Necropoli tebane

TT8 – TOMBA DI KHA E MERIT

Kha (in alto) e Merit (in basso) in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT8[1]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Data Scoperta:                     1906

Archeologo:                          Ernesto Schiaparelli

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[2]Dinastia/PeriodoNote[3]
Kha e sua moglie MeritArchitetto e Capo della Grande CasaDeir el-Medina[4]XVIII dinastia (Amenhotep II – Thutmosi III – Amenhotep III)leggermente distante dalla falesia; sotto e non lontana dalla TT211 e dalla TT212
   

  

Sull’argomento vedi anche: https://laciviltaegizia.org/2021/08/25/la-tomba-di-kha-e-merit/

Biografia

Kha fu Capo architetto dei lavori della Necropoli Tebana al servizio, in special modo, del faraone Amenhotep III. Userhat, Prete “wab”[5] e lettore[6] della regina madre Mutnofret e servo del “kha” della statua della principessa Sitamon, e Nakht furono i figli della coppia.

La tomba di Kha, ritrovata intatta a nord di Deir el-Medina dall’egittologo italiano Ernesto Schiaparelli nel 1906, conteneva il corpo e il corredo funerario anche della moglie Merit. La presenza di una tomba era tuttavia nota già dal XIX secolo; si riscontrano rappresentazioni grafiche della cappella esterna in John Gardiner Wilkinson e Karl Richard Lepsius7], cappella che, tuttavia, non era sita nelle immediate vicinanze della tomba scoperta da Schiaparelli. Il Pyramidion della cappella esterna, in forma di piccola piramide, si trova oggi al Museo del Louvre di Parigi.

La cappella durante gli scavi di Schiaparelli del 1906
Interno della cappella funeraria di Kha e Merit, 1906
Il pyramidion della cappella di Kha, conservato al Museo del Louvre di Parigi

Il corpo di Kha, indagato in maniera non invasiva mediante esame ai raggi x, presenta un ampio collare d’oro e pesanti orecchini dello stesso metallo prezioso [7]. Giaceva in un duplice sarcofago di cui quello esterno “a cassa” e quello più interno antropomorfo in legno di cedro, completamente nero, con rifiniture di lamina d’oro, che ne rappresenta le sembianze con parrucca bicolore nero e oro; più semplice, benché ugualmente decorato e laminato in oro, il sarcofago antropomorfo contenente i resti della moglie Merit la quale, premorta al marito, ricevette per la sepoltura un sarcofago a lui già predestinato[8]. Vennero rinvenuti nella tomba anche i vasi canopi nonché oggetti espressamente funerari e, di particolare interesse, della vita quotidiana e lavorativa dei due titolari tra cui tuniche, vesti, biancheria intima, parrucche, tavole per il gioco del senet, suppellettili, mobilio, resti di cibo, strumenti di misurazione.

Statuetta raffigurante Kha

Tra questi, particolarmente interessanti sono due cubiti (unità di misura pari a 52,5 cm), uno in legno di acacia ripiegabile, contenuto in un astuccio di pelle rossa con una piccola cinghia per poterlo agganciare alla cintura, l’altro ricoperto in lamina d’oro, recante incisioni dedicatorie, diretto dono del faraone Amenhotep III sotto cui si esplicò, in special modo, l’attività lavorativa di Kha.

Alcuni oggetti ritrovati intatti nella tomba di Kha
(autore: Museo Egizio Torino)

La tomba conteneva anche oggetti personali della moglie Merit, tra cui gioielli, cosmetici, strumenti per il trucco e una parrucca nera (di capelli autentici), perfettamente conservata, ancora intrisa di grasso derivante dall’usanza, durante le cerimonie mondane, di apporre sopra il capo coni gelatinosi contenenti aromi e profumi che, sciogliendosi gradualmente, disperdevano le essenze di cui erano impregnati[9].

Oggetti personali di Merit (autore: Jean-Pierre Dalbera)
La parrucca, in capelli autentici, di Kha

Tutti gli oggetti ritrovati nella tomba (mummie, sarcofagi, papiri iscritti (tra cui una versione completa del Libro dei morti), abiti, lenzuola, coperte, letti, tavolini, sedie, armadietti, casse, biancheria, oggetti di toletta e rituali, attrezzi da lavoro e cibarie, corone di fiori) sono oggi esposti, nella stessa collocazione in cui furono scoperti, presso il Museo Egizio di Torino. La quantità, la completezza e la qualità dei medesimi costituisce ad oggi un unicum nel panorama delle scoperte compiute nella Necropoli tebana.

Suppellettili dalla tomba TT8 di Kha

La tomba

Scoperta nel 1906, quasi contestualmente alla scoperta, nella Valle dei Re, della tomba KV55 la TT8 è, architettonicamente, estremamente semplice ed è distribuita su due distinti e separati locali, una cappella e la camera funeraria vera e propria. Nella cappella, ad un corridoio segue un’unica sala rettangolare al fondo della quale si apre una nicchia poco profonda. Sulle pareti, il defunto e la consorte ricevono offerte da un figlio, mentre una figlia cinge il collo di Kha con un collare. In un diverso registro, due musiciste suonano una sorta di liuto e un’arpa mentre due (?) danzatrici si esibiscono.

Parte superiore di una parete in una copia di Charles K. Wilkinson (Metropolitan Museumdi New York (cat. MET 30.4.3) (dono a WP del MMA)

Su un’altra parete, i due defunti, Kha e Merit, accompagnati dalla figlia offrono a Osiride fiori e un bue inghirlandato.

La tomba vera e propria, sita sul versante opposto della collina, era sovrastata da una piramide il cui pyramidion (oggi al Museo del Louvre di Parigi, cat. 13988) reca scene del defunto inginocchiato con inni indirizzati a Ra.

Il sarcofago in legno laminato d’oro di Kha

Tra i tanti oggetti, oggi al Museo egizio di Torino:

  • sarcofago antropomorfo e due bare di Kha (cat. 8210, 8316, 8318);
  • una statuetta di Kha e la sedia su cui venne rinvenuta (cat. 8335 e 8333);
  • dieci scatole (cat. 8378, 8600, 8593, 8615, 8314, 8450, 8514, 8515, 8527);
  • tre scatole[10] (cat. 8212, 8213, 8617);
  • una scatola[11] (cat. 8613);
  • vaso in alabastro e giara (cat. 8385 e 8323);
  • due secchi in metallo (cat. 8394 e 8244);
  • vasi in ceramica (cat. 8224, 8356, 8357);
  • contenitore per ushabti (cat. 8338);
  • due bastoni da passeggio (cat. 8417 e 8418);
  • due sgabelli a tre gambe (cat. 8505 e 8506);

 

Sarcofago antropomorfo di Merit
  • sarcofago antropomorfo, bara, scatola e scatola da parrucca di Merit (cat. 8517, 8470, 8479, 8493);
  • bicchiere in metallo del figlio Userhat (cat. 8231);
  • due bastoni intestati a Neferhabef e Khaemwaset, Capo del Gran COnsiglio (cat. 8551 e 8625);
  • cubito in legno rivestito d’oro (dono di Amenhotep I) (cat. 8647);
  • coppa in elettro con cartiglio di Amenhotep III (cat. 8355).

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[3]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[4]      Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.

[5]      I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.

[6]      Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.

[7]      Si tratta, archeologicamente, di uno dei primi casi di uomo recante tale monile.

[8]      Giacché il sarcofago previsto per l’architetto Kha era troppo grande per il corpo, più minuto, della moglie, gli interspazi vennero riempiti con lini recanti, tuttavia, il monogramma di lui.

[9]      La parrucca, nello stile classico della XVIII dinastia, è costituita da capelli, umani, lunghi circa 54 cm, con scriminatura centrale; i capelli, verso le estremità, sono intrecciati. Due lunghe e spesse trecce sono sul retro della parrucca, mentre due, più sottili, andavano a incorniciare il viso. IL tutto è strutturato con trama e stretti nodi. La parrucca venne rinvenuta in una scatola appositamente realizzata di 111 x 49 cm.

[10]     Sul coperchio di queste è riportato il figlio, Nakht, in atto di offertorio ai genitori.

[11]     Sul coperchio una coppia in offertorio al defunto e alla moglie.

Necropoli tebane

TT7 – TOMBA DI RAMOSE

Ramose in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT7[1]

Epoca:                                    XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[2]Dinastia/PeriodoNote[3]
RamoseScriba nel Luogo della Verità[4](artigiano reale)Deir el-MedinaXIX dinastia (Ramses II)alla sommità della fila delle tombe, a nord della TT216, in alto sopra la TT212

Biografia

Aldilà della semplice carica di Scriba, così come riportato nei rilievi della TT7, l’importanza di Ramose, quale scriba della necropoli, è attestata da tre tombe a lui intestate (oltre la TT7, la TT212 e la TT250), nonché da oltre un centinaio di monumenti che a lui fanno riferimento o che a lui siano espressamente dedicati. Di lui esistono tracce e riferimenti in almeno altre quattro tombe dell’area[5] e veniva considerato tra i maggiorenti più ricchi del villaggio di Deir el-Medina.

Ramose era figlio di Amenemhab, Segretario e Ufficiale Giudiziario di Corte, e Kakaia; marito di Mutemwia, figlia di Huy e Neferetkau, Kenherkhepeshef fu suo figlio adottivo[6]. Il primo incarico noto di Ramose fu di “Scriba nella casa di Men-Kheperu-Ra” ovvero del Tempio di Milioni di Anni di Thutmosi IV; a lui sono inoltra ascrivibili i titoli di: Tesoriere capo nella casa di Men-Kheperu-Ra; Direttore d’amministrazione nel dipartimento del direttore della documentazione sigillata; Scriba contabile del bestiame di Amon-Ra; Assistente scriba per la corrispondenza del Principe ereditario; Servo nei domini di Amon-Ra e Amministratore dei domini funerari nei campi di Amon-Ra.

Per quanto attiene all’incarico indicato sulla sua tomba “fu nominato Scriba del Luogo della Verità nell’anno 5°, il 3° mese di akhet, giorno 10, del re dell’Alto e Basso Egitto Usermaatra-Setepenra, vita, prosperità a salute, il figlio di Ra, Ramses, amato da Amon” (da un ostrakon, oggi al Museo Egizio del Cairo, cat. CG25671).

La tomba

La tomba, mai pubblicata se non in Porter e Moss 1927, è costituita da una sola sala cui si accede da un cortile, circondato da un muro in mattoni di pietra, in cui si apre il pozzo di accesso alla TT265. Ai lati della porta, due nicchie ospitavano altrettante stele di cui ne resta oggi solo una raffigurante la dea Hathor e un testo; all’ingresso il defunto che adora Atum e Ra-Horakhti, nonchè i resti di una dea Nut con le braccia aperte. La sala, la cui decorazione danneggiata ricopriva tutte le pareti, presenta scene in cui appaiono i faraoni Amenhotep I, e sua madre Ahmose Nefertari, Horemheb e Thutmosi IV; in un’altra scena compare Ramses II, seguito dal visir Paser (TT106), in offertorio alla Triade tebana: Amon, Mut e Khonsu; su altra parete la barca di Osiride affiancata dalle dee Iside e Nephtys.

A Ramose sono inoltre intestate altre due tombe della stessa necropoli di Deir el-Medina: TT212 e TT250[7].

Stele dalla TT7 di Ramose (Museo Egizio di Torino, cat. 50066)


[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[3]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[4]      Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.

[5]      TT336 dello scultore Neferrenpet: Ramose e sua moglie Mutemwia, talvolta abbreviata in Wia, recano offerte allo scriba reale Huy, fratello di Neferrenpet e padre di Mutemwia;

  • TT219 di Nebenmaat, Servo nel Luogo della verità, ma il testo, riportato da Bruyere 1952, è oggi perso;
    • TT4 dello scultore Ken, in cui il Visir Paser (TT106) e lo Scriba reale Ramose offrono libagioni a Maat;
    • TT10 di Penbui e Kasa, servi del Luogo della Verità, in cui Paser e Ramose, dinanzi a Ramses II, offrono libagioni a Ptah e Hathor.

[6]      Una tavola di offerte, oggi al Museo del Louvre di Parigi (cat. E.13998), reca i nomi di Ramose e Khenirkhopshef, si ritiene provenga proprio dalla TT7 e testimonia di tale adozione.

[7]      Le tre tombe fatte realizzare da Ramose avevano, molto verosimilmente, differenti destinazioni: la TT7 fu quella a lui riservata, mentre la TT250 era destinata alla sepoltura delle maestranze che servivano nelle sua proprietà di sesso femminile (tanto che la tomba è spesso anche indicata come “tomba delle schiave”); non altrettanto chiara la destinazione della TT212 rimasta in fase iniziale di realizzazione. Per estensione si è ritenuto che potesse essere prevista per la servitù di casa di sesso maschile. Una delle tombe era sormontata da un Pyramidion, oggi al Museo Egizio di Torino, il cui testo è stato tradotto, nell’ambito del Progetto Rosetta, da Jean-Jacques Charlet nel 2009.

Necropoli tebane

TT6 – TOMBA DI NEBNEFER E NEFERHOTEP

Nebnefer (in alto) e Neferhotep (in basso) in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT6 [1]

Epoca:                       XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[2]Dinastia/PeriodoNote[3]
Neferhotep e NebneferRispettivamente Capo degli operai e operaio nel Luogo della Verità (artigiani reali)[4]  (artigiano reale)Deir el-MedinaXIX dinastia (Horemheb – Ramses II)alla sommità della fila delle tombe, nei pressi di TT217, proprio a sud della TT216

Biografia

La tomba ospita Neferhotep, capo degli operai, e suo figlio Nebnefer, operaio. Iyemwaw fu la moglie di Neferhotep, che gli diede altri figli, oltre Nebnefer: Nakhy, Scriba del Signore delle Due Terre e carrista nell’esercito del re; Mose, Ufficiale ai trasporti di sua Maestà, allevatore di cavalli e portatore del tempio di Usermaatre Setepenre (Ramses II); Turo e una figlia di nome Tuya. Neferhotep era “Capo della squadra di tribordo”[5] e contemporaneo di Sennedjem, titolare della TT1.

Iy era il nome della moglie del figlio Nebnefer[6] mentre figli della coppia furono Neferhotep (stesso nome del padre e usualmente indicato come Neferhotep II)[7], Henutmehyt e Iyemwaw (stesso nome della madre). Nebnefer svolse il suo incarico di operaio dall’anno quinto all’anno trentesimo/quarantesimo di Ramses II, mentre Visir erano Paser TT106 e, successivamente, Khay TT173; successivamente, molto verosimilmente, assunse anch’egli l’incarico di “Capo della squadra di tribordo” per i lavori delle tombe di Pached, Kaha e Ankherkhauy.

La tomba

L’ingresso della TT6, di fianco alla TT216 del figlio Neferhotep II

La TT6 è affiancata, sulla destra, dalla TT216 di Neferhotep II (figlio di Nebnefer e nipote di Neferhotep I); il ritrovamento di un pyramidion lascia intendere che l’ingresso fosse verosimilmente sovrastato da una piccola piramide.

La posizione della TT6

Da un cortile, in cui si trovano due stele oggi illeggibili (1 e 2 in planimetria), si accede ad un corridoio sulle cui pareti (3) si trovano resti di testo; una sala rettangolare, reca sulle pareti (4) resti di testo e disegni di uccelli sul soffitto. Poco oltre (5-6) su due registri il defunto in adorazione del ka e Neferhotep e la moglie che ricevono offerte da un uomo e una donna; seguono (7-8) il defunto, la moglie e una bambina che adorano Osiride, sono inoltre menzionati entrambi i titolari, Nebnefer e Neferhotep, quest’ultimo indicato come Capo Operaio nel Luogo della Verità.

La camera trasversale. Foto: osirisnet
Il soffitto della sala trasversale. Foto: osirisnet

Su altre pareti (9-10-11-12), sul lato destro è rappresentato Nebnefer con sua moglie Iy in atto di adorare la dea Hathor; in un’altra scena Nebnefer, sua moglie e la madre di quest’ultima, Ese, sono destinatari di offerte; in un altro registro, in cui Nebnefer e sua moglie adorano Ra-Horakhti, viene esplicitamente citato l’essere figlio del dignitario del Lato Occidentale, Capo Operaio nel Luogo della Verità, Neferhotep.

Dame omaggiano Neferhotep e la moglie; altri quattro personaggi maschili sono andati persi. Foto: osirisnet

Seguono rappresentazioni di Neferhotep e sua moglie Iyemwaw con alcuni figli: Nakhy, scriba dell’esercito e carrista di Sua Maestà; Mose, funzionario ai trasporti di Sua Maestà, stalliere e portatore del tempio di Usermaatra Setepenra (Ramses II). Una figlia, Tuya, è rappresentata in atto di adorazione dei genitori. In una cappella, sul fondo della sala (13-14-15), su due registri, persone dinanzi ad Anubi e Ra-Horakhti in veste di falco; il defunto e la famiglia dinanzi a Khnum, Satis, Anukis, Horus. Il soffitto, a volta, presenta tre dee con babbuini e due iscrizioni parallele, una relativa a Nebnefer e sua moglie, l’altra per Neferhotep e sua moglie

Nebnefer e Iy in adorazione di Ra. Foto: osirisnet

Nella camera funeraria (16-17) i defunti in adorazione o intenti in occupazioni familiari, nonché (18) brani del Libro dei Morti, la rappresentazione (19) dei Campi di Iaru e brani del Libro delle Porte (20).

Il soffitto della cappella. Foto: osirisnet

Un rilievo, rappresentante Nebnefer, sua moglie e i suoi figli nell’atto di offrire fiori ad Amon è oggi al British Museum di Londra (cat. 447).


[1]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 2.

[2]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[3]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[4]      Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.

[5]      Gli operai di Deir el-Medina impegnati nella realizzazione delle tombe, vuoi della Valle dei Re, come per le Tombe dei Nobili, erano divisi in squadre a seconda del lato della tomba di loro spettanza durante i lavori. La terminologia normalmente usata era di tipo marinaresco: si avevano così squadre di “babordo” e di “tribordo”, a seconda, rispettivamente, che operassero sul lato sinistro o destro della tomba. Colleghi di Neferhotep, “Capo della squadra di babordo”, furono dapprima Baki e poi Pached.

[6]      Iy era sorella della dama Isis, come risulta dalla tomba TT250 di Ramose, Scriba del luogo della Verità in cui le due sorelle sono rappresentate insieme. Nella TT10, inoltre, Nebnefer risulta essere presente al funerale di Kasa.

[7]      Anche Neferhotep II proseguì nell’incarico paterno e del nonno a partire dall’anno quarantesimo di regno di Ramses II; partecipò alla realizzazione della propria tomba, la più ampia dell’area di Deir el-Medina, TT216 e provvide a lavori di miglioramento della stessa TT6 del padre e del nonno

Kemet Djedu, Nuovo Regno, XVIII Dinastia

LE PRINCIPESSE DI KHERUEF

Principesse nella tomba di Kheruef a Luxor (TT192).

In questa foto di dettaglio, ecco un magnifico rilievo proveniente dalla tomba incompiuta di Kheruef, un potente maggiordomo della regina Tiye.

Lo stile inconfondibile della XVIII Dinastia appare in tutta la sua raffinatezza nella rappresentazione di otto principesse (in questo dettaglio se ne vedono quattro) che offrono libagioni durante la festa del Primo Giubileo (heb Sed) di Amenhotep III.
Le ragazze sono probabilmente figlie di sovrani stranieri cresciute alla corte del faraone.

Il testo che si trova davanti e sopra le principesse dice:

E, davanti a ciascuna ragazza, si legge:

Il verbo “irt” [iret] è espresso all’infinito come spesso accade nelle titolazioni didasaliche.
Il sostantivo “Ꜥbw” [abu] possiede un plurale inventariale oppure un finto plurale per far pronunciare la “w”. Non è un plurale grammaticale.
“fdw (ny) sp” è la costruzione per la numerazione di una quantità che va ripetuta.

Sopra l’intera scena si annuncia:

La gigantesca tomba di Kheruef fu per qualche motivo lasciata incompiuta. Scavata nella roccia del deserto, si trova sul lato ovest di Tebe, ai piedi della collina nota come Al-Assasif.

  

L’immagine panoramica sulla quale lavoriamo non è perfettissima. Si tratta di un assemblato panoramico con una certa serie di errori che compromettono parzialmente la perfetta lettura dei geroglifici. Qui, tra l’altro, precisiamo che la traduzione dei testi epigrafici fatta usando delle immagini fotografiche è difficoltosa perché le immagini aiutano piuttosto gli archeologi e gli egittologi non certo i filologi.

Come al solito è stata aggiunta anche la codifica IPA per far pronunciare i geroglifici a chi non li ha studiati.

Per chi si deciderà elenco uno strumentario completo:
Grammatica primo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica secondo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica terzo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (primo volume) https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-12-egizio…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (secondo volume) https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-22-egizio…/

  

Photo Mick Palarczyk and Paul Smit.

Fonti e approfondimenti:

III Periodo Intermedio, Mai cosa simile fu fatta, Sarcofagi

IL SARCOFAGO DI AMENOFI I

   

Legno di cedro dipinto, lunghezza cm 203
Tebe Ovest, tomba della regina Inhapy (TT 320)
Scavi del Servizio delle Antichità 1881
Museo Egizio del Cairo – CG 61OO5

Il sarcofago con il nome di Amenofi I non era stato realizzato per questo faraone, ma fu utilizzato per racchiudervi la mummia quando nel corso della XXI Dinastia, il sommo sacerdote di Amon Pindujem II decise di mettere al sicuro le spoglie di sovrani e sacerdoti tebani nella tomba della regina Inhapy.

Il riutilizzo è documentato da una doppia iscrizione ieratica , databile proprio all’epoca di Pindujem II, tracciata con inchiostro nero sul coperchio, in corrispondenza del petto.

Si tratta di una delle rare testimonianze dell’ultimo grande saccheggio nella necropoli tebana, che indusse il clero a riseppellire le mummie di faraoni e sacerdoti nella cosiddetta Cachette di Deir El-Bahari.

Il sarcofago e la mummia di Amenofi I in un disegno all’epoca della scoperta

Il sarcofago è mummiforme e subì alcune modifiche per poter ospitare degnamente la salma del sovrano.

Il coperchio è formato da più parti unite per mezzo di elementi in legno e strisce di cuoio.

La parrucca era originariamente decorata con strisce gialle e nere, ma in seguito fu uniformemente dipinta di nero aggiungendo l’immagine di un avvoltoio giallo sulla sua sommità e inserendo sulla fronte un cobra reale con il corpo diviso in tre parti di colore blu, rosso e nero.

Il volto è dipinto di giallo e su di esso risaltano i grandi occhi e le sopracciglia.

Le labbra accennando un tenue sorriso e sono contrassegnate da una linea rossa, che sottolinea anche le piccole fossette sul mento, da cui pende la barba posticcia.

La superficie del coperchio un tempo era completamente dipinta di bianco, ma la vernice è stata poi eliminata, lasciando visibile il colore naturale del legno.

Sul petto era originariamente dipinta una collana circolare multicolore cancellata anch’essa allorché si decise di destinare il sarcofago a contenere la salma di Amenofi I.

Fu invece conservata l’immagine della dea Nekhbet in forma di avvoltoio con le ali spiegate, dipinta sul petto.

  

Al di sotto dell’avvoltoio si trova una colonna di geroglifici contenenti la formula d’offerte dedicata ad Amenofi I di cui è anche indicato il nome di incoronazione: Djeserkara, “Santo è il ka di Ra”.

L’iscrizione è intersecata da tre bande di geroglifici per parte che riportano i nomi di Anubi, Osiride e i quattro figli di Horus, dei protettori della salma.

Sotto i piedi del coperchio è raffigurata la dea Nephty, inginocchiata e con le braccia sollevate dalle quali pendono i segni ankh.

Originalmente anche le superfici dell’alveo del sarcofago dovevano essere dipinte, ma la vernice è stata asportata al momento dell’usurpazione, come è avvenuto per il coperchio.

Su entrambi i lati, all’altezza delle spalle, è raffigurato un occhio udjat al di sopra di un piccolo santuario con la porta rossa.

La restante superficie delle pareti laterali è suddivisa in quattro sezioni per mezzo di iscrizioni verticali ormai poco leggibili dentro ad ognuna di esse si trovava l’immagine di una divinità.

L’interno del sarcofago è interamente ricoperto di vernice nera.

Il colore originale e le tracce degli altri particolari obliterati al momento del riutilizzo inducono a datare la produzione del sarcofago alla prima parte della XVIII Dinastia.

Quello di Amenofi I, quando la sua salma fu prevata per essere nascosta, era forse stato distrutto dai ladri nel tentativo di asportare la lamina d’oro che sicuramente lo ricopriva.

Si provvide allora a trovare uno di fortuna che però, come per gli altri sovrani, risalisse approssimativamente all’epoca in cui il re era vissuto.

La salma di Amenofi I come fu scoperta all’interno del sarcofago

Fonte e fotografie

Tesori egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Silvia Einaudi – fotografie di Araldo De Luca – Edizioni White Star

Necropoli tebane

TT5 – TOMBA DI NEFERABET

Neferabet in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT5[1]

Epoca:                                   XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[2]Dinastia/PeriodoNote[3]
NeferabetServo nel Luogo della Verità [4](artigiano reale)Deir el-MedinaXIX dinastia (Ramses II)fila superiore delle tombe, nei pressi di TT213; leggermente a sud, e in basso, rispetto alla casa di Schiaparelli

Biografia

Neferronpet e Mahi furono i suoi genitori, mentre Taesi fu sua moglie; Neferronpet, Ramose, Nedjemger, Meriunu furono i suoi figli.

La tomba

La tomba presenta due camere sepolcrali.

In una un figlio del titolare della sepoltura è mostrato nell’atto di offertorio a Neferabet e a sua moglie Taesi; un gran numero di familiari: il gruppo comprende lo stesso Neferabet, suo “padre” (forse suocero) Amenmose curatore degli scorpioni e suo fratello Amenemope. Sono presenti, inoltre, i figli di Neferabet, Neferronpet, Ramose, Nedjemger, Meriunu, ed i fratelli di Neferabet, Anhotep, Ipu, Huy, Merymaat.

Le donne del rilievo comprendono la moglie di Neferabet, Taesi, la madre di quest’ultima Tenthaynu, sua sorella Istnofret ed altre sorelle. Il defunto è mostrato in atto di adorazione della dea Hathor mentre in altre scene alcuni familiari, tra cui lo stesso Neferabet, sono rappresentati in adorazione di Ra-Horakhti.

Nella seconda camera cinque pannelli rappresentano la famiglia in adorazione di Anubi.

Una stele, che menziona Neferranpet, padre di Neferabet, si trova oggi al British Museum (cat. BM150)


[1]       La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[3]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[4]      Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.

Necropoli tebane

TT4 – TOMBA DI QEN

Qen in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT4 [1]

Epoca:                                   XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[2]Dinastia/PeriodoNote[3]
QenScultore di Amon nel Luogo della Verità [4] (artigiano reale)Deir el-MedinaXIX dinastia (Ramses II)fila superiore delle tombe, nei pressi di TT213; leggermente a sud, e in basso, rispetto alla casa di Schiaparelli

Biografia

Qen, menzionato anche nelle tombe TT106, di Paser, e TT7, di Ramose, risulta titolare anche della tomba TT337 usurpata, tuttavia, durante la XXI o XX dinastia. Tjanufer (o anche Thonufer) fu suo padre, scultore e cesellatore di Amon in Khenu, Maatnofret (o anche Metnefert) sua madre. Ebbe due mogli, Nefertere e Henutmehyt; suoi figli maschi furono Merymery, Tjau-en-Anuy, Kewer e Penduau, figlia femmina Taqari.

La tomba

Di forma irregolare, forse in previsione di un ampliamento, presenta nel corridoio d’accesso (1 in planimetria) una nicchia con le statue del defunto e della moglie Nefertere. Una sala rettangolare costituisce la cappella in cui (2) il defunto e la moglie Henutmehyt assisi con un figlio inginocchiato; poco oltre (3), su quattro registri sovrapposti, la processione funeraria con la mummia portata verso la tomba nonché scene del pellegrinaggio ad Abydos del defunto e della famiglia su una barca condotta dai figli Merymery e Tjau-en-Anuy; in un altro registro della stessa parete, i figli Huy e Kewer porgono offerte a otto coppie di individui il cui nome si è preservato solo per quattro di esse: Qen e Nefertari; i genitori di lui, Tjanufer e Maatnofret; i genitori di lei, Qen e Wadjyt-ronpet; il fratello Huy e sua moglie Iuy. Segue (4) il figlio Merymery, che officia in presenza del padre e della madre Nefertere accanto ai quali si trova la figlia Taqari e (5), su due registri, il defunto e le mogli dinanzi a Ptah e Maat e un uomo in offertorio al defunto e alle due mogli; poco oltre (6), il faraone Ramses II con i visir Paser (TT106) e Ramose (TT7) in offertorio a Maat e Ra-Horakhti. Una nicchia sul fondo della sala (8) ospita la dea Hathor che protegga il re Amenhotep I; sulle pareti della nicchia il defunto e una moglie dinanzi a Ra-Horakhti e Osiride, e rilievi, ai lati della statua, rappresentanti la regina madre Ahmose Nefertari e la principessa Merytamon.

Oltre la nicchia (7) il defunto, assistito da tre divinità femminili, in ginocchio dinanzi a Osiride, Thot e Iside. In altro registro, il defunto, sua moglie Henutmehyt e un figlio, dinanzi ad Anubi, Hathor, Amenhotep I e Ahmose Nefertari.

Il soffitto del locale, a volta, presenta due scene: il defunto e una moglie in adorazione di Ra e di due divinità minori del giorno e della notte.

Una stele, con un figlio che purifica il defunto e opera la Cerimonia di apertura della bocca, forse proveniente dalla TT4 si trova al Museo nazionale danese di Copenhagen (cat. B3 AA.d.11);


[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[3]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[4]      Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.

C'era una volta l'Egitto, Nuovo Regno, XX Dinastia

IL FARAONE RAMSES VIII

Di Piero Cargnino

Alla morte di Ramses VII che non aveva eredi, salì al trono un faraone quasi del tutto sconosciuto, Ramses VIII, Usimara-akhenamun Ramesse-Sethiherkhepeshef-meriamon, il cui nome è più lungo di quanto abbia regnato, secondo Franco Cimmino solo 3 mesi e 19 giorni.

Non vi è alcuna notizia certa sulla vita di questo effimero faraone. Se la sua ascesa al trono era legittima non lo sappiamo ma c’è da immaginare non fossero in molti a contrastarlo coi tempi che correvano. Forse era uno degli ultimi figli di Ramses III; ad avvalorare questa ipotesi sta il fatto che il suo nome compare nella processione dei principi reali rappresentata a Medint Habu.

  

Se così fosse si potrebbe pensare che in un primo momento, quando era ancora il principe Sethiherkhepeshef, si sia fatto costruire la tomba nella Valle delle Regine, la QV43 (che non è mai stata occupata) mentre in un secondo tempo, acquisito il potere regale,  si sia fatto costruire altrove una nuova tomba, cosa pressoché impossibile per il breve tempo in cui ha regnato. In ogni caso la sua eventuale tomba reale non è stata ritrovata, e neppure la sua mummia.

Altra ipotesi è che questo sovrano sia appartenuto ad un ramo cadetto e la sua non fosse una discendenza diretta da Ramses III. A questo proposito va tenuto conto che il suo successore, Ramses IX, onorò la memoria dei suoi predecessori Ramses VI e Ramses VII ma ignorò completamente il suo diretto predecessore. Tutto porta a pensare ad un usurpatore che, per dimostrare la discendenza diretta e quindi la legittimità a regnare, abbia fatto inserire il proprio nome nella rappresentazione di Medinet Habu.

  

A quanto si sa non esistono costruzioni o monumenti attribuibili a questo sovrano e non esistono altre fonti conosciute che ci parlino di lui a parte un breve riferimento su una stele a Pi-Ramses e  nella tomba di un sacerdote, Kyenebu a Karnak,  oltre ad uno scarabeo.

Fonti e bibliografia:

Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Milano, Bompiani, 2003

Nicolas Grimal, “Storia dell’antico Egitto, IX ediz., Roma-Bari, Biblioteca Storica Laterza, 2011

Necropoli tebane

TT3 – TOMBA DI PASHEDU

Pashedu in geroglifici

Planimetria schematica della tomba TT3

Titolare

TitolareTitoloNecropoli [1]Dinastia/PeriodoNote [2]
PasheduServo nel Luogo della Verità(artigiano reale)Deir el-MedinaXIX dinastia (Ramses II)non lontano dalla TT6 e dalla TT217

Biografia

Pashedu, che risulta titolare anche della tomba TT326, era figlio di Menna ed Huy. Nedjimet-Behdet era il nome di sua moglie.

La tomba

La tomba è strutturata su due livelli, di cui uno sotterraneo e presenta un cortile in cui si trova una cappella i cui dipinti parietali rappresentano il defunto in adorazione di alcune divinità.

Foto: kairoinfo4u

Una scala adduce all’appartamento sotterraneo in cui si trova la camera funeraria i cui dipinti rappresentano Anubi/sciacallo; Menna, padre di Pashedu, in adorazione di Ptah e il defunto, sotto un albero di palma, intento a bere da una pozza d’acqua mentre poco distante, su tre registri, i genitori e altri personaggi assistono. In altre scene, il defunto e i familiari adorano Horus in veste di falco, mentre Anubi ha cura della mummia sdraiata su un letto; il defunto con una piccola figlia adora Ra-Horakhti, Atum, Kheper e Ptah.

Intorno al sarcofago, scene del pellegrinaggio ad Abydos, in barca, del defunto, della moglie e di un figlio.

Foto: Roland Unger

Sul soffitto sono rappresentati, nel lato sud gli dei: 

Osiride, Thot, Hathor, Nut, Nephtys, Geb, Anubi e Upuaut e sono riportati brani delle Litanie di Ra;

nel lato nord: 

Osiride, Thot, Hathor, Ra-Horakhti, Neith, Selkis, Anubi e Upuaut.


[1]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[2]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Kemet Djedu

COME PIANGONO LE PREFICHE?

Di Livio Secco

  

Nella tomba TT255 la raffigurazione del funerale di Roy è ampiamente didascalizzata; ci approssimiamo al gruppo di prefiche che è intervenuto al funerale del funzionario.

Se stiamo un momento in silenzio potremo ascoltare cosa stanno dicendo…

Come al solito ho aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici a chi non li avesse ancora studiati!
Cosa aspettate? È una stupenda ginnastica intellettuale!


Grammatica primo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica secondo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica terzo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (primo volume) https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-12-egizio…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (secondo volume) https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-22-egizio…/