Quando si parla di geroglifici si deve per forza maggiore guardare oltre alla carta.
Infatti quando si presenta un testo geroglifico completo, si devono presentare tre tipi di scrittura che richiedono tre tipi di approccio.
in questo caso solo il Pc ti permette di fare il tutto senza che il documento si presenti come “fatto e scritto a mano”
Vediamo le sequenze:
1° la traduzione nella lingua desiderata. Questa è risolvibile senza problemi lavorando su un foglio di lavoro, Word per esempio.
2° la traslitterazione. Chi conosce questa parola sa che si riferisce alla trasposizione fonetica scritta di una sequenza di geroglifici. Concetto che moltissimi non capiranno. Per semplificare un es., il segno della vita risulta scritto anx e lo si può vedere scritto correttamente solo usando il font corretto sempre attraverso Word.
3° I geroglifici. Qui il discorso cambia. Per scrivere i geroglifici bisogna installare un software apposito denominato “Editor di geroglifici”. Qui le possibilità sono illimitate e tutto sta alla bravura di chi lo usa. Per chi lo sa usare correttamente non ha più la necessità di usare Word essendo l’editor, di regola, un programma completo per la stesura di testi geroglifici.
A questo punto non resta che presentare uno di questi Editor liberamente scaricabile in rete.
Si tratta di Jsesh.
Presento due foto: la prima è più o meno è la schermata di lavoro con una tendina aperta dei segni. Può variare a seconda della versione (ora alla 7.5.5). La seconda es. di una parte di lavoro svolto.
Chi sa smanettare col pc non avrà problemi. Chi invece usa il telefono credo ci sia anche una versione per la piattaforma Android. Non so se è una versione Beta.
Un libro di piacevole lettura. Scritto a quattro mani dal regista Brando Quilici e da Zahi Hawass, questo libro racconta la ricerca da parte di Nicholas Reeves di una camera segreta nella tomba di Tutankhamon, che potrebbe nascondere la tomba di Nefertiti (ipotesi poi smentita da ulteriori indagini anche se non definitive) .
L’occasione serve a raccontare la storia della bellissima regina e a ricordare vari aneddoti molto interessanti collegati alla scoperta della tomba di Tutankhamon, a Howard Carter e Lord Carnarvon.
Brando Quilici , Zahi Hawass « Enigma Neferti. Il più grande mistero dell’antico Egitto », Mondadori, 2017
“Egypt and the Classical World: Cross-cultural Encounters in Antiquity”
Presentando una ricerca dinamica, questa pubblicazione esplora due millenni di interazioni culturali tra Egitto, Grecia e Roma. Dalle armi micenee trovate tra il carico di un naufragio dell’età del bronzo al largo delle coste turche agli interni domestici di ispirazione egiziana di una lussuosa villa costruita in Grecia durante l’impero romano, Egypt and the Classical World documenta due millenni di interconnessione culturale e artistica nel Mediterraneo antico. Questo volume raccoglie le ricerche pionieristiche del simposio degli studiosi del Getty Institute che hanno contribuito a dare forma alla grande mostra internazionale Beyond the Nile: Egypt and the Classical World (J. Paul Getty Museum, 2018). Riccamente illustrato, il volume prende in considerazione una serie di prove artistiche e materiali, inclusi reperti archeologici, opere d’arte, papiri e iscrizioni, per far luce sulle interazioni culturali tra Egitto, Grecia e Roma dall’età del bronzo al periodo tardo e dalla dinastia tolemaica all’Impero Romano. Il ruolo dei militari come canale di conoscenze e idee nell’Egeo dell’età del bronzo e uno studio approfondito delle iscrizioni geroglifiche egiziane trovate sugli obelischi romani offrono solo due esempi di lacune accademiche affrontate da questa pubblicazione. Specialisti nei campi della storia dell’arte, dell’archeologia, dei classici, dell’egittologia e della filologia trarranno vantaggio dalle indagini del volume sui processi sincretici che hanno animato e informato quasi duemilacinquecento anni di dinamico scambio culturale. L’edizione online gratuita di questa pubblicazione ad accesso aperto è disponibile all’indirizzo www.getty.edu/publications/egypt-classical-world/ e include fotografie zoomabili ad alta risoluzione. Sono inoltre disponibili download gratuiti del libro in PDF, EPUB e Kindle/MOBI. J. Paul Getty Museum, 2022, 202 pagine
La parte principale del Papiro Kahun (da “The Petrie Papyri – Hieratic Papyri from Kahun and Gurob” di Griffith, 1898)
Il Papiro Kahun non ha una storia “avventurosa” come quella dei Papiri Ebers ed Edwin Smith. Fu trovato direttamente da Flinders Petrie nel 1889 presso la cittadina di El-Lahun (no, non è un errore di battitura, Kahun è un quartiere di El-Lahun) nel delta del Nilo (vicino all’oasi del Fayyum) e di lì trasportato all’University College di Londra nel Museo Petrie.
Fu inizialmente tradotto e pubblicato da Griffith nel 1898 in una versione che, con pudore tipicamente inglese, riporta i termini dell’anatomia femminile (ritenuti poco consoni ai lettori) in latino invece che in inglese…
La traduzione in geroglifici di Griffith, 1898
Lungo circa un metro ed alto 32 cm, è composto da tre pagine con 34 colonne (ognuna descrive un caso) scritte in ieratico (ma una parte accessoria dedicata alla veterinaria, scritta da un’altra mano, è curiosamente in geroglifici).
Risale al Medio Regno e precisamente al regno di Amenhemet III (circa 1823 BCE) rendendolo il più antico finora ritrovato. Al ritrovamento non era in buone condizioni, e nonostante tutti gli interventi per conservarlo e ricostruirlo, alcune parti sono mancanti o danneggiate.
Dei 34 paragrafi, ben 17 seguono una formula tipica istruzioni/diagnosi:
“Istruzioni nel caso di una donna che…”
“Tu allora dirai…”
“Tu la tratterai in questo modo:…”
ma senza la parte che riguarda l’analisi della paziente (pudore? Ritenuta non necessaria?).
A volte la logica ci sfugge completamente: nel Paragrafo 5 si indica che una donna che abbia dolore ai denti ed alle gengive tanto da non poter aprire la bocca soffra di un dolore acuto del grembo (utero); il trattamento poi di fumigazione con olio e incenso, ricoprendola di urina d’asino potrebbe farci sorgere qualche dubbio sull’efficacia… Da notare comunque che “se il dolore è posizionato tra l’ombelico e le natiche”, il male è dichiarato incurabile (“bitu”)
L’ultima parte, quella più danneggiata, del Papiro Kahun (da “The Petrie Papyri – Hieratic Papyri from Kahun and Gurob” di Griffith, 1898)
Oltre ai rimedi più strani (la fumigazione della vagina era molto praticata, apparentemente), per la prima volta si parla di stupro (paragrafo 2: “Una donna sofferente nelle parti intime e che sia stata maltrattata”), anche se la prescrizione è solo di assumere olio di oliva per bocca fino alla guarigione.
Di fianco a sistemi per facilitare la gravidanza (incenso, olio fresco, datteri e birra), abbiamo anche contraccettivi di dubbia efficacia: escrementi di coccodrillo sciolti in latte acido, oppure l’inserimento in vagina di un tampone con miele, spine di acacia tritate e natron, che viene indicato come “efficace per uno, due o tre anni”.
Se volete provare, non ci assumiamo responsabilità, ma è notevole il fatto che le spine di acacia contengano acido lattico, tuttora usato nelle creme e gelatine contraccettive…
Interessante è invece l’osservazione della distensione dei capillari (ma manca la parte del trattamento applicato per rivelarlo) come diagnosi di gravidanza.
Il metodo per determinare se una donna fosse fertile (inserimento di una cipolla in vagina per una notte e controllare se l’alito sappia di cipolla il mattino dopo) per quanto ci possa sembrare assurdo fu ripreso ed usato da Ippocrate ben 1,500 anni dopo.
Test di fertilità egizio…
Da un punto di vista medico, il Papiro Kahun ha un valore storico più che scientifico. Manca tutta la parte dell’analisi della paziente, il danneggiamento ha reso irrecuperabili molte parti, tanto da rendere incerta l’applicazione di molti trattamenti descritti.
Rimane una preziosa testimonianza della specializzazione della medicina egizia fin dai tempi più remoti
Un dettaglio della parte dedicata alla medicina veterinaria scritta in geroglifico
Scisto, Altezza cm 45. Abusir, Tempio solare di Userkaf Scavi congiunti dell’Istituto Germanico e dell’Istituto Svizzero al Cairo, 1957 V Dinastia , regno di Userkaf – Museo Egizio del Cairo
Questa testa è un significativo esempio dello spirito accademico che animava gli artisti della corte eliopolitana, eredi della tradizione scultorea di Micerino.
Scegliendo come pietra lo scisto, lo scultore ha privilegiato gli effetti luministici, modulando con equilibrio le luci e le ombre che animano le superfici levigate.
La linea essenziale della corona del Basso Egitto si fonde con i contorni sfumati del volto del sovrano.
I caratteri somatici, per quanto improntati a quelli di Micerino, sono estremamente idealizzati, così come l’espressione convenzionale del volto.
In quest’opera tutto contribuisce a creare un senso di armonia e di compiutezza.
Ogni elemento figurativo segue una distribuzione attentamente bilanciata, unicamente volta alla sublimazione dell’ideale etico ed estetico incarnato dal sovrano.
Se lo scopo dell’arte ufficiale era quello di tradurre in. opere perfette la perfezione della regalità divina, la testa di Userkaf è un capolavoro.
Fonte
I tesori dell’antico Egitto – foto di Araldo De Luca. National Geographic – Edizione White Star
Altro prezioso libro in due volumi da avere assolutamente!
Quest’opera, scritta dopo una decina d’anni di ricerche nel tempio di Luxor, rappresenta un esempio di direttiva simbolica applicata all’architettura in uno dei più celebri santuari dell’Egitto faraonico. Fondato su rilevazioni di una minuzia mai raggiunta prima nella pratica archeologica, il libro di R.A. Schwaller de Lubicz analizza la struttura del Tempio di Luxor, mettendolo in rapporto con le caratteristiche di un essere umano. L’intero Tempio appare allora come l’immagine dell’uomo Microcosmo, cioè come la proiezione morfologica dei principi cosmici situati funzionalmente nei differenti luoghi del cielo.
Titolo: THE OLDEST LETTERS IN THE WORLD (Lettere di Amarna);
Autore: Sydney Bristowe;
Editore: George Allen & Unwin, London;
Anno di edizione: 1923;
Numero pagine: 108;
Qualcosa di…: Come avevo premesso presentando il testo di Petrie “Syria and Egypt…” questa è una differente edizione delle Lettere di Amarna, del 1923. Come per il teso di Petrie, riporto anche l’indice così che si possa valutare se vi siano argomenti di interesse.
Editore: Johns Hopkins University Press, Baltimora;
Anno edizione: 1992;
Numero pagine: 441;
Qualcosa di…: Ancora le Lettere di Amrana, questa volta in un’edizione del 1992 di W. Moran.
Particolarmente interessante poiché le singole lettere sono riportate con la traduzione riga per riga.
Vi rammento che sullo stesso argomento ho inserito in Egyptoteca anche i testi del 1898 di Petrie (“Syria and Egypt”) e di Bristowe del 1923 (“The oldest letters of the world).
Titolo: LE LETTERE DI EL-AMARNA (Vol. 1: le lettere dei Piccoli Re; VOl. 2: le lettere dei Grandi Re);
Autore: Mario Liverano;
Editore: Paideia;
Numero di pagine: 170+302;
Prezzo: € 33+19;
Qualcosa di…: Dopo la carrellata sui testi più “antichi” relativi alle Lettere di Amarna, poteva mancare il testo di Liverani (in italiano).
Sono due volumi che trattano, rispettivamente, delle lettere indirizzate ai piccoli e grandi re con cui la corte amarniana aveva contatti.
Vi rammento che ho inserito in Egyptoteca i testi di Petrie 18989 (“Syria and Egypt”), Bristowe 1923 (The Oldest letters of the world”) e di Moran 1992 (The Amarna letters).