Di Piero Cargnino

Siamo dunque arrivati a Takelot I, Hedjkheperre Setepenre, uno dei figli di Osorkon I e della regina Tashedkhons – ed è forse il meno conosciuto dei sovrani della XXII dinastia.
Manetone, nell’epitome di Sesto Africano, lo chiama Tachelotis e lo colloca dopo “…..tre re per 25 anni…..” che avrebbero regnato per un tempo brevissimo tra Osorkon I e Takelot I; Manetone potrebbe anche aver ragione sulla durata di 25 anni, gli eventuali tre re potrebbero aver regnato contemporaneamente. Allo stato attuale non si conosce nulla di costoro anche se due di essi potrebbero essere Sheshonq C e Sheshonq III; dell’altro non si possono neppure fare supposizioni.
Introducendo la XXII dinastia avevo anticipato che ci stavamo addentrando in un groviglio di regnanti tra re, sacerdoti e profeti cercando di capire a malapena le scarse notizie che possediamo.

Takelot I sarebbe il padre di Osorkon II avuto dalla regina Kapes. Pur concordando sui 13 anni di regno che gli assegna Manetone, gli studiosi hanno dibattuto a lungo su chi sia stato effettivamente questo Takelot o addirittura se fosse realmente esistito. Di lui non esistono monumenti conosciuti né a Tanis né in altre città del Basso Egitto. Che sia esistito pare di si, in quanto viene menzionato nella Stele di Pasenhor, sacerdote di Ptah e profeta di Neith nella quale riporta tra l’altro la propria genealogia, risalendo per sedici generazioni.

Ad ulteriore conferma sulla sua esistenza, negli anni ‘80 gli egittologi hanno trovato diversi documenti che menzionano un re Takelot nel Basso Egitto; a questo punto è stato definito che si trattava del primo Takelot mentre il già noto Takelot è diventato Takelot II. Tra i due Takelot esiste una differenza sostanziale, quello che è ora Takelot II si attribuiva l’epiteto di ispirazione tebana “Si-Ese” “Figlio di Iside” nel suo secondo cartiglio, mentre Takelot I non ha mai utilizzato tale epiteto.
Ora si può tranquillamente dire che Takelot I era il Hedjkheperre Setepenre che compare su di una stele dell’anno 9 di Bubastis come riportato dall’egittologo tedesco Karl Jansen Winkeln nel suo libro “Varia Aegyptiaca” del 1987 (pag. 253-258) che cita anche un’altra stele, ora a Berlino (sempre da Bubastis) e un frammento nell’ex collezione Grant.
In una tomba reale scoperta a Tanis, saccheggiata nell’antichità, il cui titolare era precedentemente sconosciuto, lo studioso tedesco Jansen Winkeln nel 1987, dopo aver esaminato parecchie iscrizioni trovate sulle pareti e sui corredi funerari all’interno della tomba, ha dimostrato, senza dubbio, che la persona sepolta qui poteva essere solo Takelot I, il padre di Osorkon II.
Alcune iscrizioni menzionavano i suoi genitori; un braccialetto d’oro (Cairo JE 72199) e un vaso di alabastro (Cairo JE 86962) di suo padre Osorkon I e un ushabti di sua madre, la regina Tashedkhons. Inoltre su di uno scarabeo del cuore il suo nome è riportato come “Takelot Meryamun” senza l’epiteto “Si-Ese” usato da Takelot II. Le conclusioni di Winkeln oggi sono accettate dalla maggior parte degli egittologi, compreso il professor Kenneth Kitchen.
Fonti e bibliografia:
- Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
- Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
- Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
- Alfred Heuss ed alt, “I Propilei”, Verona, Mondadori, 1980
- Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
- Nicholas Reeves, Richard Wilkinson, “The complete Valley of the Kings”, Thames & Hudson, 2000
- Christian Jacq, “La Valle dei Re”, traduzione di Elena Dal Pra, Milano, Mondadori, 1998
- Alberto Siliotti, “Guida alla Valle dei Re, ai templi e alle necropoli tebane”, White Star, 2010
- George Goyon, “La scoperta dei tesori di Tanis”, Pigmalione, 2004
- Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, (Warminster: 1996)
- DA Aston, “Takeloth II: A King of the “Theban Twenty-Third Dynasty?”, Sage, 1989
- Karl Jansen Winkeln, “Thronname und Begräbnis Takeloth I”, Varia Aegyptica 3, 1987







































































