Argento, larghezza massima cm 6,5 Valle dei Re, tomba anonima N. 56 – Scavi di Th. Davis 1908 Museo Egizio del Cairo – JE 39688
Ornamento diffuso, i bracciali erano indossati sia dalle donne che dagli uomini.
Questi esemplari provengono dalla Valle dei Re e sono stati ritrovati, insieme ad altri gioielli appartenenti a Sethy e alla sua consorte, la regina Tausert, in una tomba anonima, probabilmente usata come nascondiglio dai saccheggiatori che violarono le sepolture dei due sovrani.
I due monili d’argento, di fattura simile, sono composti da due parti unite da una cerniera e da un fermaglio.
La parte principale, che veniva portata sull’esterno del polso, è decorata da una scena che raffigura la regina Tausert in piedi, mentre offre al faraone un vaso e un fiore; Sethy è seduto su un trono e tiene nella mano sinistra una coppa e nella destra un fusto di palma, simbolo degli anni.
In alto sono riportati i cartiglio con il nome di Tausert, ” Grande Sposa Reale” e i nomi di nascita e di incoronazione di Sethy II ( Userkheperura Sethy).
L’altra parte dei bracciali è decorata da cinque bande sovrapposte che recano motivi floreali stilizzati.
L’argento, importato dall’oriente, era definito dagli Egizi ” il metallo bianco” ed era considerato una varietà di oro.
Fonte : I tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo g National Geographic – Edizioni White Star
The British Museum, London (UK) – (reg. numbers: EA 218, EA 233, EA 287 and EA 299)
Di Francesco Alba
Nel 1829 sull’isola di Malta furono sorprendentemente trovate quattro stele egizie attribuibili alla Dodicesima Dinastia e a due stadi della Diciottesima.
Sulla base del singolare luogo di ritrovamento, alcuni suggerirono che le stele fossero state realizzate in loco da coloni egizi stabilitasi sull’isola intorno al secondo millennio a.C. Recenti contributi scientifici (si vedano i riferimenti bibliografici) sostengono ragionevolmente che questi manufatti non forniscono alcuna prova adeguata a sostegno di questa bizzarra ricostruzione storica.
Al contrario, lo stile, il contenuto e lo studio petrografico dimostrano che tutte e quattro le stele sono state prodotte in Egitto e che provengono dalla necropoli di Abido, nell’Alto Egitto (centro di culto di Osiride).
Inoltre, la presenza di microfossili dimostra con certezza che per la realizzazione di queste ultime è stato impiegato calcare egiziano, che appartiene ad una differente era geologica rispetto a quella delle formazioni calcaree presenti a Malta.
L’esame di sottili sezioni levigate provenienti da campioni delle stele, mediante l’utilizzo della microscopia elettronica a scansione, suggerisce che il calcare impiegato provenga da quattro formazioni geologiche di diversa età nella Valle del Nilo.
È possibile che le stele siano giunte a Malta in un periodo tardo relativamente al loro allestimento, forse in epoca romana (la zavorra di un’imbarcazione?).
Un’altra ipotesi recentemente presa in considerazione è che i manufatti siano arrivati sull’isola al tempo di Napoleone, poco tempo dopo la conquista delle isole dell’arcipelago maltese, nel corso della campagna d’Egitto. Forse le stele erano state prelevate dai suoi “savants” quando questi riscoprirono Abido, alla fine del diciottesimo secolo ed erano in viaggio verso la Francia quando furono abbandonate nel porto della Valletta, nei torbidi dell’insurrezione maltese che ebbe termine nel settembre del 1800, quando Malta passò sotto il controllo dell’Inghilterra.
Stile e contenuto
Tutte e quattro le stele esibiscono stili ben documentati relativamente ad opere analoghe scoperte in Egitto e possono essere messe in relazione con le produzioni di specifici laboratori di scultura. Le stele del British Museum suggeriscono con evidenza come ciascuna di esse fosse destinata ad essere eretta in Abido, centro del culto del dio Osiride.
EA233 (figura 1)
Descrizione:
Parte superiore di stele calcarea centinata; superiormente è visibile il prenomen di Amenemhat III fiancheggiato da Osiride e Upuaut; nella parte inferiore vi sono dieci righe (sopravvissute) di testo geroglifico.
Dodicesima Dinastia
Dimensioni: 31,50 x 28,50 x 9,00 centimetri; Peso 7,50 Kg
L’ANALISI DI NICO POLLONE
Stele in pietra calcarea di Ankef, (da Hieroglyphic texts from Egyptian stelae vol IV ) e della sua famiglia. Il nome Ankef citato non sono riuscito a identificarlo. L’ iscrizione invita tutti coloro che “vivono sulla terra, che passano davanti a questa pietra d’offerta”, a pregare per le anime di Ankef e dei suoi parenti. Nella parte centinata il prenome di Amenemhat III, tra le figure di Osiri-Khentamentiu dio grande, e di Upuaut l’amato.
L’iscrizione del registro inferiore recita: “Oh viventi che siete sulla terra, tutti i sacerdoti wab, tutti i sacerdoti lettori, tutti gli scribi, tutti i sacerdoti ka, che passerete davanti a questa pietra d’offerta per sempre. Se desiderate che il vostro re viva per voi e che i vostri dèi vi lodino e trasmettano la vostra funzione ai vostri figli maggiori, dovete dire/recitare :”Un’offerta che fa il re a Osiride, signore di Abydos, affinchè faccia un’invocazione d’offerta di: pane e birra, bestiame e di uccelli, lino e vestiti, incenso e unguenti , ogni cosa buona e pura che il cielo dà, la terra crea, l’inondazione porta, e di cui vive un dio….(N. Pollone)
Segue un elenco di personaggi della famiglia: “per il Ka di” …..
Questa invocazione d’offerta è abbastanza frequente.
EA218 (figura 2)
Descrizione:
Stele calcarea centinata raffigurante una defunta seduta di fronte ad un tavolo per le offerte e la figura stante di sua sorella; superiormente occhio udjat e testo geroglifico; una riga di testo geroglifico, inferiormente.
Prima Diciottesima Dinastia
Dimensioni: 23,50 x 19,00 x 4,50 centimetri; Peso 3,50 Kg
EA299 (figura 3)
Descrizione:
Stele calcarea centinata raffigurante il defunto seduto di fronte alla figura di sua sorella, che versa una libagione; superiormente occhio udjat e testo geroglifico; tre righe di testo geroglifico, inferiormente.
Prima Diciottesima Dinastia
Dimensioni: 21,00 x 14,50 x 6,50 centimetri; Peso 2,50 Kg
EA287 (figura 4)
Descrizione:
Stele calcarea riportante il nome di Ttity; raffigurazione di Osiride
Diciottesima Dinastia
Dimensioni: 19,50 x 18,00 x 5,50 centimetri; Peso 3,50 Kg
Riferimenti bibliografici:
Jeremy Young, Marcel Marée, Caroline Cartwright and Andrew Middleton
Egyptian stelae from Malta
British Museum – Technical Research Bulletin, Vol. 3, p.23-30. 2009
Thanks to Egypt’s dry climate wooden artifacts were well preserved through time as this statue is more then 4500 years old! This statue would have been meant for the funerary cult of the deceased, unfortuntately anonymous. Despite its modern rarity, it would have been an affordable version at the time due to it being made of wood.
The statue in the striding walk position. With his left foot forward it is one of the most typical positions found in Egyptian statuary, from the early times such as this Old Kingdom example up to at least the Greco-Roman period. The man is wearing a kilt and a dark wig. He is depicted young and healthy to remain as such for eternity.
This beautiful mummy mask was part of a cartonnage ensemble, which adorned the mummy of a young woman.
She likely belonged to the upper class, which included many Greeks during this time period.
This double influence is seen in the life like portrait of the lady that is combined with ancient Egyptian funerary scenes, rituals, and deities such as Osiris, Isis, and Anubis among others.
The young woman is depicted with a beautiful face, elegant hair surmounted by a floral garland, and wide eyes that stare off into the distance.
Her red dress decorated with two black stripes, the two rings on her left hand and the two bracelets around each wrist reveal her elevated position in society.
In 1996, Dr. Zahi Hawass and his team of Egyptian experts discovered an immense cemetery in Bahariya Oasis in Egypt’s Western Desert.
Over a hundred mummies were found in this site, which is today known as the Valley of the Golden Mummies, all dating to Egypt’s Greco Roman Period (332 BC-395 AD).
Many of the mummies who were discovered, including the three on display here, were those of wealthy individuals.
This is evident from the use of cartonnage (plaster covered linen) covering the face and chest which was then coated with gold.
The head section of the cartonnage was moulded into the shape of the face of the deceased to preserve their likeness for eternity.
The decoration on the mummy with the brightly painted chest plate depicts funerary deities to help him achieve an afterlife.
The two mummies that have gold chest plates most likely belonged to a man and his wife, since they were discovered side by side.
Very exceptionally, the mummy of the woman is depicted smiling.
Her head was interestingly turned towards her husband, locked in an eternal loving gaze.
Legno dipinto, altezza cm 206 Tebe Ovest – Tomba della regina Inhapy TT 320 Scavi del Servizio delle Antichità 1881 Museo Egizio del Cairo – JE 26214 = CG 61020
La Cachette di Deir el-Bahari si trova tra le rocce a sud del tempio della regina Hatshepsut.
Si tratta di una semplice galleria scavata nel terreno, a cui si accede tramite un pozzo, senza particolari sovrastrutture.
Era la sepoltura di Inhapy, una regina vissuta nel corso della XXI Dinastia, e anche il luogo scelto dai sacerdoti del dio Amon per nascondevi le salme di tutti i più celebri sovrani del Nuovo Regno.
Utilizzando un sepolcri esteriormente anonimi si riteneva, a ragione, che le mummie reali potessero essere più al sicuro dalle continue e sistematiche ruberie a cui si trovavano sottoposte le necropoli tebana sin dalla fine del Nuovo Regno
Prima di essere trasportate nell’impiego della regina Inhapy, le spoglie di Ramses II erano state nascoste nella tomba del padre Sethy I, evidentemente considerata più sicura del sepolcro dello stesso Ramses II.
Il trasferimento definitivo era stato deciso quando anche la tomba di Sethy era stata visitata dai ladri
Le peripezie dei resti mortali di Ramses II possono essere lette nell’iscrizione ieratica tracciata sul coperchio del sarcofago che lo conteneva
Il testo con i tre resoconti dei vari spostamenti è sovrastato da due cartigli con il nome del sovrano, apposti probabilmente per identificare la mummia contenuta all’interno.
Resta infatti ancora da risolvere il dubbio se questo sarcofago fosse stato preparato proprio per Ramses II già in origine.
Per un sovrano che ha regnato sull’Egitto 67 anni, costruendo più di quanti, prima e dopo di lui, abbiano mai fatto, sarebbe lecito attendersi un sarcofago d’oro come quello di Tutankhamon.
Quello che conteneva la salma di Ramses II, invece, è realizzato con pezzi di legno pregiato tenuti insieme per mezzo di un sistema di tenoni e mortase.
In passato si è supposto che potesse essere stato inizialmente ricoperto da una lamina d’oro, asportato in seguito da coloro che avevano violato la tomba del sovrano.
Questo però appare un po’ difficile, posto che lo stato attuale del sarcofago lascia pensare più a un oggetto non portato a termine, piuttosto che il risultato di un’azione di rapina.
Sono infatti assenti i segni di effrazione che risulterebbero dall’asportazione violenta della lamina d’oro.
Anche i lineamenti del volto, semplicemente dipinti e realizzati in uno stile ascrivibile al movimento artistico appena successivo al regno di Akhenaton, servono ad accrescere i dubbi su una reale e primaria attribuzione del sarcofago a Ramses II.
Sulla base dei pochi dati a disposizione e, la questione non può essere certo risolta in modo soddisfacente.
Sebbene si si possa supporre che, nel corso di uno dei trasferimenti, la mummia del sovrano sia stata posta nel sarcofago di un sovrano (come suggerirebbero l’ureo, la barba posticcia, il flagello e lo scettro) vissuto poco prima, questo non può essere affermato con certezza.
L’ureo infatti potrebbe essere stato aggiunto quando la salma del sovrano vi fu deposta
Fonte
Tesoro egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – F. Tiradritti – fotografie Arnaldo De Luca – Edizioni White Star
Degna di un così grande faraone e della sua ambiziosa politica costruttiva , la tomba di Ramses II si distingue per le sue enormi dimensioni e per essere l’unico ipogeo della Valle dei Re il cui asse gira a destra esattamente di 90°, prima di arrivare alla camera funeraria.
Questa devia a sua volta di alcuni gradi a destra rispetto all’asse della tomba.
Sfortunatamente la sua posizione, all’inizio della Valle dei Re, l’ha resa particolarmente soggetta alle inondazioni, che l’hanno danneggiata in diverse occasioni.
Essendo stata scavata in uno strato roccioso di scarsa qualità, le acque piovane hanno deteriorato tanto la struttura come l’apparato decorativo.
All’ingresso vi è una rampa di scale divisa al centro, priva di decorazioni e lunga quasi 14 metri che immette in un corridoio lungo 12,3 m., seguito da un’altra scala.
Le pareti di questo settore dell’ipogeo sono decorate con scene delle Litanie di Ra.
Segue un altro corridoio di 8,5 m. di lunghezza, decorato con scene del Libro dell’Amduat, che sbocca nel pizzo della tomba, chiamato dagli egizi “sala dell’attesa” ; un ambiente delle sepolture faraoniche la cui funzione non è del tutto chiara, secondo alcuni studiosi avrebbe un significato religioso, per altri era un sistema per evitare le inondazioni o una trappola contro eventuali ladri.
Il pozzo di Ramses II Misura 4,2m x 3,6 m ed è profondo circa 6 metri.
La parte superiore delle pareti è decorata con scene che rappresentano il re in presenza di divinità.
Dal pozzo si accede alla prima sala ipostila della tomba, di forma quadrata e attraversata lungo l’asse principale da una rampa di scale discendente.
Sappiamo che era decorata con scene del Libro delle Porte ; lungo la parete destra (rispetto a chi entra) si apre una camera laterale con quattro pilastri, dalla cui parete di fondo si entra in una seconda camera.
Uscendo dalla prima sala ipostila si trova un’altra scala, seguita da due corridoi consecutivi, di 8,5 m. di lunghezza il primo è di 7,4 m. il secondo, sulle cui pareti è raffigurata la cerimonia dell’apertura della bocca.
Il secondo corridoio sbocca nell’antica era, decorata con scene del Libro dei Morti, sulla cui parete destra si apre la camera funeraria, disposta ortogonalmente rispetto al resto della tomba.
Otto pilastri, divisi in due file di 4, delimitano la parte centrale della camera del sarcofago , che si trova ad un livello inferiore ; il soffitto è alto 5,8 m. ed è i curvato.
Sui lati corti della camera si aprono quattro piccoli ambienti, due nella parete di destra e due in quella di sinistra, che misurano circa 3m x 2,6 m.
Nella parete di fondo due porte conducono a due camere, entrambe con una banchina e due pilastri; la decorazione dei due ambienti appare molto danneggiata
Dalla camera sulla destra si accede ad altre due sale consecutive, anch’esse con la decorazione molto deteriorato, la prima delle quali misura 5,2 m x 7,4 m, mentre la seconda 8,4m x 7,4 m.
In quest’ultima vi sono due pilastri situati in prossimità della parete di fondo e una banchina lungo tre lati della stanza.
La tomba di Ramses II è, come abbiamo visto, impressionante, ma quella dei suoi figli maschi, la KV 5, è la più grande della necropoli reale.
Probabilmente risale alla XVIII Dinastia, ma venne poi usurpata e ampliata da Ramses II, che la destinò ai suoi figli.
Scoperta dall’egittologo James Burton nel 1825, era talmente colma di detriti che l’egittologo britannico riuscì a visitare solo le prime sale, senza rendersi conto che le pareti dell’ ipogeo erano decorate.
Neppure coloro che la visitarono in seguito riuscirono a spingersi molto più in là e fu solo a partire dal 1989, quando L’ egittologo statunitense Ken Weeks e la sua squadra localizzarono l’entrata, che cominciò lo studio scientifico del sepolcro.
Negli anni Weeks ha scoperto diverse mummie e numerose immagini dei figli di Ramses II raffigurati sulle pareti della tomba.
Frammento di un rilievo con un volto proveniente dalla tomba KV5. È probabile che raffigura il faraone o uno dei suoi figli che vennero sepolti in questa enorme tomba.
Superata una scala lunga 4 m. e le due camere consecutive di 5m x 3,6n, sulle cui pareti sono raffigurate scene di Ramses II che presenta i suoi figli agli dei, si accede a una grande camera con 16 pilastri, che misura 15,5 m x 15,6 m, e una grande sala ipostila
Sulla parete destra si apre un annesso con 6 pilastri, mentre su quella sinistra una porta dà accesso a una sala quasi quadrata, con un numero indeterminato di pilastri, distrutti dalle inondazioni.
Statua di Osiride scolpita in una nicchia della tomba dei figli di Ramses II Kv5, l’ipogeo più grande della necropoli tebana della Valle dei Re. Osiride era il dio dei morti e la sua immagine ricorre con frequenza nella decorazione dei sepolcri del Nuovo Regno
Sui pilastri della sala centrale sono raffigurati i principi al cospetto degli dei, mentre la parete di fondo presenta scene della cerimonia dell’apertura della bocca.
In realtà originariamente le pareti della tomba dovevano essere decorate, ma le varie inondazioni le hanno in gran parte danneggiate.
Acquerello di Susan Week che riproduce la parete meridionale della camera 2 Le scena mostra Ramses II nell’atto di presentare un figlio defunto agli dei dell’aldilà.
Dalla parete di fondo di disparte una rampa discendente che conduce a due corridoi ortogonalmente a formare una T, fiancheggiato su ambo i lati da piccole stanze quadrate, di circa 3m. di lato, alcune delle quali hanno il soffitto a volta.
Il corridoio 12 continua scendendo verso il basso, passando sotto la strada e proseguendo dall’ingresso di Kv5 fino a un complesso che contiene almeno due dozzine di camere e corridoi.
Analogamente, dagli angoli della parete opposta della sala dei 16 pilastri si di partono altri due corridoi discendenti, anch’essi fiancheggiati da stanze con il soffitto piano.
Scheletro della mummia di un maschio adulto, trovato in una fossa sotto il pavimento della camera 2, potrebbe trattarsi dei resti di uno dei figli di Ramses II
La tomba è ancora in fase di scavo, ma si calcola che di queste piccole stanze laterali possono essercene moltissime.
This gilded cartonnage mummy mask comes from the Fayum region.
This mask belongs to a lady named Ammonarin, whose name and dress perfectly reflect her Greco-Egyptian cultural and religious background.
Ammonarin is dressed in a tunic with black clavus and himation (cloak or shawl) worn above the head.
She has a necklace with pendant depicting Isis, Sarapis and Harpocrates. As jewellery, she also has two bracelets in the form of snakes, similar to those on display in the Museum.
Her hairstyle follows the fashion trends set by the Empress Livia.