio di accesso resti di scene con il defunto e la moglie dinanzi a cinque divinità (?).

Sulle pareti della prima camera quattro nicchie, quasi agli angoli, contengono scene del defunto in offertorio e testi sacri. Un secondo corridoio, sulle cui pareti è rappresentato il defunto seduto e sono trascritti testi sacri, immette in una seconda sala le cui decorazioni sono distrutte, così come distrutte sono quelle della terza sala cui si accede per il tramite di un altro corridoio[7].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31
  4. Gardiner e Weigall 1913, p. 31

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 273.

[6]      Gardiner e Weigall 1913, p. 30.

[7]      Porter e Moss 1927,  p. 273.

Necropoli tebane

TT159 – TOMBA DI RAIA

Planimetria schematica della tomba TT159[1] [2]

Epoca:                                  XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
RaiaQuarto (?) Profeta di AmonDra Abu el-NagaXIX dinastia[5]sopra la TT158, a sud della TT156

 

Biografia

Un ritratto di Raia prima e dopo il restauro. Da: “Conservation Training Field School, Draa Abu el Naga-TT 159” Abdel Ghafour El Sayed Motawe Ali

Unica notizia biografica ricavabile dalle pitture parietali, il nome della moglie, Mutemwia[6].

La tomba

L’ingresso della TT159. Da: “Conservation Training Field School, Draa Abu el Naga-TT 159”
Abdel Ghafour El Sayed Motawe Ali

Planimetricamente la tomba, che si apre in un ampio cortile, si presenta con forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo, con una sala trasversale e una sala perpendicolare alla prima. Un corridoio dà accesso ad una camera trasversale sulle cui pareti (1 in planimetria[7]) brani del Libro delle Porte, il defunto e la moglie dinanzi ad un pilastro Djed umanizzato e scene della processione funeraria in presenza di Simut[8].

L’interno della TT159

Sul lato corto occidentale (2), su due registri sovrapposti, ancora brani del Libro delle Porte, il defunto e la moglie (?) dinanzi a guardiani armati di coltello; scribi, preti e prefiche dinanzi alla mummia. Poco oltre (3), su tre registri, il defunto in atto di offertorio. Sul lato corto orientale (5) brani del Libro delle Porte, il defunto e la moglie dinanzi a divinità sotto un padiglione, gruppo di servi e portatori di offerte, e un prete sem[9] dinanzi al defunto e alla moglie.

La celebrazione dei riti per i defunti

Seguono (4), su quattro registri, brani del Libro delle Porte, resti di scene del defunto e della moglie dinanzi a divinità, un figlio (nome non indicato), seguito da portatori di offerte, preti in atto di offrire libagioni al defunto e il traino del sarcofago da parte di buoi.

Le iscrizioni della TT159 prima e dopo il restauro effettuato dall’American Research Center in Egypt. Da: “Conservation Training Field School, Draa Abu el Naga-TT 159” Abdel Ghafour El Sayed Motawe Ali

Un corridoio, sulle cui pareti (6) è rappresentato il defunto con la moglie, immette in una sala rettangolare, con andamento perpendicolare alla precedente. Sulle pareti (7-8), solo abbozzate, scene del figlio che offre vasi per libagioni. Sul fondo (9) statue sedute del defunto e della moglie; sulla parete un uomo in adorazione.[10]

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 266.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Gardiner e Weigall 1913, p. 31.

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 271.

[7]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 264.

[8]      Nell’anno XX di regno di Amenhotep III, Simut era Quarto Profeta di Amon. Venne promosso al rango di Secondo Profeta nell’anno XXIV. Simut fu anche Supervisore della Casa dell’argento e Firmatario di tutti i contratti di Karnak. Una sua immagine si trova nella TT55 di Ramose; l’ubicazione della sua tomba, pure scoperta nel XIX secolo, è oggi sconosciuta

[9]      Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.

[10]     Porter e Moss 1927,  pp. 271-273.

Età Tolemaica, Mai cosa simile fu fatta

STATUETTA DI SOVRANO CON CORPO DI FALCO

Periodo Tolemaico
Faience, altezza cm 18
Provenienza sconosciuta
Leida, Rijsmuseum van Oudheden – F 1937/6.9

Il faraone regnante era considerato l’incarnazione del dio Horus, che di solito si manifestava in forma di falco.

Per questo motivo veniva associato al cielo, ai corpi celesti e al concetto stesso di sovranità.

L’intima assimilazione tra il re e il falco è un tema concepito già dai primissimi faraoni.

Il nome regale era iscritto all’interno di una facciata di palazzo sormontata dal falco di Horus.

In forma monumentale, tale tema fu espresso per la prima volta dal sovrano Chefren, il costruttore della seconda piramide di Giza.

Una maestosa statua seduta, oggi conservata al Museo del Cairo , lo ritrae seduto, con il falco appollaiato in cima allo schienale del trono nell’atto di circondargli la testa con le ali.

Successivamente, il tema si sviluppò in un’associazione sempre più intima tra uomo e animale, come ben illustra la statuetta seduta della fotografia, risalente all’epoca tolemaica.

Vista frontalmente, essa non mostra altro che un sovrano seduto su un trono basso con indosso il copricapo regale, nemes, e un corto gonnellino.

La veduta posteriore mostra un corpo umano trasformato nella schiena, nelle ali e nella coda di un falco.

Fonte e fotografie

  • I Faraoni a cura di Christiane Ziegler, Bompiani
  • Rijsmuseum van Oudheden

Testi

IL PAPIRO MAGICO DI KHONSU-MES

I papiri “magici” sono caratterizzati dalla sostituzione del testo con immagini accompagnate solo da alcune leggende. Queste immagini hanno origine dalle vignette degli incantesimi, delle illustrazioni convenzionali dei capitoli del Libro dei Morti e da altri testi funerari. Una delle più belle copie di papiro mitologico è quella di Khonsu-mes che si andrà qui ad esaminare.

La base di questa analisi è supportata dal lavoro di Alexander Piankoff completata il più possibile da altri studi e con l’aggiunta delle trascrizioni/traduzioni dei testi.

Questa seconda parte è rinchiusa tra il tracciato che compie il sole nella sua quotidianità. Ovvero da est a ovest qui indicato dalle parole dei cardinali indicati dalle parole situate a sinistra, (est) e a destra (ovest).

A suo interno sono richiamati i termini legati alla durata del tempo e della vita.

In questa parte del papiro, ci si addentra più concretamente all’interno del libro dei Morti, evidenziandone alcuni capitoli. Il capitolo più complesso è il N° 149 e 150. Essi presentano una serie numerata che raffigura 14 o 15 “tumuli” o “collinette” tutti diversi l’uno dall’altro. Nel papiro di Khonsu-Mes c’è solo un richiamo simbolico di tre tumuli a cui non è allegato nessun testo, invece presente negli altri papiri citati più avanti

Il papiro di Khonsu-Mes non contiene nessun testo del Libro dei Morti, perciò chi vuole leggere i capitoli citati, dovrà per forza ricorrere alla lettura di altri papiri. Qualche immagine è allegata ed è proveniente soprattutto dal papiro Ani.

Queste sono le citazioni ai capitoli e i loro titoli come indicati nel papiro di Jufanch di Torino.

  • Cap CLIX. Titolo: Senza Titolo
  • Cap CLI. Titolo: Senza Titolo
  • Cap LXXXI. Titolo: Formula per compiere la trasformazione in fiore di loto.
  • Cap LXXXVI. Titolo: Formula per compiere la trasformazione in Rondine.
  • Cap LXXXVII. Titolo: Formula per compiere la trasformazione nel serpente Sa-Ta.

Questa parte rappresenta la parte più intrigante del papiro. Solo una serie di ipotesi la riguardano.

Due personaggi femminili, sono rappresentate ai lati di una sfera sormontata dal segno del sole all’orizzonte N26.

Esse versano da un vaso un qualcosa di non identificato. Di fronte a ciascuna vi è una breve scritta geroglifica che si presume sia il nome delle due “divinità” ?

Questa questione la potete leggere nell’immagine.

All’interno della sfera se ne trovano altre due, più piccole, una sull’altra collegate da 9 file di pallini. Ai lati di questi puntini si trovano 8 zappatori, 4 per lato.

La spiegazione più in dettaglio la leggete nelle immagini.

Non ho potuto rendere più semplice la lettura visto i vari accostamenti sulla interpretazione dei testi.

Con questa parte termina l’analisi del papiro A di Khonsu-mes.

Spero di aver portato il mio contributo all’analisi di questo bel papiro.

Grazie a coloro che hanno avuto la costanza di leggere il tutto.

Fonti:

  • Piankoff-Rambova: Mythological papyri Texts
  • Hans Demel, “Der Totenpapyrus des Chonsu-Mes”
  • Vatican coffin conference V1 – edited by ALESSIA AMENTA and HÉLÈNE GUICHARD

Dizionari

Faulkner, Hannig, Openglyph, Budge, Erman Woerterbuck, e altri

Per la parte fotografica:

https://www.ushabtis.com/vienna-1-as-3859-amduat-for…

Se qualcuno vuole fare osservazioni, prego fornire le note bibliografiche da cui sono state estrapolate, per rimanere così nell’ambito di dati scritti e non solo di sensazioni.

C'era una volta l'Egitto, Età Tarda

IL “FARAONE” NECAO I

Di Piero Cargnino

Stando a Manetone la XXVI dinastia inizia con due insignificanti e semisconosciuti sovrani, ma a quanto si evince dalle scarse testimonianze che si posseggono, questi erano solo principi locali che governavano ancora a Sais.

Secondo le opinioni degli studiosi neppure il terzo citato da Manetone, Necao I di Sais, il quale assunse titoli faraonici, sarebbe da considerare iniziatore della dinastia, alcuni lo considerano un “proto-saita” niente di più. Questo sovrano lo troviamo citato in diverse forme il cui nome varia a seconda delle fonti comunque tutte derivate dall’egizio “Nekau”, i soliti Sesto Africano ed Eusebio da Cesarea lo riportano come Nechao, negli annali assiri lo troviamo come Niku, altrove la possiamo trovare anche come Neko.

Si pensa che fosse figlio di Tefnakht ed, in quanto signore di Sais, si sia autoproclamato faraone nonostante la maggior parte degli storici tende a fare di suo figlio Psammetico I il reale fondatore della XXVI dinastia. Per quanto riguarda Necao I abbiamo già parlato in precedenza, fu coinvolto in un complotto contro Ashurbanipal che sgominò i rivoltosi e catturò Necao portandolo a Ninive. Dopo essere stato graziato, Assurbanipal, impegnato a combattere altrove, lo reinsediò come governatore a Sais, contando sulla lealtà di un alleato egizio.

Tra i pochi reperti archeologici relativi a questo faraone spicca una tavoletta in ceramica smaltata che raffigura Horus con i cartigli di Necao. Secondo gli storici Necao I morì nel 664 a.C. presso Menfi combattendo contro gli ultimi tentativi kushiti di impadronirsi del Delta. 

Fonti e bibliografia:

  • Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani, Milano , 2003
  • Salima Ikram, “Antico Egitto” , Ananke, 2013
  • Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
  • Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
  • Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
  • Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
  • Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, (Warminster: 1996
C'era una volta l'Egitto, III Periodo Intermedio

IL TARDO PERIODO DINASTICO

Di Piero Cargnino

Con il termine “Tardo Periodo Dinastico” si intende quel periodo della storia egizia che segue la XXV dinastia. Comprende le dinastie dalla XXVI alla XXXI, e costituisce un’epoca particolare per l’Egitto che perde definitivamente la sua autonomia a causa delle diverse invasioni straniere che si susseguono nell’occupazione del territorio.

Con la fine della XXV dinastia, sconfitta da Ashurbanipal, la potenza degli assiri era al suo apogeo. Il re assiro aveva sconfitto ovunque i regni della regione mesopotamica ma da qui ad essere tranquillo ce ne vuole. I monarchi sconfitti erano troppo fieri della loro indipendenza per sopportare troppo a lungo l’occupazione straniera.

Fu il regno di Elam, nell’attuale Iran occidentale, il primo a sollevarsi contro l’invasore, intorno all’VIII sec. a.C., ma Ashurbanipal contrattaccò subito e  conquistò Elam per la terza e ultima volta giungendo fino alla capitale Susa che saccheggiò e incendiò. Superato da poco questo pericolo, il fratello di Ashurbanipal, il traditore Shamashshumukin, sovrano semiindipendente di Babilonia, si coalizzò con numerosi stati confinanti i quali si rivoltarono contro l’oppressore assiro.

A questo punto si presentò per gli assiri un grosso problema per quanto riguarda il possesso del Delta del Nilo a causa della scarsità di truppe che poteva ivi lasciare. Si trattava dunque di fidarsi dei governatori locali, da lui stesso nominati, metodo usato in precedenza dal sovrano Esarhaddon.

Ashurbanipal scelse dunque Necao, principe di Sais, che aveva in precedenza catturato e tradotto a Ninive, tuttavia Necao, unico tra i congiurati, venne graziato da Assurbanipal che aveva riconosciuto in lui un uomo abile e intraprendente tanto che, coi tempi che correvano lo reinsediò a Sais, gli perdonò la sua ribellione, lo coprì di doni, vesti, gioielli e altri tesori e suo figlio Psammetico venne fatto signore di Atribi.

Manetone lo pone come terzo re della XXVI dinastia saitica ponendo davanti a lui due misteriosi, e non meglio identificati sovrani, Stephinates e Nechepsos.

A questo punto, prima di affrontare la storia dei faraoni che appartengono alla XXVI dinastia è necessario fare chiarezza tra le varie notizie di cui disponiamo. Manetone, per mezzo di Eusebio da Cesarea, riporta come primo sovrano della dinastia Ammeris l’Etiope. Non esistono dati archeologici ai quali sia possibile collegare questo nome. Poiché Manetone lo chiama l’Etiope ciò porta a pensare che costui fosse un comandante militare nubiano di Shabaka (XXV dinastia) che l’avrebbe posto al governo della città di Sais dopo la sconfitta di Boccoris (XXIV dinastia).

Sempre Eusebio da Cesarea, riportando Manetone pone al secondo posto nella XXVI dinastia un certo Stephinates che, come sopra, non compare su alcun reperto archeologico. contrariamente ad Eusebio, Sesto Africano, che ignora Ammeris, lo pone invece come fondatore della XXVI dinastia. Secondo alcuni autori l’assonanza del nome Stephinates (forma grecizzata) con quello egizio di Tefnakht farebbe pensare che questi avrebbe potuto essere allacciato all’antica casata che governava da tempo la città di Sais, forse un parente discendente del primo Tefnakht oltre che uno dei suoi successori al governo di Sais. In questo caso potrebbe aver regnato in posizione di vassallaggio più o meno indipendente dalla XXV dinastia e, sempre secondo Manetone, aver lasciato il governo al suo successore Nekaub (o Necheopsos) che, secondo Kim Ryholt sarebbe il padre del futuro Necao.

Anche Nekaub, che Manetone pone al terzo posto nella XXVI dinastia, lo troviamo solo in Sesto Africano e Eusebio da Cesarea, per una volta concordi nel chiamarlo Necheopsos ed assegnargli un regno di sei anni.

Dopo tutte queste notizie è opportuno dire che per la maggior parte degli studiosi nessuno dei tre sopra citati abbiano ricoperto un ruolo di sovrani della XXVI dinastia ma siano stati semplicemente principi di Sais vassalli della XXV dinastia. 

Fonti e bibliografia:

  • Salima Ikram, “Antico Egitto” , Ananke, 2013
  • Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
  • Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
  • Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
  • Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
  • Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, (Warminster: 1996
Necropoli tebane

TT158 – TOMBA DI THONEFER

Planimetria schematica della tomba TT158[1] [2]

Epoca:                                  XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
ThoneferTerzo Profeta di AmonDra Abu el-NagaXIX dinastia  (Merneptah[5]-Ramses III[6])in alto sulla collina, sopra la TT35

Biografia

Uniche notizie biografiche ricavabili dalle pitture parietali, il nome della moglie, Nefertere, Superiora dell’harem di Amon, e il nome del figlio Amenemopet, Prete di Amon, titolare della TT148[7].

Thonefer

La tomba

L’ingresso della TT158. Foto Bernard M. Adams

Planimetricamente la tomba, che si apre in un ampio cortile, si presenta con forma a “T” rovesciata (non ultimata) tipica delle sepolture del periodo, con una sala trasversale e una sala perpendicolare alla prima. Nel cortile antistante l’ingresso, (1 in planimetria[8]) scene di offertorio al defunto e alla moglie e in tre scene, il defunto e inni sacri, il defunto inginocchiato in offertorio ad un toro e il defunto seguito dal toro; poco oltre (2), su tre registri sovrapposti, le Anime di Pe e Nekhen e il defunto in adorazione delle divine barche. il defunto in adorazione di divinità sotto un padiglione e, in cinque scene, il defunto presentato da Horus e Thot a Osiride, il defunto che offre libagioni su un altare a Osiride, il defunto che viene presentato da Anubi e le dee Hathor e Mertseger.

Rilievo del cortile esterno, parte sud. Da: Seele, Keith Cedric. “The tomb of Tjanefer at Thebes.” (1959).

Seguono (3) su tre registri, la festa di Sokar, con la barca del dio portata da preti e il defunto che recita litanie dinanzi alla barca, il defunto a bordo di una barca, preti che spandono incenso dinanzi al defunto, il figlio Amenemopet, Prete di Amon, con altri preti dinanzi a Meret; seguono suonatori inginocchiati e il defunto e un altro uomo che giocano a dama. Sono inoltre rappresentate due file di parenti del defunto e il figlio Amenemopet con una lista di offerte. Su un’altra parete del cortile (4) il defunto con mazzi di fiori, seguito da Pahemneter, riceve fiori da una donna e altre donne che suonano tamburelli uscendo dal tempio.

Due delle dee ritratte nella TT158. Foto Bernard M. Adams

Un corridoio reca, sulle pareti (5), il defunto in adorazione, inno a Ra-Horakhti con quattro babbuini adoranti, un arpista inginocchiata[9] e tre dee con un lago a alcuni ba dinanzi al defunto e il defunto in adorazione di Atum (?).

Il ba di Thonefer in forma di uccello a testa umana. Da: Seele, Keith Cedric. “The tomb of Tjanefer at Thebes.” (1959).

Si accede, quindi, alla sala trasversale, non ultimata nel lato est, sulle cui pareti: (6) il defunto e la moglie; resti di brani (7) del Libro delle Porte e della processione funeraria con prefiche e preti che offrono libagioni a due mummie e, poco discosto (8), il defunto in offertorio ad alcune divinità tra cui Khnum, Wen (divinità), Atum e Ra-Horakhti. Sulla parete (9) le statue colossali del defunto e della moglie affiancate (10) da scene del defunto in adorazione di Thot e Maat, e il figlio che offre mazzi di fiori. Poco oltre (11), su quattro registri sovrapposti, resti di scene di banchetto con ospiti tra cui Amenemonet, funzionario (?) del tempio di Amenhotep III.

Il ba di Thonefer in forma umana beve dal lago sacro. Da: Seele, Keith Cedric. “The tomb of Tjanefer at Thebes.” (No Title) (1959).

Oltre la porta che dà accesso alla sala perpendicolare, (15) su quattro registri, tre uomini, statuette reali controllate dal defunto, il defunto (?) e la moglie seduti con altre due coppie, di cui una costituita da Amenemonet e la moglie, resti di liste di offerte rituali con preti inginocchiati o che offrono libagioni al defunto. Segue una parete, non ultimata e pesantemente danneggiata, su cui (14) si leggono solo il defunto seguito da alcuni portatori di offerte; poco oltre (13) statua colossale del defunto seduto, con una donna in piedi. Su quattro registri (12) scene di offertorio di preti ad alcune divinità, compreso Imhotep e il defunto inginocchiato dinanzi a Thot, seguono il figlio Amenemopet e la moglie, i genitori, altri parenti, preti, una tavola su cui si trova l’occorrente per la Cerimonia di apertura della bocca e resti di scene di banchetto.

L’arpista ed il particolare della testa dell’arpa. Da: Seele, Keith Cedric. “The tomb of Tjanefer at Thebes.” (No Title) (1959).

Un secondo corridoio, sulle cui pareti (16) il defunto e la moglie, con liutisti inginocchiati e tre dee con alcuni ba di cui uno che beve ad una fonte, dà accesso ad una camera perpendicolare alla precedente. Sulle pareti: (17-18) su tre registri brani del Libro delle Porte e sette scene, compresa quella di una divinità che traina una barca, undici scene del defunto dinanzi ad altrettante divinità, undici altre scene comprese scene di pesatura e Harsiesi con aiutanti dinanzi a Osiride, Anubi e alcune dee. Testi autobiografici (19) sono riportati su una piccola parete accanto al corridoio di accesso, mentre poco oltre (20-21), su tre registri, brani dal Libro delle Porte e sette scene, compresa quella di alcune divinità che trainano una barca, divinità serpente e la statua del defunto purificata, undici scene compresa l’adorazione della barca di Sokar da parte del defunto, un ariete sotto un padiglione, le dee Mut e Hathor, undici altre scene tra cui il defunto dinanzi ad un pilastro Djed, il defunto che apre una porta, il defunto accompagnato da Iside, Nephtys e Anubi verso i Campi di Yaru e il defunto con la moglie che pescano mentre un uomo raccoglie uva.

Il tavolo delle offerte. Foto Bernard M. Adams

Un breve corridoio, sulle cui pareti è rappresentato il pilastri Djed, immette in una sala più interna, appena abbozzata, che ospita il sarcofago.

Provengono da questa tomba:

  • mattoni sacri con il cartiglio di Amenhotep II, oggi al Philadelphia University Museum (cat. 29.86.711 e 29.87.620-I);
  • frammenti di rilievo con la testa del defunto e intarsi da una scatola intestata al defunto, oggi al Philadelphia University Museum (cat. 29.87.624 e 29.86.407)[10] .

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 266.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 266.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31

Thonefer


[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Gardiner e Weigall 1913, p. 31

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 268.

[7]      Porter e Moss 1927,  p. 268.

[8]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 264.

[9]      La parte superiore del rilievo si trova oggi al “Ägyptisches Museum und Papyrussammlung” di Berlino, cat. 20482.

[10]            Porter e Moss 1927,  pp. 266-268.

Necropoli tebane

TT157 – TOMBA DI NEBWENENEF

Il nome ed il titolo di Nebwenenef in geroglifici (Lepsius)
Planimetria schematica della tomba TT157[1] [2]

Epoca:                                   XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
NebwenenefPrimo Profeta di AmonDra Abu el-NagaXIX dinastia  (Ramses II)sopra e leggermente a nord della casa bianca di Abdullah Ahmed Soliman

Biografia

Unica notizia biografica ricavabile dalle pitture parietali, il nome della moglie, Takhat, Superiora dell’harem di Amon e Cantatrice di Iside[5].

Nebwenenef in atteggiamento di adorazione davanti ad un pilastro djed (andato perso). Frammento dalla TT157, British Museum EA1820

La tomba

L’ingresso della TT157

Planimetricamente la tomba si presenta con forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo, con una sala trasversale, il cui soffitto è retto da dodici pilastri, e da una sala perpendicolare alla prima; anche in questo caso, il soffitto è sorretto da ugual numero di pilastri. Un corridoio, sulle cui pareti (1 in planimetria[6]) il defunto in adorazione, inno a Ra, quattro sciacalli e rappresentazione delle Anime di Pe e Nekhen, adduce ad una sala trasversale con soffitto sorretto da dodici pilastri (di cui quattro molto danneggiati).

Frammento di un blocco di calcare che mostra il cartiglio di Ramesse II e il nome di Nebwenenef. XIX dinastia. Da Kurna (Qurna), Tebe, Egitto. Petrie Museum, Londra

Sulle pareti: (2) su due registri sovrapposti, brani del Libro delle Porte e il defunto in adorazione di divinità tra cui Nefertum, i Figli di Horo Imset, Hapi, Duamutef e Qebehsenuf, Thot e il pilastro Djed; poco oltre (3) brani dal Libro delle Porte e il defunto dinanzi a Osiride e Hathor. In una nicchia sul lato corto occidentale (4) statue del defunto e della moglie, rappresentazione ripetuta sul lato corto opposto in due nicchie (10-11). Sulla parete più lunga (5) il defunto dinanzi a Osiride e Hathor e (6), su due registri sovrapposti, brani in onore della festa di Sokar con il defunto in offertorio a un re (?), un portatore di scatola contenente abiti colorati e il defunto con parenti e suonatori di flauto e nacchere.

La processione funebre. Da: Bell, Lanny. “In the Tombs of the High Priests of Amun.” Expedition Magazine 15, no. 2 (January, 1973)

Segue (7) l’innalzamento del pilastro Djed alla presenza di sei divinità: Iside, Nephtys, Thot, Imhotep, Osiride e Ra-Horakhti. Oltre la porta che dà accesso alla sala perpendicolare, (13-12) brani del Libro delle Porte, scene di psicostasia e di Confessione negativa. Sul lato corto due nicchie di cui si è già detto (11-10), mentre sul lato lungo (9) su due registri brani del Libro delle Porte e (8) il defunto, seguito da portatori di flabello e preti con la nomina a Primo Profeta di Amon a cura di Ramses II, in presenza della regina Merymut Nefertari.

Un corridoio, sulle cui pareti (14) è rappresentato il defunto in offertorio allo sciacallo Anubi, adduce alla sala perpendicolare alla precedente con dodici pilastri; sulle pareti: (15) resti di dipinto del defunto e della famiglia che praticano l’uccellagione e del defunto (16) che pesca in un laghetto, scene di vendemmia e barche su un canale. Poco oltre (17), testi propiziatori e preti in due file che recano vasi e giare di offerte; seguono, su due registri (18) testi di offertorio dinanzi a divinità, il defunto e la moglie in barca nell’atto di arpionare una tartaruga e un ippopotamo e (19) testi e scene della processione funeraria con statue trainate, Osiride e Iside alata.

Un breve corridoio immette in una sala più interna, con diramazioni non ultimate, sulle cui pareti (21) i resti di scene mitologiche (?) e (22) il defunto e la moglie in adorazione di Osiride, Anubi, Hathor e Horus.

La tomba è stata oggetto di ripetuti saccheggi già nell’antichità. Una spedizione dell’Università della Pennsylvania negli anni ’70 ha ritrovato i resti di 30 mummie, 25 adulti e 5 bambini, smembrati in ben 7.358 pezzi alla ricerca degli oggetti preziosi posizionati sulle mummie. La frammentazione dei corpi ha potuto permettere solo l’identificazione di due metodi di mummificazione, uno solo per disseccamento e l’altro con l’utilizzo di resine, ma senza poter risalire all’epoca in cui vennero sepolte nella tomba.

Il torace smembrato di una delle mummie più giovani ritrovate nella TT157, con chiari segni di scoliosi dovuta a tubercolosi. Da: Zimmerman, Michael R. “The Mummies of the Tomb of Nebwenenef: Paleopathology and Archeology.” Journal of the American Research Center in Egypt 14 (1977)

Provengono da questa tomba:

  • mattone sacro con il nome del defunto, oggi al Ägyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino (cat. 1618);
  • mattone sacro con il nome del defunto, oggi al Museo egizio del Cairo (cat. 10.4.23.7)[7].

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 266.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 266.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 265.

[6]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 265.

[7]      Porter e Moss 1927,  pp. 266-268.

Necropoli tebane

TT156 – TOMBA DI PENNESUTTAWY

Pennesuttawy in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT156[1] [2]

Epoca:                                  XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
PennesuttawyCapitano delle truppe, Governatore delle terre meridionaliDra Abu el-NagaXIX dinastiapiù in basso e a sud della TT158

Biografia

Notizie biografiche ricavabili dalle pitture parietali, il nome della moglie, Mia, e quello di un figlio, Nakhtmin e di una figlia, Baketwerner[5].

La tomba

Planimetricamente la tomba si presenta con una sala trasversale da cui un corridoio dà accesso ad una sala longitudinale il cui soffitto è sorretto da otto pilastri. Molto danneggiati i dipinti della sala trasversale alle cui estremità (1 e 2 in planimetria[6]) si trovano statue del defunto e della moglie. Su una parete (3) una divinità (non identificabile) sotto un padiglione.

Un ampio corridoio, sulle cui pareti (4) erano riportati testi propiziatori, adduce alla sala con pilastri; su quattro di questi, che come paraste si distaccano dalle pareti (5-6-7-8), è rappresentato il defunto mentre su quelli centrali (A-B-C-D-E-F-G-H) il defunto dinanzi a varie divinità tra cui Maat (B), Nut (B-H), Ra-Horakhti (F), Shu (F), il pilastro Djed (G). Una sala più interna reca sull’architrave (9) il defunto inginocchiato dinanzi a Osiride e alla Dea dell’Occidente (Mertseger) e a Ra-Horakhti e Maat; sulle pareti del corridoio il defunto con il figlio Nakhtmin , Capo delle stalle di Sua Maestà, e la figlia Baketwerner, su una parete e il defunto con la moglie e inni a Osiride sull’altra. Su pareti opposte (10-11) scene di offertorio[7].

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 263.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 265.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 265.

[6]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 264.

[7]      Porter e Moss 1927,  pp. 265-266.