Di Piero Cargnino

Parliamo ora della XXVI dinastia; è opinione diffusa tra gli studiosi che il vero fondatore della dinastia e quindi faraone a tutti gli effetti sia stato Psammetico I che Manetone pone invece al quarto posto.
Il suo nome, contrariamente a quanto si pensa non è straniero, gli epitomi di Manetone lo chiamano Psammetichos, ma invece deriva dell’egizio Psametek che potrebbe significare “venditore di vini di Metjek”, con riferimento ad una località non identificata. Nessuna allusione all’attualità ma solo che il nome lo troviamo nel racconto di Erodoto il quale afferma che il sovrano aveva usato come coppa per libagioni il suo elmo.

Alcuni studiosi ritengono che si tratti di un’errata trascrizione di un nome magari assiro. Gli annali assiri lo riportano come Nebuskhezibanni, qualcuno crede di poterlo identificare con un Tushamilki, che compare su un cilindro in cuneiforme, si tratterebbe di un rivoltoso al potere di Ashurbanipal aiutato da Gige di Lidia. Noi continueremo a chiamarlo Psammetico I.
Figlio di Necao I, è considerato il fondatore della XXVI dinastia con la quale inizia il “Tardo Periodo Dinastico”, regnò 54 anni secondo Sesto Africano e 45 secondo Eusebio di Cesarea; di lui testimoniano varie fonti non solo egizie ma anche assire.

Dal punto di vista archeologico Psammetico I appare in una stele di Api subito dopo Taharka; stranamente non viene fatto alcun cenno a Tanutamani. In quel tempo la situazione in Egitto vedeva un gran numero di principi che governavano il loro piccolo territorio in modo indipendente ed aspiravano tutti a formare un’alleanza per meglio difendersi dallo straniero anziché combattersi l’un l’altro. Secondo quanto narra Erodoto, la salita al potere di Psammetico I sarebbe la logica conseguenza della guerra da lui condotta contro una lega di dodici principi egizi, che lui chiama “Dodecarchia” descrivendola, nel suo solito modo fantasioso. Tale versione non concorda con gli annali assiri.

Nella sua narrazione Erodoto afferma che Psammetico I dovette fuggire in Siria per scampare a Sabacos che aveva ucciso suo padre Necao I (cosa impossibile per ragioni cronologiche). Sempre Erodoto, dopo essersi dilungato nel racconto di battaglie che coinvolsero Gige, re della Licia che, aggredito dalle orde dei Cimmeri, riuscì a ricacciarle grazie all’aiuto di Assurbanipal. Forse è proprio a questi fatti, alterandoli un po’, che si riferisce Erodoto quando racconta che furono gli Ioni e i Cari, i cui soldati erano ricoperti di bronzo, ad aiutare Psammetico I a conquistare il dominio sugli altri principi del Delta.

Nulla ci parla dei primi anni di Psammetico I; le prime notizie documentate le troviamo in una grande stele scoperta a Karnak che reca una data anteriore all’anno 9 di regno del faraone, dove viene menzionato che, tramite alcune alleanze, Psammetico I si era impadronito della tebaide, garantendosi così la nomea di riunificatore delle Due Terre. La stele riferisce inoltre che, nel suo ottavo anno di regno, Psammetico I aveva inviato, con una potente flotta fino a Tebe, in quel momento governata da Montuemhat, vassallo degli assiri ora di Psammetico, sua figlia Nitocris costringendo la “Divina Adoratrice di Amon” in carica, Amenardis II, ad adottarla perché gli succedesse nel titolo allo scopo di garantirsi il controllo della tebaide.
Come già detto Nitocris, a quanto ne sappiamo, fu l’unica Divina Adoratrice ad adottare un nome Horo che la poneva sullo stesso piano del faraone.

Con il regno di Psammetico I si sviluppa l’immigrazione di popolazione greca, vengono incentivati i commerci e si innesca uno scambio di informazioni storiche che continuerà a lungo, sempre sotto il severo controllo di una campagna nazionalista seguita personalmente dal faraone stesso. Questo scambio di culture con la Grecia diventa un elemento fondamentale per lo sviluppo storico dell’Egitto.
In primo luogo, grazie alle testimonianze greche, diventa possibile un collegamento degli avvenimenti egiziani con quelli della Grecia; in secondo luogo porta alla nascita di un’impostazione monetaria, assente in Egitto, necessaria per pagare i mercenari greci.

Si iniziò a sviluppare, anche in campo letterario, l’uso della forma di scrittura demotica, in precedenza adottata come una sorta di stenografia. Anche nella religione avvennero radicali cambiamenti fondati soprattutto sulla “Teogonia Menfita” circa la creazione del mondo e sui rapporti tra gli dei. Non ultimo venne ampliato l’uso delle “Ipostasi” animali di divinità e venne definitivamente allontanata dal pantheon ufficiale la figura di Seth.
Nel 653 Pasammetico I riesce a scacciare gli ultimi residui delle guarnigioni assire portando così a termine la tanto agognata riunificazione dell’Egitto. Secondo alcuni Psammetico I avrebbe inseguito gli assiri fino ad Ashdod, in Palestina, però non esiste la certezza che ciò sia realmente avvenuto, gli assiri probabilmente si sarebbero ritirati senza confronti militari vista la debolezza in cui versava il loro esercito.

Divenuto sovrano di tutto l’Egitto Psammetico I trasferì la sua capitale a Menfi da dove iniziò una severa riorganizzazione dello stato. Dapprima fece ampliare il Serapeo di Saqqara indi rivolse la sua attenzione allo sviluppo del commercio grazie alla presenza di mercanti fenici e greci che svolsero un ruolo fondamentale per le sorti dell’economia del paese al punto che Psammetico I concesse loro il permesso di fondare una loro città, Naucrati, sul ramo canopico del Nilo.
In politica non destituì i principi locali a lui fedeli come Mentuhemat di Tebe o Samtutefnakht di Eracleopoli, ma dove era necessario insediò nelle varie province governatori di nomina reale. Riorganizzò l’esercito su base nazionale anche attraverso provvedimenti di coscrizione obbligatoria pur mantenendo inquadrati i mercenari greci, fenici ed ebrei. A protezione delle frontiere schierò truppe libiche sul fronte nubiano e truppe greche al confini occidentale e orientale.
Al fine di contrastare un tentativo di invasione da parte degli Sciti, nel 629 a.C. inviò l’esercito ad Ashdod in Palestina; nel 616 a.C., preoccupato che l’alleanza tra i Media e Babilonia potesse costituire una futura minaccia per l’Egitto, Psammetico I intervenne a fianco degli assiri per evitare che questa ne cadesse preda.

Recentemente al Cairo, durante degli scavi in un’area dove sorgeva l’antica Heliopolis, è stata rinvenuta una colossale statua in quarzite, in origine alta 8 metri. Dalla forma, anche se è completamente frammentata, in un primo tempo si pensò fosse appartenuta al faraone Ramses II ma poi è stato accertato che si tratta in realtà del faraone Psammetico I.
Fonti e bibliografia:
- Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani, Milano , 2003
- Salima Ikram, “Antico Egitto” , Ananke, 2013
- Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
- Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
- Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
- Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
- Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, (Warminster: 1996











































