C'era una volta l'Egitto, Nuovo Regno, XVIII Dinastia

IL GRAN VISIR SENENMUT

Di Piero Cargnino

 L’uomo più importante del regno di Hatshepsut, Senenmut, il suo braccio destro, colui che fu l’artefice della scalata al potere di Hatshepsut, l’architetto che gli costruì il suo maestoso tempio funerario (il suo amante, forse), chi era costui?

Senenmut, un uomo della strada, (come si suol dire), figlio di un certo Ramose e di Hatnefer (detta anche simpaticamente Titutiu), non proveniva dall’entourage della nobiltà egizia. Originario dell’Alto Egitto, nei pressi della prima cateratta del Nilo, giunse ad Ermonthis a seguito della sua famiglia dove si stabilì.

Ancora giovane partecipò alle prime campagne militari dove si dimostrò molto valoroso, in segno di riconoscimento venne insignito del bracciale “menefert”, (colui che rende belli).

Ormai inseritosi a pieno titolo nella corte faraonica, Senenmut e Hapuseneb, alla morte di Thutmosi II, appoggiarono incondizionatamente l’ascesa al trono di Hatshepsut, prima come reggente poi come sovrano a pieno titolo.

Hatshepsut espresse la sua riconoscenza verso i due e non lesinò nel concedere loro incarichi prestigiosi. Entrato quindi nelle grazie della regina, nonché della madre di lei, la Grande Sposa reale Ahmose, la quale gli fece dono di una zona nel Gebel Silsila ricca di cave di arenaria, Senenmut si trasferì a Tebe dove iniziò una favolosa carriera a corte.

Ricoprì numerosi ruoli, fra questi fu architetto reale, capo di stato e consigliere personale della regina Hatshepsut, (secondo voci di corridoio fu anche qualcosa di più per lei ma sul gossip dell’antico Egitto non mi soffermerei), nonché tutore della figlia primogenita Neferura.

Il suo nome, Senenmut, secondo alcuni assunto forse in un secondo tempo, significa “fratello della madre”, praticamente zio della piccola Neferura. La cosa però non trova alcuna conferma. Non si contano i titoli che poteva vantare, tra questi: “Responsabile della duplice Casa dell’Oro, del Giardino, dei campi e delle greggi di Amon”, “Sacerdote della Barca Sacra di Amon (l’Userhat)”, “Intendente della figlia reale Neferura”.

E, come se questo non bastasse, fece pure scrivere su alcuni ostraka trovati nel suo sepolcro a Sheikh Abdel Qurna:

<< Sono un nobile, amato dal mio Signore e sono entrato nelle grazie del Signore dei due Paesi, (Thutmosi II), egli mi ha fatto diventare grande amministratore della sua casa e giudice del paese tutto intero. Sono stato al di sopra dei più grandi, direttore dei direttori dei lavori. Ho agito, in questo paese, sotto il suo comando, fino al momento in cui la morte non è giunta davanti a lui. Ora io vivo sotto l’autorità della Signora dei due paesi, Hatshepsut Maatkare, che viva eternamente. >>.

Come abbiamo già avuto modo di dire, oltre a farlo gli storici, spesso ci si incensava da se stessi. Numerose sono le statue che lo ritraggono, (oltre venti), ritrovate in eccellenti condizioni, alcune delle quali scolpite con la tecnica della statua cubo, una di queste, che si trova all’Aegyptistiches Museum di Berlino, lo presenta mentre abbraccia la piccola Neferura sua pupilla.

Sul retro di una statua piccolina, dove Senenmut porta in braccio Neferura, viene citato un passo del Libro dei Morti:

<< Sono io colui che uscito dai flutti del fiume ebbe in dono l’Api (l’inondazione) per cui anche il Nilo è in mio potere >>.

(Certamente non peccava di modestia).

Ma non doveva neppure peccare di nepotismo, le sue due sorelle ed i suoi tre fratelli pare non abbiano tratto alcun beneficio dal potere accumulato da Senenmut.

Come architetto reale progettò e costruì l’imponente tempio della regina a Deir el-Bahari. A tal fine si ispirò al vicino tempio di Mentuhotep II senza però edificare la piramide sovrastante ma distruggendo la cappella di Amenhotep I per far posto alla prima terrazza.

Senenmut costruì la sua tomba poco distante dal tempio di Hatshepsut. Conosciuta oggi con la sigla TT353 si tratta di un piccolo sepolcro in cui sono rappresentate le sue straordinarie conoscenze nel campo dell’astronomia che ancora oggi stupiscono chiunque dovesse entrarvi.

Ho detto dovesse, perché la tomba è chiusa al pubblico ed è sotto chiave. Alcuni affermano che gli studiosi non sono favorevoli a commentare questa tomba perché ciò che vi è rappresentato sembrerebbe contraddire le loro interpretazioni della genesi d’Egitto.

Quando venne scoperta per la prima volta il soffitto della tomba presentava uno strato di intonaco che ricopriva i disegni ivi presenti. Questi non sono dipinti ma scolpiti, forse dallo stesso Senenmut, che, secondo quanto affermano alcuni studiosi, ricoprendoli con intonaco voleva preservarli per i posteri ai quali intendeva trasmettere le sue innegabili conoscenze nel campo dell’astronomia e non solo.

Sulla parte inferiore della volta è rappresentato il calendario egizio, dodici cerchi, (12 mesi di 30 giorni ciascuno), suddivisi in tre gruppi, (le tre stagioni egizie). Ciascun cerchio è ulteriormente suddiviso in ventiquattro spicchi, (secondo alcuni ciascuno spicchio rappresenterebbe le 24 ore di un giorno). Nella parte superiore è raffigurata una porzione di cielo che molti interpretano come segue:

<< Vi sono quattro barche: quelle più piccole, a sinistra, raffigurano i pianeti Giove e Saturno; le più grandi sono la dea Iside, che astronomicamente simboleggia la stella Sirio, e il dio Osiride, al quale era attribuita l’omonima costellazione, quella che per noi si chiama oggi “Costellazione di Orione”. In particolare, l’architetto ha voluto evidenziare un elemento preciso di tale costellazione: la Cintura, appunto >>. (Articolo Web del 2013 Scritto da Staff Videomisteri).

La Cintura di Orione, un piccolo insieme di stelle riprodotto fedelmente, due stelle allineate ed una disassata, come le tre piramidi di Giza (!). La stella centrale è racchiusa da tre linee che si chiudono a forma di goccia, simbolo che nella cultura mesopotamica rappresenta l’acqua. Alcuni studiosi vorrebbero vedere in ciò un’indicazione che ci direbbe che in quel punto dell’universo esiste acqua.

A questo punto ci si chiede: come poteva Senenmut possedere tali conoscenze? E possedendole perché avrebbe dovuto ritenerle così importanti? In una iscrizione l’architetto afferma:

<< Avendo percorso tutti gli scritti dei saggi, non ignoro nulla di quel che è successo a partire dal primo giorno >>.

Che cosa voleva dire? Sappiamo che Senenmut venne iniziato alla “Casa di Vita” di Karnak, dove erano pochi coloro ai quali era permesso accedere per apprendere le culture ancestrali e religiose gelosamente custodite e tenute segrete dai sacerdoti di Amon. Oggi nessuno è in grado di avanzare supposizioni su ciò che si custodiva nella “Casa della Vita” ne di quali misteri erano a conoscenza gli iniziati. A questo punto preferisco non addentrarmi oltre in questo discorso in quanto le mie competenze e conoscenze non mi permettono di approvare o contraddire nessuna delle teorie che sono state avanzate e non credo che questa sia la sede più adatta per esporre commenti personali.

Come abbiamo detto, pare che Senenmut non fosse un grande nepotista e non si distinse molto nell’elargire onori o ricchezze ai famigliari ma non lesinò certo nei suoi riguardi. Se prendiamo per buono ciò che lui stesso afferma ci troviamo di fronte all’uomo più potente d’Egitto dopo il faraone. Certamente doveva avere mano libera in molti campi, nonostante Hatshepsut fosse una regina autoritaria. Non c’è dubbio che il suo rapporto con la sovrana doveva essere molto stretto tanto da permettergli di disporre anche di risorse reali per soddisfare la sua ambizione.

La sua tomba, la TT353, che abbiamo già trattato, si presenta come uno scrigno misterioso dove egli volle racchiudere le sue conoscenze che, forse, non rivelò neppure alla sua regina. Fu forse un modo per esaltare il suo nome ai posteri, visto che solo ai faraoni era riservata la possibilità di una memoria imperitura. Ma neppure questo per lui era sufficiente, non potendo aspirare ad un suo tempio vero e proprio, vuoi che si facesse mancare qualcosa di altamente simbolico, magari un piccolo cenotafio? No, non se lo fece mancare.

Scelse allo scopo una zona situata nella necropoli tebana, sulla sponda ovest del Nilo presso l’antica Uaset, (Tebe), li si trovavano, secondo le antiche credenze egizie, i “Campi della Duat”, l’aldilà egizio. Nota fin dal Primo Periodo Intermedio come “Quella di fronte al suo Signore”, (o “Occidente di Tebe”), proprio di fronte alla riva orientale del grande fiume dove erano situati i palazzi reali ed i templi degli dei. In seguito all’utilizzo della Valle dei Re e della Valle delle Regine per le sepolture reali, la zona di Sheikh Abd el-Qurna venne prescelta per la sepoltura di nobili, funzionari e artigiani che operavano a Corte.

Qui, dove si trovano numerose “Tombe dei Nobili”, Senenmut fece erigere il suo secondo sepolcro, poco più che una cappella che risulta non essere mai stata usata come sepoltura. Un cenotafio, a se stesso consacrato, identificato con la sigla TT71, dove in un’iscrizione si autodefinisce “Governatore di tutti gli uffici della dea”.

La tomba si presenta oggi con le pareti molto danneggiate dove si scorgono dipinti ormai quasi illeggibili. John Gardiner e Robert Hay ne ricopiarono alcuni dei più danneggiati, ma fu solo nel 1906 che l’egittologo Kurt Sethe provvide ad una rilevazione completa. Su una delle pareti è rappresentato uno dei fratelli di Senenmut, Minhotep con le vesti da sacerdote “wab”.

All’interno venne rinvenuta una magnifica statua cubo di Senenmut con la sua pupilla Neferure che, secondo Lepsius, proverrebbe dalla nicchia che si trova sul fondo del corridoio, la statua è oggi conservata al Neues Museum di Berlino, mentre frammenti di un sarcofago in quarzite recante il nome di Senenmut, sono stati rinvenuti da Herbert Winlock intorno al 1930 ed oggi si trovano al Metropolitan Museum di New York. Sono inoltre presenti alcune pitture, purtroppo anch’esse danneggiate, che rappresentano scene di offerte dove sei portatori sembrano essere Egei in quanto ricordano quelli di Knossos.

Sulla facciata della TT71 è presente una nicchia in cui, scavata e scolpita nella stessa roccia della collina, si trova un’altra statua cubo solo abbozzata di Senenmut e della principessa Nefrure.

Della fine di Senenmut non si sa nulla, secondo alcuni studiosi ad un certo punto sarebbe caduto in disgrazia in quanto di lui non si hanno più tracce, secondo altri sarebbe invece sopravvissuto alla morte di Hatshepsut ma anche qui siamo nel vago per cui si possono solo avanzare ipotesi prive di fondamento.

L’uomo più potente del regno di Hatshepsut, il suo consigliere e, forse, amante, improvvisamente scompare nel nulla (forse morì, o forse no), intorno al ventesimo anno di regno della regina. L’enigma della repentina scomparsa di Senenmut ha costituito per decenni un grattacapo per gli studiosi i quali hanno formulato decine di ipotesi fino ad immaginare trame ed intrighi a corte con tanto di omicidi.

Quello che possiamo dire è che molto probabilmente cadde anche lui nella strana “damnatio memoriae” in cui incorse Hatshepsut, forse ad opera di Thutmosi III o, più verosimilmente, di suo figlio Amenhotep II, e questo a causa della sua indiscutibile fedeltà alla regina. Ma forse, almeno per quanto riguarda Senenmut, non fu opera loro.

La troppa vicinanza dell’architetto con la regina Hatshepsut non era sicuramente ben vista dai sacerdoti di Amon i quali forse temevano che Senenmut si confidasse con la sovrana e ad essa rivelasse ciò che aveva appreso durante la sua iniziazione nella “Casa di Vita” di Karnak che doveva rimanere un segreto inviolabile. Questo porterebbe a ritenere che il clero tebano abbia rivestito un ruolo di prim’ordine nel condannare alla “damnatio memoriae” il faraone donna Hatshepsut e, come ovvia conseguenza si accanirono anche contro Senenmut.

Molte rappresentazioni della regina e dell’architetto vennero scalpellate dalle pareti del tempio di Deir el-Bahari. Ma, forse perché non era del tutto voluto neppure dal clero di Amon, in quanto Hatshepsut era la “Grande sposa reale di Ahnose”, nonché (Henemetamon-Hatshepsut, “Amata da Amon-Prima tra le Nobili Dame”, o forse perché il lavoro degli scalpellini fu condizionato da una sorta di riverenza nei confronti della regina che non odiavano per cui si limitarono alle parti più in evidenza, in ogni caso il faraone donna ed il suo architetto non scomparvero mai del tutto dalla storia egizia e sono giunti fino a noi. Dove effettivamente sia stato sepolto Senenmut nessuno lo sa con certezza.

Poiché nella famosa cachette di Deir el-Behari, DB320, sono presenti numerose mummie maschili alle quali non è stato possibile assegnare un nome, si potrebbe ragionevolmente ipotizzare che una di esse sia quella di Senenmut

Fonti e bibliografia:

  • Franco Cimmino,”Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani, Milano 2003
  • Alessandro Roccati, “L’area tebana”, Quaderni di Egittologia, Roma, Aracne, 2005
  • Alberto Sillotti, “La Valle dei Re”, Vercelli, White Star, 2004
  • Sergio Donadoni, “Le grandi scoperte dell’archeologia”, Istituto Geografico De Agostin, 1993  
  • Mario Tosi, “Dizionario enciclopedico delle divinità dell’antico Egitto”, vol. II, Ananke, 2012
  • Alan Gardiner, “Egypt of Pharaohs”, Oxford University Press, 1961
  • Margaret Bunson, “Enciclopedia dell’Antico Egitto”, F.lli Melita editori, La Spezia, 1995 Kent R. Weeks,  “I tesori di Luxor e della Valle dei Re”, Edizioni White Star, 2005
Pictures

Mummy Portrait

By Jacqueline Engel

This painted portrait belonged to a lady from the Fayum region whose life ended between 80 and 100 BCE approximately, as her hairstyle imitates that of the Empress Domitia Longina, wife of the Roman Emperor Domitian.

She is wearing a Greek style outfit, a purple chiton and himation with elegant golden trims.

This portrait was unusually placed within the mummy cartonnage, replacing the plaster mask.

This piece combines three cultural traditions: the Egyptian religious faith in resurrection, the Greek technique of encaustic painting, and the Roman concept of individual portrait.

About Fayum portraits, see also https://laciviltaegizia.org/2021/11/06/i-ritratti-del-fayyum/

Fayum region.

Roman Period, 1st century CE, 80-100 CE

Encaustic wax painting on wood, Cloth

Encaustic painting, also known as hot wax painting, involves using heated beeswax to which colored pigments are added.

The liquid or paste is then applied to a surface—usually prepared wood, though canvas and other materials are often used.

Hurgada Museum

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Scribal Statue of Rahotep

By Jacqueline Engel

This statue of Rahotep was found in his tomb with several others.
It is in the position of the scribe, a sign of erudition, as he was also the “Inspector of the royal secretaries.”
There are traces of paint left on the statue.

Saqqara North of Step pyramid, tomb 24 Rahotep.
Old Kingdom
5 Dynasty (2494-2345 BC)
Red granite

Hurgada Museum

Età Ramesside, Gioielli, Mai cosa simile fu fatta

BRACCIALI DI SETHY II

Di Grazia Musso

Argento, larghezza massima cm 6,5
Valle dei Re, tomba anonima N. 56 – Scavi di Th. Davis 1908
Museo Egizio del Cairo – JE 39688

Ornamento diffuso, i bracciali erano indossati sia dalle donne che dagli uomini.

Questi esemplari provengono dalla Valle dei Re e sono stati ritrovati, insieme ad altri gioielli appartenenti a Sethy e alla sua consorte, la regina Tausert, in una tomba anonima, probabilmente usata come nascondiglio dai saccheggiatori che violarono le sepolture dei due sovrani.

I due monili d’argento, di fattura simile, sono composti da due parti unite da una cerniera e da un fermaglio.

La parte principale, che veniva portata sull’esterno del polso, è decorata da una scena che raffigura la regina Tausert in piedi, mentre offre al faraone un vaso e un fiore; Sethy è seduto su un trono e tiene nella mano sinistra una coppa e nella destra un fusto di palma, simbolo degli anni.

In alto sono riportati i cartiglio con il nome di Tausert, ” Grande Sposa Reale” e i nomi di nascita e di incoronazione di Sethy II ( Userkheperura Sethy).

L’altra parte dei bracciali è decorata da cinque bande sovrapposte che recano motivi floreali stilizzati.

L’argento, importato dall’oriente, era definito dagli Egizi ” il metallo bianco” ed era considerato una varietà di oro.

Fonte :
I tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo g National Geographic – Edizioni White Star

Stele

LE STELE EGIZIE DI MALTA

The British Museum, London (UK) – (reg. numbers: EA 218, EA 233, EA 287 and EA 299)

Di Francesco Alba

Nel 1829 sull’isola di Malta furono sorprendentemente trovate quattro stele egizie attribuibili alla Dodicesima Dinastia e a due stadi della Diciottesima.

Sulla base del singolare luogo di ritrovamento, alcuni suggerirono che le stele fossero state realizzate in loco da coloni egizi stabilitasi sull’isola intorno al secondo millennio a.C. Recenti contributi scientifici (si vedano i riferimenti bibliografici) sostengono ragionevolmente che questi manufatti non forniscono alcuna prova adeguata a sostegno di questa bizzarra ricostruzione storica.

Al contrario, lo stile, il contenuto e lo studio petrografico dimostrano che tutte e quattro le stele sono state prodotte in Egitto e che provengono dalla necropoli di Abido, nell’Alto Egitto (centro di culto di Osiride).

Inoltre, la presenza di microfossili dimostra con certezza che per la realizzazione di queste ultime è stato impiegato calcare egiziano, che appartiene ad una differente era geologica rispetto a quella delle formazioni calcaree presenti a Malta.

L’esame di sottili sezioni levigate provenienti da campioni delle stele, mediante l’utilizzo della microscopia elettronica a scansione, suggerisce che il calcare impiegato provenga da quattro formazioni geologiche di diversa età nella Valle del Nilo.

È possibile che le stele siano giunte a Malta in un periodo tardo relativamente al loro allestimento, forse in epoca romana (la zavorra di un’imbarcazione?).

Un’altra ipotesi recentemente presa in considerazione è che i manufatti siano arrivati sull’isola al tempo di Napoleone, poco tempo dopo la conquista delle isole dell’arcipelago maltese, nel corso della campagna d’Egitto. Forse le stele erano state prelevate dai suoi “savants” quando questi riscoprirono Abido, alla fine del diciottesimo secolo ed erano in viaggio verso la Francia quando furono abbandonate nel porto della Valletta, nei torbidi dell’insurrezione maltese che ebbe termine nel settembre del 1800, quando Malta passò sotto il controllo dell’Inghilterra.

Stile e contenuto

Tutte e quattro le stele esibiscono stili ben documentati relativamente ad opere analoghe scoperte in Egitto e possono essere messe in relazione con le produzioni di specifici laboratori di scultura. Le stele del British Museum suggeriscono con evidenza come ciascuna di esse fosse destinata ad essere eretta in Abido, centro del culto del dio Osiride.

EA233 (figura 1)

Descrizione:

Parte superiore di stele calcarea centinata; superiormente è visibile il prenomen di Amenemhat III fiancheggiato da Osiride e Upuaut; nella parte inferiore vi sono dieci righe (sopravvissute) di testo geroglifico.

Dodicesima Dinastia

Dimensioni: 31,50 x 28,50 x 9,00 centimetri; Peso 7,50 Kg

L’ANALISI DI NICO POLLONE

Stele in pietra calcarea di Ankef, (da Hieroglyphic texts from Egyptian stelae vol IV ) e della sua famiglia. Il nome Ankef citato non sono riuscito a identificarlo. L’ iscrizione invita tutti coloro che “vivono sulla terra, che passano davanti a questa pietra d’offerta”, a pregare per le anime di Ankef e dei suoi parenti. Nella parte centinata il prenome di Amenemhat III, tra le figure di Osiri-Khentamentiu dio grande, e di Upuaut l’amato.

L’iscrizione del registro inferiore recita: “Oh viventi che siete sulla terra, tutti i sacerdoti wab, tutti i sacerdoti lettori, tutti gli scribi, tutti i sacerdoti ka, che passerete davanti a questa pietra d’offerta per sempre. Se desiderate che il vostro re viva per voi e che i vostri dèi vi lodino e trasmettano la vostra funzione ai vostri figli maggiori, dovete dire/recitare :”Un’offerta che fa il re a Osiride, signore di Abydos, affinchè faccia un’invocazione d’offerta di: pane e birra, bestiame e di uccelli, lino e vestiti, incenso e unguenti , ogni cosa buona e pura che il cielo dà, la terra crea, l’inondazione porta, e di cui vive un dio….(N. Pollone)

Segue un elenco di personaggi della famiglia: “per il Ka di” …..

Questa invocazione d’offerta è abbastanza frequente.

EA218 (figura 2)

Descrizione:

Stele calcarea centinata raffigurante una defunta seduta di fronte ad un tavolo per le offerte e la figura stante di sua sorella; superiormente occhio udjat e testo geroglifico; una riga di testo geroglifico, inferiormente.

Prima Diciottesima Dinastia

Dimensioni: 23,50 x 19,00 x 4,50 centimetri; Peso 3,50 Kg

EA299 (figura 3)

Descrizione:

Stele calcarea centinata raffigurante il defunto seduto di fronte alla figura di sua sorella, che versa una libagione; superiormente occhio udjat e testo geroglifico; tre righe di testo geroglifico, inferiormente.

Prima Diciottesima Dinastia

Dimensioni: 21,00 x 14,50 x 6,50 centimetri; Peso 2,50 Kg

EA287 (figura 4)

Descrizione:

Stele calcarea riportante il nome di Ttity; raffigurazione di Osiride

Diciottesima Dinastia

Dimensioni: 19,50 x 18,00 x 5,50 centimetri; Peso 3,50 Kg

Riferimenti bibliografici:

Jeremy Young, Marcel Marée, Caroline Cartwright and Andrew Middleton

Egyptian stelae from Malta

British Museum – Technical Research Bulletin, Vol. 3, p.23-30. 2009

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Protection of Evil through Music

By Jacqueline Engel

Musical instruments in ancient Egypt ranged from the simple percussion ones to the complex harp, whose strings tend to now be lost.

In general, the sistrum was decorated with a head of Hathor or the body of a female.

Music was indeed closely associated to youth and enjoyment with many musicians being accompanied by dancers.

Flower bouquets represent the same youth and freshness associated with these activities, and the same connection to Hathor.

Clappers were also used, to mimic the sound of the simplest instrument, the hands clapping.

They also had the function of warding off bad demons with their noise.

The god Bes with its fierce demeanor did the same, especially during sleep and pregnancy.

He was the only god fronting the viewer in two-dimensional representations.

This allowed him to focus his attention to protecting.

Hurgada Museum

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Incredible preservation of wood

By Jacqueline Engel

Thanks to Egypt’s dry climate wooden artifacts were well preserved through time as this statue is more then 4500 years old!
This statue would have been meant for the funerary cult of the deceased, unfortuntately anonymous.
Despite its modern rarity, it would have been an affordable version at the time due to it being made of wood.

The statue in the striding walk position.
With his left foot forward it is one of the most typical positions found in Egyptian statuary, from the early times such as this Old Kingdom example up to at least the Greco-Roman period.
The man is wearing a kilt and a dark wig. He is depicted young and healthy to remain as such for eternity.

Hurgada Museum

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Mummy mask

By Jacqueline Engel

This beautiful mummy mask was part of a cartonnage ensemble, which adorned the mummy of a young woman.

She likely belonged to the upper class, which included many Greeks during this time period.

This double influence is seen in the life like portrait of the lady that is combined with ancient Egyptian funerary scenes, rituals, and deities such as Osiris, Isis, and Anubis among others.

The young woman is depicted with a beautiful face, elegant hair surmounted by a floral garland, and wide eyes that stare off into the distance.

Her red dress decorated with two black stripes, the two rings on her left hand and the two bracelets around each wrist reveal her elevated position in society.

Middle Egypt.

Asyut.

Roman Period. 1st century AD

Linen, Plaster. Paint

Hurgada Museum

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Coffin lid

By Jacqueline Engel

This coffin lid with its gilded mask depicts a young male.

The chiton is adomed with two purple stripes, while the mantle is decorated with a purple swastika.

This symbol in pre-Christian world symbolised fertility and the concept of birth and rebirth.

The face is softly modelled with short cropped hair, a low cut short beard, and a moustache.

This young man perhaps died in the first quarter of the 3rd century AD.

Provenance unknown.

Roman Periód, 3rd century AD

Gilded wood. Paint Cloth

Hurgada Museum

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THE VALLEY OF THE GOLDEN MUMMIES

By Jacqueline Engel

In 1996, Dr. Zahi Hawass and his team of Egyptian experts discovered an immense cemetery in Bahariya Oasis in Egypt’s Western Desert.

Over a hundred mummies were found in this site, which is today known as the Valley of the Golden Mummies, all dating to Egypt’s Greco Roman Period (332 BC-395 AD).

Many of the mummies who were discovered, including the three on display here, were those of wealthy individuals.

This is evident from the use of cartonnage (plaster covered linen) covering the face and chest which was then coated with gold.

The head section of the cartonnage was moulded into the shape of the face of the deceased to preserve their likeness for eternity.

The decoration on the mummy with the brightly painted chest plate depicts funerary deities to help him achieve an afterlife.

The two mummies that have gold chest plates most likely belonged to a man and his wife, since they were discovered side by side.

Very exceptionally, the mummy of the woman is depicted smiling.

Her head was interestingly turned towards her husband, locked in an eternal loving gaze.

Hurgada Museum