Egyptoteca

L’ULTIMA DIMORA

Giacomo Cavillier

Presentato da Jane Marinoni

“L’ultima dimora” di Giacomo Cavillier è il racconto del difficile periodo a cavallo della fine della XX e gli inizi della XXI dinastia in cui dilagano corruzione e saccheggi nelle tombe della Valle dei Re, a cui segue il progressivo trasferimento delle mummie reali nelle cachette in cui saranno poi ritrovati.

I capitoli sono un po’ slegati, ma vivace è il resoconto dei processi intentati ai ladri di tombe con citazioni dei documenti antichi che mettono le parole in bocca ai protagonisti e molto interessante è la parte dedicata allo scriba Butehamon e alle sue attività nella necropoli.

Si potevano forse omettere le descrizioni antropologiche delle mummie (un po’ pesanti dato il carattere divulgativo del libro).

Lettura consigliata. Peccato per i refusi che sono una poco invidiabile caratteristica della casa editrice Kemet.

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Egyptoteca

CHAMPOLLION IN EGITTO

Giacomo Cavillier

Presentato da Jane Marinoni

“Champollion in Egitto” di Giacomo Cavillier è il resoconto della spedizione franco-toscana del 1828-1829 tratto dal diario di viaggio di François Champollion.

Raccontato con empatia, è una piacevole lettura a tratti persino appassionante che tratteggia un quadro vivo del grande francese nel suo incontro con l’Egitto e la sua civiltà.

Le pagine scelte del diario sono luminosi esempi di come tutti vorremmo fossero i nostri taccuini.

Lettura consigliata a cui interessa la storia dell’egittologia e a chi ama la narrativa di viaggio.

Osservazione per la casa editrice Kemet: sottoponete le opere ad un’attenta lettura delle bozze prima della pubblicazione. Ne gioverebbe l’intero catalogo.

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Antico Regno, Mai cosa simile fu fatta, Statue

LA STATUA DI KAEMKED INGINOCCHIATO

Di Grazia Musso

Calcare stuccato e dipinto – Altezza cm 43
Necropoli di Sakkara, Tomba del tesoriere Urirn ( n° 62)
Scavi di Auguste Mariette 1860
Seconda metà della V Dinastia – CG 119

Kaemked è raffigurato inginocchiato su una base parallelepipeda con le mani incrociate sul grembo.

Indossa una parrucca svasata di media lunghezza, i capelli sono lisci resi da incisioni verticali distribuite con regolarità, caratteristica comune nella statutaria di questo periodo.

Indossa un gonnellino corto, con un lembo sovrapposto plissettato e una cintura annodata.

Il viso, magro, ha lineamenti piuttosto marcati: gli occhi, incastonati, sono decorati da trucco, realizzato con bordi di rame.

Il naso ha una forma tondeggiante alla base, la bocca, dalle labbra carnose, è atteggiata in un sorriso sereno.

Il torso dalle spalle larghe ha i pettorali ben disegnati.

La scultura fu rinvenuta nella tomba del suo Signore, il tesoriere Urirni, di cui Kaemked era sacerdote funerario.

La posa inginocchiata, non molto comune nell’ ‘Antico Regno, ha un precedente nella scultura arcaica di Hetepdief, anch’ egli sacerdote legato al culto funerario di tre sovrani della II Dinastia.

Fonte:

Tesori egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – a cura di F. Tiradritti – fotografie di Arnaldo De Luca – Edizioni White Star

Luoghi

IL POZZO DI OSIRIDE

Di Patrizia Burlini

Forse non tutti sanno che nella piana di Giza, vicino alle piramidi, esiste un luogo misterioso. Si tratta del “pozzo di Osiride”, un ipogeo che, al terzo livello di profondità, presenta un plinto centrale (che, in questo caso, sorregge un sarcofago vuoto, con la copertura spostata) circondato dall’acqua, con, attorno, una serie di nicchie e cunicoli scavati nella roccia. Si tratta della tomba di Cheope di cui parla Erodoto?

Pianta in cui si vede la posizione del Pozzo

Lo storico Erodoto (libro II, paragrafo 124- http://ilcrepuscolo.altervista.org/php5/index.php?title=Biblioteca:Erodoto%2C_Le_Storie%2C_Libro_II ) che visitò l’Egitto nel V sec. BCE, scrisse:

“Ogni trimestre lavoravano a turno centomila uomini. E il popolo si logorò dieci anni per costruire la strada sulla quale venivano trascinate le pietre. Un’opera che è a parer mio, non di troppo inferiore alla piramide: giacché la sua lunghezza è di cinque stadi, la larghezza di dieci orge, l’altezza della scarpata raggiunge, dove tocca il massimo, le otto orge. La strada è fatta di pietra levigata e con figure incise. Occorsero dunque per essa, e per le camere sotterranee nella collina su cui sorgono le piramidi, quei dieci anni. Il Re costruì le camere, destinate alla sua sepoltura, in un’isola, ch’egli creò col condurre dal Nilo fin là un canale”

Erodoto parla quindi di una tomba circondata dall’acqua.

L’ingresso del “pozzo”

Il pozzo è stato aperto al pubblico nel 2017. È visitabile su prenotazione, al costo di USD 2000 o 3000 per un paio d’ore di “prenotazione” del pozzo.

Secondo Zahi Hawass, fu nel 1945 che l’archeologo egiziano Abdel Moneim Abu Bakr venne a sapere che le guide turistiche di Giza nuotavano e attingevano acqua in un pozzo sotterraneo vicino alle piramidi.

Individuò il pozzo sotto la strada rialzata di Khafre (Chefren) ma non lo esplorò e in seguito l’innalzamento del livello delle acque impedì ulteriori esplorazioni.

In realtà, Hawass “ dimentica” di dire che già nel 1933/34 Selim Hassan descrisse il pozzo nella sua relazione di scavo a Giza e ne esplorò due livelli, fino a 14 mt di profondità, raggiungendo il terzo livello senza poterlo esplorare, dato che era allagato.

Ricostruzione 3D del pozzo

Hawass dimentica anche che nel 1992 il regista Boris Said era già entrato nel pozzo grazie alle indicazioni di una guardia. Nel 1995, Said era entrato in joint venture con Joseph Schor che aveva un permesso per delle ispezioni georadar a Giza. Le foto del pozzo erano state già pubblicate nel website di Said…

Comunque, negli anni ‘90 Zahi Hawass, allora Direttore Generale delle Piramidi di Giza, avviò le difficili operazioni di drenaggio del pozzo, ma fu solo nell’estate del 1999 che presentò ufficialmente il progetto e comunicò al mondo la “sua” scoperta (che in realtà scoperta non era essendo già nota da decenni). A lui comunque va il merito delle ulteriori esplorazioni e del drenaggio del pozzo che ha consentito di raggiungere ed esplorare il terzo livello.

Sezione del pozzo – Zahi Hawass

I livelli del pozzo, anche se è più corretto parlare di struttura articolata con più pozzi, profonda 30 mt, sono infatti tre:

– il primo, pozzo A e livello 1, a 9 mt, con una grande camera ventilata trovata vuota

La scala che scende nel pozzo. Credit: Hidden Inca Tours

– Il secondo, pozzo B e livello 2, a 13 mt, con una camera con 6 nicchie laterali in cui sono stati rinvenuti 3 sarcofagi, in basalto e granito, con resti di scheletri umani e vari oggetti databili alla XXVI dinastia

Uno dei sarcofagi del secondo livello, databili alla XXVI Dinastia, secondo Hawass. All’interno sono stati trovati resti di ossa. Foto credit: lah.ru.

– Il terzo, pozzo C e livello 3, a circa 33 mt, rappresenta il livello più interessante. Vi si trova un sarcofago di basalto nero Lungo 2 metri e largo 1 metro circondato dall’acqua. Al suo interno furono trovati i resti di uno scheletro; il coperchio era a terra, sul pavimento. Furono trovati resti di amuleti e oggetti databili anche alla VI Dinastia

Il terzo livello
Il misterioso sarcofago del terzo livello. Credit: 1999, Homare Uematsu

Il terzo livello é composto da una camera di forma quadrata di circa 9 m x 9 m, al cui centro si trova un basamento ricavato dalla roccia che presenta ai quattro lati i resti di quattro colonne. Fra il basamento e le pareti della camera esiste una sorta di trincea, riempita di acqua cristallina, che è interrotta solo in corrispondenza dell’innesto del pozzo C; secondo Hawass la trincea assume la forma della pianta di un’abitazione, ossia il geroglifico ‘pr’, così come avviene all’Osireion di Seti I ad Abydos (considerata la tomba simbolica del dio Osiride).

Il terzo livello, dove si nota l’acqua limpida (priva di pesci)

Sulla base degli amuleti e cocci ritrovati, Hawass ritiene che il complesso sia stato dapprima scavato durante l’Antico Regno (VI Dinastia), riutilizzato nel Nuovo Regno quando il culto di Osiride ridivenne importante a Giza, e infine utilizzato per sepolture nel Tardo Regno.

Un’alcova del secondo livello con resti d’ossa e pezzi di coccio

Secondo Hawass il pozzo di Osiride potrebbe identificarsi con la tomba sotterranea circondata da acqua, menzionata da Erodoto, il quale riteneva si trattasse della tomba di Khufu (Cheope). Hawass ritiene invece che il complesso rappresenti la tomba simbolica del dio Osiride, vista la conformazione della camera I al livello 3 che richiama quella dell’Osireion di Abydos. Inoltre, l’acqua attorno alla sepoltura è probabilmente collegata al ruolo di Osiride come Dio della vegetazione e della resurrezione e alla sua identificazione con il suo creatore, che appare sulle terre primordiali circondate dal Nun.

A riprova di questo ci sarebbe il nome stesso attribuito alla piana di Giza nel Nuovo Regno: “pr Wsir nb R3-st3w“, “casa di Osiride, signore di Rostau”, dove Rostau (trascritto anche Rastaw), può tradursi come “cimitero” o “gallerie sotterranee”, e spesso è riferito specificamente a Giza: dunque “casa di Osiride, signore delle gallerie sotterranee”.

Così come per il Serapeum, le domande su questo misterioso pozzo sono molte:

  • Qual è l’epoca effettiva di costruzione?
  • Che significato ha?
  • Com’è stato possibile calare in quei cunicoli dei sarcofagi così pesanti?
  • Da dove proviene l’acqua che, secondo alcune informazioni che ho letto, tutte da verificare, sarebbe salata? Proviene dal lago di Meride?
  • Esistono dei corridoi che collegano la strada rialzata di Khafre alle piramidi e al pozzo?

Domande che non hanno al momento risposta, anche se lo stesso Hawass non nega la probabilità che nel sottosuolo di Giza vi siano molti ambienti e passaggi sotterranei ancora da scoprire, pur non ammettendo di aver trovato altro.

Di seguito trovate un link di un video che mostra il pozzo e vari approfondimenti:

http://www.gizapyramids.org/pdf…/hawass_fs_oconnor.pdf

https://www.giza-legacy.ch/the-osiris-tomb/

https://curiosmos.com/unwritten-mystery-what-was-hidden…/

https://www.saggiasibilla.com/…/03/pozzo-di-osiride/amp/

https://ilmodellocelestedigiza.wordpress.com/…/luci-e…/

https://hiddenincatours.com/what-is-the-osiris-shaft-in…/

https://techzelle.com/osiris-shaft/

E' un male contro cui lotterò

GLI ALTRI PAPIRI MEDICI

Di Andrea Petta e Franca Napoli

IL PAPIRO HEARST

Una pagina del Papiro Hearst, dalla pubblicazione di Reisner

Il Papiro Hearst ha una sua unicità: non fu trovato, scoperto o comprato. Fu donato nel 1901 dagli abitanti di un villaggio alla Spedizione Hearst (organizzata dalla University of California e sponsorizzata da Phoebe Hearst, madre del primo grande magnate del giornalismo USA) come ringraziamento per poter usare i mattoni di fango buttati dalla spedizione come fertilizzante. Quando si dice che dal letame nascono i fior…

Phoebe Hearst, a cui fu dedicato il Papiro medico. Moglie di George “Almost Illiterate” Hearst, che partecipò alla Grande Corsa all’Oro del 1849, fondò con lui una vera dinastia imprenditoriale e finanziaria

Trasportato da Lythgoe (ricordate? Il referente del Met Museum che aiutò Howard Carter mettendo a disposizione mezzi e persone) “legato strettamente al suo cappello” (cosa che ha danneggiato un paio di pagine, immaginate la scena…) è conservato presso la University of California. Risale al regno di Thutmosis III e che io sappia non è mai stato tradotto in inglese – solo in tedesco.

Composto da 18 pagine scritte in ieratico suddivise in 260 paragrafi – 100 dei quali sovrapponibili al Papiro Ebers – è un trattato generale con suddivisioni in “specialità”.

George Reisner pubblicò nel 1905 alcune tavole del papiro, ma recentemente sono stati espressi dei dubbi sulla sua autenticità (definito “troppo bello per essere vero”); però è da sottolineare il fatto che non sia mai stato esaminato accuratamente. Curiosamente, fu aperto all’epoca da Reisner insieme a Borchardt (lo stesso del busto di Nefertiti), e di nuovo aleggia il sospetto del falso…

Questa pagina del papiro Hearst ci dà un’idea del perché sia stato considerato “troppo bello per essere vero”

IL PAPIRO CHESTER BEATTY

Altra spedizione di un milionario americano, che nel 1928 si imbatté a Deir-el-Medina nella biblioteca di Qen-Her-Khepeshef, risalente alla XIX Dinastia, e con un senso inedito di spartizione spedì 19 papiri al British Museum, i testi legali all’Ashmolean Museum a Oxford, le lettere private al French Institute al Cairo ed altri papiri a Dublino. Bontà sua.

Sir Alfred Chester Beatty, scomparso nel 1968

Pubblicato nel 1935 da Sir Alan Gardiner in persona, il Papiro Chester Beatty con le sue 41 prescrizioni è dedicato essenzialmente ad incantesimi contro il mal di testa e alle patologie dell’ano e del retto (il collegamento ci sfugge).

Una parte del Papiro Chester Beatty al British Museum di Londra

Forse per i suoi argomenti fu molto poco considerato – lo stesso British Museum lo relegò ad un ruolo molto in sordina. Oltre ad indicazioni molto precise che riguardano patologie come le emorroidi ed il prolasso rettale si trovano note molto confuse sui “vasi” (“metu”) che vedremo nella parte dedicata alle conoscenze mediche.

I PAPIRI DI BERLINO

Il papiro più importante della collezione di Berlino (Papiro 3038, detto anche Papiro Brugsch, che lo studiò per primo), fu scoperto dall’italiano (triestino, per meglio dire!) Joseph Passalacqua – un personaggio a cui varrebbe la pena dedicare un articolo a parte – probabilmente nel 1826, a quanto pare “in un vaso di terracotta a 10 piedi sotto terra vicino alle piramidi di Saqqara”.

Le ultime tre colonne (19-21) della prima pagina del Papiro Berlino 3038

Risale probabilmente al regno di Ramses II (XIX Dinastia) ed è formato da 24 colonne con 240 paragrafi, in diverse parti simili al Papiro Ebers con cui “condivide” l’essere stato ritrovato, nelle parole dello scriba, “sotto un piede della statua di Anubis a Letopoli” e la pretesa di risalire alla I Dinastia. Tanto per cambiare, essendo conservato in Germania non è mai stato tradotto in inglese…

È famoso soprattutto per il test di gravidanza: “La donna bagnerà ogni giorno con la sua urina della terra in cui avrà seminato grano e orzo. Se entrambi crescono, la donna è incinta. Se cresce di più il grano, sarà maschio; se cresce l’orzo sarà femmina. Se entrambi non crescono, la donna non è gravida”.

Da notare che nel 1963 è stato dimostrato che l’urina delle donne non gravide effettivamente previene la crescita di orzo e grano, ma è stato impossibile correlare la crescita di uno o dell’altro cereale al sesso del nascituro anche se uno studio tedesco del 1933 aveva parzialmente confermato le credenze egizie.

Heinrich Karl Brugsch, fratello di quell’Emile Brugsch che svuotò in fretta e furia la cachette reale di Deir-el-Bahari. Nessuno dei due fratelli fu rimpianto molto in Egitto.

Un secondo papiro pesantemente danneggiato (Papiro 3027), scoperto da Heinrich Brugsch a Saqqara e risalente alla XVIII Dinastia, intorno al 1450 BCE, consiste di 15 colonne dedicate alla gestazione ed alle malattie pediatriche – rendendolo il più vecchio testo pediatrico scoperto.

Per non annoiare troppo, degli altri papiri medici accenneremo qualcosa man mano che li troveremo coinvolti nelle singole specialità, come oculistica (Papiro Carlsberg), ortopedia (Papiri del Ramesseum) e morsi di animali (Papito Brooklyn).

Antico Regno, Mai cosa simile fu fatta, Mastaba

LA MASTABA DI KAGEMNI

Di Luisa Bovitutti

Kagemni raffigurato in dimensioni eroiche nella sua mastaba

Kagemni, detto Memi, fu un alto dignitario vissuto durante i regni di Isesi, di Unas e infine di Teti, primo sovrano della VI dinastia del quale probabilmente fu il genero, avendone sposato la figlia Nebtynubkhet detta Sesheshet.

All’ingresso della sua mastaba si legge la sua autobiografia, nella quale ricorda il ruolo preminente da lui ricoperto sotto tre sovrani:

“Dice il Visir di Stato, Kagemni: Io fui il favorito di Isesi. Ricoprii l’incarico di funzionario dello Stato, al tempo di Unas. Sua Maestà mi ricompensò molto generosamente (…). La maestà di Teti, mio ​​Signore, colui che vive in eterno, mi ha nominato capo di tutti gli uffici, in servizio a qualsiasi ora (presso) la Residenza. Sua Maestà aveva fiducia riguardo a tutte le cose che aveva ordinato che fossero fatte, perché ero capace, perché ero apprezzato da Sua Maestà”.

“(…) compii giustizia per il re, perché è la giustizia che piace a Dio (…) Ho giudicato le parti in modo che fossero soddisfatte, ho nutrito il povero, [ho rimosso il dolore dell’afflitto.

Egli in effetti era il più importante personaggio d’Egitto dopo il faraone e vantava oltre 50 titoli, tra i quali quelli di visir (e quindi di sovrintendente degli scribi dei documenti reali e delle opere pubbliche, ispettore della piramide e delle sei grandi corti), di ministro della giustizia, di tesoriere del Faraone, di sorvegliante dei due guardaroba del re, di direttore dei palazzi delle corone bianca e rossa e di custode delle decorazioni della testa.

Importanti erano anche le sue attribuzioni in campo religioso, in quanto era capo dei sacerdoti lettori, sacerdote di Anubi e di Min, sacerdote sem, sacerdote delle piramidi.

Il re doveva stimarlo moltissimo, in quanto gli aveva conferito anche il titolo di unico amico, e pare che siano riferibili a lui i famosi “Insegnamenti di Kagemni”, un testo sapienziale risalente alla VI Dinastia sebbene esso sembri fare riferimento ad un visir che servì Snefru, padre di Cheope.

L’ingresso della mastaba; ai lati due raffigurazioni speculari di Kagemni

La sua grande mastaba a Sakkara venne scoperta nel 1843 da Richard Lepsius; essa ha la forma di una L, fu costruita con grandi blocchi di calcare locale e rivestita di calcare bianco di Tura oggi perduto in quanto la mastaba venne utilizzata in passato come cava di pietra.

La pianta della mastaba

Ha l’accesso ad est, fiancheggiato da una doppia rappresentazione del defunto con i suoi nomi ed i suoi titoli sugli stipiti della porta; ha una cappella composta da sei stanze, una sala colonnata, cinque magazzini, due fosse per le barche (rimaste vuote) del tutto insolite per un privato, un serdab separato dal resto della tomba e già vuoto al momento della scoperta, un pozzo che dava accesso alla struttura funeraria sotterranea nella quale si trovava il sarcofago di Kagemni ed una scala che dava accesso al tetto, la cui effettiva funzione è ancora oggi sconosciuta.

La falsa porta nella sala delle offerte

La camera sepolcrale e la nicchia sul lato ovest sono decorate con immagini di sacrifici e con testi di offerta ed al momento della scoperta conteneva ancora i canopi, alcuni beni facenti parte del corredo funerario (oggi al museo del Cairo) ed un sarcofago in pietra recante il nome ed i titoli di Kagemni, all’interno del quale si trovava un altro sarcofago ligneo il cui coperchio ed i cui lati erano caduti sulla mummia, danneggiandola. Essa era riccamente avvolta nel lino ed era stata sepolta con due grandi collari ed almeno tre bastoni e scettri cerimoniali di legno.

Le pareti della mastaba sono decorate ad altorilievo su sfondo grigio azzurro (conservato solo nella sala VIII) con scene naturalistiche e di vita quotidiana estremamente vivide, recanti iscrizioni che riportano scambi di battute tra i servi.

Mungitura: le mucche venivano legate per impedire loro di muoversi

I registri inferiori sono ben conservati ma quelli superiori sono quasi tutti perduti, tranne che nella zona posteriore della tomba; le aree non decorate erano dipinte in rosso e grigio, ad imitazione del granito; vicino all’ingresso si trovano alcune scene incompiute ed altre scene tracciate in modo frettoloso.

Le scene offrono vividi spaccati della vita quotidiana nell’antico Egitto: i temi decorativi scelti da Kagemni, infatti, sono quelli tipici dell’epoca, finalizzati ad illustrare le sue attività terrene e le sue ricchezze per poterne godere anche nell’Aldilà.

La mandria sta guadando il fiume; i servi fanno in modo che il bestiame segua il vitellino, che si gira spaventato verso la madre

Nelle prime stanze sono rappresentate feste e danze, la caccia all’ippopotamo, la pesca nelle paludi alla quale partecipa lo stesso Kagemni su di una barca di papiro, l’uccellagione e la vita selvatica, con libellule, rane, fauna acquatica e terrestre, servi che alimentano forzatamente oche e iene, una lotta tra un coccodrillo ed un ippopotamo: le immagini, molto dettagliate, permettono di ricostruire tecniche di caccia e di pesca e di identificare specie di uccelli e di pesci che a quell’epoca popolavano le rive del Nilo.

Nutrizione forzata di una iena: un servo spinge pezzi di pollame nelle fauci dell’animale, steso a terra di schiena e con le zampe legate.

Le scene relative al banchetto funebre decorano invece la parte più interna della mastaba.

Oche in gabbia: molto particolare la resa della gabbia, disegnata in modo tale che tutti i volatili fossero visibili integralmente, anche se nella realtà si trovavano uno accanto all’altro e all’interno della gabbia.

Al di là del significato immediatamente percepibile, la caccia e la pesca nella palude ed in particolare la caccia all’ippopotamo avevano una valenza simbolica di grande importanza:

I servi cacciano gli ippopotami e li hanno già trafitti con svariati arpioni

La palude simboleggiava la zona di confine tra il caos ed il mondo della Maat, che doveva essere difeso combattendo le forze del male, rappresentate dagli ippopotami e dagli animali pericolosi per l’uomo; la caccia al pachiderma poteva anche simboleggiare le prove che il defunto doveva superare per ottenere l’Aldilà (per un’analisi più approfondita del significato dell’ippopotamo maschio, si veda https://laciviltaegizia.org/2021/12/23/lippopotamo-maschio/).

GALLERY:

FONTI:

https://www.osirisnet.net/mastabas/kagemni/e_kagemni_01.htm

https://www.kemet.nl/de-mastaba-van-kagemni-beschrijving/MM

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RAMESSES II, EGYPT’S ULTIMATE PHARAOH

Peter J. Brend

Presentato da Grazia Musso

Guerriero, grande costruttore e uomo di stato, nel corso dei suoi 67 anni di regno (1279-1212 a.C.), Ramesse II ottenne più di qualsiasi altro faraone nei tre millenni dell’antica civiltà egizia. Attingendo alle ultime ricerche, Peter Brand rivela Ramesse il Grande come un politico dotato, astuto statista e tenace guerriero. Con energia indomita, ripristinò completamente la carica di Faraone a livelli indiscussi di prestigio e autorità, portando così stabilità all’Egitto. Ha posto fine a quasi sette decenni di guerra tra l’Egitto e l’Impero Ittita firmando il primo trattato di pace internazionale della storia. Nei suoi ultimi anni, anche se sopravvisse a molti dei suoi figli e nipoti, Ramesse II divenne un dio vivente e, infine, una leggenda immortale. Brand dipinge con autorevole conoscenza e dettagli colorati un ritratto avvincente di questo leggendario faraone che regnò sull’Egitto imperiale durante la sua età dell’oro.

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L’OISEAU BA

Seconda vita nell’antico Egitto

Michèle Juret

Presentato da Grazia Musso

GLI EGIZIANI CREDEVANO IN UNA SECONDA VITA Questa sopravvivenza sarebbe stata possibile grazie ad un elemento soprannaturale che chiamavano il ba. Questa entità ba appare in una forma sorprendente, un uccello dalla testa umana. È raffigurata sui muri delle tombe e sugli arredi funebri, rappresentata mentre esce dalla tomba, si unisce al defunto… Osservare queste scene, unite alla lettura dei testi funebri, ci immerge in un mondo quasi magico, ci spinge ad immaginare questa seconda vita.

Perché un uccello con una testa umana? Quali specie sono state scelte? Perché? Attraverso le pagine abbiamo fatto alcune ipotesi…

*****

L’autrice Michèle Juret si è diplomata alla Scuola del Louvre (ricerca in egittologia), Conservatrice del Museo Montgeron, Sociario dell’Accademia delle Scienze Lorena, Vicepresidente del Circolo Scientifico Etienne Drioton, Nancy.

Antico Regno, Mai cosa simile fu fatta, Statue

LA DOPPIA STATUA DI NIMAATSED

Di Grazia Musso

Calcare dipinto, altezza cm 57
Saqqara, Mastaba di Nimaatsed ( D 56) – Scavi di Auguste Mariette ( 1860)
Seconda metà della V Dinastia – Museo Egizio del Cairo CG 133

La scultura rappresenta una doppia immagine del sacerdote e giudice Nimaatsed, legato al culto di Hathor e di Ra nel Tempio Solare di Neferirkata Kakai.

Titoli e nomi sono indicati nella breve iscrizione incisa in bianco sulla base nera su cui appoggiano le due statue e da cui si innalza la lastra dorsale.

L’unica diversità è la lieve differenza di altezza : la figura a sinistra è un po’ più alta.

In entrambe le statue, Nimaatsed è raffigurato nell’usuale atteggiamento della statua incedente, con braccia distese lungo il corpo.

Porta una parrucca nera svasata, piuttosto ricorrente nella statutaria privata di questo periodo, che gli lascia scoperti i lobi delle orecchie e gli incornicia il volto ovale con grandi occhi dipinti.

La bocca, dalle labbra carnose, è ornata da sottili baffi..

Al collo Indossa una collana a più fili, in cui si alternano il bianco e l’azzurro.

Il torso non è molto ampio ha pettorali ben disegnati e si restringe fino alla vita sottile.

Indossa un gonnellino bianco, che giunge al di sopra delle ginocchia, un lembo , ripiegato sul lato destro, è plissettato e dipinto di giallo.

Un’estremità si inserisce al di sotto della cintura e fuoriesce accanto all’ombelico.

Le gambe, benché sottili, mostrano una muscolatura solida.

La pelle è dipinta di un colore ocra deciso.

Nella Mastaba a Saqqara, furono rinvenute da Mariette diverse statue di Nimaatsed, tra le quali questa, che rappresenta un’interessante documento, unendo all’usuale bellezza delle opere di questo periodo, la vivezza dei colori, raramente così ben conservati.

Fonte:

Tesori egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – F. Tiradritti – fotografie di Arnaldo De Luca – Edizioni White Star

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LA SAGGEZZA DELL’ANTICO EGITTO

Joseph Kaster

Presentato da Ivo Prezioso

Presento un volumetto che acquistai tantissimi anni fa al prezzo di £ 9.900 e si può ancora trovare sui siti che commercializzano libri. Si tratta de “La Saggezza dell’Antico Egitto” a cura di Joseph Kaster edito dalla Newton & Compton. Sottotitolo: “Miti e credenze, profezie e incantesimi, magia e scienza, sogno e realtà del tempo dei faraoni”.

Può essere considerato come un primissimo approccio ai testi egizi. Senza essere eccessivamente impegnativo nella lettura, offre un panorama commentato di alcuni tra i più noti testi egizi scelti tra quelli che più facilmente possano incuriosire il lettore, come ad esempio quelli riguardanti i miti della creazione, alcune parti selezionate dal “Libro dei morti”, incantesimi di magia medica o sull’interpretazione dei sogni.

Non mancano estrapolazioni tratte da notissimi testi come “Le contese di Horo e Seth”, “Il racconto del Naufrago “, “Le avventure di Sinuhe” o alcune poesie liriche. Il tutto commentato in maniera piuttosto agile.

Insomma un primo passo verso la scoperta degli scritti egizi, che magari incoraggia all’acquisto di opere ben più corpose, come può essere ad esempio l’imperdibile “Letteratura e poesia dell’Antico Egitto” di Edda Bresciani.